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  • mafia dia

    Un cambio al vertice della Commissione bicamerale antimafia. Stando alle ultime indiscrezioni, la segreteria del Partito Democratico avrebbe deciso di non rinnovare l’incarico a Rosy Bindi in vista della scadenze intermedie dei ruoli delle Commissioni Parlamentari. 

    Una decisione che potrebbe essere collegata alle polemiche sulle elezioni regionali campane.
    mafia diaProprio qualche giorno prima delle consultazioni, la Commissione bicamerale antimafia guidata da Rosy Bindi presentò un dossier con la lista dei cosiddetti “incandidabili” in quanto oggetto di procedimenti giudiziari. Tra di essi era presente anche il candidato governatore del Pd ed attuale presidente della regione Campania Vincenzo De Luca.
    Aldilà delle polemiche sulla questione De Luca, il partito democratico pare non essere soddisfatto dell’operato dell’attuale presidente della Commissione antimafia, alla quale viene attribuita una certa “timidezza” in merito ad alcune recenti inchieste sulla ‘ndrangheta calabrese.
    Il suo posto dovrebbe essere preso da Emanuele Fiano, deputato del Partito Democratico e Responsabile nazionale PD con delega alle Riforme. Tra gli altri incarichi ricoperti in passato da Fiano c’è anche quello di segretario del Copasir.
    Figlio di Nedo Fiano, uno dei pochi sopravvissuti alle deportazioni nel campo di concentramento di Auschwitz, Emanuele Fiano è particolarmente attivo sul fronte della promozione dei dialogo tra Israele e Palestina grazie all’attività dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e dell’associazione Sinistra per Israele.



  • È stato approvato alla Camera il disegno di legge sul Collegato agricoltura. 
    Il provvedimento prevede una serie di misure per la semplificazione del rapporto tra imprese agricole e PA e la crescita della competitività del comparto. 

    Tra le misure più importanti in materia di semplificazione e controlli delle attività agricole vanno evidenziate:

    • La riduzione da 180 a 60 giorni dei termini entro i quali la PA deve adottare il provvedimento finale dal ricevimento della richiesta presentata dal Centro di assistenza agricola (CAA);
    • L’eliminazione del fascicolo aziendale per i produttori la cui produzione è inferiore ai 350 kg di olio;
    • La previsione di disposizioni specifiche sulla definizione dei prodotti derivati dalla trasformazione del pomodoro, sui relativi requisiti, sull’etichettatura e sul confezionamento, nonché sulle sanzioni;
    • L’introduzione di sanzioni in caso di mancata iscrizione all’Anagrafe apistica.

    Il disegno di legge prevede, inoltre, la razionalizzazione di enti e agenzie vigilati dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali come AGEA e mipaafAGECONTROL Spa. Viene previsto, ad esempio, l’obbligo di pubblicazione annuale dei dati economici, finanziari e patrimoniali delle attività svolte da ciascun Ente, società e agenzia.
    Le risorse ricavate dal processo di razionalizzazione serviranno a finanziare politiche di internazionalizzazione per lo sviluppo del Made in Italy.
    In materia di innovazione, invece, viene disciplinata l’inclusione dell’innovazione tecnologica e informatica e dell’agricoltura di precisione, nonché il trasferimento di conoscenze dal campo della ricerca al settore primario, tra gli ambiti operativi del sistema di consulenza per i beneficiari dei contributi PAC.
    Le PA, inoltre, forniranno gratuitamente ai soggetti richiedenti i contributi europei l’assistenza e le informazioni necessarie. Inoltre saranno elaborate specifiche procedure per gestire le nuove richieste, agevolando la fruizione degli aiuti. A tal fine, la via telematica diventa il mezzo esclusivo di acquisizione dei dati da parte delle PA.
    Il provvedimento, infine, prevede una serie di misure per sviluppare alcuni settori emergenti come quello della birra artigianale e del biologico, oltre all’incentivazione delle colture di riso ed il rafforzamento delle sanzioni in materia di pesca ed acquacoltura.


  • inps logo

    L’Inps comunica di avere querelato il quotidiano Libero, colpevole di avere avviato “una campagna di stampa dai contenuti palesemente diffamatori e gravemente lesivi della reputazione dell’Inps”. 

