• europa bce

    La Commissione europea ha dato il via libera al Programma di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) e al Programma di Sviluppo Rurale (PSR) delle regioni Campania, Calabria e Basilicata.
    Le risorse per il piano nazionale 2014-2020 saranno in tutto 2,14 miliardi, di cui 963 milioni di euro di fondi europei e 1,17 miliardi di euro di cofinanziamento nazionale.

    Sono tre le priorità individuate dalla Commissione per il prossimo periodo di fondi europei destinati all’agricoltura: la prevenzione e la gestione dei rischi eurogruppoaziendali, la salvaguardia della biodiversità animale ed il risparmio delle risorse idriche.
    Saranno circa 90.000 le aziende che beneficeranno dei fondi sulla prevenzione e la gestione dei rischi, 39 le razze bovine tutelate e 395.000 gli ettari di terreno nei quali verranno installati nuovi sistemi di irrigazione che prevedono il risparmio di acqua.
    Nel dettaglio, l’entità delle risorse destinate al Psr della Campania ammonta a 1,84 miliardi, di cui oltre 1,1 miliardi di euro di fondi Ue e 726 milioni di cofinanziamento nazionale.
    La Calabria, invece, riceverà 1,1 miliardi di euro, di cui 667,7 milioni di fondi europei e 435,9 milioni di euro di cofinanziamento nazionale, mentre la Basilicata avrà a disposizione circa 680,16 milioni di euro, di cui 411,49 milioni di euro in arrivo dal bilancio Ue e 268,67 milioni di euro di cofinanziamento nazionale.
    La speranza è che questa tornata di fondi europei non porti ancora una volta ad un sistema di finanziamenti a pioggia o di risorse non spese per mancanza di progetti seri e credibili.
    Dopo le recenti magre figure da parte delle istituzioni meridionali, il periodo 2014-2020 rischia di essere il punto di non ritorno per evitare che l’Unione Europea riduca drasticamente i finanziamenti per aree territoriali il cui sviluppo passa inevitabilmente da investimenti corposi e lungimiranti nel settore agricolo.



  • È stata approvata ieri alla Camera la legge sulla tutela e la valorizzazione delle biodiversità.
    Il provvedimento prevede una serie di misure per proteggere gli agricoltori che realizzano e diffondono questo tipo di colture.

    Tra gli strumenti inseriti nella legge c’è anche l’istituzione di un Fondo sulla biodiversità, con 500mila euro l’anno che verranno destinati agli operatori agricoli che attivano azioni di sostegno verso le risorse genetiche ed animali a rischio estinzione o erosione genetica.
    Tra gli altri strumenti della normativa c’è anche la creazione di un portale nazionale che mette insieme una serie di banche dati sulla biodiversità e l’istituzione di contributi agricolturaun’anagrafe nazionale con l’elenco di tutte le risorse animali, vegetali o microbiche a rischio di estinzione.
    Viene effettuata, dunque, un’operazione di riordino delle informazioni sulle biodiversità cercando proteggere agricoltori ed allevatori che portano avanti questo tipo di colture.
    In questo contesto si inserisce anche la previsione di una Rete nazionale per la valorizzazione di queste risorse che sarà composta dalle istituzioni centrali e locali, dagli agricoltori e dagli allevatori impegnati in questo tipo di attività.
    Questi ultimi due attori potranno vendere liberamente le specialità prodotte, sia all’interno della rete che all’esterno, e saranno tutelati dal Fondo sulla biodiversità nel caso in cui le risorse a rischio estinzione vengano contaminate da organismi geneticamente modificati.



  • Il Ministero del Lavoro, in collaborazione con Invitalia, ha istituito “Selfiemployment”, un fondo rotativo nazionale che finanzierà progetti di auto-impiego ed auto-imprenditorialità per gli iscritti a Garanzia Giovani.
    In tutto il Governo, insieme alle regioni Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia mette a disposizione 124 milioni di euro in forma di prestiti a tasso zero per importi da 5.000 a 50.000 euro.

