• Il servizio di cooperazione internazionale ha diramato un comunicato a tutti gli uffici italiani competenti, invitandoli a “ricercare una autovettura Seat Ibiza di colore nero, targa GUT 18053 con probabile ingresso a Ventimiglia. Possibile collegamento con gli attentati in Francia”.
    Al momento non c’è alcuna certezza che la suddetta vettura, guidata da uno dei terroristi, sia effettivamente entrata in Italia, ma le autorità sembra che nelle ultime ore stiano percorrendo questa pista.

    All’interno dell’auto non ci sarebbe Abdeslam Salah, il principale ricercato riguardo agli attentati di Parigi, ma un ragazzo francese di 32 anni, Baptiste Burgy, anche lui considerato dalla polizia francese come uno dei abdeslam salahpossibili attentatori.
    La vettura si troverebbe nei pressi di Ventimiglia, ovvero al confine tra Italia e Francia. Già nella giornata di sabato le autorità avevano parlato di una Seat nera, con a bordo tre persone, che alle ore 6:35 avrebbe varcato il confine italo-francese e sarebbe entrata nel nostro paese.
    In questo momento è stato chiesto a tutte le pattuglie in servizio sulle autostrade del Piemonte e sulla tangenziale di Torino di intensificare i controlli.
    Secondo Lastampa.it, la Seat Ibiza in questione avrebbe attraversato la frontiera di Ventimiglia dall’Italia alla Francia nei giorni precedenti l’attentato e l’avvistamento odierno deriverebbe, quindi, dal ritorno della suddetta auto in Francia.



  • La “guerra del latte” si sposta dallo stabilimento di Lactalis all’Antitrust, dove in questi giorni, dopo la protesta portata avanti dagli allevatori nella sede di Roma, sono arrivate le carte della vicenda.
    Sotto accusa ci sarebbero i contratti di vendita non rispettati e rescissi unilateralmente dalla multinazionale del latte.

    L’Antitrust ha fatto sapere che esaminerà il dossier entro i primi dicembre e dunque, tra qualche giorno, potremo avere un punto di svolta della crisi, sopratutto se verranno comminate delle sanzioni nei confronti delle industrie di trasformazione, come già avvenuto in Francia e Spagna.
    I numeri del settore lattiero caseario raccontano, però, meglio di tutti lo stato di crisi del settore; cifre che hanno portato i produttori sull’orlo della disperazione e li hanno latte italiaattuare una forma di protesta estrema come il blocco del centro produttivo di Lactalis.
    In questo momento il latte lombardo, per rimanere all’interno della regione dove è iniziata la protesta, viene pagato alla stalla al prezzo di 34 centesimi al litro a fronte di un costo di produzione di 40 centesimi.
    Capiamo benissimo come una simile disparità di prezzi non possa essere sostenibile e non è un caso che gli allevatori abbiano rifiutato la proposta di Lactalis di alzare solamente di un centesimo il prezzo di acquisto.
    Ma a pagare questa situazione è anche il consumatore che acquista il latte fresco al dettaglio a 1,50 euro di media al litro. In Germania ed in Francia, per fare un esempio, un litro di latte costa in media 0,95 e 1,15 euro ed i costi di acquisto alla stalla non sono poi così inferiori rispetto a quelli italiani (0,29 per la Germania e 0,31 in Francia).
    C’è, dunque, un problema vero che interessa produttori e consumatori. La scelta di Coldiretti di spostare la protesta nei maggiori centri commerciali e supermercati d’Italia nasce proprio con l’intento di far conoscere ai consumatori la situazione del lattiero caserario italiano ed i motivi delle rimostranze.
    Un altro fattore che ha scatenato l’ira dei produttori è la presenza massiccia nel nostro mercato di latte e derivati provenienti dall’estero: si parla di 85 milioni di quintali su 200 complessivi, corrispondenti al 40% del latte presente sui nostri scaffali.
    La scarsa remuneratività dei prezzi e l’invasione dei prodotti esteri ha portato il settore verso una crisi epocale. Nella giornata odierna un Consiglio straordinario dei Ministri agricoli Ue proverà a fare il punto della situazione, fungendo da mediatore tra le industrie e gli allevatori.



