• Laurearsi a 28 anni prendendo 110 e lode? Non serve a niente, meglio prendere 97 a 21 anni.
    Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, esprime un concetto molto forte, discusso e discutibile nel corso della convention di apertura di «Job&Orienta», la 25esima mostra del convegno nazionale dell’orientamento, scuola, formazione, lavoro.

    «Se si gira in tondo per prendere mezzo voto in più – ha affermato Poletti – si butta via del tempo che vale molto, molto di più di quel mezzo voto. Noi in Italia abbiamo in testa il voto, ma non serve a niente».
    polettiSecondo il ministro del Lavoro nel nostro Paese c’è un’attenzione eccessiva al voto, un aspetto che porta molti studenti a rinviare il conseguimento della laurea ed entrare così tardi nel mondo del lavoro.
    Il tempo rappresenta un elemento essenziale per accumulare esperienze e conoscenze che non siano esclusivamente teoriche e competere al meglio con i giovani provenienti da altre nazioni.
    L’opinione espressa dal ministro Poletti è sicuramente condivisibile, ma probabilmente andrebbe ribaltata la questione. Siamo sicuri che terminare gli studi prima, anche con delle votazioni inferiori al 110 e lode, aiuti i ragazzi appena laureati ad essere maggiormente competitivi?
    Perché se è vero che negli altri paesi europei i percorsi di studio liceali ed universitari durano di meno, è anche vero che esiste un mercato del lavoro pronto ad accogliere un giovane diplomato o laureato.
    L’Italia, al contrario, presenta un sistema meno dinamico, con una flessibilità, adesso, più accentuata all’interno del rapporto di lavoro, ma con una rigidità di sistema ancora troppo marcata.
    In altri termini, i vincoli contrattuali sono più facili da sciogliere, ma una volta terminato il rapporto di lavoro i giovani hanno enormi difficoltà a rimanere all’interno del circuito lavorativo.
    Un mercato del lavoro, inoltre, che non premia o non premia abbastanza il merito siamo sicuri sia realmente equo? Un discorso a parte andrebbe fatto, inoltre, per le scuole e le università, il cui distacco dalla realtà lavorativa in termini di competenze e conoscenze è diventato ormai abissale: l’incentivazione dei percorsi di alternanza scuola-lavoro (in parte attuati nel decreto “La buona scuola”) appare più urgente che mai.
    L’eccessiva attenzione al voto può essere valutata, in via definitiva, come un sintomo della patologia e non come la patologia in sé.



  • La guerra del latte è finalmente giunta al termine? Nella giornata odierna è stato raggiunto un accordo tra le organizzazioni dei produttori agricoli, i rappresentanti dell’industria, le cooperative e la Gdo sul prezzo del latte.
    In tutto verranno pagati per i prossimi tre mesi circa 3 centesimi in più al litro (2,1 dall’industria e 1 dal Governo attraverso i fondi europei), ponendo fine ad una querelle che ha causato in questi giorni numerosi momenti di tensione ed un blocco del settore preoccupante per tutti gli attori coinvolti.

    Fondamentale è stata l’azione di mediazione del ministro Martina. Il Ministero delle Politiche Agricole, Ambientali e Forestali è riuscito a far sedere le parti attorno ad un tavolo, dopo la rottura del 12 novembre, quando la componente agricola si era rifiutata di contrattare giudicando inadeguata la proposta di aumento di 1 centesimo al litro del prezzo del latte.
    latte accordoDa 34 centesimi si passerà, adesso, ad un pagamento di 37 centesimi e soprattutto verrà abolita l’indicizzazione dei prezzi della Germania, dove il latte costa 29 centesimi al litro, che portava inevitabilmente ad un deprezzamento del prodotto italiano.
    L’accordo prevede nuovi meccanismi di indicizzazione che tengono conto del maggiore costo della materia prima nel nostro paese e la previsione di contratti standard difficilmente eludibili.
    A favore dei produttori c’è anche un corposo investimento da parte del Governo, che ha dirottato verso il comparto 26 milioni di euro di fondi europei per i mesi di dicembre, gennaio e febbraio, risorse che contribuiranno a far crescere il prezzo del latte di un centesimo.
    Ma il problema del prezzo è solo una delle tante questioni che deve fronteggiare il lattiero caseario. C’è anche, ad esempio, quella relativa all’importazione di materia prima proveniente dall’estero.

