Categoria: News

  • produzione industriale istat

    A gennaio 2016 cresce in maniera sensibile la produzione industriale. 
    Secondo le elaborazioni pubblicate oggi sul sito dell’Istat, l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta, rispetto a dicembre 2015, dell’1,9%.

    Su base tendenziale la crescita è ancora più cospicua: rispetto a gennaio 2015, infatti, la produzione industriale aumenta del 3,9%.
    produzione industriale istatIl settore dell’industria, dunque, mostra dei segnali positivi che abbracciano tutti i comparti. Nel confronto con dicembre 2015 aumentano, infatti, i beni strumentali (+5,7%), i beni intermedi (+2,5%), l’energia (+1,8%) e i beni di consumo (+0,5%).
    Su base annua i beni strumentali presentano una variazione positiva maggiore (+9,5%); stessa dinamica per l’energia (+2,8%), settore in ripresa dopo la crisi dell’anno appena trascorso.
    Se analizziamo i singoli settori di attività economica, i comparti che registrano i maggiori aumenti tendenziali sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,9%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+10,3%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+7,9%). Le diminuzioni maggiori si registrano, invece, nei comparti dell’attività estrattiva (-3,9%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-1,6%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-0,6%).


  • europa bce

    Gli effetti del Quantitative Easing sono stati fin qui deludenti, portando addirittura, negli ultimi giorni, a rivedere al ribasso le stime sull’inflazione dell’area Ue. 
    Di qui la decisione sorprendente di Mario Draghi di abbassare notevolmente i tassi di interesse e di aumentare la cifra stanziata per acquistare titoli di Stato.

    Nello specifico il presidente della Bce ha tagliato il tasso di riferimento (refinancing rate) dallo 0,05% a zero (minimo storico), quello sui depositi da -0,30 a eurogruppo-0,40% e la marginal lending facility dallo 0,30 allo 0,25%.
    Ma soprattutto è stata aumentata da 60 a 80 milioni di euro al mese la quantità di risorse da impiegare per l’acquisto di titoli pubblici. La Bce ha inoltre stabilito che anche i bond emessi da aziende non finanziarie potranno essere acquistati attraverso il Quantitative Easing, purché abbiano un rating di investimento.
    Il tutto nonostante la forte opposizione della Germania – fin dall’inizio fortemente contraria ad un tipo di politica monetaria espansiva – culminata con il non voto odierno da parte del presidente della Bundesbank Jens Weidmann.

    La scelta coraggiosa della Banca centrale europea arriva in un momento in cui l’inflazione è stata rivista al ribasso, con una previsione del +0,1% per il 2016, ben lontana, dunque, dal +2% auspicato all’inizio del Qe.
    La paura della deflazione ha portato così Mario Draghi a scegliere di ridurre drasticamente i tassi di interesse e di rafforzare le misure di politica espansiva, decidendo, tra l’altro, di mantenere questi livelli almeno fino a marzo 2017.
    Le borse hanno subito reagito positivamente, con Milano che guadagna 3,7 punti percentuali e tutti i principali listini che si attestano sopra il +1%. A spiccare il volo sono soprattutto le banche, come testimoniano i dati di Unicredit (+8%) ed Intesa San Paolo (+5%).
    Crolla il valore dell’euro sul dollaro, passato da 1,10 a 1,085.


  • istat lavoro

    Per la prima volta dopo sette anni, scende il tasso di disoccupazione annua, passando dal 12,7% del 2014 all’11,9%. 

