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  • Un nome condiviso e condivisibile. Difficile porre qualche appunto alla candidatura di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica.
    Persino Forza Italia sembra non discutere il candidato in sè, ma il metodo scelto dal premier Matteo Renzi.
    Perchè Mattarella è un uomo delle istituzioni, che per l’Italia ha fatto tanto. Rigorosamente in silenzio, perchè un singolo fatto conta più di mille chiacchiere.
    Vale per la legge elettorale che proprio da lui prende il nome (“Mattarellum”, per l’appunto), o per l’abolizione del servizio di leva obbligatorio. Tutti provvedimenti ascrivibili a lui, senza dover per forza ricordare il suo volto o le sue parole.

    mattarellaDicevamo dei fatti, ma anche i valori sono al centro della sua attività pubblica. La lotta contro la mafia prima di ogni altra cosa, una mafia che lo ha ferito, ma rafforzato.
    Il 6 gennaio 1980 segnerà per sempre la sua vita: il fratello Piersanti viene ucciso dalla criminalità organizzata, morirà tra le braccia di Sergio prima di arrivare in ospedale.
    Questo tragico evento gli farà comprendere che è arrivato il momento di entrare sulla scena pubblica e cambiare dall’interno quelle istituzioni che lui ha sempre rispettato e veicolato.
    La vera passione di Mattarella è, infatti, il diritto costituzionale, vocazione che lo porterà nel 2011 a diventare giudice della Corte Costituzionale.
    Le istituzioni e la Costituzione, dunque, come stelle polari della sua attività politica, tanto da porle al di sopra di qualsiasi incarico ufficiale. Ne abbiamo la prova nel 1990, quando decide di dimettersi da Ministro dell’Istruzione in seguito all’approvazione della Legge Mammì.
    Un provvedimento rimasto alla storia come un “regalo” a Berlusconi e alle sue televisioni private e che di fatto gli spianerà la strada verso Palazzo Chigi.

    Un carattere schivo ed un modus operandi rigoroso. L’identikit perfetto dell’uomo che ama il diritto e che nasce per esaltarne il suo valore più genuino.
    La sua anima cattolica contraddistinguerà tutta la sua carriera politica. Esponente della Dc prima e poi del Partito Popolare, diviene in seguito uno dei fondatori dell’Ulivo.
    Parlamentare dal 1983 al 2008, ricopre più volte la carica di Ministro: dalla Difesa all’Istruzione fino ad arrivare ai Rapporti con il Parlamento.
    Mattarella ha sempre interpretato il proprio ruolo con grande dignità e valore. L’unico aspetto negativo della sua candidatura riguarderebbe il suo scarso profilo internazionale. Non è un Prodi o un D’Alema, dicono in molti.
    Difficile dar loro torto. Senza dubbio, però, Mattarella porterebbe quell’equilibrio e quell’amore verso le istituzioni di cui l’Italia ha bisogno in questo momento.



  • Dopo mesi di previsioni e dati negativi, l’Italia vede la strada della ripresa. Lo dicono diversi centri di ricerca e lo hanno ribadito nei giorni scorsi Confindustria e Istat.
    Una serie di fattori contingenti a livello internazionale spingono l’Italia a guardare al futuro con maggiore fiducia.
    La svalutazione dell’Euro, il crollo del prezzo delle materie prime e le misure espansive adottate dalla Bce creano una spirale positiva all’interno dell’economia italiana.

    spese condominialiUn dato su tutti proviene dall’Istat e riguarda l’indice di fiducia dei consumatori. Secondo l’Istituto di Statistica nel mese di gennaio il cosiddetto indice composito del clima di fiducia dei consumatori fa registrare un sensibile aumento, passando da 99,9 a 104 punti.
    Stesso andamento per l’indice di fiducia delle imprese, che da dicembre 2014 a gennaio 2015 vede un rialzo di 4 punti esatti (da 87,6 a 91,6).
    Queste elaborazioni raccontano di un clima di cauto ottimismo che si sta diffondendo nella società italiana.

