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  • “Tutelare la reputazione delle imprese e la leale concorrenza sul mercato” con questa motivazione Antonello Montante, delegato di Confindustria per la legalità, annuncia che l’associazione di rappresentanza degli imprenditori si costituirà parte civile al processo penale relativo all’indagine Mafia Capitale. Una decisione abbastanza sorprendente considerando che nella fase dibattimentale non dovrebbe essere coinvolta alcuna associata di Confindustria. Sappiamo, invece, che l’inchiesta della Procura di Roma coinvolge direttamente il mondo dele cooperative romane. Anche Legacoop, come ha annunciato il suo presidente nazionale, Mauro Lusetti, si costituirà parte civile e sarà pronta a dare battaglia contro quelle cooperative che infangano il nome della cooperazione italiana.

    14112014Risulta saggia ed appropriata la scelta dei vertici di Confindustria di tutelare la legalità e la concorrenza in un procedimento penale così rilevante di fronte all’opinione pubblica. Viene dato un segnale forte a tutto il mondo dell’imprenditoria italiana. La speranza, però, è che l’associazione di rappresentanza degli industriali si comporti allo stesso modo se, in futuro (speriamo non ci siano altre occasioni), saranno coinvolte in prima persone le proprie associate. In passato, infatti, Confindustria non ha adottato lo stesso comportamento quando altre imprese, non cooperative, hanno visto i loro nomi collegati a scandali di corruzione e malaffare.

    La via del futuro, però, è stata segnata. Le scelte e le parole di Confindustria e dell’Alleanza delle cooperative sono state chiare ed inequivocabili. Gli imprenditori italiani devono voltare pagina e per farlo hanno bisogno del sostegno delle proprie associazioni di rappresentanza. Questo è il primo passo. Vedremo se cambierà anche il quadro normativo, in modo da prevenire ulteriori danni d’immagine al mondo cooperativo, come a quello imprenditoriale nella sua interezza.

     



  • Siamo ormai agli sgoccioli per la Legge di Stabilità. Discussi tutti gli emendamenti presentati in Commissione Bilancio al Senato, dovrebbe arrivare in aula tra oggi e domani, quando è previsto il voto di fiducia per l’approvazione.
    In questi giorni si è parlato molto di un aumento della tassazione dei Fondi pensione, che sarebbe passata dall’11% al 20%. Inizialmente sembrava si potesse trovare un compromesso, facendo crescere la tassazione solamente fino al 17,5%. Invece non sarà così.
    Rimarrà, infatti, tale incremento, ma verrà compensato se quei soldi verranno investiti dai risparmiatori in opere pubbliche.
    Molto importante anche la decisione presa dal Governo sui patronati. La Legge di Stabilità aveva previsto dei corposi tagli alla loro attività, per un ammontare di circa 150 milioni di euro. Questa scelta, unita all’istituzione del 730 precompilato, aveva scatenato l’ira dei patronati. L’esecutivo pare aver fatto un passo indietro a tal proposito: i tagli, difatti, verranno notevolmente ridotti, passando dai 150 milioni paventati a 35. Una bella boccata d’ossigeno per migliaia di lavoratori in fermento.

    17112014Parallelamente alla Legge di Stabilità, il Governo ha cominciato ad elaborare i primi decreti attuativi del Jobs Act. C’è grande attesa per verificare nel dettaglio la disciplina del nuovo articolo 18, con riferimento in particolare ai licenziamenti disciplinari. Quest’ultima, infatti, risulta essere la fattispecie più problematica poichè la scelta tra reintegro ed indennizzo economico dipenderà da caso in caso. La disciplina delle singole fattispecie risulterà, dunque, determinante.
    Come riporta il Corriere della Sera, secondo le prime indiscrezioni, pare che il reintegro per i licenziamenti disciplinari ingiustificati sarà possibile solo se quest’ultimo deriva da un fatto materiale insussistente.
    Per quanto riguarda, invece, i licenziamenti economici, ci sarà sempre e solo un indennizzo che corrisponderà minimo a tre mensilità, indipendentemente dall’anzianità di servizio.
    Verrà ricompresa, infine, nella categoria dei licenziamenti economici anche quello per scarso rendimento. Quest’ultima norma appare di difficile interpretazione e scatenerà certamente molte polemiche. Lo scarso rendimento, infatti, è evidentemente un caso limite tra i motivi disciplinari ed economici e lascia in mano al datore di lavoro molto potere discrezionale.
    Vedremo se il legislatore proseguirà su questa strada molto impervia.



