• consorzio truffa

    Evasione fiscale fiscale per 11 milioni di euro e dichiarazione fraudolenta per la percezione indebita di contributi Inps del valore di 3 milioni di euro.

    Queste sono le accuse ai danni di un Consorzio agricolo della Sibaritide, arrivate in seguito alle indagini portate avanti dal Tribunale di Castrovillari.
    consorzio truffaQuesta mattina la Guardia di Finanza ha effettuato il sequestro di un opificio e di un impianto industriale per la lavorazione di prodotti agricoli, del valore complessivo di circa 7 milioni.
    Il Consorzio, dopo aver ottenuto contributi pubblici per 2,2 milioni di euro, avrebbe costituito due società con l’obiettivo di sovrastimare il costo dei lavori effettuati  e delle prestazioni di servizio oggetto dei finanziamenti e di emettere fatture false.
    La Guardia di Finanza ha accertato inoltre una truffa ai danni dell’Inps. Secondo gli inquirenti, infatti, il Consorzio si sarebbe reso protagonista della falsa assunzione di 319 braccianti agricoli e della dichiarazione fittizia di oltre 25mila giornate lavorative che gli avrebbe permesso di ottenere indennità previdenziali ed assistenziali per oltre un milione di euro.
    Tra le altre le cose, le indagini avrebbero rilevato gravi irregolarità nella situazione contabile del consorzio con omesse dichiarazioni per dieci milioni di euro ed evasione dell’Iva per oltre un milione di euro.



  • Debito dimezzato nell’anno 2015 e previsione di un riordino totale dei conti per il 2016.
    Con queste parole il commissario di Legacoop Lazio, Placido Putzolu, ha introdotto i lavori dell’assemblea.

    La centrale di rappresentanza delle cooperative della regione Lazio ha vissuto un anno estremamente complesso, con lo scandalo Mafia Capitale che ha portato al suo commissariamento.
    legacoop lazioGli obiettivi primari della nuova direzione sono di risanare i conti e restituire credibilità all’organizzazione e alle sue associate. Un’operazione che richiederà tempo ed energie fisiche e mentali, ma che nel lungo periodo, potrà far emergere le virtù della cooperazione locale.
    Il percorso di rinnovamento di Legacoop Lazio non può che passare dai giovani. Per questo motivo è stato deliberato l’affiancamento di giovani under 40 ai vari referenti territoriali e di settore, nell’intento di formare giovani cooperatrici e cooperatori su tutto il territorio regionale.

    L’operato di Generazioni Legacoop, che confluirà a breve all’interno dell’Alleanza delle Cooperative Giovani, rappresenta uno snodo cruciale per l’allontanamento di vecchie pratiche di tipo affaristico che hanno portato la cooperazione sulle pagine dei quotidiani nazionali.
    Il rinnovamento passo da chi in questi mesi si sta spendendo per dare un futuro ed un’immagine diversa al mondo della cooperazione locale e nazionale.
    Una sfida condivisa dal presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, presente anche lui all’assemblea delle cooperative associate a Legacoop Lazio: “Oggi possiamo dire con grande orgoglio che ci siamo ripresi il nostro presente – ha dichiarato Lusetti – Ora abbiamo una grande sfida davanti a noi: costruire insieme il nostro futuro”. 



  • Un altro atto intimidatorio nei confronti del Procuratore Aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri.
    Questa volta l’oggetto delle minacce della criminalità organizzata è il figlio del magistrato.

    Nella giornata di mercoledì, infatti, due persone, qualificatesi come agenti di polizia, hanno citofonato al suo appartamento, situato nella città di Messina. Dopo gratteri figlioqualche minuto, non vedendo arrivare nessuno, il giovane si è sporto dal portone di casa notando due soggetti con il volto coperto da un passamontagna diretti verso la propria abitazione.
    A quel punto si è barricato in casa, denunciando il fatto alle autorità competenti.
    L’atto intimidatorio ha comportato l’immediato rafforzamento delle misure di sicurezza verso il procuratore Gratteri, residente in questo momento a Gerace (Reggio Calabria).