    A comunicarlo è l’Istat attraverso una nota sull’andamento della domanda e dell’offerta di lavoro in Italia nell’anno appena trascorso.
    istat lavoroLe elaborazioni dell’Istituto di Statistica rivelano dati positivi in quasi tutti gli indicatori relativi all’occupazione.
    Il numero dei disoccupati, ad esempio, è diminuito di 203.000 unità (-6,7%), mentre il numero di occupati è cresciuto di 186.000 unità (+0,8%) portando il tasso di occupazione al 56,3% (+0,6 %.)
    Aumenta soprattutto la quantità di persone impiegate in rapporti di lavoro dipendente e con forme contrattuali a tempo indeterminato, mentre continua la variazione negativa del numero di lavoratori indipendenti, che per il quinto anno consecutivo diminuiscono, perdendo nel 2015 22.000 unità e 0,4 punti percentuali.
    Si riduce anche la disoccupazione giovanile, la cui media annua per il 2015 è del 40,3% (-2,4% rispetto alla media del 2014).
    Anche il numero di inattivi diminuisce per il secondo anno consecutivo (-0,6%).

    Se analizziamo i dati su base territoriale, notiamo come il miglioramento del mercato del lavoro sia stato più accentuato nel Mezzogiorno.
    Nel 2015, invece, il tasso di occupazione del Sud è aumentato di 0,8 punti percentuali, a fronte di un +0,5% del Centro e del Nord ed il tasso di disoccupazione è diminuito di 1,3 punti percentuali contro il -0,7% del Centro ed il -0,5% del Nord. Tuttavia le differenze territoriali risultano essere ancora piuttosto marcate, con una disoccupazione che al Sud è del 19,4%, mentre al Centro è del 10,6% e al Nord dell’8,1%.
    Passando, invece, all’analisi delle singole regioni, al Nord gli incrementi più elevati del tasso di occupazione si segnalano in Liguria e Piemonte (rispettivamente +1,7 e +1,3 punti); al Centro il tasso di occupazione cresce soprattutto in Umbria e Toscana (+2,1 e +1 punti), mentre al Sud aumenta in maniera cospicua in Basilicata, Sardegna, Puglia e Sicilia (incrementi tra 1 e 2 punti) con la Calabria che è l’unica regione meridionale con l’indicatore in calo.


  • istat lavoro

    L’economia italiana presenta una crescita moderata ed un miglioramento generale dei livelli occupazionali, dovuto soprattutto agli sgravi contributi presenti nella Legge di Stabilità. 

    L’Istat ha pubblicato la nota mensile sull’andamento economico dell’Italia, analizzando le prospettive di medio periodo.
    istat lavoroNei primi tre mesi dell’anno, secondo l’Istituto di statistica, il nostro Paese seguirà l’andamento mondiale che vede una lieve rallentamento della fase di crescita.
    La previsione dell’Istat vede, dunque, una variazione positiva del Pil dello 0,1% per il primo trimestre del 2016, frutto soprattutto dell’aumento dei consumi privati.
    Segnali positivi arrivano dal settore dei servizi e delle costruzioni, mentre l’industria presenta un arretramento.
    La dinamica maggiormente positiva riguarda, invece, il mercato del lavoro, dove diminuisce in maniera costante il tasso di disoccupazione.

    L’Istat cita il nuovo contratto a tutele crescenti come una delle sue cause della riduzione della disoccupazione, ma individua negli sgravi contributivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato come il fattore determinante in tal senso.
    I datori di lavoro hanno potuto stipulare nuovi contratti permanenti con gli sgravi fiscali fino a 8.060 euro, inseriti nella Legge di Stabilità. Dal 2016 è prevista una riduzione del 40% dei suddetti incentivi che, per il momento, però, non sembrano frenare la stipula di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
    Secondo l’Istat, infine, l’andamento dei mercati finanziari in Cina ed il rallentamento della crescita dell’economia statunitense condizioneranno l’andamento del nostro Paese. Soprattutto quest’ultima variabile rischia di pesare sulla bilancia commerciale italiana, se consideriamo lo straordinario appeal di cui godono i prodotti agroalimentari italiani negli Stati Uniti.


  • carne suina

    Il comparto della carne suina sta attraversando una crisi profonda, testimoniata dal livello dei prezzi che registra una flessione media negli ultimi cinque mesi del 20%.

