• È online la documentazione per partecipare a “Nuove imprese a tasso zero”.
    Si tratta della versione rinnovata della misura “Autoimprenditorialità” portata avanti in questi anni da Invitalia.
    Le domande possono essere presentate a partire dal 13 gennaio 2016 e potranno essere compilate esclusivamente online.

    Invitalia ha messo a disposizione degli utenti il modulo di partecipazione e tutti gli allegati necessari per accedere ai finanziamenti. In questo modo i soggetti interessati potranno conoscere al meglio le modalità di partecipazione ed i requisiti richiesti prima del 13 gennaio.
    invitalia“Nuove imprese a tasso zero” è una misura rivolta ai giovani under 35 e alle donne che vogliono aprire una micro-impresa o una piccola impresa. Per poter ricevere il contributo l’azienda deve essere costituita in forma di società da non più di 12 mesi rispetto alla data di presentazione della domanda. Anche le persone fisiche possono richiedere i finanziamenti, a condizione che costituiscano la società entro 45 giorni dall’eventuale ammissione alle agevolazioni.

    Invitalia mette a disposizione in tutto 50 milioni euro: ciascuna impresa, in particolare, potrà ricevere fino ad un massimo di 1,5 milione di euro per la realizzazione del proprio progetto sottoforma di finanziamento a tasso zero della durata massima di 8 anni, che può coprire fino al 75% delle spese totali.
    Invitalia si accerterà dell’effettiva realizzazione del progetto e dell’impiego delle risorse stabilite.
    Le attività finanziabili sono:

    • produzione di beni nei settori industria, artigianato e trasformazione dei prodotti agricoli;
    • fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
    • commercio di beni e servizi;
    • turismo.

    Possono essere ammessi anche i progetti nei seguenti settori, considerati di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditoria giovanile:

    • filiera turistico-culturale, intesa come attività per la valorizzazione e la fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché per il miglioramento dei servizi di ricettività e accoglienza;
    • innovazione sociale, intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali o soddisfano nuovi bisogni sociali.

    Invitalia comunica che non ci sarà alcuna graduatoria ma che verranno valutati singolarmente i progetti pervenuti in base all’ordine cronologico di presentazione.
    I responsabili del progetto dovranno sostenere anche un colloquio con gli esperti di Invitalia nel corso del quale verranno esaminati i dettagli dell’idea d’impresa.
    In questa sezione trovate tutti i documenti necessari per partecipare alla misura.



  • “La lotta al caporalato non si ferma“. Con queste parole il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, ha annunciato attraverso le sue pagine ufficiali Facebook e Twitter lo svolgimento di una riunione al Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali Giuliano Poletti e il Presidente dell’Inps Tito Boeri.

    In questi giorni si è tanto discusso dei primi risultati delle misure portate avanti dal Governo per contrastare il caporalatocaporalato. Una su tutte il bollino etico, la certificazione per le imprese agricole che applicano regolari contratti di lavoro ai loro addetti.
    Come riportato dal Corriere della Sera nei giorni scorsi, solamente 207 imprese sono state ammesse, corrispondenti a circa un’azienda agricola su mille, mentre la maggior parte dovrà presentare ulteriori documenti che certifichino la regolarità della propria attività, mentre molti altri non hanno neppure presentato la richiesta, non conoscendo l’esistenza della misura oppure perché perfettamente consci di non poter ottenere la certificazione.
    L’idea del Governo è creare una rete di imprese oneste con delle premialità per chi si oppone al caporalato, stipula regolari contratti di lavoro e vende i prodotti ad un prezzo equo.
    Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale la collaborazione inter-ministeriale ed il coinvolgimento dell’Inps e delle organizzazioni di rappresentanza delle imprese e dei lavoratori. La riunione in corso al Ministero delle Politiche Agricole va proprio in questa direzione, con l’intento di rendere più efficaci le misure messe a disposizione delle aziende agricole che operano nel rispetto della legalità e della libera concorrenza.



  • Nei primi otto mesi del 2015, il numero di decessi in Italia ammonta a 445.000 contro i 399.000 dello stesso periodo del 2014.
    Se la tendenza dovesse rimanere invariata per gli ultimi quattro mesi dell’anno, i morti arriverebbero a 666.000, facendo registrare un aumento di 68mila unità su base annua corrispondente ad un +11,3%.

    Sono numeri che hanno allarmato i commentatori ed i cittadini e che non possono essere giustificati solamente con l’invecchiamento della popolazione.
    istatCome evidenziato in maniera puntuale da Gian Carlo Blangiardo, tra il 1°gennaio 2014 ed il 1°gennaio 2015 le persone con più di 61 anni sono aumentate di circa 170.000 unità. Se dovessimo prendere in considerazione, quindi, l’invecchiamento della popolazione in base ai dati reali, il numero dei morti dovrebbe crescere di 16mila unità su base annua e non di 68mila come invece è accaduto.

    L’innalzamento dell’età media, dunque, è solo una delle cause dell’aumento della mortalità, ma non può essere l’unico fattore.
    In molti in questi giorni hanno parlato dell’inquinamento, dei tagli alla spesa sanitaria e dell’aumento delle diseguaglianze come dei possibili fattori scatenanti.
    Il peso degli elementi appena indicati è sicuramente rilevante, ma bisogna fare attenzione a non sovrastimare il loro valore per non scadere nella demagogia e nella valutazione politica del fenomeno.
    Al momento non è possibile avere certezze circa le cause di questa enorme crescita del numero di morti.
    I dati non sono completi, in quanto non vengono indicate le cause del decesso, l’area geografica di riferimento e soprattutto non possiamo fare un confronto con altri paesi per verificare se si tratti di un andamento solo italiano o globale.
    La certezza, invece, è che nel post Seconda Guerra Mondiale, le due variazioni più ampie sono avvenute nel 1983 e nel 2003, quando il numero di persone decedute era cresciuto su base annua di circa 30.000 unità. In questo caso siamo di fronte ad una variazione di entità doppia, paragonabile solo agli anni in cui l’Italia è stata coinvolta in un conflitto mondiale.
    I dati in questione, dunque, non sono da sottovalutare e vanno analizzati con cognizione di causa, senza effettuare valutazioni affrettate e sommarie.



  • L’Indice di Sviluppo Umano è un indicatore calcolato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Umano (Undp), che misura la qualità della vita in base a fattori come la speranza di vita, il livello di istruzione, il pil pro capite e le diseguaglianze sociali, di genere e geografiche.

    È stato ideato nel 1990 dall’economista pakistano Mahbub ul Haq e dall’economista indiano Amartya Sen. L’Onu ha pil italiadeciso di utilizzarlo per valutare la qualità della vita delle nazioni, prendendo così in considerazione indicatori che esulano dal mero aspetto economico.
    Ad ogni paese viene assegnato un punteggio da 0 ad 1, dove 1 rappresenta il punteggio massimo.
    Al primo posto della classifica troviamo la Norvegia con 0,94, seguita da Australia, Svizzera, Danimarca e Paesi Bassi.
    Il paese scandinavo presenta soprattutto il valore più alto di Pil pro capite grazie ai 64.992 euro lordi, un risultato che gli consente di primeggiare su tutti gli altri.
    L’Italia si trova al ventiseiesimo posto della graduatoria, con un Pil pro capite che è circa la metà di quello della Norvegia (33.030). Il nostro paese, invece, si trova in prima posizione per quanto riguarda la speranza di vita (83,10 anni).

    L’aspetto principale dell’edizione 2015 dell’Indice di Sviluppo Umano è il lavoro. Come evidenziato dallo studio, sono diminuite le persone che versano in condizioni di povertà, se consideriamo che negli ultimi 25 anni due miliardi di individui sono usciti dalla condizione di “estrema povertà“; sono aumentate, però, le diseguaglianze di genere e geografiche.
    Le donne vivono quotidianamente forme di discriminazione sul luogo di lavoro che sono testimoniate in maniera profonda dai livelli di retribuzione. Nonostante svolgano il 52% degli impieghi globali, tre ore su quattro di lavoro non retribuito è svolto da donne.
    Quando invece la loro attività viene retribuita lo stipendio medio globale è del 24% inferiore rispetto a quello percepito dagli uomini, mentre in Europa la differenza è del 16%.
    L’Italia, da questo punto di vista, può vantare una maggiore uguaglianza di genere: la differenza salariale media tra uomini e donne è del 7,30%, quindi siamo ben al di sotto della media europea.



  • È stato necessario porre la questione di fiducia, ma alla fine la Legge di Stabilità 2016 è stata approvata anche in Senato .
    Dopo le modifiche alla Camera, oggi l’aula ha votato la  finanziaria con 162 voti favorevoli e 125 voti contrari.

    In seguito è stato approvato anche il bilancio previsionale dello Stato per il 2016 e quello pluriennale per il periodo 2016-2018 con 154 sì e 9 no.
    Per quanto riguarda, invece, la Legge di Stabilità vale circa 30 miliardi di euro. In primavera la Commissione europea deciderà se fornire all’Italia nuovi margini di flessibilità vista l’emergenza slides legge di stabilità 2016migranti che ha colpito anche il nostro Paese ed i costi per i servizi di accoglienza.
    Al momento l’Italia è stata autorizzata da Bruxelles ad alzare il deficit fino ad un massimo di 1,8% del Pil.
    La Legge di Stabilità prevede una serie di provvedimenti che sono stati aspramente discussi in questi giorni tra le parti politiche.
    L’abolizione dell’Imu e della Tasi, l’innalzamento del tetto sul contante, la riduzione degli sgravi fiscali per l’assunzione di nuovi addetti a tempo indeterminato, i super ammortamenti per le aziende che acquistano macchinari, l’abolizione dell’Imu e dell’Irap sui terreni agricoli sono solo alcune delle misure della finanziaria.
    Se volete conoscere, invece, tutti i contenuti della manovra, ecco l’elenco completo dei provvedimenti adottati con anche le slides di presentazione del premier Matteo Renzi.

     



  • Matteo Ragnacci di Generazioni Legacoop è stato nominato come primo coordinatore dell’Alleanza delle cooperative giovani.
    Il coordinamento nasce per portare a termine il cammino di fusione intrapreso dalle tre maggiori centrali di rappresentanza del mondo della cooperazione: Agci, Confcooperative e Legacoop.

    Un percorso condiviso anche dai giovani cooperatori e dalle loro associazioni. Saranno proprio loro, infatti, i protagonisti futuri della nascente Alleanza, coloro in grado di portare nella nuova organizzazione quello spirito innovativo necessario per leggere i cambiamenti della realtà sociale.
    winter school 2I tre gruppi giovani dell’Alleanza, ovvero Oop Confcooperative, Generazioni Legacoop e Agci giovani, sono stati, tra le altre cose, i promotori della Rete europea dei Giovani cooperatori (European Young Cooperators Network), nata a Bologna lo scorso settembre.
    Il passo successivo è stato quello di iniziare un cammino a livello nazionale attraverso l’organizzazione di una Winter School per formare i giovani cooperatori.
    Soci e lavoratori provenienti da tutta Italia hanno vissuto tre giorni al’insegna dell’identità cooperativa, cercando di individuare le peculiarità e le modalità di diffusione della cooperazione. Alla fine della Winter School, sabato 12 dicembre, è stato formato il coordinamento dell’Alleanza delle cooperative giovani che sancisce l’avvio ufficiale dell’unione delle sigle anche a livello giovanile.
    La costituzione di una cittadinanza europea, la formazione dei manager cooperativi, l’innovazione, il patto inter-generazionale, il dialogo con le istituzioni, il protagonismo sul territorio sono alcune linee guida del nascente movimento, espresse dal coordinamento nel manifesto fondativo.

    La sfida è certamente affascinante, ma non sarà priva di difficoltà. L’esigenza di mettere assieme tre identità differenti, come quelle di Agci, Confcooperative e Legacoop, sarà la prima questione da affrontare, ma non è certo l’unica.
    Il mondo della cooperazione si trova davanti ad un bivio vitale. L’emersione dell’economia collaborativa offre alle centrali di rappresentanza e alle sue diramazioni giovanili l’opportunità di implementare la cooperazione come strumento giuridico ideale per applicare i principi collaborativi.
    Il tutto, però, a patto che vengano abbandonate vecchie logiche legate alla compensazione politica e all’immobilismo decisionale.
    È questo il momento dell’innovazione e dell’azione: se si perde questo treno c’è il rischio che non ne passi un altro.
    I recenti scandali giudiziari hanno gettato discredito verso l’intero mondo della cooperazione, anche quella onesta che ogni giorno opera al servizio della collettività.
    Ecco perché la cooperazione ha bisogno di una nuova e più moderna organizzazione e che a crearla siano soprattutto i giovani.



  • Promozione della cultura cooperativa ed attività di ricerca sul modello aziendale cooperativistico.
    Sono questi gli obiettivi principali dell’International Centre for Research con Cooperatives presentato oggi all’Università di Parma.

    Si tratta del primo centro di ricerca e studi internazionale sulla cooperazione. L’iniziativa è promossa dall’Università di Parma, Legacoop Emilia Ovest, Legacoop co-workingEmilia Romagna, Coopfond, Fondazione Ivano Barberini e PGI – Professors Guild International.
    L’International Centre for Research on Cooperatives svolgerà innanzitutto azioni di ricerca teorica ed applicata sulle cooperative. Viene promossa, ad esempio, la realizzazione di tesi di laurea sul tema, la pubblicazioni di studi sulla cooperazione e lo sviluppo di spinoff per la nascita di startup di tipo cooperativo.
    Il nuovo centro svolge anche attività di consulenza per imprese nascenti e cooperative già esistenti.
    Sono cinque in particolare le tematiche di ricerca sulle quali si concentrerà:

    • Partecipazione della base sociale;
    • Sostenibilità, intesa come il perseguimento di fini che esulano dal mero profitto;
    • Identità cooperativa (valori e codice etico);
    • Aspetti legali (normativa e politiche pubbliche sulla cooperazione ed il non profit);
    • Capitale (tutto ciò che ha a che fare con l’aspetto finanziario ed il coinvolgimento economico da parte dei soci, sia nella divisione degli utili che nella partecipazione al capitale sociale).

    L’istituzione di un centro di ricerca sull’impresa cooperativa rappresenta senza dubbio un’iniziativa lodevole che aiuterà a diffondere la cultura cooperativa e a far comprendere ai giovani imprenditori i vantaggi, sia in termini economici e partecipativi, dell’adottare lo strumento cooperativo.
    Si verrà a creare, inoltre, un circuito di relazioni tra mondo accademico e della ricerca, imprenditori e dirigenti cooperativi, in grado di portare innovazione e vitalità all’intero movimento cooperativo.
    La collaborazione con un istituto universitario assume, poi, una valenza ancora più importante in quanto porterà la forma d’impresa cooperativa nella aule accademiche, ovvero in un luogo dove troppo spesso la cooperazione viene considerata come un modello di “seconda categoria” rispetto alle forme aziendali tipicamente capitalistiche.

     

     



  • Il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, ha definito la Legge di Stabilità 2016 come la più agricola degli ultimi anni.
    Oggi il Mipaaf ha comunicato tutte le misure inserite nella manovra.

    «Si tratta di una svolta fiscale senza precedenti per il settore agricolo nell’anno di Expo. – ha commentato il Ministro Martina – Grazie alle scelte fatte con la Legge di Stabilità, raggiungiamo un obiettivo importante di riduzione tributaria per la tutela reale del reddito dei nostri agricoltori, in un passaggio delicato mipaafper il settore e a sostegno del rilancio di investimenti e occupazione. Proprio così l’agroalimentare italiano è oggi al centro delle politiche economiche e di sviluppo del Paese come non accadeva da anni».
    Il provvedimento più rilevante è senza dubbio l’eliminazione dell’Imu e dell’Irap sui terreni agricoli, una tassa inserita di recente per finanziare parte del bonus Irpef di 80 euro.
    Il Governo, dopo le numerose proteste da parte degli operatori agricoli, ha deciso di eliminare queste due imposte per un costo complessivo di 600 milioni di euro.
    Ci sono, però, altre misure che si pongono come obiettivo il rilancio del settore agricolo, con particolare riferimento a due comparti che hanno attraversato un’annata particolarmente difficile: il lattiero caseario e quello delle carni.
    Viene innalzata la compensazione Iva per i produttori di latte, portandola al 10%, mentre quella per i produttori di carni bovine e suine passa dal 7,7% all’8%.
    Ci sono, poi, una serie di incentivi per le nuove assunzioni di addetti agricoli e un fondo per l’acquisto o il noleggio di nuovi macchinari.

    Ecco nel dettaglio le misure per il settore agricolo inserite nella Legge di Stabilità e riportate oggi dal Mipaaf:

    VIA IMU E IRAP DAI TERRENI AGRICOLI
    600 milioni di euro di risparmio per le aziende agricole con l’eliminazione totale delle due imposte.

    AUMENTO COMPENSAZIONI IVA PER PRODUZIONE DI LATTE E CARNI
    Oltre 50 milioni di euro per alzare subito la compensazione Iva sulla produzione di latte al 10% e sulle carni bovine e suine (rispettivamente al 7,7% e all’8%).

    CREDITO D’IMPOSTA
    Esteso il credito d’imposta per gli investimenti produttivi anche all’agricoltura e alla pesca nelle aree del Mezzogiorno.

    CONTRIBUTI PER LE ASSUNZIONI IN AGRICOLTURA
    Prevista l’estensione degli sgravi per le assunzioni a tempo indeterminato anche per il settore agricolo.

    CASSA INTEGRAZIONE PESCA
    Per la tutela del reddito dei pescatori e degli operatori ittici viene rifinanziata la cassa integrazione della pesca per 18 milioni per il 2016.

    ASSICURAZIONI CONTRO LE CALAMITÁ
    Confermato il budget di 140 milioni in due anni a sostegno delle assicurazioni contro le calamità.

    PROROGA PROGRAMMA NAZIONALE TRIENNALE DELLA PESCA E DELL’ACQUACOLTURA
    Il programma 2013-2015 viene prorogato fino al 31 dicembre 2016 e rifinanziato per 3 milioni per il 2016.

    RAZIONALIZZAZIONE ENTI: ACCORPAMENTO ISA E SGFA IN ISMEA 
    Per aumentare l’efficienza dell’amministrazione e favorire l’accesso al credito delle imprese agricole, l’Istituto Sviluppo Agroalimentare (ISA) e la Società Gestione Fondi per l’Agroalimentare (SGFA) vengono incorporati nell’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA).

    FONDO MACCHINE AGRICOLE
    Stanziati 45 milioni per il rinnovo delle macchine agricole. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.



  • La cooperazione vitivinicola è il pilastro della produzione di vino italiana.
    E stiamo parlando di un paese che recentemente ha raggiunto uno storico traguardo, diventando il primo produttore mondiale di vino a discapito della Francia.

    Cooperative Italia ha più volte sottolineato i risultati delle coop in questo ambito così importante per il Made in Italy agroalimentare. Basti pensare che il 58% del vino-mezzocoronavino prodotto in Italia viene dalle cooperative per un fatturato aggregato di 4,4 miliardi di euro e che ai primi tre posti della classifica sulle imprese vitivinicole con il maggior fatturato, stilata dal Corriere Economia, ci siano proprio tre cooperative.
    Primo in assoluto è il consorzio Cantine Riunite Civ di Reggio Emilia, con un giro d’affari di oltre 500 milioni e più di duemila soci.
    Al secondo posto troviamo, invece, la coop Caviro di Faenza (Ravenna) con un fatturato di 230 milioni di euro. Terza la trentina Mezzocorona grazie ad un fatturato di 171 milioni di euro.

    Proprio Mezzocorona ha fatto segnare per il 2015 cifre record. Come riportato da winenews, infatti, l’azienda, che può contare su 2.800 ettari in Trentino e 700 in Sicilia, ha fatto registrare un fatturato consolidato di 174.718.189 euro con un aumento del 2,1% rispetto ai 171.149.725 euro del 2014.
    Il liquidato totale degli oltre 1.600 soci, nell’annata agraria 2014-2015, ha toccato i 44.248.470 euro. L’utile netto è stato di 1.510.226 euro, in aumento sugli 1.242.752 euro del bilancio passato. La resa finale è stata di 107 euro al quintale.
    L’80% dell’attività commerciale di Mezzocorona si svolgere all’estero. L’export rappresenta, infatti, oltre l’80% del volume di affari, con una forte presenza negli Stati Uniti, in Canada, nell’Europa dell’Est ed in Giappone, ma anche in Europa centrale (Germania, Austria, Svizzera), Scandinavia e Regno Unito, .



  • Ritardi nei pagamenti, rifiuto da parte dei Comuni di ricevere le fatture per i servizi erogati dalle coop, difficoltà di liquidità ed un generale disinteresse da parte delle istituzioni verso un settore che può contare su oltre 20.000 addetti.
    La cooperazione sociale siciliana, attraverso una conferenza stampa congiunta dei vertici di Confcooperative e Legacoop, denuncia una situazione che rischia di mandare al collasso le oltre 1000 coop sociali dell’isola.

    C’è innanzitutto il problema dei pagamenti. Gli enti locali sono protagonisti di enormi ritardi nell’estinzione dei debiti per i servizi offerti dalle cooperative.
    E pensare che quella svolta dalla cooperazione sociale è un’azione fondamentale considerata la crisi del welfare state. Laddove lo Stato non riesce ad operare, cooperazioneinfatti, intervengono le cooperative, offrendo assistenza ad anziani, minori svantaggiati, migranti, ecc.
    Per la precisione la cooperazione sociale siciliana assiste almeno 2.630 disabili mentali, 3.600 minori nativi, 4.300 minori stranieri non accompagnati, 2.500 anziani in case di riposo e comunità alloggio, 3.000 anziani a domicilio, 800 anziani in RSA.
    Si tratta di numeri importanti che non sono assistiti, però, da un’attenzione politica adeguata da parte della Regione Sicilia e degli enti locali.
    Ci sono addirittura molti Comuni che non accettano le fatture per i servizi erogati, il che provoca gravi problemi in termini di accesso al credito per le coop.
    Le banche, infatti, senza le fatture non forniscono la liquidità necessaria per l’erogazione dei servizi. E così le imprese sociali siciliane faticano a pagare i propri dipendenti e a fornire alle persone svantaggiate quei servizi dei quali avrebbero bisogno.
    «C’è un mondo con numeri importanti – ha dichiarato il presidente di Confocooperative Sicilia Gaetano Mancini – rispetto ai quali stiamo assistendo a una totale e assoluto disinteresse da parte delle istituzioni a tutti i livelli. In Sicilia pare che si dia retta a chi mette a ferro e fuoco le città o a chi rappresenta sacche di elettorato»
    Confcooperative Sicilia e Legacoop Sicilia stanno per lanciare una pagina Facebook all’interno della quale le cooperative sociali potranno denunciare tutti i disservizi subiti e ricevere informazioni sulle novità normative e sui pagamenti spettanti.