    L’iniziativa partirà da metà gennaio ed interesserà i migliaia di Neet del nostro Paese, iscritti al programma Garanzia Giovani.
    garanzia giovaniIl Ministro Poletti ha fatto sapere che in tutto sono 861.700 i giovani registrati e 550mila quelli presi in carico.
    Garanzia Giovani è una misura europea per combattere la disoccupazione giovanile e ridurre la percentuale di giovani che non studiano e non lavorano (Neet).
    L’Italia è il primo paese europeo per numero di Neet, un dato che racconta alla perfezione le difficoltà incontrate dalle giovani generazioni nell’entrare all’interno del circuito lavorativo.
    L’intento di Selfiemployment è fornire ai ragazzi un accesso al credito agevolato per portare avanti le proprie idee d’impresa e sviluppare forme di lavoro diverse da quello subordinato.
    La maggior parte dei contratti stipulati attraverso Garanzia Giovani sono infatti rapporti di tirocinio che difficilmente possono portare ad un reale abbattimento del tasso di disoccupazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro.



  • Cooperativeitalia.it ha seguito il meeting nazionale di Coopstartup, realizzando uno speciale con delle interviste ai relatori e ad alcune cooperative nate attraverso il progetto creato da Coopfond in collaborazione con Legacoop.
    È stata un’interessante opportunità di confronto con l’universo delle startup cooperative, che ci ha permesso di comprendere quanta passione e quanto lavoro sono alla base di questa iniziativa.
    Solo attraverso la collaborazione di tutti, stakeholders, dirigenti cooperativi ed imprenditori è possibile creare quell’ecosistema favorevole allo sviluppo delle startup cooperative che ancora manca al nostro Paese per essere realmente competitivo in tema di innovazione.
    Vi proponiamo di seguito le interviste realizzate:



  • È stato presentato ieri, a Cosenza, il libro “Chi ha cancellato la questione meridionale?” scritto da Mariano D’Antonio ed edito da Rubbettino.
    Il volume si chiede perché la questione meridionale sia sostanzialmente sparita dal dibattito pubblico e cerca di individuare la cause e le possibili soluzioni della persistente arretratezza del Mezzogiorno.

    Nella sua indagine sul contesto economico e sociale del Meridione, D’Antonio riporta alcuni esempi virtuosi di aziende che hanno saputo leggere le problematiche e le opportunità offerte dal territorio meridionale sviluppando un modello imprenditoriale vincente.
    IMG_0567Uno dei casi presentati nel volume è quello della cooperativa agricola Osas-Campoverde, che opera a Castrovillari (Cosenza).
    La storia di successo della realtà calabrese nasce negli anni ’30 in seguito alla Bonifica integrale effettuata dal regime fascista, un provvedimento che interessò anche la Piana di Sibari e che venne sfruttato dal latifondo Toscano per trasformare la propria azienda da cerealicola estensiva ad orticola intensiva.
    Per poter raggiungere livelli di produzioni in grado di generare economie di scala, era necessario, però, attuare un processo di aggregazione tra diversi produttori.

    Così negli anni Sessanta viene costituita Osas (Ortofrutticola Spezzano Albanese Scalo), una cooperativa di produzione composta da 14 soci che all’epoca conferivano circa 1000 ettari di terra, adibiti alla produzione di pesche ed altri prodotti ortofrutticoli.
    Da qui parte la parabola di successo di una coop che oggi è un punto di riferimento per l’agroalimentare meridionale con 25 milioni di euro di fatturato (dati 2014) e circa 400 soci.
    A raccontare la storia della cooperativa è un Gaetano Nola visibilmente commosso. Quella della sua famiglia è una storia di visione e di cultura imprenditoriale, portata avanti negli anni anni da Giuseppe Nola, fratello di Gaetano e ora presidente della coop Osas-Campoverde e dal figlio Camillo Nola, presidente di Asso.la.c, altra impresa cooperativa del gruppo Nola operante, però, nel settore lattiero caseario.
    Come spiega lo stesso Nola, la produzione di pesche e soprattutto pesche sciroppate rappresentava per gli anni Sessanta una forma di innovazione enorme che di fatto consentì all’impresa di crescere rapidamente. Per implementare questa coltura vennero chiamati a lavorare in Calabria dei potatori emiliani ed istituite delle scuole di potatura.