    Atmosfera confermata da altri dati aggregati e previsione degli istituti di ricerca. Uno dei settori maggiormente in difficoltà durante le crisi, specie nel mercato americano, è stato quello immobiliare.
    Anche la compravendita delle case ha avuto una variazione positiva. Come riportato dalla stessa Istat “rispetto al III trimestre del 2013 (luglio-settembre), segnali di miglioramento si registrano sia nel comparto immobiliare ad uso abitazione ed accessori (+3,7%), sia nel comparto economico (+4,8%)”.
    Come fa notare il Corriere della Sera, il miglioramento delle vendite è certamente dovuto anche l’avvento di nuovo mutui a tassi agevolati, il che ha favorito senza dubbio una parziale ripresa del settore immobiliare.

    Sono positivi, infine, anche i dati sull’export, la produzione industriale ed il Pil, merito della svalutazione dell’Euro e del rafforzamento del dollaro, che consentono all’Italia una proficua esportazione dei propri prodotto sul mercato americano.
    Le previsioni sul Pil sono positive ed arrivano da più centri di ricerca. Nei giorni scorsi Confindustria ed Istat hanno parlato di una crescita del Prodotto Interno Lordo attestabile attorno ai due punti percentuale nei prossimi due anni.
    Anche il centro di ricerche econometriche Prometeia, parla di un aumento del Pil dello 0,7% nel 2015.
    Un dato che potrebbe migliorare nella seconda parte dell’anno, quando l’effetto del Qe e dell’Expo potrebbero generare effetti benefici per l’economia italiana, generando investimenti e ricavi, soprattutto nel settore turistico.



  • Il processo di svalutazione dell’Euro procede spedito. La decisione della Bce di acquistare titoli pubblici e privati, immettendo liquidità nel mercato, non farà altro che acuire questo fenomeno.
    Alcune aziende trarranno beneficio da questa situazione. Su tutte le imprese che hanno sede nei paesi europei e che svolgono la quota maggiore delle proprie attività commerciali negli Stati Uniti.
    Fiat è una di queste, ma ce ne sono molte altre. Più in generale, paesi come l’Italia, che fanno dell’export negli Usa un aspetto essenziale della propria economia, avranno dei risvolti positivi nel medio periodo.

    27102014L’altra faccia della medaglia riguarda le imprese statunitensi. Il riferimento è ai colossi economici a stelle e strisce, conosciuti in tutto il mondo per il proprio marchio. Spesso sono dei veri e propri leader nei settori d’appartenenza.
    Il Sole 24 Ore individua quattro aziende americane, che temono gli effetti di un dollaro così forte nel rapporto con la moneta unica europea.
    Si tratta di realtà imprenditoriali che concentrano la maggior parte delle proprie vendite in Europa.
    Una di queste è Philip Morris Internation, vero e proprio leader nel settore del tabacco e presente in oltre 200 paesi al mondo. Il 56% delle sue vendite è svolto nell’area Europa-Emea (Europa, Africa e Medio Oriente).
    La svalutazione dell’Euro potrebbe causare una netta diminuzione del fatturato con annesso taglio dei costi per limitare le perdite.

    Lo stesso processo potrebbe riguardare altri tre colossi americani. Su tutti McDonald, il quale realizza il 41% delle proprie attività commerciali in Europa. Nel solo mese di Novembre le vendite sono calate del 2,2% in Europa e del 4,6% negli Stati Uniti.
    Gli altri due gruppi che potrebbero pagare il mini-Euro sono Estée Lauder e Brown-Forman.
    La prima è un gigante del mondo cosmetico e realizza il 38% delle proprie vendite in Europa: nel primo trimestre fiscale i profitti presentano una variazione negativa del -24%.
    Brown-Forman, invece, gestisce tra gli altri il brand Jack Daniel’s e presenta il 42% delle proprie attività commerciali con i paesi europei.
    Una congiuntura economica, dunque, che potrebbe colpire anche le grandissime aziende e non solo le piccole realtà imprenditoriali. L’effetto più immediato potrebbe essere un dirottamento delle risorse dall’Europa agli Stati Uniti ed in questo caso sarebbe duro colpo da assorbire per tutti i consumatori europei.



