• sociale italia

    È stata costituita questa mattina la Social Impact Agenda per l’Italia, un’associazione nata con l’obiettivo di sviluppare l’ecosistema di investimenti nel mondo dell’impresa sociale.

    I soci fondatori della nuova organizzazione sono: il gruppo Vita, ABI-Associazione Bancaria Italiana; Confcooperative Federsolidarietà; CGM – Consorzio Gino Mattarelli; Etimos Foundation; Federcasse; Fondazione Opes; Fondazione Sviluppo e Crescita CRT; Human Foundation e UBI BANCA.
    sociale italiaIl presidente dell’associazione è invece l’ex ministro Giovanna Melandri.
    Il mondo dell’impresa sociale sta vivendo una fase di evoluzione di carattere quasi epocale. L’emersione dei fenomeni di sharing economy e la prospettiva di nuovo welfare, anch’esso improntato ad un modello collaborativo, richiamano dei mutamenti anche nelle modalità di finanziamento delle imprese sociali.

    “C’è un movimento – dichiara il neo presidente dell’associazione Giovanna Melandri – composto da soggetti del terzo settore, della finanza e dell’impresa, che crede in un differente modello di sviluppo per offrire risposte a vecchi e nuovi bisogni, molti dei quali rimangono purtroppo insoddisfatti, pensiamo alla salute, alle disabilità, alla conciliazione vita-lavoro alle nuove forme dell’abitare, all’esclusione sociale».
    L’intento della Social Impact Agenda per l’Italia è, dunque, controllare e promuovere i finanziamenti in attività di carattere sociale, favorendo lo sviluppo di soluzioni innovative e facendo propria l’esperienza ed i risultati della Social Impact Investment Taskforce (SIIT).


  • servizio civile

    La Camera dei Deputati ha approvato nella giornata di ieri il decreto legge 85/15 che disciplina il finanziamento aggiuntivo di 100milioni per il servizio civile nazionale.

    Per il momento saranno in tutto 215 i milioni messi a disposizione dei bandi per il Servizio Civile; una quantità di risorse che consentirà a 35.000 ragazzi di impegnarsi in attività di volontariato.
    servizio civileIl 2015 può essere considerato come l’anno di rinascita del Servizio Civile dopo un periodo piuttosto lungo di semi-abbandono perpetrato da diversi governi.
    Solo attraverso il bando ordinario l’anno scorso sono stati avviati oltre 31.000 ragazzi. Grazie, poi, al contributo di Garanzia Giovani e agli investimenti di altri Ministeri, è stato possibile impiegare più di 45.000 giovani.
    Come sottolineato dall’onorevole Francesco Bonomo, l’intento dell’esecutivo è incrementare ulteriormente questo numero nel 2016: “Anche quest’anno riusciremo ad aggiungere altre risorse, innanzitutto grazie all’inclusione dei progetti di servizio civile tra quelli che saranno a breve finanziati dai bandi per il rilancio delle periferie. Senza dimenticare i bandi speciali con altre amministrazioni e i fondi previsti dalla Riforma del Terzo Settore oggi all’esame del Senato, con cui daremo slancio al nuovo Servizio Civile Universale“.
    Segnaliamo che sono già stati avviati i bandi relativi a Garanzia Giovani per le regioni Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia e Umbria, con 2938 posti a disposizione.
    Tra gli avvisi già attivi ci sono, inoltre, quelli del Ministero dei beni culturali e del turismo, del Ministero dell’Ambiente, del Ministero dell’Interno e dell’Anac per un totale di 1.200 posti.


  • iva cooperative

    Cosa vuol dire oggi essere cooperatori e quali sono i motivi che spingono un giovane a decidere di aprire un’impresa sociale?

    Aldilà della esperienze individuali, che ovviamente variano a seconda delle storie di vita e dei contesti di riferimento, ci sono alcuni assunti che possono essere condivisi.
    iva cooperativeÈ particolarmente interessante, a tal proposito, la rubrica mensile inaugurata di recente dal portale inglese The Guardian che racconta le storie dei cooperatori e degli imprenditori sociali.
    Si tratta di un punto di vista privilegiato, un viaggio tra le speranze ed i timori dei giovani; una serie di racconti che aiutano a capire quali sono le difficoltà incontrate nel momento in cui ci si affaccia nel mondo del lavoro.
    Le esperienze negative sono comuni a tutti i paesi: esiste un divario tra l’offerta di lavoro, spesso altamente qualificata, e la domanda, incapace di assorbire le competenze generate dal mondo accademico e da quello scolastico.
    Il divario tra le aspettative e la realtà per un giovane appena laureato è enorme, le sensazioni provate sono spesso di alienazione ed impotenza a causa dalla totale incapacità di controllare il mercato e con esso le proprie attese di vita.