  • Il Centro Studi di Confindustria ha fornito i dati economici relativi all’anno 2014, con annesse stime per il 2015 e gli anni a seguire. Il primo elemento importante da analizzare è la diminuzione del Pil nel 2014, attestata attorno al -0,5%. Ancora più rilevanti appaiono i dati sul Pil pro-capite. Si parla, infatti, di una decrescita del 12,3% rispetto ai numeri del 2007. Non avevamo un livello di Pil pro-capite così basso addirittura dal 1997. Sono numeri che fotografano la situazione della ricchezza prodotta nel nostro paese, dove anche i consumi sono in forte decrescita e la disoccupazione aumenta gradualmente ogni trimestre.

    caschetto lavoroNon è la situazione del Pil, però, quella più allarmante. Secondo le stime di Confindustria, infatti, a partire dal 2015 dovrebbe cominciare una lenta crescita del Prodotto Interno Lordo. Alla fine del 2015 avremo un +0,5 del Pil, mentre nel 2016 la crescita dovrebbe essere addirittura dell’1,1%.
    Finalmente, dunque, dovrebbe verificarsi una ripresa in alcuni macro-aggregati.
    La situazione più preoccupante dovrebbe riguardare il tasso di disoccupazione. Nel 2015, infatti, ci sarà un ulteriore leggero aumento: si passerà dal 12,7% attuale al 12,9%. Solamente dal 2016 avverrà una lieve decrescita, attestandosi però sempre sopra il 12%. Dal 2018 in avanti, invece, si prevede una contrazione importante con cifre inferiori al 10%. Aumenterà, infine, anche il debito pubblico, dal 132,2% al 133,8 % del 2015. Numeri che si dovranno scontrare con il giudizio della Commissione europea sulla nostra Legge di Stabilità e sulle misure adottate per la riduzione del deficit.
    Certamente fanno molto riflettere i dati sulla disoccupazione. Vedremo quali saranno gli effetti del Jobs Act, ovvero se, come crede il Governo, la nuova riforma occupazionale aiuterà le aziende ad assumere, rendendo il mercato del lavoro non solo flessibile, ma anche e soprattutto dinamico.

     



  • Chiunque di noi ha acquistato un prodotto online: dal libro all’articolo sportivo, finendo con il prodotto di alta tecnologia, ormai è impossibile fare a meno dell’e-commerce. Sembrerebbe altrettanto impossibile rivolgersi ad una banca per effettuare un’operazione di questo tipo. Ed invece a partire da Marzo 2015 sarà possibile. Si chiamerà Created in Italia ed agirà, appunto, nel mondo della vendita di prodotti online. É l’ultima ambiziosa sfida di Intesa Sanpaolo, una banca pronta a rivaleggiare con i colossi del commercio digitale sul loro campo di battaglia preferito. Amazon ed Ebay avranno, dunque, un concorrente insolito, per una sfida che genera tanta curiosità, ma anche molto scetticismo. Riuscirà Intesa Sanpaolo a creare un portale che soddisfi le aspettative dei propri clienti?

    intesaUna domanda alla quale è difficile dare una risposta. Di sicuro dovrà scontrarsi con la diffidenza di molti consumatori, abituati ad acquistare i propri prodotti su piattaforme universalmente riconosciute come affidabili. Come sottolineato da Stefano Barres (direttore sales and marketing di Intesa San Paolo) in una recente intervista, l’obiettivo di Intesa Sanpaolo è fornire un mercato più ampio alle Pmi. I dati in tal senso sono eloquenti: solo il 10 % delle piccole e medie imprese vende i propri prodotti online ed un misero 6 % del loro fatturato deriva dall’e-commerce. Una cifra, quest’ultima, davvero irrisoria se confrontata con la media del 15 % a livello europeo. Created in Italia nasce, dunque, con l’intento di offrire nuovi servizi ai propri clienti con tutti i vantaggi relativi ai metodi di pagamento che una banca può dare.

