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  • In Italia nascono sempre meno bambini. Lo rivela l’Istat attraverso un’indagine destinata a rimanere nella storia del nostro paese.
    Si perchè secondo i dati riportati dall’istituto di statistica, nel 2014 sono nati 509 mila bebè in meno rispetto al 2013.
    Si tratta del record negativo per il nostro paese dopo l’Unità d’Italia, un trend che si ripete da anni e ci colloca sotto la media europea.
    Il nostro numero medio di figli per ogni donna, infatti, è di 1,39, mentre quello europeo è di 1,58.

    28102014Numeri che rischiano di compromettere il ricambio generazionale. Nell’ultimo anno, infatti, a fronte di oltre 500mila nascite in meno, ci sono stati 600 mila decessi.
    Il saldo complessivo tra nuovi nati e morti risulta essere positivo solo per merito dei neonati stranieri.
    Le famiglie di origine straniera sono in generale più fiduciose verso il futuro: contribuiscono alle nuove vite per un 19% e hanno una media di 1,91 figli per ogni donna.
    Il rischio, dunque, che ci siano sempre meno italiani è concreto (-125mila unità rispetto al 2013). L’Istat, però, avverte: quest’anno anche fra le famiglie straniere è diminuito il numero di nascite.
    Gli scenari futuri, dunque, potrebbero vedere un rapporto nati/morti sempre più sbilanciato, a meno di improvvise inversioni di tendenza.

    L’unico aspetto positivo riguarda la speranza di vita, in crescita nell’ultimo anno e attestabile a 80,2 anni per gli uomini e a 84,9 per le donne.
    Se valutiamo, invece, il tasso di natalità regione per regione, notiamo che quello più alto è del Trentino Alto Adige con 9,9 nuovi nati ogni mille abitanti.
    Il dato più eclatante riguarda, però, il Sud, tradizionalmente riconosciuta come la zona d’Italia con le famiglie più numerose. In realtà non è più così: il tasso di crescita nel Mezzogiorno è addirittura negativo (-1,1) ed inferiore a quello del Nord e del Centro (+1,3).



  • Siamo agli sgoccioli per il nuovo decreto anti-corruzione.
    Il ministro della Giustizia Orlando ha annunciato un imminente arrivo del Ddl in Parlamento, forse già la prossima settimana ci sarà la discussione in commissione giustizia al Senato.
    Nel frattempo si rincorrono le voci sui contenuti del decreto. Tra indiscrezioni e dichiarazioni ufficiali, possiamo trarre un breve bilancio delle principali novità in materia di corruzione e reati contro la Pubblica Amministrazione.

    orlandoIl tema principale è sicuramente il falso in bilancio. Questa fattispecie verrà punita in tutte le sue forme, dalla più lieve alla più grave.
    Si ragiona sulle pene in base all’entità del reato. Si andrà con ogni probabilità da 1-4 anni per le violazioni minori a 2-6 anni per quelle più gravi.
    In generale il Governo adotterà una ratio ben precisa: inasprimento delle pene per tutte le fattispecie di reato contro la P.A. e sconti delle sanzioni per chi denuncerà le pratiche corruttive.
    Una norma, quest’ultima, fortemente voluta dalle autorità giudiziarie e che prenderà come punto di riferimento quella sui pentiti di mafia.
    Chi denuncerà un accordo di carattere corruttivo, facilitando l’attività investigativa, potrà avere, infatti, uno sconto che va da un terzo a metà della pena.
    Sarà più difficile, invece, ottenere il patteggiamento. Quest’ultima è la forma più utilizzata dai corrotti per ridurre la propria sanzione.
    D’ora in poi il patteggiamento o la sospensione della pena potranno essere concordati solo se il corrotto restituisce quanto sottratto all’amministrazione.

    Ci sono importanti novità anche sui rapporti tra imprenditori e Pubblica Amministrazione. Un imprenditore, infatti, che corrompe un dipendente pubblico non potrà più partecipare alle gare d’appalto per 5 anni. La legge Severino circoscriveva, invece, il termine a 3 anni.
    Viene allargata, infine, la pletora di dipendenti pubblici che possono essere accusati di concussione. Tale fattispecie di reato non riguarderà più solamente i pubblici ufficiali, ma qualsiasi incaricato di pubblico servizio.
    Dunque tutti i soggetti che detengono un rapporto di servizio con la P.A. possono essere sanzionati con il reato di concussione, indipendentemente dalla posizione che ricoprono all’interno dell’organico.