    La denuncia arriva da Agrinsieme, il coordinamento di Cia, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative italiane agroalimentari.
    Nell’ultimo periodo il settore della carne, specie quella suina, è in grave perdita: i produttori non riescono a ripagare i costi di produzione per via della chiusura di alcuni mercati come quello russo e dell’allarme dell’Oms, che ha fatto decrescere il livello di consumi di carne e salumi.
    carne suinaCome evidenziato da Agrinsieme, il prezzo dei suini da macello è passato da 1,46 euro/kg di settembre 2015 a 1,2 euro/kg di febbraio 2016, con una variazione negativa del 17,8% in soli cinque mesi; ancora più cospicua la diminuzione del prezzo delle scrofe, passato da 0,55 euro/kg a 0,43 euro/kg ed una variazione percentuale del -21,8%.
    Le misure di stoccaggio privato delle carni – sottolinea Agrinsieme – varate dalla UE per sostenere il settore sono risultate inefficaci.
    Saranno necessarie, dunque, delle azioni più forti, di carattere prima di tutto nazionale e poi europeo per aiutare un comparto in grave crisi e far crescere la sua competitività.
    “E’ fondamentale con le Amministrazioni e la Filiera definire un Piano di supporto al settore – sostiene il coordinatore  di Agrinsieme, Dino Scanavino –  che attivi  azioni concrete e tempestive per la valorizzazione della carne di maiale e dei prodotti trasformati, la promozione della nostra salumeria a denominazione di origine sul mercato internazionale, il supporto al credito, la riduzione della pressione fiscale, la risoluzione delle limitazioni sanitarie ancora in atto in alcune aree del territorio. Non ultimo si deve alzare l’attenzione sul nostro export, promuovendo interventi concreti verso nuovi mercati, ad iniziare dalle aree del sud est asiatico”.


  • lavoro licenziamenti

    Nel corso del 2015 sono diminuiti i licenziamenti, con una variazione negativa dell’8,14% rispetto all’anno precedente. 

    A comunicarlo è il Ministero del Lavoro ad un anno esatto dall’introduzione del Jobs Act e del nuovo contratto a tutele crescenti, che ha modificato in maniera sostanziale l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.
    In base alle elaborazioni del Ministero, nel 2015 sono stati 841.781 i rapporti di lavoro cessati a causa di un licenziamento.
    lavoro licenziamentiLa variazione più cospicua è avvenuta nell’ultimo trimestre dell’anno, con 243.206 licenziamenti effettuati ed una diminuzione di 42.487 unità rispetto allo stesso periodo del 2014.
    Anche i Consulenti del Lavoro confermano i dati forniti dal Ministero. “Per ogni 100 contratti stipulati – dicono i Consulenti del lavoro – due lavoratori in più hanno conservano il posto di lavoro”.
    Nello specifico su 100 rapporti a tempo indeterminato cessati nel 2015,  28,1% sono terminati per licenziamento economico o disciplinare. Nel 2014, invece, la percentuale era del 31,3%.

    Secondo il Ministero del Lavoro sono positivi anche i dati sui nuovi rapporti di lavoro stipulati. Nell’ultimo trimestre del 2015 sono stati avviati in tutto 2.506.704 contratti, con una variazione positiva del 7,2% rispetto al periodo ottobre-dicembre del 2014.
    Particolarmente positivo è il dato sui contratti a tempo indeterminato: nel quarto trimestre del 2015 sono stati attivati 739.880 rapporti a tempo indeterminato, in crescita addirittura del 100,9% nel confronto con lo stesso periodo del 2014.
    Da questo punto di vista hanno svolto un ruolo determinante le agevolazioni per la stipula di nuovi rapporti stabili, inserite nella scorsa Legge di Stabilità, e destinati a subire un forte ridimensionamento nel 2015.
    I contratti a tempo determinato, di converso, diminuiscono del 7,7%, attestandosi su 1.476.502 unità.


  • mulinum calabria

    Si chiama Mulinum ed è l’ultimo mulino calabrese, il primo finanziato attraverso una raccolta fondi partita su Facebook. 

    L’idea nasce lo scorso mese di febbraio, quando Stefano Caccavari, un giovane calabrese già noto in Calabria per il progetto Orto di Famiglia, ha scritto un post sulla propria pagina Facebook invitando amici a salvare l’ultimo mulino in pietra rimasto in Calabria, costruendo anche un forno per preparare il mulinum calabriacosiddetto “brunieiettu” e lo “iermanu”, il pane tipico del luogo.
    Si trova nella valle di San Floro in provincia di Crotone, uno dei tanti luoghi calabresi dimenticati, ma dalle potenzialità e dal fascino enorme.
    Una bellezza incontaminata e una tradizione immortale che ha colpito centinaia di persone, che hanno deciso di rispondere all’appello di Caccavari finanziando il suo progetto.
    In poco tempo sono stati raccolti 110mila euro con 120 finanziatori coinvolti che potranno tra le altre cose diventare soci o essere ripagati attraverso coupon per l’acquisto di farina.

    Questa estate ci sarà l’inaugurazione. Sono già arrivate decine di richieste da tutta Italia, con pizzaioli e distributori di prodotti biologici che hanno deciso di rifornirsi al Mulinum, acquistando farina e pane.
    Il progetto ha attirato l’attenzione di media locali e nazionali e rappresenta uno straordinario esempio di come una terra come la Calabria possa recuperare le antiche tradizioni agricole, valorizzandole e rendendo protagonisti un’intera comunità.
    Il Mulinum sarà, infatti, un motore di sviluppo per tutta la valle di San Floro, una zona nella quale tempo fa sarebbe dovuta sorgere una discarica, ma grazie alla mobilitazione di cittadini ed istituzioni locali è stato abbandonato il progetto.
    Oggi la stessa zona è protagonista di un’iniziativa lodata in tutta Italia: il vecchio mulino diventa simbolo di innovazione e di capacità imprenditoriale.


  • delrio codice appalti

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice degli appalti pubblici che andrà a sostituire il vecchio Codice, recependo le tre direttive europee in merito. 

    Una delle linee direttive del provvedimento è la semplificazione delle norme e delle procedure che regolano gli appalti.
    Si è passati, ad esempio, dagli oltre 600 articoli del precedente Codice ai 217 articoli della nuova normativa, regolamentando anche un istituto importante come delrio codice appaltiquello delle concessioni.
    Come dichiarato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, nel corso della conferenza stampa di presentazione del Codice, l’obiettivo è privilegiare la qualità degli operatori, dei progetti e dei bandi gara, accantonando il meccanismo del massimo ribasso.
    “La qualità è la parola chiave – dichiara Delrio. – Qualità degli operatori economici qualificati, imprese vere, piene di ingegneri e progettisti e povere di avvocati“.

    Ma la qualità, ci tiene a sottolineare il ministro, non riguarda solo le aziende che partecipano alle gare, ma anche le stazioni appaltanti, chiamate ad indire bandi proporzionati alle loro capacità.
    Un punto sul quale si è battuto il mondo della cooperazione riguarda la qualità dei progetti presentati, un aspetto che il nuovo Codice degli appalti dovrebbe premiare: “Troppo spesso in Italia – dichiara Delrio – sono stati messi a gara dei progetti preliminari, cioè senza le indagini geologiche, archeologiche preventive e sismiche. Questo ha comportato che un mese dopo l’aggiudicazione di un appalto, le imprese cominciano a richiedere il 30-40% in più“.
    Verranno, infine, abbandonate le gare al massimo ribasso per privilegiare il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che tiene conto sia della qualità del progetto che del prezzo necessario per la sua realizzazione, evitando così l’applicazione dei massimi ribassi in settori delicati come quelli dei servizi sociali e dell’edilizia scolastica.