  • Gli attentati di Parigi hanno toccato la comunità mondiale, scatenando le reazioni di tutto il mondo della politica e della società civile europea.
    Anche il mondo della cooperazione ha voluto far sentire la propria vicinanza alle famiglie delle vittime e alla Francia intera per bocca del presidente di Confcooperative Maurizio Gardini e del vertice di Legacoop, Mauro Lusetti.

    “I drammatici fatti di Parigi – dichiara Gardini – rappresentano un atto di guerra che ci colpisce tutti sotto diversi aspetti: spezza la vita delle persone, limita la libertà dei popoli che ricorrono alla chiusura delle frontiere e corre il rischio di minare la ripresa economica che l’Europa inizia a intravedere seppur gracile e già a singhiozzo come le ultime stime rese note ieri ci dicono”.
    confcooperative
    Il presidente di Confcooperative invita, infine, l’Europa ad intraprendere una strada chiara nella lotta al terrorismo e ad andare avanti nell’unione politica dei popoli per dare una risposta concreta alla popolazione che si sente minacciata dal terrore diffuso: “L’Europa deve dimostrare di essere terra di democrazia, di libertà e di accoglienza dei popoli, ma deve difendere con maggiore fermezza il proprio popolo, con il rispetto per le radici culturali e religiose di ognuno. Continuiamo a vedere un’Europa dell’euro, ma che procede troppo incerta e lenta sul sentiero dell’Europa della politica, dei popoli e della difesa”. 

    Anche il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, ha espresso la propria condanna verso i fatti di Parigi, ribadendo il valore dei principi di libertà ed accoglienza, valori dei quali si è fatto portavoce la Francia in secoli di storia: “I fratelli e alle sorelle di Parigi – spiega Lusetti – che davanti al pericolo hanno aperto le porte di casa per accogliere chi era in fuga hanno affermato, forse inconsapevolmente, la forza della nostra civiltà contro la viltà del terrorismo. Dal loro esempio vogliamo imparare. Non è questo, quindi, il momento di contrapposizioni partitiche o divisioni che fanno il gioco del terrorismo. Dobbiamo stringerci attorno ai valori che ci uniscono, superando le divisioni”.

    Non sono l’odio e l’intolleranza, secondo Lusetti, la risposta corretta agli attentati che hanno messo in ginocchio la Francia. “Con questa stessa determinazione – conclude il presidente di Legacoop – dobbiamo, oggi ancor più di ieri, avere il coraggio di essere accanto ai musulmani che nulla hanno a che spartire con il fondamentalismo. L’unità tra chi si riconosce nei valori fondamentali dell’uomo e della convivenza civile deve mettere ai margini ogni estremismo e permettere così di colpire con la necessaria durezza i terroristi e chi fiancheggiandoli o anche solo chiudendo gli occhi si mette nei fatti non contro l’occidente o il cristianesimo, ma contro la vita umana in sé”.

    Cooperative Italia si unisce al messaggio di solidarietà espresso dai presidenti Gardini e Lusetti, esprimendo il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime, nella speranza che il degrado morale nel quale è caduta la civiltà mondiale possa destare qualche coscienza e che la vita umana torni a diventare il pilastro della scala valoriale di tutte le culture.



  • L’orrore non ha religione, non ha cultura e non conosce il colore della pelle.
    Questa frase è stata ripetuta svariate volte e in diverse sfaccettature negli ultimi giorni. Gli attentati di Parigi hanno portato con sé uno strascico di commenti e reazioni irrazionali, un sentimento di odio misto a paura, ma anche a riflessioni oneste e lucide sul perché l’umanità, sia essa di professione islamica o cattolica, di nazionalità siriana, francese o americana, sia portata a compiere simili atti di rinnegamento di sé stessa.

