• Con 309 startup, di cui 161 in provincia di Napoli, la Campania è la prima regione del Mezzogiorno per numero di startup, nonchè la settima in Italia.
    Si tratta di numeri importanti per chi agisce in un contesto storicamente difficile per lo sviluppo di un ecosistema imprenditoriale innovativo.

    Ma la Campania non ha alcuna intenzione di fermarsi. La giunta regionale De Luca ha attivato, infatti, un assessorato con delega alle startup, caso unico in tutta Italia.
    Il ruolo di assessore è ricoperto da Valeria Fascione, la quale nel corso di un’intervista rilasciata al blog Startupitalia ha approfondito numerosi temi startup-campaniariguardanti l’innovazione in Campania.
    Le parole chiave del nuovo progetto sulle startup attivato nella regione campana sono: investimenti e capitale umano.
    Per sviluppare un ecosistema innovativo è fondamentale ovviamente investire ingenti risorse in bandi e in iniziative di diverso genere.
    Come dichiarato dall’assessore Fascione attraverso il Por Campania Fesr 2014-2020 è stato messo a disposizione quasi un miliardo di euro da investire in ricerca, innovazione, imprese, competitività e Agenda Digitale.
    Di qui nasce l’idea di Campania Competitiva, un progetto che mira a creare un nuovo modello di policy making con al centro il capitale umano, in quanto risorsa primaria per ogni startup.
    Sono tanti i progetti in cantiere come spiegato dall’assessore. Proprio in tema di capitale umano la regione Campania propone i bandi Creative Clusters, due avvisi per migliorare i servizi delle città campane e per riqualificare in funzione turistica l’area di Pompei e Creative Factory, una fabbrica delle idee per la quale verranno messe a disposizione altre risorse e all’interno della quale verranno sviluppati ulteriori progetti.
    Uno dei più interessanti è Erasmus per startup, ovvero un bando per quelle startup pronte alla sfida dell’internazionalizzazione. La Regione Campania metterà a loro disposizione un incubatore adatto alle caratteristiche dell’azienda e del prodotto/servizio offerto ed un voucher di 5.000 euro.
    L’innovazione al Sud, dunque, non è una chimera ma una realtà concreta.



  • Si a terrà a Rende (Cosenza), il 15 gennaio alle ore 17:30, il convegno dal titolo “Insieme per lo sviluppo. La cooperazione assicurativa come fattore di crescita territoriale”. 

    L’iniziativa è organizzata dalla nascente Compagnia del Sud Società Cooperativa.
    Il progetto portato da Compagnia del Sud è certamente ambizioso. Mira, infatti, ad essere la seconda cooperativa assicurativa in Italia ed ad ovviare ai deficit del cdsMezzogiorno in materia di imprese di assicurazione.
    La coop applica i principi mutualistici e solidali tipici dello spirito cooperativistico e guarda soprattutto alle esigenze delle comunità locali operando in maniera attiva per lo sviluppo del territorio.
    Per questo motivo offre alle imprese e alle famiglie degli strumenti assicurativi efficaci ed efficienti ad un prezzo ragionevole.
    Nel corso dell’incontro verranno approfondite le tematiche relative a questa forma giuridica ancora poco diffusa sul territorio italiano, ma che ha ampi margini di crescita.
    Parteciperanno al convegno in qualità di relatori: Franco Ferro, Presidente CDS; Enrico Zanetti, Sottosegretario Ministero Economia e Finanza; Rosario Altieri, Presidente A.G.C.I.; On. Mario Oliverio, Presidente Regione; Angelo Bruscino, Presidente Giovani Imprenditori CONFAPI; Nicola Paldino, Presidente Federazione Regionale BCC.

     



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico ha indetto un bando rivolto alle micro e piccole imprese, anche cooperative, composte prevalentemente da giovani under 35 o da donne.

    La misura prende il nome di “Nuove Imprese a Tasso Zero”. Vengono forniti per l’appunto finanziamenti a tasso zero fino ad un massimo del 75% delle spese ammissibili per le imprese che presentano i seguenti requisiti:

    1. costituzione in forma societaria, ivi incluse le società cooperative;
    2. compagine societaria composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da soggetti di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni ovvero da donne;
    3. costituite da non più di 12 (dodici) mesi dalla data di presentazione della domanda di agevolazione;
    4. di micro e piccola dimensione, secondo la classificazione europea.