  • Le previsioni del Ministro dell’Economia Padoan fanno intravedere una luce in fondo al tunnel, ma il presente racconta un’altra storia.
    A dispetto delle dichiarazioni del vertice del Mef, che vede un Pil attestabile attorno al +0,7% nei prossimi mesi, i dati riportati dall’Istat relativi all’ultimo trimestre del 2014 non sono di certo incoraggianti.
    I mesi di Ottobre, Novembre e Dicembre hanno espresso gli stessi valori del trimestre precedente.
    Non c’è, dunque, la tanto invocata crescita; forse bisogna gioire non ci sia stata un’ulteriore perdita in termini di punti percentuale del Prodotto Interno Lordo.

    28102014Entrando nello specifico, hanno subito delle variazioni negative i comparti agricoli ed industriali, mentre il settore dei servizi ha visto aumentare i propri valori.
    Come evidenziato più volte in questi giorni, la crisi della domanda interna è stata in qualche modo compensata dalla crescita della domanda estera.
    L’export rappresenta in questo periodo storico una delle poche ancore di salvezza dell’economia italiana e come tale va sfruttata, investendo sui prodotti maggiormente richiesti sui mercati esteri.
    La valorizzazione del “made in Italy” deve essere l’asse portante della strategia commerciale italiana nei prossimi mesi. Expo 2015 può rappresentare, da questo punto di vista, una risorse importante per il nostro paese in termini di visibilità.

    Ma torniamo ai dati comunicati dall’Istat. Preoccupa più di ogni altra cosa il trend assunto dal Prodotto Interno Lordo italiano su base annua. Rispetto al medesimo trimestre dell’anno 2013, il Pil ha perso -0,3 punti percentuale. E le variazioni negative consecutive ammontano ormai a tredici.
    Dobbiamo tornare indietro all’ultimo trimestre del 2011 per vedere un segno + nell’economia italiana.
    Questi numeri devono farci riflettere: è ormai troppo tempo che l’Italia vive una situazione di stagnazione.
    Vedremo se le riforme attuate e quelle programmate serviranno ad invertire la tendenza.
    Per adesso il confronto con i colossi mondiali è impietoso. Come riporta l’Istat, nello stesso periodo il Pil statunitense è in crescita dello 0.7%, mentre quello britannico ha una variazione positiva dello 0,5%.
    Il valore tendenziale è ancora più emblematico, visto che il Prodotto Interno Lordo di Usa e Gran Bretagna presenta una crescita rispettivamente del +2,5% e +2,7%, segno che la crisi economica internazionale può definirsi superata.
    Spetta alle istituzioni europee e a quelle nazionali adottare le misure adeguate per riprendere il percorso di crescita interrotto ormai da troppi anni.



  • Non era facile uscire dalle prime 50 posizioni del Word Press Freedom Index, la classifica che certifica il livello di libertà di stampa presente nei singoli paesi.
    Ebbene sì, l’Italia c’è riuscita perdendo ben 24 posizioni ed attestandosi al 73° posto, dietro al Senegal e alla Moldavia.
    Lo studio realizzato da Reporters without borders prende in considerazioni sette variabili: livello di abusi, pluralismo, quadro giuridico, indipendenza dei media, trasparenza, autocensura ed infrastrutture.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaSecondo la graduatoria proposta, alla fine del 2014 ai primissimi posti si collocano i paesi scandinavi.
    L’Europa del Nord si conferma una macro-area all’avanguardia, non solo sul piano dell’innovazione tecnologica, ma anche su quello dei diritti. Ai primi cinque posti troviamo infatti la Finlandia, la Norvegia, la Danimarca, l’Olanda e la Svezia.
    Poco più indietro la Germania (12°), mentre Spagna, Gran Bretagna e Francia si collocano rispettivamente al 33°, 34° e 38° posto.