    L’innovazione tecnologica e l’efficiente organizzazione aziendale sono sempre stati un punto di riferimento dell’attività di Osas-Campoverde e poi di Asso.la.c.
    Oggi i due stabilimenti produttivi sono delle strutture all’avanguardia, in grado di seguire il prodotto in tutte le fasi di produzione e di rispettare elevati standard di qualità.
    Gaetano Nola racconta alcune tappe fondamentali del processo di crescita dell’azienda, che ha dovuto intraprendere scelte strategiche difficili poi rivelatesi fondamentali per il futuro della cooperativa.
    Una di queste è la causa intentata nei confronti di uno dei soci il quale, venendo meno agli accordi contrattuali che prevedevano un contratto di esclusivo conferimento alla cooperativa per la durata dell’intero ciclo di vita dell’impianto arboreo (10 anni), aveva deciso di vendere il prodotto per conto proprio arrecando danni economici importanti alla coop.
    La decisione del Tribunale di Castrovillari, che ha dato ragione ad Osas, ha cambiato la storia dell’impresa vincolando i soci e convincendoli che stare insieme all’interno della forma cooperativa rappresentasse un guadagno indiscutibile per tutti.
    All’interno del complesso quadro meridionale, la storia del gruppo Nola rappresenta, dunque, l’esempio di come la capacità imprenditoriale quando trova terreno fertile nelle scelte corrette delle istituzioni rappresentative e giudiziarie può portare a modelli aziendali virtuosi anche nel Mezzogiorno.



  • Dopo anni di rinvii, il Parlamento sta discutendo il disegno di legge di Riforma del “Terzo settore”. La definizione nasce per distinguere un’area occupata da formazioni sociali (associazioni di volontariato, imprese sociali, fondazioni, Onlus, cooperative sociali, etc.) intermedie tra lo Stato (primo settore) ed il mercato (secondo settore), volte ad erogare beni e servizi di utilità sociale in assenza di lucro e con natura giuridica privata in numerosi settori, tra i quali l’assistenza sociale, la sanità, l’ambiente, il volontariato, la cultura, lo sport, la cooperazione internazionale. Un ambito che incide per ben il 3,4 % del Prodotto interno lordo con il 9,7 % degli addetti sul totale dell’economia.

    condivisioneIl DDL, per ora fermo in Commissione Affari Costituzionali del Senato e destinatario di circa cento emendamenti, prevede numerose novità, nonché nuove definizioni di Terzo settore (complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche e solidaristiche e che, in attuazione del principio di sussidiarietà e in coerenza con i rispettivi statuti o atti costitutivi, promuovono e realizzano attività d’interesse generale anche mediante la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale nonché attraverso forme di mutualità), e di Impresa sociale (impresa privata con finalità d’interesse generale, avente come proprio obiettivo primario la realizzazione di impatti sociali positivi conseguiti mediante la produzione o lo scambio di beni o servizi di utilità sociale, che destina i propri utili prevalentemente al raggiungimento di obiettivi sociali).

    Una profondo cambiamento rispetto alla vigente disciplina si ritrova in tema di remunerazione del capitale sociale e della ripartizione degli utili, laddove il ddl, superando quanto ad oggi disposto dall’art. 3 d.lgs. n. 155/2006 (è vietata  la  distribuzione,  anche  in forma indiretta,  di  utili  e  avanzi  di  gestione,  comunque denominati, nonche’   fondi   e   riserve  in  favore  di  amministratori,  soci, partecipanti,  lavoratori o collaboratori), riconosce la possibilità di una remunerazione, da assoggettare a condizioni e limiti massimi, differenziabili anche in base alla forma giuridica adottata dall’impresa, in analogia con quanto disposto per le cooperative a mutualità prevalente, che assicurino in ogni caso la prevalente destinazione degli utili al conseguimento degli obiettivi sociali. Ciò costituisce un significativo richiamo alle cooperative a mutualità prevalente, la cui disciplina prevede, quali requisiti essenziali, la  “prevalenza di bilancio” e la “prevalenza statutaria”; tale richiamo ha, almeno in parte, smorzato le numerose critiche indirizzate all’originario testo, in cui la pura deroga al principio generale di non lucratività, tipico del terzo settore, aveva certamente indebolito le finalità sociali proprie di tali imprese.