    Sì perché ciò che è successo a Parigi, venerdì 13 novembre, non è altro che la negazione di cos’è l’uomo o quanto meno di ciò che dovrebbe essere. Togliere la vita ad un essere della tua stessa specie in maniera consapevole, fredda e razionale, è quello che dicono ci distingua dagli altri essenti viventi e questo, più di ogni altra cosa, dovrebbe farci riflettere.
    tour eiffel spentaMa che cos’è realmente l’orrore? Non è un caso che la maggior parte dei giornali francesi abbia deciso di aprire il giorno dopo i fatti di Parigi con questa parola così densa di significati.
    “L’horreur” oppure “L’horreur a Paris” sono questi i titoli più gettonati, espressioni che più di qualsiasi commento descrivono la violenza e l’odio scatenatosi attorno alle 22 nel X e l’XI arrondissement della città di Parigi.
    Sono 129 le vittime dei setti attentati che hanno colpito in contemporanea la capitale francese; quello che ha causato il maggior numero di morti (almeno 82) è avvenuto al Bataclan, un teatro situato nella parte est della città, dove in quel momento si stavano esibendo gli Eagles of Death Metal, una rock band americana.
    Erano 1500 le persone che stavano assistendo al loro concerto, prima che 4 terroristi facessero irruzione nella sala e trasformassero l’euforia in terrore, il relax di un venerdì sera come un altro in orrore.

    L’orrore assume la forma della calma con la quale gli attentatori hanno giustiziato le loro vittime: una alla volta, raccontano; con quel procedere scientifico che eleva il male oltre i confini della ragione.
    L’orrore è esemplificato da chi, disperato, prova a fuggire da quella carneficina attraverso le finestre della struttura, cercando un appiglio lì dove esiste solo il vuoto, sapendo che, comunque, più in basso di così non sarebbe potuto cadere.
    L’orrore è nelle storie di vita quotidiana di chi ha perso la vita al Bataclan, a Rue du Charonne in un ristorante giapponese ed in un bar lì vicino, nel ristorante cambogiano Petit Cambodge, nel Mc Donald’s di fronte allo Stade de France e di chi avrebbe potuto perderla a Montmartre, un’altra zona che gli attentatori avrebbero voluto colpire.
    La forma dell’orrore va al di là dei fatti di Parigi e attraversa la Siria, l’Iraq, gli Stati Uniti, l’Afghanistan, l’Inghilterra, Israele e la Francia, territori oggetto delle violenza brutale di una guerra culturale, religiosa, politica ed economica.
    In queste ore la Francia, con il supporto degli Stati Uniti, ha dato il via ad un attacco potente in Siria nelle roccaforti dell’Isis. Il sangue e l’odio continuano, dunque, a seminare terrore, nella speranza che presto l’uomo possa riprendere la sua forma naturale e non quella caricaturale dell’orrore.



  • ConLab è il nuovo spazio di co-working dell’Università Cattolica dedicato allo sviluppo dell’auto-imprenditorialità.
    L’obiettivo è fare rete e mettere così in contatto studenti di corsi di laurea diversi, docenti, ricercatori ed imprenditori che hanno avranno l’opportunità di confrontarsi ed elaborare insieme progetti innovativi.

    Insieme a ConLab l’Università Cattolica ha lanciato anche una Call for Ideas per aspiranti startupper ed imprese appena nate che vogliono sviluppare la propria servizio civileattività. Ci sarà tempo fino al 30 novembre 2015 per poter partecipare all’iniziative
    I partecipanti che presenteranno i progetti più innovativi potranno usufruire gratuitamente e per almeno sei mesi di uno spazio di co-working, che comprende postazione fissa, wi-fi e meeting room.
    L’accesso è ConLab è fondamentale anche per la contaminazione delle idee che avviene all’interno grazie al dialogo instaurato con altri studenti, professori, professionisti ed imprenditori.
    «l tratto distintivo è quello di offrire un vantaggio competitivo ai nostri studenti – ha dichiarato Federico Rajola, direttore di ConLab – che possono creare una start-up potendo contare, da subito, su uno spazio fisico dove lavorare, un programma formativo dedicato, un team con competenze differenziate e una rete di esperti esterni all’Università pronta a offrire utili consigli».