    La vicenza riguarda il direttore generale dell’Istituto di Previdenza Sociale, Massimo Cioffi, che è stato in passato anche direttore del personale del gruppo Enel.
    inps logoDa tempo sono in corso degli accertamenti da parte dell’istituto sul versamento di contributi riguardanti l’esodo incentivato tra il 2006 e il 2015 di lavoratori del gruppo.
    Secondo il quotidiano Libero, la nomina di Cioffi a direttore generale avrebbe rallentato gli accertamenti, cosa più volte smentita dai soggetti interessati e dall’Inps stessa.
    “L’Istituto ha agito in questo periodo con ancora maggiore celerità e trasparenza, portando avanti dal marzo 2015, dunque successivamente all’insediamento dei nuovi vertici, ulteriori accertamenti ispettivi nei confronti di tutte le 12 società del gruppo Enel in Italia. Tali accertamenti si sono conclusi con contestazioni di rilevanti addebiti contributivi il 15 gennaio 2016“.
    I fatti riguardanti le presunte irregolarità commesse da Enel venivano riportate, fa sapere l’Istituto, direttamente al presidente dell’Inps e non a Cioffi, essendo quest’ultimo parte in causa.
    Massimo Cioffi ha deciso, tra le altre cose, di auto-sospendersi dall’incarico di direttore generale per difendersi al meglio dalle accuse arrivategli in queste settimane.


  • formaggio

    Il tredicesimo Rapporto Qualivita-Ismea, presentato ieri nel corso della “giornata della qualità agroalimentare” offre un quadro interessante sulle produzioni Igp e Dop. 

    L’Italia è da questo punto di vista il leader in Europa con 280 eccellenze registrate e un fatturato superiore ai 13 miliardi di euro.
    L’agroalimentare italiano è universalmente riconosciuto per la sua qualità, che abbraccia tra l’altro diversi settori: dal vino ai formaggi, passando per i salumi e la frutta.
    formaggioIl nostro Paese, però, può ancora migliorare se consideriamo che le prime 20 Dop e Igp nazionali sviluppano il 90% del fatturato. Tra queste ricordiamo il parmigiano reggiano, il grana padano, l’aceto balsamico di Modena, la mela dell’Alto adige, il prosciutto di Parma, il pecorino romano, il gorgonzola, la mozzarella di bufala campana, lo speck Alto Adige, il prosciutto San Daniele, la mela Val di non, il toscano, la mortadella Bologna, la bresaola della Valtellina Igp ed il taleggio.

    I margini di miglioramento vengono soprattutto dalla lotta contro l’Italian Sounding. In tutto il mondo specie negli Stati Uniti si cerca di imitare i prodotti italiani e di venderli come se fossero stati prodotti nel nostro Paese.
    Un’attività illegale che secondo Roberto Moncalvo, presidente nazionale di Coldiretti, potrebbe valere 300.000 posti di lavoro in più all’agroalimentare italiano.
    Sono particolarmente preoccupanti i dati degli Stati Uniti, dove tra l’altro l’appeal del Made in Italy è enorme. Non a caso, in base agli ultimi dati forniti dall’Istat e dal Mipaaf, le esportazioni italiane negli Usa nel 2015 valgono ben 3,2 miliardi di euro con una crescita del 20% rispetto al 2014.

    I prodotti più falsificati sono i formaggi. Negli Stati Uniti in nove casi su dieci il parmigiano reggiano ed il grana padano vengono sostituiti dal parmesan prodotto in Wisconsin ed in California. La produzione annuale di imitazioni dei formaggi italiani – riferisce Coldiretti – ha raggiunto negli Usa il quantitativo record di quasi 2.228 milioni di chili, con una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni, tanto da aver superato addirittura la stessa produzione di formaggi americani come cheddar, colby, monterrey e jack. Tra i formaggi italiani Made in Usa più gettonati ci sono la mozzarella (79 %), il provolone (7%) e il parmesan (6%).
    Negli ultimi anni, però, anche l’olio extravergine d’oliva ed i salumi sono oggetto di contraffazione portando l’Italia ad intraprendere severe azioni di contrasto al fenomeno, come gli accordi stipulati con le piattaforme di e-commerce eBay ed Alibaba.
    La rete rappresenta, infatti, uno dei principali luoghi di diffusione di prodotti contraffatti: intensificare questo tipo di attività ispettiva sarà fondamentale per contrastare l’Italian Sounding e valorizzare le Dop e Igp nazionali.

     

     

     


  • agromafie

    Mafia e agricoltura: un binomio da 16 miliardi di euro che spesso ha danneggiato la concorrenza, la qualità e l’immagine dell’agricoltura italiana. 
    Distruzione dei campi e dei macchinari, racket, truffe alimentari, pratiche di caporalato e gestione della fase di intermediazione con la grande distribuzione. Sono alcune delle pratiche più diffuse esercitate dalla criminalità organizzata nel comparto agricolo. 

    Ed è bene precisare non si tratti solo di un fenomeno riferito al Mezzogiorno, ma a tutta l’Italia. Le associazioni criminali trovano sempre più vantaggioso inserirsi nel mondo agricolo, perpetrando anche vere e proprie truffe alimentari che arrecano danni alle imprese oneste.
    agromafieLa quarta edizione del rapporto Agromafie 2016 sui crimini agroalimentari in Italia, realizzato da Coldiretti, Eurispes ed Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema dell’agroalimentare, prova a fare chiarezza sul fenomeno e sulle evoluzioni del sistema dei controlli.
    Da quest’ultimo punto di vista emergono i dati maggiormente positivi. Mentre negli altri paesi ci sono ancora dei controlli piuttosto blandi, l’Italia, grazie all’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, ha intensificato le misure ispettive, riuscendo ad identificare numerosi reati.
    Il valore totale dei sequestri effettuati è di 436 milioni di euro; i settori più colpiti sono quelli della ristorazione (24% dei sequestri portati a termine), della carne e dei salumi (18%), della farina, pane e pasta (11%). Ma anche i comparti del vino, del latte e dei formaggi e dell’olio sono sempre più coinvolti in attività illecite perpetrate dalla mafia.

