• The Year in News è un’indagine effettuata da Echelon Insights che analizza i topics più utilizzati negli Stati Uniti nel corso dell’anno.
    Per il 2015 sono stati presi in considerazione circa 459,9 milioni di menzioni su 150 trending topics.

    Ne viene fuori, come al solito, una classifica estremamente interessante che ci aiuta a comprendere quali questioni hanno scatenato la discussione social degli utenti americani e qual è la forza comunicativa dei singoli personaggi, soprattutto quelli politici.
    topics usaQuello che ha ricevuto più menzioni è ovviamente il Presidente Barack Obama con più di 55 milioni di interazioni. Se escludiamo Obama, però, la personalità più discussa è stata Donald Trump (43 milioni di menzioni), soprattutto per via della sua campagna elettorale per le primarie repubblicane, caratterizzata da uno stile politically incorrect e da affermazioni forti contro l’immigrazione di stampo musulmano.
    Ecco di seguito la classifica dei personaggi più discussi su twitter:

     

    1. Donald Trump: 43.0 milioni
    2. Hillary Clinton: 31.5 milioni
    3. Iraq & ISIS: 24.0 milioni
    4. Bernie Sanders: 19.2 milioni
    5. #BlackLivesMatter: 15.0 milioni
    6. Iran: 14.8 milioni
    7. Freddie Gray: 13.1 milioni
    8. Jeb Bush: 12.5 milioni
    9. Guns: 11.8 milioni
    10. Abortion & Planned Parenthood: 11.2 milioni

    Nel corso del 2015 ci sono stati anche una serie di eventi che hanno colpito l’opinione pubblica americana, portando gli utenti di Twitter ad invadere il celebre social di tweet, foto e video sull’argomento.
    Sono quattro in particolare i topics più utilizzati:

    1. L’attacco terroristico di Parigi, Nov. 8–15: 8.9 milioni
    2. Freddie Gray & Baltimora, Apr. 26-Mag. 3: 7.1 milioni
    3. Donald Trump e le sue affermazione sull’immigrazione musulmana, Dic. 6: 5.0 milioni
    4. La decisione della Corte Suprema di legalizzare i matrimoni gay, Giu. 21: 4.9 milioni.

    Mentre i fatti di Parigi, la questione Donald Trump e quella relativa alle coppie omosessuali hanno avuto una risonanza internazionale, la morte di Freddie Gray in quel di Baltimora, l’uomo di colore scomparso dopo essere stato arrestato dalla polizia, ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica nazionale, dove la questione dei diritti degli afroamericani e della violenza delle forze dell’ordine è un’issue molto sentita dal ceto popolare americano.
    Il grafico riportato da Echelon Insights mostra come Parigi e Freddie Gray siano stati per lo più dei topics molto utilizzati in periodi di tempo limitati, mentre Obama e Donald Trump, per la loro posizione politica ed influenza sociale, sono riusciti a distribuire le proprie menzioni lungo tutto l’arco dell’anno, con Trump che ha letteralmente dominato la scena da Luglio in poi.



  • Si svolgerà ancora una volta a Verona la centododicesima edizione della Fiera Agricola, una delle maggiori esposizioni mondiali di prodotti e macchinari agricoli.
    Arriveranno nella città veneta centinaia di aziende provenienti da tutto il mondo per presentare le tecnologie più innovative nel campo dell’allevamento, della meccanica agricola, delle agro-forniture, delle energie rinnovabili e dei servizi per l’agricoltura.

    La prima edizione di Fieragricola si è svolta nel lontano 1898. Oggi, dopo più di un secolo, è ancora un punto di riferimento per gli agricoltori e gli allevatori di tutto il mondo che vogliono scoprire le evoluzioni della tecnologia e mettere a frutto le opportunità di business offerte dalla partecipazione alla Fiera, che sia da espositore o da semplice visitatore.
    fieragricolaMa Fieragricola non è solo business. Per la prima volta viene adottata la formula dal mercoledì fino al sabato: quattro giorni nel corso dei quali verranno approfonditi una serie di temi legati al mondo agricolo grazie a convegni, workshop e tavole rotonde.
    L’aspetto più importante della vetrina internazionale è però lo scambio di competenze e conoscenze tra le diverse realtà presenti sui temi dell’innovazione e della sostenibilità.
    Fieragricola, infatti, oltre a puntare molto sulla tecnologia applicata all’agricoltura offre uno spazio importante alle energie rinnovabili e a tutti gli strumenti che consentono di praticare un’agricoltura ad impatto zero.
    Si tratta, dunque, di un appuntamento fondamentale per informare e tenersi aggiornato sulle evoluzioni di un mondo sempre più legato all’evoluzione tecnologica della società.
    In questa sezione trovate tutte le informazioni sui biglietti e le modalità di acquisto.



