Categoria: News


  • È stata approvata ieri alla Camera la legge sulla tutela e la valorizzazione delle biodiversità.
    Il provvedimento prevede una serie di misure per proteggere gli agricoltori che realizzano e diffondono questo tipo di colture.

    Tra gli strumenti inseriti nella legge c’è anche l’istituzione di un Fondo sulla biodiversità, con 500mila euro l’anno che verranno destinati agli operatori agricoli che attivano azioni di sostegno verso le risorse genetiche ed animali a rischio estinzione o erosione genetica.
    Tra gli altri strumenti della normativa c’è anche la creazione di un portale nazionale che mette insieme una serie di banche dati sulla biodiversità e l’istituzione di contributi agricolturaun’anagrafe nazionale con l’elenco di tutte le risorse animali, vegetali o microbiche a rischio di estinzione.
    Viene effettuata, dunque, un’operazione di riordino delle informazioni sulle biodiversità cercando proteggere agricoltori ed allevatori che portano avanti questo tipo di colture.
    In questo contesto si inserisce anche la previsione di una Rete nazionale per la valorizzazione di queste risorse che sarà composta dalle istituzioni centrali e locali, dagli agricoltori e dagli allevatori impegnati in questo tipo di attività.
    Questi ultimi due attori potranno vendere liberamente le specialità prodotte, sia all’interno della rete che all’esterno, e saranno tutelati dal Fondo sulla biodiversità nel caso in cui le risorse a rischio estinzione vengano contaminate da organismi geneticamente modificati.



  • Il Ministero del Lavoro, in collaborazione con Invitalia, ha istituito “Selfiemployment”, un fondo rotativo nazionale che finanzierà progetti di auto-impiego ed auto-imprenditorialità per gli iscritti a Garanzia Giovani.
    In tutto il Governo, insieme alle regioni Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia mette a disposizione 124 milioni di euro in forma di prestiti a tasso zero per importi da 5.000 a 50.000 euro.

    L’iniziativa partirà da metà gennaio ed interesserà i migliaia di Neet del nostro Paese, iscritti al programma Garanzia Giovani.
    garanzia giovaniIl Ministro Poletti ha fatto sapere che in tutto sono 861.700 i giovani registrati e 550mila quelli presi in carico.
    Garanzia Giovani è una misura europea per combattere la disoccupazione giovanile e ridurre la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano (Neet).
    L’Italia è il primo paese europeo per numero di Neet, un dato che racconta alla perfezione le difficoltà incontrate dalle giovani generazioni nell’entrare all’interno del circuito lavorativo.
    L’intento di Selfiemployment è fornire ai ragazzi un accesso al credito agevolato per portare avanti le proprie idee d’impresa e sviluppare forme di lavoro diverse da quello subordinato.
    La maggior parte dei contratti stipulati attraverso Garanzia Giovani sono infatti rapporti di tirocinio che difficilmente possono portare ad un reale abbattimento del tasso di disoccupazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro.



  • Dopo anni di rinvii, il Parlamento sta discutendo il disegno di legge di Riforma del “Terzo settore”. La definizione nasce per distinguere un’area occupata da formazioni sociali (associazioni di volontariato, imprese sociali, fondazioni, Onlus, cooperative sociali, etc.) intermedie tra lo Stato (primo settore) ed il mercato (secondo settore), volte ad erogare beni e servizi di utilità sociale in assenza di lucro e con natura giuridica privata in numerosi settori, tra i quali l’assistenza sociale, la sanità, l’ambiente, il volontariato, la cultura, lo sport, la cooperazione internazionale. Un ambito che incide per ben il 3,4 % del Prodotto interno lordo con il 9,7 % degli addetti sul totale dell’economia.

    condivisioneIl DDL, per ora fermo in Commissione Affari Costituzionali del Senato e destinatario di circa cento emendamenti, prevede numerose novità, nonché nuove definizioni di Terzo settore (complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d’interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità), e di Impresa sociale (impresa privata con finalità d’interesse generale, avente come proprio obiettivo primario la realizzazione di impatti sociali positivi conseguiti mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, che destina i propri utili prevalentemente al raggiungimento di obiettivi sociali).