    E l’Italia? Il nostro paese viene retrocesso pesantemente. Passa dalla 49° posizione del 2013 al 73° attuale.
    Secondo Reporters without borders, i giornalisti italiani sarebbero stati vittima di innumerevoli attacchi mafiosi.
    Nei primi dieci mesi del 2014 ci sono stati ben 43 casi di aggressione fisica e 7 casi di attacchi incendiari a case e auto. Numeri preoccupanti, ai quali va aggiunta la crescita delle cause “ingiustificate” per diffamazione, la maggior parte delle quali portate avanti da politici.
    Si è passati dagli 84 procedimenti per diffamazione del 2013 ai 129 nei soli primi dieci mesi del 2014.
    Segno di una categoria, quella dei giornalisti, che fatica a mantenere la propria indipendenza di fronte all’influenza della classe politica.
    In generale, secondo questo reportage, la libertà di stampa segna il passo nella maggior parte dei paesi analizzati.
    L’influenza della politica e di gruppi terroristici di stampo islamico ha assestato dei colpi pesanti all’intera categoria giornalistica. L’attacco a Charlie Hebdo, in tutta la sua gravità, esemplifica alla perfezione il momento storico che sta vivendo lo stato di diritto e tutte le sue diramazioni.



  • L’aspetto più discusso della Legge di Stabilità è rappresentato certamente dal nuovo regime dei minimi per le partite Iva.
    I giovani professionisti ed i freelance hanno visto aumentare in maniera spropositata la propria contribuzione fiscale. È stata applicata la nuova aliquota per le gestione separata Inps, stabilita dal Governo Monti e confermata dall’esecutivo Renzi: da qui al 2018 le partite Iva pagheranno contributi Inps dal 29% al 33%.
    Ma a far montare l’ira delle associazioni di categoria dei liberi professionisti è stato il nuovo regime del minimi: addio al “forfettone” del 5% per tutti i percettori di reddito sotto i 30.ooo euro.
    Dal 1° gennaio 2015 l’imposta sostitutiva è del 15% e riguarda tutti i giovani professionisti con un reddito inferiore ai 15.000. Più favorevole, invece, la legislazione per i commercianti, i quali potranno accedere al regime agevolato purchè abbiano dei ricavi inferiori a 40mila euro.

    22102014L’Irpef risulta, dunque, triplicata rispetto al passato per chi aderisce al nuovo regime dei minimi. Ma la svolta clamorosa di questi giorni riguarda un possibile ritorno alla vecchia normativa, almeno per tutto il 2015.
    Lo hanno annunciato i relatori del decreto Milleproroghe, Maibo Marchi e Francesco Paolo Sisto.
    La proposta, contenuta all’interno del suddetto decreto, potrebbe essere il mantenimento per un altro anno del vecchio regime agevolato oppure lasciare ai professionisti la possibilità di scegliere se aderire o meno al nuovo quadro fiscale.

    A marzo, invece, nella delega fiscale ci potrebbero essere dei cambiamenti della normativa sulle piccole partite Iva. Nei giorni scorsi il premier Matteo Renzi aveva annunciato delle modifiche del quadro regolativo sui giovani professionisti, ammettendo che il nuovo carico contributivo rischia di essere troppo pesante per chi decide di intraprendere la strada del lavoro autonomo.
    L’impressione è che questo tema sia stato affrontato con troppa superficialità, a dispetto delle tante attese della vigilia. Le associazioni di categoria si auspicavano un quadro normativo più favorevole.
    In realtà si è verificata la situazione opposta: i nuovi oneri fiscali rischiano, infatti, di azzoppare la categoria dei freelance e di mettere in serissima difficoltà alcuni giovani professionisti.
    Il ritorno al vecchio regime non può che essere una misura transitoria, prima di affrontare una riforma più ampia del mondo del libero professionismo.
    Gli interventi del governo sul lavoro dipendente sono stati tanto importanti quanto discussi. Una riflessione più approfondita su una categoria in espansione come quella delle partite Iva sarebbe altrettanto necessaria, oltreché doverosa.



  • Si temevano ritardi irrecuperabili per il bonus bebè, ma alla fine sembra che il Governo abbia trovato la quadratura del cerchio.
    È in via di definizione, infatti, il decreto attuativo della Legge di Stabilità che disciplina il bonus destinato alle famiglie che concepiranno o adotteranno un bambino nel periodo compreso tra il 1°gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017.
    L’esecutivo ha stabilito tempi e modalità di attuazione dell’incentivo, chiarendo alcuni aspetti problematici.

