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  • export italia

    Nel mese di gennaio 2016, secondo i dati Istat, diminuiscono sia le esportazioni che le importazioni.

    Le elaborazioni delle istituto di statistica offrono un quadro poco incoraggiante per l’economia italiana. Il perdurare dell’embargo russo ed il rallentamento della export italiacrescita degli Stati Uniti e di alcuni paesi del Sud America, su tutti il Brasile, ha portato l’Italia a diminuire il numero di prodotti esportati all’estero.
    In particolare, rispetto al mese precedente, a gennaio 2016 l’export diminuisce del 2,2% e l’import dello 0,6%, con un saldo commerciale pari a +35 milioni.
    La variazione negativa su base mensile deriva da un calo dell’export verso l’area extra Ue (-6,3%), mentre le vendite di prodotti verso i paesi europei sono aumentate dell’1,1%.
    Il calo è imputabile soprattutto al crollo dell’export di prodotti energetici (-22,2%).

    In termini tendenziali a gennaio 2016 si rileva una flessione sia dell’export (-3,5%) sia dell’import (-3,2%), determinata principalmente dal marcato calo delle vendite (-8,0%) e degli acquisti (-6,6%) con l’area extra Ue.
    In questo caso, però, bisogna valutare gli effetti del calendario: a gennaio 2016, infatti, i giorni di lavoro sono stati 19 contro i 20 di un anno fa. Se consideriamo questa specificità, la flessione diventa solo del -0,3% per l’export e del -1,1% per l’import.
    La variazione negativa delle esportazioni dipende soprattutto dal crollo delle vendite verso la Russia  (-24,2%) e i paesi MERCOSUR (-18,8%), mentre crescono in maniera sostenuta le esportazioni verso i Paesi Bassi (+15,0%) e la Spagna (9,2%).
    Diminuiscono, inoltre, le importazioni di prodotti dalla Russia (-14,2%) e dai paesi OPEC (-12,6%).
    I dati, dunque, sono fortemente condizionati dalla crisi energetica e dall’embargo russo, legato alle vicende ucraine.
    Per quanto riguarda, infine, l’analisi dei singoli prodotti per paese, l’Istat rileva che le vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti verso Svizzera, Stati Uniti e paesi OPEC, contribuiscono per oltre un punto percentuale alla flessione tendenziale dell’export. La diminuzione dell’export, invece, è attenuata dall’aumento delle vendite verso la Spagna di mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi) e di autoveicoli verso il Regno Unito e la Germania.



  • In questi giorni è in corso il processo di rinnovamento di Confcooperative con varie assemblee regionali in tutta Italia, che tipo di esperienza avete vissuto viaggiando per le cooperative in giro per l’Italia e a che punto è lo stato di rinnovamento di Confcooperative?

    Intanto una bella esperienza. Stiamo viaggiando in tutta Italia, stiamo partecipando a tutte le assemblee delle unioni regionali e gran parte di quelle provinciali. Troviamo un grande entusiasmo e c’è un rinnovamento di classe dirigente, sia di tipo generazionale che di genere. C’è quindi un ingresso di donne, mi piace dirlo e sottolinearlo proprio oggi che è l’8 marzo, dento i consigli di presidenza delle unioni territoriali. Un entusiasmo e una partecipazione di cooperativa accompagnate non solo dal rinnovo degli organi questa stagione assembleare ma anche da un riordino territoriale che stiamo facendo  su tutto il territorio nazionale per rendere Confcooperative un’ organizzazione di rappresentanza che risponda ai tempi di oggi e alle esigenze delle nostre cooperative.

    Schermata 2016-03-15 alle 15.48.18Quali dovranno essere i prossimi passi di Confcooperative per essere veramente un’organizzazione moderna, efficiente e anche più vicina alle esigenze delle associate?

