• microsoft non profit

    Un miliardo di euro per i prossimi tre anni da destinare alle organizzazioni non profit.
    Presente al Forum di Davos, Microsoft ha annunciato la corposa donazione che effettuerà a circa 70mila operatori del sociale e del volontariato, a 900 università e a 20 comunità divise in 15 paesi del mondo, che sono escluse dal web.

    L’investimento, nel dettaglio, riguarda i servizi cloud dell’azienda americana, dando così la possibilità alle organizzazioni non profit di microsoft non profitaccedere ad una mole enorme di dati ed informazioni, fondamentali per poter affrontare le più impellenti questioni economiche e sociali.
    Proprio recentemente il cloud computing è stato classificato da LinkedIn come la competenza maggiormente richiesta dalle aziende proprio per le enormi potenziali offerte dai servizi on demand, in grado sia di incrementare l’efficienza di un’azienda che di migliorare la ricerca e creare di conseguenza soluzioni innovative.
    Non è un caso che Microsoft, attraverso il programma Microsoft Azure, abbia deciso di destinare parti delle risorse stabilite ad oltre 900 università sparse per il mondo.
    Numerosi studenti, dottorandi, ricercatori e docenti, potranno così usufruire dei servizi cloud di Microsoft nelle loro attività di ricerca.
    L’attenzione del celebre colosso digitale si rivolge, infine, anche ai paesi esclusi dal web, investendo risorse per il potenziamento della rete internet in aree come il Kenya e le Filippine.

     


  • urban lab

    Innovare le città in maniera coraggiosa e partecipativa, favorendo l’integrazione sociale, la mobilità, creando lavoro e riducendo le diseguaglianze all’interno dei centri urbani.

    È questo l’intento di Urban Innovative Actions, l’iniziativa della Commissione Europea che stanzia 372 milioni per il periodo 2014-2020 in bandi sull’innovazione urbana.
    urban labIl processo di urbanizzazione ha portato le città a dover fronteggiare diversi problemi quali l’integrazione sociale tra soggetti appartenenti ad etnie diverse ed il livello di povertà e di degrado sociale delle aree maggiormente degradate dei centri cittadini.
    La Commissione rileva la scarsità di soluzioni innovative proposte in merito.
    Per questo motivo ha deciso di investire ingenti risorse attraverso una serie di bandi che interessano gli enti locali.
    Nel dettaglio possono partecipare agli avvisi tutti i comuni o aggregazioni di comuni che abbiano almeno 50.000 abitanti e facciano parte di uno dei 28 paesi membri dell’Unione Europea.
    L’Ue finanzia progetti che abbiano un importo minimo di 1 milione di euro e uno massimo di cinque milioni. Viene coperto fino all’80% delle risorse necessarie alla realizzazione del progetto, mentre il restante 20% dovrà essere finanziato dall’ente partecipante. Possono essere coinvolte anche altre istituzioni, agenzie, imprese, gruppi di cittadini privati, associazioni e organizzazioni non profit.
    I progetti saranno valutati in base al:

    • grado di innovazione;
    • la qualità del progetto;
    • il livello di partecipazione degli stakeholders;
    • la misurabilità dei risultati raggiunti;
    • la trasferibilità del progetto ad altre realtà urbane.

    La prima call è stata aperta il 15 dicembre 2015 e ci sarà tempo fino al 31 marzo 2016 per presentare la domanda.
    Il progetto deve riguardare uno dei seguenti temi:

    • Transizione energetica;
    • Integrazione dei migranti e dei rifugiati;
    • Lavoro e competenze nell’economia locale;
    • Povertà e diseguaglianza urbana.

    Per ulteriori informazioni sugli obiettivi dell’iniziativa e le modalità di partecipazione potete consultare il bando.


  • linkedin competenze

    Quali sono le competenze più ricercate nel 2016, quelle che ti aiuteranno a trovare lavoro?
    LinkedIn ha stilato una classifica delle 25 migliori skills.

    Non stupisce di trovare per lo più competenze e conoscenze che hanno a che fare con il mondo del digitale.
    A sorprendere, invece, è il fatto che al primo posto ci sia un ambito non presente ai primi 25 posti l’anno precedente.
    linkedin competenzeSi tratta del “Cloud e Distributed Computing“. Nel 2015 è cresciuto in maniera esponenziale il numero di aziende che richiedono figure esperte in materia di archiviazione ed elaborazione dati on demand. La possibilità, infatti, di condividere informazioni tra diversi dispositivi su Internet, senza la necessità di ricorrere a supporti esterni, ha stravolto l’ecosistema di numerose aziende, spingendole ad assumere figure professionali con conoscenze in questo settore.
    Perde, invece, il primato la “Statistical Analysis and Data Mining“, ovvero tutto ciò che riguarda la comprensione e l’utilizzo dei big data, uno strumento sempre più utilizzato in diversi settori della vita economica, dalla logistica all’agricoltura, passando per la comunicazione politica e lo sport.

    Al terzo posto troviamo il “Marketing Campaign Management“, capace di scalare ben nove posizioni.
    Stabili ai vertici della classifica il “SEO-SEM Marketing” ed il “Mobile Development”, rispettivamente al quarto e al sesto posto.
    La competenza che perde il maggior numero di posizioni è la “Business Intelligence”, intesa come quell’insieme di attività volte a valutare la competitività di un’azienda. Probabilmente il declino di questo ambito è dovuto all’ascesa dei big data in quanto questi ultimi consentono un’analisi più approfondita del mercato di riferimento.
    Agli ultimi due posti della classifica troviamo invece “Economics” e “Corporate Law“, due discipline tradizionali, considerate a lungo fondamentali per la conoscenza di ogni realtà aziendale, ma soppiantate dalle competenze di tipo tecnologico e digitale.

    Per conoscere nel dettaglio la classifica realizzata da LinkedIn potete consultare le slides proposte dal social network di Mountain View.


  • servizio civile

    Il bando per il Servizio civile nazionale offre 1.200 posti per volontari che vogliono partecipare ai progetti presentati dagli enti iscritti all’albo nazionale, a quelli regionali e delle province autonome.

    Le organizzazioni avranno tempo fino alle ore 14 del 27 febbraio per presentare i propri progetti. I singoli ministeri mettono servizio civilea disposizione un numero di posti diverso tra di loro e soprattutto propongono un tema generale che dovrà essere seguito dagli enti partecipanti.
    Il maggior numero di posti viene messo a disposizione dal Ministero dei beni culturali e del turismo che avvierà 1000 volontari per progetti che rispondano alle esigenze di tutela, fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale di musei, archivi e biblioteche.
    Il Ministero dell’Ambiente, al contrario, investe risorse per 106 volontari che dovranno realizzare attività relative alla tutela del suolo e dell’ambiente, con particolare riferimento alla prevenzione del dissesto idrogeologico e/o il ripristino dei territori colpiti da calamità naturali per garantire una maggiore sicurezza e orientare i giovani a un rispetto dell’ambiente e dell’ecosistema più consapevole.
    Il Ministero dell’Interno, invece, mette a disposizione 150 posti per progetti sul’accoglienza e l’integrazione degli stranieri per facilitarne l’inserimento nella comunità e la realizzazione di indagini conoscitive sul fenomeno dell’immigrazione.
    L’Anac, infine, ha scelto la tematica della promozione della cultura della legalità, della trasparenza e dell’anticorruzione, tema sul quale potranno essere attivati progetti per 6 volontari.

    Vi proponiamo di seguito i link dei bandi relativi a ciascun ministero o autorità organizzatrice:


  • renzi inps

    Sono 2,1 milioni le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nei primi undici mesi del 2015.
    A rivelarlo è l’Osservatorio sul precariato dell’Inps attraverso il rapporto sullo stato del mercato del lavoro italiano.