  • professioni agricoltura

    L’agricoltura rappresenta uno dei pochi comparti che mostra evidenti segnali di ripresa. 
    Lo dicono i dati, che parlano di un aumento dell’occupazione dell’1,6% nel 2015 e sopratutto rilevano un crescente interesse dei giovani ed una maggiore richiesta delle aziende agricole di profili professionali specializzate nel comparto agricolo. 

    Aumentano, infatti, i laureati in agraria ed il numero di giovani che intende ad avviare un’impresa agricola. Sembra che il tanto auspicato ricambio generazionale sia destinato finalmente a compiersi anche in un comparto, quello agricolo, dove l’Italia vanta – si fa per dire – un’età media dei lavoratori autonomi superiore rispetto alle media europee.
    professioni agricolturaLe misure inserite dal Governo nel pacchetto Generazione Campolibero prevedono, tra l’altro, una serie di agevolazioni per i giovani che vogliono investire in agricoltura.
    Il 2016, in via definitiva, si prospetta come un anno positivo per il comparto. Se il 2015 ha visto un aumento dei giovani (15-34 anni) occupati in agricoltura del 4,3% ed una crescita addirittura del 35% dei giovani imprenditori agricoli (dati Coldiretti), il 2016 può rappresentare un ulteriore momento di svolta da questo punta di vista.
    Lo dimostra anche il crescente orientamento delle Agenzie per il lavoro verso l’agricoltura. L’edizione odierna del Corriere della Sera riporta alcuni esempi, come quello dell’Agenzia Openjobmetis, che di recente ha aperto un’area dedicata all’agroalimentare, prevedendo un boom del settore.
    Proprio Openjobmetis ci fornisce alcuni elementi interessanti in merito alle figure professionali più richieste nel settore agricolo per il 2016.
    I profili più ricercati saranno i tecnici commerciali laureati in agraria, biologia, chimica organica e tecnologie agroalimentari, con competenze in ambito botanico, batteriologico e con spiccate doti di vendita.
    È attesa una crescita rilevante del comparto vitivinicolo con una ricerca sempre più insistente di figure legate al mondo del marketing, oltre a sommelier ed enologi.


  • sociale italia

    A gennaio 2016 la disoccupazione è ferma all’11,5%, attestandosi sugli stessi livelli da agosto 2015. 
    Rispetto all’inizio del 2015, invece, il tasso di disoccupazione è calato dello 0,7%. 

    sociale italiaCi sono, dunque, dei segnali parizlamente positivi che giungono dal mercato del lavoro italiano e che diventano ancora più evidenti se analizziamo il numero di occupati e di inattivi.
    A gennaio, riporta l’Istat, la stima degli occupati cresce dello 0,3% (+70 mila persone occupate), tornando al livello di agosto. La crescita è determinata dai dipendenti permanenti (+99 mila) mentre calano i dipendenti a termine (-28 mila) e gli indipendenti restano sostanzialmente stabili.
    L’aumento dei contratti a tempo indeterminato è in parte riconducibile agli sgravi fiscali previsti dalla Legge di Stabilità, anche se il 2016 ha sancito un taglio del 40% degli esoneri contributivi, passati da 8.000 euro a 3.250 euro.

    Nonostante la riduzione degli sgravi, dunque, continua la tendenza del mercato del lavoro che vede una netta crescita dei contratti di lavoro stabili.
    Si tratta certamente di un dato incoraggiante che andrà, però, valutato in maniera più approfondita alla fine del 2016, quando gli effetti degli sgravi fiscali della Legge di Stabilità saranno più sfumati.
    Un ulteriore elemento positivo riguarda il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni che diminuisce dello 0,4% (-63 mila unità); su base annua gli inattivi sono diminuiti dell’1,7%, pari a -242mila unità.
    Probabilmente, ancora più che l’aumento degli occupati, è questo il vero aspetto positivo dell’elaborazione mensile dell’Istat. Nei mesi scorsi abbiamo assistito, infatti, ad una variazione negativa del tasso di disoccupazione dettata per lo più dall’aumento del numero di inattivi, ovvero di persone che non lavorano e non cercano lavoro e che dunque non vengono conteggiati nel calcolo della disoccupazione. Il fatto che la diminuzione del tasso di inattività non sia coinciso con un aumento del tasso di disoccupazione, significa allora che il mercato del lavoro italiano sta raggiungendo finalmente una discreta stabilità.