    Le imprese che vorranno usufruire dei finanziamenti dovranno possedere i suddetti requisiti alla data di presentazione della domanda ed eventualmente allegare ulteriore documentazione qualora venga espressamente richiesto.
    Per quanto riguarda, invece, i progetti finanziabili, questi ultimi non devono superare la cifra di 1.500.000 euro e devono riguardare i seguenti ambiti:

    a) produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;

    b) fornitura di servizi

    c) commercio di beni e servizi;

    d) turismo;

    e) settori di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, riguardanti:

    – attività turistico-culturali, intese come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi per la ricettività e l’accoglienza;

    – l’innovazione sociale, intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative.

    I progetti finanziati devono essere iniziati dopo la presentazione della domanda di agevolazione e portati a termine entro 24 mesi dalla stipula del contratto di finanziamento.
    Sono, inoltre, ammesse le spese per l’acquisto dei seguenti beni materiali ed immateriali:

    a) suolo aziendale;

    b) fabbricati, opere edili / murarie, comprese le ristrutturazioni;

    c) macchinari, impianti ed attrezzature nuovi di fabbrica;

    d) programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione

    (TIC) commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;

    e) brevetti, licenze e marchi;

    f) formazione specialistica dei soci e dei dipendenti del soggetto beneficiario, funzionali alla realizzazione del programma;

    g) consulenze specialistiche.

    Le domande di partecipazione possono essere presentate a partire dal 13 gennaio 2016 sul sito di Invitalia (www.invitalia.it); la procedura di valutazione sarà la cosiddetta “a sportello“: i finanziamenti verranno cioè erogati nei limiti delle disponibilità finanziarie ed un eventuale esaurimento delle risorse disponibili comporterà la chiusura dello sportello.
    Le domande verranno valutate in ordine cronologico di presentazione, verificando i requisiti dei richiedenti e del progetto.
    I partecipanti dovranno, inoltre, affrontare un colloquio nel quale verrà analizzato il piano d’impresa in relazione alle seguenti caratteristiche:

    a) adeguatezza e coerenza delle competenze possedute dai soci, per grado di istruzione e/o pregressa esperienza lavorativa, rispetto alla specifica attività prevista dal piano di impresa;

    b) capacità dell’iniziativa di presidiare gli aspetti del processo tecnico-produttivo e organizzativo;

    c) introduzione di soluzioni innovative sotto il profilo organizzativo, produttivo o commerciale;

    d) potenzialità del mercato di riferimento, vantaggio competitivo dell’iniziativa proponente e relative strategie di marketing;

    e) sostenibilità economica e finanziaria dell’iniziativa, con particolare riferimento all’equilibrio e alla coerenza nella composizione interna delle spese ammissibili.


  • lavoro

    Nel mese di novembre 2015 il tasso di disoccupazione si attesta all’11,3%, raggiungendo il livello minimo dal novembre 2012.
    A rivelarlo è l’Istat con la sua elaborazione mensile sul mercato del lavoro italiano.

    Dopo i parziali rallentamenti di settembre ed ottobre, novembre può essere valutato invece come un mese positivo.
    Cresce, infatti, il numero degli occupati di 36mila unità (+0,2%) su base mensile e di 206mila unità nel confronto con novembre 2014.
    lavoroVariazioni incoraggianti riguardano anche la disoccupazione. A novembre, infatti, il numero dei disoccupati è di  2.871.000 in calo di 48.000 unità su ottobre e di 479.000 unità su novembre 2014.
    Il tasso di disoccupazione, come detto, si attesta all’11,3%, con una variazione negativa dello 0,2% su base mensile e dell’1,4% su base annua.
    A differenza dei mesi precedenti, quando la riduzione del tasso di disoccupazione era attribuile anche e soprattutto all’aumento del tasso di inattività, questa volta il numero di inattivi è rimasto sostanzialmente inalterato rispetto al mese precedente, segno che, forse, per la prima volta siamo di fronte ad un reale miglioramento del mercato del lavoro in Italia.