    Pare quanto mai innovativa anche l’idea di testare il mercato del cibo fresco online, un’iniziativa strettamente collegata ad Expo 2015. Quello del cibo fresco è un settore difficile da esplorare, vista la peculiarità del bene di consumo ed i relativi problemi in termini di consegna e di mantenimento della qualità del prodotto. Intesa Sanpaolo vuole intervenire, dunque, laddove Amazon è ancora debole. Il rischio, però, è molto alto. Sicuramente non potrà lasciare nulla al caso, pena una grave perdita in termini d’immagine davanti ai propri clienti e non solo.
    Del resto voi vi affidereste ad una banca per acquistare un prodotto online? Lo sapremo solo tra qualche mese e la risposta potrebbe essere alquanto sorprendente.

     



  • Un 2015 all’insegna della crescita e del rinnovamento burocratico. Sono questi i pilastri del programma che Jean-Claude Juncker ha presentato oggi al Parlamento europeo. Il neo eletto presidente della Commissione europea vuole dare una scossa importante alle istituzioni comunitarie, consapevole del fatto che il 2015 sarà il punto di non ritorno. L’anti-europeismo è in crescita in tutti gli Stati membri, come dimostrano anche le recenti elezioni europee. Le critiche alle politiche adottate da Bruxelles sono sempre più aspre. Persino due paesi cardine del progetto comunitario, come l’Italia e la Francia, hanno espresso la propria perplessità sulle scelte di politica economica prese dall’Ue negli ultimi anni.

    juncker fotoJuncker vuole dare delle risposte immediate. Per questo motivo intende rinnovare le regole che disciplinano i rapporti tra Parlamento, Commissione e Consiglio e che spesso tendono a bloccare l’azione legislativa dell’Unione. Il presidente della Commissione individue almeno 100 dossier non approvati a causa di veti incrociati tra le istituzioni o tra i Paesi Membri. É necessario, dunque, uno snellimento della macchina amministrativa ed una ripartizione delle competenze più razionale. Juncker vede nella lentezza burocratica di Bruxelles uno dei maggiori ostacoli alla crescita economica dell’Ue.

    La nuova Unione Europea dovrà, inoltre, adottare nuove misure di politica monetaria e scegliere in maniera accurata i settori che necessitino di investimenti. Particolare attenzione verrà riservata alle riforme strutturali, interventi necessari per la modernizzazione delle infrastrutture dei singoli Paesi. Sul punto è prevista una ridiscussione del Patto di Stabilità, dal momento che viene ritenuto uno snodo cruciale per re-intraprendere la strada della crescita economica.



  • Il Prosperity Index porta buone notizie per l’Europa, un po’ meno per l’Italia. Nello specifico il Legatum Prosperity Index è una classifica annuale che misura lo stato di salute dei singoli Paesi, prendendo in considerazione una serie di variabili come l’economia, l’istruzione, la libertà personale, la sicurezza, la salute ed il livello di democraticità delle istituzioni. Come riporta il Guardian, quest’anno la ricerca ha preso in considerazione 142 Stati, valutandone progressi ed eventuali arretramenti nella sfera politica, economica e sociale. É bene notare come il Prosperity Index non misuri solo il livello di sviluppo economico di un Paese, ma valuti nel compresso la qualità della vita democratica. Non è un caso che si collochino nelle retrovie quegli Stati con gravi deficit democratici, come quelli del continente africano, o che la Russia venga classificata all’ultimo posto tra i Paesi europei.

    mappaSi conferma in prima posizione per il sesto anno consecutivo la Norvegia, davanti alla Svizzera e alla Nuova Zelanda. Il paese scandinavo fa registrare standard molto elevati, soprattutto in termini di economia ed istruzione. Nel complesso l’Europa la fa da padrona: quasi due terzi, infatti, dei Paesi ai primi 30 posti sono europei. Questo risultato è ancora più significativo se consideriamo che arriva in un momento particolare per tutta l’Unione Europea. Sono in molti, ormai, a mettere in discussione la capacità delle istituzioni europee di garantire adeguati livelli di crescita e di mantenere quei diritti sociali conquistati nel secolo scorso. L’indagine, al contrario, dimostra come i Paesi europei possano reggere il peso della concorrenza, sia di fronte al colosso americano che di fronte a quelli asiatici.