    parità di trattamentoIl bonus bebè viene assegnato a seconda del reddito familiare. La quota sarà di 960 euro annui per quelle famiglie con un Isee inferiore ai 25mila euro; al contrario la somma verrà praticamente raddoppiata (1920 euro) per i nuclei familiari che si possiedono un reddito annuo inferiore a 7mila euro.
    Il primo aspetto disciplinato dal decreto riguarda i tempi di richiesta del bonus. La domanda dovrà essere effettuata entro 90 giorni dalla nascita o dall’atto di adozione del bambino.
    Solo in questo modo sarà possibile non perdere alcuna mensilità.
    Considerati, inoltre, i ritardi nella stesura del decreto, i 90 giorni verranno calcolati solo a partire dall’entrata in vigore del decreto stesso. Tale scelta è stata effettuata per non penalizzare quelle famiglie che hanno avuto un figlio in questo periodo di tempo, impedendo così che perdessero delle mensilità.

    La richiesta, inoltre, deve essere presentata solamente il primo anno. Per il secondo ed il terzo anno di vita del bambino, basterà recapitare il proprio Isee. Qualora, però, dovessero essere riscontrate variazioni nella situazione reddituale e patrimoniale del richiedente, il bonus verrà ritirato.
    Per l’effettiva entrata in vigore del decreto bisognerà aspettare ancora qualche settimana. Una volta completata la stesura, dovrà passare al vaglio del Ministero dell’Economia e della Corte dei Conti.
    Una volta approvato, si procederà alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e dopo 15 giorni il decreto verrà trasmesso all’Inps che si occuperà della sua applicazione.



  • Una ripresa che tarda ad arrivare. È questo quanto emerge dal Quarto Rapporto Congiunturale sulle Imprese Cooperative.
    Si tratta di uno studio realizzato dall’Alleanza delle Cooperative Italiane, in collaborazione con l’Ufficio Studi AGCI, l’Area Studi Confcooperative ed il Centro Studi Legacoop.
    L’analisi prende in considerazione 527 cooperative italiane, cercando di valutare i risultati dell’ultimo quadrimestre del 2014 ed effettuando previsioni per il 2015.
    Le elaborazioni prodotte non sono di certo incoraggianti. Il quadro presentato è di sostanziale stazionarietà nel confronto con i precedenti periodi di riferimento. E le prospettive future sono per le medesime.

    downloadMa vediamo nel dettaglio i dati emersi da questo studio.
    In relazione all’anno 2014, la maggior parte delle imprese sociali (il 61,7%) valutata stazionario o comunque normale il livello di domanda interna ed esterna.
    Nell’ultimo quadrimestre c’è stata un leggera ripresa della quantità degli ordini ricevuti, ma in linee generali le cooperative valutano come sproporzionato il rapporto tra domanda e offerta.
    Le coop italiane, dunque, risentono di un livello di consumi ancora troppo basso, segno che la crisi colpisce in maniera molto forte soprattutto le famiglie italiane.

    Per quanto riguarda, invece, i prezzi, questi ultimi subiscono il peso del processo deflattivo. Sono poche le imprese sociali che sono riuscite ad aumentare i prezzi (5,9%), la stragrande maggioranza (80,6%) li ha mantenuti invariati. Ci sono, invece, lievi segnali di ripresa in relaziona al fatturato. Il 26,9% delle coop segnala un aumento dei ricavi rispetto al quadrimestre precedente, merito di una variazione positiva dei volumi di vendita, mentre quasi il 50% ha visto invariato il proprio fatturato.
    I dati appena descritti confermano quanto sottolineato anche dalle indagini dell’Istat. La produzione industriale italiana appare in crescita. Ci sono, però, delle notevoli difficoltà dovute ad una contrazione della domanda interna.
    Bisognerà attuare delle misure più efficaci per stimolare i consumi e far crescere così il fabbisogno di beni.

    Le imprese sociali lamentano, inoltre, delle grosse criticità riguardo alla liquidità disponibile e ai pagamenti dovuti da parte della Pubblica Amministrazione. Le PA estinguono i loro debiti verso le coop con ritardi sempre maggiori.
    Ne risente di converso la liquidità disponibile per la maggior parte delle cooperative.
    Stazionario, infine, anche il quadro dell’occupazione. Il 67,7% delle coop dichiara di essere riuscita a mantenere stabili i livelli occupazionali; è maggiore, però, la quota di cooperatori che segnala una perdita di posti di lavoro  (18,5%) rispetto a quelli che manifestano un aumento del tasso di occupazione (13,7%).
    In generale, per far fronte al periodo di recessione, sono cresciuti i processi aggregativi fra più cooperative.
    Troviamo dunque imprese sociali di maggiori dimensioni rispetto al passato. In questo modo si spiegano anche i risultati migliori in termini di fatturato per le grandi cooperative nel confronto con le Pmi.

    Le previsioni future degli intervistati rivelano una situazione di sostanziale stazionarietà in relazione ai livelli della domanda, a quelli occupazionali e alle dinamiche dei prezzi. Si prevede, invece, un lieve aumento degli investimenti sia per le Pmi che per le grandi imprese sociali, con un ulteriore rafforzamento delle aggregazioni.
    La crescita dimensionale viene valutata, infatti, come l’unico strumento adeguato per sopravvivere alla crisi attuale.


  • europa bce

    La giornata di oggi si profila come un momento chiave della trattativa Grecia-Unione Europea.
    In queste ore è prevista, infatti, la riunione dell’Eurogruppo, dove verrà discusso il programma di Alexis Tsipras per rimodulare il piano di rientro greco.
    In questi giorni sono state ventilate diverse ipotesi e si è arrivati anche un duro scontro tra il governo ellenico e le istituzioni europee.

    eurogruppoAlla fine la richiesta di Tsipras sembra essere chiara: un piano “ponte” per i prossimi sei mesi, che possa consentire alla Grecia di ristrutturare il proprio debito e far respirare l’intero paese attraverso una serie di misure di carattere sociale a favore delle categorie più deboli.
    Il programma di Tsipras si divide in quattro punti.
    Il primo prevede la sostituzione del 30% del Memorandum, concordato con la Troia mesi fa, con un pacchetto di 10 riforme attuate con l’aiuto dell’Ocse.
    La Grecia chiederebbe, inoltre, di abbassare l’obiettivo di avanzo primario al 3%, riducendolo così dell’1,49% rispetto a quanto preventivato inzialmente.
    Il terzo punto interessa, invece, i crediti che il Governo greco deve pagare alla troika. Tsipras propone la loro trasformazione in bond, pagabili solo se la Grecia dovesse presentare livelli di crescita accettabili nei prossimi mesi.
    L’ultimo, ma non meno importante elemento, riguarda una serie di manovre da attuare per estendere i diritti sociali dei cittadini grechi.
    Il piano di rientro imposto dalle istituzioni europee ha costretto le autorità elleniche ad effettuare corposi tagli alla spesa pubblica. Il nuovo esecutivo intende, invece, ridare slancio al welfare attraverso determinate misure quali l’innalzamento del salario minimo a 750 euro, l’estensione della sanità pubblica a tutti i cittadini e la previsione di buoni pasti e bonus energetici per le famiglie più povere.

    Si tratta, in via definitiva, di un piano difficilmente difficilmente condivisibile per le istituzioni europee. Il Ministro dell’Economia del governo tedesco ha già posto un pesante veto alle richieste elleniche, ritenendo sbagliato concedere ulteriori sei mesi alla Grecia.
    Certamente Bruxelles dovrà tenere in considerazione il sentimento anti-austerity che si sta muovendo lungo tutto l’arco continentale. L’Unione Europea dovrà cedere su alcuni punti, perchè il rischio di una rottura è troppo forte per l’intera Eurozona.
    Il pericolo contagio è meno forte rispetto al 2011, ma un eventuale uscita della Grecia dall’Euro comporterebbe danni importanti sia sul fronte economico che su quello politico.
    Concedere, dunque, qualche mese di assestamento al nuovo esecutivo Tsipras potrebbe un’idea intelligente.



  • C’è grande attesa per il varo dei decreti attuativi del Jobs Act.
    Tante le tematiche oggetto di discussione. Una su tutte riguarda la disciplina normativa sui licenziamenti individuali.
    Il Governo dovrà elencare nel dettaglio le fattispecie di licenziamenti disciplinari per i quali sarà prevista il reintegro nel posto di lavoro e non l’indennizzo economico.
    Ci sono poi una serie di interventi sugli ammortizzatori sociali, meno reclamizzati, ma ugualmente importanti per la sicurezza economica del lavoratore. Si sta lavorando, ad esempio, per trovare le coperture adeguate per la Naspi, la nuova indennità di disoccupazione, e per il Tfr in busta paga.

    condominio_infiltrazioniIl 20 febbraio, invece, sarà una data chiave per il quarto decreto attuativo del Jobs Act, quando arriverà in Consiglio dei Ministri e sarà oggetto di discussione insieme alla norma che riduce il numero di contratti a tempo determinato.
    All’interno del quarto decreto attuativo è presente una modifica importante che interessa la Cassa integrazione.
    Il Governo vuole evitare che le imprese ne facciano un utilizzo reiterato. Accade, infatti, che le aziende richiedano la Cassa integrazione più volte anche all’interno dello stesso anno.
    L’esecutivo vuole che diventi uno strumento di emergenza che tuteli effettivamente i lavoratori e le imprese in difficoltà.

    Come? Attraverso un nuovo modello di finanziamento.
    In questo momento la Cassa Integrazione è finanziata attraverso una quota fissa a carico delle imprese: il 2,9% dei salari complessivi per le aziende sotto il 50 dipendenti ed il 3,2% per quelle con più di 50 lavoratori.
    Non importa, dunque, quante volte si ricorre a questo istituto, tutte le imprese pagano la stessa cifra.
    D’ora in poi la situazione cambierà: i contribuiti aumenteranno per chi la utilizza più frequentemente. Si passerà, probabilmente, da un minimo del 2% ad un massimo del 4%.
    Diventerà così un istituto maggiormente flessibile, sul modello delle assicurazioni “bonus-malus”, e soprattutto sarà più vicino alle esigenze dei lavoratori. L’utilizzo massiccio della Cassa integrazione è stato un fenomeno molto diffuso nel nostro paese, un vero e proprio simbolo della stagnazione economica e delle difficoltà del settore industriale.
    Renderla un diritto effettivo dei lavoratori, nonchè uno strumento eccezionale di aiuto statale alle imprese, è quanto mai necessario per l’ammodernare il nostro sistema di welfare.



  • La normativa sulla delega fiscale subirà un ritardo di sei mesi. L’esecutivo, infatti, chiederà una proroga semestrale alla data di scadenza attuale, fissata per il 27 Marzo.
    Lo ha dichiarato Luigi Casero, vice ministro dell’Economia in audizione alla Commissione Finanza della Camera.
    Il Governo ha voluto prendersi una pausa di riflessione in seguito alle polemiche emerse sulla cosiddetta “norma salva Berlusconi”. Nel pacchetto sull’elusione fiscale era inclusa, infatti, una norma che avrebbe eliminato la punibilità del reato di evasione fiscale quando la somma evasa risulta essere inferiore al 3% della base imponibile.

    I provvedimenti in questione sono fondamentali per l’intera economia italiana. Non riguardano solamente i reati tributari, ma vogliono semplificare il quadro normativo per le imprese, riordinando, ad esempio, le regole sull’abuso di diritto e correggendo la disciplina sul lavoro autonomo e sulle libere professioni.
    L’innalzamento dei contributi ed il cambiamento del regime dei minimi per le partite Iva ha reso necessario un intervento urgente a favore di una categoria eccessivamente penalizzata dalla Legge di Stabilità.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaIl Governo dovrà comunque intervenire in determinati settori, in vista dell’appuntamento di Marzo. Tra un mese, infatti, la Commissione valuterà l’operato dell’Italia in merito alla ristrutturazione del proprio debito pubblico.
    L’esecutivo dovrà fornire a Bruxelles segnali importanti ed iniziare il piano di riforme strutturali imposto dall’Unione Europea.
    Ecco perchè il Governo Renzi ha deciso comunque di presentare, entro la fine del mese, una serie di provvedimenti che riguarderanno le imprese, l’attrazione dei capitali, la modifica del ruling internazionale e del sistema dei giochi.
    Si tratta di interventi che mirano a favorire gli investimenti esteri nel nostro paese. Semplificare il quadro normativo, depenalizzando, ad esempio, alcune fattispecie di reati fiscali minori, significa creare le condizioni ideali per lo sviluppo di un tessuto economico fertile.
    La delega fiscale verrà attuata in due tranches: la prima conterrà i provvedimenti appena elencati, la seconda, che verrà presentata probabilmente a Maggio, verterà sul contenzioso e sulle sanzioni relative ai reati fiscali.
    Nei successivi tre mesi si procederà con l’approvazione dei decreti in Parlamento.