    Se analizziamo nel dettaglio i dati rileviamo che tali variazioni positive derivano da un miglioramento tra la componente femminile, tra i nuovi assunti a tempo indeterminato e i lavoratori dipendenti.
    Tra gli elementi appena riportati è particolarmente interessante valutare la crescita dei dipendenti permanenti.
    Come riporta l’Istat c’è stato un aumento dei nuovi contratti a tempo indeterminato dello 0,3% rispetto al mese precedente e dell’1% nel confronto con novembre 2014.
    Una delle principale spiegazioni della riduzione del tasso di disoccupazione è certamente la presenza di incentivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.
    Nella scorsa Legge di Stabilità sono stati inseriti degli sgravi contributivi fino a 8.060 euro annui per le aziende che assumono nuovi addetti con forme contrattuali permanenti o che trasformano contratti a termine in contratti a tempo indeterminato.
    Ma perché tale sgravio fiscale ha avuto degli effetti particolarmente positivi nonostante sia utilizzabile da circa un anno? La spiegazione è presto detta.
    Nella Legge di Stabilità appena approvata il Governo ha stabilito una progressiva riduzione degli incentivi di qui ai prossimi anni. Per usufruire dello sgravio fiscale nella sua totalità era necessario, dunque, assumere nuovi addetti entro fine anno.
    Di qui, dunque, la crescita delle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Vedremo nei prossimi mesi se le variazioni positive fatte registrare a novembre saranno frutto di un semplice andamento congiunturale o se effettivamente il mercato del lavoro italiano stia beneficiando della crescita del Pil e del Jobs Act.



  • La cooperative di comunità sono una forma giuridica sempre più diffusa. Aiuta le piccole collettività, specie quelle situate in aree montane ma sovente anche nelle grandi città, ad offrire servizi ai propri cittadini sopperendo alle mancanze dell’ente pubblico.

    Legacoop Puglia ha fatto partire un progetto che consentirà a dieci persone di partecipare ad un corso di formazione sulle cooperative di comunità. L’iniziativa legacooprientra nel progetto europeo “Imprenditorialità e cooperative di comunità ” (EntCoM)”, del quale Legacoop Puglia è coordinatore.
    Dall’1 al 5 febbraio, a Fasano (Br), gli “studenti” avranno l’opportunità di approfondire le caratteristiche di questo istituto giuridico, diventando così facilitatori di cooperative di comunità soprattutto in quelle aree rurali dove a causa della scarsità di risorse i cittadini devono fare a meno di alcuni servizi determinanti.
    Il corso comprenderà una serie di moduli per aiutare i partecipanti ad individuare nelle proprie aree di riferimento bisogni e risorse, e possibili progetti di sviluppo, utilizzando un modello di cooperativa o simile, i metodi e tecniche di comunicazione e marketing, oltre che le modalità di gestione delle risorse finanziarie e umane.
    Verrà creata così una nuova figura, quella del facilitatore di cooperative di comunità, con l’obiettivo di coinvolgere i cittadini nella vita della propria realtà di locale e di promuovere attraverso la formula cooperativa lo sviluppo del territorio.
    Proprio la Puglia rappresenta uno degli esempi più virtuosi in questa specifica materia, il che ha spinto la regione Puglia ha emanare anche una legge rubricata come “Disciplina delle Cooperative di comunità“.
    In Puglia, come in altre realtà, tale istituto rappresenta uno strumento di azione concertata tra privati, associazioni, fondazioni e enti pubblici, in quanto tutti i soggetti citati possono costituire una cooperativa di comunità.
    In un momento di crisi del welfare state implementare nuovi metodi di erogazione dei servizi per i cittadini va valutato in maniera particolarmente positiva.



  • Si chiama European Funding Guide – EFG – ed è una piattaforma che aiuta gli studenti a trovare una borsa di studio.
    Il progetto, cofinanziato dalla Commissione Europea, è stato realizzato dalla non profit tedesca ItS-Initiative für transparente Studienförderung.

    Sono 12.320 le borse di studio messe a disposizione per gli studenti europei, per un totale di 27 miliardi di euro. Molti ragazzi, però, non sono neppure a conoscenza di Formazionequeste risorse.
    European Funding Guide si pone allora come obiettivo quello di fare da tramite tra l’ente erogatore della borsa di studio e gli studenti.
    Come evidenziato dal portale, il progetto intende sfatare cinque luoghi comuni sul tema:

    • tutte le borse di studio riguardano il merito o il reddito: ci sono varie opportunità che dipendono, ad esempio, dal lavoro dei genitori e dal luogo in cui vivi;
    • sono pochi gli enti che offrono borse di studio: in realtà, come sottolineato in precedenza, sono oltre 12.000 le borse di studio esistenti;
    • le borse di studio sono disponibili solo nel primo semestre: European Funding Guide mostra come ci sono opportunità finanziarie dodici mesi l’anno;
    • troppe persone richiedono una borsa di studio: più di due terzi, invece, non prova neppure a compilare la domanda in quanto non è a conoscenza delle opportunità;
    • la compilazione delle domande richiede troppo tempo: European Funding Guide fornisce agli studenti assistenza per compiere questa operazione in pochi semplici passaggi.


  • La programmazione del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR) per il periodo 2007-2013 si chiude con un risultato positivo per l’Italia.
    Come comunicato dal Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, il nostro Paese ha utilizzato il 98,75% delle risorse FEASR.

    In tutto sono stati investiti 17 miliardi di euro con un disimpegno dell’1,25% corrispondente a 104 milioni di euro.
    mipaafIl risultato è positivo non solo in termini in assoluti, ma anche in relazione a come è stato raggiunto. Il 31 ottobre, infatti, il rischio di disimpegno ammontava a circa 1 miliardo di euro.
    Grazie all’impegno di molte regioni, su tutte Campagna, Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata, Umbria e Lazio il Governo è riuscito ad investire quasi tutte le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per lo Sviluppo Rurale, sfruttando al massimo gli ultimi due mesi del programma 2007-2013.
    L’Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Molise, Toscana, Umbria, Veneto e Puglia sono riuscite ad impiegare il 100% dei fondi.

    Il Ministro Maurizio Martina ha espresso la propria soddisfazione per il traguardo ottenuto: «I fondi dello Sviluppo rurale sono essenziali per sostenere gli investimenti, aumentare la competitività strutturale della nostra agricoltura e anche per portare avanti politiche di ricambio generazionale. Bene quindi che siano stati impiegati oltre 17 miliardi di euro a supporto di questi obiettivi e siamo pronti a utilizzare al meglio la programmazione fino al 2020 con un lavoro sinergico con le Regioni a vantaggio di tutto il sistema Italia».
    Martina si auspica anche una maggiore semplificazione delle procedure per ottenere i finanziamenti, venendo così incontro a quelle realtà aziendali, operanti soprattutto nel Mezzogiorno, che hanno bisogno delle risorse europee per essere maggiormente competitive.



  • Era dal 1959, anno di piena deflazione, che l’Italia non presentava un livello di inflazione così basso.
    A rivelarlo è l’Istat attraverso i dati sui prezzi al consumo nell’ultimo mese dell’anno.

    A dicembre l’inflazione risulta invariata rispetto al mese precedente e vede, invece, un lieve aumento (+0,1) su base annua.
    disoccupati bankitaliaSi tratta del terzo anno consecutivo che i prezzi al consumo diminuiscono rispetto all’anno precedente.
    Questa volta il livello annuo di inflazione è dello 0,1% dopo lo 0,2% del 2014.
    I dati appena riportati dimostrano come i provvedimenti presi dalla Bce, uno su tutti il Quantitative Easing, non abbia sortito gli effetti sperati. L’acquisto di titoli di stato da parte delle banche nazionali non ha causato l’aumento del livello generale dei prezzi.
    L’obiettivo di Draghi era di portare l’inflazione al 2%: un traguardo, a questo punto decisamente distante. Come riportato da Eurostat, infatti, l’inflazione nell’area Ue è rimasta stabile sul +0,2%, spingendo così le istituzioni europee a porsi degli interrogativi sull’efficacia delle misure adottate.

    Per quanto riguarda l’Italia, l’inflazione prossima allo zero è da ricondurre per lo più al crollo del prezzo dei beni energetici non regolamentati (-8,8%), mentre i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona si attestano al +0,9%.
    Ai livelli minimi dell’inflazione fa da contraltare un dato positivo che riguarda le previsioni sui consumi. Secondo il Rapporto Coop nel 2016 i consumi cresceranno dell’1,4%, che sarebbe la variazione positiva più alta dell’ultimo decennio.
    Più di un terzo degli italiani ritiene che il 2016 sarà “l’anno della speranza” ed un sesto crede, invece, che sara “l’anno del cambiamento”. I consumi procapite dovrebbero comunque essere di circa 1.700 euro inferiori ai livelli raggiunti prima della crisi.



  • Una delle principali cause del fallimento di un’azienda, soprattutto se quest’ultima è una startup, è l’assenza di una reale domanda di mercato.
    Molte imprese nascono senza considerare in maniera approfondita i bisogni dei consumatori e finiscono col creare un prodotto o un servizio che non soddisfa un bisogno effettivo.

    È la storia di tante aziende innovative che investono anche ingenti risorse nella realizzazione di un progetto e lo vedono fallire dopo pochi anni.
    Il mercato da questo punto di vista non offre alcuna possibilità alternativa.
    ricerca-di-mercato-2Prima di intraprendere un’attività imprenditoriale è necessaria un’operazione preliminare: effettuare una buona ricerca di mercato.
    Provare a vendere un prodotto o un servizio in un mercato poco sviluppato o addirittura assente è un’azione eccessivamente rischiosa. I costi sono quasi sempre maggiori delle opportunità.
    Diventa, al contrario, indispensabile individuare un mercato che sia particolarmente proficuo e già testato ed indirizzare la propria attività verso di esso.
    Certamente non mancherà la competizione, ma sarà qui che si misurerà il grado di innovazione dell’imprenditore.
    Per comprendere quali strategie adottare per rendere la propria idea più appetibile occorre realizzare una mappatura completa dei competitors.
    Le operazioni da compiere sono:

    • comprendere quanti sono gli altri attori nel mercato scelto;
    • scoprire in linea di massima i dati delle loro vendite;
    • intercettare i potenziali clienti;
    • decidere qual è il budget.

    Si tratta di operazioni quasi scontate, ma senza dubbio essenziali per non farsi trovare impreparati quando si entra in un mercato nuovo. In questo modo sarà possibile valutare le potenzialità di successo della tua idea e capire come adattarla per renderla più attraente e rispondente alle esigenze dei potenziali consumatori.
    Le ricerche di mercato sono diventate un elemento imprescindibile in qualsiasi ambito competitivo e non ci riferiamo solo al mercato in senso stretto.
    Per vincere una competizione elettorale è fondamentale, ad esempio, l’utilizzo dei sondaggi e le analisi di mercato che consentono al candidato in questione di comprendere qual è il sentore degli elettori e quali sono le issues mobilitanti.
    Ogni mercato, dunque, è composto da una domanda e da un’offerta: analizzare in maniera accurata entrambe le componenti è il punto di partenza di ogni strategia di successo.



  • L’Italia è tra i più grandi esportatori mondiali. Secondo il bollettino n. 3 della Rivista «scambi con l’estero» pubblicato sul sito del Mise, l’Italia si trova all’ottavo posto nella classifica dei paesi con la più alta quota di mercato posseduta.
    Secondo questo studio l’Italia è tra le realtà che nonostante il processo di globalizzazione e la crisi economica ha mantenuto il più alto livello di esportazioni.

    È riuscita, infatti, a conservare il 76% delle quote di export dal 2000, meglio degli Stati Uniti (73%), Francia (61%), Canada (60%), Gran Bretagna (57%) e exportGiappone (50%).
    La quota di mercato mondiale dell’Italia è allo stato attuale del 2,8%; si tratta di una cifra rilevante se consideriamo che negli ultimi anni paesi come la Cina, il Brasile, l’India e molti stati del Sud est asiatico hanno aumentato il numero delle proprie esportazioni in maniera roboante.
    Come rileva l’indagine del Mise, l’Italia assume posizioni rilevanti (tra il 1° ed il 10° posto) nel 43,6% dei casi, cioè in poco meno della metà dei mercati analizzati. In particolare – nel corso del 2014 – l’Italia risultava il principale fornitore in tre paesi (Albania, Libia e Malta), il secondo in sette mercati (Austria, Croazia, Libano, Romania, Slovenia, Svizzera e Tunisia) e il terzo in 6 Stati (Algeria, Bulgaria, Ciad, Congo, Francia e Serbia).

    Bene anche i dati sulle esportazioni di prodotti manifatturieri dove il nostro paese detiene il secondo avanzo commerciale tra gli stati dell’Unione Europea dopo la sola Germania ed è uno dei cinque mercati al mondo (insieme a Cina, Corea del sud, Giappone e Germania) che vanta un surplus superiore a 100 miliardi di dollari.
    L’Italia è rimasta su livelli elevati soprattutto grazie allo straordinario appeal che mantiene il Made in Italy agroalimentare in tutto il mondo.
    Proprio ieri il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, ha annunciato il raggiungimento della quota record di 36 miliardi come valore dell’export agroalimentare.
    Un segnale importante sullo stato di salute del commercio italiano e sul ruolo svolto da Expo per tutto il settore.



  • E se il 2016 fosse l’anno delle startup? La domanda è legittima, la risposta tutt’altro che scontata.
    Il sistema delle startup innovative è, però, in forte crescita anche nel nostro Paese. E non è solo una questione di numeri (il tasso di mortalità delle imprese nascenti dopo il primo anno di attività è ancora troppo elevato in Italia), ma soprattutto un aspetto culturale.