    Ai 2,1 milioni di nuovi assunti a tempo indeterminato fanno da contraltare le 1,525 milioni di cessazioni di rapporti di lavoro. C’è, dunque, un saldo positivo di +584.000 contratti stabili stipulati da gennaio a novembre 2015.
    renzi inpsNon si tratta solamente della costituzione di nuovi rapporti di lavoro a tempo indeterminato, ma anche di trasformazioni di forme contrattuali a termine e di apprendistato.
    Il saldo è positivo anche se effettuiamo un confronto con l’anno precedente. Rispetto allo stesso periodo del 2014, infatti, 510.292 gli addetti a tempo indeterminato in più, con una variazione positiva del 9,7%. Le trasformazioni dei contratti a tempo determinato e degli apprendistato fanno registrare, invece, un aumento su base annua del 25,7%.
    Le regioni più dinamiche da questo punto di vista sono state Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia.

    Il boom delle assunzioni a tempo indeterminato è da attribuire soprattutto agli sgravi fiscali inseriti nella scorsa Legge di Stabilità, che hanno consentito alle imprese private di assumere nuovi addetti con significativi risparmi in termini di contributi da versare.
    La conferma di questo assunto è testimoniata dagli ultimi dati sulla disoccupazione diffusi dall’Istat e anch’essi riferiti al mese di Novembre. L’istituto di statistica rivela una diminuzione del tasso di disoccupazione, attestatosi a novembre all’11,3%, per effetto degli incentivi previsti in Legge di Stabilità.
    La riduzione dei suddetti sgravi, disciplinata dall’ultima Finanziaria, ha portato le aziende negli ultimi mesi dell’anno ad accelerare nei processi di assunzione di nuovi addetti a tempo indeterminato, facendo così respirare il mercato del lavoro italiano.
    Il premier Matteo Renzi ha commentato con soddisfazione questi dati attraverso il proprio profilo ufficiale Twitter: “Oltre mezzo milione di posti di lavoro a tempo indeterminato in più nel 2015. INPS dimostra assurdità polemiche su Jobsact #avantitutta“.

     



  • È Fabio Perini il nuovo presidente di Confcooperative Mantova. Sabato l’assemblea provinciale ha nominato il nuovo vertice dell’organizzazione di rappresentanza delle cooperative, una figura che ha già ricoperto incarichi all’interno di Confcooperative essendo stato presidente di Fedagri Lombardia.

    Perini, imprenditore agricolo di 47 anni, pone subito gli obiettivi del suo mandato. Il primo dovrà essere il lavoro attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro per i confcooperative logogiovani lombardi. Il secondo obiettivo riguarda, invece, la base sociale ed i cittadini.
    Il nuovo corso di Confcooperative Mantova dovrà prestare particolare attenzione ai bisogni delle associate e della comunità locale. Il terzo attiene più specificatamente al comparto agricolo: l’intento di Perini, infatti, è di valorizzare le filiere lombarde aiutando le imprese locali nella sfida dell’internazionalizzazione.
    L’assemblea provinciale è stata anche l’occasione per rendere omaggio a Maurizio Ottolini, che lascia il ruolo di presidente di Confcooperative Mantova dopo tre mandati consecutivi, ma rimarrà presidente onorario.
    Ottolini abbandonerà anche i vertici regionali e nazionali dell’organizzazioni in seguito alle assemblee che si terranno in primavera.
    Le cooperative associate lo hanno salutato con una vera e propria standing ovation. La sua attività in questi anni è stata fondamentale per la crescita delle coop lombarde e per la modernizzazione dell’associazione su scala regionale e nazionale, in vista della formazione dell’Alleanza delle Cooperative italiane.
    «I grandi dirigenti – ha dichiarato il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini – sanno quando è giunto il momento di fare un passo indietro. L’ultimo miglio è sempre più difficile».
    Ottolini rimarrà comunque un punto di riferimento per la nuova dirigenza di Confcooperative Mantova, nonché un interlocutore importante per le istituzioni locali e regionali.



  • Quali sono i leader più seguiti su Facebook? Un’analisi svolta dalla società Burson-Marsteller ci aiuta a capire il ruolo svolto dai social media nell’era della politica 2.0 e soprattutto quali personaggi politici sono in grado di interpretarli al meglio.

