Categoria: News

  • povertà reddito minimo

    Reddito minimo ed un percorso di inclusione sociale per i più poveri.
    Sono questi gli elementi principali del decreto legge sulla povertà approvato in Consiglio dei Ministri giovedì scorso. Adesso il provvedimento seguirà tutto l’iter parlamentare e dopo la sua approvazione alla Camera e al Senato verranno presentati i decreti attuativi.

    Nel 2017, dunque, verrà sperimentata anche in Italia una forma di reddito minimo che interesserà, però, solamente i più poveri con figli a carico per un totale di un milione di persone.
    povertà reddito minimoI soggetti interessati sono quelli considerati sotto la soglia di povertà calcolata dall’Istat. Per le famiglie del Sud con due figli a carico, ad esempio, il tetto è di 980 euro mensili mentre è di 1.400 euro nelle aree metropolitane.
    In media il sostegno mensile per i poveri dovrebbe essere di 320 euro: maggiore, però, sarà la distanza dalla soglia di povertà e maggiore sarà il reddito garantito dallo Stato.
    Come sottolinea il ministro del Lavoro Giuliano Poletti nel corso di un’intervista a Repubblica, oltre al sostegno economico il povero verrà accompagnato in un percorso di inclusione sociale: “Chi riceverà l’assegno – ha dichiarato Poletti – dovrà impegnarsi contestualmente, come già accade nelle città che stanno sperimentando il sostegno per l’inclusione attiva, a mandare i figli a scuola e ad accettare possibilità di lavoro. Pensiamo a un coinvolgimento anche delle associazioni del volontariato”. 

    Il pacchetto povertà approvato dal Governo stanzia in tutto 800 milioni a favore dei soggetti svantaggiati: 600 milioni riguardano il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e 200 l’Asdi, ovvero l’assegno successivo alla Naspi che spetta alle persone che sono in condizioni di bisogno.
    Il decreto, però, non ha riscosso il favore della Cgil, che ha definito estremamente deludenti le misure approvate dall’esecutivo: “Il disegno di legge delega è una delusione – ha fatto sapere Vera Lamonica, segretario confederale della Cgil – Non sembra esserci un vero piano contro la povertà né si definiscono le tappe per raggiungere, anche con gradualità, l’obiettivo di una misura nazionale strutturale ed universale di contrasto alla povertà assoluta“


  • latte accordo

    Nella giornata di ieri è stato siglato un accordo tra le organizzazioni di rappresentanza degli allevatori e quelli dell’industria e della distribuzione in merito all’indicizzazione dei prezzi del latte.

    È stato elaborato un nuovo meccanismo che tiene conto dei costi di produzione e delle fluttuazioni del mercato, cercando di remunerare al meglio i produttori.
    Sempre ieri è stato dato il via libera allo stanziamento di 25 milioni di euro, provenienti dall’Unione Europea, in forma di aiuti diretti agli allevatori.
    latte accordoQueste risorse dovrebbero portare ad un aumento del prezzo del latte di un centesimo al litro.
    In attesa di verificare l’efficacia di questi provvedimenti, soprattutto del nuovo metodo di calcolo dei prezzi, le organizzazioni di rappresentanza dei produttori esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto.
    Si tratta di “un passo avanti – commenta Coldiretti – nel compimento del protocollo d’intesa per la stabilità e sostenibilità della filiera lattiero-casearia siglato il 26 novembre scorso, anche se le questioni legate al prezzo del latte futuro restano ancora aperte”.
    Un punto di vista condiviso da Guido Scanavino, presidente della Cia-agricoltori: “I contenuti del decreto firmato oggi dal ministro Martina per sbloccare i 25 milioni di euro di aiuti diretti agli allevatori, messi a disposizione dall’Ue dopo la crisi che ha colpito la zootecnia comunitaria, sono apprezzabili e condivisibili”.

