• cassa integrazione italia

    Nel 2015 sono 677,3 milioni le ore autorizzate di cassa integrazione con un calo del 35,6% rispetto all’anno precedente.
    A riportarlo è l’Inps che mostra come i numeri dell’anno appena trascorso siano i più bassi dal 2008 in avanti.

    Dall’avvento della crisi, infatti, c’è stata una netta impennata delle ore di cassa integrazione, giunte stabilmente sopra quota 1 miliardo.
    cassa integrazione italiaPer la prima volta negli ultimi sette anni nel 2015 l’Italia è stata sotto questa cifra a dimostrazione della parziale ripresa dell’attività imprenditoriale.
    Siamo, però, ancora lontani dalla cifre pre-crisi. Nel 2008, per intenderci, le ore di cassa integrazione autorizzate ammontavano 228,5 milioni, meno della metà rispetto a quelle fatte registrare negli ultimi dodici mesi.
    A dicembre 2015 sono state, invece, 42,5 milioni, con una variazione negativa su base annua del 52,3%.
    I miglioramenti del mercato del lavoro sono testimoniati anche dalle richieste delle indennità di disoccupazione.
    Sempre secondo l’Inps a novembre 2015 sono state 190.407, in calo del 24,6% rispetto alle 252.847 arrivate a ottobre. I dati disponibili si fermano al mese novembre, non abbiamo, dunque, la serie completa per il 2015.
    Nei primi undici mesi dell’anno passato sono pervenute 1,9 milioni di richieste di disoccupazione contro le 2,26 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente (-14,5%).
    I dati appena riportati rappresentano sicuramente una buona notizia per l’Italia che si aggiungono a quelli diffusi la settimana scorsa dall’Istat sul tasso di disoccupazione, attestatosi nel mese di novembre all’11,3% raggiungendo il livello minimo dal novembre 2012, esattamente tre anni fa.
    Bisognerà, però, verificare il rendimento del mercato del lavoro italiano tra qualche mese, quando gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato diminuiranno e dovrà avvenire una ripresa strutturale e non solo congiunturale dell’intero sistema occupazionale.


  • mamme voucher

    La Legge di Stabilità 2016 estende i contributi per gli asili nido ed i voucher baby sitting alla professioniste e alle lavoratrici autonome.

    Il Governo ha stanziato per questa misura circa 2 milioni di euro: le lavoratrici autonome potranno usufruire di 600 euro mensili per tre mesi da utilizzare in mamme voucherservizi per l’infanzia. Per le lavoratrici dipendenti la durata del bonus è estesa, invece, a sei mesi.
    Nel dettaglio possono ricevere il contributo:

    • le lavoratrici dipendenti del settore pubblico o privato;
    • le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, comprese le libere professioniste;
    • le lavoratrici autonome e le imprenditrici. 

    I soggetti in questione possono presentare la domanda negli 11 mesi successivi alla conclusione del periodo di congedo obbligatorio di maternità, e non devono aver già fruito dell’intero periodo di congedo parentale, o maternità facoltativa.
    Non possono, invece, fare richiesta le madri esenti dal pagamento dei servizi pubblici per l’infanzia.
    Sono due i tipi di agevolazioni che offre la Legge di Stabilità.
    Il primo è un contributo per i servizi pubblici per l’infanzia o per i servizi accreditati, entrambi riconosciuti direttamente alla struttura che eroga il servizio; il secondo è un voucher per l’acquisto dei servizi babysitting.
    L’Inps erogherà mensilmente un voucher dell’ammontare di 600 euro per ogni mese di congedo parentale non usufruito dal soggetto in questione.
    La lavoratrice avrà 120 giorni di tempo dall’accoglimento della domanda per ritirare il voucher, pena la perdita del diritto al bonus.
    Per effettuare la domanda è possibile utilizzare i servizi online dell’Inps, chiamare il Contact center (numero verde 803164) oppure rivolgersi ad un patronato.