    Per quanto riguarda, invece, le regioni più colpite sono ovviamente la Calabria, la Sicilia e la Campania, ma ci sono regioni come l’Abruzzo, l’Umbria, Lombardia e Piemonte che stanno diventano sempre più permeabili ai crimini agroalimentari.
    L’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) che misura il grado di penetrazione di questo tipo di reati nei singoli territori, assegna la poco ambita palma di provincia più colpita a quella di Ragusa (100), seguita da Reggio Calabria (99,4) e Napoli (78,4).
    Per combattere questo fenomeno è necessario, secondo i ministri Martina e Orlando, realizzare un quadro di normative europee. Il solo intervento dell’Italia rischia di non riuscire ad arginare pratiche che hanno implicazioni e diramazioni internazionali. Basti pensare alle truffe sui fondi europei o alla contraffazione di prodotti agroalimentari italiani.
    Il marchio Made in Italy, come sottolineato recentemente dal presidente dell’Anac Raffaele Cantone, ha un appeal sempre più elevato a livello globale. Per questo motivo la mafia trova vantaggioso vendere prodotti spacciandoli per italiani, quando in realtà sono stati realizzati all’estero con materie prime a basso costo.


  • lavoro nero agricoltura

    È dal lontano 1954, denuncia Camillo Nola presidente di Confcooperative Calabria, che il consorzio di bonifica Sibari-Crati è commissariato. Un ente che avrebbe dovuto fornire, attraverso soldi pubblici, un servizio idrico efficiente per le imprese agricole della Sibaritide (Cosenza) è stato, in realtà, uno strumento di lottizzazione politica e di clientela.
    A questo si aggiungono gli enormi debiti contratti fino ad arrivare alla più recente procedura di liquidazione.
    camillo nola confcooperative calabriaCon la legge regionale n. 11 del 2003 la Regione Calabria ha costituito nuovi consorzi gestiti dalle rappresentanze agricole, trasferendo a queste ultime, insieme alla gestione, anche i debiti contratti fino a quel momento.

    L’articolo 23 della normativa regionale stabilisce che le imprese agricole e i cittadini con terreni agricoli debbano pagare i debiti indipendentemente da un eventuale beneficio diretto e che tale debito contratto dal vecchio consorzio verrà estinto attraverso un mutuo. Nel frattempo è intervenuta anche la giustizia tributaria con sentenze che in alcuni casi hanno penalizzato pesantemente gli agricoltori, non riuscendo a venire a capo di una legge poco chiara.
    Una vicenda, quella dei consorzi di bonifica, che ricorda per certi aspetti lo scandalo Mose, con enti pubblico/privati ed amministratori pubblici coinvolti. La questione, però, non è ancora giunta tra le mani dei magistrati.
    La richiesta di Nola è che la Procura della Repubblica faccia chiarezza sui fatti esposti, tutelando gli agricoltori ed i cittadini calabresi.

    Vi proponiamo di seguito l’intera intervista di Camillo Nola rilasciata all’ufficio stampa di Confcooperative Calabria.

     

    Presidente Nola, l’agricoltura sembra vivere di sovvenzioni pubbliche, ma spesso gli agricoltori rispolverano l’atavico lamento come se tutto fosse negativo…

    Il settore agricolo, nel mondo, ottiene da sempre gli incentivi pubblici perché il privato da solo non avrebbe convenienza economica, a causa dei tempi lunghi di rientro e dei copiosi rischi climatici; inoltre la sicurezza alimentare, intesa come garanzia di nutrizione, è sempre stata una relazione pubblico-privata strategica. L’ambiente da preservare è una priorità perché le risorse come la terra e l’acqua sono sempre più limitate e le imprese agricole svolgono un ruolo decisivo.

    Sì, ma gli agricoltori non vogliono pagare l’acqua.

    Falso. Il servizio di irrigazione va pagato ma l’acqua deve essere pulita, non devono pulirla le nostre imprese agricole associate, investendo ingenti risorse negli impianti di filtrazione.
    Chi ha un buon servizio e non lo paga sbaglia e se ne assume la responsabilità. Comunque non ci interessa rappresentare questi agricoltori. Detto questo, il tema dell’uso agricolo dell’acqua in provincia di Cosenza è strettamente legato ancora ad un fardello che dura dal 1954, che oggi è un ulteriore problema che si aggiunge ai mercati agricoli in crisi.