  • Venerdì 13 novembre, nella sala conferenze di Legacoop, si svolgerà il seminario dal titolo “I confini mobili dell’illegalità. Fattori di vulnerabilità, aree grigie, processi di diffusione del crimine organizzato”.
    L’evento sarà aperto dal prefetto di Ferrara, Michele Tortora. La sua presenza assume sicuramente un significato simbolico importante, oltre ad aiutare i cooperatori presenti a comprendere meglio i meccanismi di azione della criminalità organizzata e la sua diffusione all’interno delle istituzioni e della P.A.

    Il seminario è promosso da Legacoop Emilia-Romagna come conclusione del lavoro dei Gruppi regionali sulla Legalità ed in collaborazione con Larco 14112014(Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino) con il coordinamento organizzativo di Qua.Dir, scuola di Alta Formazione di Legacoop.
    «Garantire la legalità è fondamentale per operare in mercati funzionanti – ha dichiarato Andrea Benini, presidente di Legacoop Ferrara «Un obiettivo comune che va perseguito attraverso l’impegno quotidiano di imprese, istituzioni e organi di controllo, all’interno di un contesto normativo chiaro».
    L’iniziativa rientra all’interno delle numerose attività portate avanti da Legacoop, Confcooperative e Agci per contrastare i fenomeni di illegalità diffusi anche nel mondo della cooperazione; un’attività di promozione della legalità e della buona cooperazione che è culminaei con la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare contro le false cooperative.
    La presenza del prefetto di Ferrara nel corso del seminario organizzato da Legacoop deve fungere da stimolo affinché ci sia una maggiore e migliore collaborazione tra le istituzioni e gli organismi intermedi per stabilire regole e percorsi condivisi contro i fenomeni elusivi.



  • BioUpper è un bando, indetto da Novartis Italia e Fondazione Cariplo e realizzato con la collaborazione di Fondazione Politecnico di Milano attraverso il suo incubatore Polihub, rivolto alle idee innovative nel campo delle scienze della vita.
    L’iniziativa consente ai progetti vincitori di seguire un percorso di formazione e di accelerazione, dando la possibilità solo ai primi tre di ricevere un contributo di 50.000 euro ciascuno per sviluppare la propria idea d’impresa.

    BioUpper intende coniugare l’attività di ricerca e quella imprenditoriale, con l’obiettivo di sviluppare il tessuto economico del Paese e dare un contributo significativo all’innovazione nel settore delle scienze della vita.
    Sono ammessi progetti che riguardino i seguenti campi di applicazione:

    • bioupperBiotecnologie orientate alle scienze mediche: prodotti farmaceutici, medicina rigenerativa, medicina personalizzata, terapia genica, immunoterapia, prodotti nutraceutici;
    • Strumenti digitali al servizio della salute e dispositivi medicali: rilevazione parametri vitali/sintomi, dispositivi terapeutici,  dispositivi per la diagnostica;
    • Servizi orientati al paziente o alla sanità (anche supportati da strumenti digitali): gestione del servizio socio-sanitario (es. servizi di prenotazione, di pagamento, etc.), erogazione del servizio socio-sanitario (es. riabilitazione, cura, assistenza, etc.) servizio di informazione/formazione al paziente.

    Possono partecipare al bando progetti d’impresa non ancora costituiti in forma giuridica e nello specifico possono aderire aspiranti imprenditori, in forma singola o in team, appartenenti alle seguenti categorie:

    • Lavoratori dipendenti, collaboratori e liberi professionisti provenienti dal mondo delle imprese e pubblica amministrazione;
    • Diplomati degli istituti primari, secondari e superiori;
    • Studenti universitari, professori, laureati, dottorandi, ricercatori e assegnisti di ricerca.