    Non si può dire la stessa cosa, però, dell’Italia, relegata al 37mo posto, appena dietro alla Slovacchia e al Kuwait. L’Italia risulta essere uno dei peggiori Stati dell’Unione Europea insieme a Grecia e Romania. Numeri che accrescono ulteriormente la preoccupazione sullo stato di salute del Paese e che gettano un’ombra importante sulle ipotesi di un’uscita italiana dall’Euro. Ora più che mai l’Italia ha bisogno di recuperare posizioni nella scala degli Stati del Vecchio Continente e lo può fare solo grazie a quel traino che il mercato unico e le istituzioni comunitarie sono in grado di darle.



  • Accorato e severo il discorso di Giorgio Napolitano all’Accademia dei Lincei. Parole dure, paragonabili solo a quelle pronunciate in occasione del suo secondo discorso di insedimento come Presidente della Repubblica. Questa volta il bersaglio non è esclusivamente la politica, ma tutte le istituzioni e la società civile nella sua interezza. Nel tono grave e solenne di Napolitano c’è il timore di una svolta eversiva, alimentata da un’antipolitica sempre più dilagante.
    napolitano fotoSono ricorrenti i parallelismi tra l’Italia post-fascista e quella di questi ultimi anni; un Paese afflitto da un decadimento di valori, testimoniato non per ultimo dallo scandalo “Mafia Capitale”: “Non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa che si riproducono attraverso i più diversi canali come in questo momento è emerso dai clamorosi accertamenti della magistratura nella stessa capitale” ammonisce Napolitano “Eppure, il dato saliente resta quello del dilagare, ormai da non pochi anni a questa parte, di rappresentazioni distruttive del mondo della politica. Sono dilagate analisi unilaterali, tendenziose, chiuse a ogni riconoscimento di correzioni e di scelte apprezzabili, per quanto parziali o non pienamente soddisfacenti”.

    Il problema, secondo Napolitano, è riconducibile ad una politica che ha perso ogni senso di moralità. Di qui le infiltrazioni di stampo criminale e la corruzione imperante. Manca allo stesso tempo un’analisi costruttiva delle difficoltà vissute dalla sfera pubblica. Al contrario, la critica si trasforma in violenza verbale e in mancato rispetto delle istituzioni (su tutte il Parlamento): la crisi della politica diventa anti-politica. Il Presidente della Repubblica teme questo fenomeno più di tutti gli altri, tant’è che lo definisce come una “patologia eversiva”.
    Non mancano anche i riferimenti all’anti-europeismo sempre più in voga in Italia come nel resto dei Paesi membri dell’Unione Europea. Un fermento anti-comunitario che rischia di far male alla democrazia, nonostante Napolitano sottolinei anche come le “miopie ed i ritardi delle istituzioni comunitarie, insieme a calcoli opportunistici degli Stati membri” abbiano contribuito ad una simile degenerazione.
    Un appello, quello di Napolitano, che arriva dopo giorni intensi, caratterizzati da voci sulle sue dimissioni imminenti e sugli eventuali sostituti. Giorni difficili per l’Italia come per il suo Presidente della Repubblica.



  • L’iter di approvazione della Legge di Stabilità procede spedito. Entro Natale la manovra del Governo dovrebbe arrivare alla Camera per ottenere il via libero definitivo. Per l’anno nuovo, invece, è atteso il parere di Bruxelles, che valuterà l’impatto delle misure adottate sul debito pubblico. Nel frattempo in questi giorni vengono discussi in Commissione Bilancio al Senato gli emendamenti più rilevanti. Uno su tutti riguarda la tassazione dei Fondi Pensione. Sul tema c’erano state molte polemiche: la scelta del Governo andava nella direzione di un aumento dell’aliquota dal 11,5 al 20%. Una decisione che avrebbe penalizzato soprattutto i piccoli risparmiatori e che sembra possa trovare una rimodulazione più equilibrata. É possibile, infatti, che si decida di aumentare sì la tassazione, ma solo fino al 17 %. Un compromesso che sembra sempre più percorribile con il passare delle ore.