  • Il candidato del Partito Democratico per la Presidenza della Repubblica è Sergio Mattarella.
    Lo ha annunciato in questi minuti il presidente del Consiglio Matteo Renzi nel corso dell’Assemblea dei Grandi elettori Pd. Una candidatura approvata all’unanimità, che verrà votata a partire dalla quarta votazione, in programma sabato mattina.
    Nelle prime tre votazioni il Partito Democratico voterà scheda bianca, prima di convergere su Mattarella al quarto scrutinio, quando basterà la maggioranza assoluta per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica.

    mattarellaLe voci sul nome di Mattarella sono diventate sempre più insistenti già dalla serata di ieri. Il nome dell’ex ministro del governo Andreotti ha trovato pareri favorevoli in quasi tutto il partito democratico. Anche Sel ha promosso la sua candidatura, ritenendolo un nome al di fuori del famigerato Patto del Nazareno.
    Forza Italia e Silvio Berlusconi avrebbero deciso, infatti, di non votare Mattarella. Una scelta legata al metodo di selezione proposto da Renzi e alla figura stessa dell’ex Dc, valutata non idonea a svolgere il ruolo di garante della Costituzione.
    Il Movimento 5 Stelle sceglie il proprio candidato online attraverso le cosiddette “Quirinarie”. Il vincitore delle consultazioni in rete è Imposimato, davanti a Prodi e Di Matteo.

    Pare comunque controversa la scelta del Partito Democratico di votare scheda bianca alle prime tre votazioni, nonostante Mattarella sia un’idea largamente condivisa da tutte le correnti interne.
    Sorprende, inoltre, la volontà di Matteo Renzi di presentare un’unica candidatura per tutta la durata delle votazioni e di portarla avanti fino alla fine. Vedremo se ci saranno cambiamenti dell’ultimo momento.

    Sergio Mattarella rimane comunque una figura dall’alto profilo istituzionale e costituzionale. Siciliano di Palermo, svolge la funzione di giudice costituzionale dal 2011.
    Esponente storico della corrente di “sinistra” della Democrazia Cristiana è stato vice-presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro della Difesa, Ministro della Pubblica Istruzione e Ministro dei Rapporti con il Parlamento.
    Il suo nome, però, è associato prima di tutto alla legge elettorale vigente dal 1993 al 2005, denominata dal politologo Giovanni Sartori come “Mattarellum”, per via del ruolo di relatore della suddetta legge svolto dallo stesso Mattarella.
    Le votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica inizieranno oggi nel primo pomeriggio e salvo clamorosi colpi di scena si protrarranno fino a sabato mattina.



  • Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha predisposto un bando per le azioni d’informazione e promozione dei prodotti agricoli sul mercato interno.
    Il provvedimento invita a presentare proposte ai sensi del Regolamento CE del Consiglio 3/2008 e del regolamento di esecuzione (UE) n. 1085/2011 della Commissione che modifica il Regolamento (CE) della Commissione 501/2008.

    06112014Vengono specificati, innanzitutto, i soggetti che possono partecipare all’iniziativa. Il riferimento è alle organizzazioni professionali agricole e rappresentanti di categoria che possiedano determinati requisiti.
    A tal proposito il bando specifica che possono presentare un progetto di promozione dei prodotti agricoli solamente:

    • OP, AOP, che abbiano ottenuto un riconoscimento specifico per i settori oggetto del progetto e che siano riconosciute in almeno tre Regioni.
    • OI, OC e Unioni nazionali  che abbiano ottenuto un riconoscimento specifico per i settori oggetto del progetto e che siano riconosciute in almeno tre Regioni.
    • Società e associazioni che presentino, anche attraverso i propri soci, strutture produttive operanti in almeno tre Regioni diverse e che abbiano una produzione commercializzata del valore di almeno 1.000.000 di euro.
    • Consorzi di tutela.

    Il bando sottolinea che verrà data precedenza a quei progetti che coinvolgano più associazioni operanti nello stesso settore, nonchè iniziative volte a promuovere più prodotti e che interessino più Stati membri.
    Quanto ai criteri da seguire nei rispettivi programmi, bisogna innanzitutto predisporre un piano strategico con la redazione degli obiettivi (che devono essere uguali a quelli dei regolamenti) e degli strumenti utilizzati per perseguirli. Particolare attenzione verrà riservata inoltre a costi, tempi e modalità dei programmi, in relazione anche alle singole esigenze dei settori di riferimento.

    Per quanto riguarda l’Italia, i contributi sono finanziati per un 50% dalla Commissione Europea, 30% dallo Stato Membro e 20% dall’Organismo proponente.
    Le domande vanno inviate entro e non oltre le ore 14,00 del giorno 28 febbraio 2015 al seguente indirizzo: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali; Via XX Settembre n.20 – 00185 ROMA; Ufficio accettazione corrispondenza.
    I progetti possono essere presentati a mano, tramite corriere espresso o a mezzo raccomandata.