  • arance rosarno

    Sono passati sei anni da quando Rosarno (Reggio Calabria) finì sulle pagine dei quotidiani nazionali ed internazionali per la rivolta dei migranti contro lo sfruttamento perpetrato dai produttori di arance.

    Salari bassi e condizioni di vita e di lavoro precarie hanno portato i lavoratori a manifestare il proprio sdegno dando vita ad una vera e propria rivolta.
    Oggi, sei anni dopo il clamore suscitato dall’evento e le numerose promesse e proposte del politico di turno, niente è cambiato.
    arance rosarnoLa trasmissione La Gabbia, andata in onda ieri sera su La7, ha fatto luce sullo stato delle cose.
    Il mercato delle arance, come scritto ieri in questa sede, è in grave crisi per effetto della presenza massiccia di prodotti provenienti dall’estero.
    Le aziende agricole devono confrontarsi con prezzi scarsamente remunerativi e con una concorrenza, soprattutto di matrice spagnola, che impedisce loro di affacciarsi al mercato estero.

    Da qui si alimenta la pratica del caporalato ed il lavoro nero dei migranti. Come emerge dal servizio di La7, ogni mattina all’alba avviene un vero e proprio reclutamento delle braccia agricole africane a prezzi ben al di sotto di quelli stabiliti dai contratti nazionali: 25 euro contro i 43 di salario minimo previsti dalla legge.
    La denuncia non è solo contro i produttori che si rivolgono ai cosiddetti “caporali” per ottenere forza lavoro, ma anche contro le grandi multinazionali dell’industria e la grande distribuzione che impone alle imprese agricole del Mezzogiorno prezzi scarsamente remunerativi, perpetrando questo sistema.
    “Sulle arance da industria non c’è soluzione – dichiara Pietro Molinaro, presidente di Coldiretti Calabria – C’è una distorsione economica: se una arancia viene pagata 7 centesimi ed un’aranciata viene venduta ad un euro e trenta sullo scaffale, è chiaro che con oltre il 4.000% di ricarico è difficile rompere questa catena“.
    Un sistema, dunque, di competitività al ribasso che genera sfruttamento e disagio sociale e coinvolge più attori: ” Qui si parla tanto dei caporali e non si parla dei colonnelli e dei generali – accusa Arturo Lavorato, della cooperativa Mani e Terra – I grandi commercianti sono i colonnelli, le istanze della grande distribuzione come Coop e Conad sono i generali. Se sul terreno hai i caporali, nelle città e nelle metropoli hai i generali”

    NOTA: Vi proponiamo di seguito il video della trasmissione La Gabbia. Il servizio sullo scandalo delle arance di Rosarno inizia al minuto 57.



  • Il mercato di arance, clementine, limoni e mandarini sta vivendo un periodo di crisi abbastanza preoccupante.
    Le cause sono da individuare principalmente nella presenza sempre più massiccia di prodotti provenienti dall’estero, con particolare riferimento alla Spagna.

    Lo evidenzia un report realizzato dal portale Italfruit.net che mette insieme i dati su importazioni, esportazioni e consumi del settore per verificare lo stato di salute del mercato.
    frutta embargo russiaL’annata 2014-2015 ha mostrato una diminuzione del suolo investito in agrumi con 148.157 ettari investiti e una produzione di 3,3 milioni di tons.
    Il 60% della superficie agrumicola è costituita da arance, seguita da clementine (19%) e limoni (17%); per quanto riguarda, invece, le regioni con la maggiore superficie coltivata al primo posto troviamo la Sicilia con 85.455 ettari investiti, poi c’è la Calabria con 37.268 ettari e la Puglia con 9.391 ettari.

    I dati più rilevanti riguardano il livello di esportazioni ed importazioni.
    Negli ultimi sei anni c’è stato un progressivo crollo dell’export di agrumi: siamo passati dalle 344.009 tons del 2009-2010 alle 250.622 tons del 2014-2015.
    Il settore è riuscito in qualche modo a sopperire alla riduzione delle esportazioni grazie all’aumento del prezzo medio, passato da 0,64 al kg di sei anni fa ai 0,74 al kg odierni.
    I nostri principali partner commerciali sono la Germania, l’Austria, la Svizzera e la Polonia.