    Il disegno di legge prevede poi espressamente che le cooperative sociali e i loro consorzi acquisiscano di diritto la qualifica di imprese sociali, senza richiedere – quindi – il rispetto di specifici requisiti: è di tutta evidenza come tale riconoscimento di diritto costituisca una significativa testimonianza del valore e del primato della forma giuridica di cooperativa sociale, certamente ritenuta la più adatta al perseguimento degli alti fini sociali, civici e solidaristici perseguiti dal legislatore.



  • Creare un ecosistema favorevole allo sviluppo di startup di tipo cooperativo.
    È questo l’obiettivo di Coopstartup, il progetto di Coopfond in collaborazione con Legacoop, nato nel maggio 2013.
    Sono 8 le startup lanciate in questi due anni e mezzo di attività, più di 1000 le persone coinvolte e 300 i progetti selezionati.

    Coopstartup, con il suo bagaglio di competenze e professionalità anche esterne al mondo di Legacoop, è riuscita a coopstartup 2015creare un percorso di sostegno per chi ha un’idea di impresa e vuole adottare la forma cooperativa.
    Dei risultati di Coopstartup e del futuro dell’innovazione cooperativa si è discusso ieri all’evento Coopstartup2015.
    Cooperatori, dirigenti cooperativi, esponenti del mondo accademico e del capital venture hanno dato vita ad un confronto interessante sul ruolo della cooperazione nell’universo innovativo.
    “La cooperazione non è una bella esperienza del passato, ma una risposta ai bisogni futuri della società” ha affermato con orgoglio Giancarlo Ferrari, direttore di Legacoop. Una frase che riassume al meglio lo spirito dell’evento e le potenzialità dell’impresa sociale.

    Sono quattro le tematiche affrontate nel corso di Coopstartup 2015: la finanza per le startup, la valutazione delle startup, incubazione ed accelerazione, comunicazione ed animazione territoriale.
    Tutte questioni fondamentali per un giovane cooperatore alle prese con lo sviluppo di un’idea che, per quanto possa essere innovativa, deve scontrasi con problemi di accesso al credito, fronteggiare le richieste del mercato, redarre un buon business plan ed effettuare una comunicazione efficace.
    relatori coopstartup 2015Ma l’aspetto più importante per avviare una startup di successo è la capacità di fare rete. Intessere relazioni con soci e potenziali investitori, dialogare con altri innovatori, chiedere una consulenza ad università, enti di ricerca ed organismi intermedi, valutare l’impatto del proprio prodotto/servizio confrontandosi con il consumatori sono elementi vitali per il proseguimento della propria attività d’impresa. L’80% delle startup del nostro Paese muore dopo il primo anno di vita proprio perché manca un ecosistema favorevole.
    Una burocrazia lenta e complessa, la mancanza di investimenti privati e soprattutto, come ha dichiarato Aldo Soldi, direttore generale di Coopfond, la “diffusione della cultura del fallimento“ portano il sistema dell’innovazione al collasso.

    Coopstartup mira a cambiare il contesto, sfruttando le potenzialità dello strumento cooperativo.
    Mutualità, democrazia economica, spirito collaborativo, capacità di fare rete e di rispondere alle esigenze delle comunità locali sono il valore aggiunto delle startup cooperative, ciò che le rende un veicolo di innovazione, quella sana e lontana anni luce dagli scandali giudiziari degli ultimi mesi.
    Quando parliamo di innovazione non ci riferiamo solo alla tecnologia, ma anche creazione di prodotti e servizi in grado di rispondere ad un lusetti coopstartupbisogno quotidiano della gente. Significa adottare nuovi strumenti di welfare, valorizzare il patrimonio culturale ed artistico di un territorio, creare prodotti ecosostenibili, agire per migliorare l’inclusione sociale di una comunità.
    Perchè “fare cooperazione non significa prendersi tutta la fetta della torta, ma condividerla” ha dichiarato Annamaria Ricci di Legacoop Puglia dal palco di Coopstartup.
    Un punto di vista condiviso e ribadito da Mauro Lusetti, presidente di Legacoop, che ha concluso l’evento.
    “Voi cooperatori” dice Lusetti “avete fatto una scelta, la condivisione dei patrimoni e dei valori vi deve accompagnare”.