    Si tratta dell’ennesimo tentativo da parte della criminalità organizzata di intimorire e destabilizzare la vita pubblica e privata di un magistrato da anni impegnato nella lotta contro la mafia. Appare, se è possibile, ancora più a grave che ad essere colpito sia stato il figlio di Nicola Gratteri.
    Il mondo della cooperazione si è subito schierato al fianco del magistrato e della sua famiglia.
    Confcooperative Calabria sta seguendo con attenzione la vicenda ed esprime la propria vicinanza nei confronti di Gratteri, in attesa di ulteriori sviluppi.
    “In questo inizio d’anno tormentato della Calabria – dichiara il presidente di Confcooperative Calabria Camillo Nola – con quasi un’intimidazione al giorno verso un sindaco, un’attività commerciale, una comunità o un semplice cittadino, siamo già stanchi di dover manifestare vicinanza con continui comunicati”.
    L’organizzazione di rappresentanza delle coop calabresi si augura che il Governo intervenga con decisione sia per tutelare le persone che hanno subito queste intimidazioni che per tranquillizzare la comunità regionale.
    Anche il gruppo cooperativo Goel, oggetto anch’esso di ben sette attentati negli ultimi sette anni, ha voluto manifestare la propria solidarietà attraverso le parole del suo presidente Vincenzo Linarello: “La ‘ndrangheta non si sogni di toccare Nicola Gratteri e la sua famiglia. Tutto il popolo calabrese onesto e perbene è al suo fianco, tutto il popolo italiano lo stima e lo ammira. La comunità di GOEL è schierata al fianco di Nicola Gratteri ed è pronta a mobilitarsi in tutte le proprie espressioni”. 

    Una delle ultime uscite pubbliche di Gratteri è stata proprio nella cooperativa calabrese Goel, nel giorno dell’inaugurazione del nuovo trattore e del capannone dopo la loro distruzione ad opera della ‘ndrangheta.
    Vi proponiamo di seguito il video del suo intervento nel quale condanna in maniera aspra ed intransigente l’operato della mafia, con particolare riferimento all’azione di controllo del territorio nel campo dell’agricoltura.

    AGGIORNAMENTO: Sono arrivate, oggi, altre manifestazioni di solidarietà nei confronti del procuratore aggiunto Nicola Gratteri.
    Il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, si è espresso in questi termini: “Esprimo la mia vicinanza personale e la solidarietà del Consiglio regionale a Nicola Gratteri e ai suoi cari. Siamo certi che il procuratore aggiunto di Reggio, che ha dedicato la sua vita alla lotta ai poteri oscuri e criminali, non indietreggerà di un millimetro dalla trincea in cui da anni è impegnato per la tutela della legalità e del bene comune. Noi siamo al suo fianco“.
    L’episodio richiede, secondo Irto, ulteriori misure di sicurezza verso Gratteri e la sua famiglia: “Il fatto che ignoti malviventi – aggiunge Nicola Irto – qualificatisi come poliziotti e col volto coperto da passamontagna, si siano introdotti nello stabile di Messina in cui vive il figlio di Gratteri, è motivo di grave allarme. L’episodio è un preciso quanto pesante avvertimento, perpetrato attraverso la minaccia di colpire l’affetto più caro di ogni persona. È evidente come non solo il magistrato, ma tutta la sua famiglia siano oggi in una condizione di grave esposizione che richiede misure consequenziali”



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato la quinta edizione bimestrale del rapporto sul Fondo di Garanzia per le Pmi.

    Si tratta di un fondo di matrice governativa che facilita l’accesso al credito delle imprese, fornendo loro garanzie bancarie.
    startup-fondo-di-garanziaNello specifico copre fino all’80% del prestito erogato dalla banca e fino ad un massimo di 2,5 milioni di euro.
    Più volte abbiamo parlato delle difficoltà delle startup nel reperire i finanziamenti necessari a far partire la propria attività. Il più delle volte le garanzie chieste dagli istituti di credito mettono in difficoltà le imprese, costringendole a cercare altri canali di finanziamento.
    Il Governo mette a loro disposizione uno strumento semplificato che di fatto consente alle startup di accedere con maggiore facilità ad un prestito bancario.

