Categoria: News

  • due anni di governo

    #ventiquattro: con questo hashtag il premier Matteo Renzi ha voluto festeggiare i due anni di governo, che verranno celebrati ufficialmente il 22 febbraio giorno dell’insediamento.
    Per l’occasione l’esecutivo ha pubblicato sulle proprie pagine ufficiali (Facebook, Twitter, canale YouTube e sito istituzionale) le slides che raccontano i numeri di questi ventiquattro mesi al governo ed un video che mostra i momenti salienti dell’esperienza governativa.

    Matteo Renzi ha insistito molto negli ultimi mesi sul tema della “svolta” e della “ripresa” dell’Italia. Un cammino contraddistinto dall’attuazione di alcune due anni di governoriforme strutturali (su tutte il Jobs Act e la riforma istituzionale) e dal miglioramento di alcuni indicatori economici.
    Non è un caso che la prima slide presentata dal Governo riguardi proprio il tasso di disoccupazione, sceso in due anni dal 13,1% all’11,4%.
    Tra gli altri macro-indicatori ci sono quelli sulla disoccupazione giovanile, sul prodotto interno lordo e sulle ore di cassa integrazione, mentre trovano spazio anche i risultati in termini di semplificazione e trasparenza della pubblica amministrazione, fisco, investimenti e digitale.
    Ecco di seguito le slides che sintetizzano, secondo il Governo, gli ultimi ventiquattro mesi ed il video che mostra i momenti più rilevanti come l’insediamento della compagine governativa, l’elezione del Presidente della Repubblica e l’inaugurazione di Expo 2015.

     


  • maurizio martina iran

    Una visita per instaurare proficui rapporti di collaborazione con l’Iran.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina, insieme al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio e a 197 imprese italiane, ha incontrato in queste ore a Teheran il ministro iraniano all’Agricoltura Hojjati per consolidare i rapporti tra i due paesi anche nel comparto agricolo dopo la visita del Presidente Rouhani a Roma.

    “Sviluppo ed export sono le parole chiave di questa cooperazione – ha fatto sapere il ministro Martina attraverso la propria pagina Facebook- che riguarda maurizio martina irananche il settore agroalimentare. I modelli agricoli di Iran e Italia sono complementari e gli incontri tra imprese fatti qui lo dimostrano. Le nostre realtà possono garantire sinergie utili nell’ambito della produzione agricola, oltre che della trasformazione e della sicurezza dei prodotti e delle competenze in ambito scientifico e tecnologico”.

    È già la seconda volta in pochi mesi che Martina si reca in Iran per valutare le opportunità fornite dal mercato mediorientale. La fine dell’embargo crea, infatti, nuove prospettive di investimento per il nostro Paese oltre ad aprire nuove porte in materia di export.
    Per questo motivo il Mipaaf ha deciso di coinvolgere alcune delle più importanti imprese agroalimentari italiane che potranno così valutare in questi giorni eventuali opportunità di business e stringere accordi commerciali.


  • mafia dia

    Negli ultimi due anni sono stati sequestrati o confiscati alle mafie beni mobili ed immobili per un valore di 5,8 miliardi di euro.
    È questo quanto comunicato dalla Guardia di Finanza, evidenziando come nel periodo compreso tra il 1192 ed il 2015 la Dia (Direzione Investigativa Antimafia) abbia sequestrato alla criminalità organizzata 18,8 miliardi di euro.