  • In questi giorni è tornata in auge la questione meridionale. E questa è già una notizia.

    Ernesto Galli della Loggia, in un articolo comparso lo scorso 21 dicembre sul Corriere della Sera, si esprimeva in questi termini: “Mi chiedo se al nostro presidente del Consiglio è mai capitato di trascorrere più di una notte in qualche città dell’Italia meridionale, se conosce appena un poco quella parte del Paese, se ha mai visto il raccolta firme false cooperativeterrificante panorama di Catanzaro o il centro antico di Palermo, se ha mai dato un’occhiata all’ininterrotta conurbazione napoletana che si stende da Pozzuoli a Castellammare. O magari per avere un esempio, ha provato a farsi fare una tac in un ospedale calabrese. L’addio al Mezzogiorno, prima che culturale è stato ideologico e politico”.
    Un articolo che ha portato alle risposte più o meno diverse nei contenuti di Stefania Covello, deputata del Pd sull’Unità, e di Eugenio Scalfari, storico giornalista del Gruppo l’Espresso su Repubblica.

    All’articolo di Covello dal titolo “Il governo e il Sud che c’è” ha risposto Scalfari con un pezzo dal titolo “Il Mezzogiorno è povero ma c’è. Il governo invece non c’è“.
    Non mi addentrerò a commentare il contenuto dei tre articoli in questione, i quali tra l’altro hanno più aspetti in comune di quanto si possa pensare.
    Uno di questi è lo spirito quasi compassionevole che accompagna i protagonisti, che siano giornalisti, politici o tecnici, ogni volta che viene affrontata una discussione sull’arretratezza del Mezzogiorno e che vengono programmate (poche volte a dire il vero) politiche di sviluppo.

    Se c’è una cosa di cui non ha bisogno il Sud è certamente di una discussione sterile sulle scelte del Governo. Un dibattito di questo tipo si ferma all’aspetto politico della questione senza entrare nel merito.
    Uno degli elementi principali, invece, dell’arretratezza del Mezzogiorno è proprio il convincimento tra i suoi abitanti (il più delle volte basato su una realtà concreta) che lo Stato sia lontano e che non abbia alcun interesse nell’investire e nell’aiutare il Sud.
    Spinti dall’impossibilità di cambiare le cose, perché le istituzioni sono e rimarranno lontane e la mafia (ahimè) è e rimarrà vicina, le migliori intelligenze decidono di emigrare da altre parti d’Italia oppure all’estero, convinte che lì qualche speranza di successo possano averla.

    Ecco allora, se c’è qualcosa di cui ha bisogno il Sud, non sono gli aiuti di Stato, ma la creazione di un reale contesto di mercato, dove la rendita e l’assistenzialismo vengano combattute in maniera aspra in luogo di una competizione sana.  L’epoca dei finanziamenti a pioggia non ha fatto altro che cambiare i meccanismi di rendita, rivoluzionandoli nella forma ma non nei contenuti.
    Il vecchio latifondista è diventato il politico, l’imprenditore o l’uomo del Terzo Settore di turno, che grazie ad una rete di scambi di voti e di favori riesce ad ottenere un finanziamento pubblico, senza mai innovare o più semplicemente senza mai operare per il proprio territorio.
    Il Mezzogiorno non ha bisogno, dunque, di finanziamenti a fondo perduto, ma di regole chiare e di amministratori locali illuminati, capaci di uscire dalla logiche clientelari e di entrare in circuiti innovativi.
    Il primo passo deve essere necessariamente questo per sradicare il pessimismo cronico che affligge chi è nato al Sud e dal Sud ha deciso di scappare.