    Partiamo intanto da un obiettivo che ci è stato consegnato da una conferenza organizzativa che abbiamo realizzato nel 2013, rimettere al centro di tutta la nostra attività politico, sindacale e di rappresentanza le cooperative e i loro soci. Non dimentichiamo che le cooperative sono forme di impresa differenti perché al centro della loro attività mettono il socio, la persona, l’individuo e quindi da questo noi ricostruiamo e ripartiamo per la nostra azione di rappresentanza: la persona al centro, la coop al centro  di tutti i nostri interessi. La rappresentanza che stiamo già realizzando è una rappresentanza più vicina alle cooperative. Diciamo sempre che preferiamo avere meno sedi ma essere più vicini e più di prossimità alle nostre imprese . Questo significa anche garantire a tutta la base di cooperative associate uguali  modalità di gestire la rappresentanza e uguali opportunità di garantire dei servizi.

    Dopo i numerosi scandali che hanno colpito il mondo della cooperazione sicuramente l’immagine delle cooperative in tutta Italia non è positiva. Che ruolo può avere un’organizzazione di rappresentanza come Confcooperative per comunicare quali sono le esperienze positive del mondo della cooperazione?

    Intanto una precisazione: i fatti che hanno visto assurgere alla cronaca esperienze cooperative sono pochi esempi cattivi. Pessimi esempi di chi ha sfruttato lo strumento cooperativo per fare malaffare. Noi condanniamo questi episodi e vorrei sottolineare che quando a sbagliare è un’impresa di capitali non si condanna tutta l’industria e tutta l’imprenditoria italiana, quindi ci piacerebbe che non si accomunassero pochi sporadici casi con tutta la cooperazione che in Italia è presente ed è una fetta fondamentale dell’economia in tutti i settori economici e produttivi: dal sociale all’abitazione all’assistenza socio-sanitaria alla cooperazione agricola, molto forte anche in questa realtà della Calabria. Questa è una precazione doverosa. Noi abbiamo messo in atto dei meccanismi che aumentano le nostre capacità di far crescere gli anticorpi contro questi episodi, siamo intervenuti, in alcuni casi, ancor prima che arrivassero le indagini della magistratura. Abbiamo elevato la nostra capacità interna, come associazione, di monitorare e di vigilare nei confronti di cooperative che noi definiamo spurie o false cooperative. Abbiamo espulso dalla nostra base associativa molte cooperative, tutte quelle che, ad esempio, non si fanno revisionare. Abbiamo aumentato il nostro livello di autodifesa nei confronti di questi fenomeni. Non solo , abbiamo messo in atto assieme alle altre organizzazioni della cooperazione, con cui stiamo costituendo e abbiamo costituito l’alleanza delle cooperative in Italia, una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che abbiamo depositato alla camera nel corso del 2015. Una legge che ci difende dalla falsa cooperazione. Vogliamo lavorare e abbiamo lavorato insieme alle istituzioni, insieme alla politica, insieme all’A.N.A.C. proprio perché vogliamo aumentare questa capacità di difenderci  da fenomeni che danneggiano la vera, autentica e reale cooperazione.


  • gardini confcooperative calabria

    Che prospettive vede per la cooperazione in Calabria e nel Mezzogiorno e che consigli darebbe ad un giovane cooperatore che decide di aprire una cooperativa al Sud?