    Numeri davvero inquietanti che rendono solo in parte l’idea della mole di traffico illegale gestito dalle mafie.
    mafia diaNell’ultimo biennio sono stati effettuati in tutto 7.694 accertamenti con il coinvolgimento di 20.155 soggetti, di cui 16.145 persone fisiche e 4.010 persone giuridiche.
    L’associazione criminale che ha ricevuto il maggior numero di sequestri e confische è stata la ‘ndrangheta con 2 miliardi in sequestri e 117 milioni in confische, seguita dalla camorra con oltre 1 miliardo di sequestri e 150 milioni in confische e cosa nostra con 518 milioni in sequestri e 508 milioni in confische.
    Il fenomeno della mafia non riguarda più solo le regioni del Mezzogiorno, se è vero che ormai i traffici della criminalità organizzata sono sempre più orientati verso i grandi appalti del Centro Nord.
    Non è un caso che il Lazio sia la seconda regione per numero di sequestri e confische effettuate negli ultimi due anni per un valore complessivo di 1.413.719.905 miliardi di euro; al primo posto c’è invece la Campania con 1.926.281.209 miliardi di euro, mentre al terzo troviamo la Calabria con 827.865.673 milioni.


  • consorzio san marzano

    Parole che faranno discutere quelle del commissario Ue all’agricoltura, Phil Hogan, in merito ad un’interrogazione presentata dall’europarlamentare Mara Bizzotto sulla distribuzione di pomodori etichettati San Marzano in paesi come il Belgio .

    Secondo Hogan il San Marzano non è un’esclusiva campana e può essere piantato, dunque, anche fuori dalla zona di produzione dell’Agro Nocerino Sarnese.
    Sdegnata la reazione degli operatori del settore. «Siamo sconcertati – ha dichiarato Alfonso Di Massa, presidente di Fedagri – Confcooperative consorzio san marzanoCampania – Di questo passo si rischia di compromettere uno dei prodotti base della tradizione agroalimentare campana, senza alcun rispetto per i produttori e per i consumatori. Siamo di fronte a una strumentazione pura, a una liberalizzazione selvaggia che non fa bene a nessuno. La Regione Campania, in collaborazione con il Ministero per le Politiche agricole, intervenga per tutelare il pomodoro, il nostro oro rosso».

    Alle dichiarazioni di Di Massa fanno seguito le parole ugualmente forti di Tommaso Romano, Presidente del Consorzio di Tutela Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino Dop e Consigliere della Fedagri Confcooperative Campania: «Si tratta di una dichiarazione molto grave. Come Consorzio avevamo già, nel mese di dicembre 2015, presentato denuncia al Ministero, segnalando la distribuzione in Belgio di prodotti etichettati San Marzano, dicitura evocativa della denominazione protetta dalla legislazione comunitaria. L’interrogazione è stata l’effetto della nostra presa di posizione e le parole di Hogan adombrano il lavoro, la storia, il folklore di un’intera area geografica e arrecano gravi danni alla dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco».
    Le battaglie dell’agricoltura italiana per il riconoscimento in sede europea delle peculiarità del Made in Italy abbracciano diversi comparti, dall’ortofrutticolo al lattiero caseario passando per il settore vitivinicolo ed olivicolo.
    La liberalizzazione estrema effettuata dall’Unione Europea rischia di minare in maniera seria l’agroalimentare italiano, depauperando il patrimonio di qualità ed eccellenza che ha sempre contraddistinto le produzioni nostrane.


  • fiducia consumatori

    L’Istat ha pubblicato la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana per il mese di gennaio 2016.
    L’Italia sta attraversando un fase di crescita inferiore rispetto alle previsioni, come certificato ieri dall’Unione Europea.

    La stessa Istat fa sapere che “l’indicatore anticipatore dell’economia rimane positivo a novembre, sebbene con una intensità più contenuta rispetto ai mesi precedenti, suggerendo il proseguimento della fase di moderata crescita dell’economia italiana“.
    fiducia consumatoriIl parziale rallentamento dell’economia impatta fortemente sul clima di fiducia delle imprese.
    L’aspetto più interessante evidenziato dall’istituto di statistica è proprio la diversa percezione dell’andamento economico italiano tra famiglie e aziende.
    Su queste ultime pesa la diminuzione del fatturato e della produzione industriale. Nel mese di novembre, infatti, il fatturato ha fatto registrare una perdita congiunturale dell’1,1%, mentre la produzione industriale ha perso 0,5 punti percentuali rispetto al mese di ottobre.