    La cooperazione rappresenta allora un modo per riappropriarsi del proprio lavoro e creare qualcosa di nuovo e condiviso. In una società dove il potere decisionale dei cittadini appare sacrificato a favore di ristrette élite politiche e finanziarie, la cooperazione offre un modello di governance collaborativo: tutti i soci, infatti, possono partecipare alle scelte dell’azienda ed esercitare un potere di influenza.
    In una società dove aumentano le diseguaglianza, la cooperativa ripartisce gli utili in egual misura tra i soci generando ricchezza nelle comunità locali.
    Un modello di impresa dal carattere spiccatamente sociale appare oggi una forma estremamente vicina alle esigenze dei cittadini che percepiscono con sempre maggiore distacco le logiche dell’impresa tradizionale capitalista.
    La cooperazione è, però, e rimarrà sempre solo uno strumento. Sta ai cooperatori saperlo utilizzare.
    Le degenerazioni sono molteplici ed estremamente pericolose. La scarsa partecipazione della base sociale, l’evasione fiscale, il lavoro nero sono il lato oscuro di un potenziale veicolo di democrazia e solidarietà.
    I modelli perfetti, del resto, non esistono, le esperienze virtuose, invece, sono numerose. È da lì che bisogna ripartire per comprendere cosa significa oggi essere cooperatori e cosa significherà la parola cooperazione domani.



  • Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ed il Ministro della Pubblica Amministrazione e della Semplificazione Marianna Madia hanno presentato oggi gli undici decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione.

    Il premier ha più volto ribadito come questo provvedimento possieda un forte carattere digitale, grazie soprattutto all’introduzione unico del Pin unico per tutte le amministrazioni e del cosiddetto domicilio digitale.
    marianna madiaSempre in tema di digitale e di semplificazione del rapporto PA-cittadini è stato introdotto anche nel nostro Paese il FOIA (Freedom of Information Act), ovvero il diritto universale ad accedere agli archivi pubblici della pubblica amministrazione.
    Le novità, però, non si fermano al tema della digitalizzazione della PA. É previsto, infatti, anche un taglio netto delle partecipate, che dovrebbe portare nelle intenzioni del Governo da ottomila a mille il numero delle partecipate, inserendo criteri rigidi per la creazione di nuove società.
    Previste, inoltre, pene più severe per i cosiddetti “furbetti del cartellino“, cioè quei dipendenti pubblici che timbrano il cartellino senza recarsi effettivamente a lavoro.
    Riduzione dei tempi burocratici, riordino delle funzioni delle forze dell’ordine, taglio del numero di autorità portuali sono solo alcune delle novità previste dalla riforma.
    Di seguito vi riportiamo le slides della conferenza stampa di presentazione per avere un quadro riassuntivo e schematico dei cambiamenti apportati dal nuovo impianto normativo.

     

     


  • società benefit

    Il ddl Stabilità inserisce nel nostro ordinamento una nuova forma di impresa: la Società Benefit.
    Si tratta di un modello nato negli Stati Uniti e pensato per le aziende for profit. Le cosiddette Benefit Corporations, oltre a dividere gli utili con gli azionisti, possono inserire nel proprio statuto il perseguimento di determinati obiettivi sociali.

    I manager dell’azienda, dunque, non valutano solo il rendimento economico, ma anche l’impatto sociale dell’attività dell’impresa, inteso come apporto positivo concreto alle persone e all’ambiente.
    società benefitIn questo modo l’impresa tradizionale assume spiccati connotati sociali, pur mantenendo il proprio carattere di azienda for profit.
    Il modello appena descritto è adottato da tante grandi imprese, soprattutto nel settore della sharing economy. Una delle principali Benefit Corporation è Kickstarter, la piattaforma di crowfunding più famosa al mondo.
    L’ordinamento italiano ha così deciso di recepire parte del modello americano, reinterpretandolo per così dire in chiave europea. Per trasformare una srl o una spa in società benefit sarà necessario inserire nell’oggetto sociale un determinato obbligo di natura sociale o ambientale.
    Introdurre questo aspetto nello statuto significa, in sostanza, vincolare anche i futuri amministratori a rispettare questi parametri, certificando la necessità di arrecare benefici alla comunità locale anche negli anni a venire.
    L’intento del Governo è soprattutto impedire che le startup, specie quelle nel campo della sharing economy, possano trasformarsi con il passare del tempo in vere e proprie multinazionali, guidate solamente dal profitto.

    Come sottolinea in maniera puntuale Bruno Pagamici su Italia Oggi, l’introduzione di questa nuova forma giuridica rischia di mettere in crisi le diverse manifestazioni di impresa sociale, tra le quali certamente vanno annoverate anche le cooperative.
    Un possibile investitore nel campo dell’economia della condivisione potrà, infatti, trovare più vantaggioso drenare le proprie risorse verso società benefit anziché investire in imprese sociali, in quanto queste ultime non garantiscono la medesima ripartizione degli utili.
    Questo discorso diventa ancora più attuale nel momento in cui viene eliminata dal ddl di riforma del Terzo Settore la norma che ipotizzava una remunerazione fino al 5% per chi decide di investire nelle imprese sociali.
    La legge in discussione al Senato dovrà, allora, cercare di risolvere la questione della ripartizione degli utili, trovando un compromesso tra il mantenimento del principio della mutualità prevalente e la necessità di attrarre nuovi investitori.


  • germania reichstag

    Quali sono i paesi migliori al mondo? La domanda è molto complessa.
    Innanzitutto bisognerebbe stabilire i criteri di giudizio, perché per stilare una classifica del genere bisogna tenere in considerazione tantissimi fattori che rischiano di rendere impossibile un’operazione di valutazione degna di questo nome.

    Un’indagine condotta da WPP BAV Consulting e dalla Wharton School University of Pennsylvania con la consulenza dell’US News & World Report, presentata nel corso del prestigioso scenario del World Economic Forum di Davos, ha provato a stabilire quali sono i paesi migliori al mondo, cercando di germania reichstagincrociare diversi dati e diversi elementi.
    L’analisi è stata svolta su un campione di 60 Stati attraverso un sondaggio che ha coinvolto più di 16mila persone, tra imprenditori, esponenti del mondo accademico e punti di riferimento del world business.
    Le informazioni ricavate dalle interviste sono state incrociate con i dati relativi a 9 elementi ritenuti fondamentali per valutare una nazione: sostenibilità, influenza culturale, trasporti, imprenditorialità, influenza economica, avventura, educazione, patrimonio, potere e qualità della vita.
    Questi dati sono stati poi ulteriormente incrociati con quelli sul Pil pro capite di ciascun paese nell’anno 2014.
    Al primo posto della classfica troviamo la Germania, ovvero uno Stato che ha mostrato negli ultimi anni una straordinaria resilienza alla crisi, oltre alla capacità di risolvere conflitti sociali di portanza storica, uno su tutti il tema della riunificazione.
    Alle spalle della nazione guidata da Angela Merkel ci sono tre paesi anglosassoni: Canada, Inghilterra e Stati Uniti. Al quinto posto troviamo, invece, la Svezia, che risulta essere anche il primo tra i paesi della Scandinavia, un’area universalmente riconosciuta come all’avanguardia in tema di welfare, innovazione e qualità della vita.
    Nei primi dieci posti ci sono ben sei paesi europei, con la Francia, l’Olanda e la Danimarca che chiudono la top ten. L’Italia si trova poco più indietro, al tredicesimo posto, e precede Lussemburgo e Singapore.


  • apple italia

    Nascerà a Napoli il primo Centro di Sviluppo App iOS d’Europa.
    Ad annunciarlo è la stessa Apple attraverso un comunicato ufficiale che certifica la volontà dell’azienda di Cupertino di investire in Italia.

    Il nuovo centro avrà il compito di fornire agli sviluppatori tutte le competenze e la formazione necessaria per creare App iOS.
    Apple darà un sopporto tecnico agli insegnanti, creando così una comunità di sviluppatori con un curriculum altamente specializzato.
    apple italiaIl colosso americano comunica anche che collaborerà con tutti i partner sparsi sul territorio italiano che offrono formazione agli studenti in materia di sviluppo di applicazioni Apple.
    Una simile decisione conferma l’apprezzamento di Tim Cook e di tutto lo staff di Apple per la creatività ed il lavoro svolto dagli sviluppatori italiani.

