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  • Non ci sarà alcun taglio dei fondi europei per il Sud Italia. Lo ha dichiarato su Twitter Corina Cretu, commissario europeo per la politica regionale. La politica romena, dunque, smentisce quanto riportato dai giornali in questi giorni. Secono i maggiori quotidiani nazionali, la Cretu avrebbe lamentato il cattivo utilizzo delle risorse europee da parte di alcune regioni italiane, in particolare quelle meridionali. ” Ci sono alcune Regioni a cui stiamo letteralmente pompando soldi da anni e anni, ma dove il livello della qualità di vita dei cittadini non migliora, non si produce crescita. Non vediamo differenze” Queste le parole riportate da Il Fatto Quotidiano, da qui l’esigenza da tagliare i fondi per quelle realtà incapaci da anni di attuare un efficace piano di sviluppo strutturale.

    cretuCorina Cretu, però, chiarisce le sue parole rispondendo su Twitter a chi le chiedeva risposte in merito. “Ho detto che noi supportiamo le scelta del Governo italiano di tagliare i co-finanziamenti nazionali. Non ho mai parlato di tagli dei fondi europei alle Regioni”.  Una querelle, quella tra l’Unione Europea ed il Meridione, che va avanti da anni, complici anche numerosi scandali che hanno colpito alcuni amministratori locali. Certamente nei prossimi mesi Bruxelles chiederà al Governo italiano una maggiore attenzione nell’utilizzo dei fondi europei. Qualora non dovessero arrivare le risposte adeguate, lo Stato italiano dovrà rispondere delle inadempienze delle proprie Regioni rischiando anche pesanti sanzioni.


  • europa bce

    L’Eurogruppo invita l’Italia ad attuare misure più efficaci per ridurre il deficit. Questo è quanto emerge dalla riunione dei Ministri dell’Economia e delle Finanze degli Stati membri dell’Unione Euopea. ” Notiamo – riporta il comunicato – che secondo la più recente analisi della Commissione, lo sforzo strutturale italiano nel 2015 è pari allo 0,1% del prodotto interno lordo, rispetto allo 0,5% previsto dal Patto di Stabilità. Su questa base, misure efficaci potrebbero essere necessarie per migliorare lo sforzo strutturale”. In base a quanto emerso da questo comunicato, sembrerebbe che il Governo italiano non sia chiamato ad attuare, dunque, delle misure aggiuntive rispetto a quelle già previste nella Legge di Stabilità.

    Le riforme strutturali ed economiche  programmate dall’esecutivo italiano avrebbero riscontrato il parere positivo dell’Eurogruppo, nonostante vengano ritenute ancora insufficienti per ridurre in maniera sensibile il debito pubblico. Continuano ad essere cospicui, infatti, i ritardi dell’Italia rispetto a quanto previsto nel Patto di Stabilità. Da qui l’invito dell’Eurogruppo alla realizzazione di provvedimenti più efficaci che consentano il rispetto dei parametri di Maastricht. Il giudizio definitivo sulla Legge di Stabilità italiana è rinviato, però, a Marzo. In quella sede l’Unione Europea valuterà gli sforzi di modernizzazione effettuati dall’Italia e daeurogruppo altri paesi, tra cui la Francia, e deciderà se iniziare una procedura d’infrazione contro lo Stato italiano. Il confronto tra il Governo Renzi e l’Europa continua, dunque, alla ricerca di un difficile compromesso tra crescita e riduzione del deficit.

     



  • Grande fermento e moltissima curiosità sta suscitando, in questo periodo, il c.d. Jobs act, il piano di riforme del governo Renzi su lavoro, welfare, ammortizzatori sociali, pensioni e turnover. E’ al centro dei dibattiti dentro e fuori le stanze del governo ed il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ex presidente di Legacoop, non si risparmia.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaPunto focale è l’articolo 18, armatura di tanti lavoratori, col quale, per tanti anni, si sono protetti da repentine e immotivate interruzioni dei rapporti di lavoro da parte di datori che, da una parte per tutelare la propria attività dall’altra per motivi personali, hanno sempre avuto il coltello dalla parte del manico.

    Poletti ironizza in merito affermando che i contratti a tempo indeterminato sono ai minimi storici, circa il 17%, e se continua così non ci sarà bisogno di metter mano all’articolo 18 in quanto non sarà più necessario licenziare.