  • È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un avviso per le imprese che vogliono realizzare interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro.
    L’Inail mette a disposizione in tutto 276 milioni che verranno ripartiti alle singole aziende in base al tipo di intervenuto da effettuare, al settore di riferimento e alla qualità del progetto presentato.

    Ogni impresa può presentare un solo progetto, per una sola unità produttiva su tutto il territorio nazionale e per una sola tipologia tra:

    • Progetti d’investimento;
    • Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale
    • Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto. 

    inailPer quanto riguarda le risorse, 193 milioni riguardano progetti di investimento e responsabilità sociale e 83 milioni di euro per la bonifica di strutture contenenti amianto.
    Possono presentare domanda tutte le imprese, anche individuali, che sono regolarmente iscritte alla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura.
    Il contributo copre fino al 65% dei costi necessari per portare a termine il progetto e prevede un investimento minimo di 5.000 euro e massimo di 130.000 euro per ciascuna impresa. Tuttavia per le imprese fino a 50 dipendenti che presentano progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale il bando non prevede alcun contributo minimo.
    La domanda deve essere presentata esclusivamente in modalità telematica, con successiva conferma tramite Posta Elettronica Certificata, come specificato negli Avvisi regionali. A partire dal 1° marzo 2016, sul sito www.inail.it – Servizi on line, le imprese avranno a disposizione una procedura informatica che consentirà loro, attraverso un percorso guidato, di inserire la domanda di contributo con le modalità indicate negli Avvisi regionali.



  • Si terrà a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, il prossimo 28 gennaio la presentazione del rapporto 2015 dell’Osservatorio della cooperazione agricola italiana.
    Come ogni anno verranno comunicati i numeri delle coop agricole, evidenziando gli andamenti congiunturali del settore, le maggiori criticità e le prospettive future.

    L’Osservatorio nazionale sulla cooperazione agricola è istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole, alimentari e forestali ai sensi della legge n. 231 del 2005 e sostenuto dall’Alleanza delle Cooperative agroalimentari.
    La sua attività comincia in realtà nel 1995, quando inizia a svolgere la funzione di banca dati ufficiale della cooperazione latteagroalimentare.
    Nel 2005 diventa un vero e proprio osservatorio, diffondendo una serie di informazioni fondamentali per conoscere lo stato del comparto ed il suo apporto all’economia nazionale.
    In base ai dati pubblicati nel Rapporto 2014 emerge che in Italia nel 2012 erano 10.202 le cooperative agroalimentari attive, corrispondenti al 12,7% delle coop iscritte al Registro delle Imprese.
    Nel confronto tra il 2012 ed il 2011 il rapporto segnalava un calo del numero di cooperative agroalimentari dello 0,4% derivante soprattutto dalla crisi economica e dai processi di aggregazione che hanno interessato il settore.
    Proprio il tema dell’aggregazione e dell’internazionalizzazione saranno alcune delle questioni centrali del prossimo rapporto per capire se la cooperazione è riuscita effettivamente a resistere all’impatto negativo della crisi o ha pagato oltremodo il calo dei consumi interni come è avvenuto per le imprese di tipo capitalistico.



  • La conferenza stampa di fine anno del premier Matteo Renzi è durata più di due ore e mezza. Un incontro fiume nel corso del quale il Primo Ministro ha voluto ribadire i risultati delle riforme messe in campo dal Governo e porre le basi per il 2016 che, a suo dire, sarò un anno “all’insegna dei valori“.