    “L’Europa è la casa di alcuni dei più grandi sviluppatori creativi del mondo e noi siamo felici di fornire alla prossima generazione di imprese italiane tutte le competenze necessarie per avere successo” dichiara il CEO di Apple Tim Cook “Il fenomenale successo di App Store è una delle forze motrici dietro agli oltre 1,4 milioni di posti di lavoro creati da Apple in Europa e fornisce opportunità illimitate a persone di tutte le età e ad imprese di ogni dimensione in tutto il continente europeo“.
    Anche il primo ministro Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione, ha mostrato soddisfazione per l’investimento effettuato da Apple, annunciando la presenza di Tim Cook domani in Italia.
    Si tratta, in via definitiva, di un riconoscimento di indubbio valore per il nostro Paese e per la città di Napoli, un segno evidente che il mondo del digitale e dell’innovazione italiana sta andando verso la direzione giusta.


  • governo pubblica amministrazione

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri sera gli undici decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione.
    Taglio delle partecipate, digitalizzazione e trasparenza nel rapporto PA-cittadini, pene severe per gli assenteisti e riduzione dei tempi burocratici sono alcuni dei punti più importanti del nuovo apparato normativo.

    C’era grande attesa per conoscere i contenuti della riforma che è di fatto l’atto più rilevante dell’esecutivo nel 2016.
    governo pubblica amministrazioneVi proponiamo di seguito le principali novità della riforma Madia, in attesa della conferenza stampa di presenza del premier Matteo Renzi e del ministro Marianna Madia:

    • Taglio delle partecipate: il Governo stabilisce che le singole pubbliche amministrazioni dovranno effettuare una ricognizione di tutte le partecipate ed entro un anno e mezzo decidere quali tagliare.
      L’esecutivo pone, però, alcuni paletti. Dovranno essere eliminate quelle partecipate con un fatturato inferiore al milione di euro e che abbiano più amministratori che dipendenti.
      La regola generale è quella dell’amministratore unico, ma in presenza di Cda il limite massimo sarà di cinque membri. Per i dipendenti che saranno oggetto del taglio è previsto l’utilizzo del “cuscinetto” della mobilità.
    • Pene severe per gli assenteisti: il dipendente che viene colto in flagrante mentre falsifica la propria presenza in ufficio verrà punito entro 48 ore.
      È prevista la sospensione dal servizio e dalla retribuzione. Il procedimento che porta al licenziamento del dipendente dovrà chiudersi entro un mese, anziché entro 120 giorni come previsto allo stato attuale dal nostro ordinamento.
      Oltre al licenziamento, un’eventuale condanna della Corte dei Conti può costringere il dipendente a pagare una multa il cui ammontare minimo sarà di sei mensilità.
      Per i dirigenti che non denunciano l’accaduto sono previste pene fino al licenziamento.
    • Stipendi e nomine dei manager: in materia di tetti alla retribuzione dei manager della PA, la riforma rinvia ad un decreto ministeriale, anche se sono esclusi premi e buonuscite per i dirigenti che hanno apportato risultati negativi alla propria amministrazione.
      Ci sarà, inoltre, meno potere di scelta delle Regioni per la nomina dei dirigenti Asl.
    • Accorpamento Corpo Forestale e numero unico: Il Corpo Forestale non esisterà più, verrà assorbito quasi interamente dai Carabinieri.
      Le competenze anti-incendio passeranno, invece, al Vigili del Fuoco.
      Viene inserito anche il numero unico per le emergenze, il 112, ed effettuato un riordino delle competenze tra Polizia e Carabinieri, con i primi che si occuperanno delle grandi aree mentre agli altri viene assegnato tutto il resto del territorio.
    • Riduzione tempi burocratici: c’è un taglio del 50% dei tempi per le procedure amministrative per quanto riguarda opere pubbliche, insediamenti produttivi ed attività imprenditoriali rilevanti.
      Molte procedure che prevedono tempi burocratici di 30 e 180 giorni, vedranno un loro dimezzamento; si passerà, quindi, a 15 e 90 giorni.
    • FOIA: Viene introdotto anche in Italia il Freedom of Information Act, che stabilisce il diritto universale dei cittadini di accesso agli atti della pubblica amministrazione.
      D’ora in poi i cittadini avranno il potranno accedere agli archivi della PA senza dover specificare la motivazione. L’amministrazione è chiamata ad adempiere a questo obbligo entro 30 giorni pena l’erogazione di sanzioni pesanti da parte dell’Anac.