    Una profondo cambiamento rispetto alla vigente disciplina si ritrova in tema di remunerazione del capitale sociale e della ripartizione degli utili, laddove il ddl, superando quanto ad oggi disposto dall’art. 3 d.lgs. n. 155/2006 (è vietata  la  distribuzione,  anche  in forma indiretta,  di  utili  e  avanzi  di  gestione,  comunque denominati, nonche’   fondi   e   riserve  in  favore  di  amministratori,  soci, partecipanti,  lavoratori o collaboratori), riconosce la possibilità di una remunerazione, da assoggettare a condizioni e limiti massimi, differenziabili anche in base alla forma giuridica adottata dall’impresa, in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente, che assicurino in ogni caso la prevalente destinazione degli utili al conseguimento degli obiettivi sociali. Ciò costituisce un significativo richiamo alle cooperative a mutualità prevalente, la cui disciplina prevede, quali requisiti essenziali, la  “prevalenza di bilancio” e la “prevalenza statutaria”; tale richiamo ha, almeno in parte, smorzato le numerose critiche indirizzate all’originario testo, in cui la pura deroga al principio generale di non lucratività, tipico del terzo settore, aveva certamente indebolito le finalità sociali proprie di tali imprese.

    Il disegno di legge prevede poi espressamente che le cooperative sociali e i loro consorzi acquisiscano di diritto la qualifica di imprese sociali, senza richiedere – quindi – il rispetto di specifici requisiti: è di tutta evidenza come tale riconoscimento di diritto costituisca una significativa testimonianza del valore e del primato della forma giuridica di cooperativa sociale, certamente ritenuta la più adatta al perseguimento degli alti fini sociali, civici e solidaristici perseguiti dal legislatore.


  • europa bce

    La Commissione europea sospende il giudizio sulla Legge di Stabilità 2016 e rinvia ogni decisione alla prossima primavera.
    Le indiscrezioni raccolte dai principali organi di informazione nella giornata di ieri sono state confermate in data odierna.
    Secondo la Commissione, la legge finanziaria che verrà discussa nei prossimi giorni in Parlamento rischia di deviare dal percorso di riduzione del deficit intrapreso dall’Italia negli ultimi anni.

    Nel mirino dell’Unione Europea ci sarebbe soprattutto l’abolizione dell’Imu e della Tasi, oltre alla richiesta di ulteriori margini di flessibilità.
    eurogruppoUna delle richieste dell’Italia più discusse è la cosiddetta “clausola rifugiati”, che attraverso un risparmio dello 0,2% del Pil consentirebbe al nostro Paese di investire questa cifra nel taglio immediato dell’Ires per le imprese.
    Il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha parlato dei temi legati alla Legge di Stabilità italiana nel corso di un’intervista a Il Sole 24 Ore.
    Dombrovskis spiega i motivi della decisione della Commissione di rinviare il giudizio sulla finanziaria: “Il deficit strutturale è atteso in aumento dall’1,0 all’1,5% del PIL. Anziché migliorare dello 0,1% del PIL come previsto, si prevede un peggioramento dello 0,5%. Il programma di stabilità italiano prevedeva in origine un disavanzo nominale dell’1,8% del PIL. Sarà invece del 2,3%. Nonostante abbia già ricevuto margini di flessibilità pari allo 0,4% del PIL, il governo italiano ha chiesto ulteriore spazio di manovra: 0,1% per le riforme strutturali, 0,3% per gli investimenti pubblici e 0,2% per la spesa a favore dei rifugiati”.

    La Commissione ha deciso di giudicare la manovra italiana valutando i risultati ottenuti nei primi mesi di azione. L’aumento degli investimenti proposto dal Governo dovrà impattare sulla crescita del Pil e sul mercato del lavoro.
    Qualora non dovessero verificarsi i risultati sperati, la Commissione potrebbe costringere l’Italia ad adottare un provvedimento di riduzione del deficit.
    In merito alla “clausola rifugiati”, invece, Dombrovskis ha ribadito che la decisione verrà presa in base ai costi sostenuti dall’Italia e quindi valutando se effettivamente le spese sono tali da giustificare un ulteriore margine di flessibilità.



  • Gli attentati di Parigi hanno mostrato ancora una volta come i social, in momenti drammatici come questo, possano essere uno strumento di divulgazione delle notizie in tempo reale.
    Ma la forza di Facebook, Twitter, YouTube e Instagram sta anche nella capacità di creare reti di solidarietà, rispondendo a pieno alla loro funzione di comunità virtuali.

    Sono decine le iniziative sorte in seguito alle tristi vicende di Parigi. La notte del 13 novembre i cittadini parigini residenti nelle zone vicine ai luoghi degli attentati hanno lanciato l’hashtag #PorteOuverte, aprendo le porte della propria abitazione alle persone che si trovavano in zona durante gli atti terroristici.
    Attraverso Twitter, dunque, decine di persone presenti allo Stade de France o al Bataclan hanno trovato ospitalità presso altri cittadini francesi.

    porteouverte

    Anche Facebook è venuto in soccorso alle persone che si trovavano nella zona degli attentati, attivando la funzione “Safety Check“. Gli utenti localizzati nella parte est della città di Parigi hanno ricevuto una notifica nella quale gli veniva chiesta la propria condizione di salute, consentendo loro di comunicare con i propri amici.
    Questa funzione, come ha spiegato Zuckerberg successivamente, era stata fin qui utilizzata solamente per le calamità naturali; venerdì per la prima volta Facebook ha scelto di adottarla anche per eventi di altra natura.

    facebook safety

    Sono state, invece, milioni le interazioni agli hashtag #PrayForParis, #Paris e #ParisUnderAttack, mentre è stato bloccato l’hashtag arabo “Parigi in fiamme”, utilizzato dall’Isis per celebrare quanto stava accadendo.
    La solidarietà, i bei gesti e la cronaca attraverso i social è proseguita nei giorni successivi agli attentati; uno dei post maggiormente condivisi su Facebook è quello di Isobel Bowdery, ragazza sudafricana sopravvissuta alla strage all’interno del Bataclan.
    La giovane ha raccontato la sua terrificante esperienza con parole che hanno commosso il mondo interno e sono state condivise da migliaia di utenti.

    you never think it will happen to you. It was just a friday night at a rock show. the atmosphere was so happy and... Posted by Isobel Bowdery on Sabato 14 novembre 2015
    Facebook, inoltre, ha dato a tutti gli utenti la possibilità di personalizzare la propria immagine del profilo con i colori della bandiera nazionale francese, come lo stesso Zuckerberg ha fatto. La bacheca del celebre social è diventata così un tripudio dei colori blu, bianco e rosso. zuckerberg Attraverso Twitter, ieri pomeriggio, si sono diffusi momenti di panico quando nel corso della manifestazione in onore delle vittime a Place de Republique si sono sentiti degli spari che hanno fatto immediatamente scappare le persone presenti all'evento di commemorazione. In seguito la polizia ha precisato si trattasse di un semplice scoppio di petardi. https://www.youtube.com/watch?v=sq9vpgaBgzY Una delle immagini più diffuse sui social è stata, infine, quella della Torre Eiffel disegnata all'interno del noto simbolo della pace. Una raffigurazione ripresa anche dal Miur per comunicare il minuto di silenzio che si è svolto oggi in tutte le scuole ed in tutte le università italiane. parigi minuto di silenzio



  • Il servizio di cooperazione internazionale ha diramato un comunicato a tutti gli uffici italiani competenti, invitandoli a “ricercare una autovettura Seat Ibiza di colore nero, targa GUT 18053 con probabile ingresso a Ventimiglia. Possibile collegamento con gli attentati in Francia”.
    Al momento non c’è alcuna certezza che la suddetta vettura, guidata da uno dei terroristi, sia effettivamente entrata in Italia, ma le autorità sembra che nelle ultime ore stiano percorrendo questa pista.

    All’interno dell’auto non ci sarebbe Abdeslam Salah, il principale ricercato riguardo agli attentati di Parigi, ma un ragazzo francese di 32 anni, Baptiste Burgy, anche lui considerato dalla polizia francese come uno dei abdeslam salahpossibili attentatori.
    La vettura si troverebbe nei pressi di Ventimiglia, ovvero al confine tra Italia e Francia. Già nella giornata di sabato le autorità avevano parlato di una Seat nera, con a bordo tre persone, che alle ore 6:35 avrebbe varcato il confine italo-francese e sarebbe entrata nel nostro paese.
    In questo momento è stato chiesto a tutte le pattuglie in servizio sulle autostrade del Piemonte e sulla tangenziale di Torino di intensificare i controlli.
    Secondo Lastampa.it, la Seat Ibiza in questione avrebbe attraversato la frontiera di Ventimiglia dall’Italia alla Francia nei giorni precedenti l’attentato e l’avvistamento odierno deriverebbe, quindi, dal ritorno della suddetta auto in Francia.



  • La “guerra del latte” si sposta dallo stabilimento di Lactalis all’Antitrust, dove in questi giorni, dopo la protesta portata avanti dagli allevatori nella sede di Roma, sono arrivate le carte della vicenda.
    Sotto accusa ci sarebbero i contratti di vendita non rispettati e rescissi unilateralmente dalla multinazionale del latte.

    L’Antitrust ha fatto sapere che esaminerà il dossier entro i primi dicembre e dunque, tra qualche giorno, potremo avere un punto di svolta della crisi, sopratutto se verranno comminate delle sanzioni nei confronti delle industrie di trasformazione, come già avvenuto in Francia e Spagna.
    I numeri del settore lattiero caseario raccontano, però, meglio di tutti lo stato di crisi del settore; cifre che hanno portato i produttori sull’orlo della disperazione e li hanno latte italiaattuare una forma di protesta estrema come il blocco del centro produttivo di Lactalis.
    In questo momento il latte lombardo, per rimanere all’interno della regione dove è iniziata la protesta, viene pagato alla stalla al prezzo di 34 centesimi al litro a fronte di un costo di produzione di 40 centesimi.
    Capiamo benissimo come una simile disparità di prezzi non possa essere sostenibile e non è un caso che gli allevatori abbiano rifiutato la proposta di Lactalis di alzare solamente di un centesimo il prezzo di acquisto.
    Ma a pagare questa situazione è anche il consumatore che acquista il latte fresco al dettaglio a 1,50 euro di media al litro. In Germania ed in Francia, per fare un esempio, un litro di latte costa in media 0,95 e 1,15 euro ed i costi di acquisto alla stalla non sono poi così inferiori rispetto a quelli italiani (0,29 per la Germania e 0,31 in Francia).
    C’è, dunque, un problema vero che interessa produttori e consumatori. La scelta di Coldiretti di spostare la protesta nei maggiori centri commerciali e supermercati d’Italia nasce proprio con l’intento di far conoscere ai consumatori la situazione del lattiero caserario italiano ed i motivi delle rimostranze.
    Un altro fattore che ha scatenato l’ira dei produttori è la presenza massiccia nel nostro mercato di latte e derivati provenienti dall’estero: si parla di 85 milioni di quintali su 200 complessivi, corrispondenti al 40% del latte presente sui nostri scaffali.
    La scarsa remuneratività dei prezzi e l’invasione dei prodotti esteri ha portato il settore verso una crisi epocale. Nella giornata odierna un Consiglio straordinario dei Ministri agricoli Ue proverà a fare il punto della situazione, fungendo da mediatore tra le industrie e gli allevatori.



  • Gli attentati di Parigi hanno toccato la comunità mondiale, scatenando le reazioni di tutto il mondo della politica e della società civile europea.
    Anche il mondo della cooperazione ha voluto far sentire la propria vicinanza alle famiglie delle vittime e alla Francia intera per bocca del presidente di Confcooperative Maurizio Gardini e del vertice di Legacoop, Mauro Lusetti.

    “I drammatici fatti di Parigi – dichiara Gardini – rappresentano un atto di guerra che ci colpisce tutti sotto diversi aspetti: spezza la vita delle persone, limita la libertà dei popoli che ricorrono alla chiusura delle frontiere e corre il rischio di minare la ripresa economica che l’Europa inizia a intravedere seppur gracile e già a singhiozzo come le ultime stime rese note ieri ci dicono”.
    confcooperative
    Il presidente di Confcooperative invita, infine, l’Europa ad intraprendere una strada chiara nella lotta al terrorismo e ad andare avanti nell’unione politica dei popoli per dare una risposta concreta alla popolazione che si sente minacciata dal terrore diffuso: “L’Europa deve dimostrare di essere terra di democrazia, di libertà e di accoglienza dei popoli, ma deve difendere con maggiore fermezza il proprio popolo, con il rispetto per le radici culturali e religiose di ognuno. Continuiamo a vedere un’Europa dell’euro, ma che procede troppo incerta e lenta sul sentiero dell’Europa della politica, dei popoli e della difesa”. 

    Anche il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, ha espresso la propria condanna verso i fatti di Parigi, ribadendo il valore dei principi di libertà ed accoglienza, valori dei quali si è fatto portavoce la Francia in secoli di storia: “I fratelli e alle sorelle di Parigi – spiega Lusetti – che davanti al pericolo hanno aperto le porte di casa per accogliere chi era in fuga hanno affermato, forse inconsapevolmente, la forza della nostra civiltà contro la viltà del terrorismo. Dal loro esempio vogliamo imparare. Non è questo, quindi, il momento di contrapposizioni partitiche o divisioni che fanno il gioco del terrorismo. Dobbiamo stringerci attorno ai valori che ci uniscono, superando le divisioni”.

    Non sono l’odio e l’intolleranza, secondo Lusetti, la risposta corretta agli attentati che hanno messo in ginocchio la Francia. “Con questa stessa determinazione – conclude il presidente di Legacoop – dobbiamo, oggi ancor più di ieri, avere il coraggio di essere accanto ai musulmani che nulla hanno a che spartire con il fondamentalismo. L’unità tra chi si riconosce nei valori fondamentali dell’uomo e della convivenza civile deve mettere ai margini ogni estremismo e permettere così di colpire con la necessaria durezza i terroristi e chi fiancheggiandoli o anche solo chiudendo gli occhi si mette nei fatti non contro l’occidente o il cristianesimo, ma contro la vita umana in sé”.

    Cooperative Italia si unisce al messaggio di solidarietà espresso dai presidenti Gardini e Lusetti, esprimendo il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime, nella speranza che il degrado morale nel quale è caduta la civiltà mondiale possa destare qualche coscienza e che la vita umana torni a diventare il pilastro della scala valoriale di tutte le culture.



  • L’orrore non ha religione, non ha cultura e non conosce il colore della pelle.
    Questa frase è stata ripetuta svariate volte e in diverse sfaccettature negli ultimi giorni. Gli attentati di Parigi hanno portato con sé uno strascico di commenti e reazioni irrazionali, un sentimento di odio misto a paura, ma anche a riflessioni oneste e lucide sul perché l’umanità, sia essa di professione islamica o cattolica, di nazionalità siriana, francese o americana, sia portata a compiere simili atti di rinnegamento di sé stessa.

    Sì perché ciò che è successo a Parigi, venerdì 13 novembre, non è altro che la negazione di cos’è l’uomo o quanto meno di ciò che dovrebbe essere. Togliere la vita ad un essere della tua stessa specie in maniera consapevole, fredda e razionale, è quello che dicono ci distingua dagli altri essenti viventi e questo, più di ogni altra cosa, dovrebbe farci riflettere.
    tour eiffel spentaMa che cos’è realmente l’orrore? Non è un caso che la maggior parte dei giornali francesi abbia deciso di aprire il giorno dopo i fatti di Parigi con questa parola così densa di significati.
    “L’horreur” oppure “L’horreur a Paris” sono questi i titoli più gettonati, espressioni che più di qualsiasi commento descrivono la violenza e l’odio scatenatosi attorno alle 22 nel X e l’XI arrondissement della città di Parigi.
    Sono 129 le vittime dei setti attentati che hanno colpito in contemporanea la capitale francese; quello che ha causato il maggior numero di morti (almeno 82) è avvenuto al Bataclan, un teatro situato nella parte est della città, dove in quel momento si stavano esibendo gli Eagles of Death Metal, una rock band americana.
    Erano 1500 le persone che stavano assistendo al loro concerto, prima che 4 terroristi facessero irruzione nella sala e trasformassero l’euforia in terrore, il relax di un venerdì sera come un altro in orrore.

    L’orrore assume la forma della calma con la quale gli attentatori hanno giustiziato le loro vittime: una alla volta, raccontano; con quel procedere scientifico che eleva il male oltre i confini della ragione.
    L’orrore è esemplificato da chi, disperato, prova a fuggire da quella carneficina attraverso le finestre della struttura, cercando un appiglio lì dove esiste solo il vuoto, sapendo che, comunque, più in basso di così non sarebbe potuto cadere.
    L’orrore è nelle storie di vita quotidiana di chi ha perso la vita al Bataclan, a Rue du Charonne in un ristorante giapponese ed in un bar lì vicino, nel ristorante cambogiano Petit Cambodge, nel Mc Donald’s di fronte allo Stade de France e di chi avrebbe potuto perderla a Montmartre, un’altra zona che gli attentatori avrebbero voluto colpire.
    La forma dell’orrore va al di là dei fatti di Parigi e attraversa la Siria, l’Iraq, gli Stati Uniti, l’Afghanistan, l’Inghilterra, Israele e la Francia, territori oggetto delle violenza brutale di una guerra culturale, religiosa, politica ed economica.
    In queste ore la Francia, con il supporto degli Stati Uniti, ha dato il via ad un attacco potente in Siria nelle roccaforti dell’Isis. Il sangue e l’odio continuano, dunque, a seminare terrore, nella speranza che presto l’uomo possa riprendere la sua forma naturale e non quella caricaturale dell’orrore.



  • Il Piano Investimenti Ue, elaborato dalla Commissione Europea, prevede lo stanziamento di 315 miliardi di euro nei prossimi tre anni per aumentare il livello di crescita dei paesi membri dell’Unione Europea.
    È in corso in queste ore un incontro a Roma, presso lo Spazio Europa, per spiegare il funzionamento del piano messo a punto da Junkcker che prevede, tra gli altri, la partecipazione anche dell’Italia attraverso Cassa Depositi e Prestiti con un finanziamento di 8 miliardi di euro.

    Il Piano stabilisce l’istituzione di un Fondo Europeo per gli Investimenti strategici con l’obiettivo di finanziare le riforme strutturali dei paesi membri, ripristinare piano investimenti europagli equilibri di bilancio a loro interno, investire per una crescita duratura e sostenere le Pmi innovative.
    Per raggiungere questo obiettivo vengono individuati alcuni settori chiave per il rilancio dell’economia europea come il digitale, le energie rinnovabili, la scuola, l’ambiente, l’innovazione, l’energia.
    Senza il contributo pubblico, sostiene la Commissione, è difficile rimuovere gli ostacoli alla crescita di questi settori.
    Si può tornare così, ad esempio, a parlare di Digital Single Market o di Energy Union, ovvero traguardi ambiziosi per completare il processo di unione politica ed economica dell’Europa.
    Nel corso dell’evento di presentazione del piano è intervenuto Bernando Bini Smaghi, responsabile Business Development Cassa Depositi e Prestiti.
    La società per azioni a controllo pubblico crede molto nella politica di sviluppo adottata da Juncker. Secondo Bini Smaghi, infatti, il Piano Investimenti non è un semplice finanziamento a fondo perduto, ma un acceleratore per investimenti innovativi, uno strumento che consentirà di incrementare il livello di occupazione.
    In base alla previsioni della Commissione, gli investimenti programmati potrebbero portare ad una crescita dell’occupazione di 1-1,5 milioni di unità.
    In vista, dunque, dei nuovi Por 2014-2020 ciascuna regione, soprattutto quelle meridionali, dovrà essere brava a cogliere l’apertura verso la crescita e l’innovazione fornita dal nuovo presidente della Commissione Jean Claude Juncker. 