    Pil e occupazione in crescita, riforma elettorale, riduzione delle tasse sul lavoro e sugli immobili (via Imu, Tasi ed Irap sui terreni agricoli), riforma della scuola e della pubblica amministrazione, provvedimenti per il Sud, buon annoinvestimenti nella cultura ed il grande successo internazionale di Expo.
    Sono questi i contenuti principali del 2015 di governo Renzi che il premier ha esposto nel corso della conferenza stampa dal titolo #BuonAnno, un hashtag diventato subito tra i trending topics di Twitter.
    Il 2016 sarà, nelle parole del Premier, l’anno dell’approvazione definitiva della riforma istituzionale, della legge sulle unioni civili e non è escluso anche un intervento sulle pensioni con l’inserimento di incentivi al prepensionamento. Ci saranno, inoltre, una serie di questioni politiche da affrontare.
    Una su tutte quella delle elezioni amministrative in due città chiave come Roma e Milano, due appuntamenti fondamentali per valutare il termometro dell’elettorato nel post Mafia Capitale ed Expo.
    Per riassumere i contenuti della conferenza stampa Cooperative Italia vi propone le slides che il Presidente del Consiglio ha presentato davanti ai giornalisti.



  • Nella giornata di ieri si è svolta presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali una riunione sul tema del caporalato che ha visto come partecipanti, oltre al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti e il Presidente dell’Inps Tito Boeri.

    Erano presenti anche i rappresentanti delle aziende agricole e dei lavoratori che hanno fatto il punto della situazione sui risultati della legge sul caporalato che prevede, tra le altre cose, un inasprimento delle pene per chi commette reati di questo tipo, la confisca dei beni e l’istituzione della rete del lavoro agricolo di qualità.
    logo alleanzaCome riportato nei scorsi giorni in questa sede, sono solamente 207 le imprese che hanno ricevuto il “bollino etico”, corrispondenti a circa un’azienda agricola su mille.
    «Non bisogna caricare la rete con elementi che poco hanno a che fare con il lavoro e scoraggiano le aziende» ha spiegato Mario Guidi, presidente di Confagricoltura. Vengono considerate, ad esempio, come cause di esclusione dalla rete fattispecie come i delitti contro gli animali o le violazioni formali nelle dichiarazioni Iva.
    Le misure prese dal Governo non prevedono, inoltre, l’inserimento di misure di premialità per chi sta all’interno della rete e pratica prezzi equi.

    «Nessuno può pensare di competere attraverso l’illegalità – ha dichiarato il presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri «ma solo rispettando le risorse, a cominciare da quelle umane e ambientali».
    Secondo Mercuri bisognerà lavorare molto sui centri per l’impiego, i quali dovranno essere in grado di collegare al meglio la domanda e l’offerta di lavoro, evitando che all’interno del circuito occupazionale possano inserirsi i cosiddetti caporali.
    Il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, condivide il percorso intrapreso dal Governo, ma è convinto che le misure di lotta al caporalato possano essere ulteriormente migliorate “ampliando il numero dei soggetti che possono entrare a far parte della rete del lavoro agricolo di qualità “.
    Cgil, Cisl e Uil insistono, invece, su una maggiore e migliore comunicazione dei vantaggi per le aziende nell’aderire alla rete del lavoro agricolo. Un’informazione ridotta ha portato, infatti, ad un flop di adesioni nei primi mesi di attività.
    Limitare gli adempimenti burocratici ed incentivare i meccanismi di premialità sarà fondamentale per rendere le misure adottate realmente efficaci.



  • Come trascorrono il proprio tempo libero gli italiani?
    Il Rapporto Coop 2015, nel corso della sua indagine più ampia sui consumi e la situazione economica delle famiglie italiane, ha provato a rispondere a questa domanda complessa.

    Il cambiamento degli stili di vita, con dei ritmi di lavoro sempre più serrati, ha modificato la concezione stessa di tempo libero, rendendolo più flessibile e meno legato a logiche abitudinarie.
    start up cooperativeCome emerge dal Rapporto Coop non esistono più gli hobby praticati il sabato pomeriggio o la domenica mattina.
    Il tempo libero viene diluito nel corso della giornata lavorativa ed il più delle volte viene impiegato per ricercare notizie o stringere relazioni in rete e sui social network.
    Lo smartphone ha certamente rivoluzionato questo concetto, consentendo lo svolgimento di diverse attività anche sul posto di lavoro, in metro o comunque lontano da casa.
    La relativizzazione delle distanze fisiche è stata resa ancora più evidente dalla presenza di telefoni cellulari che ti permettono di interagire con il mondo intero in qualsiasi momento della giornata ed impiegando un tempo infinitamente più breve.
    Tutto questo si adatta perfettamente ai nuovi stili di vita più frenetici ed esigenti della società contemporanea.