    Ad una diminuzione delle esportazioni fa da contraltare un incremento notevole delle importazioni. In sei anni siamo passati da circa 290.000 tons e 467.986. La bilancia commerciale, dunque, ha presentato dei costanti valori negativi negli ultimi cinque anni, sia in termini di valore che di quantità.
    E pensare che la maggior parte degli agrumi proviene da un solo paese: la Spagna. Il 60% degli agrumi importati in Italia viene, infatti, dalla realtà iberica, segno evidente del dominio spagnolo del mercato europeo, una leadership che non poteva che mettere in crisi il nostro settore agrumicolo.
    Un esempio del divario enorme tra Italia e Spagna è rappresentato dalla produzione di arance. Secondo il rapporto di Italfruit, l’Italia nell’annata 2014-2015 ha venduto all’estero circa 90 milioni di euro di prodotto contro 1 miliardo di euro della Spagna.
    La differenza tra le due realtà sta nella capacità della Spagna di volgere lo sguardo con più attenzione e lungimiranza verso i mercati esteri, guardando non solo all’Europa, ma anche a nazioni come Emirati Arabi, Brasile e Canada.
    Le imprese agrumicole italiane, invece, situate prevalentemente nel Mezzogiorno, non hanno colto le opportunità offerte dal processo di internazionalizzazione, limitando la propria attività commerciale al mercato italiano.
    In un contesto di crisi della domanda interna, avere simili limiti strutturali mette inevitabilmente in crisi l’intero comparto.



  • Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali non esisterà più; a fargli posto sarà il nuovo Ministero dell’agroalimentare.

    Ad annunciarlo è il premier Matteo Renzi nel corso della presentazione dell’accordo tra il Mipaaf ed Intesa San Paolo che sancisce l’investimento di 6 miliardi di euro in crediti speciali per le aziende agricole.
    “L’agricoltura – ha dichiarato il premier – non è più un ministero di serie b, ma è centrale per lo sviluppo dell’italia e la sua identità”.
    biodiversitàIl riassetto avverrà attraverso i decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, attesi in Consiglio dei Ministri questa settimana o al più tardi settimana prossima.
    Per quanto riguarda le competenze dipenderanno dal contenuto dei decreti.
    L’idea, dunque, è di rafforzare il made in Italy agroalimentare, creando un ministero specifico in grado di creare politiche per l’internazionalizzazione delle imprese del settore e l’implementazione di strumenti innovativi.
    I recenti risultati positivi dell’export agroalimentare ed il successo internazionale di Expo hanno convinto l’esecutivo ad investire nel mondo agricolo (come dimostrato dall’ultima Legge di Stabilità).
    Nel 2015 l’export del settore agricolo ha raggiunto quota 36 miliardi di euro, stabilendo una cifra record per l’Italia.
    L’obiettivo, però, secondo Renzi, deve essere superare i 50 miliardi: “Non è possibile che l’Italia con i numeri che ha non arrivi a quei livelli – rilancia il Primo Ministro – Ci arriviamo, ci metteremo qualche anno ma ci arriviamo” .
    “Il passaggio al ministero dell’Agroalimentare è il nostro approdo naturale per valorizzare al massimo la spinta di Expo –
    ha commentato il ministro Martina – Stiamo parlando di un lavoro strategico per il Paese e sono contento che il 2016 possa essere fino in fondo l’anno di questa svolta utile”.



  • Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali comunica la stipula di un accordo con l’istituto bancario Intesa San Paolo volto a migliorare l’accesso al credito delle imprese agricole, stimolare nuovi investimenti e creare posti di lavoro.