  • Le cooperative possiedono una caratteristica unica rispetto alle altre imprese: il rapporto con il territorio.
    Le imprese sociali nascono proprio con l’esigenza di soddisfare i bisogni della propria terra, che siano di carattere prevalentemente sociale o economico.
    Forniscono, ad esempio, assistenza alle categorie svantaggiate e favoriscono la loro integrazione con la comunità locale. Promuovono, inoltre, i prodotti del luogo, offrendo derrate di altissima qualità.
    Le cooperative agricole diventano il più delle volte l’emblema delle tradizioni culinarie del territorio, sono il simbolo inconfondibile della terra nella quale operano.

    confcooperativeProprio questo aspetto rende i loro prodotti richiestissimi, non solo all’interno della comunità locale, ma anche e soprattutto all’estero.
    L’export deve essere il volano dell’attività economica italiana. Lo dimostrano i recenti dati sul Pil e sulla produzione industriale. La lieve ripresa, fatta registrare negli ultimi mesi, dipende da un aumento della domanda esterna.
    I prodotti italiani hanno un grande appeal nei mercati esteri, soprattutto negli Stati Uniti. Il made in Italy è ancora un marchio di rilevanza internazionale e come tale va sfruttato.

    Ne è consapevole Massimo Stronati, presidente di Federlavoro e Servizi – Confcooperative, presente all’iniziativa “Internazionalizzazione Start-up!”, il programma di formazione organizzato dalla Federazione, in coordinamento con l’Ufficio Internazionalizzazione del Dipartimento dello Sviluppo di Confcooperative.
    “Per migliorare la competitività sui mercati esteri le cooperative devono puntare sulla qualità, sui processi innovativi, su dimensioni d’impresa più congrue che passano attraverso politiche di aggregazione e crescita dimensionale senza perdere il rapporto con il territorio che rende uniche le cooperative. Noi – dichiara Stronati – vogliamo esportare per continuare a creare occupazione in Italia. Nostro obiettivo remunerare al meglio i soci conservando il rapporto con il territori”. 

    Rapporto con il territorio e fusioni per implementare l’export. È questa la chiave per porre le cooperative al centro del sistema d’impresa italiano. La crisi ha reso necessaria una ristrutturazione organizzative delle aziende.
    Tale processo riguarda anche il mondo cooperativo. Per questo motivo Stronati auspica l’inizio di un processo di fusione fra più realtà cooperative.
    Solo tramite la crescita dimensionale, queste ultime potranno essere veramente competitive sul mercato internazionale ed investire le proprie risorse in innovazione e capitale umano.



  • I metodi di controllo dell’evasione fiscale diventano sempre più stringenti.
    Questa volta i protagonisti del provvedimento anti-evasione saranno le banche e gli intermediari finanziari che dovranno fornire all’Agenzia delle Entrate tutti i dati sui conti correnti, i depositi e le carte di credito dei propri clienti.
    Il provvedimento è stato firmato in data odierna da Rossella Orlandi, direttrice dell’Agenzia delle Entrate, e prevede tempi e modalità di invio delle suddette informazioni.

    Agenzia delle EntrateGli istituti finanziari dovranno riferire i dati relativi agli anni 2013 e 2014. Per il 2013 il termine è il 2 Marzo, mentre per il 2014 la data di scadenza è il 29 Maggio.
    Dal 2016, invece, cambieranno le modalità d’invio: allo stato attuale le informazioni sui conti correnti vengono inviate mensilmente attraverso Fisconline e Entratel, mentre annualmente attraverso la piattaforma Sid.
    A partire dal 2016 ci sarà un’unica piattaforma e sarà il Sid.

    Per quanto riguarda, invece, il dettaglio delle informazioni che dovranno essere trasmesse riguarderanno il codice identificativo del rapporto, il saldo contabile di inizio e di fine anno, tutti gli accrediti e gli addebiti effettuati nel corso dei dodici mesi presi in considerazione.
    L’Agenzia delle Entrate, quindi, sarà in possesso di un’enorme mole di dati sui contribuenti, dando così la possibilità all’ente di valutare tutti i movimenti effettuati e di individuare valutare eventuali situazioni anomale.
    Il recente cambiamento della normativa ha consentito di ampliare le situazioni da analizzare dal punto di vista fiscale.
    Non verranno elaborate solamente delle “liste selettive” dei contribuenti a maggior rischio, al contrario potranno essere effettuati controlli di natura fiscale più veloci e più efficienti su tutti i cittadini.