    Aldilà dei contenuti dell’accordo, sono stati effettuati notevoli passi in avanti, se consideriamo la situazione di estrema tensione vissuta nel mese di Novembre, quando gli allevatori hanno bloccato l’attività dello stabilimento della multinazionale Lactalis inscenando diverse forme di protesta nelle industrie e nei supermercati di tutta Italia.
    “Positivo anche lo sforzo del tavolo negoziale – aggiunge a tal proposito Scanavino – dove non sono mancate diversità di vedute, necessario per giungere alla definizione del sistema base di indicizzazione del prezzo del latte. Anche in questo caso, così come sul decreto, soltanto la prova dei fatti ci dirà se il modello individuato sarà efficace e gli obiettivi attesi raggiunti”.
    Le organizzazioni di rappresentanza ribadiscono, inoltre, l’esigenza di tutelare il latte italiano, con delle norme specifiche sulla denominazione in etichetta che lo possano garantire dal latte importato e da quello in polvere.
    “Diamo atto alla gdo di aver dato visibilità sugli scaffali ai prodotti al 100% italiani, come previsto dal protocollo di intesa firmato a Roma – ha spiegato Luigi Barbieri, presidente della Federazione nazionale prodotto latte di Confagricoltura– ma chiediamo di essere parte attiva, perchè Confagricoltura può dare il suo apporto in termini di idee commerciali e prodotti agroalimentari: siamo pronti per lavorare a fianco di chi crede che il Made in Italy sia un valore da difendere dalle stalle al consumatore”.


  • professionisti legge

    Era atteso da mesi un decreto legge che disciplinasse in maniera dettagliata il lavoro autonomo.
    Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato un provvedimento che disciplina alcuni degli aspetti più controversi relativi agli oltre 2 milioni di lavoratori professionisti e partite Iva presenti in Italia.

    Vengono stanziati in tutto 10 milioni per il 2016 e 50 milioni per il 2017. Ecco di seguito le principali novità introdotte dal decreto legge:

    • stop ai “contratti capestro“: il decreto legge vieta le clausole contrattuali che consentono al committente di modificare o di recedere dal contratto unilateralmente e senza il dovuto preavviso. Sono comunque ritenute nulle le clausole che sbilanciano il rapporto contrattuale eccessivamente a favore del committente.
      Il ddl sancisce, inoltre, l’obbligo di pagamento della prestazione al professionista entro 60 giorni dall’emissione della fattura;
    • collocamento: ciascun centro per l’impiego dovrà disporre di una sezione dedicata ai lavoratori autonomi con l’obiettivo di aiutare questi ultimi a trovare un’offerta di professionisti leggelavoro, soprattutto in materia di appalti pubblici. Viene disciplinata anche la parificazione dei lavoratori autonomi ai piccoli imprenditori ai fini dell’accesso ai fondi strutturali europei;
    • invenzioni del lavoratore autonomo: in caso di scoperte innovative del professionista o delle partite Iva i relativi diritti di utilizzo economico dell’innovazione spetteranno a questi ultimi; l’impresa committente potrà al massimo trarre qualche vantaggio;
    • spese di formazione: una delle novità più rilevanti del decreto è la deducibilità al 100% delle spese di formazione del lavoratore autonomo fino ad un massimo di 10.000 euro. Con spese di formazione si intende i costi sostenuti per la partecipazione a convegni, congressi e corsi di aggiornamento professionale.
      È inoltre prevista la deducibilità al 100%  e fino ad un massimo di 5.000 euro delle spese per i servizi di lavoro e quelle sostenute per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni fornita da forme assicurative o di solidarietà;
    •  maternità: il ddl concede la possibilità di continuare nella propria attività lavorativa nei due mesi precedenti al parto e nei tre mesi successivi allo stesso; in questo modo la lavoratrice in gravidanza potrà percepire l’indennità di maternità continuando ad eseguire le prestazioni professionali;
    • congedo parentale: viene estesa la durata del congedo parentale per entrambi i genitori che potrà essere, adesso, di massimo sei mesi e dovrà essere circoscritto ai primi tre anni di vita del bambino;
    • sospensione del rapporto di lavoro e del pagamento dei contributi: il lavoratore autonomo ha diritto alla sospensione del rapporto di lavoro e della relativa retribuzione fino ad un massimo di 150 giorni durante tutto l’anno solare per motivi di gravidanza, malattia ed infortunio.
      Il lavoratore ha inoltre diritto di sospendere il pagamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi per l’intera durata della malattia e fino ad un massimo di 2 anni.
    • lavoro agile: il professionista e le partite Iva che lavorano da “remoto” attraverso computer o smartphone hanno diritto al medesimo trattamento economico dei lavoratori che svolgono la medesima mansione nel luogo di lavoro dell’impresa committente.
      Il lavoratore autonomo che eroga la propria prestazione da casa avrà diritto, inoltre, alla detassazione del premio di produttività.