    Non le nascondo che purtroppo oggi fare impresa nel mezzogiorno è difficile, la crisi ha reso tutto più difficile: ha reso più difficile l’accesso al credito, ha reso più difficile l’utilizzo delle risorse come i fondi strutturali che arriveranno, del P.S.R. che arriverà. Noi dovremo essere bravi e capaci di utilizzare al meglio queste risorse ma anche di stimolare l’imprenditoria affinchè ci sia un riscatto un protagonismo ed affinchè sia sempre più radicato. Non ci dobbiamo aspettare dal pubblico la spinta per fare iniziative imprenditoriali, deve venire da un protagonismo dei cittadini e delle imprese. C’è ancora tanto spazio per la cooperazione e c’è spazio per la valorizzazione dell’agroalimentare. Noi abbiamo in tutto il mezzogiorno, compreso in questa regione, delle eccellenze di prodotti agricoli che non vanno venduti come tali ma vanno venduti, valorizzati, trasformati e vanno portati in tutti i mercati del mondo. Bisogna inserirsi all’interno di reti efficienti, un rete agroalimentare, non solamente un rete agricola, e per questo c’è grande spazio per l’agroalimentare e c’è spazio per la cooperazione nel welfare. Noi abbiamo bisogno di scrivere una pagina nuova, un nuovo modello di welfare, che sappia dare delle risposte a un bisogno che nel frattempo è molto aumentato, non solo perché aumenta l’età media della popolazione, e quindi c’è un bisogno più diffuso, ma anche perché ci sono nuove povertà. Anche qui il pubblico non sarà in grado di dare risposte  a 360 gradi perché ha meno risorse e perché ha più debito pubblico. Ecco quindi la necessità di un protagonismo nuovo del privato sociale e della cooperazione ma anche in tutto il processo di valorizzazione turistico. Le nostre materie prime sono: i nostri prodotti agricoli, le nostre bellezze del territorio e le nostre bellezze culturali. Questa è una terra che ha sicuramente molto da fare per valorizzare il meglio di sè, anche dal punto di vista turistico, per la valorizzazione di tutte le nostre bellezze. La cooperazione può essere uno strumento privilegiato.
    Cosa indicare ad un giovane? A un giovane vorrei dire che insieme si può fare, da soli è più difficile. È difficile condividere un’idea, è difficile mettere a fuoco un progetto, costruire un piano industriale anche partendo dalle cose più semplici , avere l’accesso al credito anche per attuare le cose più semplici nella fase di startup. Penso che la cooperazione, ancora oggi, sia uno strumento ideale per costruire insieme un percorso, ed è questo che ad un giovane consiglierei: di non improvvisarsi, di venire a conoscenza dei circuiti e delle reti a sostegno e di valorizzazione dei progetti imprenditoriali, perché c’è un’organizzazione che tenta di dare una mano, di accompagnare in tutti quelli che sono i processi di base.

    In questi giorni siete stati prima in Basilicata, poi in Campania, in tutte le regioni, per le assemblee di Confcooperative, qual è lo stato di avanzamento del rinnovamento di Confcooperative e l’avanzamento dei lavori dell’Alleanza delle cooperative?

    Lo stato di avanzamento è uno stato positivo. In Campania abbiamo fatto una giornata importante la settimana scorsa dove abbiamo fatto le assemblee provinciali, poi quella regionale e l’attuazione di un nuovo progetto organizzativo per essere più vicini alle cooperative e al fianco dei cooperatori. C’è stato anche un bel rinnovo generazionale: molti giovani e molte donne impegnati, che si lasciano attrarre, tentare  dal movimento cooperativo, dalla cooperazione, dall‘esperienza cooperativa e questo ci induce sicuramente a fare ancora di più e a fare meglio.

    Ultimamente sono state pubblicate molte ricerche che hanno evidenziato come la cooperazione sia molto resistente alla crisi, hanno anche mostrato come la cooperazione sia uno strumento che riesce a fornire alle donne maggiori posti di lavoro  e un migliore accesso ai ruoli apicali delle imprese. Nonostante questo l’immagine della cooperazione è ancora abbastanza negativa nel resto della società ed è legata a scandali come “Mafia Capitale”. Non crede che sia necessaria una migliore comunicazione rispetto ai valori della cooperazione e le esperienze virtuose delle cooperative?

    Noi abbiamo pagato un prezzo pesante soprattutto nell’ultimo anno. Le vicende di “Mafia Capitale” e le vicende delle false cooperative, ossia l’utilizzo strumentale per delinquere che alcuni banditi hanno fatto  dello strumento cooperativo, hanno fatto pagare un prezzo pesante sull’aspetto reputazionale delle cooperative. Noi abbiamo chiesto, proprio per questo, di serrare le fila e di fare pulizia nel caso vi fossero mele marce nel nostro cesto di frutta. Abbiamo chiesto anche alle nostre cooperative di comunicare e di raccontare le storie di ciò che oggi, sul territorio e nelle comunità, le nostre cooperative fanno. Storie di eccellenza che abbiamo voluto rappresentare anche in manifestazioni come EXPO dell’anno scorso. Abbiamo assolutamente bisogno di raccontare e di spiegare che la cooperazione in questo paese sta facendo delle cose eccellenti. Però le do ragione, siamo molto più bravi a fare che a comunicare.


  • italian taste

    È stato presentato oggi, alla Farnesina, il protocollo d’intesa tra il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il Ministero degli Affari Esteri ed il Miur per la valorizzazione della cucina italiana in tutto il mondo. 