    L’accordo prevede un investimento di 6 miliardi di euro in tre anni in crediti speciali per il finanziamento di aziende e filiere produttive agricole oltre a servizi finanziari ad hoc mipaafper le esigenze dell’attività agroalimentare. Le aziende potranno così aprire linee di credito specifiche con Intesa San Paolo per innovare la propria attività produttiva e tentare la sfida dell’internazionalizzazione.
    Attraverso il Protocollo d’intesa vengono rafforzati, inoltre, gli strumenti di garanzia e previsti percorsi formativi per gli imprenditori agricoli.
    «Dopo un 2015 molto positivo – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – l’agroalimentare italiano può ancora accelerare. Vogliamo sostenere la crescita delle imprese e la creazione di nuova occupazione e per questo servono investimenti, credito e un rapporto più semplice tra banche e imprese. L’accordo che presentiamo oggi con Intesa Sanpaolo rappresenta un tassello importante della strategia a sostegno di un settore che si sta dimostrando sempre più centrale per l’economia italiana».

    Secondo le stime del Mipaaf il protocollo dovrebbe portare gli investimenti nel credito per le imprese agricole ad oltre 10 miliardi con conseguenti ricadute positive sul mercato del lavoro.
    Il finanziamento di attività legate al mondo agricolo dovrebbe portare, secondo i calcoli del ministero, a 70mila nuovi posti di lavoro: «È significativo che uno dei principali istituti bancari del Paese – prosegue Martina – metta a disposizione, nei prossimi 3 anni, 6 miliardi di euro di credito dedicato per le aziende del settore. Un’iniezione di liquidità e fiducia che può contribuire al raggiungimento di obiettivi concreti come l’aumento degli occupati, la crescita dell’internazionalizzazione, il supporto agli investimenti soprattutto sul fronte dell’innovazione e per il ricambio generazionale. Si tratta di un modello di lavoro che rilancia anche la specializzazione del credito agrario e che vorremmo rafforzare ancora, estendendolo nei prossimi mesi ad altri istituti»



  • Il 27 giugno 2014 l’Unione Europea e l’Ucraina hanno firmato il “Deep and Comprehensive Free Trade Area” (DCFTA), l’accordo commerciale che disciplina il libero scambio tra i paesi membri dell’Unione Europea e l’Ucraina.

    Mentre le disposizioni generali e quelle riguardanti l’associazione politica e la cooperazione sono entrate in vigore già nel novembre del 2014, la parte commerciale si applica a partire dal 1° gennaio 2016.
    28102014L’intento dell’accordo è incentivare il libero scambio di prodotti e servizi attraverso l’abbattimento delle barriere doganali e delle relative tariffe.
    L’Ucraina si impegna, inoltre, ad uniformare la sua legislazione a quella dei paesi Ue in ambiti quali la libera concorrenza, gli appalti pubblici, l’agevolazione degli scambi commerciali, la protezione della proprietà intellettuale, il commercio energetico ed i trasporti.
    L’Unione europea rappresenta il più grande partner commerciale del paese ucraino: più di un terzo delle operazioni commerciali dell’Ucraina, infatti, vengono svolte con gli stati europei.
    Nel dettaglio, le esportazioni dell’UE verso l‘Ucraina ammontano a 17 miliardi di euro e quelle dell’Ucraina verso l’Unione europea sono pari a 14 miliardi di euro (dati per il 2014). Le principali esportazioni dell’UE verso l’Ucraina sono costituite da macchine e apparecchi (€ 5,7 miliardi nel 2013), mezzi di trasporto (€ 2,6 miliardi), prodotti chimici (€ 3,7 miliardi) e manufatti.
    Le principali esportazioni dell’Ucraina verso l’UE sono, invece, costituite dai metalli di base (€ 3,5 miliardi nel 2013), prodotti agricoli (€ 2,8 miliardi), prodotti minerali (€ 2,7 miliardi), macchine e apparecchi (€ 1,2 miliardi).



  • È in corso di svolgimento a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, l’Assemblea Nazionale dell’Alleanza delle Cooperative, l’associazione di rappresentanza delle coop che riunisce Confcooperative, Legacoop e Agci.