  • Incentivazione dei contratti a tempo indeterminato e rilancio dei consumi.
    Sembrano essere questi due dei pilastri della nuova Legge di Stabilità. L’analisi degli specialisti si concentra in maniera dettagliata sugli effetti delle agevolazioni fiscali per chi assume lavoratori a tempo indeterminato, sottovalutando l’impatto dei provvedimenti a favore dei consumi.

    downloadI soggetti maggiormente coinvolti da tali misure sono le famiglie, soprattutto quelle dal reddito medio-basso.
    Si discute e si discuterà sull’efficacia delle decisioni del governo Renzi sul tema della povertà, un fenomeno crescente anche nella società italiana. Vediamo, però, quali sono le azioni dell’esecutivo per aiutare le famiglie e rilanciare di conseguenza il livello dei consumi.

    La misura più reclamizzata è certamente il bonus Irpef, i cosiddetti 80 euro in busta paga.
    La Legge di Stabilità istituzionalizza questo aiuto per tutti quei lavoratori dipendenti che percepiscono un reddito annuo compreso tra gli 8.145 ed i 26.000 euro annui.
    Il bonus complessivo annuale è di 960 euro per i lavoratori che percepiscono uno stipendio fino a 24.000 euro, mentre diminuisce progressivamente per coloro che guadagnano dai 24.000 ai 26.000 euro annui.
    Sono esclusi da questo intervento i pensionati, gli autonomi, i liberi professionisti, gli incapienti ed i disoccupati percettori di sussidi.

    Gli aiuti non finiscono, però, con il bonus Irpef. Ci sono, infatti, anche una serie di erogazioni in favore delle famiglie, tra i quali il cosiddetto “bonus bebè”. Per ogni figlio avuto tra il 2015 ed il 2017, le famiglie riceveranno un assegno mensile, per un totale di 960 euro annui.
    Potranno usufruire di questa agevolazione le famiglie il cui reddito lordo è inferiore ai 25 mila euro, mentre l’importo raddoppierà per quei nuclei familiari con un Isee fino a 7mila euro.

    Ci sono, inoltre, erogazioni per le famiglie più numerose. In particolare, i nuclei con almeno 4 figli ed un Isee non superiore agli 8.000 euro potranno avere il cosiddetto “Bonus famiglie numerose”.
    Ci sono, infine, fondi sociali strutturati per aiutare le famiglie più povere ed implementare i servizi in favore dei bambini.
    Tra le risorse disponibili ci sono 100 mln per il rilancio delle strutture per l’infanzia; previsti anche 12 mln per il Fondo per l’agricoltura, il quale dovrà fornire derrate agricole alle famiglie meno abbienti; 5 mln, invece, verranno stanziati per le adozioni internazionali.



  • La Banca d’Italia promuove la misura espansiva della Bce. Il Quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli pubblici e privati lanciato dalla Bance centrale europea, porterà notevoli vantaggi all’economia italiana.
    A dirlo è Fabio Panetta, vice-direttore di Bankitalia. Secondo Panetta, il Qe porterà l’Italia ad una crescita del Pil superiore alle attese.

    Cooperative EdiliSolo qualche settimana fa, l’istituto finanziario italiano ha rilasciato le proprie stime sul Prodotto interno lordo relative al prossimo biennio. Le previsioni davano un Pil in leggero rialzo: +0,4% nel 2015 e +1,2% nel 2016.
    L’analisi di Bankitalia è stata effettuata, però, prima della misura adottata dalla Bce.
    Secondo Panetta, il Quantitative easing potrebbe portare all’Italia ad un aumento annuo del Pil di circa l’1%.
    La stessa Confindustria, qualche giorno fa, ha stimato la crescita nei prossimi due anni al +1,8%, proprio grazie agli effetti benefici del Qe.