  • latte prezzo

    Un nuovo meccanismo di indicizzazione dei prezzi del latte e la firma del decreto che fornisce aiuti diretti agli allevatori.
    Sono questi i risultati dell’incontro svoltosi oggi a Roma tra i rappresentanti delle organizzazioni agricole, dell’industria, delle cooperative e della grande distribuzione del settore lattiero-caseario.

    C’era grande attesa per la riunione odierna dopo le tensioni dei mesi scorsi che avevano portato gli allevatori ad attuare diverse forme di protesta su tutto il territorio nazionale.
    latte prezzoQuella che è stata ribattezzata come la “guerra del latte” nasce per via della scarsa remunerazione del prezzo del latte denunciata dai produttori e del mancato rispetto degli accordi pattuiti con l’industria.
    In quell’occasione fu decisivo l’intervento del Ministro Martina che portò le parti a trovare un accordo temporaneo con il prezzo del latte passato da 34 a 37 centesimi al litro.

    L’incontro odierno si rivelava fondamentale per fornire maggiore stabilità ai metodi di calcolo dei prezzi, tenendo conto di variabili come i costi di produzione e l’andamento dei prezzi del latte e dei formaggi sul mercato interno ed estero.
    Il nuovo sistema di indicizzazione è stato elaborato da Ismea e prende in considerazione 4 gruppi di riferimento:

    1- prodotti a medio-bassa stagionatura (Provolone Val Padana fresco e maturo, Mozzarella, Gorgonzola, Italico);

    2- prodotti a elevata stagionatura (Parmigiano Reggiano e Grana Padano in vari gradi di stagionatura);

    3- prodotti esteri (Latte scremato in polvere Francia, Oceania e Germania, Edamer Germania, Latte intero in polvere Germania);

    4- input di produzione (mais, farina di soia, sorgo, crusche, farinacci).

    Per ogni gruppo vengono selezionati i cinque prodotti con il coefficiente più alto. Il meccanismo intende sfruttare l’ampiezza dei panieri e l’articolazione dei prodotti per evitare che l’indice si renda protagonista di fluttuazioni improvvise, ampie ed imprevedibili.
    Il nuovo sistema segue tecniche di statistica che limitano al minimo le imprecisioni ed escludono qualsiasi carattere di soggettività.

    È stato firmato anche il decreto che ripartisce 25 milioni di euro in termini di aiuti diretti agli allevatori. L’impatto stimato è un aumento del prezzo del latte attorno al centesimo in più al litro.
    «Continuiamo a lavorare concretamente – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – per sostenere tutto il sistema lattiero caseario italiano. Dopo l’accordo di novembre, siamo passati alla fase operativa, mantenendo gli impegni presi per interventi strutturali, a partire dalla definizione del meccanismo di indicizzazione del prezzo. Un punto centrale, atteso da anni, per tutelare meglio il reddito dei nostri allevatori, tenendo in considerazione parametri reali come i costi di produzione. La collaborazione tra le componenti della filiera – conclude Martina – va avanti e può diventare un fattore determinante per la ripresa del settore. Ora sarà importante applicare le decisioni prese e rispettare la durata minima dei contratti che deve essere di almeno un anno».