    Per aumentare la riconoscibilità del prodotto italiano, la Gdo si impegnerà ad effettuare azioni di valorizzazione e di promozione del latte e dei formaggi italiani.
    Soddisfatto il ministro Martina: “Sono strumenti che si attendevano da anni e che ora dobbiamo mettere in moto subito. Il nostro impegno va avanti consapevoli che stiamo parlando di un settore strategico non solo per la filiera agroalimentare, ma per l’economia italiana”.
    Anche il presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri, valuta in maniera positiva l’accordo trovato e rilancia in vista delle prossime sfide che attendono l’intero comparto: “Per quanto ci riguarda – ha dichiarato Mercuri – la cooperazione ha rappresentato in questo periodo un riparo vitale per i quasi 28mila soci, con le 700 cooperative che hanno potuto pagare un prezzo sempre superiore a quello del mercato. Per questo motivo sarà sempre più importante intraprendere percorsi di aggregazione in sintonia con logiche di filiera integrate, ed è anche questo che ci impegneremo a promuovere nei prossimi tavoli”.
    Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, parla di un “accordo ponte” che supera le contrapposizioni di questi mesi e che servirà a “lavorare tutti assieme per sviluppare rapporti di filiera efficaci, definire un accordo stabile e valorizzare il latte italiano”.
    “È una boccata di ossigeno alle imprese che si trovano in un grave momento di difficoltà
     – ha dichiarato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo – ma la battaglia della coldiretti continua nelle sedi istituzionali per arrivare al più presto alla corretta identificazione dei prodotti che usano latte italiano con l’indicazione in etichetta, che impedisca di spacciare come made in italy il prodotto importato



  • Il Green Med Forum, è un evento della durata di tre giorni organizzato da Confcooperative Sardegna, nel quale verrà analizzato il tema dell’internazionalizzazione delle cooperative agricole sarde.
    Sarà un momento di incontro con le istituzioni regionali e soprattutto di confronto con numerosi buyers ed importatori provenienti da Germania, Regno Unito, Canada, Russia, Corea del Sud, Emirati Arabi, Spagna, Polonia, Austria e Danimarca.

    La prima parte dell’evento si è svolta oggi con gli interventi istituzionali di Francesco Pigliaru, presidente della Regione Sardegna, Elisabetta Falschi, assessore regionale all’agricoltura, Maria Grazia Piras, assessore regionale all’Industria e Paolo De Castro commissario europeo dell’agricoltura.
    formaggioPer affrontare la sfida dell’internazionalizzazione le cooperative agricole devono necessariamente fare sistema, sfruttando un complesso di norme favorevoli e portando avanti marchi di tipo territoriale.
    Il nanismo aziendale, tipico anche dall’universo cooperativo, ha ostacolato lo sviluppo della cooperazione agricola nei mercati esteri e ha portato numerose aziende sull’orlo del fallimento per via della crisi della domanda interna.
    Eventi come Green Med servono per rafforzare la collaborazione con le istituzioni e ribadire il ruolo della cooperazione nell’agroalimentare regionale e nazionale.
    La tre giorni organizzata da Confcooperative proseguirà domani con una serie di incontri business to business con buyers ed importatori internazionali.
    Le coop e le aziende sarde avranno l’opportunità di discutere di eventuali opportunità commerciali con operatori esteri, ricavando anche informazioni utili sul contesto nel quale andranno ad investire.
    I buyers e gli importatori presenti avranno anche l’opportunità di visitare direttamente le aziende agroalimentari, testando in prima persona i metodi di lavoro e l’autenticità dei prodotti Made in Italy di stampo cooperativo.



  • Gianpiero Calzolari, coordinatore del settore lattiero caseario dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, nonchè presidente di Granarolo Italia, ha parlato del futuro del comparto in occasione della IV Assemblea Nazionale dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari.
    Le frizioni di questi giorni tra industriali e produttori agricoli ha reso ancora più grave la crisi di un settore che deve fare i conti con la scarsa remuneratività dei prezzi e con la presenza massiccia di latte di provenienza estera sui nostri scaffali.

    La cooperazione rappresenta una parte essenziale del comparto con 27.550 allevamenti (pari al 68% del totale in Italia) e circa 700 imprese cooperative che raccolgono il 70% della materia prima nazionale (quasi 7 milioni di tonnellate di latte).
    latte italiaLe coop contribuiscono al sistema lattiero-caseario nazionale con un valore economico di circa 7 miliardi di euro (export all’11%), che corrisponde al 45% del fatturato complessivo della filiera.
    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative ha lanciato una proposta per la creazione di un Organismo interprofessionale del latte, con a capo dirigenti cooperativi.
    Secondo Calzolari la costituzione dell’Oi è un provvedimento fondamentale per ristrutturare un mercato, quello italiano, che si presenta saturo e con scarse prospettive in termini di consumi.
    Non basta, però, guardare al contesto nazionale, ci sono alcuni mercati emergenti che rappresentano già adesso opportunità commerciali enormi per le aziende agricole italiane: “L’export crescerà nel prossimo medio e lungo periodo – dichiara Calzolari – grazie alla domanda europea ma soprattutto a quella dei Paesi emergenti, come Cina, Corea del Sud, Indonesia, Nord Africa e Sud America, particolarmente attratta dai nostri formaggi Dop. Per questo la cooperazione si concentrerà anche sulle relazioni con questa domanda dinamica del nostro lattiero-caseario, a fronte di un mercato interno saturo, dove è urgente l’adozione di provvedimenti. Come la costituzione di un’organizzazione interprofessionale tra produzione e distribuzione che dovrà necessariamente passare dalla cooperazione, cui viene conferito circa il 70% del latte prodotto nel nostro Paese”
    Un altro progetto in cantiere riguarda l’istituzione di un marchio 100% italiano con il latte prodotto dai soggetti aderente all’OI, che permetterebbe così ai consumatori di conoscere il prodotto made in Italy: “Sarà importante trovare – conclude Calzolari – delle forme di riconoscibilità del prodotto italiano e uscire dalle logiche del sottocosto, che non incentiva i consumi ma mette in seria difficoltà le imprese produttrici e di trasformazione”.


  • fondazione con il sud

    La Fondazione Con Il Sud ha indetto un bando rivolto alle organizzazioni non profit di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia, con l’obiettivo di incentivare il volontariato al Sud Italia.
    Vengono messi a disposizione in tutto 2 milioni di euro di risorse private per progetti che contribuiranno a colmare il gap tra Nord e Sud in termini di partecipazione alle attività di volontariato.

    Come riporta la Fondazione Con Il Sud, infatti, a livello territoriale, nel Nord – Est si fondazione con il sudregistra il tasso di volontariato più elevato del nostro Paese (16%), seguono Nord – Ovest (13,9%) e Centro (13,4%). Al Sud esiste un livello di partecipazione sensibilmente più bassi (8,6%), addirittura dimezzati rispetto a quelli del Nord-Est.
    C’è, dunque, un divario rilevante tra Nord e Sud che il bando promosso intende colmare, investendo ingenti risorse in progetti che valorizzano il bene comune e l’innovazione.
    L’avviso si divide in due fasi: fino al 12 febbraio le organizzazioni non profit possono presentare on line sul sito di Fondazione Con Il Sud progetti che riguardano ambiti come l’accoglienza degli immigrati, assistenza legale a categorie svantaggiate, assistenza ospedaliera (supporto malati oncologici, animazione in reparto, servizi alla persona, ecc.), contrasto delle dipendenze (alcol, droga, ludopatie, ecc.), emergenze (rifiuti, caldo, freddo, sangue, incendi, ecc.), accompagnamento turistico, mobilità sostenibile (pedibus, ciclofficine, bike sharing, ecc.), riqualificazione degli spazi (orti urbani o sociali, pulizia di spazi comuni, ecc.), sicurezza stradale, sistemazione di archivi storici, tutela ambientale, assistenza e inserimento sociale di soggetti svantaggiati (anziani, disabili, detenuti, ecc.), sorveglianza di scuole, giardini comunali, beni comuni e luoghi di pubblico interesse (nonni vigili, volontariato di quartiere, ecc.).

    La Fondazione Con Il Sud procederà, dunque, alla selezione delle idee migliori in base alla sostenibilità e alla capacità di realizzare i progetti proposti. Si passerà, dunque, ad una fase esecutiva delle iniziative, sviluppando in maniera più dettagliata le azioni proposte online.
    La Fondazione specifica che all’interno del progetto deve essere sviluppata una partnership con almeno tre soggetti: oltre al mondo del volontariato e del non profit possono essere coinvolti università, centri di ricerca, imprese ed istituzioni.



  • La cooperazione è il modello d’impresa migliore per realizzare i nuovi esperimenti di sharing economy.
    É questo il risultato di una ricerca sulla Nuova Economica Comunitaria (NEC), realizzata da Enzo Risso (SWG) e presentata ieri a Legalab, l’evento sull’economia collaborativa organizzato da Legacoop e svoltosi a Bari.

    La società italiana sente l’esigenza di riscoprire antichi legami comunitari, condividendo conoscenze e risorse, sperimentando forme d’impresa che valorizzano la collaborazione.
    Il nuovo spirito collaborativo nasce innanzitutto dalla crisi economica, che ha portato all’arretramento del modello d’azienda capitalista.
    sharing economyDalla ricerca sulla NEC emerge che una buona percentuale di intervistati (il 46%) ritiene che il modello capitalistico sia entrato profondamente in crisi; una fase di degenerazione che può portare all’emersione di nuove forme giuridiche come quella cooperativa.
    Negli ultimi anni hanno avuto una diffusione mondiale gli esperimenti di car sharing, bike sharing e house sharing: la sharing economy è diventato un modello economico in grado di generare risorse e servizi incentrando il business sulla riscoperta dei valori comunitari.
    Risparmio delle risorse, rispetto dell’ambiente, sentimento di partecipazione e condivisione, sono tutti elementi cardine dell’economia collaborativa.
    Ma qual è la forma giuridica migliore per sviluppare la sharing economy? Il 61% degli intervistati ritiene che siano le cooperative gli strumenti più adeguati, perché realizzano una condivisione delle risorse effettiva e non solo apparente, come accade, invece, per le grandi multinazionali dello sharing.
    Nella percezione degli italiani la cooperazione è e deve essere un modello aziendale pulito. Non è un caso che l’81% crede che siano ancora più gravi gli episodi di corruzione nelle cooperative rispetto agli altri tipi di impresa.
    Le coop vengono percepite come delle organizzazioni in grado di esprimere il talento dei giovani (58%) e di dare delle possibilità di emergere a chi non ce la fa (57%).
    Il futuro della sharing economy secondo gli italiani, dunque, passa necessariamente dalla cooperazione.



  • Il 26 ed il 27 novembre si svolgerà a Cascina Triulza l’ottava edizione della Bitac, la Borsa italiana del turismo associativo e cooperativo.
    Quello che fino a qualche giorno fa è stato il padiglione della società civile, riprenderà domani la sua attività con un altro evento che vede come protagonisti il mondo della cooperazione e del Terzo Settore.

    Bitac è un’iniziativa promossa dall’Alleanza delle Cooperative Turismo con l’intento di promuovere il turismo di tipo cooperativo. Veicola, in particolare, un modello turistico attento alle esigenze ambientali e alla valorizzazione dell’esperienza naturalistica e culturale.
    bitacBitac è aperto ad imprese che presentano forme giuridiche diverse da quella cooperativa come specifica lo stesso Andrea Ferraris, presidente di Alleanza Cooperative Italiane Turismo: «Con la Bitac intendiamo valorizzare il turismo cooperativo in tutte le sue componenti. Ci interessano i temi e le politiche della cooperazione, non ci fermiamo alle forme giuridiche: è per questo che da alcuni anni abbiamo aperto la Bitac anche alle altre imprese. Dalla Bitac ci aspettiamo un proficuo confronto con le istituzioni, opportunità per le nostre imprese, idee e nuovi progetti da sviluppare».
    La manifestazione inizierà domani mattina con la tavola rotonda “Le politiche turistiche alla luce delle nuove tendenze di mercato: esperienze e visioni a confronto”, che vedrà tra i relatori Mauro Parolini, assessore regionale al Turismo in Lombardia e Giovanni Berrino, assessore al Turismo della Regione Liguria.
    Ci saranno poi tre workshop tematici sulle seguenti questioni:

    • turismo e cultura, con il giornalista Marco Berchi;
    • le pratiche di sostenibilità con l’Associazione italiana di turismo responsabile, Ferrovie dello Stato, Pin Prato – Università di Firenze e l’associazione Dynamo Camp;
    • la comunicazione e promozione attraverso i social media, con l’esperta Roberta Milano.

    Nella giornata di venerdì 27 novembre, invece, Bitac proporrà degli incontri tra gli operatori del settore per elaborare nuove proposte e soprattutto creare forme di collaborazione e di contaminazione tra le imprese turistiche presenti.


  • latte granarolo

    L’Alleanza delle Cooperative agroalimentari lancia una proposta ambiziosa per regolare in futuro i conflitti tra l’industria ed organizzazioni agricole del latte.
    L’idea del mondo della cooperazione è quella di istituire un organismo interprofessionale (Oi) del settore lattiero caseario che riunisce tutte le componenti della filiera.
    Sarebbe la stessa Alleanza delle Cooperative a guidare il nuovo organismo, possedendone tutti i requisiti.

    Secondo quanto stabilito dal decreto legge 51/2015 per istituire un organismo interprofessionale è necessario avere il 25% di rappresentatività del settore, latte_fresco_criterio che la cooperazione soddisfa pienamente potendo contare sul 58% della produzione e sul 70% della trasformazione.
    L’Alleanza delle Cooperative sta ultimando il progetto che presto finirà sul tavolo del Ministero delle Politiche Agricole, Ambientale e Forestali.
    In un momento storico di grande conflittualità tra mondo agricolo ed industriale, è quanto mai necessario un ente che faccia da tramite tra queste due realtà cercando di conciliare le due posizioni.
    L’associazione di rappresentanza delle coop agricole sembra incarnare tutte le caratteristiche per svolgere questo ruolo. Come dichiarato dal presidente dell’Alleanza Giorgio Mercuri ad Italia Oggi, non è ancora chiaro se questo organismo dovrà essere formato dagli organismi di rappresentanza o da quelli economici.
    In entrambi i casi la cooperazione è pronta a prendere le redini dell’Oi.

    Sarebbero molteplici e rilevanti le funzioni in capo al nuovo organismo. Innanzitutto c’è quella di stabilire il prezzo del latte, una questione che ha portato in questi giorni ad una durissima battaglia tra produttori ed industriali, culminata con il blocco dello stabilimento di Lactalis.
    L’organismo interprofessionale avrebbe il compito di porre anche le regole di produzione, cercare nuovi approdi per il latte italiano oltre a promuoverlo all’interno del mercato nostrano.
    Ma l’aspetto più importante, per il quale l’Alleanza delle Cooperative si sta battendo da mesi, è l’istituzione del marchio 100% italiano.
    Il fenomeno dell’importazione del latte è in continua ascesa, come testimoniato dagli ultimi dati diffusi da Coldiretti, che parlano di una percentuale di latte proveniente dall’estero vicina al 50%.
    L’idea è quella di costituire un marchio 100% italiano gestito dall’Oi, con un latte prodotto e commercializzato solamente dalle organizzazioni appartenenti all’organizzazione interprofessionale.



  • Nel nuovo pacchetto cultura annunciato ieri dal premier Matteo Renzi c’è anche l’istituzione del 2 per mille destinato alla cultura con la possibilità di inserire un destinatario specifico.
    La novità è profonda ed interesserà le centinaia di associazioni culturali presenti in Italia.

    Nello schema precedente, il contribuente poteva sì decidere di dirottare il proprio 5 per mille verso la cultura, ma a differenza di altri settori, non esisteva la possibilità di specificare il destinatario.
    pacchetto culturaLe risorse venivano destinate in maniera generica al Ministero delle Attività e dei Beni Culturali, somme che venivano poi ripartite tra le varie organizzazioni culturali che si candidavano per riceverle.
    Con il pacchetto cultura, innanzitutto, non si parla più di 5 per mille, ma di 2 per mille così come avviene, ad esempio, per i partiti politici. All’atto della presentazione della dichiarazione dei redditi i contribuenti potranno così decidere di destinare il 2 per mille dell’Irpef non solo ai partiti politici, ma anche ad associazioni culturali specifiche inserendo il codice fiscale del beneficiario.
    Si tratta di una novità rilevante che rientra all’interno di una serie di misure per valorizzare il patrimonio culturale ed artistico del nostro Paese.
    Il Primo Ministro Matteo Renzi ha annunciato investimenti in cultura per un miliardo di euro ai quali si aggiungeranno, per l’appunto, gli eventuali contributi privati.
    Uno degli interventi più reclamizzati è l’assegnazione di un bonus di 500 euro per coloro che compieranno 18 anni l’anno prossimo, che potrà essere utilizzato esclusivamente nei musei, nei teatri o nelle librerie e per lo svolgimento di qualsiasi attività di tipo culturale.



  • Il 19 dicembre, alle ore 15:00, si terrà la Festa della Ripartenza di Goel Bio dopo l’attentato subito lo scorso 31 ottobre dall’azienda agrituristica biologica A Lanterna.
    La cooperativa calabrese, vittima di ben sette intimidazioni di stampo mafioso negli ultimi sette anni, ha deciso di rinnovare il proprio impegno a difesa della legalità e dopo pochi giorni dall’attentato è riuscita a ricostruire quanto era stato distrutto quella sera di fine ottobre.

    Merito del supporto economico e non solo della società civile calabrese e meridionale. Attraverso la campagna di raccolta fondi #ripartiamo, Goel Bio è riuscita a ripristinare in breve tempo l’attività dell’agriturismo A Lanterna e vuole celebrare quello che è a tutti gli effetti il riscatto della legalità.
    goel bioLo farà con una vera e propria festa: “Coloro che disprezzano la dignità della terra di Calabria con il fuoco e la distruzione – riporta un comunicato di Goel – volevano le donne e gli uomini di GOEL tristi e affranti: la risposta è invece “la Festa” di una comunità che risorge e vuol tenere la testa alta!”.
    Nel corso della giornata saranno presenti personalità, istutizioni civili e religiose regionali e nazionali, in un ricco programma di musica, arte, teatro popolare, degustazione di prodotti biologici e ricette tipiche che accompagnerà l’inaugurazione del capannone ristrutturato e del nuovo trattore.
    Goel Bio è una cooperativa appartenente al gruppo Goel che da anni svolge un’attività di supporto per i produttori agricoli della Locride e della Piana di Goia Tauro che si rifiutano di aderire alle logiche della ‘ndrangheta. Applica il giusto prezzo nella vendita delle arance e degli altri prodotti agricoli e combatte il caporalato veicolando la corretta regolamentazione dei contratti di lavoro.
    La rapida risposta a chi ha voluto distruggere l’attività dell’azienda rappresenta certamente un bel segnale per chi opera in un territorio difficile come la Calabria e deve combattere con il controllo pervasivo del territorio da parte della criminalità organizzata.



  • Sono state pubblicate le graduatorie provvisorie dei progetti ammessi al Servizio Civile Nazionale in attuazione del programma Garanzia Giovani.
    Le suddette graduatorie si riferiscono in particolare alle regioni Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia e Umbria.

    Per quanto riguarda, invece, la Puglia, il Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionale comunica che viene pubblicato l’elenco dei vincitori, tenendo conto che il numero dei  volontari richiesti con i progetti presentati è inferiore al numero dei posti indicato nella comunicazione pubblicata sul sito del Dipartimento in data 3 giugno 2015.
    Per la regione Umbria, invece, le risorse disponibili consentono l’avvio di tutti i progetti inseriti nella graduatoria.
    I progetti non presenti sono stati dichiarati non idonei e riceveranno tramite PEC il provvedimento che ha portato all’esclusione. Il servizio civileDipartimento informa, inoltre, che è possibile effettuare delle valutazioni in merito ai punteggi attribuiti ai progetti vincitori entro le ore 14:00 del 4 dicembre 2015.
    È, infine, possibile presentare ricorso al Tar o in via straordinaria al Capo di Stato.
    Il programma Garanzia Giovani ha permesso di tornare ad investire in attività che promuovono l’inclusione e l’assistenza sociale come il Servizio Civile. Sono migliaia i giovani che attraverso Garanzia Giovani hanno partecipato ai progetti di organizzazioni non profit, associazioni e cooperative sociali.
    Il mondo della cooperazione mette a disposizione delle imprese e dei lavoratori il portale Coop4Job, il sistema di Confcooperative che fa da tramite tra domanda ed offerta di lavoro promuovendo l’occupazione e l’auto-impiego giovanile.



  • Oggi, 25 novembre, è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999.
    La data scelta ricorda il 25 novembre del 1960, quando le tre sorelle Mirabal, accusate di tramare contro il regime del dittatore Trujillo, furono brutalmente assassinate.

    La comunità internazionale ha deciso da qualche anno ormai di promuovere azioni di sensibilizzazione per la parità di genere e contro la violenza sulle donne.
    Nell’ultimo decennio è aumentata certamente la sensibilità nei confronti delle questioni di genere, con l’approvazione anche di numerose leggi sulla parità dei sessi.
    violenza contro le donneCome riporta l’Onu sono 119 i Paesi che hanno approvato leggi sulla violenza domestica e 125 sul ‘sexual harrassment’ (le molestie a sfondo sessuale).
    L’Italia ha inserito nel proprio ordinamento la Legge n. 119 del 15 ottobre 2013  sulla violenza contro le donne, la legge sullo stalking e la ratifica della Convenzione di Istanbul sulla lotta e la prevenzione agli atti di violenza, specie quelli che avvengono tra le mura domestiche.
    Nonostante sia aumentato il numero di norme per tutelare questo tipo di situazioni, sono ancora poche le donne che denunciano gli abusi, soprattutto quelli di tipo domestico.
    Come sottolineato dal rapporto Onu, in tutto il mondo il 35% delle donne ha subito una violenza fisica o sessuale ed i due terzi delle vittime di omicidi in ambito domestico sono donne.
    In Italia la situazione non è migliore: secondo l’Istat sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito nel corso della propria vita una violenza fisica o sessuale, corrispondenti al 31,5% del genere femminile tra i 16 e i 70 anni, quasi una su tre, e solo il 12% ha denunciato questo tipo di atti.

    Il problema, dunque, non è solo di tipo giuridico, ma soprattutto culturale. Non è un caso che il tasso di disoccupazione sia più alto tra le donne, con una retribuzione che va dal 70% al 90% di quella degli uomini; il genere femminile, inoltre, ha enormi difficoltà ad arrivare nei ruoli apicali delle istituzioni, delle aziende e delle pubbliche amministrazioni.
    Il problema della violenza e della subordinazione della donna ha, dunque, delle ripercussioni inevitabili nell’ambito lavorativo.
    Solo attraverso una più accurata campagna di informazione, che parta dalle scuole primarie e finisca con le università ed i luoghi di lavoro, si può estirpare una convinzione culturale che limita di fatto lo sviluppo economico e sociale della comunità internazionale.