    Dati, dunque, che coincidono e consentono all’Italia di guardare al futuro con maggiore fiducia.
    Panetta, però, in occasione di un convegno organizzato dall’Aiaf (Associazione italiana degli analisti e consulenti finanziari), ha voluto ribadire la necessità di una politica monetaria diversa da parte del nostro paese e di un’effettiva realizzazione delle riforme strutturali.
    Uno degli effetti della misura espansiva sarà un abbassamento dei tassi d’interesse sui titoli di stato. Questo potrebbe portare l’Italia ad avere per la prima volta titoli a scarsa redditività o addirittura con un tasso negativo.
    Sarà necessaria, dunque, una riforma del quadro normativo che possa tutelare gli investitori.
    Non bastano infatti interventi artificiali sulla moneta e sui mercati finanziari, bisogna anche far ripartire gli investimenti e rilanciare i consumi. Su questo il Governo dovrà affrontare la sfida più difficile.



  • Si è svolta nella giornata odierna la decima edizione del Forum Lavoro, un evento organizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
    Tanti gli argomenti sul tavolo relativi, tra i quali le principali novità normative contenute all’interno della Legge di Stabilità e del Jobs Act. Hanno partecipato all’evento numerosi esperti del settore e figure istituzionali.
    Una di questi è il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.

    classe-banchiL’ex vertice di Legacoop ha approfondito alcune questioni problematiche della nuova riforma del lavoro.
    Uno dei temi più dibattuti è senza dubbio la modifica dell’art. 18 e la sua possibile estensione ai pubblici dipendenti. Sull’argomento la linea del ministro Poletti è la medesima dell’esecutivo. Il Jobs Act agisce nell’ambito di una discussione sul lavoro privato ed in quanto tale è circoscritto a questo settore.
    È esclusa, dunque, l’estensione delle norme del Jobs Act ai pubblici dipendenti e ai dirigenti dellla P.A in materia di licenziamenti individuali.
    Si verrebbe a creare, però, un trattamento differenziato che andrebbe comunque armonizzato. Per questo motivo Poletti prevede un intervento organico all’interno della riforma della Pubblica Amministrazione, già al vaglio del ministro Madia.
    Probabile che il provvedimento contenga anche norme regolative sui licenziamenti disciplinari negli enti pubblici, armonizzando in questo modo il quadro regolativo del lavoro pubblico e privato.

    Un altro tema all’ordine del giorno è il cosiddetto contratto a tutele crescenti. Sul punto Poletti è chiaro: il legislatore si è posto come obiettivo la semplificazione ed il riordino delle forme contrattuali, riducendo l’enorme quantità di contratti presenti nel nostro ordinamento giuridico.
    Chiara è anche la volontà di incentivare i rapporti di lavoro a tempo indeterminato attraverso delle agevolazioni fiscali ed un’implementazione della flessibilità all’interno del rapporto stesso.
    Ma un argomento altrettanto importante riguarda il contratto di apprendistato.
    Molti esperti del settore valutano le norme del Jobs Act come una bocciatura per l’apprendistato: i datori di lavoro, infatti, troverebbero adesso più conveniente assumere i giovani laureati attraverso il contratto a tutele crescenti.
    Secondo Poletti, invece, l’apprendistato non deve essere valutato solamente come un “contratto che costa poco“, al contrario deve mantenere il suo ruolo di formazione dei soggetti appena entrati nel mondo del lavoro.
    Le istituzioni hanno il compito di valorizzare l’alternanza scuola-lavoro attraverso uno scambio reciproco di know-how che renderebbe i giovani effettivamente occupabili.
    Da questo punto di vista sarà fondamentale la riforma costituzionale e la riallocazione delle competenze tra Stato e Regione. Al momento la materia delle politiche attive e della formazione è di competenza regionale; questo crea un’enorme differenziazione territoriale, che si può tradurre in forme contrattuali diverse da regione a regione.
    Risolto questo problema di governance, si potrà procedere ad un’effettiva valorizzazione della formazione in una logica dell’alternanza scuola-lavoro.


  • europa bce

    Un’alleanza inaspettata e per certi aspetti coerente. Tsipras vince le elezioni politiche greche e decide di allearsi con An.El, il partito dei Greci Indipendenti guidato da Panos Kammenos.
    Niente accordo, dunque, con la forza politica liberale To Potami, nè con i comunisti del Kke, i social-democratici di Pasok o i conservatori di Nea Demokratia, questi ultimi a capo del governo uscente.
    La scelta è radicale e va in un’unica direzione: il rifiuto delle politiche di austerity imposte dall’Unione Europea.