    Ecco di seguito i dati riportati dal Mise su quante startup hanno avuto accesso al Fondo di garanzia nei mesi di novembre e dicembre 2015 e quante risorse sono state erogate negli ultimi due mesi del 2015:

    • numero di finanziamenti concessi a startup innovative mediante intervento del FGPMI : 1.054;
    • numero di startup innovative che hanno ricevuto finanziamenti facilitati da FGPMI: 711;
    • importo totale dei finanziamenti facilitati da FGPMI ricevuti da Startup Innovative: € 289.185.329;
    • l’importo garantito è pari a € 225.827.047;
    • importo medio dei finanziamenti ricevuti da Startup Innovative mediante l’intervento del FGPMI (c/a): € 274.369
    • durata media dei finanziamenti facilitati da FGPMI ricevuti da Startup Innovative: 55 mesi.

    Rispetto al precedente bimestre, rileva il Mise, c’è stata una crescita in quasi tutte le componenti. Sono aumentate, ad esempio, il numero delle startup che hanno ricevuto finanziamenti (+85) ed il numero di finanziamenti erogati (+136).
    La regione, invece, con il maggior numero di finanziamenti ricevuti è ancora una volta la Lombardia grazie 264 operazioni ed un importo complessivo di 109.208.994 euro; segue l’Emilia Romagna con 121 finanziamenti ed il Veneto con 119.
    Per quanto riguarda, infine, i dati sugli incubatori certificati che hanno avuto accesso al FGPMI sono sette i finanziamenti concessi e 4 gli incubatori che ne hanno beneficiato. In totale la quota dei finanziamenti facilitati da FGPMI ricevuti da incubatori certificati è 7.730.000 € con una durata media di 60 mesi.



  • Il Senato ha finalmente approvato la legge delega che demanda al Governo il compito di riformare il Codice dei contratti pubblici e di recepire la nuova direttiva europea in materia di appalti e concessioni.

    Negli ultimi mesi si è parlato molto di una possibile riforma del sistema degli appalti. Più volte è intervenuto a tal proposito il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, e confcooperativenumerosi esponenti delle organizzazioni di rappresentanza hanno invocato un intervento normativo che modifichi il criterio dell’offerta più bassa, dando spazio ad elementi quali la qualità sociale ed ambientale dell’offerta.
    Un punto, quest’ultimo, sul quale si è battuto in questi mesi Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative.
    Oggi, in un’intervista al portale Italia Cooperativa, ha ribadito la sua posizione esprimendo soddisfazione per l’inizio dell’iter legislativo sulla riforma del Codice dei contratti pubblici.

    Si tratta di “un provvedimento importante – sostiene Guerini – di quelli che non appassionano i dibattiti politici da talk show, ma la cui portata è di gran lunga superiore alle attenzioni che i media vi dedicheranno”.
    L’attuale normativa sugli appalti contiene diversi punti critici e di difficile interpretazione, che hanno permesso al malaffare di inquinare le gare e di perpetrare pratiche di corruzione.
    La nuova legge dovrebbe, invece, agire all’insegna della semplificazione e di un maggiore equilibrio tra i parametri economici dell’offerta e quelli sociali.
    La direttiva europea, in particolare, offre secondo Guerini diversi spunti interessanti; il primo riguarda la possibilità di far competere non solo le grandi imprese, ma anche le piccole cooperative sociali: «Ci sono anche le condizioni  per fare in modo che il mercato pubblico possa valorizzare anche le diverse forme d’impresa, le grandi aggregazioni e le PMI, le imprese sociali e quelle artigiane – aggiunge Guerini – correggendo una deriva che per anni, in nome di una concorrenza ritagliata a misura di un solo modello imprenditoriale, ha premiato il gigantismo e i grandi gruppi, emarginando dal mercato degli appalti PMI, imprese artigiane, piccole e medie cooperative. Ora saprà possibile individuare regole per le gare che consentano anche a queste imprese di competere con precondizioni adeguate».