    Il consorzio di bonifica Sibari-Crati in liquidazione?

    Esatto. La storia si può così sintetizzare: il consorzio in questione, commissariato dal 1954, dopo l’ultimo presidente agricoltore, il rimpianto Camillo Toscano, ha

    gestito nel passato attività tra le più disparate con soldi pubblici, dalle grandi opere come le dighe, alle chiese, alla forestazione, oltre agli impianti irrigui. In verità, è sempre stato considerato lo strumento della politica per fare clientela o compiacenza ai fini elettorali.

    Si riferisce anche agli stipendi e consulenze degli ultimi commissari Gargiulo e Bilotta?

    Su questo specifico episodio rispondo che in Calabria la gente si indigna sempre meno, l’indolenza e la rassegnazione sono germi peggiori rispetto alla disperazione.
    Come si fa ad accettare che vengano letteralmente buttati al vento centinaia di migliaia di euro annui per gestire un ente inutile ed inerme distrutto dalla politica, che non è operativo da decenni? Senza peraltro pubblicare i bilanci in barba alle leggi sulla trasparenza e anticorruzione. Non abbiamo contezza dei rendiconti, forse neanche esistono, vorrei chiederlo alla Corte dei Conti regionale.
    Questi commissari li abbiamo dovuti pagare noi attraverso le cartelle di Equitalia.
    In virtù del potere impositivo, gli agricoltori e tutti i cittadini in possesso di un terreno agricolo sono stati costretti a pagare, spesso ignavi, un obolo specifico a disposizione della politica per ottenere consenso, per costruire e alimentare clientele e compiacenze.
    Un vero e proprio finanziamento illecito e coattivo in favore dei politici calabresi di turno al governo.

    Poi, la legge 11 del 2003 ha cambiato gli scenari.

    Dal 2003 la situazione è cambiata. La politica ha cercato di mettere una toppa furba e al contempo maldestra al problema chiudendo la partita del debito chiudendo la partita del debito, dubbio e in parte “fantasioso”, oppure relativo a progetti finanziati da Ministeri, Agensud, Regione, debito comunque non attinente all’agricoltura.
    In che modo? Cercando di rifilarlo agli agricoltori, perimetrando i nuovi bacini dei Consorzi senza criterio tecnico, ma solo in base ai collegi elettorali, e proponendo, in cambio, alle rappresentanze agricole l’occasione di restituirgli la gestione, attraverso nuovi soggetti consortili, che sarebbero partiti però con il fardello dei debiti accumulati dalla politica nei precedenti 50 anni. Debito quantificato inizialmente in 36 mln, accollato per metà alla regione e per l’altra metà agli agricoltori, per i successivi venti anni, più interessi.
    In pratica, si trasferì per legge la massa del debito “confusa ed indefinita” di un Consorzio distrutto e ininterrottamente commissariato dal 1954, a Consorzi nuovi di pacca gestiti dalle rappresentanze agricole. E a maggiore garanzia delle banche, che dovevano finanziare con un mutuo l’operazione di saldo e stralcio con i fornitori, si inserì nel testo una novità legislativa unica in Italia per i Consorzi di bonifica. All’articolo 23, è scritto che questa tassa deve essere pagata indipendentemente da un eventuale beneficio diretto e che serve per fini “istituzionali”, mentre il vero obiettivo era di costituire flussi certi per pagare le rate di mutuo contratte per un debito altrui. Il resto lo avrebbe fatto Equitalia in virtù del potere impositivo degli Enti consortili.
    Questo patto scellerato fu contestato subito dalle singole imprese agricole nelle commissioni tributarie e da Confagricoltura Cosenza pubblicamente;

    Cosa è cambiato nel 2010?

    Regione Calabria logoL’arroganza del potere arriva al culmine quando, all’indomani dell’insediamento di Bilotta, nominato dal centrodestra che allora governava la Regione, si riaprì all’improvviso la partita del debito; lo stesso commissario dichiarò che il debito era almeno di 156 mln di euro, non più di 36 mln.
    A tale proposito sarebbe utile pubblicare le audizioni, oggi secretate, della commissione di vigilanza del consiglio regionale dell’epoca, con i due commissari che di fronte raccontavano la storia del disastro. In quelle carte ci sarebbero stati gli estremi per portare tutto in Procura, perché si stava scrivendo ufficialmente la storia dello “scandalo Mose” della Calabria.
    Preciso, che in diverse occasioni Gargiulo informò la rappresentanza agricola che durante la sua gestione si era arrivati ai 36 mln attraverso trattative di saldo e stralcio con i fornitori, perché in alcuni casi riuscì agevolmente ad ottenere cospicui sconti.
    In ogni caso, resta paradossale assistere a due tesi completamente contrapposte senza arrivare ad una conclusione amministrativa supportata da un bilancio trasparente e soprattutto definitivo.

    Nel frattempo le commissioni tributarie cominciavano a dare torto agli agricoltori.

    Le sentenze si rispettano, non si commentano. Il problema ha origine dai tempi lunghi della giustizia tributaria (indeterminabile il tempo per ottenere una sentenza di secondo grado), perché non si arriva mai a decidere sul tema sostanziale della anticostituzionalità e dalla circostanza che nel frattempo le azioni esecutive possono proseguire arrecando gravi danni alle imprese anche in termini di merito creditizio, se resistenti in giudizio.
    Comunque, restano il conforto della copiosa giurisprudenza anche con sentenze di primo grado passate in giudicato, e la nostra estrema fiducia nella giustizia nei vari gradi di giudizio.

    Un pozzo senza fondo, ed un sistema contorto che la giustizia tributaria non risolve in modo definitivo, quindi..

    L’indignazione verso l’entità degli stipendi o le consulenze dei commissari è un aspetto grave ma pure superficiale della vicenda. Il problema non si può risolvere nel breve solo attraverso le commissioni tributarie, e la politica finora non ha avuto la forza di affrontare le conseguenze di questo scandalo, potenzialmente deflagrante, quindi bisogna elevare il livello del problema su un altro piano. Affrontare la situazione del Consorzio Sibari-Crati è come cambiare la Calabria, rivoltarla, pertanto si deve afferrare il toro per le corna.
    Nelle sedi opportune, solleciteremo un intervento delle Autorità competenti, per vagliare in profondità le gestioni economico finanziarie di questi decenni e contemporaneamente metteremo alla prova i nuovi consiglieri regionali.

    In che modo intende coinvolgere il consiglio regionale?

    Se approveranno gli iter per consentire ai nuovi consorzi di difendersi meglio in giudizio senza prima cambiare l’articolo 23, che è ingiusto prima che anticostituzionale, faremo battaglie pubbliche, coagulando altre attività parallele di protesta che germogliano.
    Presto incontrerò il Presidente Irto per informarlo sulle nostre iniziative e per chiedere un suo intervento. Conto sul fatto che è un giovane e non ha scheletri nell’armadio.
    L’agricoltura non può fare da bancomat alla politica, né ora né mai.

    Ma adesso i nuovi consorzi di bonifica sono gestiti dagli agricoltori.

    Sbagliato. Sono gestiti da uomini della Coldiretti, che è un organismo che rappresenta solo una parte degli agricoltori. A questo proposito, se provassero a gestirli lavoro nero agricolturasenza la certezza dell’articolo 23, sono certo che avrebbero l’opinione pubblica a favore;
    inoltre dovrebbero garantire gli investimenti per consentire di estendere il servizio irriguo alle imprese agricole che da anni lo pretendono.
    Dai dati in nostro possesso si parla complessivamente di un 8% di aree irrigue contro il 92% di asciutto. Ci sono casi documentati nella piana di Sibari di aziende, coperte dal servizio per un 20%, che attingono l’acqua dai pozzi che costano in proporzione 10/12 volte, il vile tributo per ogni ettaro e che avrebbero enorme interesse ad avere un servizio irriguo più esteso.

    Insomma volete interrompere i numerosi giochi di potere in corso…

    Nel passato agricoltori e cittadini hanno subito questa tangente occulta per finanziare le schifezze della politica, oggi si finanziano gli Enti gestiti da Coldiretti, che fatica a comprendere che i consorzi di bonifica sono una vera impresa economica, che come tale vanno gestiti, riorganizzando la pianta organica con criteri di efficienza e competenza e, soprattutto, spingendo sugli investimenti poiché ci sono ancora infrastrutture obsolescenti dell’epoca di Mussolini.
    Senza parlare del vorticoso giro di affari (parliamo di decine di migliaia di cause) che questa situazione genera a favore del settore legale a Cosenza; e dell’impatto drammatico sul lavoro delle Commissioni tributarie che sono oramai paralizzate.
    Bisogna uscire da questo ginepraio, che condiziona pure l’organizzazione del lavoro a livello di giustizia tributaria. Esistono gli strumenti normativi, ma devono essere applicati.
    Senza una giustizia tributaria rapida l’economia complessiva nel cosentino affonda.

    Cosa ci rimane di questa vicenda tutta calabrese?

    Rimane la triste constatazione che in Calabria forse solo attraverso la giustizia penale si potranno ottenere le soluzioni ai problemi e che la politica finora non è riuscita a battere colpi, a reagire, ad individuare quelle sacche persistenti che tolgono forza e futuro alla regione.

    Ma il governatore ha recentemente sostituito il commissario, dandogli specifici compiti.