    L’iniziativa, che ha visto anche il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico, l’Ice, il Coni, Unioncamere e Assocamerestero, è una delle azioni previste nel Food Act, il piano per la diffusione della cucina italiana all’estero realizzato con la collaborazione dei migliori chef nostrani.
    italian tasteIl Food Act prevede una serie di misure per la promozione della dieta mediterranea, il potenziamento della distribuzione del vero Made in Italy, un’implementazione del credito per i giovani chef italiani ed il rafforzamento del legame tra cucina e turismo.
    Il protocollo d’intesa presentato oggi prevede per i prossimi due anni iniziative di promozione della tradizione culinaria italiana negli Stati Uniti, Giappone, Cina, Russia, Emirati Arabi Uniti e Brasile.
    I migliori chef italiani fungeranno da veri e propri ambasciatori delll’Italian Taste. Nello specifico è prevista:

    • l’organizzazione della settimana della cucina italiana nell’ultima decade di novembre, con il coinvolgimento di ambasciate, consolati ed istituti di cultura;
    • lo svolgimento di un master class per gli chef stranieri sui valori della dieta mediterranea e per far conoscere loro le eccellenze alimentari e vitivinicole nostrane;
    • l’erogazione di borse di studio per giovani chef italiani under 30;
    • la realizzazione di giornate sulla cucina, in collaborazione con il Coni, durante importanti manifestazioni sportive, tra cui i Giochi Olimpici.

    L’obiettivo è valorizzare l’agroalimentare italiano all’estero, arrivando, come dichiarato a più riprese dal ministro Martina e dal premier Renzi, ad un valore di 50 italian tastemiliardi di esportazioni nel 2020.
    Già nell’ultimo anno l’export agroalimentare è aumentato del 7,4%, attestandosi come uno dei settori più dinamici del sistema Italia.
    Il Food Act agisce in un’ottica diversa rispetto al passato, ponendo questo comparto al centro delle politiche di sviluppo del Paese, con una campagna di comunicazione chiara e definita da un logo ed uno slogan distintivo “The extraordinary Italian Taste”.


  • false cooperative legge

    A febbraio 2016, in base ai dati Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua. 

    Si tratta della variazione negativa più grande da più di un anno (gennaio 2015), a testimonianza del perdurare del fenomeno deflazionistico che sta colpendo tutta l’Europa.
    false cooperative leggeC’è da dire che, in questo caso, il confronto diretto è con il mese di febbraio 2015, quando tutte le tipologie di prodotto fecero segnare un aumento dei prezzi.
    Questa volta, invece, tutte le componenti merceologiche mostrano un forte calo: i Beni energetici non regolamentati passano dal -5,9% di gennaio al -8,5% di febbraio, gli Alimentari non lavorati dal +0,6% di gennaio al -1,2% attuale ed i Servizi relativi ai trasporti dal +0,5% del mese precedente al -0,7%.

    Per quanto riguarda i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua (a gennaio era +0,3%); mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,8% su base annua (era +0,1% a gennaio).
    Si conferma, dunque, la deflazione dilagante in tutta Europa, che ha costretto la Bce a rafforzare il Quantitative Easing, aumentando la quota di risorse da destinare all’acquisto di titoli di Stato da 60 a 80 milioni di euro mensili e abbassando in misura notevole i tassi d’interesse.



  • Si è tenuto oggi, a Bruxelles, il Consiglio straordinario dei ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea sulla crisi del latte. 

    C’era molto attesa in merito alle decisioni del commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan, chiamato a fornire a risposte ai migliaia di produttori lattiero caseari vittima di un crollo dei prezzi dai contorni drammatici.
    martina false cooperativeIl Consiglio ha annunciato l’aumento temporaneo degli aiuti di stato, fuori dal regime de minimis, che permetterà ai singoli paesi di erogare ai singoli agricoltori risorse fino a 15mila euro.
    Per rendere operativa questa misura, però, ha sottolineato Hogan, saranno necessari almeno 7 mesi per completare gli adempimenti formali.
    Tra gli altri interventi deliberati oggi c’è la riduzione volontaria della produzione di latte, che alcuni paesi realizzeranno attraverso accordi tra i produttori.
    Viene previsto, infine, il raddoppio del volume della polvere di latte e del burro che può usufruire del prezzo di intervento pubblico, rispettivamente a 218mila e 100mila tonnellate.