    eurogruppoSì perchè An.El è un partito fortemente euroscettico e nazionalista. È celebre, ormai, la definizione di Kammenos dell’Ue come un’istituzione governata da “tedeschi neo-nazisti”.
    La sua posizione contro la troika è stata chiara negli ultimi anni, come dimostra la ferma opposizione all’esecutivo filo-europeo di Samaras.
    Tsipras e Kammenos condividono il rifiuto del pagamento dei debiti con l’Ue ed il rilancio del welfare sociale. Partono però da presupposti ideologici diversi, accentuati da un metodo e da un linguaggio pressoché incompatibili tra di loro.
    Non c’è solo, infatti, anti-europeismo nell’ideologia politica dei Greci Indipendenti, ma anche una forte carica di conservatorismo. Kammenos chiede un rigido controllo delle frontiere ed un più attento monitoraggio delle attività economiche degli ebrei, oggetto, secondo il leader di An.El, di una trattamento fiscale agevolato.
    Opposti anche i valori religiosi, con Tsipras bandiera del laicismo e Kammenos vicino alla Chiesa ortodossa.

    Posizioni, dunque, per molti aspetti inconciliabili e che lasciano presagire ad una luna di miele molto breve.
    Il messaggio che Tsipras vuole lanciare è diverso: Syriza non farà sconti.
    L’intento del nuovo premier greco è arrivare al tavolo delle trattative con Bruxelles in una posizione di forza.
    L’ipotesi di una “Grexit” è al momento fuori discussione, ma qualora il processo di revisione del debito greco non dovesse andare secondo le sue aspettative, Tsipras potrebbe anche giocarsi questa carta rischiosa.
    Probabile che alla fine si opti per una dilatazione dei termini entro i quali la Grecia deve saldare i propri debiti ed attuare le riforme strutturali, su tutte quella fiscale.
    Il leader di Syriza sa di non poter forzare troppo la mano. Difficile possa trovare alleati sulla sua strada: un eventuale mancato pagamento del debito graverebbe, infatti, sulle casse degli Stati membri, con annessi danni commerciali per la Grecia stessa.
    Il primo passo, però, è stato fatto e spaventa entrambi i contraenti.



  • Un’indagine di Corriere Economia e CartaSi analizza il quadro dei consumi italiani nel 2014.
    Particolare attenzione viene riservata ai pagamenti effettuati attraverso carta di credito, uno strumento finanziario sempre più utilizzato in Italia e non solo.
    Secondo i dati riportati da Corriere Economia, il 2014 ha fatto registrare un aumento del 7,6% dei pagamenti con moneta elettronica, mentre il cosiddetto Indice di Cashless presenta una variazione positiva di +4,5 punti.

    28102014L’elaborazione in questione è in parte influenzata dai nuovi metodi di pagamento negli uffici postali. A partire da ottobre, infatti, Poste accetta anche adempimenti effettuati attraverso le carte di credito.
    Dunque, una quota di tale aumento (stimabile attorno all’1 o al 2 %) va iscritta al pagamento di incombenze amministrative e fiscali presso gli uffici postali.

    La restante variazione positiva è strettamente collegata ad una crescita dei consumi e più in generale ad un implementazione della moneta elettronica. I settori maggiormente coinvolti sono quelli del dettaglio non alimentare (+11,7%), gli alberghi e i ristoranti (+10,4%), i viaggi ed i trasporti (+8,5%) e l’informatica ed i beni digitali (+6,2%).
    I consumatori hanno premiato soprattutto i negozi specializzati (+21,3%) presenti sia online che offline rispetto alle grandi catene, a testimonianza della grande crescita avuta negli ultimi anni dall’e-commerce.
    Da questo punto di vista, l’aspetto più importante da analizzare è proprio l’impatto che hanno avuto i digital devices, sia in quanto prodotti da acquistare che come strumenti di pagamento.

    La loro crescita in termini di vendite è del 6,2%: sono diventati a tutti gli effetti beni imprescindibili per la vita privata di tutti i cittadini, tanto da avvicinare il settore tecnologico a quelli tradizionali, come l’alimentare ed il turistico.
    I dati più importanti riguardano, però, l’e-commerce. Nel 2014, infatti, gli acquisti online sono aumentati del +28,6%, per un totale di 1,4 miliardi di euro spesi in un anno che rappresentano il 16,5% della cifra ottenuta attraverso le vendite con moneta elettronica.

    I dati appena descritti ci mostrano con forza quale sia il futuro del commercio: l’era del consumo digital è appena iniziata.