    L’affermazione dei social network ha portato alla crisi della tv generalista e gratuita. Sono ancora molti gli italiani che passano del tempo davanti alla televisione (circa due ore e mezza al giorno per ogni italiano), ma lo fanno soprattutto seguendo i programmi in pay-per-view o utilizzando i servizi streaming e on demand.
    Sono 4,7 milioni le famiglie che possiedono un abbonamento Sky e 3,7 milioni quelli che dispongono di una tessera Mediaset Premium. Lo spettatore è sempre più rivolto verso la tv a pagamento, apprezzandone i contenuti di qualità e di carattere esclusivo che la differenziano dalla televisione pubblica o generalista.

    Sono, invece, 6 le ore trascorse da ciascun italiano su Internet, di queste due ore e mezza vengono utilizzate per navigare su Facebook, Twitter, YouTube ed altri tipi di social network.
    Se la digitalizzazione dell’economia italiana mostra ancora dei ritardi importanti nel confronto con altri paesi, la digitalizzazione degli stili di vita, invece, possiamo dire sia a buon punto.
    Tant’è vero che sono sempre di meno gli italiani che dichiarano di leggere libri in formato cartaceo, mentre crescono a vista d’occhio quelli che acquistano e-book o leggono materiale online (5 milioni nel 2014).
    Diminuiscono anche gli italiani che praticano sport: solamente il 38% di essi dedica almeno un’ora alla settimana ad un’attività sportiva.
    Più delle metà (52%) ha abbandonato per mancanza di tempo. È aumentato, invece, il numero di persone che decide di praticare un’attività fisica in casa (il 19% degli sportivi) riducendo così costi e tempo impiegato.



  • Sono 110 i giornalisti uccisi nel 2015, due terzi di questi, però, non si trovavano in zone di guerra.
    È questo il risultato principale dell’indagine Reporter senza frontiere, il dossier effettuato dall’omonima organizzazione che analizza lo stato della libertà di stampa in tutto il mondo e i rischi che corrono i giornalisti.

    Nel 2014 due terzi dei reporters scomparsi svolgevano attività in teatri di guerra; nel 2015, invece, la situazione si è ribaltata con la maggior parte delle vittime che si trovava addirittura all’interno delle proprie redazioni.
    je suis charlieIl caso più eclatante è ovviamente quello di Charlie Hebdo, il giornale satirico francese che lo scorso 7 gennaio è stato vittima di un attentato di matrice fondamentalista per via della ripetuta pubblicazione di vignette ed immagini ironiche sulla religione islamica ed i suoi fedeli.
    In quel caso furono otto le vittime; il triste primato spetta, invece, all’Iraq con 11 giornalisti rimasti uccisi, seguito dalla Siria (10) e dalla Francia, per l’appunto, e dallo Yemen.
    Dei 110 reporters uccisi, ben 43 sono morti in circostanze misteriose, 27 erano giornalisti non professionisti e 7 svolgevano la professione di cameraman o di tecnico.

    Molto spesso il giornalista si trova ad operare in un paese dove la sua attività di critica ed indagine non è ben vista dalle autorità politiche. Accade, allora, che vengano uccisi o in altri casi sequestrati.
    Nel 2015 sono stati 54 i giornalisti sequestrati, dei quali ben 26 solo in Siria per opera dello Stato Islamico; ci sono, inoltre, reporters che vengano imprigionati per il semplice svolgimento del proprio lavoro ritenuto pericoloso per l’ordine costituito.
    Sono 153 i giornalisti detenuti nel 2015, con la Cina che guida la classifica per via della reclusione ordinata nei confronti di 23 professionisti messi in carcere per la loro attività contro la Repubblica popolare.



  • È di 44,340 miliardi l’ammontare dei mutui erogati nei primi undici mesi del 2015 con un aumento del 97,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
    I dati sono stati comunicati dall’Abi prendendo in considerazione un campione rappresentativo dell’80% delle banche italiane.