    Essere cooperatori significa essere innovatori e questo comporta anche delle responsabilità, come quelle prese in carico dai lavoratori delle cosiddette workers buyout, una forma d’impresa di tipo cooperativo dove gli addetti di un’impresa fallita decidono di rinunciare al proprio Tfr per costituire una cooperativa e rimettere in piedi l’azienda.
    Un modello, questo, che rende orgoglioso il presidente Lusetti che lo definisce come “l’esempio di come la annibale d'elia coopstartupcooperazione possa vincere dove l’impresa capitalista ha fallito”.
    La responsabilità di essere cooperatori ed innovatori significa essere protagonisti di “un processo di cambiamento all’interno delle coop” dice Paolo Venturi di AICCON.
    Una responsabilità, infine, che si traduce nella condivisione di idee e di risorse con i propri soci e con l’intera società.
    “La domanda fondamentale non è chi colpire, ma cosa abbiamo noi da condividere” dice Annibale d’Elia di Bollenti Spiriti.
    E allora proprio da questo spirito di condivisione e di innovazione deve ripartire il mondo della cooperazione per rilanciare il proprio ruolo nell’economia e nella società italiana.


  • europa bce

    La Commissione europea sospende il giudizio sulla Legge di Stabilità 2016 e rinvia ogni decisione alla prossima primavera.
    Le indiscrezioni raccolte dai principali organi di informazione nella giornata di ieri sono state confermate in data odierna.
    Secondo la Commissione, la legge finanziaria che verrà discussa nei prossimi giorni in Parlamento rischia di deviare dal percorso di riduzione del deficit intrapreso dall’Italia negli ultimi anni.

    Nel mirino dell’Unione Europea ci sarebbe soprattutto l’abolizione dell’Imu e della Tasi, oltre alla richiesta di ulteriori margini di flessibilità.
    eurogruppoUna delle richieste dell’Italia più discusse è la cosiddetta “clausola rifugiati”, che attraverso un risparmio dello 0,2% del Pil consentirebbe al nostro Paese di investire questa cifra nel taglio immediato dell’Ires per le imprese.
    Il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha parlato dei temi legati alla Legge di Stabilità italiana nel corso di un’intervista a Il Sole 24 Ore.
    Dombrovskis spiega i motivi della decisione della Commissione di rinviare il giudizio sulla finanziaria: “Il deficit strutturale è atteso in aumento dall’1,0 all’1,5% del PIL. Anziché migliorare dello 0,1% del PIL come previsto, si prevede un peggioramento dello 0,5%. Il programma di stabilità italiano prevedeva in origine un disavanzo nominale dell’1,8% del PIL. Sarà invece del 2,3%. Nonostante abbia già ricevuto margini di flessibilità pari allo 0,4% del PIL, il governo italiano ha chiesto ulteriore spazio di manovra: 0,1% per le riforme strutturali, 0,3% per gli investimenti pubblici e 0,2% per la spesa a favore dei rifugiati”.

    La Commissione ha deciso di giudicare la manovra italiana valutando i risultati ottenuti nei primi mesi di azione. L’aumento degli investimenti proposto dal Governo dovrà impattare sulla crescita del Pil e sul mercato del lavoro.
    Qualora non dovessero verificarsi i risultati sperati, la Commissione potrebbe costringere l’Italia ad adottare un provvedimento di riduzione del deficit.
    In merito alla “clausola rifugiati”, invece, Dombrovskis ha ribadito che la decisione verrà presa in base ai costi sostenuti dall’Italia e quindi valutando se effettivamente le spese sono tali da giustificare un ulteriore margine di flessibilità.