  • Il 2015 è stato un anno record per il recupero dall’evasione fiscale.
    Secondo quanto dichiarato dal viceministro dell’Economia Luigi Casero, nel corso dell’anno appena trascorso l’Italia ha superato il record di 14,2 miliardi di euro incassati nel 2014, raggiungendo una cifra vicina ai 15 miliardi.

    Ancora non abbiamo una stima precisa dei dati perché sono in corso le verifiche da parte dell’Agenzia delle Entrate. La certezza, però, è che è stato migliorato il risultato del 2014, come confermato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi e dal premier Matteo Renzi.
    renzi evasionePochi minuti fa il Primo Ministro ha twittato :”Il 2015 anno record nel recupero sull’evasione fiscale (quasi 15Mld €). Un abbraccio a chi ci definiva “filo-evasori! “.
    Sui 15 miliardi recuperati nel 2015 ha inciso senza dubbio il nuovo 730 precompilato. Attraverso la nuova Dichiarazione dei redditi l’Agenzia delle Entrate ha potuto individuare tutte quei contribuenti che non hanno inviato il 730.
    A quel punto l’Agenzia ha provveduto a spedire oltre 210mila contestazioni ai contribuenti che non hanno presentato dichiarato i propri redditi: di questi 105mila si sono ravveduti evitando così sanzioni pesantissime.
    Un altro elemento chiave della lotta all’evasione è dato dall’istituzione dell’Anagrafe dei Conti Correnti che dà la possibilità al fisco di conoscere la giacenza dei conti dei contribuenti, sconsigliando, dunque, qualsiasi tentativo di evasione.
    Una novità importante è rappresentata, infine, dall’incrocio dei dati tra le pubbliche amministrazioni: una modalità di azione all’apparenza scontata, ma fin qui mai realmente applicata dal nostro Paese.
    Solo attraverso un’effettiva collaborazione tra le PA e la digitalizzazione dei servizi ai cittadini sarà possibile dare un colpo mortale all’evasione.


  • danimarca amleto

    L’immagine di un Paese difficilmente può apparire più contraddittoria di quella mostrata dalla Danimarca negli ultimi giorni.

    Proprio nella giornata di ieri abbiamo analizzato il rapporto di Transparency International che classifica la Danimarca al primo posto per corruzione percepita con un punteggio di 92 punti su 100.
    danimarca amletoQuesto vuol dire che nel paese di Amleto i cittadini ed gli imprenditori percepiscono uno scarso livello di corruzione nella pubblica amministrazione.
    La Danimarca è sempre stata ai vertici di questa graduatoria, quindi il primo posto della classifica 2015 non ci sorprende.
    I paesi della Scandinavia si distinguono per efficienza amministrativa ed innovazione, due elementi che esprimono al meglio il grado di sviluppo e di prosperità di un Paese e di un’intera area territoriale.
    Ma l’immagine di civiltà della Danimarca è stata scalfita dalla notizia apparsa qualche giorno fa sui principali organi di stampa nazionali ed internazionali. Il Governo di destra guidato da Lars Lokke Rasmussen ha approvato una legge sui richiedenti asilo che disciplina la confisca ai loro danni di denaro e oggetti del valore superiore a 10mila corone (circa 1.350 euro) per pagare le loro spese di mantenimento ed alloggio.
    Un provvedimento che ha scatenato l’indignazione delle organizzazioni internazionali e di membri della società civile.
    Una delle forme di protesta più eclatanti è rappresentata dalla scelta dell’artista cinese Ai Weiwei di chiudere la sua mostra “Ruptures” in Danimarca, che sarebbe dovuta proseguire fino ad aprile. Secondo Ai Weiwei la normativa sui migranti fornisce un’immagine terribile della Danimarca e dei danesi.
    Risulta difficile dargli torto. Aldilà delle difficoltà che ciascun Paese sta affrontando nella gestione dei flussi migratori, imporre la confisca dei beni ai rifugiati appare una scelta lesiva dei diritti dei richiedenti asilo, oltre ad essere una decisione politica discutibile, se consideriamo i danni che suddetta la legge apporterà all’immagine internazionale della Danimarca.

     



  • Sono passati 71 anni da quando il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche liberarono il campo di concentramento di Auschwitz, svelando all’Europa intera il vestito dell’orrore che aveva indossato negli anni della Seconda Guerra Mondiale.

    Oggi sono pochi i sopravvissuti del terrore scientifico applicato dalla Germania nazista, ma è ancora forte il ricordo ed il trauma culturale.
    L’Italia commemora questa giornata con una serie di eventi, mostre, convegni e momenti di riflessione per non dimenticare quanto accaduto 71 anni fa e soprattutto comprendere quello che Hannah Arendt definì “La banalità del male”.
    mattarella giornata della memoriaUn male che si manifesta non solo attraverso le decisioni delle alte cariche dello stato, ma anche con il comportamento accondiscendente o indifferente dei cittadini normali, permettendo così all’orrore di diffondersi in maniera silenziosa.
    “Meditare e tramandare, cari giovani presenti. E’ questo l’autentico e irrinunciabile significato del Giorno della Memoria“. Con queste parole il capo dello Stato Sergio Mattarella ha concluso il suo discorso sulla Giornata della Memoria.
    Il presidente della Repubblica ha sottolineato come anche oggi odio, fanatismo e aberrazioni spargano sangue innocente in tante parti del mondo. Ecco perché la lezione della Shoah diventa ogni anno di un’attualità disarmante e va diffusa e conosciuta in maniera puntuale
    Anche il premier Matteo Renzi questa mattina ha voluto ricordare le vittime dell’Olocausto attraverso il proprio profilo Twitter, rivolgendo un pensiero in particolare a Nedo Fiano, sopravvissuto di Auschwitz: “Ricordo i viaggi ad Auschwitz con Nedo e gli studenti. MAI più!”
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina ha riportato, invece, una frase di Primo Levi che spiega al meglio il senso della giornata “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario“.
    Sono arrivati tweet anche da Maria Elena Boschi ed Angelino Alfano, mentre il presidente del Senato Pietro Grasso ha parlato nel corso della presentazione del documentario Salvate Tutti : “Scopo della Giornata della Memoria è conservare il ricordo dell’orrore sorto nel cuore dell’Europa, delle vittime, del dolore, ma al contempo anche l’esempio di tante persone giuste”.

    Cooperative Italia si unisce al ricordo delle figure istituzionali. Il dolore e l’odio non conoscono epoca storia: ricordare è un atto dovuto alla civiltà umana, un attestato di fede nelle sue capacità di elaborazione del passato.



  • La corruzione è un problema endemico per l’Italia. Lo testimoniano i continui scandali giudiziari e lo confermano i numeri delle analisi delle organizzazioni internazionali sul tema.
    Una delle elaborazioni più conosciute in merito è il rapporto di Transparency International dal titolo Corruption Perceptions Index.

    Il rapporto indaga sulla corruzione percepita nel settore pubblico da cittadini, imprenditori ed esperti nazionali. Quest’anno sono stati analizzati 168 paesi attraverso 12 diverse fonti di dati provenienti da 11 istituzioni differenti.
    corruzione italiaIn questo modo è possibile incrociare le informazioni disponibili ed avere una stima verosimile sul livello effettivo di corruzione nei singoli paesi. Indagare in maniera scientifica sulla corruzione è un’operazione estremamente complessa, in quanto fenomeno impossibile da misurare con precisione.
    Il Cpi, però, è uno degli indici migliori per valutare il grado di corruzione di un paese e misurare anche i miglioramenti effettuati nel corso degli anni.

    Il Corruption Percepetion Index assegna alle nazioni un punteggio da 0 a 100, dove 100 rappresenta il livello minimo di corruzione percepita. Al primo posto troviamo la Danimarca con 91 punti, seguita da Finlandia e Svezia.
    Agli ultimi posti troviamo la Corea del Nord e la Somalia con meno di dieci punti. E l’Italia?
    Il nostro paese si trova al 61esimo posto con un punteggio di 44 punti, scalando otto posizioni rispetto alla classifica dell’anno precedente. Si tratta, però, di un miglioramento di poco conto perché dettato più dal peggioramento di altre nazioni che da effettivi passi in avanti dell’Italia.
    Rispetto al 2014, infatti, il punteggio italiano è cresciuto di un solo punto.
    L’aspetto più preoccupante della classifica è il rendimento medio dei paesi analizzati. Lo score medio è di 43 punti e, come indica Transparency International, un punteggio inferiore ai 50 punti esprime una corruzione abbastanza diffusa.
    L’Italia naviga, dunque, sulle medie mondiali, ma il contesto con il quale deve confrontarsi è soprattutto quello europeo. È qui che il nostro Paese mostra di avere dei gravi problemi in termini di corruzione percepita.
    Il punteggio medio dei paesi appartenenti al’Unione Europea è, infatti, di 65 punti contro i 44 punti dell’Italia. Ecco perché è assolutamente necessaria una riforma della PA che veicoli una maggiore trasparenza dei rapporto Stato-cittadini e sia in grado di porre rimedio ai rapporti affaristici tra amministratori pubblici, istituzioni e mondo dell’impresa.


  • vino martina

    Si è svolto ieri un incontro a Bruxelles tra il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina ed il commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan.

    Diverse le tematiche affrontate, come la semplificazione Pac, il caso Xylella e soprattutto la protezione della denominazione e della varietà dei vini.
    In questi mesi è stata presentata al Parlamento europeo una bozza sulla liberalizzazione della denominazione dei vini.
    vino martinaQuesto consentirebbe, ad esempio, ad imprese estere di riportare sull’etichetta dei propri vini nomi quali aglianico, greco, sangiovese, lambrusco, ecc ovvero vini di qualità tipicamente italiani.
    Secondo Coldiretti un simile atto di liberalizzazione potrebbe costare all’Italia addirittura 3 miliardi di euro arrecando un danno enorme dal punto di vista dell’export agroalimentare. Per questo le associazioni di categoria ed le istituzioni si sono mobilitate chiedendo chiarimenti al commissario Hogan.
    “Il ministro Martina – riporta il Mipaaf in un comunicato – ha confermato nuovamente la netta contrarietà dell’italia a ipotesi di liberalizzazione dell’uso dei nomi dei vitigni, ribadendo la necessità di non cambiare le attuali norme che regolano l’utilizzo delle denominazioni dei vini. A tale proposito il commissario Hogan ha dato rassicurazioni sul fatto che non c’è alcuna intenzione di pervenire a modifiche che penalizzino l’attuale modello del sistema vitivinicolo italiano di qualità“.
    Le organizzazioni di rappresentanza dei produttori agricoli hanno accolto in maniera positiva l’esito dell’incontro tra Martina ed Hogan: “L’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari – spiega la coordinatrice del settore vitivinicolo dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Ruenza Santandrea – riscontra con soddisfazione il parere positivo espresso ieri dal commissario Hogan in merito ai vini identitari e alla loro tutela. Ora attendiamo fiduciosi il ritiro della bozza dell’atto delegato sulle liberalizzazioni, ricordando che la stesura attuale non è in linea con quanto dichiarato”.  


  • lavoro autonomo

    Giovedì verranno discussi in Consiglio dei Ministri due importanti disegni di legge.
    Il primo, di cui abbiamo parlato ieri, riguarda il tema della povertà; il secondo, invece, interessa il lavoro autonomo.

    La Legge di Stabilità ha recentemente modificato il regime dei minimi per le partite Iva dopo la polemica che ha fatto seguito alla scorsa finanziaria.
    Il disegno di legge sul lavoro autonomo disciplina proverà a rafforzare le tutele dei professionisti, sia in merito al loro rapporto con il committente che in materia di maternità e congedo parentale.
    lavoro-autonomoLa prima novità riguarda, infatti, i contratti stipulati dai professionisti con un’impresa. La nuova normativa vieterà quelle clausole che sbilanciano il rapporto contrattuale a favore del committente.
    Quest’ultimo, ad esempio, non potrà modificare il contratto o recedere unilateralmente senza adeguato preavviso. Viene posto, inoltre, a 60 giorno il limite massimo di pagamento della prestazione da quando è stata emessa la fattura.
    Altri due elementi chiave del disegno sono quelli inerenti le spese di formazione ed il collocamento.
    A partire dal 2016, i professionisti che sostengono spese per l’iscrizione ad un convegno o ad un corso di aggiornamento potranno dedurre totalmente questi costi fino ad un massimo di 10.000 euro.
    Viene introdotto, inoltre, uno speciale sportello per le partite Iva all’interno dei centri per l’impiego: questi dovranno possedere informazioni su eventuali offerte di lavoro, soprattutto in materia di appalti pubblici, visto che la Legge di Stabilità rende possibile una partecipazione dei professionisti ad appalti realizzati con fondi europei.

    Le novità maggiormente reclamizzate riguardano, invece, l’ambito della previdenza. Il disegno di legge sul lavoro autonomo concede la possibilità anche ai professionisti in maternità di continuare a svolgere il proprio lavoro anche durante i cinque mesi di maternità.
    Questo consentirà loro di non compromettere la propria attività lavorativa durante il periodo di gravidanza.
    Viene introdotto, inoltre, il congedo parentale della durata di sei mesi, sia per le mamma che per i papà.
    Novità anche per i periodi di malattia superiori ai 60 giorni potrà scegliere di smettere di pagare i contributi e potrà in seguito diluire il pagamento in un periodo triplicato rispetto alla durata della malattia.
    Ci saranno, infine, dei cambiamenti in materia di smart working. Il lavoro da casa è ormai riconosciuto come una modalità di esercizio dell’attività lavorativa conveniente sia per il lavoratore che per l’azienda.
    Ecco perché vengono introdotti degli incentivi per chi utilizza lo smart working, con una tassazione speciale al 10% che si potrà applicare anche solo per le singole ore lavorative svolte da casa. La legge consente così di tassate le singole quote di retribuzione oraria in base al luogo di svolgimento dell’attività lavorativa e non l’intera retribuzione.


  • povertà italia

    Giovedì dovrebbe essere approvato in Consiglio dei Ministri un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità che prevede una serie di misure di contrasto alla povertà.

    La crisi ha certamente aumentato il numero di poveri acuendo le diseguaglianze.Secondo l’Istat in Italia sono 4,1 milioni i cittadini in condizioni di povertà assoluta.
    povertà italiaCome scritto, invece, recentemente in un rapporto di Credit Suisse, lo 0,7% della popolazione mondiale detiene il 45% della ricchezza complessiva.
    L’allarme è stata lanciato anche dalla Ocse secondo la quale la distanza tra i più ricchi ed i più poveri ha raggiunto il livello massimo degli ultimi trent’anni. Una situazione che arreca anche danni all’economia mondiale.
    Come riportato dalla stessa Ocse, la crescita della diseguaglianza degli ultimi venticinque anni ha portato ad una perdita dell’8,5% del Pil complessivo dell’area Ocse. Per non parlare dei disagi sociali che la povertà ha scaturito negli ultimi anni, un’onda di malcontento cavalcata abilmente da numerosi forze politiche di stampo populista in tutta Europa.

    L’Italia da questo punto è uno di quei paesi accusati dagli organismi internazionali di non possedere gli strumenti adeguati per contrastare la povertà.
    Finalmente il Governo ha deciso di portare avanti una serie di misure che rappresentano il primo passo verso un cambiamento del sistema assistenziale italiano.
    Il nuovo disegno di legge dovrebbe stanziare 800 milioni di euro in strumenti a favore dei soggetti svantaggiati: 600 milioni riguardano il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e 200 l’Asdi, ovvero l’assegno successivo alla Naspi che spetta alle persone che sono in condizioni di bisogno.
    Il Sia è stato già introdotto in forma sperimentale dal 2014 in tutte le città con più di 250.000 abitanti. Adesso verrà esteso a tutti i nuclei urbani ed interesserà le famiglie con un Isee inferiore ai 3.000 euro. Queste potranno ricevere un assegno mensile fino a 400 euro.
    Come sottolinea, però, il Corriere della Sera, le risorse stanziate finora servono a fornire un contributo di 200 euro per ciascun povero residente nel nostro Paese: una cifra chiaramente di esigua entità.
    Ecco perché il Governo ha intenzione di riordinare l’intero sistema assistenziale, modificando i criteri necessari per accedere a determinate prestazioni.
    Verrà, inoltre, stipulato un protocollo d’intesa con le fondazioni e le organizzazioni del terzo settore per sviluppare progetti di contrasto all’abbandono scolastico e per migliorare la qualità dell’istruzione.
    Verranno forniti dei tutor agli studenti ed assegnati veri e propri contributi in denaro.
    Il Governo metterà, infine, a disposizioni di fondazioni ed organizzazioni non profit un credito d’imposta fino a 100 milioni per finanziare bandi su queste tematiche.


  • beni confiscati

    Nel corso del 2015 sono stati restituiti alla collettività oltre 4.000 beni confiscati alla mafia.
    A dichiararlo è il direttore dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati, Umberto Postiglione, nel corso della cerimonia di consegna dei beni sequestrati a 21 Comuni calabresi, svoltasi oggi a Reggio Calabria.

    Erano presenti, oltre a Postiglione, anche il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il sindaco del Comune di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ed il presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa.
    beni confiscatiÈ stata un’occasione per il fare il punto della situazione sul funzionamento dell’Agenzia e sulle opportunità e le criticità della legge sul riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata.
    Proprio nei giorni scorsi abbiamo sottolineato come i tempi burocratici per la riassegnazione siano ancora troppo lunghi.
    Un impedimento che priva numerose associazioni, cooperative e gruppi di cittadini privati di produrre lavoro e benefici alla collettività attraverso un sano riutilizzo di quanto apparteneva alla mafia.

    Il problema, secondo Umberto Postiglione, è stato parzialmente risolto attraverso l’utilizzo della Conferenza dei Servizi per portare a termine l’iter burocratico.
    In tre mesi è adesso possibile ottenere l’assegnazione del bene.
    Di recente, inoltre, è stato sperimentato dal Tribunale di Reggio Calabria un sistema che consente di vedere in tempo reale i beni disponibili, il modo che gli attori interessati possano valutare quello più adatto alle proprie esigenze.
    Altre novità, infine, verranno introdotte a breve, come dichiarato dal  procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti: “La presenza della Dna all’interno del consiglio direttivo dell’agenzia, non sarà burocratica ma assicurerà un contributo anche di conoscenza, tramite la sua banca dati e l’esperienza dei magistrati, nel più rigoroso rispetto della legalità. I risultati ci inorgogliscono – ha concluso Roberti – ma non ci devono fermare. Dobbiamo pretendere che la legge nuova entri in vigore, perché i beni confiscati sono una grande opportunità mentre fino ad ora qualche volta erano quasi un peso. Se avremo la legge ci sarà un salto di qualità”