    Abbiamo fiducia nel Governatore, ma non conosco l’attuale nominato, saremo ben lieti di assistere ad una svolta; però nelle premesse della delibera di giunta abbiamo letto che almeno due dirigenti regionali hanno rifiutato l’incarico motivando con nette considerazioni la scelta.
    La portata di questa vicenda è tale per cui occorrerebbe un commissario tipo Giorgio Ambrosoli, un profilo di eroe borghese difficile da replicare. Non basterà, quindi, limitarsi alla verifica della congruità dei costi dei commissari precedenti, va affondata con determinazione la lama nella palude del “piccolo Mose”, portando al più presto le carte in Procura della Repubblica, cosa che finora non ha voluto fare nessuno, o perlomeno non se ne ha conoscenza.

    Perché solo Confcooperative e Confagricoltura stanno facendo questa battaglia?

    consorzio di bonificaLa seconda amara considerazione è che anche gli organismi intermedi non battono colpi da diverso tempo. Quelli che dovrebbero filtrare le istanze dei cittadini e delle categorie verso la politica, il sale della democrazia. Invece, producono tutti i giorni solo convegni per interrogarsi sulle ricette per lo sviluppo.
    La debacle morale della Calabria è dovuta anche all’inerzia di chi dovrebbe rappresentare gli interessi legittimi delle forze sane di questa Regione.
    Il silenzio delle altre associazioni di categoria é stato e resta un fatto grave e incomprensibile, oppure più probabilmente, la compiacenza verso i singoli interessi e la politica ha avuto la meglio.

    Cosa chiede oggi il Presidente di Confcooperative?

    Semplicemente, quanto detto, cioè di portare le carte in Procura, oppure di affiancare al commissario, un pool di giovani ufficiali in aspettativa dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri, per via della complessa e oscura matassa da sbrogliare.
    Leggendo i soli verbali della commissione speciale di vigilanza, a mio parere, ci sono ampi spunti per aprire un’indagine approfondita.

    La sua, è una dura denuncia anche contro chi si occupa di sindacato per le imprese…

    Non devo occupare spazi di visibilità. Il mio unico obiettivo è rappresentare gli interessi della parte sana delle imprese, che oggi sono esposte a mille soprusi e angherie, e stimolare il senso di indignazione che è un ingrediente fondamentale nelle democrazie e da noi spesso manca; resto consapevole che la strada per la risalita morale è tortuosa, ma se vogliamo cambiare le cose dobbiamo impegnarci mettendoci la faccia, tenendo conto che la dignità non ha prezzo.

    Ritiene che ci siano i margini per recuperare almeno questi nuovi Consorzi?

    Sono pessimista. Oggi non sono in grado di dare le risposte che le imprese agricole attendono da anni. La soluzione più razionale sarebbe di riaffidarli alla Regione, che dovrebbe riunire sotto un’unica regia l’intero sistema di gestione delle acque, potabili e per uso agricolo.

    Quindi lei è del parere che occorra socializzare le perdite inserendoli nel bilancio regionale. Il cittadino dovrà pagare questo ennesimo scandalo?

    Stiamo parlando di debiti contratti dalla politica negli ultimi 50 anni, che devono tornare ad essere gestiti da chi li ha generati, oppure da Autorità preposte per verificarne certezza e congruità.
    Purtroppo, restano debiti pubblici  le cui conseguenze saranno pagate dai cittadini, e di questo dobbiamo esserne consapevoli, ma almeno si metterà un punto fermo da cui ripartire in modo serio.
    Ovviamente, mi auguro che a pagare siano, soprattutto, coloro i quali hanno amministrato male e quelli che hanno rubato risorse e opportunità al territorio mettendo a rischio le attività agricole in provincia di Cosenza e non solo.
    L’agricoltura deve pagare il costo di un buon servizio irriguo o di un investimento, che crea un beneficio diretto, tangibile ed inequivocabile alle imprese.

     

     


  • cooperative vino

    L’export agroalimentare ha raggiunto la quota record di 36,85 miliardi di euro nel 2015.
    A comunicarlo è il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali che ha rielaborato i dati Istat sul commercio internazionale.

    Nei giorni scorsi più volte il ministro Martina ed il premier Renzi hanno sottolineato i grandi risultati portati a casa dall’agroalimentare italiano, soprattutto nel periodo di Expo 2015, preannunciando cifre record relative al livello di esportazioni.
    cooperative vino“Rispetto a 12 mesi fa – ha dichiarato Martina – oggi l’agroalimentare ha un segno unico distintivo, che lo rappresenta in maniera univoca ed è stato protagonista anche di una campagna mirata su un mercato strategico come quello degli Usa, e un piano di azioni che porta tutto il sistema a fare squadra. Se non fosse stato per gli effetti dell’embargo russo avremmo certamente superato i 37 miliardi. Questi risultati sono la prova che possiamo raggiungere quota 50 miliardi entro il 2020″.
    Se analizziamo nel dettaglio i singoli mercati, notiamo come la destinazione principale dei prodotti agroalimentari italiani sia ovviamente l’Unione Europea, dove nel 2015 l’export ha raggiunto quota 24,1 miliardi di euro con un incremento del 6,1% rispetto al 2014.
    Il paese che accoglie il maggior numero di beni agroalimentari nostrani è la Germania che ha importato 6,5 miliardi di euro di prodotti agricoli e alimentari Made in Italy.
    È da segnalare, però, la crescita delle esportazioni nei mercati extraeuropei, con particolare riferimento a Stati Uniti e Cina.
    La quota di export nell’area extra Ue ha superato nel 2015 quota 12 miliardi, con una variazione positiva su base annua del 9,4%. Il mercato statunitense rappresenta ormai un punto di riferimento cruciale per il nostro agroalimentare, grazie ad un quota di esportazioni pari a 3,2 miliardi di eurod, cresciuta del 20% rispetto al 2014.
    Anche la Cina fa registrare un aumento cospicuo: il valore dell’export è infatti di mezzo miliardo di euro con una variazione positiva del 23%.


  • pomodoro italia

    Si è svolto ieri il Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura e della Pesca dell’Unione europea.
    Una riunione alla quale ha partecipato anche il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina.

    Tanti agli argomenti sul tavolo. Uno su tutti riguarda la crisi che stanno attraversando il settore lattiero caseario e l’ortofrutticolo, entrambi vittima di un vistoso crollo dei prezzi che rende insostenibili i costi di produzione.
    pomodoro italiaIl Ministro Martina ha ribadito in sede europea la necessità di intervenire tutelando il reddito dei produttori con delle misure specifiche per i singoli comparti:
    “Per il settore ortofrutticolo – ha dichiarato Martina in una nota del Mipaaf – abbiamo evidenziato anche l’urgenza di un sostegno ai produttori di pomodoro. Due le priorità indicate: aumento del prezzo di ritiro differenziato per tipologie di prodotto, attivazione della clausola di salvaguardia prevista nei trattati bilaterali con i paesi del Nord Africa. Anche sul fronte del latte bisogna fare di più, rafforzando il primo intervento dello scorso anno con ulteriori misure che aiutino a contrastare il calo dei prezzi. Ci aspettiamo novità già nelle prossime giornate con un aumento delle quote a disposizione dell’Italia per lo stoccaggio privato dei formaggi”.
    Una delle priorità dell’Italia in sede europea è il riconoscimento dell’origine dei prodotti attraverso l’indicazione geografica sulle etichette. Una battaglia che il nostro Paese sta portando avanti da molti mesi e che diventa fondamentale alla luce di un’invasione sempre più consistenti di prodotti provenienti dall’estero o di specialità contraffatte.
    “Valorizzare l’origine – ha spiegato Martina in merito all’argomento – è fondamentale per salvaguardare il modello agricolo europeo, il lavoro delle nostre aziende e tutelare il consumatore che deve poter scegliere in maniera trasparente e informata”.  


  • opencantieri mit

    Trasparenza ed innovazione. Sono questi i due principi alla base dell’apertura del portale OpenCantieri.
    Si tratta di un’iniziativa del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che offrirà ai cittadini informazioni e numeri sullo stato di avanzamento dei lavori in 961 cantieri attualmente aperti su tutto il territorio nazionale.

    OpenCantieri utilizzerà i dati forniti dall’Allegato Infrastrutture 2015 e dai Contratti di programma ANAS e RFI. Sarà possibile così avere una serie di notizie sullo stato di avanzamento dei lavori, sull’entità dei finanziamenti, sul numero di ore effettivamente lavorate e sul termine dei lavori stessi.
    opencantieri mitCome dichiarato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, la piattaforma consentirà ai cittadini di esercitare un maggiore controllo sociale sul Ministero ed in generale sulla compagine governativa.
    L’Ocse ha già valutato OpenCantieri come una “best practice” da replicare anche in altre amministrazioni perché si basa sul principio della trasparenza e del controllo democratico dell’operato dei governanti.
    Insieme ad OpenCantieri sono stati presentati oggi difronte alla stampa altri due progetti di natura digitale: il nuovo sito del Mit e il portale OpenData.
    Quest’ultimo si inserisce nella scia di OpenCantieri fornendo, ad esempio, statistiche sull’incidentalità, sulle opere pubbliche, oltre agli importanti dati sulle concessioni autostradali in corso con un focus sulle società di gestione delle tratte, data e stato delle concessioni ed i relativi finanziamenti.
    Il nuovo sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti segue, infine, le linee guida di design per i siti web della Pubblica amministrazione emanati dall’Agenzia per l’Italia digitale nello scorso novembre.
    Sarà facilmente utilizzabile anche su smartphone e tablet e indicizzabile su Google.


  • sociale italia

    Un sorprendente passo indietro per il mercato del lavoro italiano.
    Come comunicato dall’Inps, infatti, dopo che nel 2015 c’era stato un calo del 35,6%, nel mese di gennaio 2016 sono tornate a crescere le ore di Cassa integrazione richieste dalle imprese.

    A gennaio le ore di Cig sono state quasi 57 milioni, con un aumento del 12,8% rispetto a gennaio 2015. A pesare su questo dato sono soprattutto le ore di cassa integrazione straordinaria. Come comunicato dall’Inps, infatti, la cassa integrazione straordinaria è cresciuta del 69,6% su base annua.
    sociale italiaC’è, invece, una netta diminuzione delle ore di cassa integrazione ordinaria richieste, stimabile attorno al -80,7%. L’Inps specifica, però, che questo dato è da attribuire al blocco autorizzativo deliberato dallo stesso Istituto in attesa di conoscere i nuovi parametri degli ammortizzatori sociali disciplinati nel Jobs Act.
    Presenta una variazione negativa anche il numero di ore di Cassa integrazione in deroga autorizzate dall’Inps, che sono in tutto 6,4 milioni, in calo del 13,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
    In questo caso la diminuzione va ricondotta alle difficoltà dell’Inps nel finanziare questo istituto.
    Ci sono, invece, delle notizie positive per quanto riguarda le indennità di mobilità e le richieste di disoccupazione. Nel 2015, infatti, le domande di disoccupazione e mobilità sono state poco più di 2 milioni, in calo del 15,9% rispetto all’anno precedente.


  • frutta messico

    Un viaggio positivo che potrebbe portare prossimamente ad un’apertura maggiore dei mercati del continente americano.
    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari italiane, Giorgio Mercuri, è stato in questi giorni in Colombia e Messico per valutare le opportunità fornite da queste realtà commerciali.

    Le delegazione europea era composta tra gli altri dal commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan e da una quarantina di imprese interessate ad investire in Sud America. L’intento dell’iniziativa è soprattutto quello di avviare un frutta messicodialogo con le istituzioni dei due paesi, cercando di aprire nuove frontiere per i prodotti dell’agroalimentare italiano.
    “Durante la missione – ha dichiarato Giorgio Mercuri – abbiamo constatato un’apertura da parte del Messico per rivedere l’accordo di libero scambio con l’Ue e auspichiamo si possano rimuovere le barriere per frutta e verdura. Altra sfida centrale sarà quella delle indicazioni geografiche. Il Messico infatti è uno dei Paesi firmatari dell’accordo di Lisbona e auspichiamo perciò una sensibilità alle istanze della politica europea sul tema della qualità agroalimentare”.
    Un’attenzione verso la tematica della qualità agroalimentare che dovrà essere la medesima anche da parte dell’Unione Europea. La questione dell’indicazione di provenienza del prodotto sarà, infatti, una battaglia da condurre non solo sui mercati extraeuropei ma anche all’interno dell’Europa stessa, dove non mancano le resistenze da parte degli altri stati membri e dove l’Italia sarà chiamata soprattutto a difendere la specificità dei vini e dei prodotti lattiero caseari nostrani.


  • olio italia

    Tracciabilità del prodotto e tutela contro le truffe alimentari del comparto olivicolo.
    Sono questi gli obiettivi del progetto di Cia-agricoltori italiani, Cno-consorzio nazionale degli olivicoltori e Istituto poligrafico e zecca dello Stato, presentato ieri dai presidenti di Cia Dino Scanavino e Cno Gennaro Sicolo e dall’amministratore delegato del poligrafico e zecca dello stato Paolo Aielli.

    Tra gli aspetti più interessanti dell’iniziativa c’è la creazione di un contrassegno, coniato dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, da applicare sulle bottiglie di olio extra vergine d’oliva italiano per certificarne la provenienza e la qualità.
    olio italiaNegli ultimi mesi le autorità giudiziarie hannoindividuato numerose frodi ai danni dei consumatori. Una delle più eclatanti ha interessato sette note case produttrici, le quali avrebbero venduto olio vergine per olio extravergine.
    Vicende di questo tipo rappresentano un danno d’immagine enorme per l’intero settore olivicolo, alle prese anche con numerosi problemi di natura fitosanitaria come il virus Xylella e la mosca olearia.
    Cia in collaborazione con il Cno-consorzio nazionale degli olivicoltori ha deciso, dunque, di proporre uno specifico programma che possa tutelare i produttori italiani dall’invasione di olio proveniente dall’estero, oltre a garantire i consumatori difronte alle truffe alimentari. L’amministratore delegato dell’Istituto poligrafico e zecca dello Stato Paolo Aielli ha spiegato come si articola il progetto: “Il sistema si basa su tre pilastri: stampa di sicurezza, o contrassegno, per il riconoscimento del prodotto a tutela dalla contraffazione; tracciabilità mediante sistema informativo per fornire informazioni sui canali di distribuzione dei prodotti contrassegnati; rintracciabilità attraverso numerazione univoca presente sui contrassegni che, unita al codice di controllo, consente di conservare traccia della storia del prodotto etichettato”.