    22102014Molto importante anche la discussione sui nuovi minimi per le Partite Iva. La legge precedente prevedeva una tassazione agevolata per tutti coloro che avessero un reddito inferiore ai 30 mila euro. La nuova Legge di Stabilità abbassa questa soglia e distingue tra professionisti e commercianti. Per i primi il tetto scende a 15mila euro, per i secondi viene alzato a 40 mila. Una misura questa, che penalizzerebbe i piccoli imprenditori e tutti i giovani che decidono di intraprendere il percorso delle start-up. Anche in questo caso, la discussione è aperta ed è probabile che ci siano delle modifiche rilevanti. Sarà fondamentale, infine, la discussione sull’Imu e sulla Tasi, verificando se effettivamente verrà bloccato l’aumento dell’importo di queste due imposte o se il Governo sarà costretto a chiedere un ulteriore sforzo ai contribuenti, per via delle forti pressioni esercitate dall’Unione Europea.



  • Il Presidente della Commissione Jean Claude Juncker entra a gamba tesa sul Governo Italiano. In un’intervista rilasciata  ad una serie di quotidiani europei, parla delle misure adottate dall’Italia nella prossima Legge di Stabilità. Il giudizio della Commissione è stato sospeso fino a marzo quando l’Unione Europea valuterà se sanzionare l’Italia per mancato rispetto delle norme del Patto di Stabilità. Per adesso Juncker si limita ad ammonire il nostro Paese, intimandolo di adottare provvedimenti efficaci per ridurre il debito pubblico. La stima del Governo Renzi è che il debito possa addirittura crescere, passando dal 131,6 % del prodotto interno lordo del 2014 al 133,1 %.

    juncker fotoDunque, mentre l’esecutivo italiano invita Bruxelles ad attuare politiche che limitino il rigore e stimolino la crescita, Juncker risponde in maniera piccata: “Se c’è qualcuno che non può lamentarsi, questa è proprio l’Italia”. Il riferimento del Presidente della Commissione è alla comprensione e alla fiducia mostrata dalle istituzioni europee verso il piano di riforme promesso da Matteo Renzi. Riforme non ancora attuate e che sembrano, appunto, far crescere il disavanzo pubblico. Le scintille tra Bruxelles e Roma proseguono ormai da mesi, in attesa di un giudizio definitivo sulla Legge di Stabilità che arriverà a Marzo.
    Ancora più duro il parere di Bruxelles sulla Francia. Recentemente l’Eurogruppo ha ripreso il Governo transalpino intimandolo di attuare misure aggiuntive rispetto a quelle già approvate. Il debito francese continua a crescere e sembrano ormai diventate inconciliabili le posizioni di Hollande con quelle della Germania di Angela Merkel. Anche la Francia attende impazientemente le decisioni dell’Unione Europea sul suo deficit, che arriveranno pure in questo caso nel mese di Marzo.

     



  • Lo avevano dichiarato nei giorni scorsi e venerdì in occasione del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi ed Andrea Orlando (Ministro della Giustizia) hanno dato il via libera al nuovo disegno di legge anti-corruzione. Non si tratta, come si pensava in un primo momento, di un decreto legge, ma di un vero e proprio Ddl. Questo vuol dire che ci saranno tempi di approvazione più lunghi e che ci potranno essere rilevanti modifiche davanti alle Camere.

    orlandoLe principali novità del provvedimento sono l’inasprimento delle pene per il reato di corruzione e l’aumento dei termini di prescrizione. Il testo prevede, appunto, delle sanzioni che vanno da un minimo di 6 anni ad un massimo di 10. La normativa attuale disciplina questa fattispecie prevedendo una pena di reclusione che va dai 4 agli 8 anni. Stesso discorso per i tempi di prescrizione che passano dai 10 attuali ai 12 anni e mezzo della nuova legge. Importante anche la disciplina del patteggiamento. Se il nuovo Ddl passerà alle Camere, i corrotti potranno patteggiare la propria sanzione solo ed esclusivamente se restituiranno per intero la cifra sottratta all’erario pubblico.

    Misure che si pongono come obiettivo quello di fungere da deterrente per i reati di questo tipo, in un momento storico di grave decadimento morale per il nostro Paese. La domanda che sorge spontanea è se queste misure saranno sufficienti per arginare il fenomeno corruttivo. Manca, ad esempio, una norma che incentivi la collaborazione con le autorità, favorendo così i pentiti, come avviene, ad esempio, per i reati di mafia.
    Senza dubbio ci sarà spazio alla Camera ed al Senato per intervenire e perfezionare il disegno di legge. Difficile, però, che si possa trovare un compromesso con Forza Italia ed il Nuovo Centrodestra, contrari entrambi all’inasprimento delle pene, definito da alcuni esponenti del partito di Silvio Berlusconi come un vero e proprio “liberticidio”. 
    I magistrati, dal canto loro, chiedono un intervento organico che non si limiti ad agire sulle sanzioni, ma che intervenga a più ampio raggio sui metodi di prevenzione e di investigazione.



