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  • Continua in maniera serrata la “guerra del latte”, la protesta messa in atto dai produttori lattiero-caseari contro il controllo dei prezzi da parte delle industrie di trasformazione.
    Le rimostranze sono iniziate sabato, con il blocco del centro produttivo di Lactalis (a Ospedaletto Lodigiano), la multinazionale francese che controlla, tra gli altri, marchi come Invernizzi, Galbani e Parmalat e che negli ultimi mesi ha imposto, insieme ad altri operatori del settore industriale, un taglio dei compensi alla stalla di oltre il 20%.

    I produttori, quindi, sotto l’egida di Coldiretti, hanno deciso di far sentire la loro voce e di presidiare lo stabilimento di Ospedaletto Lodigiano. Una protesta IMG-20151111-WA0003che si è spostata, nella giornata di ieri, di fronte ai centri commerciali e ai supermercati di tutta Italia per far conoscere ai consumatori la situazione del settore lattiero caseario italiano e le peculiarità del latte e dei formaggi nostrani.
    I nostri scaffali, infatti, sono letteralmente invasi dal latte a lunga conservazione proveniente dall’est Europa e da mozzarelle prodotte con latte e cagliate di derivazione estera.
    Le industrie di trasformazione scelgono, quindi, la materia prima a basso prezzo proveniente da altri paesi, salvo poi vendere i propri prodotti ad un prezzo maggiorato del 30% rispetto ad esempio alla Germania e del 20% rispetto alla Francia.
    Non c’è da stupirsi, allora, se nel 2015 oltre mille stalle hanno chiuso i battenti e se negli ultimi quattro anni oltre 4000 aziende di conferimento del latte hanno dovuto cessare la propria attività.
    Il latte italiano richiede costi di produzione superiori rispetto ai competitors europei: imporre un prezzo di 33 centesimi al litro, quando i costi di produzione vanno dai 40 fino ai 60 centesimi nelle aree montane, significa depauperare un comparto che è uno dei punti di forza del Made in Italy agroalimentare.

    La protesta degli agricoltori ha portato alla decisione estrema da parte di Lactalis di interrompere la raccolta del latte, attività che verrà ripresa solamente oggi.
    IMG-20151111-WA0002Fondamentale, in tal senso, è stato l’operato svolto dal ministro Martina, che ha incontrato in questi giorni i rappresentanti di Assolatte e della Gdo, mentre per domani è previsto un tavolo di concertazione tra produttori ed industrie per cercare di trovare un punto di incontro e risolvere una crisi che rischia di diventare devastante per l’intero comparto.
    Per questo motivo è stata disposta la sospensione del blocco dello stabilimento produttivo di Lactalis fino alle 11:00 di domani, quando si svolgerà l’incontro tra le parti.
    Mentre Coldiretti e le altre associazioni di categoria vorrebbero un prezzo comune a tutte le stalle, Assolatte spinge per lasciare la massima libertà al mercato in modo da mantenere una posizione di forza.

    In queste ore è arrivato anche il commento dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, per bocca del proprio presidente Giorgio Mercuri. Il vertice della centrale di rappresentanza delle coop agricole ha voluto ribadire la centralità e la virtuosità del modello cooperativo, che consente ai soci produttori di rifuggire dai ricatti delle multinazionali: «Queste decisioni assunte da alcune multinazionali, che stanno mettendo in ginocchio gli allevatori – ha dichiarato Mercuri – fanno comprendere ancora una volta l’importanza della filiera cooperativa: i soci di cooperative mettendosi insieme hanno un luogo sicuro dove conferire il prodotto al fine di valorizzarlo nel mercato, soprattutto in settori il cui prodotto agricolo è caratterizzato da una alta deperibilità».
    Un punto di vista condiviso dal presidente di Confcooperative Calabria Camillo Nola: «In Calabria la pressione sui prezzi alla stalla è meno accentuata, grazie soprattutto all’azione della cooperazione, che riesce ad operare da vero e proprio ammortizzatore sociale verso i conferitori di latte nella nostra terra. Non solo per quanto riguarda la garanzia di un prezzo superiore all’attuale mercato, ma anche per la stabilità e l’etica nei rapporti e nei comportamenti.
    Oggi, non è tollerabile creare una nuova forma di precariato. Ne abbiamo già troppe.
    I rapporti con gli allevatori, con chi fa il buon latte italiano – aggiunge Nola – devono essere stabili e democratici, lasciare il latte nelle stalle è incomprensibile. Come cooperatori chiediamo a tutti i cittadini calabresi ed italiani, di acquistare in maniera più attenta, leggendo le etichette con attenzione e con la consapevolezza che quei centesimi in più sul prezzo del latte o di un formaggio italiano, restano spesso nel proprio territorio. Abbiamo la fortuna di avere dell’ottimo latte in Calabria, che fa bene alla salute sia di chi lo consuma, che all’economia regionale e questo al momento dell’acquisto non possiamo dimenticarlo, altrimenti facciamo il gioco di un mercato che, se basato solo sul prezzo, mette a rischio l’intera zootecnia da latte italiana, e con esso tipicità, funzione sociale, ricchezza economica».