    Il settore che fatica maggiormente ad intraprendere la strada della ripresa è quello manifatturiero. Gli ordinativi del comparto hanno segnato una riduzione congiunturale nel trimestre settembre-novembre del -1,8% a causa delle forti diminuzioni delle commesse estere (-3,3%).
    Tutti questi elementi hanno provocato una variazione negativa del clima di fiducia delle imprese manifatturiere, passato a gennaio 2016 da 104 a 103,2.
    Diversa, invece, la situazione delle famiglie.
    Nel terzo trimestre del 2015 il loro potere d’acquisto è aumentato dell’1,4% rispetto al trimestre precedente, ma cosa ancora più importante è aumentato il reddito disponibile dell’1,3% .
    C’è, dunque, un netto miglioramento della situazione economica delle famiglie italiane, che si è tradotta, però, più in un aumento della propensione al risparmio (+0,9%) che in una variazione positiva dei consumi (+0,4%). Per questo motivo, come rilevano i grafici Istat, l’indice di fiducia dei consumatori è schizzato a 118,9 punti, facendo registrare il livello più alto dagli anni pre-crisi.


  • big data agricoltura

    Innovazione e sostenibilità sono i due temi centrali della 112ª edizione della Fiera Agricola, che si svolgerà a Verona dal 3 al 6 febbraio.
    L’evento ospita i leader mondiali del segmento delle macchine agricole e offre agli operatori del settore opportunità di business e formazione su tematiche specifiche.

    In una società sempre più digitale il tema dell’innovazione non può sfuggire al mondo agricolo. È per questo che sono stati organizzati decine di incontri sulle nuove tecnologie e sulle modalità di applicazione in agricoltura.
    big data agricolturaUno dei primi convegni ha affrontato un argomento del quale abbiamo avuto modo di discutere più volte in questa sede: i big data.
    In un post di qualche mese fa abbiamo analizzato i possibili impatti positivi dell’installazione di sistemi elaborazione dati all’interno dei campi. Negli Stati Uniti, ad esempio, i big data sono molto diffusi anche nel mondo agricolo: il 60% delle aziende del comparto dell’agroalimentare possiede un sistema di analisi dei dati nei campi.

    Manca, però, ancora un’effettiva condivisione delle informazioni al di fuori delle singole realtà aziendali, il che porta ad una forte atomizzazione delle risorse conoscitive.
    In Europa e soprattutto in Italia sono poche le aziende agricole che decidono di investire in questo settore. Eppure l’installazione di telecamere e sensori sui trattori e nelle piante porterebbe notevoli vantaggi agli agricoltori, consentendo loro di valutare al meglio il rendimento e la fertilità delle piante e di prevedere i fenomeni atmosferici.
    Nel corso del convegno “Big data. Strumenti per crescere e innovare” sono stati affrontate queste tematiche. Sono intervenuti tra gli altri Raffaele Maiorano, presidente dei Giovani di Confagricoltura, Luigi Marangon, project manager di Infocamere, Luciano Magliulo, responsabile tecnico di Penelope s.p.a e Luigi Mastrobuono direttore generale di Confagricoltura.
    “I sistemi produttivi agricoli – spiega Marangon – devono interagire con sistemi di informazione molto diversi. Il caso più semplice sono i dati metereologici ed ambientali elaborati da stazioni informative esterne ai cicli produttivi. Ma se immaginassimo un sistema di sensori per l’approvvigionamento dell’acqua o per il flusso dei fiumi si potrebbero evitare, programmando gli interventi, diversi problemi derivati dall’assetto del territorio. C’è anche l’opportunità che i sistemi produttivi singoli intervengano attivamente nel flusso delle informazioni. Un’applicazione sviluppata in Australia permette, ad esempio, di ottenere e fornire informazioni relative all’utilizzo dei fitofarmaci”. 