    All’incontro partecipano tutti i presidenti regionali ed i delegati dei consigli di presidenza. Si tratta di una nuova tappa verso l’unione delle sigle che sarà logo alleanzacompletata nel 2017.
    La scelta delle centrali di rappresentanza è avviare un processo di razionalizzazione, con l’obiettivo di creare una nuova e più efficiente organizzazione.
    L’Alleanza delle Cooperative (Aci) dovrà essere la sintesi delle identità statutarie di Confcooperative, Legacoop e Agci e l’affermazione dei principi comuni della mutualità, solidarietà, governance collaborativa e profitto sociale.
    Nel corso dell’assemblea odierna verrà fatto un bilancio dell’anno precedente e soprattutto verranno messe nero su bianco le prospettive e gli obiettivi per il 2016, considerato come un anno chiave in vista dell’unione delle sigle.
    L’Alleanza ha ancora davanti a sé diverse sfide da vincere e per nulla facili da affrontare. Mettere insieme tre associazioni, con tre storie e tre modelli organizzativi diversi non sarà un’impresa scontata.
    La speranza è che la costituzione delle nuova organizzazione possa rappresentare un punto di partenza verso la diffusione del modello cooperativo come forma giuridica in grado di interpretare al meglio le nuove tendenze dell’economia.

    AGGIORNAMENTO: L’Assemblea ha riconfermato Rosario Altieri come presidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane. Altieri ha parlato della disoccupazione giovanile e femminile, soprattutto nel Mezzogiorno, come una delle principali questioni che si prospettano all’orizzonte della nuova organizzazione.
    In tema di giovani e donne, infine, Matteo Ragnacci e Dora Iacobelli sono stati nominati rispettivamente responsabile dell’Alleanza delle Cooperative Giovani e responsabile del coordinamento donne e pari opportunità dell’Alleanza delle Cooperative.



  • La Legge di Stabilità 2016 ha stravolto l’ordinamento giuridico italiano in materia di tassazione immobiliare e trasferimenti immobiliari.
    Il nuovo impianto normativo si caratterizza per un importante abbattimento delle tasse che avrà degli effetti anche sull’attività imprenditoriale.

    Le organizzazioni di rappresentanza delle cooperative hanno voluto fortemente l’eliminazione di alcuni tributi, su tutti l’Imu sui terreni agricoli, che hanno contribuito in questi mesi ad aumentare il costo del lavoro e rendere più difficili le nuove assunzioni.
    imuI risultati raggiunti rappresentano una vittoria per le associazioni di categoria delle coop, un punto da cui ripartire per rilanciare gli investimenti e produrre lavoro sul territorio.
    Vi presentiamo di seguito le principali novità normative sul tema della tassazione immobiliare:

    • Esenzione Imu sui terreni agricoli: su questo punto c’è stata una forte battaglia da parte di Agrinsieme e di tutti i rappresentanti dei produttori agricoli.
      La legge stabilisce che sono esenti dall’Imu agricola:

      • tutti i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli Imprenditori agricoli professionali, indipendentemente dalla loro ubicazione. La norma pone grande attenzione verso la categoria Iap, fornendo così un enorme vantaggio a tutte le grandi cooperative agricole che operano sul territorio italiano e stanno tentando la sfida dell’internazionalizzazione;
      • ricadenti in aree montane o di collina, come già individuati prima del 2013 dalla Circolare 9/1993. Si viene così ad ovviare al problema della classificazione Istat, che aveva creato non poche incongruenze circa le aree da ritenere esenti in virtù della posizione geografica;
      • ubicati nei comuni delle isole minori indipendentemente dal possesso e dalla conduzione da parte di specifici soggetti;
      • con immutabile destinazione agro-silvo-pastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile;
    • Detraibilità parziale dell’IVA da Irpef per acquisto di immobili. É una norma, quest’ultima, che intende fornire maggiore equità tra gli operatori del mercato immobiliare. Nel dettaglio consentirà alle imprese costruttrici di detrarre il 50% dell’Irpef sull’importo corrisposto per il pagamento dell’Iva sull’acquisto di abitazioni di classe energetica A o B, cedute dalle imprese costruttrici e da effettuare entro il 31 dicembre 2016.
      Si tratta di un intervento normativo voluto fortemente da Federabitazione – Confcooperative, che ha il limite, però, di avere una durata limitata al solo 2016.
    • Proroga al 31 dicembre 2016 delle detrazioni per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di riqualificazione energetica: rimane il 65% per gli interventi di riqualificazione energetica, inclusi quelli relativi alle parti comuni degli edifici condominiali ed il 50% per le ristrutturazioni e per il connesso acquisto di mobili;
    • Esenzione Tasi sull’abitazione principale;
    • Estensione anche al regime TASI delle assimilazioni all’abitazione principale del regime IMU.
      Grazie anche a questo cambiamento normativo saranno considerate abitazioni principali e quindi esenti da Imu e Tasi, sia le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, sia i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali;
    • Esenzione da IMU e da TASI per le unità immobiliari assegnate a soci studenti universitari di cooperative edilizie a proprietà indivisa;
    • Previsione di agevolazioni fiscali temporanee per le cessioni o le assegnazioni, da parte delle società di beni immobili e di beni mobili registrati ai soci: a queste operazioni si applica un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’IRAP ed è ridotta l’imposta di registro.


  • Parte oggi “Nuove imprese a tasso zero”, il sistema di incentivi alla formazione di nuove micro e piccole imprese a componente prevalente giovanile e femminile lanciato dal Ministero dello Sviluppo Economico.

    A partire dalla giornata odierna sarà possibile inviare il proprio progetto attraverso la piattaforma online di Invitalia. Sarà necessario prima di tutto registrarsi ai servizi online di Invitalia e poi accedere alla propria area riservata.
    Logo_MISERicordiamo che la domanda può essere inviata esclusivamente online.
    La procedura di selezione  sarà a sportello: non ci sarà alcuna data di scadenza e alcuna graduatoria. Le domande verranno valutate singolarmente in base all’ordine cronologico di presentazione.
    Invitalia giudicherà i progetti in base alla qualità del business plan, alla fattibilità dell’idea di impresa e alle competenze dei partecipanti.
    Una volta verificati i requisiti formali, è previsto un colloquio con i gli esperti di Invitalia, al quale dovrà partecipare un soggetto che ha svolge una parte fondamentale nella gestione dell’impresa.
    L’esito della valutazione, fa sapere Invitalia, avverrà entro 60 giorni dalla presentazione della domanda.

    Ricordiamo che possono partecipare all’iniziativa solamente le imprese che possiedono i seguenti requisiti:

    1. costituzione in forma societaria, ivi incluse le società cooperative;
    2. compagine societaria composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da soggetti di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni ovvero da donne;
    3. costituite da non più di 12 (dodici) mesi dalla data di presentazione della domanda di agevolazione;
    4. di micro e piccola dimensione, secondo la classificazione europea.

    Il Mise mette a disposizione in tutto 50 milioni di euro attraverso finanziamenti a tasso zero che ricoprono fino al 75% delle spese ammissibili e devono essere restituiti entro otto anni.
    I progetti finanziati non possono superare la soglia di 1,5 milioni di euro e devono riguardare i seguenti ambiti:

    a) produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;

    b) fornitura di servizi

    c) commercio di beni e servizi;

    d) turismo;

    e) settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, riguardanti:

    – attività turistico-culturali, intese come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi per la ricettività e l’accoglienza;

    – l’innovazione sociale, intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative.
    Sono esclusi, invece, i settori della pesca, acquacoltura e produzione primaria di prodotti agricoli, nonché tutte le attività connesse all’esportazione.