    Quest’ultima misura, in particolare, non è gradita al Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che commenta in questi termini: “Continuare – dichiara Martina – ad aiutare chi produce non per il mercato, aumentando le quote di ritiro di latte in polvere e burro, non fa che peggiorare la situazione. Si dà un pessimo segnale ai produttori come quelli italiani che invece lavorano per il mercato, producendo latte di qualità e affrontando i relativi costi”.
    Secondo Martina manca in Europa una visione di lungo periodo. Vengono portate avanti, ormai da diversi anni, politiche che penalizzano le produzioni di qualità, come quelle italiane, orientando la competizione sempre più verso il ribasso dei prezzi.
    “Qui si danno solo risposte parziali e di breve periodo. Abbiamo chiesto decisioni su etichettatura e Ocm Latte – conclude il ministro – non possiamo sentirci rispondere con la creazione dell’ennesimo gruppo di alto livello. Serve uno scatto in avanti per un lavoro comune che dia prospettive al settore, oggi non c’è stato. Immaginare di tornare a discutere di latte a giugno è semplicemente inammissibile, a nostro parere ad aprile serve una tabella di marcia degli interventi normativi ed economici su come la Commissione intende intervenire”.


  • reti d'impresa bando

    Qual è il contesto economico nel quale si trova ad operare l’agricoltura calabrese?
    Un ambiente non dei più facili, stando a quanto emerge dall’analisi effettuata dal Gruppo di Ricerca Economica e Sociale di Confcooperative Calabria. 

    L’agroalimentare può rappresentare una risorsa enorme per la Calabria, agendo da vero e proprio volano per lo sviluppo del territorio e la creazione di nuovi posti di lavoro.
    Ma i risultati delle politiche agricole degli ultimi sette anni sono stati fallimentari. L’inizio dell’era del Piani di Sviluppo Rurale, con conseguenti risorse derivanti dall’Unione Europea, non ha contribuito alla crescita del comparto, né dal punto di vista degli investimenti né da quello del valore aggiunto.
    reti d'impresa bandoConfcooperative Calabria mette a confronto i dati Istat dell’Italia e quelli del Calabria dell’anno 2007 ed il 2014, cercando di individuare le maggiori differenze.
    In italia, tra il 2007 ed il 2014, la produzione di beni e servizi dell’agricoltura è aumentata del 10%, mentre in Calabria è addirittura diminuita del 20%.
    Una dinamica simile la troviamo nell’analisi del valore aggiunto del settore agricolo, dove nello stesso periodo di riferimento l’Italia guadagna 6 punti percentuali mentre la regione calabrese perde ben 29 punti.
    Anche gli investimenti in agricoltura sono protagonisti di un vero e proprio crollo dal 2007 al 2014, con 56,5 punti percentuali persi in soli sette anni.

    È evidente come un simile quadro macroeconomico renda impossibile la crescita di un settore strategico per l’economia, perché l’agricoltura, con il 13,4% di occupati, rimane il secondo comparto in termini occupazionali della regione Calabria.
    Risulta, dunque, di difficile comprensione come e perché le istituzioni locali abbiano deciso di ridurre gli investimenti o di dirottare le risorse su progetti fallimentari, seguendo il modus operandi tipico italiano del “finanziamento a pioggia”.
    Ma l’aspetto più sorprendente dell’analisi di Confcooperative è che, nonostante la riduzione degli investimenti, l’agricoltura calabrese sia riuscita a mantenere pressoché inalterati i livelli occupazionali, adeguando persino il reddito dei lavoratori ed incentivando il lavoro regolare.

    In base al confronto tra i dati italiani e quelli calabresi, in Italia, dal 2007 al 2014, gli occupati in agricoltura sono diminuiti del 3,5% contro una variazione del 2,4% in Calabria. Il settore agricolo calabrese, dunque, in termini occupazionali si è dimostrato maggiormente resistente alla crisi rispetto quello nazionale. Un risultato confermato dalle elaborazioni sul reddito da lavoro dipendente in agricoltura, cresciuto del 12% in Italia e del 10% in Calabria.
    Il contesto calabrese ha dimostrato, infine, di compiere dei passi in avanti in termini di implementazione del lavoro regolare, in un quadro molto difficile, considerata la persistenza delle pratiche di caporalato e di lavoro nero.
    Mentre l’Italia, dal 2007 al 2013, vedeva aumentare il proprio tasso di irregolarità relativo al comparto agricolo del 9%, la Calabria nello stesso periodo faceva registrare una riduzione del lavoro irregolare del 6%.
    Tutti gli altri settore economici calabresi, invece, hanno visto un aumento anche abbastanza corposo del lavoro nero.
    Il mondo dell’imprenditoria agricola calabrese, dunque, sembra essersi distinto negli ultimi anni per comportamenti virtuosi, a dispetto di un contesto economico e politico dei più difficili.
    Confcooperative Calabria, nelle conclusioni dello studio svolto, si augura che l’analisi pubblicata dia un nuovo impulso alla discussione, innanzitutto, e poi all’attuazione quotidiana e concreta delle scelte politiche, per avviare una netta e repentina inversione di tendenza.


  • latte prezzo

    Si svolgerà nella giornata odierna, a Bruxelles, il Consiglio straordinario dei ministri dell’agricoltura dei paesi Ue. 

    Sul tavolo ci saranno diverse questioni legate al mondo dell’agroalimentare. Una delle principali riguarda la crisi del lattiero caseario ad un anno di distanza dalla fine delle quote latte.
    In pochi mesi la produzione del comparto è aumentata in misura notevole, salendo di 8,5 milioni di tonnellate, e con una parallela riduzione dei prezzi che ha portato numerose stalle, specie in Italia, a chiudere i battenti.
    latte prezzoPer questo motivo il nostro Paese si presenterà alla riunione dei ministri dell’agricoltura, chiedendo misure efficaci per salvaguardare il settore.
    L’Italia chiederà il raddoppio immediato degli aiuti alle aziende in regime “de minimis”, fornendo così 80 mila euro ad ogni impresa agricola per contrastare il crollo dei prezzi. Fondamentale per l’Italia è anche una misura sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti lattiero caseari.

    L’obiettivo del Ministero delle Politiche agricole e delle organizzazioni di rappresentanza è valorizzare la qualità del latte italiano, contrastando l’importazione di materia prima e di prodotti finiti provenienti dai paesi esteri.
    I paesi membri, infine, discuteranno di una possibile riduzione volontaria della produzione, reinserendo delle misure di controllo del mercato, attive prima della fine delle quote latte.
    Come riporta il quotidiano La Stampa, gli stati Ue possiedono posizioni diverse a riguardo. L’Italia, attraverso Confagricoltura e l’Alleanza delle cooperative agroalimentari, chiede la fine immediata dell’embargo russo e la riduzione della produzione, da rendere, però, obbligatoria in tutti i paesi membri e da integrare con un sistema di aiuti Ue.
    La certezza è che domani sarà una giornata decisiva per un comparto che necessita di interventi urgenti per evitare il dilagare di forme di protesta su scala nazionale ed europea.


  • legge spreco alimentare

    Anche l’Italia avrà una legge sugli sprechi alimentari. 
    Comincia, oggi, alla Camera dei Deputati, la discussione del provvedimento che renderà più facile donare cibo e farmaci alle associazioni non profit ed diminuire così l’enorme quantità di cibo che ogni anno viene gettata via. 

    Secondo le ultime stime, ogni anno buttiamo 300 milioni di tonnellate di alimenti, una cifra impressionante che costringe istituzioni, imprese e consumatori ad effettuare delle riflessioni e ad adottare nuove strategie per ovviare a questo problema.
    Lo spreco alimentare diventa una questione ancora più annosa se pensiamo all’aumento costante del numero di poveri e all’acuirsi delle diseguaglianze.