    Il Governo in questi mesi ha provato a sostenere il settore attraverso misure come la previsione di contratti scritti che disciplinano il prezzo di vendita del prodotto conferito, l’istituzione delle Op, la costituzione del Fondo Latte, uno strumento nato per ristrutturare il debito dei produttori, e l’aumento al 10% dell’aliquota di compensazione Iva.
    Sarà necessario, però, adesso trovare un accordo con le industrie di distribuzione e provare a frenare la deriva di un mercato sempre più orientato verso la competitività al ribasso dei prezzi.



  • L’area di Expo 2015 diventerà un enorme polo tecnologico con oltre 1.600 ricercatori impegnati in attività di studio e sperimentazione su temi quali i big data, il cibo, la sostenibilità ambientale e la genomica.
    A dichiararlo è il Primo Ministro Matteo Renzi che ha presentato oggi il progetto “Human Technopole. Italy 2040” per il quale il governo ha previsto uno stanziamento complessivo di 1,5 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.

    Il progetto percorre la strada intrapresa dall’Università degli Studi di Milano, che nei giorni scorsi ha palesato l’intento di realizzare un campus universitario all’interno di Expo.
    cascina triulzaI dipartimenti dell’area scientifica della Statale di Milano verranno spostati, infatti, nell’area dell’evento internazionale.
    L’obiettivo del Governo è fare dello Human Technopole un punto di riferimento dell’innovazione europea, un centro che possa essere al tempo stesso incubatore di nuove startup e centro di ricerca in materia di robotica, big data e sostenibilità ambientale, tutte tematiche di estrema attualità e che rischiano di dettare l’agenda setting dei leader mondiali nei prossimi cinquant’anni.
    Il premier Renzi ha parlato del nuovo polo come di un “nuovo Umanesimo”. All’interno dell’area verranno ospitati, infatti, ricercatori che si occuperanno di materie diverse e dovrà essere l’uomo il punto di contatto tra ambiti differenti.
    Dalla ricerca sulle malattie genetiche all’applicazione dei big data nei settori economici, finendo con la sostenibilità ambiente, tutte le attività di studio devono porsi come obiettivo il miglioramento della qualità di vita dell’uomo.
    Il futuro di Expo sembra, dunque, prendere la forma dell’innovazione e della ricerca e questa non può che essere valutata come una splendida notizia.



  • Nei primi nove mesi del 2015 sono stati siglati 471mila contratti a tempo indeterminato in più.
    A comunicarlo è l’Inps attraverso il report mensile sul precariato. Secondo l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale gli sgravi contributivi presenti nella scorsa Legge di Stabilità hanno portato le aziende a preferite le forme contrattuali a tempo indeterminato.

    Da gennaio a settembre sono stati firmati in tutto 1,33 milioni nuovi contratti a tempo indeterminato, ai quali vanno aggiunte 371mila trasformazioni di contratti a termine o di apprendistato; le cessazioni di contratti a tempo indeterminato ammontano, invece, a 1,23 milioni.
    Il saldo tra attivazione e cessazione è dunque positivo di 471mila unità.
    voucher lavoroLe imprese, dunque, hanno trovato più conveniente assumere nuovi addetti con forme contrattuali stabili sfruttando lo spazio concesso dalle agevolazioni della Legge di Stabilità. Secondo l’Inps sono circa 900.000 i contratti che hanno usufruito di questo strumento fiscale, dei quali 703.890 sono nuovi contratti e 202.154 trasformazioni di contratti a termine.
    Nel 2016 e nel 2017 gli sgravi contributivi fino a 8.060 euro verranno ridotti sostanzialmente (saranno fino al 40%), quindi è probabile che questo trend di crescita possa subire un forte rallentamento.