    Ovviamente l’installazione di simili tecnologie e la relativa elaborazione dei dati richiede cospicui investimenti in materiali informatici e in capitale umano, un investimento che al momento, in Italia, possono sostenere solo le grandi aziende.
    Anche le cooperative, però, non sono tagliate fuori, soprattutto se interessate da processi di aggregazione. I big data potrebbero consentire, ad esempio, alle coop operanti nello stesso territorio di condividere informazioni sul clima o sulla fertilità del terreno ed aumentare così il livello di prevedibilità degli eventi.
    Un aspetto, quest’ultimo, che varrebbe senza dubbio il possibile investimento.

     


  • latte enel

    Nel corso della giornata di inaugurazione della 112ª edizione della Fiera Agricola, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed Enel hanno firmato un protocollo d’intesa per la fornitura di energia elettrica alle aziende zootecniche.

    L’accordo consentirà agli operatori del settore lattiero-caseario di diminuire in maniera sensibile i costi variabili. In Italia sono oltre 35mila le aziende produttrici di latte e oltre 85mila gli allevatori di bovini da carne.
    latte enelNegli ultimi mesi il comparto lattiero caseario sta attraversando una fase di crisi profonda, che è la conseguenza anche della fine dell’era delle quote latte che ha portato il mercato ad orientarsi verso una competitività al ribasso dei prezzi.
    L’intento del protocollo d’intesa è venire incontro ad allevatori e produttori di latte e derivati, apportando alla loro attività un significativo vantaggio in termini economici ed un miglioramento del livello di efficienza energetica, competitività e sostenibilità.

    Nel dettaglio l’accordo tra il Mipaaf ed Enel prevede, infatti, la fornitura, a costi agevolati, di energia e gas alle stalle zootecniche in base alle dimensioni e alle esigenze delle singole imprese; Enel fornirà, inoltre, servizi di efficienza energetica volti a al miglioramento delle performance energetiche, all’ottimizzazione e alla gestione dei consumi di energia elettrica e gas.
    Secondo i calcoli di Ismea la spesa media di ogni azienda zootecnica per la fornitura di energia elettrica è di 17.487 euro l’anno, corrispondente a 141 euro per capo bovino.
    L’accordo siglato ieri consentirà di risparmiare circa il 10% annuo alle aziende grandissime (più di 200 capi) e grandi (da 100 a 200 capi), il 12% alle aziende medie (50-100 capi) ed il 16% a quelle piccole (meno di 50 capi).
    «Interveniamo – ha detto il Ministro Maurizio Martina – per migliorare l’efficienza energetica e abbattere i costi delle aziende zootecniche, a partire da quelle lattiere. Grazie all’accordo con Enel, infatti, le imprese potranno risparmiare e aumentare la loro competitività e sostenibilità anche sotto il profilo economico. Sappiamo che il nodo dei costi di produzione rimane uno dei fronti sul quale dobbiamo concentrare gli sforzi per dare futuro a più di 120 mila imprese che allevano bovini da latte e da carne. Quello che abbiamo costruito con Enel è un modello innovativo di collaborazione che siamo pronti come Ministero a replicare anche con altre compagnie del comparto energia. Dopo gli interventi sulla tutela del reddito degli allevatori e il rafforzamento degli strumenti per il credito, mettiamo un altro importante tassello nella strategia di intervento per il settore» 


  • corruzione cantone

    È un Raffaele Cantone a 360 gradi sul fenomeno della corruzione, quello che ha parlato oggi nel corso di un’intervista per Il Sole 24 Ore.
    In questi giorni si è tornato a discutere del tema della corruzione e dei possibili rimedi dopo l’uscita del rapporto di Transparency International che ha collocato l’Italia al 61esimo posto (penultima tra i paesi europei) per corruzione percepita.