  • Un nuovo assetto organizzativo, una nuova dirigenza ed un piano industriale che prevede la crescita del valore della produzione e dell’Ebitda dal 2016 al 2020.
    Dopo gli scandali giudiziari che hanno sconvolto il quadro dirigenziale, Cpl Concordia ha presentato il proprio piano di sviluppo nel corso dell’assemblea generale dei soci e dei soci lavoratori, molti dei quali collegati in video conferenza.

    Erano presenti in qualità di ospiti l’assessore regionale alle Attività produttive Palma Costi, il presidente di Legacoop Mauro Lusetti e di Legacoop Modena Lauro exportLugli, il sindaco di Concordia Luca Prandini, l’assessore alla Sicurezza e protezione civile, lavori pubblici e arredo urbano, commercio e attività produttive del comune di San Possidonio Vasco Gherardi ed il vescovo di Carpi Francesco Cavina.
    Cpl Concordia dovrebbe presentare un aumento graduale del proprio valore della produzione di qui ai prossimi cinque anni. Nel piano approvato all’unanimità si stima per il Gruppo Cpl una crescita dai 323 milioni del 2016 ai 373 dell’esercizio 2020.
    L’Ebitda, invece, dovrebbe andare dai 14 milioni del 2016 ai 24 del 2020.
    L’obiettivo della cooperativa è ridurre i costi fissi ed effettuare un riassetto organizzativo che permetta di ottimizzare i costi.
    Si cercherà di incentivare le attività maggiormente profittevoli come quelle della gestione del calore e della cogenerazione e di orientarsi sempre più verso il mercato privato, anche attraverso il rafforzamento della propria struttura commerciale.
    Cpl Concordia cercherà, inoltre, di razionalizzazione i costi dei materiali e dei subappalti , di ottimizzare la gestione del personale, di ridurre i costi fissi di sede e di effettuare la riorganizzazione territoriale al fine di favorire sinergie cross-area.
    «Cpl ha voltato pagina – ha commentato il presidente di Legacoop Mauro Lusetti – ne sta scrivendo una nuova e, insieme a lei, tutto il mondo cooperativo che sta recuperando, dove si era perso, il valore essenziale della legalità».
     



  • Il crowdfunding è una realtà emergente anche in Italia.
    Lo dicono i numeri e lo dice anche la diffusione della cultura collaborativa, di cui il crowdfunding rappresenta uno dei pilastri.

    Produzioni dal Basso, la prima piattaforma di crowdfunding italiana, ha fornito le cifre del 2015 in merito ai finanziamenti di progetti innovativi, idee d’impresa o semplici iniziativi che hanno trovato il proprio sostegno economico attraverso le risorse della società civile.
    Nel 2015 sono stati raccolti 2.180.000 euro, con una variazione positiva di +700.000 euro rispetto all’anno precedente.
    statisticaIn media sono stati donati 42,00 euro per utente e lo strumento di pagamento maggiormente utilizzato è stato quello del bonifico bancario, seguito dalla carta di credito e dal paypal.
    Per quanto riguarda, invece, il numero di utenti finanziatori sono stati 84.000 le persone che hanno scelto Produzioni dal Basso per drenare risorse verso startup o progetti innovativi, con un aumento di 25.000 unità nel confronto con il 2014.
    La crescita più cospicua è stata negli ultimi tre mesi, quando c’è stato un aumento di ben 9.000 utenti su base mensile.
    La modalità desktop è ancora quella preferita dagli utenti per effettuare finanziamenti (48%), rispetto al mobile (39%) e al tablet (13%). Si conferma, poi, la diffusione sempre maggiore dei social come strumento per alimentare il traffico sulla piattaforma.
    Il 70% degli utenti, infatti, ha effettuato l’accesso a Produzioni dal Basso attraverso i social network.
    Arrivando, infine, ai progetti, sono 980 quelli finanziati nel 2015 (+610 rispetto al 2014). Quelli che hanno ricevuto maggiori risorse riguardano Film, corti, documentari (oltre 200.000 euro), seguiti da iniziative nel sociale e nella cultura.