    L’indagine analizza 512 pagine Facebook appartenenti a 169 governi. Il social di Menlo Park è ormai universalmente riconosciuto come una piattaforma indispensabile per intercettare nuovi elettori, mantenere i propri sostenitori e simpatizzanti e comunicare l’attività svolta dal Governo.
    obama facebookMa Facebook non è solo uno strumento per veicolare contenuti politico-istituzionali in senso stretto, viene utilizzato, infatti, anche per comunicati spaccati della vita privata e familiare del leader in questione.
    Mostrare il carattere più intimo del capo significa renderlo più vicino ai cittadini. In un’epoca in cui c’è un rifiuto quasi endemico della politica e dei partiti, rendere i leader più “umani” diventa essenziale. È un processo insito nella personalizzazione della politica ormai sempre più evidente ed inevitabile.

    Uno dei primi leader a comprendere il ruolo dei social è stato senza dubbio Barack Obama, il quale nel lontano 2007, quando era ancora senatore dell’Illinois, aprì una pagina Facebook personale.
    Oggi quel profilo può vantare oltre 46 milioni di “mi piace”, risultando il primo tra i personaggi politici che ricoprono incarichi istituzionali. La comunicazione politica di Obama è sempre stata molto efficace, come dimostra la prima campagna presidenziale, dove i social hanno svolto un ruolo predominante ai fini della vittoria della competizione.
    La pagina Facebook del presidente degli Stati Uniti è ricca di contenuti, sia di carattere pubblico che privato. Non mancano le frasi ad effetto (celebre è il “Love wins” dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni gay) ed il ricorso continuo a video ed immagini, considerati come veicoli comunicativi più efficaci delle parole.

    Al secondo posto troviamo, invece, il Primo Ministro indiano, Narendra Modi, con più di 31 milioni di likes sulla propria pagine ufficiale. Seguono il presidente indonesiano Joko Widodo, l’egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il turco Recep Tayyip Erdogan che risulta essere il leader europeo più social.
    Bene anche Matteo Renzi, che si classifica ai primi dieci posti dietro, tra i leader europei, alla regina Elisabetta, Angela Merkel e David Cameron.
    Se analizziamo, invece, il livello di influenza dei capi politici, calcolato in base al numero di mi piace ai post, di interazioni e condivisioni, al primo posto troviamo il Primo Ministro indiano Narendra Modi con una media di 186mila interazioni per ogni post nel 2015.
    Seguono Erdogan ed Obama, con Renzi al venticinquesimo posto tra i leader europei.



  • 200 milioni di euro nei prossimi due anni e 450 nuovi posti di lavoro. Sarà questo il fulcro del nuovo programma di sviluppo di Cia (Commercianti Indipendenti Associati), la cooperativa di dettaglianti appartenente al consorzio Conad.

    Si tratta di uno dei punti di riferimento nel settore della distribuzione alimentare italiana con oltre 874 milioni di euro di vendite all’ingrosso e 1100 conad 1milioni di euro di vendite al dettaglio. Copre, in particolare, i territori della Romagna, le Marche, il Friulveneto e la Provincia di Ferrara con oltre 200 punti vendita distribuiti in 4 Canali di distribuzione, Conad Ipermercati, Superstore Conad, Supermercati Conad, Superette a insegna Conad City, e dà lavoro ad oltre 6.400 persone tra soci e dipendenti.

    Il piano di investimento prevede l‘apertura di nuovi negozi e la ristrutturazione di attività già esistenti, di cui circa trenta tra Romagna e Marche. Verranno aperti negozi a Forlì, presso il quartiere Cava (1.400 mq), Savignano sul Rubicone (1.200 mq), Rimini ex fiera (2.500 mq) e Morciano di Romagna (2.500 mq).
    Sempre a Forlì è prevista l’apertura del grande cantiere del centro direzionale di via dei Mercanti, per un investimento di circa 25 milioni di euro, con spazio uffici per 8mila mq ed un magazzino per 20mila mq.
    Si tratta in via definitiva di investimenti importanti in un momento particolarmente delicato per l’economia italiana. “Commercianti Indipendenti Associati si conferma ancora una volta come uno dei motori di sviluppo più importanti per questo territorio – ha dichiarato l’amministratore delegato Luca Panzavolta – grazie a un piano investimenti che valorizza, tra l’altro, le competenze produttive e tecnologiche dei nostri fornitori”


  • twitter down

    Impossibile accedere a Twitter. Questa mattina milioni di utenti che utilizzano il celebre social network per motivi di lavoro o anche per semplice svago non riescono a collegarsi con i propri account.