  • Matteo Renzi annuncia il pugno duro contro chi si macchia del reato di corruzione. Misure ritenute ancora più urgenti e necessarie dopo lo scandalo “Mafia Capitale”, un procedimento giudiziario che vede coinvolti esponenti politici e della pubblica amministrazione. Il Presidente del Consiglio parla di un intervento immediato volto a prevenire situazioni di questo tipo. Lo fa attraverso il suo profilo ufficiale Twitter: “Su 50 mila carcerati, solo 257 per corruzione. Non è serio. Non basta lo sdegno: regole più dure domani in Consiglio dei ministri”.

    renziQueste le parole del Premier che hanno scatenato una serie di reazioni. Su tutte l’Anm che chiede al Governo di eliminare gli slogan retorici e di attuare misure efficienti che possano aiutare i magistrati nella lotta alla corruzione. Ancora non ci sono certezze su quali saranno i provvedimenti che verranno poi approvati nell’iter da seguire tra Camera e Senato. Una delle misure più chiacchierate riguarda l’aumento dei termini di prescrizione per i reati di corruzione e l’innalzamento della pena minima da 4 a 6 anni. Bisogna chiedersi se siano sufficienti delle sanzioni più dure per arginare un problema di carattere principalmente morale. Nei giorni scorsi Renzi aveva parlato dell’aumento dei termini di prescrizione come di uno strumento essenziale per accrescere la certezza della pena e per costringere i corrotti a restituire quanto sottratto all’erario pubblico.
    Sono attese in questi giorni ulteriori novità in merito. Non è escluso che ci possa essere anche un confronto con l’Anm per valutare quali possano essere le misure più adeguate.



  • Il 16 Dicembre è un giorno da segnare sul calendario per i contribuenti. Entro questa data, infatti, bisognerà pagare sia la Tasi che l’Imu. Un doppio appuntamento che rischia di creare molta confusione tra i cittadini (è bene ribadire che si tratta di due imposte diverse!), ma che potrebbe non presentarsi più. Il Governo pare, difatti, intenzionato ad eliminare tali imposte e ad introdurre un’unica tassa, la cosiddetta Local Tax, che dovrebbe prevedere il pagamento di una serie di servizi locali.

    27102014Per quanto riguarda la Tasi, sarà la prima volta assoluta per oltre 600 Comuni, mentre in più di 5000 città si dovrà procedere con il pagamento della seconda rata dopo aver già familiarizzato con l’imposta tra giugno ed ottobre. In quest’ultimo caso i cittadini dovranno limitarsi a versare la quota rimanente.
    Sono previste delle detrazioni, non solo in base alla rendita catastale, ma anche a seconda del numero dei figli e della quota ISEE. Tutti parametri scelti in maniera discrezionale dai singoli Comuni: spetta, appunto, agli enti locali attraverso le proprie delibere, stabilire i criteri attraverso i quali dovranno essere applicate esenzioni o detrazioni per i cittadini. É bene sottolineare come la Tasi debba essere pagata anche da coloro che usufruiscono di una casa in affitto: per questa categoria è prevista una quota compresa tra il 10 ed il 30%.

    Stessa scadenza anche per l’Imu, con riferimento a tutti gli immobili diversi dalla prima casa. Per il mese di Dicembre sono previste una serie di ulteriori scadenze che riguardano l’Iva, la Tari e le ritenute Irpef dei lavoratori dipendenti. Un calendario di scadenze davvero fitto che porterà all’interno delle casse dello Stato circa 44 miliardi di euro. Se da una parte si tratta di una bella notizia per l’erario pubblico, non lo è di certo per i contribuenti che si troveranno a versare un’ingente quota di denaro e quasi tutta in un’unica soluzione. Probabilmente il Governo lavorerà nei prossimi mesi per dilatare nel tempo l’appuntamento con il fisco ed evitare che si creino inutili ingorghi nel pagamento delle imposte.