• Gardini Confcooperative

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini ha partecipato all’assemblea provinciale di Confcooperative Bergamo affrontando diversi temi inerenti il presente ed il futuro della cooperazione.
    Gardini_Confcooperative_Microcredito

    Uno di questi riguardo la forma organizzativa che accompagnerà Confcooperative negli anni a venire ed i relativi incarichi dirigenziali. Sono in corso di svolgimento le assemblee provinciali su tutto il territorio nazionale: un percorso che porterà a Maggio all’assemblea nazionale.
    “Quella che uscirà dalla stagione assembleare –  ha dichiarato Maurizio Gardini – sarà un’organizzazione che lavorerà con passione e orgoglio, per accompagnare le cooperative e fare dei cooperatori i protagonisti del cambiamento del nostro paese che dovrà essere sempre più a misura dei bisogni delle persone”
    La strada verso il rinnovamento, però, non si fermerà qui. Nel 2017 è previsto il completamento dell’unione delle sigle di Confcooperative, Legacoop e Agci che daranno vita all’Alleanza delle Cooperative.

    Si tratta di un’operazione estremamente innovativa per il mondo della rappresentanza, un’idea, però, anche difficile da portare a termine considerata la storia decennale delle singole associazioni e le diverse identità veicolate.
    “Quella che stiamo vivendo – ha spiegato il presidente Gardini – è anche la stagione per ridiscutere un modo nuovo di fare rappresentanza. Siamo impegnati nel progetto dell’Alleanza delle Cooperative che approderà a un’associazione unica della cooperazione. Una rivoluzione non solo nel nostro mondo, ma nell’intero panorama nazionale della rappresentanza. Nessuno ha avuto il coraggio di fare quello che sta facendo la cooperazione. Siamo nati per l’agire cooperativo, ma non siamo cooperatori solitari, ed è anche per questo che lavoreremo insieme”.
    Il 2016 sarà un anno chiave per il mondo della cooperazione. Tra le sfide in corso c’è sicuramente anche quella dell’autoriforma del sistema delle banche di credito cooperativo. Gardini ha espresso soddisfazione per i contenuti del progetto normativo che dovrebbe tenere lontano le bcc dal controllo di multinazionali finanziarie, mantenendo così lo spirito mutualistico che ha sempre contraddistinto il credito cooperativo.
    Da non sottovalutare, infine, sarà anche la questione della legalità con le organizzazioni di rappresentanza chiamate a promuovere iniziative contro le false cooperative e per la difesa dei principi della democrazia economica, della solidarietà e del profitto sociale.
    Trovate l’intero contenuto delle dichiarazioni di Gardini sul portale Italia Cooperativa.


  • carta d'identità elettronica

    Potete dire addio alla vecchia carta d’identità in formato cartaceo.
    Dal mese di Marzo, infatti, in 153 Comuni verrà sperimentata la Carta d’Identità Elettronica (CIE).

    Si tratta di un documento di riconoscimento che, oltre a certificare l’identità del soggetto, consente anche di accedere ai numerosi servizi online del Pubblica Amministrazione, realizzando così un passo verso l’effettiva semplificazione e digitalizzazione del rapporto Stato-cittadini. In futuro, infatti, potranno essere carta d'identità elettronicapagate online multe, bollette e ticket sanitari utilizzando il riconoscimento elettronico garantito dal documento.
    La nuova Carta d’Identità Elettronica, inoltre, aumenta i livelli di sicurezza attraverso una serie di strumenti come le impronti digitali, ologrammi, sfondi di sicurezza e microscritture che rendono più difficile la contraffazione.
    Oltre ai classici dati anagrafici e agli elementi biometrici primari e secondari, il richiedente dovrà inoltre depositare la propria firma digitale e lasciare un riferimento, che sia il numero di telefono, l’indirizzo di posta elettronica o l’indirizzo Pec.
    È possibile, inoltre, rilasciare una dichiarazione facoltativa relativa alla donazione degli organi nella quale si specifica il proprio assenso o diniego alla donazione.
    Come comunicato dall’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) entro il 2018 la Carta d’Identità Elettronica sarà disponibile su tutto il territorio italiano.
    Per il momento il Ministero dell’Interno ha reso noto l’elenco dei 153 comuni sperimentatori, che a partire da Marzo potranno fornire ai cittadini il nuovo strumento.
    Vi proponiamo di seguito la lista dei comuni. Scoprite se è presente anche il vostro:

    1. AGORDO
    2. ALBIGNASEGO  
    3. ALESSANDRIA  
    4. ANCONA
    5. AOSTA
    6. ASSISI
    7. ASTI
    8. ATRIPALDA
    9. AURONZO DI CADORE
    10. AVELLINO
    11. BAGNASCO
    12. BARI
    13. BASTIA UMBRA 
    14. BELLUNO
    15. BIELLA
    16. BOLOGNA
    17. BOLZANO
    18. BORCA DI CADORE
    19. BORGO SAN MARTINO
    20. BOVALINO
    21. BRESCIA
    22. BRINDISI
    23. BROLO
    24. BUGLIO IN MONTE 
    25. BUSSOLENGO
    26. CAMPIONE D’ITALIA
    27. CAMPOBASSO
    28. CAMPODARSEGO 
    29. CANELLI
    30. CARAFFA DI CATANZARO
    31. CASALE MONFERRATO
    32. CASTEL SAN PIETRO TERME
    33. CASTELLARANO
    34. CASTEL NUOVO DI PORTO
    35. CATANIA
    36. CATANZARO
    37. CAULONIA
    38. CEFALU’
    39. CENTO
    40. CESENA
    41. CHIUSI
    42. CITTADUCALE
    43. CIVITAVECCHIA
    44. COLLECCHIO
    45. CONEGLIANO
    46. CORTINA D’AMPEZZO
    47. CREMONA
    48. DOMEGGE DI CADORE
    49. FARA IN SABINA  
    50. FAVIGNANA
    51. FELTRE
    52. FIRENZE
    53. FIUMICINO
    54. FLERO
    55. FLORIDIA
    56. FOGGIA
    57. FORTE DEI MARMI
    58. FOSSACESIA
    59. FRASCATI  
    60. GENOVA
    61. GIAVENO
    62. GORIZIA
    63. GROSSETO
    64. GROTTAFERRATA
    65. IESOLO
    66. IGLESIAS 
    67. IMOLA
    68. IMPERIA
    69. JESI  
    70. LAMON
    71. L’AQUILA
    72. LENTIAI
    73. LIVOO
    74. LOCRI
    75. LULA
    76. MACERATA
    77. MACOMER
    78. MANTOVA
    79. MARTONE  
    80. MILANO
    81. MODENA
    82. MOGLIA 
    83. MONTALTO DI CASTRO
    84. MONTECHIARUGOLO 
    85. MONTE PORZIO CATONE
    86. MONTEGIORGIO  
    87. MONTEGRANARO
    88. NAPOLI
    89. NIBIONNO
    90. NICOLOSI
    91. ORIO AL SERIO
    92. PADOVA
    93. PALMI
    94. PARMA
    95. PERAROLO DI CADORE
    96. PERUGIA
    97. PESARO
    98. PESCARA
    99. PIACENZA
    100. PIANORO
    101. PIEVE D’ALPAGO
    102. PIEVE DI CADORE
    103. PISA
    104. POGGIO MIRTETO 
    105. POGGIO MOIANO 
    106. PORDENONE
    107. POTENZA
    108. PRATO
    109. RAGUSA 
    110. RAVENNA
    111. RIMINI
    112. ROCCA PIETORE
    113. ROCCELLA JONICA
    114. ROMA
    115. ROSA’
    116. ROSIGNANO MARITTIMO  
    117. SAN BENEDETTO DEL TRONTO
    118. SAN DONA’ DI PIAVE 
    119. SAN DONATO MILANESE 
    120. SANTA MARIA A MONTE 
    121. SAN TOMASO AGORDINO
    122. SAN VITO AL TAGLIAMENTO  
    123. SASSARI
    124. SCAFATI
    125. SCALEA
    126. SCHIO 
    127. SEDICO
    128. SEGRATE
    129. SEREGNO 
    130. SIENA
    131. SPECCHIA
    132. SPERLONGA
    133. TAMBRE
    134. TAORMINA
    135. TARANTO
    136. TORINO
    137. TRAPANI
    138. TRAVAGLIATO  
    139. TRENTO
    140. TREVIGNANO 
    141. TRICHIANA
    142. TRIESTE
    143. VALLADA AGORDINA  
    144. VARESE
    145. VAS
    146. VENEZIA
    147. VENTIMIGLIA
    148. VERONA
    149. VIGEVANO
    150. VIGONZA
    151. VILLAFRANCA DI VERONA
    152. VITERBO
    153. ZOPPE’ DI CADORE

  • horizon 2020 call

    Sono undici i bandi presenti all’interno del programma Horizon 2020 che hanno come tema centrale la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale europeo.
    L’Unione Europea mette a disposizione in tutto 73 milioni di euro per il periodo 2016-2017.

    Delle 11 call, 8 riguardano la Societal Challenge 6 per un totale di 48 milioni di euro e 2 la SC5 per un valore di 25 milioni di euro.
    Sono diverse le tematiche proposte nei diversi bandi: il rispetto delle differenti identità religiose, l’alfabetizzazione delle generazioni europee,  la promozione di musei horizon 2020 callvirtuali, la governance partecipativa e la finanza innovativa sono alcuni dei temi centrali.
    È bene sottolineare come sia particolarmente difficile ottenere i finanziamenti dovuti per portare a termine progetti di ricerca in una delle questioni appena elencate. L’Unione Europea premia, infatti, solamente i progetti che si distinguono per qualità.
    I destinatari dei bandi sono in genere enti di ricerca, come università, imprese culturali, associazioni, centri di ricerca, che sono chiamanti soventi a realizzare dei veri e propri partenariati per partecipare alle call.
    Vi proponiamo di seguito l’elenco degli undici bandi, alcuni dei quali già aperti, che daranno la possibilità agli attori coinvolti di operare per rafforzare il patrimonio culturale europeo e migliorare il livello di integrazione sociale del Vecchio Continente:

    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-02-2017: l’obiettivo del bando è migliorare l’integrazione tra i popoli europei imparando dagli errori commessi in passato.
      Budget: 5 milioni di euro.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    •  Societal Challenge 6 – Cult-Coop-03-2017: la tematica del bando è l’alfabetizzazione culturale delle giovani generazioni europee.
      Budget: 5 milioni di euro.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-04-2017: il tema è la storia contemporanea dell’Europa nelle pratiche artistiche.
      Budget: 2,5 milioni di euro.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-05-2017: il tema è le diversità religiose in Europa.
      Budget: 2,5 milioni di euro.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-06-2017: il tema è la governance partecipativa. L’intento della call è la creazioni di nuovi approcci partecipativi e di pratiche di innovazione sociale all’interno dei ministeri europei.
      Budget: 2,5 milioni per le Azioni di Ricerca ed Innovazione e 1,5 milioni di euro per le Azioni di coordinamento e supporto.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-07-2017: l’intento del bando è la promozione e la conservazione del patrimonio marittimo europeo.
      Budget: 2,5 milioni di euro.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-08-2017: la call è sulla creazione di musei virtuali e di piattaforme sociali sul patrimonio digitale europeo, la memoria, l’identità e l’interazione culturale.
      Budget: 10 milioni di euro per le Azioni di Ricerca ed Innovazione e 1 milione per le Azioni di coordinamento e supporto.
      Apertura: 25 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-09-2017: il tema del bando è un’analisi del passato per la valorizzazione del patrimonio culturale europeo.
      Budget: 9 milioni di euro.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 6 – Cult-Coop-10-2017: l’avviso è su cultura, integrazione e spazio pubblico europeo.
      Budget: 5 milioni di euro.
      Apertura: 4 ottobre 2016. Chiusura: 2 febbraio 2017.
    • Societal Challenge 5 -21-2016-2017: il tema del bando è la crescita sostenibile per la rigenerazione urbana e rurale.
      Budget: 10 milioni di euro per il 2016 e 10 milioni per il 2017.
      La call è stata aperta il 10 novembre e scade l’8 marzo per la prima tanche ed il 6 settembre per la seconda. Per l’anno 2017 apre l’8 novembre e chiuderà il 7 marzo per la prima tranche ed il 5 settembre per la seconda.
    • Societal Challenge 5 -22-2017: il bando è sull’utilizzo di modelli di governance e finanziamento innovativi per la valorizzazione del patrimonio culturale europeo.
      Budget: 5 milioni di euro.
      Apertura: 8 novembre 2017. Chiusura: 2 marzo 2017.

  • credito d'imposta sud

    La Legge di Stabilità 2016 prevede una serie di agevolazioni fiscali per le imprese, in particolare per quelle del Mezzogiorno.

    Sono due gli strumenti che potranno utilizzare imprese e professionisti nel 2016: il super ammortamento al 140% ed il credito di imposta per le aziende del Sud.
    Sono, infatti, due tipi di agevolazioni compatibili tra di loro, nonostante entrambe siano riferite all’acquisto di beni strumentali che rappresentano il core credito d'imposta sudbusiness dell’attività di un’impresa o di un professionista. Ma vediamo nel dettaglio come è possibile cumulare questi due strumenti.
    Come abbiamo riportato nei giorni scorsi, la Legge di Stabilità prevede un super ammortamento del 140% per i beni strumentali acquistati dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016.
    Per beni strumentali si intende macchine aziendali, computer, arredamento professionale e tutto ciò che è inerente all’attività di un’azienda o di un professionista. Il bonus riguarda i beni acquistati in forma di proprietà o di leasing; sono esclusi, invece, beni quali i fabbricati e le costruzioni, gli aerei, i beni con coefficiente di ammortamento inferiore al 6,5% (silos, serbatoi, ecc.), i beni immateriali e i beni usati.
    Le imprese potranno così effettuare una maggiorazione del prezzo d’acquisto valida solp per l’imputazione delle quote di ammortamento deducibili.
    Su una quota di ammortamento del 10%, ad esempio, andrà aggiunto il 40%. Il bene verrà così ammortizzato al 14%.

    Per tutto l’anno 2016 le imprese del Mezzogiorno potranno cumulare questo vantaggio fiscale con il credito d’imposta previsto per le aziende (il beneficio non è valido per i professionisti) che acquistano macchinari, attrezzature ed impianti da destinare in strutture produttive situate in Abruzzo, Campania, Puglia, Molise, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Il bonus è valido per gli investimenti realizzati dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2019.
    Non viene non effettuata alcuna precisazione riguardo ad un’eventuale incompatibilità tra le due misure; la Legge di Stabilità sottolinea solo che il credito d’imposta non è cumulabile ad altri aiuti di Stato come la Sabatini.
    Il super ammortamento, al contrario, non è qualificato come aiuto di Stato, ma come misura di carattere generale mancando il requisito della selettività.
    Oltre alla maggiorazione fiscale del 40% sul prezzo d’acquisto di un bene strumentale, le imprese che investono al Sud, dunque, potranno usufruire anche del credito d’imposta maturato sull’acquisto.


  • povertà italia

    Giovedì dovrebbe essere approvato in Consiglio dei Ministri un disegno di legge collegato alla Legge di Stabilità che prevede una serie di misure di contrasto alla povertà.

    La crisi ha certamente aumentato il numero di poveri acuendo le diseguaglianze.Secondo l’Istat in Italia sono 4,1 milioni i cittadini in condizioni di povertà assoluta.
    povertà italiaCome scritto, invece, recentemente in un rapporto di Credit Suisse, lo 0,7% della popolazione mondiale detiene il 45% della ricchezza complessiva.
    L’allarme è stata lanciato anche dalla Ocse secondo la quale la distanza tra i più ricchi ed i più poveri ha raggiunto il livello massimo degli ultimi trent’anni. Una situazione che arreca anche danni all’economia mondiale.
    Come riportato dalla stessa Ocse, la crescita della diseguaglianza degli ultimi venticinque anni ha portato ad una perdita dell’8,5% del Pil complessivo dell’area Ocse. Per non parlare dei disagi sociali che la povertà ha scaturito negli ultimi anni, un’onda di malcontento cavalcata abilmente da numerosi forze politiche di stampo populista in tutta Europa.

    L’Italia da questo punto è uno di quei paesi accusati dagli organismi internazionali di non possedere gli strumenti adeguati per contrastare la povertà.
    Finalmente il Governo ha deciso di portare avanti una serie di misure che rappresentano il primo passo verso un cambiamento del sistema assistenziale italiano.
    Il nuovo disegno di legge dovrebbe stanziare 800 milioni di euro in strumenti a favore dei soggetti svantaggiati: 600 milioni riguardano il Sia (Sostegno per l’inclusione attiva) e 200 l’Asdi, ovvero l’assegno successivo alla Naspi che spetta alle persone che sono in condizioni di bisogno.
    Il Sia è stato già introdotto in forma sperimentale dal 2014 in tutte le città con più di 250.000 abitanti. Adesso verrà esteso a tutti i nuclei urbani ed interesserà le famiglie con un Isee inferiore ai 3.000 euro. Queste potranno ricevere un assegno mensile fino a 400 euro.
    Come sottolinea, però, il Corriere della Sera, le risorse stanziate finora servono a fornire un contributo di 200 euro per ciascun povero residente nel nostro Paese: una cifra chiaramente di esigua entità.
    Ecco perché il Governo ha intenzione di riordinare l’intero sistema assistenziale, modificando i criteri necessari per accedere a determinate prestazioni.
    Verrà, inoltre, stipulato un protocollo d’intesa con le fondazioni e le organizzazioni del terzo settore per sviluppare progetti di contrasto all’abbandono scolastico e per migliorare la qualità dell’istruzione.
    Verranno forniti dei tutor agli studenti ed assegnati veri e propri contributi in denaro.
    Il Governo metterà, infine, a disposizioni di fondazioni ed organizzazioni non profit un credito d’imposta fino a 100 milioni per finanziare bandi su queste tematiche.


  • beni confiscati

    Nel corso del 2015 sono stati restituiti alla collettività oltre 4.000 beni confiscati alla mafia.
    A dichiararlo è il direttore dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati, Umberto Postiglione, nel corso della cerimonia di consegna dei beni sequestrati a 21 Comuni calabresi, svoltasi oggi a Reggio Calabria.

    Erano presenti, oltre a Postiglione, anche il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, il sindaco del Comune di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ed il presidente della Provincia di Reggio Calabria, Giuseppe Raffa.
    beni confiscatiÈ stata un’occasione per il fare il punto della situazione sul funzionamento dell’Agenzia e sulle opportunità e le criticità della legge sul riutilizzo dei beni sottratti alla criminalità organizzata.
    Proprio nei giorni scorsi abbiamo sottolineato come i tempi burocratici per la riassegnazione siano ancora troppo lunghi.
    Un impedimento che priva numerose associazioni, cooperative e gruppi di cittadini privati di produrre lavoro e benefici alla collettività attraverso un sano riutilizzo di quanto apparteneva alla mafia.

    Il problema, secondo Umberto Postiglione, è stato parzialmente risolto attraverso l’utilizzo della Conferenza dei Servizi per portare a termine l’iter burocratico.
    In tre mesi è adesso possibile ottenere l’assegnazione del bene.
    Di recente, inoltre, è stato sperimentato dal Tribunale di Reggio Calabria un sistema che consente di vedere in tempo reale i beni disponibili, il modo che gli attori interessati possano valutare quello più adatto alle proprie esigenze.
    Altre novità, infine, verranno introdotte a breve, come dichiarato dal  procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti: “La presenza della Dna all’interno del consiglio direttivo dell’agenzia, non sarà burocratica ma assicurerà un contributo anche di conoscenza, tramite la sua banca dati e l’esperienza dei magistrati, nel più rigoroso rispetto della legalità. I risultati ci inorgogliscono – ha concluso Roberti – ma non ci devono fermare. Dobbiamo pretendere che la legge nuova entri in vigore, perché i beni confiscati sono una grande opportunità mentre fino ad ora qualche volta erano quasi un peso. Se avremo la legge ci sarà un salto di qualità”


  • innovazione sociale

    Che cos’è l’innovazione sociale e quali sono i progetti innovativi più diffusi?
    Il rapporto Ceriis-Luiss ha provato a rispondere a queste domande analizzando 462 progetti e valutando il tipo di innovazione apportata.

    Vengono stabiliti, innanzitutto, i criteri che definiscono una nuova idea d’impresa come appartenente alla categoria dell’innovazione sociale.
    Migliore soddisfazione di un bisogno collettivo, innovazione delle relazioni tra attori economici e sociali, tecnologie utilizzate, miglior uso dei beni/servizi, innovazione socialecrowdfunding e microcredito, progetti di trasferimento di competenze e gestione dati sono i parametri che secondo questa indagine definiscono l’innovazione sociale.
    Ed è bene effettuare questo tipo di classificazione perché molti progetti, autodefinitisi come appartenenti al mare magno dell’innovazione sociale, in realtà si rivelano poco attinenti alla realtà appena descritta.

    Per quanto riguarda, invece, i diversi ambiti di applicazione dell’innovazione sociale, quello più diffuso è la sharing e pool economy (19% dei progetti analizzati), seguito dall’assistenza sociale (17%) e dall’integrazione sociale (16%).
    L’impatto sociale delle idee presentate e dunque la risposta ad un bisogno collettivo è probabilmente l’aspetto che più distingue l’innovazione sociale dalle altre diramazioni della categoria “innovazione”.
    Questo non vuol dire che i progetti non possano avere un forte connotato tecnologico.
    La tecnologia rappresenta, al contrario, lo strumento migliore per realizzare una maggiore integrazione sociale e concretizzare i principi dell’economia della condivisione, basti pensare a realtà come gli open data ed i progetti di smart city.

    Il rapporto Ceriis indaga allora sul tipo di innovazione prodotta dai progetti analizzati, interrogandosi su quante imprese apportano innovazioni sia di tipo tecnologico che sociale.
    Dall’indagine emerge che il 47% delle idee di sharing e pool economy presentano sia innovazioni tecnologiche che relazionali, seguite dall’ambito della riqualificazione urbana e rivitalizzazione della comunità periferica (45%) e dalla valorizzazione dei beni culturali e sviluppo culturale (42%).
    In generale il rapporto Ceriis evidenzia come ci sia una forte relazione tra il livello di sostenibilità economica, l’impatto sulla comunità locale ed il grado di innovazione di un progetto.
    Questi tre elementi sono legati da un filo diretto che spiega al meglio le potenzialità dell’innovazione sociale in termini di risparmio di risorse e di miglioramento della vita delle persone.



  • Quale sarà il futuro del welfare in Italia? Anni di sperperi ed assistenzialismo hanno messo in discussione l’intero sistema italiano, fino ad arrivare nell’ultimo periodo a corposi tagli alla spesa.

    La conseguenza inevitabile è stata un ripensamento dell’impianto teorico e pratico del welfare; si sta facendo strada un modello che potremmo definire misto, con un protagonismo evidente degli attori sociali.
    terzo-settoreCooperative, associazioni, fondazioni, organizzazioni non-profit rappresentano ormai una costola del sistema assistenziale italiano; con tanti aspetti negativi e degenerativi, ma anche con molte esperienze virtuose.
    Il presidente di Federsolidarietà-Confcooperative, Giuseppe Guerini, nel corso di un editoriale per il portale Vita.it ha sottolineato la presenza di tanti esempi positivi in tal senso.
    «Per generare un progetto di successo – spiega Guerini – è indispensabile il coinvolgimento attivo e la responsabilizzazione delle persone, partendo essenzialmente da una donazione di fiducia, dalla trasmissione di una passione e di un desiderio di cambiamento. Da qui crescono poi capacità e competenze. Si tratta di una dinamica essenzialmente mutualistica, che fa crescere il welfare condividendo responsabilità e capacità di rispondere ai propri bisogni condividendoli».

    I servizi di assistenza alle persone sono stati e continuano ad essere uno strumento di scambio affaristico, un settore dove le persone vengono considerate come dei semplici utenti. Secondo Guerini, proprio quest’ultimo aspetto esprime a chiare lettere il fallimento del modello tradizionale di welfare.
    Il mondo delle cooperative e più in generale il Terzo Settore offrono valori e sistemi organizzativi completamente diversi, più in linea con gli attuali bisogni della società: «Avremo sempre più bisogno – aggiunge Guerini – di forme di imprenditoria sociale, partecipata e capacitante, che si fonda sul desiderio fondamentale di riconoscere dignità alle persone, che è cosa molto diversa dal voler posizionare un contenitore organizzativo e imprenditoriale su un flusso di denaro, pubblico o privato che sia, per erogare servizi e prestazioni ad utenti e clienti».
    Il welfare collaborativo è ormai una realtà di fatto. Non comprenderlo significa rinunciare ad una società nella quale sono le persone, e non una semplice dinamica di mercato, i veri attori sociali.


  • riforma forestale

    Uno degli undici decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione disciplina la razionalizzazione delle funzioni di polizia e l’assorbimento del Corpo forestale dello Stato nei Carabinieri.
    Insieme all’accorpamento delle funzioni della Forestale nasce anche il Comando per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare.

    «Con la riforma – ha dichiarato il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Maurizio Martina – riorganizziamo le funzioni di polizia impegnate sul fronte agroambientale, dotando l’Italia di una moderna struttura in grado di assicurare sempre meglio prevenzione e repressione su questo fronte. Uniamo le forze e potenziamo gli strumenti operativi. Il nuovo Comando assicurerà professionalità, specializzazione e un ramificato presidio del territorio riforma forestalerappresentando di certo una delle esperienze più avanzate d’Europa».
    Il nuovo Comando vedrà l’impiego di 7 mila uomini specializzati con il compito di tutelare il patrimonio paesaggistico, ambientale e agroalimentare italiano.
    La scelta di affidare questa funzione ai Carabieri, come spiega il Mipaaf, deriva dalla presenza all’interno dell’Arma di competenze specifiche in questo campo con Nuclei specializzati come i Nac (Nucleo Anticontraffazioni Carabinieri) e Noe (Nucleo operativo ecologico), oltre all’attività dei Nas (Nucleo anti sofisticazioni).
    L’alta specializzazione, inoltre, viene garantita dalla conferma del personale Cfs e dalla formazione di ulteriori figure professionali.
    Il Comando per la Tutela Forestale, Ambientale e Agroalimentare viene sottoposto alle dipendenze funzionali del Ministero delle Politiche Agricole, in quanto dicastero che possiede tra i propri compiti la difesa del patrimonio agroambientale italiano.
    Vi proponiamo di seguito le slides con le quali il Mipaaf specifica le funzioni del nuovo Comando e le principali novità in materia.


  • treni italia

    Legambiente ha pubblicato un rapporto sul trasporto pendolare ferroviario che evidenzia il successo dell’alta velocità e ritardi e disagi del Mezzogiorno.

    Ancora una volta l’Italia si dimostra un Paese “a due velocità” per effetto da una parte dei miglioramenti dell’offerta al Nord, sia in termini di quantità che di qualità, e dall’altra dall’incredibile peggioramento dell’offerta al Sud. Sembra impossibile ma è così!
    treni italiaCome riportato da Legambiente, infatti, sulla tratta Salerno – Torino – Venezia sono cresciuti in maniera esponenziale i treni Frecciarossa ed Italo, con una variazione positiva dei passeggeri del +7,7% nel 2014 ed una previsione di crescita tra il 6 ed il 7% per il 2015.
    Dall’altra parte diminuisce del -22,5% il numero di i treni regionali, nello specifico Intercity, e dei collegamenti a lunga percorrenza su tutte le direttrici nazionali.
    C’è, dunque, un miglioramento dell’offerta dei treni di classe A a discapito, però, delle tratte a lunga percorrenza e dei collegamenti da Sud a Nord.
    Secondo Legambiente i collegamenti ad alta velocità da Roma a Milano, tra Frecciarossa ed Italo, sono passati dai 17  del 2007 (all’epoca tutti Eurostar) ai 63 odierni con una variazione positiva del +370% in soli otto anni.
    La situazione non è così fiorente al Sud, protagonista di un calo del 30% dell’offerta nella tratta dell’ex circumvesuviana di Napoli.
    Spicca soprattutto l’enorme differenza tra la Lombardia e le regioni del Mezzogiorno. Nella prima, infatti, ci sono 2.300 corse al giorno, considerando solo i treni regionali.
    Al Sud, invece, sono 1.738 le corse quotidiane, nonostante una popolazione nettamente superiore rispetto alla Lombardia (19.308.637 contro 9.794.525).
    E non è solo un problema di quantità dell’offerta, ma anche di qualità. I passeggeri che viaggiano al Sud si trovano su convogli che hanno un’età media di 20,4 anni, il che aumenta le possibilità di guasti e conseguenti ritardi.



  • Assumere giovani che hanno partecipato al programma Garanzia Giovani conviene.
    Sono presenti, infatti, diversi incentivi per aziende e professionisti che decidono nell’anno in corso di assumere ragazzi iscritti a Youth Garantee.

    Garanzia Giovani è il programma europeo di lotta alla disoccupazione giovanile e rivolto ai cosiddetti Neet, ovvero i giovani under 30 che non studiano e non lavorano. Vengono finanziati tirocini, corsi di formazione e forme di autoimpiego.
    garanzia-giovaniI vantaggi di Youth Garantee, però, non finiscono qui. Come accennato in precedenza, infatti, la misura prevede anche bonus per l’assunzione degli iscritti al programma.
    Per il 2016 sono stati rimodulati gli incentivi, raddoppiando gli sgravi per gli impieghi stabili stipulati dal 1° Marzo 2016 al 31 Dicembre 2016 e diminuendo, invece, quelli per i tirocini.
    Ecco nel dettaglio l’elenco degli incentivi previsti dalla nuova disciplina normativa:

    • 2.000 euro per i giovani con profilazione molto alta assunti con contratti a tempo determinato che vanno da 6 a 12 mesi;
    • 1.500 euro per i giovani con profilazione alta assunti con contratti a tempo determinato che vanno da 6 ai 12 mesi;
    • 4.000 euro per i giovani con profilazione molto alta assunti con contratti a tempo determinato della durata superiore a 12 mesi;
    • 3.000 euro per i giovani con profilazione alta assunti con contratto a tempo determinato della durata superiore a 12 mesi;
    • 6.000 euro per i giovani con profilazione molto alta assunti con contratto a tempo indeterminato;
    • 4.500 euro per i giovani con profilazione alta assunti con contratto a tempo indeterminato;
    • 3.000 euro per i giovani con profilazione media assunti con contratto a tempo indeterminato;
    • 1.500 euro per i giovani con profilazione bassa assunti con contratto a tempo indeterminato.

    Se, invece, il giovane viene assunto con un contratto di apprendistato, le aziende ed i professionisti possono cumulare i benefici di questo tipo di contratto con quelli di Garanzia Giovani per quei contratti di apprendistato che consentono di conseguire una qualifica o un diploma professionale.
    Viene ridotta, invece, a 300 euro l’indennità mensile erogata per i tirocini, considerata la volontà del Governo di incentivare le assunzioni piuttosto che la stipula di tirocini.


  • cooperativa valle del bonamico

    La cooperativa Valle del Bonamico è un’impresa nata il 21-10-1995 sotto l’impulso di Mons. Bregantini, allora vescovo di Locri-Gerace.
    La coop nasce con l’intento di dare lavoro ai giovani della Vallate del Bonamico e del Careri, un contesto territoriale dominato dal potere mafioso.

    L’impresa si è occupata principalmente della produzione di piccoli frutti come more, ribes, lamponi, ciliegie e mirtilli e ha instaurato nel corso del tempo un rapporto di collaborazione con la cooperativa trentina Sant’Orsola di Pergine Valsugana (TN), sfruttando il canale privilegiato di Bregantini con il Trentino, cooperativa valle del bonamicoessendo il vescovo originario del luogo.
    Nel corso dei vent’anni di attività la cooperativa Valle del Bonamico si è cimentata anche nell’allevamento del suino nero d’Aspromonte, una varietà animale tipica calabrese, e ha provato anche ad intraprendere la strada della produzione di vino.
    I risultati sono stati alterni, con la produzione di piccoli frutti che ha ricevuto anche un importante riconoscimento dell’Ocse, mentre l’attività vitivinicola ha dovuto fare i conti con numerosi problemi di natura finanziaria e con le ripetute intimidazioni della criminalità organizzata.
    Nel mezzo è da registrare anche un procedimento giudiziario per truffa con la successiva assoluzione da parte della Corte dei Conti, prima di arrivare, qualche mese fa, alla chiusura della cooperativa a causa di una “crescente pesantezza finanziaria”.
    Una storia, dunque, di successo e di difficoltà, un paradigma del fare impresa nel Mezzogiorno e in Calabria nello specifico.

    Nell’edizione odierna del Corriere della Sera Gian Antonio Stella riporta la querelle nata in questi mesi tra la Valle del Bonamico e la Cosis della Fondazione Roma, per via di un finanziamento di 200.000 euro ricevuto dalla cooperativa per metà dal Fondosviluppo di Confcooperative e per metà dalla Fondazione.
    Mentre Fondosviluppo ha rinunciato ai soldi dovuti considerando anche l’esiguità della cifra, Cosis è andata fino in fondo pretendendo la restituzione della cifra prestata ed ottenendo il pignoramento nei confronti dei professionisti che avevano concesso la fideiussione.
    Un’azione che ha scatenato l’indignazione di Bregantini, che in un comunicato diffuso ieri si interroga in questi termini: «È doveroso chiederci quali spazi e quale ruolo abbiano oggi le Fondazioni (…) dal momento che si comportano con le stesse modalità delle banche tradendo gli scopi statutari e la loro mission originaria».
    Una vicenda, dunque, che testimonia per l’ennesima volta quanto sia complesso fare impresa nel Mezzogiorno e come le logiche di tipo affaristico spesso prevalgano sulla necessità di agire per le comunità locali.