  • 117 milioni di euro per i giovani di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia operanti nel Terzo Settore.
    L’iniziativa, portata avanti dal Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale, è stata presentata in questi giorni a Napoli di fronte al ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.
    Saranno 550 i progetti finanziati attraverso i fondi del Piano azione coesione – Giovani per il Mezzogiorno.

    I giovani coinvolti dovrebbero essere circa 35 mila, mentre le associazioni ed i comuni interessati sono rispettivamente 1511 e 438.
    stretta di manoParteciperanno enti del privato sociale impegnati in attività tese a promuovere l’inclusione sociale e l’interculturalità, la lotta al disagio e alla dispersione scolastica, la valorizzazione di beni pubblici, anche confiscati alla mafia, e la loro restituzione alla collettività in un’ottica di promozione della cittadinanza e della legalità.
    Tra gli ospiti dell’evento ci sono anche l’Arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, la presidente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo Silvia Costa, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, il sindaco di Bari Antonio Decaro, l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, il presidente dello Svimez Adriano Giannola e Maria Ludovica Agrò, direttore generale dell’Agenzia per la Coesione Territoriale.
    L’intento dell’iniziativa è aumentare la coesione sociale nel Mezzogiorno, soprattutto nelle aree periferiche dove la criminalità organizzata attua un controllo capillare del territorio.
    Il Terzo Settore può rappresentare uno strumento alternativo ed efficiente di gestione della comunità locale, in quanto in grado di interpretare al meglio i bisogni della società civile. Il coinvolgimento dei giovani va nella direzione della diminuzione del tasso di disoccupazione e dell’implementazione dell’auto-imprenditorialità.



  • Inizia oggi la quarta assemblea nazionale dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, che unisce le cooperative ed in consorzi agricoli aderenti a Legacoop, Confcooperative e Agci.
    L’incontro si terrà a Roma, presso lo Sheraton Parco dei Medici, e sarà un’occasione di confronto e di proposta attiva in un momento molto delicato per l’intero settore, con comparti come il lattiero caseario e lo zootecnico che stanno attraversando una fase di crisi profonda che interessa anche le piccole e medie cooperative.

    La giornata odierna sarà dedicata all’assemblea generale e alle riunioni dei singoli comparti.
    logo alleanzaVerrà tratto un bilancio dell’attività svolta dalle coop aderenti, con un occhio rivolto al futuro dell’agroalimentare italiano viste le opportunità di sviluppo offerte dall’”effetto Expo” e dagli sgravi fiscali per il settore agricolo inseriti nella Legge di Stabilità.
    Proprio i temi inerenti alla nuova finanziaria saranno il cardine del secondo giorno di assemblea nazionale. Il 18 novembre alle ore 10:00 saranno ospiti, infatti, della tavola rotonda organizzata dall’Alleanza anche il Ministro delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali, Maurizio Martina, ed il vice ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.
    I rappresentanti degli organismi intermedi e delle istituzioni si confronteranno sulle scelte del Governo nel settore agricolo, ponendo l’accento in particolare sulla Legge di stabilità, la politica agricola del futuro, l’agroalimentare dopo l’Expo, la crescita dell’export, la sostenibilita’ e il consumo consapevole.
    Ci sarà anche un focus sulla crisi del latte, questione che ha visto il ministro Martina spendersi in prima persona in difesa dei produttori lattiero caseari nella loro lotta per un giusto prezzo e per il rispetto dei contratti di vendita.

     



  • Il Ministero dello Sviluppo Economico ha fatto chiarezza in merito al possesso dei requisiti alternativi da parte delle startup (spese di ricerca, presenza di personale qualificato e diritti di privativa).
    Attraverso due pareri pubblicati il 29 ottobre ed il 3 novembre, il Mise ha specificato come questi requisiti possono subentrare anche dopo l’iscrizione al Registro delle Imprese.