    Il bando prevede che i primi venti progetti possano partecipare ad un corso di formazione delle durata di 5 giorni per migliorare le attitudini imprenditoriali del singolo o del team e per implementare le conoscenze utili a sviluppare la propria idea d’impresa.
    La fase successiva prevede, invece, un percorso di accelerazione della durata di due mesi, nel corso del quale i partecipanti avranno modo di sviluppare ulteriormente il proprio progetto attraverso lezioni teoriche, visite guidate a realtà aziendali, incontri di networking con i principali finanziatori nazionali ed internazionali (business angel, venture capital, piattaforme di crowdfunding) e supporto professionale da parte di temporary manager, e consulenti, esperti di settore, imprenditori di successo, docenti, ricercatori, ecc.
    I tre vincitori finali riceveranno un contributo di 50.000 euro ciascuno destinabile solo ed esclusivamente all’implementazione dell’idea d’impresa.
    Le domande di partecipazione possono essere inviate entro il 20 novembre 2015.



  • Il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (Wfp) ha lanciato Share the Meal, l’applicazione che permette di donare un pasto ai bambini rifugiati siriani.
    Il servizio è totalmente gratuito e sarà disponibile da oggi sugli store iOS e Android. Una svolta scaricata l’App è necessario registrare le proprie coordinate ed in brevissimo tempo sarà possibile effettuare una donazione, anche di lieve entità, destinata ai centri del Wtp situati in Giordania che offrono pasti ai bambini rifugiati siriani.

    “Il semplice atto di condividere un pranzo – ha dichiarato la direttrice esecutiva del Wfp, Ertharin Cousin – è ciò che unisce tutte le persone nel mondo. Questa agricoltura socialeversione digitale del condividere un pasto è un modo tangibile con cui la generazione Zero Hunger può agire per porre fine alla fame” .
    L’applicazione è stata già sperimentata Germania, Austria e Svizzera per aiutare i bambini del Lesotho, nell’Africa australe.
    In quell’occasione, grazie al’iscrizione di oltre 120 mila utenti sono stati tornati 1,7 milioni di pasti.
    Capiamo benissimo le potenzialità di un’app di questo tipo, facile da utilizzare, che con un piccolo gesto ti consente di sostenere chi ha dovuto lasciare la propria terra in tenera età.
    Share the Meal rappresenta un modo innovativo di fare rete perseguendo un unico obiettivo di carattere solidale a livello mondiale. Iniziative di questo tipo saranno fondamentali di qui in avanti per redistribuire le risorse e raggiungere l’obiettivo “Fame Zero” fissato dall’Organizzazione delle Nazioni Unite.



  • Sono stati 28,8 milioni gli utenti italiani online nel mese di settembre 2015.
    I dati sono stati elaborati da Audiweb, l’organismo che analizza l’audience su Internet. Il report prende in considerazione sia la navigazione attraverso Pc che attraverso dispositivi mobili (Smartphone e Tablet).

    Sono, dunque, 28,8 milioni i visitatori unici a settembre, corrispondenti al 52% della popolazione italiana sopra i due anni di età.
    astroturfingIn media ogni giorno sono stati collegati 21,6 milioni di persone, ciascuno con una durata media di 2 ore a persona.
    L’audience di internet è superiore per quanto riguarda le connessioni via Pc. In questo caso a settembre sono stati 26,6 milioni gli utenti collegati, che rappresentano il 48,2% degli italiani con età superiore ai due anni.
    Sono stati, invece, 20,7 milioni gli utenti unici mensili via tablet e smartphone, corrispondenti al 47% degli italiani tra i 18 e i 74 anni.
    La durata media della connessione è di un’ora per gli utenti collegati via Pc e di un’ora e 47 minuti per quelli connessi con dispositivi mobili.
    Nel giorno medio erano collegati 11 milioni di uomini (41% della popolazione italiana) e 10,5 milioni di donne (37,7%).
    Quanto all’età delle persone connesse prevalgono ovviamente i giovani di età compresa tra i 18 ed i 34 anni che corrispondono al 60% degli utenti collegati nel mese di settembre.
    Se guardiamo, infine, alla distribuzione geografica notiamo come fosse collegato il 38,3% degli abitanti dell’area Nord Ovest (4,3 milioni), il 37,9% del Nord Est (2,8 milioni), il 33,4% del Centro (2,3 milioni) e il 31,6% dell’area Sud e Isole (5,6 milioni).