    Eppure ci sono stati dei piccoli miglioramenti che hanno consentito al nostro Paese di scalare una posizione rispetto all’anno precedente.
    Per avere dei risultati concreti, però, secondo Cantone ci vorrà ancora del tempo. Negli ultimi anni sono stati realizzati alcuni provvedimenti per contrastare la corruzione sia dal punto della prevenzione che della punizione.
    corruzione cantoneMa l’inasprimento delle pene, secondo il presidente dell’Anac, non è sufficiente per combattere in maniera efficace il fenomeno.
    «Anche io ho perplessità sulla logica dell’aumento delle pene – dice Cantone – che finisce per squilibrare un sistema di valori che sta dietro le sanzioni».
    La corruzione è un problema innanzitutto culturale, alimentato dalla mancata fiducia nella pubblica amministrazione e nelle istituzioni.
    «C’è sicuramente, nel calcolo costi/benefici, – commenta il presidente dell’Anac – qualcosa che spinge comunque le persone a continuare a prendere le mazzette. Non so se sia senso di impunità, ma certamente c’è anche il senso di una non grave percezione sociale del fatto».
    La persistenza di fenomeni corruttivi testimonia come questo reato non sia ancora percepito come un danno alla collettività e all’economia intera, quando invece secondo Confindustria la corruzione è costata all’Italia più di 300 miliardi negli ultimi vent’anni.
    Un mutamento nella percezione del fenomeno risulta, dunque, fondamentale per aiutare gli enti preposti a contrastare la corruzione.
    All’auspicato cambiamento culturale devono fare, però, da contraltare alcune regole base. Sono necessari «interventi mirati sull’efficienza del sistema, soprattutto processuale – conclude Cantone – e mi concentrerei su un grande lavoro di semplificazione e di sempre maggiore chiarezza delle regole della Pa»


  • consumi frutta

    Secondo Ismea-Nielsen nei primi undici mesi del 2015 c’è stato un aumento dei consumi di generi alimentari e bevande dello 0,4% rispetto all’anno precedente.

    I dati raccontano di una variazione positiva che riguarda soprattutto i prodotti confezionati a peso fisso (+2,2%).
    In questa categoria rientrano le bevande, protagoniste di un aumento della spesa del +3,4%, dato soprattutto dalle vendite di acqua minerale (+9%) e birra consumi frutta(+6%); c’è, invece, un leggero calo del consumo di vini, spumanti compresi, attestabile attorno al -0,8%.
    Bene anche la vendita di oli e grassi vegetali (+11%), con l’olio d’oliva in particolare che fa registrare una variazione positiva del 18,8%.
    C’è in generale un cambiamento anche abbastanza radicale delle scelte dei consumatori. Esiste una maggiore consapevolezza delle caratteristiche dei prodotti e soprattutto è presente una migliore educazione alimentare. 
    Gli italiani si orientano così verso l’acquisto di prodotti più salutari, con particolare riferimento a frutta, pesce e verdura.
    Nei primi undici mesi del 2015, rivela Ismea-Nielsen, nel comparto ortofrutticolo il  segmento degli ortaggi freschi fa registrare una rilevante crescita su base annua: la spesa per i prodotti di IV gamma aumenta del 2,9% e quella per i restanti ortaggi e legumi del 3,3%.
    Nel comparto della frutta bene soprattutto i consumi della frutta in guscio (+13%).
    Il mercato ittico mostra anch’esso dei segnali positivi: la vendita degli affumicati essiccati cresce del 20% e quella dei freschi e decongelati del 5,2%.

    Tuttavia, non tutti i tipi di consumi alimentari mostrano segnali positivi. Ci sono due comparti, infatti, in netta crisi e sono quello della carne e del latte.
    Sul primo ha inciso senza dubbio l’allarme dell’Oms ed in generale hanno influenzato le scelte dei consumatori tutti gli studi sugli effetti negativi del consumo di carne e salumi sulla salute umana.
    Particolarmente negativo è l’andamento del segmento del maiale (-9%), mentre quelli della carne avicola e bovina segnano delle flessioni ridotte rispetto ai mesi precedenti. Male anche i salumi (-0,6%).
    La stessa dinamica negativa interessa il settore lattiero caseario che perde 3,4 punti percentuali nel confronto con il 2014. L’unico prodotto del comparto a presentare una variazione positiva è lo yogurt (+0,4%).


  • e-commerce italia

    Il consumatore italiano si sta sempre più orientando verso l’acquisto di beni online.
    Anche l’Italia, dunque, abbraccia il mondo dell’e-commerce, apprezzando la maggiore varietà di scelta, i costi minori ed il tempo ridotto per l’acquisto del bene.

    Nielsen analizza nello specifico il comportamento dei consumatori valutando anche le motivazioni che spingono quest’ultimo ad acquistare un prodotto online e-commerce italiaanziché attraverso i tradizionali canali offline.
    Particolarmente interessante da questo punto di vista è l’analisi sui fattori che spingono i consumatori ad acquistare un prodotto fresco di genere alimentare, ovvero la categoria meno considerata dagli italiani per gli acquisti online.
    Fra gli elementi incentivanti ci sono la ricerca dell’affare migliore (42%), il trovare prodotti non disponibili negli store (39%), la ricerca di prodotti on line prima dell’acquisto in negozio (39%), l’individuazione del prezzo più basso (39%), la possibilità di guadagnare tempo (38%) e la ricerca di opinioni on line per prendere decisioni (36%).

    Mentre tra i fattori che frenano l’acquisto rileviamo la necessità di esaminare il prodotto personalmente (56%) e la preoccupazione di ricevere il prodotto quando non si è in casa (45%).
    Se analizziamo i singoli prodotti, a prevalere ci sono i beni durevoli: al primo posto troviamo i viaggi (49%), seguiti da libri/musica (48%), moda (43%), informatica (33%), elettronica di consumo (32%) e biglietti per concerti/eventi sportivi (32%).
    I metodi di pagamento prescelti sono quelli attraverso Paypal (55%), carta prepagata (51%) e carta di credito (42%).
    C’è da rilevare, infine, che rispetto alla media europea esiste una quota maggiore di italiani che utilizza la rete solamente per cercare informazioni sui prodotti (12%), mentre solo l’88% lo usa anche per fare acquisti, una percentuale, quest’ultima, costantemente superiore al 90% negli altri paesi europei (la media Ue è del 95%).


  • disoccupazione dicembre 2015

    Il mercato del lavoro italiano subisce un inaspettato rallentamento.
    Secondo l’Istat, infatti, nel mese di dicembre 2015 torna a salire il tasso di disoccupazione passando dall’11,3% di novembre all’11,4% di dicembre.

    Una variazione limitata, ma che certifica comunque un arretramento sorprendente. Dicembre, infatti, è stato l’ultimo mese di incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Con la nuova Legge di Stabilità gli sgravi contributivi sono stati ridotti in maniera significativa, il che lasciava pensare ad un massiccio disoccupazione dicembre 2015ricorso alle assunzioni permamenti prima della fine dell’anno, come accaduto nel mese di novembre.
    A sorpresa, invece, abbiamo un’inversione di tendenza. La stima degli occupati, fa sapere l’Istat, diminuisce dello 0,1% rispetto al mese precedente (-21mila addetti) per effetto di una variazione negativa degli indipendenti (-54 mila) mentre crescono i dipendenti, in particolare quelli permanenti (+31 mila).
    Gli incentivi per la stipula dei contratti a tempo indeterminato ha portato, dunque, ad un aumento delle forme contrattuali a tempo indeterminato, ma il numero risulta inferiore alle attese.
    Il cambiamento, invece, del regime dei minimi con l’innalzamento dell’aliquota da pagare per le partite Iva ha portato ad una riduzione delle forme di lavoro indipendente, in attesa di verificare gli effetti  del nuovo ddl sul lavoro autonomo.