     



  • Il processo di riforma delle Banche Popolari è iniziato. Il presidente del Senato Piero Grasso, svolgente le funzioni temporanee di Presidente della Repubblica, ha firmato il decreto Padoan sull’Investment compact.
    All’interno di esso è presente il provvedimento che costringerà le Banche Popolari con un attivo di oltre 8 miliardi di euro a trasformare la propria struttura societaria, diventando società per azioni.

    La battaglia sarà aspra, già in sede parlamentare. Il decreto, infatti, dovrà essere convertito in legge in questi giorni e sono attese numerose proposte di modifica.
    Le perplessità più grandi vengono, però, dalle associazioni di rappresentanza delle Popolari e più in generale dai sindacati.
    Sono già stati sollevati dubbi sulla costituzionalità del decreto, al vaglio di una commissione giuridica specifica.
    È forte anche lo scetticismo dei sindacati, secondo i quali il decreto Padoan comporterebbe un’ulteriore perdita di posti di lavoro.

    17112014Difficile, comunque, si possa tornare indietro. Gli effetti immediati del provvedimento saranno due.
    Innanzitutto ci saranno molte fusioni ed alleanze tra gli istituti di credito in questione. L’obiettivo del Governo è proprio agire nel senso della semplificazione e del riordino, anche nel settore bancario.
    La fusione delle Popolari implicherebbe, infatti, un notevole risparmio in termini di risorse finanziare.
    Migliorerà, inoltre, anche la competizione bancaria. L’eliminazione del voto capitario aprirà la strada all’ingresso di nuovi soci di maggioranza, in grado di sostituire i manager inefficienti. Il nuovo management potrebbe così gestire in maniera effettiva gli istituti bancari, senza dover contare necessariamente sull’appoggio di migliaia azionisti.

    Anche le Popolari dovranno, in via definitiva, conformarsi agli standard europei di concorrenza bancaria. Qualora ciò non accadesse sono previste sanzioni annose, che vanno dalla liquidazione coatta amministrativa alla revoca di autorizzazione bancaria.
    La via, dunque, sembra essere definitivamente tracciata.



  • Il Centro Studi di Confindustria ha comunicato le proprie previsioni sugli effetti del Quantitative easing sull’economia italiana.
    La misura adottata dalla Bce avrà delle conseguenze immediate sia sul costo dei beni che sul livello dei tassi d’interesse, impattando inevitabilmente anche sul Pil.

    DENAROSecondo quanto riportato dal Csc, l’acquisto di titoli di Stato per 1.140 miliardi determina “una riduzione di 1,1 punti dei tassi a lunga e causa una svalutazione dell’11,4% nel tasso di cambio della moneta unica”.
    Il Qe creerà un regime di tassi d’interesse agevolato, favorendo in questo modo imprese e famiglie.
    La svalutazione dell’Euro sarà un altro effetto immediato, in linea con quanto avvenuto in questi giorni.
    I tassi di cambio euro/dollaro sono già ai minimi storici. Una moneta unica così debole ha molti risvolti negativi, ma certamente potrà avvantaggiare i paesi esportatori come l’Italia.

    Non è un caso che una manovra ti questo tipo abbia dei risvolti positivi proprio per il Pil italiano. A dircelo è lo stesso Centro Studi di Confindustria che prevede un aumento del Pil del +0,8% nel 2015 e del +1% nel 2016, per un totale di +1,8% nei prossimi due anni.
    Analizzando i dati nel dettaglio, il Csc valuta l’apporto specifico dell’abbassamento dei tassi d’interesse reali e della svalutazione dell’Euro: “I minori tassi alzano il Pil italiano dello 0,2% nel 2015 e di un ulteriore 0,4% nel 2016; il cambio più debole dello 0,6% in ciascun anno. La spinta complessiva è, dunque, pari allo 0,8% nel 2015 e all’1,0% nel 2016″

    I pareri positivi sul Qe sono, dunque, diffusi. Rimane ancora qualche perplessità, espressa ad esempio dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sulle modalità di condivisione dei rischi che mettono le banche centrali nazionali in una posizione di debolezza.
    Una manovra di politica monetaria espansiva era comunque indispensabile in una situazione di “low-low” (recessione-deflazione). Solo tra qualche mese saremo in grado di valutare a pieno i suoi effetti.