    Sarà, però, necessario dimostrare la presenza continuativa di almeno uno dei suddetti requisiti alternativi, oltre a quelli definiti obbligatori.
    Logo_MISEUna startup potrà, ad esempio, assumere in un secondo momento personale qualificato (deve corrispondere ad un terzo della forza lavoro), ovvero persone che stanno svolgendo o che hanno svolto un dottorato di ricerca o che possiedono una laurea e abbiano almeno tre anni di esperienza in un centro di ricerca.
    In questo modo il legislatore ha deciso di applicare una maggiore flessibilità in tema di startup ed innovazione seguendo la linea tracciata dall’Investment compact.
    Il decreto ha allargato la platea di imprese che possono usufruire delle agevolazioni, aumentando, ad esempio, da 48 mesi a 60 il limite temporale entro il quale un’azienda può essere considerata startup.
    È stato esteso, inoltre, da 4 a 5 anni il periodo in cui le startup sono esentate dal pagamento dei diritti annuali alle Camere di Commercio, dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per l’iscrizione nel registro speciale delle imprese.



  • Gli attentati di Parigi hanno mostrato ancora una volta come i social, in momenti drammatici come questo, possano essere uno strumento di divulgazione delle notizie in tempo reale.
    Ma la forza di Facebook, Twitter, YouTube e Instagram sta anche nella capacità di creare reti di solidarietà, rispondendo a pieno alla loro funzione di comunità virtuali.

    Sono decine le iniziative sorte in seguito alle tristi vicende di Parigi. La notte del 13 novembre i cittadini parigini residenti nelle zone vicine ai luoghi degli attentati hanno lanciato l’hashtag #PorteOuverte, aprendo le porte della propria abitazione alle persone che si trovavano in zona durante gli atti terroristici.
    Attraverso Twitter, dunque, decine di persone presenti allo Stade de France o al Bataclan hanno trovato ospitalità presso altri cittadini francesi.

    porteouverte

    Anche Facebook è venuto in soccorso alle persone che si trovavano nella zona degli attentati, attivando la funzione “Safety Check“. Gli utenti localizzati nella parte est della città di Parigi hanno ricevuto una notifica nella quale gli veniva chiesta la propria condizione di salute, consentendo loro di comunicare con i propri amici.
    Questa funzione, come ha spiegato Zuckerberg successivamente, era stata fin qui utilizzata solamente per le calamità naturali; venerdì per la prima volta Facebook ha scelto di adottarla anche per eventi di altra natura.

    facebook safety

    Sono state, invece, milioni le interazioni agli hashtag #PrayForParis, #Paris e #ParisUnderAttack, mentre è stato bloccato l’hashtag arabo “Parigi in fiamme”, utilizzato dall’Isis per celebrare quanto stava accadendo.
    La solidarietà, i bei gesti e la cronaca attraverso i social è proseguita nei giorni successivi agli attentati; uno dei post maggiormente condivisi su Facebook è quello di Isobel Bowdery, ragazza sudafricana sopravvissuta alla strage all’interno del Bataclan.
    La giovane ha raccontato la sua terrificante esperienza con parole che hanno commosso il mondo interno e sono state condivise da migliaia di utenti.

    you never think it will happen to you. It was just a friday night at a rock show. the atmosphere was so happy and... Posted by Isobel Bowdery on Sabato 14 novembre 2015
    Facebook, inoltre, ha dato a tutti gli utenti la possibilità di personalizzare la propria immagine del profilo con i colori della bandiera nazionale francese, come lo stesso Zuckerberg ha fatto. La bacheca del celebre social è diventata così un tripudio dei colori blu, bianco e rosso. zuckerberg Attraverso Twitter, ieri pomeriggio, si sono diffusi momenti di panico quando nel corso della manifestazione in onore delle vittime a Place de Republique si sono sentiti degli spari che hanno fatto immediatamente scappare le persone presenti all'evento di commemorazione. In seguito la polizia ha precisato si trattasse di un semplice scoppio di petardi. https://www.youtube.com/watch?v=sq9vpgaBgzY Una delle immagini più diffuse sui social è stata, infine, quella della Torre Eiffel disegnata all'interno del noto simbolo della pace. Una raffigurazione ripresa anche dal Miur per comunicare il minuto di silenzio che si è svolto oggi in tutte le scuole ed in tutte le università italiane. parigi minuto di silenzio