    Nel momento in cui si prova ad accedere compare il seguente messaggio: “Si è verificato un problema tecnico. Grazie per la segnalazione, risolveremo il problema e twitter downriporteremo tutto alla normalità il più presto possibile”.
    Il problema riguarda anche le altre applicazioni collegate a Twitter. Una delle più celebri è certamente Tweetdeck, uno strumento che consente di effettuare più operazioni contemporaneamente. È possibile, ad esempio, monitorare le proprie menzioni e l’attività dei propri contatti, creare delle liste, programmare i tweet e seguire l’andamento di un determinato hashtag, il tutto nello stesso momento.
    Una volta digitato il proprio nome utente e la propria password, Tweetdeck impedisce di effettuare l’accesso.
    Un disagio non da poco, soprattutto per chi utilizza quotidianamente Twitter per ragioni aziendali.


  • smart working

    Lo smart working è una forma di lavoro flessibile per tempi e spazi, che permette di fatto al lavoratori di compiere la propria attività lavorativa da casa o comunque in luoghi diversi dal tradizionale ufficio.

    Si tratta di una modalità sempre più diffusa anche nel nostro Paese, tanto da portare il Governo a disciplinarla attraverso una legge collegata al ddl Stabilità.
    L’idea alla base dello smart working è di far conciliare la vita privata del lavoratore con le proprie mansioni, consentendo, ad esempio, ai genitori di continuare ad eseguire la propria attività lavorativa esplicando al contempo i propri doveri familiari.
    Un simile modello di organizzazione del lavoro porta secondo molte aziende e anche secondo molti lavoratori ad aumentare la produttività di questi ultimi.
    Ma come valutano lo smart working quelli che sono impegnati in questo tipo di attività?

    Un’indagine realizzata dalla società Ales Market Research per conto di Citrix Italia ci aiuta ad avere un quadro più chiaro della situazione.
    Il campione è composto da 600 lavoratori che almeno un giorno alla settimana svolgono le loro mansioni lontano dalla propria sede principale, hanno un’età smart workingcompresa tra i 18 e i 50 anni e sono divisi in misura uniforme sul territorio nazionale e per genere (46% uomini e 54% donne).
    Alcuni passano la maggior parte del proprio tempo in ufficio e solamente un giorno la settimana lavorano da casa, mentre altri lavorano per lo più dai clienti o svolgono gran parte del proprio lavoro a casa o in luoghi diversi dall’azienda.
    Il 68% degli intervistati dichiara che lo smart working consente di bilanciare meglio la propria vita lavorativa con quella aziendale, mentre il 65% apprezza l’annullamento dei tempi di spostamento, il che consente al lavoratore di essere più efficiente e motivato.
    Cambia anche il tipo di lavoro: lo smart working permette, infatti, di guardare più ai singoli obiettivi da realizzare che ad un semplice orario di lavoro da completare; questo per il 54% degli intervistati aiuta ad arricchire il proprio curriculum e a ricercare un nuovo lavoro, aumentando il proprio livello di flessibilità.

    Ci sono, però, anche alcuni aspetti negativi. Innanzitutto lo smart working, nonostante sia messo in pratica dall’80% delle aziende degli intervistati, non è frutto di una scelta aziendale ben precisa, ma solamente di richieste dei lavoratori stessi.
    Per quanto riguarda gli elementi negativi in senso stretto, il 71% crede sia importante mantenere un certo distacco tra vita privata e lavorativa, differenze che per chi pratica lo smart working sono più sfumate.
    Il 33% pensa, inoltre, che in questo modo venga persa la dimensione sociale del lavoro, venendo meno il contatto e l’interazione quotidiana con i colleghi, una dimensione, quest’ultima, svantaggiosa anche per l’azienda che perde in termini di senso di appartenenza.


  • expo milano

    Qual è stato l’impatto di Expo sull’economia lombarda? Un’indagine dell’Università Luic ha provato ad effettuare un primo bilancio valutando le ricadute dell’evento in termini economici.

    Secondo questa analisi l’impatto economico di Expo è stimabile in 12,5 miliardi: di questi 5,3 vanno al settore della ricettività e della ristorazione, 4,1 al expo milanocommercio e alle varie forme di intrattenimento e 3,2 ai trasporti.
    Questi dati sono stati elaborati in seguito ad interviste realizzate ad oltre 640 strutture di accoglienza e 2.500 visitatori, che hanno permesso di stabilire come la manifestazione internazionale abbia generato una produzione aggiuntiva pari allo 0,4% del Pil nazionale creando, tra le altre cose, 87mila nuovi posti di lavoro. Si tratta, dunque, di numeri importanti, nonostante ancora ci sia alcuna certezza riguardo la stabilità dei contratti di lavoro stipulati.
    Secondo una prima stima il 30% dei nuovi addetti assunti per via di Expo dovrebbe continuare il proprio rapporto di lavoro anche dopo la fine dell’evento.

    Sono positivi pure i dati relativi al settore turistico. Nel periodo marzo-ottobre 2015, c’è stato, infatti, un incremento del numero dei turisti recatisi in Lombardia stimabile attorno al 9,2% contro il 2,2% di media nazionale. Numeri simili per quanto riguarda i pernottamenti: la regione Lombardia fa segnare, infatti, un +10% durante il periodo di svolgimento di Expo, contro il +1,7% di media nazionale.
    Questi dati sono riferiti solamente all’anno 2015; per il 2016 è previsto un ulteriore impatto positivo sull’economia lombardia valutato attorno al 35-40% di quanto fatto fatto registrare nell’anno appena trascorso.
    Non era per nulla scontato che una manifestazione di questa portata potesse generare un simile valore economico; in passato eventi di caratura internazionale, organizzati dall’Italia, si sono rivelati un parziale o totale fallimento.
    Expo, nonostante i numeri non siano eccezionali in senso assoluto, è riuscito a generare ricchezza e valore, oltre a far crescere l’appeal del Made in Italy agroalimentare. E questa è già una notizia positiva.


  • latte olanda

    Il mercato del latte in Italia vive al momento una fase di stallo. Dopo l’aspra battaglia condotta dai produttori agricoli, che ha portato alla decisione di alzare il prezzo del latte da 34 a 37 centesimi al litro, alla fine di febbraio l’accordo varato tra produttori ed industrie di trasformazione scadrà e si prospetta una nuova situazione di incertezza.

    In questi mesi, infatti, i listini hanno continuato a seguire la strada del ribasso. È un momento di sofferenza, però, che non riguarda solo gli allevatori italiani.
    latte olandaAnche storici produttori come Olanda e Francia vivono con enorme preoccupazione il crollo dei prezzi scatenato dalla fine delle quote latte.
    Proprio l’Olanda si è resa protagonista di un atto significativo. La cooperativa Friesland Campina, infatti, ovvero uno dei maggiori produttori lattiero- caseari su scala mondiale, ha deciso di incentivare per i prossimi due mesi la riduzione della produzione.
    L’obiettivo è far crescere i prezzi attraverso una diminuzione dell’offerta di mercato. Una soluzione che pare voglia portare avanti anche la Francia, ma che necessita di un intervento da parte dell’Unione Europea.
    Saranno essenziali, infatti, degli incentivi per evitare che una simile contrazione della produzione causi gravi scompensi al reddito degli allevatori.
    Vedremo se nei prossimi mesi l’Unione Europea deciderà di adottare provvedimenti in questa direzione e scongiurare un crollo del prezzo del latte sotto i trenta centesimi, come previsto dalle principali organizzazioni professionali.