  • L’Italia aumenta la propria produzione e mostra dei miglioramenti nel mercato del lavoro, ma non basta. 
    Il rapporto Ocse «Going for Growth 2016», presentato oggi nel corso del G20 finanziario a Shanghai, svela le criticità dei principali paesi industrializzati. 

    C’è spazio anche per l’Italia che si attesta come uno degli ultimi paesi dell’area Ocse per disoccupazione giovanile e disoccupati di lunga durata. Il mercato del decreto salva banchelavoro italiano si distingue, in particolare, per le difficoltà in entrata dei giovani e delle persone che hanno perso il posto di lavoro.
    Le forme di flessibilità introdotte di recente non sono servite a creare un sistema realmente dinamico e non lo sarà mai finché le politiche attive saranno così deficitarie ed i meccanismi di protezione sociale saranno estremamente deboli.
    L’Ocse individua cinque misure necessarie per l’Italia:

    • la costituzione di un mercato del lavoro duale, con forme contrattuali più flessibili, procedure legali più chiare e meno costose ed un sistema di protezione sociale più ampio;
    • miglioramento del sistema di istruzione secondario, basato su criteri di equità (tasse più alte e progressive in base ai livelli di reddito) e di efficienza;
    • miglioramento dell’efficienza del sistema fiscale attraverso un’aspra lotta all’evasione e con l’eliminazione di alcune imposte;
    • semplificazione del sistema dei tribunali civili e delle procedure fallimentari;
    • promozione delle politiche attive, da incentrare soprattutto sui disoccupati di lungo corso e sui giovani.

  • intermarché frutta

    Vi siete mai chiesti che fine fa la frutta e la verdura dal “brutto aspetto”, quei prodotti malformati che spesso il consumatore sceglie di lasciare sugli scaffali dei supermercati?

    La maggior parte della volte rimane invenduti e gettata via, comportando un enorme spreco di cibo che eppure contiene le stesse identiche proprietà nutritive del cibo dal “bell’aspetto”.
    Ogni anno buttiamo oltre 300 milioni di tonnellate di frutta e verdura e nel 57% dei casi lo facciamo a causa del loro aspetto.
    intermarché fruttaIntermarché, la terza catena di supermercati francese, ha deciso allora di lanciare un progetto ambizioso e al momento vincente.
    Si chiama “Inglorious fruit and vegetables” e raccoglie la frutta e la verdura che si presenta piena di difetti estetici. Troviamo prodotti come “La mela grottesca”, “La patata ridicola”, “L’arancia orrenda”, “Il limone guasto” e “La melanzana sfigurata” che vengono venduti nei supermercati di Intermarché ad un prezzo inferiore del 30% rispetto alla frutta e alla verdura dalla forma perfetta.

    Si tratta di un’idea certamente innovativa, che non a caso è stata replicata da altre catene della grande distribuzione.
    Come recita il claim della campagna pubblicitaria di “Inglorious fruit and vegetables” ci troviamo di fronte ad una “gloriosa battaglia contro lo spreco di cibo”.
    I consumatori hanno subito apprezzato l’iniziativa come dimostrano i dati delle vendite: 1,2 tonnellate di prodotti venduti al giorno in ogni punto vendita di Intermarché, con un aumento del traffico negli store del 24%.
    Il merito è anche di un’attività di comunicazione intensiva sui social e sui media tradizionali, che ha portato a raggiungere oltre 13 milioni di persone in un solo mese.
    Vi proponiamo di seguito il video che presenta la linea innovativa ed intrigante della catena di supermercati francese.