    La crescita dei mutui concessi alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è stata notevole nel periodo gennaio-novembre spese condominiali2015. Il miglioramento non riguarda solo il confronto con il 2014, ma anche con il 2013 ed il 2012. Negli ultimi tre anni, infatti, sono stati erogati mutui per un ammontare che va dai 17 miliardi di euro del 2013 ai 22 dell’anno scorso.
    I 44 miliardi di euro del 2015 sono, dunque, un segnale importante che testimoniano la maggiore solidità finanziaria delle famiglie, dimostrato anche dalla crescita dei consumi, e la parziale ripresa del mercato immobiliare.
    Se analizziamo nel dettaglio il tipo di mutui concessi, notiamo come negli ultimi mesi ci sia stato un boom dei mutui a tasso fisso. A novembre, infatti, rappresentano il 65% delle nuove erogazioni contro il 25% dell’anno precedente.
    I mutui a tasso variabile, invece, corrispondono al 43,3% delle nuove concessioni.



  • L’Italia si trova al penultimo in Europa per velocità media della propria connessione ad Internet, che è pari a 6,4 Mbps.
    Il Rapporto sullo Stato di Internet pubblicato da Akamai e riferito al secondo trimestre del 2015 fotografa ancora una volta il livello di arretratezza dell’Italia in materia di banda larga e di diffusione della connettività veloce.

    startupNegli ultimi mesi ci sono stati dei miglioramenti che, però, non sono stati sufficienti per evitare all’Italia il penultimo posto a livello europeo e al 69° a livello mondiale.
    Nello specifico la velocità media di connessione è cresciuta del 4,1% rispetto al trimestre precedente e del 12% su base annua, così come è aumentato il numero di connessioni a banda larga (+13% rispetto allo stesso periodo nel 2014).
    C’è un dato, però, che spiega alla perfezione lo stato di internet in Italia: solamente il 3% delle connessioni superano i 15 Mbps, una cifra che colloca il nostro Paese al 44° posto su scala mondiale. A questo si aggiunge il fatto che solo il 21% dei cittadini italiani possiede una connessione a banda larga contro il 64% della media europea.
    Nonostante il Piano banda ultra larga, varato di recente dal Governo Renzi, l’Italia dovrà compiere ulteriori e più veloci passi in avanti per scalare la classifica e raggiungere gli obiettivi posti dall’Agenda Digitale Europea 2020, che mira a coprire entro cinque anni il 100% della popolazione con una connessione di 30 Mbps ed il 50% con almeno 100 Mbps.
    Allo stato attuale sembra davvero un miraggio per l’Italia riuscire a raggiungere questi livelli, fondamentali per lo sviluppo di un’economia digitale degna di questo nome.


  • europa bce

    Mine Vaganti NGO, coordinatore del NHEI “National Higher Education Consortium”, mette a disposizione degli studenti e dei laureandi 80 borse di studio per tirocini da svolgere all’estero in attività legate al turismo sociale.

    Il bando è rivolto agli studenti regolarmente iscritti all’anno accademico in corso, ad un corso di laurea triennale o ad un corso di laurea specialistica o magistrale o magistrale a ciclo unico.
    Nello specifico possono partecipare gli iscritti a corsi di laurea delle seguenti università:

    • Università Tor Vergata di Roma, 20 borse di studio;
    • Università degli Studi di Sassari, 15 borse di studio;
    • Università degli Studi della Basilicata, 15 borse di studio;
    • Università “Kore” di Enna 15 borse di studio;
    • Università di Messina (in pubblicazione) 15 borse di studio;

    La durata del tirocinio è di 13 settimane ed in ogni caso dovrà concludersi entro il 31 maggio 2016.
    L’ammontare della borsa di studio dipende dal luogo di svolgimento del tirocinio.
    Per quanto riguarda i paesi del Gruppo 1, ovvero Danimarca, Irlanda, Francia, Austria, Finlandia, Svezia, Regno Unito, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera, l’importo è di 480 euro; mentre per i paesi del Gruppo 2, cioè Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Spagna, Croazia, Cipro, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia, Islanda, Turchia, Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, la borsa di studio sarà di 430 euro considerato il costo della vita inferiore rispetto al gruppo di nazioni elencato in precedenza.
    I candidati potranno presentare le domande entro e non oltre il 7 gennaio 2016.