    Ragion per cui, continua a ipotizzare Poletti su Rai3 nella trasmissione “In 1/2 ora”, è il caso di riguardare il quadro dei contratti a termine, nello specifico i Co.co.pro e Co.co.co., e di apportare sostanziali modifiche anche alle Partite Iva, che hanno avuto una crescita esponenziale nell’ultimo quinquennio e quindi non possono essere eliminate.

    “Oggi il lavoro è intelligenza, è creatività, […] Abbiamo bisogno di nuovi contratti di collaborazione, abbiamo bisogno di cooperazione, di corresponsabilità“. Così esordisce Poletti, e continua dicendo che il governo ha utilizzato la Legge delega per costruire un nuovo panorama del sistema della contrattazione nel nostro Paese, con l’intento di creare un unico contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti che spazzerà via tutti gli altri, eliminando una volta per tutte, le difficoltà attuali.

    Si viaggia, quindi, verso una significativa riduzione delle forme contrattuali.



  • In tempo di spending review anche le famiglie procedono a tagli sulla spesa accostandosi alle oramai imminenti festività natalizie in modo più sobrio: un po’ per necessità, un po’ per scelta.

    In ogni caso, rispetto al 2011, circa 2 miliardi di euro in meno, vale a dire una cifra complessiva pari a 36,8 miliardi, il 3% in meno rispetto allo scorso anno, distribuita nel seguente modo: il 26% spenderà almeno il 50% in meno; il 20% tUn Natale sotto la stella del risparmiora il 30 e il 50% in meno; il 22% fino al 30% in meno; il 30 % come nel 2011 e solo un 2% si concederà qualche eccesso in più.

    I dati sono di Confesercenti, che ha stimato un abbattimento della voce acquisti natalizi, e regali in particolare, per quasi sette milioni di italiani che in buona sostanza colpiscono i settori da sempre al top durante queste feste. Scenderanno così gli acquisti su giocattoli (dal 49% del 2011 al 45% di quest’anno) e gioielli (dal 10% al 7%), resteranno stabili quelli sui prodotti alimentari e vini (infondo ad una buona cena non rinuncia “quasi” nessuno) e sull’hi-tech (un solo punto in meno) mentre, in controtendenza, l’acquisto di libri che passano dal 51% al 55%.

    Allo shopping reale, prediletto dal 73% dei consumatori, e pressoché stabile, fa riscontro un 17% di shopping on line che in un solo anno segna un + 6%, leggibile non solo come moda ma, soprattutto, come possibilità di maggiori risparmi.

    Di più proprio non si può. Questo scorcio d’anno tra vecchie e nuove imposizioni, mutui, Imu, debiti vari, le tredicesime (là dove verranno corrisposte e comunque ridotte rispetto al passato) serviranno a ciò e per ripristinare il risparmio eroso a causa della crisi. Da ciò, il dato sulla contrazione dei regali per circa 700 milioni in meno.

    Insomma, un Natale sotto la stella del risparmio augurandoci che sia una stella fortunata in almeno due direzioni: quella della consapevolezza di aver vissuto per troppo tempo oltre ciò che era consentito, quella di una nuova coscienza che vorrebbe tutti più sobri imparando a vivere in maniera più essenziale e attenta ai bisogni di tutti: magari imparando da subito a non sprecare cibo, nei giorni di festa in particolare.

    In Italia ne buttiamo in pattumiera più di 10 milioni di tonnellate l’anno. Ecco, speriamo di apprendere dai nostri errori quotidiani.



  • Da sempre gli italiani, evidentemente oppressi da un fisco invadente e voracissimo nel loro paese, hanno fatto ricorso all’esportazione illecita di capitali nella vicina Svizzera. Per quanto i tassi di rendimento offerti dalle banche elvetiche sia stato sempre ridicolmente basso, il mito dell’anonimato e la forza del Franco svizzero sono stati un grande richiamo per i detentori di patrimoni rilevanti. Ma ora questa manna sembra arrivata al capolinea.

    Secondo quanto ha dichiarato il capo della Segreteria di Stato del governo di Berna, Oscar Knapp, entro la Tassazione dei capitali esportati illegalmentefine dell’anno potrebbe esserci la firma ufficiale sull’accordo concernente la tassazione dei capitali esportati illegalmente dagli italiani nelle banche elvetiche.

    REGALO DI NATALE – L’accordo, che potrebbe vedere la luce entro la fine dell’anno, ormai sembra in dirittura di arrivo e c’è ottimismo intorno ad esso. Italia e Svizzera, infatti, potrebbero raggiungere un’intesa sulla regolarizzazione dei conti di clienti italiani negli istituti di credito elvetici entro il 21 dicembre prossimo. E’ quanto ha affermato l’ambasciatore Oscar Knapp, spiegando che per quella data si punta ad una intesa tecnica, che dovrà poi essere ratificata dai parlamenti dei due Paesi.

    ACCORDO RUBIK – L’accordo in questione è conosciuto come accordo Rubik. Ma di cosa si tratta? Il nuovo accordo, che nella sostanza ricalcherebbe l’intesa raggiunta tra Berna e i governi di Londra, Vienna e Berlino, tasserebbe i capitali esportati illegalmente nelle banche elvetiche, e ne rimarrebbero esclusi immobili, opere d’arte e yacht. L’accordo prevede come punto di partenza la garanzia del mantenimento dell’anonimato degli esportatori di capitali da parte delle autorità svizzere. Queste ultime si farebbero carico di tassarli in base ad un’aliquota percentuale che verrà stabilita nell’intesa bilaterale.

    ECCO COME FUNZIONA – Innanzitutto l’accordo non tocca coloro che hanno già scudato i loro capitali, che non dovranno fare assolutamente nulla. Come funzionerà? Se un italiano ha un conto presso una banca svizzera, sarà la Banca nazionale Svizzerastessa banca a provvedere al calcolo delle imposte, con una ritenuta fiscale analoga al 20% che pagherebbe in Italia. A questo poi si dovrebbe aggiungere il costo dell’eventuale anonimato garantito dalla banca svizzera, che potrebbe ammontare tra il 10 e il 15%. Ecco che così si arriva a un complessivo 30-35%.

    INCASSO MILIARDARIO –  E’ una vera e propria stangata rispetto a chi ha fatto ricorso dal 2001 al 2010 degli scudi fiscali pagando solo il 4%, ma comunque inferiore alla tassa prevista dall’accordo con il governo tedesco (al 40%). “Vogliamo garantire la massima trasparenza ai flussi finanziari verso la svizzera pur conservando il rispetto della privacy e del segreto bancario” ha concluso Knapp.

    Si stima che i risparmi italiani attualmente presenti in Svizzera ammontino a circa 160 milardi di euro. E secondo i calcoli, scrive Il Sole 24 Ore, lo Stato italiano potrebbe incassare circa 20-30 miliardi di euro (calcolando il 20% su 100-150 miliardi).

    Si capisce bene che la posta in gioco è molto alta. Per avere un termine di paragone, si pensi che tale cifra rappresenta circa un terzo di tutti gli interessi sul Debito Pubblico che lo stato paga in un anno.

    Perciò la conclusione dell’accordo sarebbe una grande boccata di ossigeno per i conti pubblici ed inoltre contribuirà a far percepire l’Italia come un paese normale, anziché solo come il paese degli evasori.

    Sui mercati la credibilità è il più importante patrimonio per chi emette titoli di debito.



  • Fondi per la creatività e per il Sud - Ministro ProfumoL’idea è di quelle che piacciono se non fosse che la stessa è espressa nel contesto dell’incontro degli Stati Generali della Cultura, tenutasi a Roma il 15 novembre u.s., e che avviene in un momento in cui, Legge di Bilancio alla mano, sono più i tagli che gli investimenti in un Paese ancora alle prese, e chissà ancora per quanto, con la crisi.

    Ma, augurandoci che diventi presto realtà, merita la dovuta attenzione anche perché ad apprenderla in quel contesto, c’era anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

    L’idea viene dal ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo e poggia sulla costituzione di un’Agenzia per la creatività e l’innovazione che avrà come obiettivo la ricerca e, attraverso questa, la creazione di posti di lavoro, offrendo così opportunità di sinergia tra la comunità scientifica, gli enti di ricerca e il sistema delle imprese esistenti e nuove.

    Dalle parole del ministro responsabile del Miur, anche la conferma della disponibilità dei fondi utili alla costituzione dell’Agenzia: 120 milioni di euro reperiti da residui e da risparmi di bandi precedenti e di cui la parte più cospicua, una quota del 40%, da riservare al Sud del Paese.

    Una buona notizia sul fronte della ricerca, sollecitata nel corso dell’incontro anche dallo stesso Presidente della Repubblica, e della possibile creazione di nuova occupazione in particolare nel Sud del Paese dove gli effetti della crisi sono maggiormente avvertiti.

    Ad annuncio fatto, l’attesa ora è nella preparazione e promulgazione del bando, sperando che lo stesso, così come nei propositi del ministro Profumo, sia semplice e, soprattutto, in tempi brevi.



  • Crisi delle imprese italiane nel 2012Non era difficile prevedere una chiusura del 2012 con dati a dir poco preoccupanti così che quanto rilevato dal sondaggio congiunturale svolto dalla Banca d’Italia, non fa che presentare una situazione piuttosto critica per le aziende italiane alle prese con una crisi ancora tutta da superare (e sperando che non si prolunghi ulteriormente).

    L’anno in corso si chiuderà per un terzo delle imprese con i conti che definire “profondo rosso” consente di evidenziare solo un dato parziale poiché, in conseguenza di ciò, a farne le spese saranno soprattutto i lavoratori in calo soprattutto nelle realtà più piccole: quelle che occupano tra i 20 e i 40 adetti.

    Dalla rilevazione di Bankitalia effettuata presso le imprese negli ultimi due mesi, il 50,3% di esse dichiara di attendere un utile, mentre il 30,2% prevede una perdita: un dato quest’ultimo in crescita del 23,6% rispetto allo scorso 2011. Bilanci in negativo soprattutto per i settori del terziario e in particolare per quello alberghiero e della ristorazione, quelli che più di ogni altro compatrono sopportano il taglio delle spese nei bilanci delle famiglie.

    Sul fronte degli affari, l’indagine ha messo in evidenza che nei primi nove mesi dell’anno si è ridotto, rispetto allo scorso anno, per un 50% di aziende ed è cresciuto per il 24%, e così anche per gli investimenti più o meno in linea ma con previsione di riduzione degli stessi nell’immediato futuro, mentre è aumentato il numero delle imprese che è ricorsa alla Cassa Integrazione.

    La palla passa ora al ministero dello Sviluppo Economico al fine di favorire un cambio di rotta a sostegno dell’occupazione e degli investimenti, e occorre anche far presto, sin dalla prossima legge di stabilità, se non si vuole che il rosso dei bilanci di tante aziende (e gli effetti che gli stessi producono) non diventi “fisso” senza possibilità alcuna di ripresa.



  • Giornata del Banco Alimentare 2012È fissata per il prossimo 24 novembre la nuova Giornata del Banco Alimentare destinata alla raccolta di cibo per i poveri del nostro Paese, in crescente aumento, investendo in modo particolare famiglie con bambini piccoli e anziani che, effetti anche della crisi, rappresentano le fasce della popolazione più colpite.

    Cresce così, di anno in anno, il numero degli italiano che devono bussare alle porte di associazioni varie (Banco Alimentare, Croce Rossa, Caritas, Opere di Carità, Comunità di Sant’Egidio) per chiedere aiuti alimentari.

    Un numero impressionante stando a quanto attesta l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), l’ente collegato al ministero delle Politiche agricole, che ne ha stimati circa 3,6 milioni: + 33% negli ultimi due anni, quasi un milione in più rispetto al 2010. Un dato allarmante al quale, la stessa Agenzia rischia di non fare più fronte sebbene attraverso le varie organizzazioni caritative distribuisca ogni anno 100 milioni di euro di alimenti prodotti in eccedenza.

    Alla Campania il triste primato dove i poveri sono il 14% della popolazione con un aumento del 56% nell’ultimo biennio. Ma non sta messo bene nemmeno il Nord del Paese per essere rappresentato, subito dopo Sicilia e Lazio, dalla Lombardia, l’Emilia Romagna (6° posto), il Piemonte (8°), la Toscana e il Veneto a ruota. In mezzo, ancora regioni del Sud: la Puglia (5° posto), la Calabria (7°), la Sardegna (11°).

    Le regioni con il minor numero di indigenti la Valle d’Aosta, il Molise, il Trentino Alto Adige, l’Umbria: complessivamente in Italia 6mila poveri ogni 100mila abitanti.

    Il rischio è che a partire dal 2014, se l’Europa non rivedrà il taglio dei fondi previsti per le eccedenze alimentari da distribuire, non si potrà più soddisfare i tanti indigenti che, purtroppo, le stime prevedono ancora in aumento.

    Tuttavia è anche evidente che la povertà la si combatte non solo aumentando le disponibilità alimentari da distribuire ma anche, probabilmente soprattutto, riducendo gli sprechi: è fin troppa la quantità di cibo che viene buttata nella pattumiera o quella che, per un qualsiasi difetto di produzione (come confezioni sbagliate o difettose) o prossime alla scadenza che finisce al macero: più di un milione di tonnellate di cibo che basterebbe non solo a soddisfare il bisogno dei 3,6 milioni di poveri del nostro Paese, ma anche una parte degli oltre 19 milioni di persone che in tutta Europa soffrono la fame.



  • L'usura è un cancro per l'economia e per la societàDire che sia uno dei tanti effetti della crisi vuol dire negare l’esistenza di un fenomeno che, soprattutto nel Sud del Paese, esiste da sempre. Piuttosto la crisi l’ha aggravato anche con la “complicità”, diretta e indiretta, delle banche che hanno stretto ulteriormente i rubinetti in seguito al forte aumento delle sofferenze bancarie.

    Stiamo parlando del fenomeno dello strozzinaggio, più noto come usura, vera cassa contante per le mafie, con “fatturati” da capogiro che non conoscono crisi, prodotti da interessi che arrivano fino al 1500% annui.

    Il dato è quello presentato dalla Fondazione nazionale Antiusura “Interesse Uomo”, che da dieci anni opera nella provincia di Potenza e che a breve agirà sull’intero territorio italiano, sostenuta, tra le altre, da Banca Etica.

    Non c’è regione o città d’Italia, salvo rare eccezioni, esente dal fenomeno: Roma dove i tassi raggiungono il 1500%; Aprilia 1075%; Firenze al 400%; la Puglia al 240%; la Calabria tra il 200 e il 257%. Va un po’ meglio, se è lecito esprimersi così, a Padova dove i tassi raggiungono il 180% e nel modenese dove variano tra il 120 e il 150%.

    Dati impietosi che mettono a nudo una realtà economica sofferente che coinvolge migliaia di cittadini e imprenditori facendo le fortune, in particolare, di clan malavitosi: ben 55 quelli scoperti con le mani nel sacco, ramificati in ogni angolo d’Italia.

    Papa Giovanni Paolo II° definì l’usura “una vergognosa e tremenda piaga sociale” della quale, aggiungiamo noi ma è opinione diffusa (se non un vero e proprio dato) più di qualche responsabilità grava anche sullo Stato. Non sono poche infatti le imprese che a tutt’oggi sono creditrici della pubblica amministrazione e che a causa del ritardo di quest’ultime nei pagamenti, e la concomitante indisponibilità degli istituti di credito, bussano alle “banche della mafia” sempre aperte e generose nell’erogazione di prestiti a tassi usurai.

    È fin troppo evidente che occorrono iniziative pubbliche e private a sostegno di cittadini e imprenditori in difficoltà, utili non solo ad arginare l’annoso problema quanto ad infondere quel coraggio necessario a denunciare le proprie problematicità e a non sentirsi soli e abbandonati nell’affrontarle.

    È un problema e una questione di civiltà, a tutt’oggi un neo spaventoso per l’Italia intera.



  • Legge salva-olio e made in ItalyPrimo passo per la legge salva-olio approvata all’unanimità dal Senato, nel disegno più complessivo che definisce le “norme sulla qualità e la trasparenza della filiera degli oli di oliva vergini“, al fine di salvaguardare uno dei tanti comparti oggetto di frode alimentare a salvaguardia del patrimonio alimentare e agricolo nazionale nonché, aspetto non trascurabile, a tutela della salute pubblica.

    “Un passo fondamentale nella battaglia a difesa del vero Made in Italy dalle frodi e dagli inganni, che deve proseguire con la stessa decisione nel passaggio alla Camera che ci auguriamo avvenga al più presto”, ha commentato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, nell’esprimere apprezzamentao per il lavoro svolto dalla Commissione Agricoltura del Senato.

    Una volta (definitivamente) approvate, le nuove norme fissano criteri più stringenti a tutela del consumatore, contrastando la pubblicità ingannevole, ma soprattutto, introducendo l’obbligo di inserire il termine minimo di conservazione e prescrivendo le modalità di presentazione degli oli nei pubblici esercizi.

    Nel combattere le frodi di questo particolare e rilevante alimento nazionale, le nuove norme fissano le responsabilità delle persone giuridiche per i reati commessi in materia alimentare introducendo altresì nuovi istituti processuali investigativi e, soprattutto, sanzioni accessorie alla condanna attraverso la pubblicazione della sentenza.

    L’Italia, con un patrimonio di oltre 250 milioni di piante, garantisce manodopera per 50 milioni di ore lavorative e un fatturato di 2 miliardi di euro e, di certo, come sta avvenendo, non poteva più restare a guardare ai tarocca tori di mestiere.

    Nella speranza, infine, che ciò sia da viatico anche per tanti altri alimenti patrimonio dell’agricoltura e dell’operosità Made in Italy.



  • Legge di stabilitàCome sarà speso il denaro pubblico e come verranno reperiti i fondi necessari per tali investimenti?

    È questo che definisce la Legge di Stabilità, che fino al 2003 portava il nome di Legge Finanziaria.

    Ma di cosa si tratta?

    Ogni anno il Governo deve predisporre la legge di bilancio, il principale documento previsto dall’ordinamento della Repubblica Italiana per regolare la vita economica del Paese. L’articolo 81 della Costituzione stabilisce che con tale legge non si possono definire nuovi tributi e nuove spese, per questo è affiancata dalla legge di stabilità.

    Il disegno di legge è presentato entro il 15 Ottobre di ogni anno e a seguito dell’approvazione del Parlamento, regolerà la vita economica del Paese nell’arco di un anno solare.

    In seguito alla riforma costituzionale del 2001, che introdusse il federalismo nell’ordinamento degli enti locali territoriali, l’attività finanziaria statale deve essere coordinata con quella locale: ed ecco perché la Legge Finanziaria dal 2003 viene denominata legge di stabilità.

    Essendo l’Italia stato membro dell’Unione Europea, la stessa Legge di Stabilità ogni anno deve adottare norme di coordinamento della finanza pubblica dei vari livelli di governo, allo scopo di rispettare i requisiti di convergenza economico-finanziaria imposti dal trattato di Maastricht, al fine di raggiungere una più efficiente politica di coesione, anche economica, tra i paesi dell’U.E.

    La legge di stabilità 2013, proposta dal Governo Monti porterà una serie di modifiche sulle entrate/uscite dello Stato. Tra i punti principali troviamo: la riduzione delle aliquote IRPEF, per i primi due scaglioni; il tetto massimo delle detrazioni Irpef non potrà eccedere 3mila euro; saranno tassate anche le pensioni di invalidità e di guerra, l’aumento di un punto percentuale dell’IVA; il reperimento delle risorse attraverso, anche, la Tobin tax; cambiamenti per l’IMU della Chiesa, per la sanità, per la Tav e i trasporti; l’ok alla vendita dei beni demaniali attraverso fondi immobiliari e ancora tante altre modifiche.

    Chiaramente, sono ancora proposte tutte al vaglio del Parlamento. E le polemiche, seguite da controproposte, sono all’ordine del giorno.



  • Attenti alla contraffazione dell'etichettaNonostante una legge nazionale (targata 2012) approvata all’unanimità dal Parlamento italiano, ma non ancora applicata per le resistenze comunitarie (e lobby) che prevede l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza delle materie prime impiegata per le produzioni alimentari, prolifera il mercato del falso anche nel comparto dell’agricoltura.

    La denuncia arriva da Coldiretti e dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) per le quali la contraffazione nel nostro Paese vale 1,1miliardi di euro, che salgono fino a 60 se si considerano anche i prodotti italiani taroccati commercializzati all’estero: prodotti dai nomi altisonanti ma che nascondono vere e proprie insidie, se non effetti nocivi, alla salute.

    Un danno di immagine all’Italia, un danno fiscale, un danno all’agricoltura e a quanti dei prodotti della terra ne fanno motivo di orgoglio per la produzione di alimenti davvero unici: salumi, formaggi, vini, in particolare.

    Una situazione insostenibile alla quale si sta correndo ai ripari su iniziativa delle stesse organizzazioni di agricoltori e del ministro Mario Catania, con l’attivazione di una rete di cooperazione internazionale di polizia dell’Interpol volta a contrastare il mercato della contraffazione e, in particolare, i cosiddetti “wine-kit”, prodotti in Gran Bretagna: una sorta di “polverine magiche” che trasformano l’“acqua in vino” e che i consumatori stranieri confondono per vino italiano di qualità e dalle “firme” più prestigiose.

    La contraffazione si combatte con una buona informazione, corretta, che aiuti il consumatore finale a stabilire con certezza le materie prime del prodotto alimentare acquistato, la provenienza, l’anno di produzione.

    Da qui la sollecitazione a che le maglie legislative siano sempre più stringenti e, soprattutto, che vengano attuate per evitare il proliferare di un mercato che prima di ogni altro, importante, aspetto si traduca in un danno alla salute dei consumatori.