    Un altro elemento innovativo della direttiva è l’inserimento di clausole sociali ed ambientali che rendono il parametro economico meno dirimente rispetto al passato: «Una speciale forma di clausola sociale – conclude Guerini – è quella prevista dall’articolo 20 della direttiva europea, che consente di fare gare riservate alle imprese che realizzano inserimento lavorativo di persone svantaggiate nella misura del 30% degli occupati. Ci auspichiamo che nei decreti attuativi questa novità venga implementata, per aprire nuove strade di sviluppo economico abbinato all’inclusione sociale».


  • Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, come ogni anno scrive una lettera alle proprie associate ricordando i risultati raggiunti dall’organizzazione di rappresentanza all’interno della Legge di Stabilità.

    «L’anno che ci lasciamo – scrive Gardini – ci dà un segno di speranza. L’inversione di tendenza sembra avviata e noi tutti speriamo che prosegua, e in modo più consistente, nel 2016 sia per le imprese, sia per i cittadini»
    Gardini_Confcooperative_MicrocreditoCome abbiamo riportato nei giorni scorsi, sono diverse le normative della Legge di Stabilità che portano dei vantaggi concreti alle cooperative per effetto anche dell’azione di rappresentanza svolta da Confcooperative.
    Gardini ci tiene in particolare a sottolineare due elementi innovativi:

    • l’Iva al 5% per le prestazioni socio-sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali. Il precedente regime (Iva al 4%) era contrario alla normativa europea; l’Italia rischiava così di incorrere in una procedura d’infrazione.
      Con il nuovo regime Iva al 5% le cooperative hanno evitato l’innalzamento dell’aliquota al 10%, come era stato originariamente paventato, e l’introduzione del regime di esenzione con la relativa impossibilità per le cooperative sociali di detrarsi l’Iva sull’acquisto di beni e servizi.
    • Il chiarimento sul trattamento previdenziale e fiscale dei soci delle cooperative artigiane che instaurano un rapporto di lavoro autonomo.
      I soci che instaurano con la cooperativa un rapporto di lavoro autonomo devono essere inquadrati nella gestione artigiani dell’Inps; come chiariato dal Governo, però, i soci sono comunque configurati come lavoratori dipendenti per evitare che ricadano su di essi oneri quali la tenuta della contabilità e della partita Iva. Sarà, infatti, la cooperativa a svolgere il ruolo di sostenuto d’imposta.

    Maurizio Gardini evidenzia come i suddetti risultati possono essere considerati storici per Confcooperative, in quanto frutto di battaglie portate avanti per moltissimi anni.
    Il presidente dell’organizzazione di rappresentanza ricorda altri importanti traguardi raggiunti in Legge di Stabilità come l’esenzione IMU per i terreni agricoli posseduti e condotti dagli imprenditori agricoli professionali indipendentemente dalla loro ubicazione e tutta la parte sulla tassazione immobiliare che abbiamo approfondito in un precedente articolo.
    Per conoscere tutto il contenuto della lettera scritta dal presidente Gardini potete consultare il sito di Confcooperative.



  • Le cooperative stanno dalla parte di Libera e di Don Luigi Ciotti.
    In questi giorni è nata una polemica molto aspra in seguito alle dichiarazioni del magistrato della Direzione nazionale antimafia di Napoli Catello Maresca, intervistato da Panorama.

    “Libera è stata un’importante associazione antimafia – dichiara Maresca – Ma oggi mi sembra un partito che si è auto-attribuito un ruolo diverso. Gestisce i beni sequestrati alle mafie in regime di monopolio e in maniera anticoncorrenziale. Personalmente sono contrario alla sua gestione: la ritengo pericolosa”.
    LOGO_LIBERA1Parole molto dure che hanno scatenato la reazione di Libera e di tutti quei soggetti, dalle cooperative alle associazioni, che in questi anni hanno prodotto lavoro nei beni confiscati alla mafia, dando vita ad attività agricole o prestando servizi a persone svantaggiate.
    Le stesse coop sono state tirate in ballo dal magistrato e definite come “false cooperative con il bollino” e “multinazionali del bene confiscato“.
    Secondo Maresca, Libera avrebbe un rapporto privilegiato con determinate imprese sociali, venendo meno allo spirito originario dell’antimafia. Accuse rispedite al mittente dallo stesso Don Ciotti: «Libera non gestisce direttamente le cooperative sui beni confiscati. Le sostiene, ne accompagna lo sviluppo, ne condivide il cammino. C’è  una comunanza di obbiettivi e di ideali, ma la gestione, l’amministrazione, la ragione sociale restano autonome: questo è bene chiarirlo una volta per tutte»
    Una posizione, quella di Maresca, che ha fatto e farà ancora discutere perché arriva direttamente da un esponente della magistratura, nonché da un soggetto impegnato attivamente nella lotta alla camorra.

    Il mondo delle cooperative, però, per bocca delle due principali organizzazioni di rappresentanza prende le difese di Don Ciotti e delle proprie associate, quelle che dal momento dell’approvazione della normativa antimafia hanno dato vita a decine di progetti all’insegna della legalità e del riscatto sociale.
    «Non è la prima volta che si tenta di delegittimare e gettare fango sull’impegno di chi è in prima linea contro la criminalità
    – spiega Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative –. Pur avendo il massimo rispetto per chi ha pronunciato quelle parole, sono rimasto sorpreso e preoccupato. Anche perché, insieme a don Luigi, siamo i primi ad essere parte lesa. Succede tutte le volte che, nelle maglie della legge, finiscono per inserirsi realtà che nulla hanno a che fare con lo spirito di legalità e trasparenza che portiamo avanti”.

    Il riferimento è ovviamente a Mafia Capitale e ad altri scandali giudiziari che hanno infangato il nome e l’attività delle migliaia di cooperative che operano sul territorio italiano. Tra di esse ci sono anche quelle che lavorano negli immobili e sui terreni confiscati alla criminalità organizzata, un ambito, quello della riassegnazione dei beni, che presenta numerose criticità nelle quali le false cooperative hanno saputo inserirsi.
    «Chiariamo subito – osserva Mauro Lusetti, presidente di Legacoop al quotidiano l’Avvenire – se ci sono stati errori e infrazioni, vanno puniti. Ma rifiuto l’idea che migliaia di persone perbene, ragazzi e giovani che lavorano per stipendi mediamente bassi, possano fare affari con l’antimafia».
    Secondo Lusetti e Gardini, le principali criticità della legge sulla confisca e l’uso sociale dei beni delle mafie si trovano nei ritardi amministrativi per l’assegnazione dei beni: un sistema inefficiente che arreca danni sociali ed economici all’intera collettività.


  • ammortamenti auto

    Bonus fiscale per imprese e professionisti sui costi sostenuti per l’acquisto di mezzi strumentali alla propria attività.
    Parliamo di automobili aziendali, ma anche computer e altri mezzi necessari per svolgere la propria professione.

    Tale misura è inserita all’interno della Legge di Stabilità e prevede un ammortamento del 140% sul prezzo d’acquisto per i beni acquistati dal 15 ottobre 2015 fino ammortamenti autoa tutto il 2016. La norma, dunque, ha un valore retroattivo.
    Il super ammortamento vale anche per i nuovi macchinari acquistati prima del 15 ottobre, la cui consegna, però, è avvenuta dopo questa data e per gli acquisti in leasing. Sono esclusivi, invece, beni quali i fabbricati e le costruzioni, gli aerei, i beni con coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5% (silos, serbatoi, ecc.), i beni immateriali e i beni usati.
    L’intento del provvedimento è certamente quello di rilanciare i consumi per la fine del 2015 e per tutto il 2016, dando la possibilità alle imprese e ai professionisti di investire in nuovi strumenti con considerevoli vantaggi fiscali.
    Cerchiamo di capire, però, meglio il funzionamento della misura fiscale.

    Per ogni acquisto di un bene strumentale alla propria attività lavorativa, il professionista e l’impresa avranno una maggiorazione del prezzo d’acquisto del 40%, valida solo per determinare le quote di ammortamento deducibili.
    Questo vuol dire che se un’impresa acquista, ad esempio, un computer del valore di 1.000 euro, il prezzo deducibile ai fini dell’ammortamento sarà di 1.400 euro.
    I cambiamenti si innestano nel momento in cui l’impresa o il professionista compila la Dichiarazione modello Unico. Poniamo l’esempio che un bene abbia una quota di ammortamento del 10%.
    Il primo anno è dimezzata e, dunque, sarà del 5%; a questa percentuale va aggiunto il 40%, cioè 2. Per il primo anno, in via definitiva, il bene verrà ammortizzato al 7% (5+2).
    Stesso discorso per gli anni seguenti, quando la quota di ammortamento sarà del 10% e alla quale andrà aggiunto il 40%, ovvero 4. L’impresa o il professionista potrà dunque ammortizzare il bene ad una quota del 14% (10+4).


  • fondo editoria

    È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, in data 7 gennaio 2016, il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 novembre 2015 che finanzia il Fondo straordinario per l’Editoria attraverso 6,5 milioni di euro.

    Il decreto prevede sgravi, contributi e finanziamenti di vario tipo riferiti alla attività svolta dalla piccola e media editoria nel corso dell’anno 2015.
    fondo editoriaL’intento del provvedimento è fornire nuovo slancio ad un settore in gravissima crisi: negli ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio crollo dei ricavi che ha portato numerosi giornalisti al licenziamento, costringendoli a vivere in una situazione di precarietà perenne.
    Nel dettaglio il decreto del Consiglio dei Ministri prevede:

    • Incentivi agli investimenti in innovazione tecnologica e digitale: sono stati stanziati 3.450.000 euro per il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese editoriali a sostegno degli investimenti in innovazione tecnologica e digitale.
      È previsto anche lo stanziamento di 1 milione di euro per un bando di imminente pubblicazione che fornisce contributi ai progetti innovativi delle piccole e medie imprese editoriali di recente costituzione;
    • Ammortizzatori sociali a favore dei giornalisti disoccupati o interessati da una sostanziale riduzione dell’attività lavorativa attraverso Cassa integrazione o da contratti di solidarietà.
      In questo caso il Fondo stanzia un importo massimo di 2 milioni di euro che è vincolato all’erogazione da parte dell’impresa editoriale di una cifra almeno pari a quella fornita dal Fondo.
    • Sgravi per le assunzioni a tempo determinato: il provvedimento copre gli oneri affrontati dalle aziende fino ad un massimo di 65.000 euro per l’assunzione a tempo determinato di giornalisti effettuate dal 1°gennaio al 30 aprile 2015.

    Per poter accedere a queste misure è necessaria l’iscrizione all’elenco dei quotidiani e dei periodici, delle agenzie di stampa e delle emittenti radiotelevisive, garantendo ai propri addetti un equo compenso; le imprese interessate dai contributi non devono avere attivato, dalla data di emanazione del decreto e per tutto il periodo di durata degli incentivi, misure premiali in favore dei propri dirigenti.



  • Il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Campo Libero, la trasmissione radiofonica trasmessa da Rtl 102.5.

    Martina si è soffermato su due punti in particolare: l’accordo tra il Mipaaf ed Intesa San Paolo per l’erogazione di crediti speciali per le imprese agricole e soprattutto la formazione del nuovo Ministero dell’Agroalimentare che andrà a sostituire quello delle Politiche Agricole.
    martina«È una novità enorme e non è solo legata al cambio del nome che verrà attuato con la riforma Madia – dichiara Martina – Dietro al cambio del nome c’è il senso di una sfida strategica per il Paese: riuscire in Italia, unici in Europa, ad avere un solo Ministero per il mondo agroalimentare italiano, unendo le forze dell’agricoltura e dell’industria alimentare, è un punto di sfida cruciale ed è quello che ci contraddistingue in Europa e nel Mondo. Innoviamo le istituzioni rendendole più coerenti con le prospettive del Paese».
    L’obiettivo principale della formazione del nuovo Ministero è stato annunciato ieri dal premier Matteo Renzi: superare quota 50 miliardi di export, avvicinandosi così a grandi player quali Francia e Germania.
    Di qui la necessità di unire le forze tra il mondo agricolo e quello dell’industria agroalimentare, raccogliendo al meglio l’eredità di Expo.

    La crescita delle esportazioni del Made in Italy agroalimentare è un obiettivo di lungo periodo che il Governo italiano sta provando a perseguire anche attraverso la lotta alla contraffazione e all’Italian Souding, fenomeni che costano al nostro Paese svariati miliardi di euro.
    Recentemente il Mipaaf ha stretto due accordi con le piattaforma di e-commerce eBay ed Alibaba per contrastare le truffe alimentari individuando in rete chi spaccia per italiani dei prodotti che non lo sono.
    Una linea, quest’ultima, che verrà ulteriormente perseguita nei prossimi anni e che non potrà che aumentare l’appeal e le vendite dei prodotti italiani.
    Parole di soddisfazione, infine, del ministro Martina sull’accordo stipulato tra il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed Intesa Sanpaolo, un protocollo che vale 6 miliardi di euro in crediti speciali per le imprese agricole.
    Le aziende del settore hanno bisogno, secondo Martina, di relazionarsi con interlocutori che sappiano davvero come funziona un’impresa agricola: «Le banche tornano a specializzare il proprio personale a sostegno del comparto primario – dichiara il ministro – il credito agricolo ha bisogno di specialità, quando si ha davanti un’impresa agricola bisogna conoscere la complessità e la particolarità del settore. Il fatto che Intesa decida di specializzare i propri sportelli sul versante agroalimentare per me è un passo decisivo»


  • iva cooperative

    La Legge di Stabilità 2016 contiene una serie di norme che interessano da vicino il mondo della cooperazione.

    Abbiamo analizzato in precedenza la parte relativa alla tassazione immobiliare ed i relativi vantaggi che la nuova normativa porta alle cooperative italiane.
    Un altro cambiamento importante riguarda il regime Iva per le prestazioni socio-sanitarie ed educative rese dalle cooperative sociali o dai consorzi, che la iva-cooperativeLegge di Stabilità ha portato al 5%.
    Prima del recente intervento del legislatore, le imprese sociali erano assoggettate ad un’aliquota del 4%. La normativa, però, era in contrasto con la disciplina europea, e c’era il rischio concreto di incorrere in una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.
    Proprio l’Alleanza delle Cooperative italiane ha più volte ribadito l’incompatibilità tra la normativa italiana e quella europea, proponendo la soluzione adottata in questi giorni, che consente alle cooperative sociali di poter continuare a lavorare senza sensibili aggravi.

    L’Unione Europea, attraverso la direttiva UE 112/2006 in materia di IVA, stabilisce che ciascuno Stato membro UE applica un’aliquota IVA ordinaria, identica per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, in misura non inferiore al 15%.
    Viene data, però, la facoltà di prevedere una o due aliquote ridotte per determinate categorie speciali, tra le quali rientrano organismi, come le cooperative, di carattere sociale.
    Il limite massimo viene posto al 5%, lasciando comunque la possibilità ai paesi di mantenere aliquote inferiori al 5% se sono state adottate prima del 1° gennaio 1991.
    Tale clausola, definita standstill, non si applica, però, all’Italia dal momento che il regime agevolato era stato introdotto dopo l’1° gennaio 1991.
    Da qui si è reso necessario modificare la normativa, portando l’aliquota Iva al 5%.

    La legge stabilisce che rientrano nella nuova disciplina:

    • le cooperative e i consorzi sociali;
    • quelle cooperative e quei consorzi la cui prestazione rientra negli ambiti disciplinati ai nn. 18), 19), 20), 21) e 27-ter) dell’art. 10, d.p.r. 633/1972;
    • i soggetti citati a prescindere dal fatto che la prestazione venga effettuata direttamente o in esecuzione di convenzioni o appalti;
    • viene ampliata la platea di soggetti destinatari: oltre ad anziani, inabili adulti, tossicodipendenti, malati di AIDS, handicappati psicofisici, minori, anche coinvolti in situazioni di disadattamento e di devianza, sono state inserite le persone migranti senza fissa dimora richiedenti asilo, le persone detenute, nonché le donne vittime di tratta a scopo sessuale e lavorativo.

    Viene, infine, abrogata la norma che consentiva alle cooperative di scegliere tra il regime di imponibilità e quello di esenzione: non ci sarà più la possibilità di optare per l’esenzione, ma si dovrà sempre e comunque essere assoggettati all’aliquota Iva del 5%.


  • olio giovani in vita

    La ‘ndrangheta si muove sul proprio territorio seguendo diverse strategie.
    Il controllo dell’economia locale non si fonda solamente sulle intimidazioni nei confronti delle imprese e degli esercizi commerciali onesti.

    L’aspetto che forse rende più forte la criminalità organizzata è la paura che infonde nei cittadini che si trasforma in convinzione che per lavorare in determinati olio giovani in vitasettori, l’ultima parola spetti inevitabilmente alla ‘ndrangheta.
    L’ultima testimonianza in merito a questo modus operandi viene dalla cooperativa calabrese Giovani in vita.
    Si tratta di una coop che opera sui terreni confiscati alla mafia e aiuta altre aziende oggetto di intimidazione, fornendo loro mezzi agricoli e maestranze.
    Giovani in vita si estende su circa 32 ettari di terreni agricoli confiscati alla ‘ndrangheta e concessi in gestione alla cooperativa dai Comuni di Sinopoli, Varapodio, Oppido Mamertina e Limbadi.
    Produce soprattutto olio extra vergine d’oliva, patate ed arance; grazie alla sua attività prova a produrre lavoro per i giovani del posto, sottraendoli alla rete della mafia.

    Un’azione, questa, che evidentemente infastidisce i boss del luogo: accade così che, dopo le numerose intimidazioni, gli atti di vandalismo e le minacce di morte nei confronti di Domenico Luppino, titolare dell’azienda, la cooperativa abbia deciso di denunciare un’altra situazione spiacevole.
    Secondo il racconto di Luppino, molti aspiranti lavoratori sostengono i colloqui per lavorare nella cooperativa, ma poi improvvisamente rinunciano per i motivi più disparati e assurdi.
    Dietro queste insospettate ed insospettabili decisioni c’è ancora una volta la mano della ‘ndrangheta, che evidentemente non gradisce che una coop che applica regolari contratti di lavoro gestisca il mercato dell’olio e delle arance: «Più volte abbiamo fatto anche annunci. Ne abbiamo chiamati a decine – spiega Domenico Luppino nel corso della trasmissione Storie vere che andrà in onda tra qualche giorno su Rai Uno – Si presentano, fanno il colloquio e poi si eclissano con le motivazioni più assurde: piove, maltempo, c’è stato il terremoto, sono malato, mio nonno non sta bene… Rinunciano dopo avere chiesto conto a chi regge il territorio. La gente sarebbe allettata da questo lavoro. In questo momento stiamo lavorando su quasi 500 ettari di uliveti. Sarebbe un lavoro importante in una terra con una disoccupazione così alta. Evidentemente la forza dell’assoggettamento è più forte della necessità»