    L’Italia, con la legge presentata dalla deputata Pd Maria Chiara Gadda, segue la scia lanciata ad Expo, dove il tema dagli sprechi è stato centrale. La Carta di Milano, firmata dai principali Stati mondiali, prevede come obiettivo per il 2030 la Fame Zero.
    legge spreco alimentarePer raggiungere questo ambizioso traguardo è doveroso e fondamentale partire con provvedimenti che favoriscano una migliore distribuzione del cibo.
    La legge in discussione da oggi alla Camera si basa sul principio della semplificazione.
    Allo stato attuale risulta estremamente complesso per le aziende agricole ed i ristoratori donare il cibo in eccesso. È necessario, infatti, firmare una dichiarazione preventiva cinque giorni prima della donazione.
    La nuova normativa consentirà, invece, ai soggetti economici (imprese agricole, supermercati e ristoranti) di effettuare subito le donazioni alle organizzazioni non profit e di presentare una rendicontazione a fine mese che garantisca la trasparenza e la tracciabilità delle operazioni.
    Un’altra novità importante riguarda la possibilità di donare non solo cibo, ma anche farmaci agli indigenti seguendo le stesse procedure.

    Sono previste delle agevolazioni fiscali, con uno sconto sulla tassa sui rifiuti in base alla quantità di cibo donato.
    Si verrà a creare, inoltre, un rapporto di collaborazione tra il non profit e le aziende.
    Le associazioni di volontariato potranno, ad esempio, ricevere dalle imprese agricole i prodotti non raccolti e distribuirli agli indigenti.
    Ci sarà, infine, la possibilità di donare anche i beni alimentari confiscati, una pratica, quest’ultima, ancora poco diffusa.
    Per quanto riguarda le risorse impiegate, vengono stanziati in tutto 2 milioni di euro per il Fondo sul Tavolo indigenti, 1 milione di euro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico nel settore del packaging anti-spreco ed 1 milione di euro per l’implementazione nei ristoranti di contenitori per consentire ai consumatori di portare a casa gli avanzi.
    Saranno proprio i consumatori i protagonisti della nuova legge. Sono presenti, infatti, anche dei veri e propri inviti alla responsabilizzazione dei cittadini, con dei programmi di sensibilizzazione ed educazione anti-spreco che andranno in onda nei prossimi mesi sulla Rai.



  • Domenica di sangue sulle spiagge della Costa d’Avorio, con un gruppo di terroristi che arrivato dal mare ha seminato il panico e causato diversi morti tra i turisti di alcuni resort sulle spiagge ivoriane di Grand-Bassam. Al momento l’attacco condotto da almeno due terroristi armati di granate e mitragliatori ha causato almeno 12 morti, tra cui 4 occidentali, anche se la zona è stata isolata da forze di polizia congiunte ivoriane e francesi e non è ancora chiaro se l’attacco sia tutt’ora in corso oppure se i terroristi sono stati fermati dalle forze di sicurezza.

    imageL’attacco ricorda quello che ha causato ben 38 morti a Sousse in Tunisia a giugno scorso. Le autorità itaiane stanno verificando se vi siano turisti italiani nella zona o direttamente coinvolti nell’attacco, che sembra chiaramente mirato a colpire, ancora una volta la Francia in uno dei paesi amici in Africa, spesso frequentato da turisti francesi e, comunque, simbolo degli interessi francesi in Africa.

     

    Aggiornamento ore 19.20 – Il video dell’attacco al resort

    Qui il video che sta facendo il giro del mondo e che al momento è l’unica testimonianza diretta che abbiamo di quanto accaduto sulle spiagge della Costa d’Avorio, da cui non arrivano altre informazioni.

    Aggiornamento ore 19.35 – 10 attentatori, di cui almeno 5 uccisi dalle forze di polizia

    Cominciano ad arrivare maggiori dettagli su questo attacco terroristico. Sembra che 10 uomini siano arrivati dal mare e abbiano cominciato a sparare all’impazzata. Dopo l’intervento delle forze di polizia almeno 5 uomini sono stati uccisi, mentre altri 5 sono fuggiti e sono tutt’ora ricercati. Questo è il primo attentato nella Costa d’Avorio, che ha una chiara matrice islamista.

    Aggiornamento ore 19.40 – 16 vittime, di cui 14 civili e 2 soldati

    Arriva da fonti ufficiali il bilancio delle vittime dell’assalto che ha coinvolto tre resort: i morti accertati al momento sono 16 e non 12, di cui 14 civili e 2 soldati intervenuti per fermare i terroristi. Non si comprende ancora se i membri rimasti in vita del commando siano in fuga o stiano continuando l’attacco.



  • Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione, risponde alle domande della giornalista di SkyTG24 Maria Latella e parte subito all’attacco sul tema della corruzione, partendo dalle indagini degli ultimi giorni: “C’è un problema di sensibilità anche dal punto di vista sociale, perché si sottovaluta a livello culturale del fenomeno della corruzione. Poiché sembra che quando si ruba alla Pubblica Amministrazione si ruba a pantalone e quindi non si ruba a nessuno.”

    imageGli fa eco Edmondo Bruti Liberati, Procuratore della Repubblica di Milano ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che sottolinea come le commissioni tributarie andrebbero abolite e tutto dovrebbe essere ricondotto alla Magistratura ordinaria, con tempi certi. Servono nuovi togati che possano occuparsi prettamente di questioni tributarie. E con questi nello spazio di un anno o due si potrebbe permettere di chiudere un sistema costosissimo e diseducativo, anche secondo Cantone, poiché si può operare con pratiche manzoniane con cui si cerca sempre di trovare la strada per farla franca e non pagare le tasse.

    Arriva poi la domanda sull’ANAC lombarda, che sta cercando di creare Maroni, per scongiurare nuovi scandali in Regione Lombardia, ma Cantone sottolinea come alcune autorità e ruoli spettino allo Stato e abbiano una loro centralità e valore.

    Alla fine dell’intervista, ad una domanda sull’opportunità o meno del Ponte sullo Stretto di Messina, dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del ministro delle infrastrutture Graziano Del Rio, Cantone evidenzia che: “Uno Stato serio lavora per non far infiltrare la criminalità, non si può evitare di fare le opere pubbliche solo perché si teme l’infiltrazione mafiosa. Quindi, anche il Ponte sullo Stretto se necessario e strategico si potrebbe fare, è una scelta di tipo politico, che avrebbe poco senso senza un impianto infrastrutturale che funzioni come la A3 e l’alta velocità per i treni.“



  • Non si hanno ancora certezze, ma a vedere le immagini che cominciano ad arrivare su Twitter e le prime dichiarazioni della TV di stato turca parlano chiaramente di un’autobomba che ha generato fiamme altissime, e purtroppo, temiamo numerose vittime e feriti nel centro di Ankara alle porte di un parco cittadini molto popolato e frequentato.

    imageL’agenzia di stampa Dogan parla di almeno cinque morti, ma sono tante le ambulanze arrivate in zona e il numero di auto e persone sul luogo dell’esplosione fa temere un bilancio ben più grave e pesante. Non si hanno ancora rivendicazioni dell’attentato che arriva a poche ore di distanza dall’assalto al resort in Costa d’Avorio.

    Grande confusione al momento nella zona a cui è impossibile avvicinarsi anche per raccogliere testimonianze e immagini di quanto successo.

    Aggiornamento – 19.15 – Attacco alla Polizia turca?

    Sembra che l’ambasciata americana settimana scorsa abbia diffuso un allarme in merito a possibili attentati, dando persino dei numeri di targa. E alcune fonti dicono che l’autobomba di questa sera sia stata lanciata contro un pullman della polizia, mentre si apprende che il bilancio dei morti è salito ad oltre ventisette e il numero di feriti è di parecchie decine, si parla di almeno 70 feriti gravi.

    Aggiornamento – 19.25 – Bloccati Facebook e Twitter in tutta la Turchia

    Alcuni attivisti segnalano che ad Ankara, ma anche in altre zone della Turchia, i social media siano al momento bloccati. Non si capisci se il blackout dei media sia voluto dal governo o dovuto ad altri problemi. Ma di certo i social del Paese sono irraggiungibili da molti utenti, che in questo momento stanno cercando di informarsi o di raccontare quanto sta avvenendo. Fonti ufficiali hanno comunicato che è attiva la censura sui social media per evitare la diffusione di immagini relative la scena del crimine.

    In questo video vediamo che molto probabilmente le fonti che parlano di un attacco ad un bus di poliziotti che stava passando nella zona hanno ragione, poiché si vede chiaramente un bus colpito e piegato su un lato, sicuramente coinvolto nell’esplosione.