    Per quanto riguarda la stima dei disoccupati, c’è un aumento cospicuo su base mensile, corrispondente al +0,6% e a 18mila disoccupati in più.
    Come detto in precedenza, invece, il tasso di disoccupazione si attesta all’11,4% aumentando dello 0,1% su base mensile e diminuendo di 0,9 punti percentuali rispetto a dicembre 2014.
    Buona notizie, invece, sul fronte della disoccupazione giovanile, dove registriamo il livello più basso degli ultimi tre anni.
    Il 37,9% rilevato a dicembre, infatti, risulta essere il tasso minimo da ottobre 2012 quando toccò il 36,5%.


  • imprese italia

    Nel 2015 le imprese italiane tornano a mostrare un ritmo di crescita sostenuto.
    È questo il responso incoraggiante del rapporto di Unioncamere sul tasso di natalità e mortalità delle aziende italiane.

    Dopo anni di stagnazione e crescita pressoché inesistente, aumenta in maniera considerevole il numero di nuove imprese in Italia, tornando così ai livelli di crescita pre-crisi.
    Sono in tutto 6.057.647 le imprese registrate al 31-12-2015. Nel 2015 ci sono state 372.000 nuove iscrizioni nel Registro delle Imprese a fronte di 327.000 imprese italiacessazioni, con un saldo positivo di 45.000 unità.
    Il tasso di crescita, dato dal rapporto tra il saldo tra iscrizioni e cessazioni rilevate nel periodo e lo stock delle imprese registrate all’inizio del periodo considerato, è di +0.75%. Se escludiamo l’eccezione positiva fornita dal 2010, l’Italia non mostrava un ritmo di crescita così sostenuto dal 2007, ovvero prima dell’avvento della crisi.

    Le buone notizie non arrivano solamente dai dati generali sul numero di imprese, ma anche sulla composizione delle stesse.
    Il miglioramento più evidente riguarda, infatti, le imprese di giovani, donne e stranieri. Nel 2015 sono 624mila le aziende composte da giovani under35: il saldo tra cessazioni ed iscrizioni è di +66.202 unità.
    Su questo numero hanno influito gli incentivi previsti per la creazioni di startup e PMI innovative che hanno favorito lo sviluppo di realtà imprenditoriali a componente prevalentemente giovanile.
    Stesso discorso per le imprese di donne e di stranieri. Al 31-12-2015 erano 1,3 milioni le imprese costituite da donne con un saldo positivo di +14.300.
    Le aziende composte da stranieri, invece, sono 551.000 con un saldo tra cessazioni ed iscrizioni di +32.000.
    Si registrano miglioramenti su tutto il territorio nazionale. Delle 45.181 aziende in più fatte rilevate nel 2015, 20.317 sono nel Mezzogiorno. Tutte le regioni, eccezion fatta per la Basilicata, hanno fatto meglio rispetto al 2014.
    Il Lazio presenta il tasso di crescita maggiore (+1,8%), seguito da Campania (+1,04%) e Friuli Venezia Giulia (+1,02%).

    Sono particolarmente interessanti i dati sulla forma giuridica scelta per aprire una nuova attività d’impresa. Presentano una crescita sostenuta le società di capitali (+55.904 unità), con una variazione positiva del 3,8% sull’anno 2014.
    Bene anche le cooperative, classificate da Unioncamere sotto la dizione “Altre imprese”. Quest’ultima categoria fa registrare una crescita di 4.348 unità tra cessazioni e nuove iscrizioni.
    I settori più dinamici sono, infine, quelli del commercio (+11.990 unità), turismo (+11.263) e servizi alle imprese (+9.409), mentre mostrano un saldo negativo le le costruzioni (-6.055 imprese), l’agricoltura (-5.460) e le attività manifatturiere (-2.416).