  • La Legge di Stabilità 2016 dovrebbe prevedere delle misure per incentivare le nuove assunzioni e gli investimenti al Sud.
    Il capogruppo Pd in Commissione Bilancio del Senato, Giorgio Santini, ha annunciato delle modifiche al testo attuale, che dovrebbero inserire, tra le altre cose, il rafforzamento della decontribuzione per i nuovi contratti a tempo indeterminato stipulati nel Mezzogiorno e la previsione di uno speciale credito d’imposta per i nuovi investimenti nel Meridione.

    Il Governo sta ancora studiando le modalità d’intervento e soprattutto sta cercando le risorse per finanziare queste misure. L’intento, però, sarebbe di mantenere l’attuale incentivo fiscale che prevede sgravi contributivi fino a 8.060 euro per i nuovi assunti con forme contrattuali stabili.
    produzione industriale istatLa decontribuzione è ancora valida fino al termine dell’anno, dopodiché ci sarà una riduzione al 40% per l’anno prossimo ed ulteriore variazione negativa per il 2017.
    L’esecutivo, dunque, sarebbe intenzionato a confermare questo “bonus” per i nuovi contratti a tempo indeterminato solo ed esclusivamente per il Sud.
    Il periodo di fruizione dovrebbe essere di 24 mesi qualora si optasse per uno sgravio al 100%, altrimenti la durata sarà di 36 mesi.
    La conferma della decontribuzione per i nuovi assunti sarebbe sicuramente una buona notizia per le imprese del Mezzogiorno e per i lavoratori: questo strumento, infatti, ha già dimostrato di poter dare maggiore dinamicità al mercato del lavoro italiano come testimonia l’aumento del numero di contratti a tempo indeterminato stipulati nei primi nove mesi del 2015.
    Sono addirittura 900.000 i nuovi rapporti di lavoro che hanno usufruito del suddetto sgravio fiscale; una sua conferma, dunque, sarebbe un’opportunità importante per diminuire il tasso di disoccupazione ed aumentare i rapporti di lavoro stabili al Sud.
    Un’altra misura che potrebbe essere inserita nella Legge di Stabilità è, infine, la previsione di uno speciale credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.
    Non ci sarà, quindi, l’aumento del super-ammortamento per gli investimenti (da 140% a 160%), come qualcuno aveva proposto, ma si cercherà uno strumento specifico per rilanciare gli investimenti nelle regioni del Sud Italia.
    Per quanto riguarda le risorse, dovrebbero essere utilizzati i fondi europei derivanti dalla maggiore flessibilità concessa dalla Commissione al nostro Paese, che ammontano a circa 5 miliardi.



  • Il fenomeno della contraffazione dei prodotti agroalimentari è sempre più diffuso. La notizia dell’inchiesta che coinvolge sette note case produttrici olivicole italiane è un brutto colpo per l’agroalimentare italiano, oggetto negli ultimi anni di numerosi episodi di frode in commercio.
    Dal 2007 in poi, ovvero nel periodo di crisi, le contraffazioni alimentari, sottolinea Coldiretti, sono aumentate addirittura del 248%.

    Si tratta di numeri importanti che raccontano alla perfezione l’entità del fenomeno ed i danni che ha causato all’agroalimentare italiano.
    contraffazione parmigianoSono tanti i settori interessati: dal lattiero caseario al vitivinicolo, passando per quello olivicolo e finendo con quello ittico.
    Negli ultimi diciotto mesi il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, con la collaborazione dei carabinieri, la Guardia costiera ed il Corpo forestale, ha effettuato più di 200.000 controlli, sequestrando prodotti per un valore di 100 milioni di euro.
    La maggior parte dei beni contraffatti sono specialità del Made in Italy: sono 266 i prodotti certificati che portano un fatturato 13 miliardi, di cui il 35% viene realizzato attraverso le esportazioni.
    Il fenomeno delle contraffazioni e dell’Italian Souding (vendita di prodotti che ricordano marchi italiani senza essere realmente lavorati nel nostro Paese) arrecano un danno enorme al valore dell’export agroalimentare, impedendo all’Italia di raggiungere i livelli di paesi come Germania e Francia.
    La lotta contro le frodi alimentari dovrà essere, dunque, una priorità delle nostre istituzioni per evitare di rendere vano l’operato di tante piccole e medie imprese, anche cooperative, che stanno cercando di intraprendere la strada dell’internazionalizzazione