  • industria culturale

    L’Italia è la patria dell’arte e della cultura. In pochi, però, fino adesso si sono chiesti quanto vale in termini economici l’Industria della Cultura e della Creatività nel nostro Paese.

    Troppo spesso si tende a sottovalutare il possibile impatto economico di un investimento in attività di questo genere.
    Uno studio di Ernst & Young, presentato oggi alla Triennale di Milano, ha provato, allora, a valutare l’apporto del industria culturalesettore in termini meramente economici.
    Da questa analisi, è emerso che nel 2014 il valore economico complessivo dell’Industria della cultura e della creatività è stato pari a 46,8 miliardi di euro, corrispondente al 2,9% del Prodotto interno lordo nazionale.
    Di questi l’86% deriva da attività direttamente legate alla filiera creativa, come la concezione, la produzione e la distribuzione di opere e servizi culturali e creativi, mentre il restante 14% viene da attività collaterali.
    L’indagine di Ernst & Young sorprende soprattutto per i dati relativi al numero di occupati. Nel 2014 sono stati 995 milioni gli occupati nel settore dell’Industria culturale, ovvero circa il 4% della forza lavoro italiana.
    Questo vuol dire che la cultura può essere davvero un volano imprescindibile dell’economia italiana.
    Lo studio ci aiuta a capire anche nel dettaglio il valore e l’impatto occupazionale dei singoli ambiti dell’Industria culturale.

    Non stupisce che nel 2014 il valore economico più elevato sia stato generato dal settore della Televisione e Home Entertainment, con 12,2 miliardi di euro prodotti e 95.885 occupati.
    Segue l’ambito delle Arti Visive, vero e proprio patrimonio storico italiano, che ha prodotto 11,2 miliardi di euro e dato lavoro a 241.607 persone.
    Bene anche la Pubblicità grazie ad un valore economico generato di 7,4 miliardi di euro e ad una crescita costante della creatività digitale.
    Un ambito che dà lavoro a moltissime persone è invece quello delle Arti Permormative, come la danza, con oltre 150.000 occupati; buono, infine, il rendimento in termini occupazionali del settore Quotidiani e Periodici che, nonostante l’enorme crisi ed i cambiamenti che sta attraversando il mondo dell’editoria, riesce ad occupare più di 100.000 persone.



  • È stato presentato oggi a Milano Coop4Job, il nuovo portale di Confcooperative che mette in contatto domanda ed offerta di lavoro.
    L’intento del progetto è facilitare l’incontro tra imprese cooperative ed i giovani iscritti al programma Garanzia Giovani.

    Negli ultimi mesi Confcooperative ha messo in atto una serie di iniziative di contrasto alla disoccupazione giovanile, cercando di avere una parte attiva nel funzionamento di Garanzia Giovani (Youth Garantee), lo coop4jobstrumento di politiche attive messo in piedi dall’Unione Europea.
    Tirocini retribuiti, bandi per il servizio civile, formazione, finanziamenti alle start up sono alcune delle misure previste da Garanzia Giovani.
    Attraverso il portale coop4job.it, l’organizzazione di rappresentanza delle cooperative supporta il programma europeo di sostegno dei giovani Neet collegando domanda ed offerta di lavoro. In questi primi mesi di attività sono già stati realizzati più di 5.000 matching, sono stati avviati al servizio civile oltre 13.000 ragazzi ed inseriti nel sistema di Garanzia Giovani oltre 500.000 giovani.

    Con l’appuntamento odierno a Milano inizia il roadshow di presentazione di Coop4Job, che consentirà alle cooperative di conoscere le opportunità offerte da Garanzia Giovani ed il sostegno tecnico fornito da Confcooperative.
    L’associazione di rappresentanza delle coop è particolarmente attiva sul territorio, soprattutto in merito al bando sul Servizio Civile. Sono oltre 100 gli sportelli attivi, di cui 11 in Lombardia; quest’ultima può vantare anche 146 cooperative coinvolte nei progetto di Servizio Civile per gli iscritti a Garanzia Giovani.
    Il mondo della cooperazione si muove, dunque, per combattere la disoccupazione con strumenti concreti, provando a sviluppare la creazione di nuove imprese sociali e ad impiegare i giovani under 30 all’interno di cooperative già esistenti.


  • agenzia delle entrate logo

    Le spese farmaceutiche potrebbero non essere ricomprese nel prossimo 730 precompilato.
    Sarebbe il contribuente, in questo caso, a doverle inserire senza il supporto della dichiarazione precompilata.

    A dichiararlo è il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi: “C’è un problema con le farmacie, alcune associazioni di categoria nonostante la legge hanno equivocato sul termine e non hanno conservato parte degli agenzia delle entrate logoscontrini. C’è una difficoltà oggettiva della categoria, la memoria è stata cancellata e le informazioni sono irrecuperabili“.
    A differenza dell’anno scorso, invece, saranno ricomprese, invece, nel 730 precompilato le spese mediche.
    Proprio questo era stato uno dei punti maggiormente critici dell’innovazione apportata l’anno scorso, definita da molti come una semplificazione solo apparente, considerate le numerose falle del nuovo sistema di dichiarazione dei redditi.
    Quest’anno, invece, tutto l’apparato della tessera sanitaria è stato inserito ed i contribuenti avranno tempo fino al 31 gennaio per trasmettere i dati ed eventualmente eliminare alcune voci.

    L’Agenzia delle Entrate, come dichiarato dalla stessa Orlandi, sta valutando inoltre se concedere ai contribuenti una proroga di quindici giorni, nonostante una scelta di questo tipo possa provocare ulteriori ritardi nel trattamento dei dati.
    Misure come il 730 precompilato e la fatturazione elettronica dovrebbero nell’intento del Governo semplificare e digitalizzare il rapporto contribuente-fisco, aiutando anche lo Stato ad identificare gli evasori.
    Secondo il direttore dell’Agenzia delle Entrate i primi risultati effettivi si avranno, però, solamente tra due-tre anni, quando le innovazioni entreranno pianamente a regime ed il processo di cambiamento culturale inizierà a radicarsi tra i cittadini. Nel frattempo sottolinea Rossella Orlandi, nel 2015 sono stati recuperati 14,2 miliardi di euro, una cifra che colloca l’Italia ai primi posti in Europa per recupero evasione fiscale.


  • riforma terzo settore

    Sono oltre 700 gli emendamenti presentati sulla legge delega di riforma del Terzo Settore.
    Una quantità enorme di proposte che rischia di allungare ulteriormente i tempi di approvazione.

    Sono ormai nove mesi che il provvedimento è fermo nella commissione Affari costituzionali del Senato e si fa fatica a riforma terzo settoremettere d’accordo le parti sui connotati che deve avere il testo definitivo.
    Il decreto legislativo di riforma del Terzo Settore interessa migliaia di attori che agiscono quotidianamente a sostegno delle persone svantaggiate ed implementano progetti e tecniche di innovazione sociale.

    Sono diversi i punti critici della legge delega che le organizzazioni di rappresentanza stanno cercando di far venire a galla. Anche alla luce dei diversi scandali che hanno colpito il mondo del non profit, è quanto mai importante approvare un disegno di legge che contrasti le pratiche illegali.
    Uno degli elementi oggetto di discussione riguarda i settori di competenza delle imprese sociali.
    In un primo momento la legge delega aveva esteso gli ambiti a quello del commercio equo e solidale, dei servizi per il lavoro finalizzati all’inserimento dei lavoratori svantaggiati, dell’alloggio sociale e dell’erogazione del microcredito.
    Un emendamento proposto di recente prevede, invece, che siano i decreti attuativi del Governo a definire i confini dell’attività delle organizzazioni del Terzo Settore, annullando di fatto il lavoro di concertazione effettuato in questi mesi.
    Anche in materia di vigilanza e controllo viene demandato ad un decreto successivo dell’esecutivo di stabilire le modalità di controllo dell’attività svolta dalle imprese sociali.

    La riforma prevede, inoltre, la creazione del Consiglio nazionale del terzo settore, ovvero un organismo unitario di consultazione degli enti chiamato anche a scrivere le linee guida sulla valutazione dell’impatto sociale delle attività delle organizzazioni non profit.
    Si tratta, in via definitiva, di un organo di carattere istituzionale che dovrebbe avere compiti di rappresentanza, depotenziando di fatto le associazioni di categoria.
    Una delle novità più importanti, infine, riguarda la destinazione degli utili. Viene ripristinato, infatti, l’obbligo per le imprese sociali di “destinare i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie” oltre ad “adottare modalità di gestione responsabili e trasparenti” e “favorire il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività”.
    In questo modo si valorizza la peculiarità dell’impresa sociale, in quanto ente nato con fini prevalentemente mutualistici.
    L’intento del Governo è approvare la riforma entro il 2016, anche se la strada verso un provvedimento ampiamente condiviso pare ancora lontana.