  • L’azienda può controllare l’email aziendale del dipendente ed eventualmente licenziarlo qualora quest’ultimo la utilizzi per fini personali.

    È questo il responso di una sentenza della Corte europea dei diritti umani in merito al ricorso presentato da un cittadino romeno, oggetto di licenziamento da parte della propria azienda per avere usato l’email di Yahoo intestata all’azienda per dialogare con la fidanzata ed il fratello.
    lavoro italiaI tribunali nazionali avevano definito nullo il licenziamento in quanto violava, secondo i giudici romeni, il diritto alla privacy del lavoratore.
    La Corte di Strasburgo, invece, ribalta totalmente la sentenza, sostenendo che “non è irragionevole che un datore di lavoro voglia verificare che i dipendenti portino a termine i propri incarichi durante l’orario di lavoro”.
    Il tribunale precisa, inoltre, che il controllo dell’email da parte dell’azienda è stato effettuato nella convinzione che ci fossero solo messaggi di tipo professionale e che il contenuto delle email stesse non è stato utilizzato per disporre il licenziamento, tutelando così la privacy del dipendente.
    La sentenza ha un valore particolarmente interessante in Italia, considerate le ultime novità normative inserite nel Jobs Act. La riforma del mercato del lavoro, infatti, disciplina la possibilità da parte del datore di lavoro di controllare l’email, il telefono ed i tablet aziendali, senza un accordo sindacale precedente.
    La norma in questione pone, secondo alcuni giuristi, molti profili di incostituzionalità; la decisione della Corte europea dei diritti umani ribalta, però, questo orientamento e fornisce all’azienda un significativo potere di controllo dell’operato dei propri lavoratori.



  • Nuove Imprese a Tasso Zero è un bando lanciato dal Ministero dello Sviluppo Economico per favorire lo sviluppo di micro e piccole imprese a componente prevalente giovanile e femminile attraverso finanziamenti a tasso zero.

    A partire da domani sarà possibile inviare le domande di partecipazione che saranno selezionate attraverso la procedura a sportello.
    invitaliaIn attesa dell’apertura ufficiale delle iscrizioni Invitalia ha fornito un elenco di 10 cose da ricordare per ottenere gli incentivi.
    Si tratta di istruzioni operative riguardo alla procedura di selezione, la documentazione da presentare e gli adempimenti da compiere prima di poter ricevere il finanziamento.
    L’elenco di Invitalia effettua tra le altre cose un riferimento specifico al colloquio che i partecipanti devono necessariamente sostenere prima di poter ottenere il contributo.
    L’Agenzia per lo sviluppo rammenta che è necessario in via inderogabile presentarsi al colloquio e che a sostenerlo debba essere una persona che ricopre ruoli strategici all’interno dell’impresa.

    Ricordiamo che possono partecipare al bando solamente società composte, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da soggetti di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni ovvero da donne, e costituite da non più di dodici mesi dalla data di presentazione della domanda di agevolazione.
    Invitalia ricorda, inoltre, che qualora i partecipanti vengano ammessi all’agevolazione e non hanno ancora costituito l’impresa, avranno 45 giorni di tempo per costituirla e presentare la relativa documentazione.
    Sono 20, invece, i giorni di tempi per presentare i documenti necessari alla stipula del contratto di finanziamento.
    Per quanto riguarda l’entità del finanziamento, Invitalia precisa che viene coperto solamente il 75% delle spese sostenibili, il restante 25% deve essere preso in carico dall’azienda attraverso fondi propri o un prestito bancario.
    L’impresa può anche decidere di anticipare tutte le spese di investimento e lo può fare aprendo un conto vincolato con una banca convenzionata. Può essere richiesta, al contrario, un’anticipazione del finanziamento a patto che venga presentata una fideiussione bancaria.
    L’ultimo punto toccato da Invitalia riguarda il periodo di tempo per la realizzazione del piano di investimento presentato, che viene identificato in massimo 24 mesi. Entro tale termine deve essere portato a termine il progetto, pena il ritiro dell’incentivo.