    Secondo il 49° Rapporto Censis, uscito non più tardi di un mese fa,nel 2014 sono 941mila i giovani lavoratori autonomi italiani (numero più alto tra i paesi europei) con circa 7.000 giovanissimi titolari d’impresa in più oggi rispetto al 2009 (+20,4%) ed il 15% dei giovani under 30 che sogna di avviare una startup, .
    startup-2016In generale, è in crescita la percentuale di italiani che ritiene che il fenomeno delle startup non sia passeggero, ma che anzi sia destinato a cambiare l’economia italiana.
    Pensare, dunque, che il 2016 possa essere l’anno delle startup è un’ipotesi tutt’altro che peregrina, se pensiamo anche che la normativa del decreto crescita 2.0 ha creato un sistema fiscale favorevole alla creazione di nuove imprese.
    L’Italia, però, come più volte sottolineato in questa sede, manca ancora di un sistema di equity crowdfunding e di venture capital degno di questo nome.
    La maggior parte delle risorse arriva attraverso finanziamenti di amici e parenti o tramite bandi pubblici.
    Come sottolinea il portale Inc.com, però, questo sembra essere un momento favorevole per usufruire di risorse provenienti da piattaforme come Kickstarter o ricevere un finanziamento da parte di un business angel. Siamo, infatti, nel momento storico di più grande diffusione di questi due strumenti.

    Negli Stati Uniti, per fare un esempio, è estremamente facile ottenere un contributo finanziario da parte di un fondo venture capital, a patto di presentare un business plan credibile ed un’idea realmente innovativa.
    Come suggerisce Inc, recenti studi hanno dimostrato, inoltre, che i consumatori preferiscono le piccole imprese alle grandi realtà aziendali. La cultura del “piccolo” è sempre più diffusa: un’azienda di piccole dimensioni viene ritenuta, infatti, più vicina alle comunità locali ed in grado di interpretarne bisogni.
    Questo vuol dire che ci sarà sempre più spazio anche per le piccole realtà cooperative, che hanno sofferto gli effetti perversi della crisi, ma che continuano ad operare agendo in funzione della collettività di riferimento.
    Creare una propria azienda, inoltre, rende l’imprenditore più felice. Essere datori di lavori di sé stessi viene ritenuta come un’esperienza più appagante rispetto a lavorare alle dipendenze di qualcuno.
    Ci sono, dunque, ottime ragioni per credere che il 2016 possa essere a tutti gli effetti l’anno delle startup.



  • Il 7 gennaio del 2015, quasi un anno fa, il giornale satirico Charlie Hebdo veniva colpito da un atto terroristico nel corso del quale rimasero uccise dodici persone.
    Per ricordare le vittime dell’attentato e ribadire la vena satirica e laica del giornale, il 6 gennaio uscirà un’edizione speciale con una copertina che ha già fatto discutere la comunità religiosa.

    Nell’immagine viene raffigurato un Dio in fuga, insanguinato e con un kalashnikov sulle spalle. La vignetta, disegnata dall’attuale direttore del giornale Laurent charlie hebdo copertinaSourisseau (in arte Riss), anche lui rimasto ferito nel corso della strage, vuole mostrare come il fondamentalismo di matrice religiosa sia ancora vivo e mieta le sue vittime in giro per il mondo.
    La raffigurazione è un messaggio agli attentatori, un motivo di scherno nei loro confronti ed intende ribadire che il sangue versato non ha scalfito lo spirito del giornale o intimorito i propri autori.
    Sdegnata la reazione della comunità religiosa francese, non solo di matrice musulmana. L’immagine viene considerata come una mancanza di rispetto verso i credenti di tutte le fedi in un momento di particolare tensione in seguito agli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre.
    «Abbiamo bisogno di segni di distensione. Chiaramente questa caricatura non aiuta, in un momento in cui abbiamo bisogno di ritrovarci fianco a fianco – spiega il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Anouar Kbibech – Bisogna rispettare la libertà di espressione dei giornalisti ma anche quella dei credenti. Non mi riconosco in questa immagine di Dio contraria ai valori veicolati dalle religioni monoteiste. Dio è per me simbolo di misericordia».
    Proprio nella giornata odierna il presidente francese Francois Hollande, insieme al sindaco di Parigi Anne Hidalgo, ha inaugurato un targa commemorativa posta sul muro dell’edificio dove è avvenuto l’attentato.