  • Il Piano Investimenti Ue, elaborato dalla Commissione Europea, prevede lo stanziamento di 315 miliardi di euro nei prossimi tre anni per aumentare il livello di crescita dei paesi membri dell’Unione Europea.
    È in corso in queste ore un incontro a Roma, presso lo Spazio Europa, per spiegare il funzionamento del piano messo a punto da Junkcker che prevede, tra gli altri, la partecipazione anche dell’Italia attraverso Cassa Depositi e Prestiti con un finanziamento di 8 miliardi di euro.

    Il Piano stabilisce l’istituzione di un Fondo Europeo per gli Investimenti strategici con l’obiettivo di finanziare le riforme strutturali dei paesi membri, ripristinare piano investimenti europagli equilibri di bilancio a loro interno, investire per una crescita duratura e sostenere le Pmi innovative.
    Per raggiungere questo obiettivo vengono individuati alcuni settori chiave per il rilancio dell’economia europea come il digitale, le energie rinnovabili, la scuola, l’ambiente, l’innovazione, l’energia.
    Senza il contributo pubblico, sostiene la Commissione, è difficile rimuovere gli ostacoli alla crescita di questi settori.
    Si può tornare così, ad esempio, a parlare di Digital Single Market o di Energy Union, ovvero traguardi ambiziosi per completare il processo di unione politica ed economica dell’Europa.
    Nel corso dell’evento di presentazione del piano è intervenuto Bernando Bini Smaghi, responsabile Business Development Cassa Depositi e Prestiti.
    La società per azioni a controllo pubblico crede molto nella politica di sviluppo adottata da Juncker. Secondo Bini Smaghi, infatti, il Piano Investimenti non è un semplice finanziamento a fondo perduto, ma un acceleratore per investimenti innovativi, uno strumento che consentirà di incrementare il livello di occupazione.
    In base alla previsioni della Commissione, gli investimenti programmati potrebbero portare ad una crescita dell’occupazione di 1-1,5 milioni di unità.
    In vista, dunque, dei nuovi Por 2014-2020 ciascuna regione, soprattutto quelle meridionali, dovrà essere brava a cogliere l’apertura verso la crescita e l’innovazione fornita dal nuovo presidente della Commissione Jean Claude Juncker. 



  • La Legge di Stabilità 2016 dovrebbe prevedere delle misure per incentivare le nuove assunzioni e gli investimenti al Sud.
    Il capogruppo Pd in Commissione Bilancio del Senato, Giorgio Santini, ha annunciato delle modifiche al testo attuale, che dovrebbero inserire, tra le altre cose, il rafforzamento della decontribuzione per i nuovi contratti a tempo indeterminato stipulati nel Mezzogiorno e la previsione di uno speciale credito d’imposta per i nuovi investimenti nel Meridione.