    In generale, il saldo tra attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro subordinati è positivo per 600.000 unità. Un dato importante, infine, è l’aumento del numero di rapporti di lavoro a tempo indeterminato sul totale di quelli attivati, passato dal 32% del 2014 al 38,1% del 2015.
    Migliora anche l’incidenza dei contratti stabili stipulati da giovani under 30 (dal 24,4% del 2014 al 31,3% del 2015).
    Le regioni con le variazioni positive maggiori sono Friuli Venezia Giulia, Umbria e Piemonte, con aumenti superiori al 50% fino a raggiungere l’82%.
    Le peggiori in questo senso, invece, sono state ancora una volta Sicilia (+10,8%), Puglia (+15,8%) e Calabria (+17,1%).



  • Sette note aziende olivicole italiane, tra i quali spiccano marchi come Carapelli, Bertolli e Sasso, sono indagate dalla procura di Torino con l’accusa di frode in commercio.
    Secondo il procuratore Raffaele Guariniello l’olio extra-vergine d’oliva venduto dalle sette case produttrici apparteneva in realtà alla categoria dell’olio vergine, ovvero un prodotto dalla qualità e dal costo inferiore.

    La vicenda nasce dalla denuncia di una rivista specializzata, che ha di fatto dato il via all’inizio delle indagini della procura.
    olioI carabinieri del Nas hanno prelevato alcuni campioni d’olio dai supermercati di Torino facendoli analizzare dai laboratori dell’agenzia delle dogane e ben 9 su 20 non hanno superato l’esame organolettico.
    Sono sette i rappresentanti legali accusati di frode in commercio. Nello specifico le aziende interessate dall’inchiesta sono: Carapelli, Santa Sabina, Bertolli gentile, Coricelli, Sasso, Primadonna (confezionato per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin).
    Il Pm Guariniello ha subito informato il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, sui risultati del test. Le indagini andranno avanti cercando di capire l’entità della possibile truffa e la reale provenienza delle olive.



  • Il settore del latte sta attraversando una fase storica molto delicata. La fine dell’era delle quote latte e la chiusura di alcuni mercati come quello russo, ha causato gravi scompensi ad un intero comparto portando numerose aziende italiane a chiudere i battenti.
    Uno studio effettuato dal Centro ricerche produzione animali di Reggio Emilia mostra come una parte importante della crisi del settore sia legata ai costi di produzione elevati sostenuti dagli allevatori.

    Rispetto ai competitors europei i produttori italiani dispongono di aziende con un numero di ettari limitati rispetto ai capi posseduti, oltre a dover importare la maggior parte della soia e del mais e a dover fare i conti con le imposizioni del fisco italiano.
    latteIl costo medio di produzione del latte italiano è di 38 centesimi ed arriva anche a 60 centesimi nelle zone montane. Si tratta di cifre comparativamente più alte rispetto a quelle delle aziende europee del settore.
    Dati, però, che devono essere rapportati anche ai prezzi pagati dalle industrie di trasformazione agli allevatori.
    Il prodotto italiano, oltre ad essere quello con i costi di produzione più alti e con la qualità maggiore, è anche quello che viene pagato meglio. In media, infatti, un litro di latte alla stalla viene pagato 34 centesimi al litro.
    Quello francese, per fare un esempio, viene pagato a 33 centesimi al litro, mentre ci sono prodotti come quello lettone e lituano il cui prezzo è rispettivamente di 20,74 centesimi e di 17,38 centesimi.
    Le industrie di trasformazione, evidentemente, preferiscono comprare da paesi con un costo della materia prima inferiore e con standard di qualità nella media. Il settore lattiero caseario italiano, costituito da qualità eccelsa e costi elevati, ha perso così con il passare degli anni molto appeal.
    Proprio sul tema della remuneratività dei prezzi è in corso una protesta dei produttori italiani, che chiedono un minore controllo dei prezzi da parte di multinazionali come Lactalis, azienda francese che detiene marchi come Parmalat, Invernizzi e Galbani.
    Quella che è stata soprannominata “la guerra del latte” è destinata a durare a lungo e rischia di rappresentare uno spartiacque importante nella storia recente del lattiero caseario italiano.



  • Sono Coop e Auchan il supermercato e l’ipermercato che soddisfano maggiormente gli italiani.
    A rivelarlo è un’indagine dell’Istituto tedesco Qualità e Finanza.
    Nella categoria dei supermercati, l’indice di soddisfazione di Coop è dell’87,3%, davanti di un’incollatura rispetto a Conad (87,2%) e ad Esselunga (85,0%).

    Coop è la leader del settore anche per quanto riguarda il fatturato con 12 miliardi di euro, sempre davanti a Conad salita a 11,6 miliardi di euro e ad Esselunga 7 miliardi.
    coop alleanza 3.0Tra gli ipermercati, invece, riscuote un grande successo il gruppo francese Auchan con il 90,8% di gradimento, seguito da Ipercoop 86,3% e Carrefour 85,1%.
    In generale i consumatori italiani si dichiarano soddisfati dei servizi offerti dalla grande distribuzione con un indice medio di gradimento che supera l’80%.
    Un simile giudizio, unito alla ripresa dei consumi e all’aumento del valore del carrello medio rappresentano sicuramente delle buone notizie per la Gdo dopo gli anni bui della crisi.
    Tra i vari settori della grande distribuzione, quello che presente il livello di soddisfazione più basso è il discount. In questo caso al primo posto c’è Lidl con il 69,2%, al secondo posto c’è Eurospin (65,2%) e Penny (63,4%). Per quanto riguarda i grandi magazzini, invece, il primato spetta a Upim (80,5%), di poco davanti a Coin (80,2%).
    Tra le catene di negozi di elettronica il più soddisfacente per i consumatori risulta essere Mediaword grazie ad un indice di gradimento dell’83,6%, seguito da Expert (82,6%), Euronics (82,3%), Unieuro (79,9%) e Trony (79,2%).



  • La relatrice di maggioranza, Magda Zanoni (Pd), ha annunciato un emendamento che dovrebbe riformare ulteriormente l’assetto fiscale sulla prima e la seconda casa.
    La norma in questione riguarda i separati che in seguito alla separazione con il proprio coniuge lasciano l’immobile di proprietà per trasferirsi in una casa in affitto.

    Senza un’apposita disciplina normativa, il coniuge che ha abbandonato la propria casa di proprietà vedrebbe configurarsi quest’ultima come una seconda casa, sulla quale si applicherebbero così Tasi e Imu.
    spese condominialiL’emendamento presentato in commissione di Bilancio al Senato prevede di estendere l’abolizione della tassa sugli immobili di proprietà anche a queste figure, sanando così una lacuna giuridica.
    Sul tema dell’eliminazione di Imu e Tasi è forte ancora la discussione interna al Partito Democratico. La sinistra del Pd, infatti, spinge per un parziale mantenimento dell’Imu che consentirebbe agli amministratori locali di sopperire alla carenza di risorse e soprattutto di dirottare il gettito fiscali in ambiti come la sanità e in misure per contrastare la povertà.
    Entro la fine di questa settimana la Commissione Bilancio in Senato dovrà esaminare la Legge di Stabilità, prima di passare la palla alla Camera lunedì prossimo.
    L’Italia è in attesa anche della decisione della Commissione Europea sulla cosiddetta “clausola migranti“, uno strumento che darebbe all’Italia maggiori margini di flessibilità per via delle spese sostenute per l’accoglienza dei migranti.
    Il valore della clausola è di 3,3 miliardi di euro corrispondenti allo 0,2% del rapporto deficit/Pil, una cifra che verrebbe utilizzata per ridurre l’Ires già a partire dal 2016 e non dal 2017 come attualmente previsto.
    Proprio oggi il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato che la decisione della Commissione non avverrà in tempi brevi perché l’immigrazione è un fenomeno che riguarda più paesi e necessita di una riunione specifica sul tema.



  • Il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, ha firmato il decreto che disciplina l’istituzione del Fondo Latte, uno strumento di liquidità a favore dei produttori lattiero-caseari.
    Questo provvedimento arriva in un momento molto delicato per l’intero comparto, a seguito della fine dell’era delle quote latte e della diffusione anche in Italia di formaggi ottenuti con latte in polvere e di latte proveniente dall’estero.

    Il Fondo Latte prevede lo stanziamento di 55 milioni di euro che serviranno soprattutto a ristrutture i debiti e a sostenere gli investimenti degli agricoltori.
    Sono oltre 4.000, infatti, le stalle che negli ultimi 4 anni hanno dovuto cessare la propria attività a causa di costi di produzione non adeguatamente retribuiti da un mercato fortemente orientato verso la competitività al ribasso dei prezzi.
    latte italia«C’è bisogno di dare un segnale sul versante del prezzo del latte – ha dichiarato Martina – c’è bisogno di riorganizzare la filiera, c’è bisogno che anche le grandi Dop riflettano su come si posiziona in termini nuovi una produzione di grande eccellenza come la nostra».
    Proprio in queste ore è in atto una protesta dei produttori di latte presso lo stabilimento produttivo di Lactalis, la multinazionale francese che controlla marchi come Parmalat, Galbani ed Invernizzi ed impone prezzi comparativamente più bassi rispetto a quelli delle aziende agricole nostrane.
    Gli agricoltori chiedono maggiore rispetto per il prodotto italiano ed una remunerazione che tenga conto dei costi produttivi sostenuti dalle imprese italiane.
    Domani la protesta si sposterà nei supermercati di tutta Italia per far conoscere ai consumatori come viene realmente prodotto un formaggio Made in Italy e sensibilizzarli sulle istanze ed i problemi dell’intero settore.



  • Uno dei provvedimenti più discussi della prossima Legge di Stabilità è l’innalzamento del tetto all’utilizzo del contante.
    La proposta del Governo intende elevare la soglia da 1.000 a 3.000 euro. Una norma, quest’ultima, fortemente osteggiata dalla minoranza del Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle, che vedono in questa misura uno strumento che facilita la transazioni non tracciabili e quindi aiuta l’evasione fiscale.

    Per questo motivo sembra che nelle ultime ore Pd, M5S e Sel stiano facendo fronte comune e siano disposti a votare insieme contro il provvedimento euro greciadell’esecutivo.
    Un eventuale voto contrario di una parte considerevole del Partito Democratico metterebbe in seria difficoltà il governo Renzi, che sarebbe così a costretto a rivedere la norma sulla soglia all’utilizzo del contante.
    La scorsa settimana la minoranza Pd ha presentato una serie di emendamenti alla Legge di Stabilità. Tra le misure di maggior rilievo vanno annoverate quelle su Imu e Tasi e sul Sud.
    Per quanto riguarda le imposte sugli immobili, si chiede di tornare all’Imu con un aumento, però, delle detrazioni da 200 a 400 euro.
    In questo modo, infatti, secondo la minoranza Pd verrebbero esentati circa due terzi dei proprietari e ci sarebbe un guadagno di 1,5 miliardi da destinare a settori come la sanità.
    Quanto, infine, al Mezzogiorno la proposta è di riconfermare per il 2016 ed il 2017 la decontribuzione per i lavoratori assunti a tempo indeterminato, lasciando invariato il tetto di 8.060 euro, e di aumentare la deducibilità degli ammortamenti per i nuovi investimenti al Sud.



  • Le stime dell’Ocse sull’economia italiana forniscono buone notizie al nostro Paese.
    L’organizzazione internazionale, infatti, ha rivisto al rialzo le stime sul Pil, prevendendo, inoltre, un generale miglioramento di tutti gli indicatori economici nei prossimi due anni.
    Ad una crescita del Prodotto Interno Lordo, dovrebbe fare seguito un abbassamento del debito pubblico ed una crescita contemporanea dell’occupazione e dell’inflazione.

    Secondo l’Ocse, l’Italia chiuderà l’anno in corso con un miglioramento del Pil del +0,8%. La previsione precedente, elaborata nel mese di settembre, dava il Pil statisticaitaliano in aumento dello 0,7%.
    La crescita, però, dovrebbe essere ancora più sostenuta nel 2016 e nel 2017, quando le stime dell’Ocse danno una variazione positiva dell’1,4%.
    Le previsioni dell’Ocse per il biennio 2016-2017 corrispondono a quelle dell’Istat, mentre si discostano leggermente da quelle del Governo che vede una crescita dell’1,6%.

    Ma i segnali positivi non vengono solo dal Pil: anche il mercato del lavoro a destinato a mostrare segni di miglioramento.
    Secondo l’organizzazione internazionale il tasso di occupazione dovrebbe crescere dello 0,8% quest’anno, dell’1,4% nel 2016 e dell’1% nel 2017. Il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi, invece, al 12,3% dopo il 12,7% del 2014 e diminuire ancora nel 2016 (11,7%) e nel 2017 (11%).
    Per intraprendere in maniera decisa, però, la strada della crescita è necessario, secondo l’Ocse, ridurre le tasse sul lavoro e spostarle sui consumi e sugli immobili.
    Tra i consigli forniti dall’organizzazione internazionale c’è anche quello di aumentare le tassazioni ambientali.
    Per quanto riguarda il debito pubblico, infine, è previsto un ulteriore aumento nel 2015 (134,3% dal 132,3% dell’anno precedente) e una diminuzione nel 2016 e nel 2017, quando si attesterà 133,5% e al 131,8% per effetto di maggiori introiti fiscali.



  • Il packaging è un aspetto essenziale nella percezione dei consumatori per quanto riguarda i prodotti ortofrutticoli.
    A rivelarlo è un’indagine della società di marketing tedesca Eye-Square. Secondo questo studio i consumatori sono maggiormente attratti dalle confezioni in cartone ondulato con la presenza di stampe personalizzate piuttosto che dai tradizionali packaging in plastica.

    Una confezione di questo tipo migliora la percezione stessa del prodotto, ritenuto più salutare e quindi più appetibile. Il 90% degli intervistati, ad esempio, sa che frutta embargo russiail cartone ondulato è riciclabile e quindi valuta il prodotto nel suo insieme come sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
    Il 65% dichiara, infatti, che la frutta all’interno del cartone appare più fresca, mentre il 77% dice che i colori vivaci della confezione rendono il prodotto più naturale.
    Il test è stato effettuato dotando i consumatori di occhiali speciali in grado di individuare la dilatazione delle pupille e di conseguenza di studiare il livello di attenzione che viene riservato ad una confezione anziché ad un’altra.
    La ricerca di Eye-Square mostra come le confezioni in cartone ondulato siano state osservate dieci volte più a lungo di quelle di plastica.
    Un dato che ha degli effetti positivi anche sulle vendite: gli imballaggi in cartone, infatti, hanno portato ad aumento degli acquisti del 14%. Dietro al packaging c’è un’idea generale di prodotto fresco e sostenibile che è particolarmente apprezzata dal consumatore.
    Investire, dunque, in materiali riciclabili e personalizzati inizia a portare i suoi “frutti”.


  • latte granarolo

    Oggi è il terzo giorno della “guerra del latte”, la protesta portata avanti da Coldiretti contro il controllo dei prezzi nel settore lattiero caseario.
    Sabato migliaia di produttori hanno bloccato lo stabilimento della multinazionale del latte francese Lactalis, Ospedaletto Lodigiano (Lodi), l’azienda che ha rilevato, tra gli altri, i marchi italiani Galbani, Invernizzi, Parmalat e Locatelli.
    Da quando nel 2011 Lactalis ha comprato Parmalat, sottolinea Coldiretti, più di 4000 stalle (il 10% del totale) hanno chiuso i battenti.

    Una situazione estremamente negativa dettata dall’imposizione di prezzi scarsamente remunerativi: i costi di produzione delle stalle italiane sono superiori a quelli dei concorrenti europei e di paesi latte_fresco_come la Nuova Zelanda, così come è superiore anche la qualità.
    La vendita di latte e derivati a prezzi equivalenti a quelli della concorrenza significa depauperare la tradizione italiana di latte di alta qualità.
    La fine dell’era delle quote latte ha aggravato ulteriormente la crisi del settore lattiero caseario.
    Di qui la scelta di adottare una forma di protesta estrema, con il blocco dello stabilimento di Ospedaletto Lodigiano.

    Sotto accusa sono anche le innumerevoli importazioni di latte straniero nel nostro paese, spacciato per Made in Italy. Le norme sull’etichettatura hanno facilitato questa operazione: oggi circa il 50% del latte presente sui nostri scaffali proviene dall’estero.
    In queste ore anche il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina ha voluto esprimere il proprio sostegno verso i produttori recandosi sul luogo della protesta.
    Il lattiero caseario ha un valore di 5 miliardi di euro per la parte agricola e di quasi 15 miliardi di euro per quella industriale: rappresenta, dunque, una parte essenziale del Made in Italy ed in quanto tale va tutelato con misure di sostegno.
    “Bisogna pagare il giusto prezzo agli allevatori – scrive Martina sul proprio sito ufficiale – L’industria in particolare, insieme alla grande distribuzione organizzata, deve dare un segnale e assumersi una quota di responsabilità che guardi alla tenuta dell’intero sistema agroalimentare italiano e della sua eccellenza. Servono azioni concrete a partire da un’inversione di tendenza della caduta del prezzo di acquisto alla stalla e a un accordo su un metodo di indicizzazione che tenga conto delle peculiarità del nostro modello. Non c’è più tempo. Per questo martedì incontrerò ancora i rappresentanti di Assolatte, mi aspetto un punto di novità utile. Per tutti. Lo dobbiamo innanzitutto ai tanti allevatori che oggi, soffrendo, stanno tenendo in piedi un comparto simbolo come quello del latte italiano”.