    Il Governo sta ancora studiando le modalità d’intervento e soprattutto sta cercando le risorse per finanziare queste misure. L’intento, però, sarebbe di mantenere l’attuale incentivo fiscale che prevede sgravi contributivi fino a 8.060 euro per i nuovi assunti con forme contrattuali stabili.
    produzione industriale istatLa decontribuzione è ancora valida fino al termine dell’anno, dopodiché ci sarà una riduzione al 40% per l’anno prossimo ed ulteriore variazione negativa per il 2017.
    L’esecutivo, dunque, sarebbe intenzionato a confermare questo “bonus” per i nuovi contratti a tempo indeterminato solo ed esclusivamente per il Sud.
    Il periodo di fruizione dovrebbe essere di 24 mesi qualora si optasse per uno sgravio al 100%, altrimenti la durata sarà di 36 mesi.
    La conferma della decontribuzione per i nuovi assunti sarebbe sicuramente una buona notizia per le imprese del Mezzogiorno e per i lavoratori: questo strumento, infatti, ha già dimostrato di poter dare maggiore dinamicità al mercato del lavoro italiano come testimonia l’aumento del numero di contratti a tempo indeterminato stipulati nei primi nove mesi del 2015.
    Sono addirittura 900.000 i nuovi rapporti di lavoro che hanno usufruito del suddetto sgravio fiscale; una sua conferma, dunque, sarebbe un’opportunità importante per diminuire il tasso di disoccupazione ed aumentare i rapporti di lavoro stabili al Sud.
    Un’altra misura che potrebbe essere inserita nella Legge di Stabilità è, infine, la previsione di uno speciale credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno.
    Non ci sarà, quindi, l’aumento del super-ammortamento per gli investimenti (da 140% a 160%), come qualcuno aveva proposto, ma si cercherà uno strumento specifico per rilanciare gli investimenti nelle regioni del Sud Italia.
    Per quanto riguarda le risorse, dovrebbero essere utilizzati i fondi europei derivanti dalla maggiore flessibilità concessa dalla Commissione al nostro Paese, che ammontano a circa 5 miliardi.



  • È in corso di svolgimento ad Antalya, Turchia, Towards2020, la conferenza mondiale e l’assemblea generale dell’International Co-operatives Alliance.
    L’Alleanza riunisce tutte le principali cooperative mondiali con l’obiettivo di arrivare al 2020 rafforzando la cooperazione su scala internazionale, come modello economico e di organizzazione della società diverso da quello capitalistico.

    Per questo motivo l’International Co-operatives Alliance ha lanciato una campagna di marketing per promuovere l’identità cooperativa. L’iniziativa è incentrata sulla convinzione che il modello cooperativo garantisca una qualità della vita migliore, una maggiore sostenibilità ed un effettivo controllo democratico.
    international co-operatives allianceLa differenza rispetto all’impresa di tipo capitalistico è che la cooperazione mette al centro l’uomo anziché il profitto e cerca di redistribuire le risorse attraverso il perseguimento dei principi di democrazia economica ed uguaglianza sociale.
    Non tutti, però, sono consapevoli di quello che può dare la cooperazione alla società sia in termini di produzione di lavoro e valore, che in termini di coesione sociale.
    Per questo motivo l’International Co-operative Alliance ha dato il via alla campagna di promozione del modello cooperativo dal titolo “Cooperatives for a batter world“.

    La cooperazione deve iniziare a raccontare la propria storia, far conoscere i propri valori e le proprie attività, partendo innanzitutto dai propri soci e dai propri lavoratori, fino ad arrivare alle istituzioni e al resto della società civile.
    La campagna è già partita in quattro paesi: Stati Uniti, Argentina, India e Giappone e dovrebbe essere lanciata a gennaio in un quinto paese ancora da definire. Il messaggio di promozione delle coop deve partire attraverso i social per poi raggiungere anche i media tradizionali.
    C’è una frase, in particolare, che racchiude al meglio l’obiettivo dell’Alleanza: “È arrivato il momento che le cooperative diventino leader piuttosto che semplici followers” .
    Questo slogan, lanciato da Gianluca Salvatori nel corso della presentazione di Co-op Monitor 2015, spiega come la cooperazione possa diventare uno strumento guida dei modelli imprenditoriali, in una società dove la condivisione di idee e risorse è diventata un imperativo categorico.
    Ecco allora che “Cooperatives for a better world” può trasformarsi da una campagna di marketing ad una realtà virtuosa diffusa su scala mondiale.
    Vi proponiamo sotto il video della campagna: