• Fare rete ed abbattere le barriere burocratiche e cognitive che impediscono alle associazioni di portare avanti i propri progetti innovativi.
    Sono questi gli obiettivi di Rete Innovazione Sud, il progetto ideato dall’Associazione Reboot, che vedrà la sua prima tappa sabato 5 dicembre a Cosenza, presso la Villa Rendano della Fondazione Giuliani.

    Potranno partecipare all’evento tutte le associazioni ed i gruppi informali che si occupano di innovazione sociale e tecnologica.
    Sarà un importante momento di formazione sulla gestione di un’associazione e sulle modalità di partecipazione ai bandi. Rete Innovazione Sud è un rete innovazione sudappuntamento molto utile soprattutto per i gruppi che stanno muovendo i primi passi o per chi ha difficoltà a svilupparsi.
    Il contesto meridionale si rivela particolarmente difficile per i soggetti che vogliono fare innovazione. Problemi di tipo burocratico, di finanziamento ed una scarsa conoscenza delle opportunità fornite dai bandi limita le possibilità innovative degli attori in questione.
    Non è casuale, allora,  che la scelta del tema della prima tappa di Rete Innovazione Sud sia ricaduta sulla Capacity building.
    “Reputiamo fondamentale che i responsabili delle associazioni riescano a sviluppare al meglio molte soft skills per la gestione delle associazioni” ha dichiarato Angelo Marra, presidente dell’associazione Reboot, a proposito dell’idea di incentrare il primo incontro sulla Capacity building.
    I membri delle associazioni devono essere in grado di abbattere le barriere costruite dalle istituzioni e dalla società stessa, sviluppando al contrario competenze ed abilità innovative in grado di far crescere il contesto nel quale operano.

    Rete Innovazione Sud nasce proprio da e per gli innovatori. Marra ci spiega nel dettaglio qual è la genesi del progetto ed i suoi obiettivi «L’idea nasce analizzando due bisogni comuni che le associazioni normalmente evidenziano. Il primo è quello di fare rete tra di loro, il secondo quello di capire meglio come funziona la “burocrazia” per le associazioni. Gli obiettivi del progetto Rete Innovazione Sud quindi sono stati: a) creare un momento di incontro tra tutte le associazioni che si occupano di innovazione, sociale o tecnologica nelle regioni del Sud Italia b) proporre della formazione a tutti i soci delle associazioni sui temi utili per la gestione e lo sviluppo dell’associazione stessa».
    Rete Innovazione Sud proseguirà nei prossimi mesi il proprio cammino attraverso la società civile meridionale, proponendo altre iniziative ed incontri di formazione sulle tematiche che più interessano i gruppi innovativi «Dai risultati dei contributi dei partecipanti nella giornata di sabato – conclude Angelo Marra – definiremo i temi da trattare nella prossima tappa, che probabilmente terremo in una regione diversa, per permettere di partecipare anche ad altre realtà, che in questa prima tappa non sono riusciti ad essere presenti per motivi logistici». 



  • Il rapporto Ocse Pensions at a Glance 2015 ha rivelato le distorsioni del sistema pensionistico italiano, scatenando le reazioni del mondo politico e della società civile.
    A fare eco sono state soprattutto le dichiarazioni del presidente dell’Inps Tito Boeri, che nel corso della presentazione del rapporto ha parlato della possibilità concreta che un ragazzo nato nel 1980 possa ricevere un trattamento pensionistico del 25% inferiore a quello di una persona nata nel 1945, con il rischio di dover andare in pensione a 75 anni.

    Un’analisi che si fonda sulle difficoltà dei giovani ad entrare nel mercato del lavoro e di farlo attraverso forme contrattuali stabili.
    polettiQuesta situazione di perenne precarietà impedisce loro di versare i contributi necessari per ricevere un adeguato assegno previdenziale. In base alle previsioni Inps, solamente il 38,67% dei trentacinquenni prenderà la pensione prima dei 70 anni di età.
    In futuro, dunque, si rimarrà sul posto di lavoro sempre più a lungo: solamente una crescita più sostenuta, con una consequente riduzione del tasso di disoccupazione, potrà invertire la tendenza in atto.
    “I giovani – dichiara il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – devono versare i contributi se vogliono una copertura previdenziale, visto che non mi risulta siano stati immaginati strumenti alternativi che garantiscano soluzioni migliori”.
    Ecco allora che la previsione di Boeri appare quanto mai realistica: “Non ho nessuna intenzione di smentire o confermare le sue parole – aggiunge Poletti – perché credo che Boeri abbia fatto delle valutazioni valide”.
    La crisi economica rischia, dunque, di rivoluzionare l’intero welfare state, specie in quelle aree dell’Europa Mediterranea dove il tasso di disoccupazione giovanile supera il 40%. E a pagarne le spese saranno soprattutto i giovani.



  • Le Pmi potranno usufruire di un accesso agevolato ai finanziamenti per l’acquisto di beni strumentali.
    Il meccanismo agevolativo, denominato “Nuova Sabatini”, potrà beneficiare di un fondo di garanzia che copre fino ad un massimo dell’80% del finanziamento erogato.

    L’istituzione di questa forma di copertura è avvenuta attraverso il decreto ministeriale del 29 settembre 2015 attuativo dell’articolo 2, comma 6, del cosiddetto food tech“decreto del fare”.
    Le piccole e medie imprese, che vorranno così procedere all’acquisto di beni strumentali, potranno presentare domanda per accedere al fondo.
    La valutazione economico-finanziaria e del merito creditizio verrà effettuata dalla banca erogatrice del finanziamento in base alle probabilità di inadempimento dell’impresa.
    Il gestore del fondo di garanzia sarà chiamato a valutare le domande pervenute in via prioritaria ed in ogni caso entro cinque giorni lavorativi dalla data di presentazione della domanda stessa.
    Le imprese che possono accedere al suddetto fondo sono quelle operanti nei settori della siderurgia, dell’industria carboniera, della costruzione navale, delle fibre sintetiche, dell’automobilistica e dei trasporti. Sono escluse, invece, le aziende operanti nel comparto finanziario ed assicurativo.
    Il modello di valutazione sarà disponibile sul sito www.fondidigaranzia.it



  • Si svolgerà all’Università della Calabria, il 3 ed il 4 dicembre, la tredicesima edizione del Premio Nazionale per l’Innovazione (PNI).
    L’iniziativa è promossa dall’Associazione Italiana degli Incubatori Universitari–PNICube ed intende diffondere la cultura dell’innovazione, soprattutto tra i giovani universitari. Partecipano al contest, infatti, le startup innovative nate all’interno di incubatori accademici.

    Sono sessantatré i progetti finalisti; ci sarà un vincitore assoluto più altri quattro per ciascuna delle seguenti categorie:
    pni 2015

    1. Premio Life Sciences (prodotti e/o servizi innovativi per migliorare la salute delle persone);
    2. Premio ICT (prodotti e/o servizi innovativi nell’ambito delle tecnologie dell’informazione e dei nuovi media: e-commerce, social media, mobile, gaming, ecc.);
    3. Premio IREN Cleantech & Energy (prodotti e/o servizi innovativi orientati al miglioramento della sostenibilità ambientale, tramite il miglioramento della produzione agricola, la salvaguardia dell’ambiente, la gestione dell’energia);
    4. Premio Industrial (prodotti e/o servizi innovativi per la produzione industriale che non ricadono nelle categorie precedenti, innovativi dal punto di vista della tecnologia o del mercato).

    Ciascun vincitore riceverà un premio di 25.000 euro. Ci saranno, inoltre, due menzioni speciali per la migliore idea d’impresa sull’innovazione sociale e sulle pari opportunità.
    L’evento inizierà domani alle ore 10:00 con l’apertura degli stand delle startup che potranno essere visitati dal pubblico e ovviamente dai giurati.
    Nel corso della giornata si svolgeranno anche una serie di incontri sul tema dell’innovazione ed in particolare su cosa significhi innovare in un contesto difficile come quello meridionale.
    La giornata di venerdì 4 dicembre, invece, sarà dedicata ai pitch dei progetti finalisti e alla tavola rotonda dal titolo “Ricerca, conoscenza e tecnologia per l’impresa del futuro: le Università come volano di crescita”.
    Come riportato dai dati del Registro delle Imprese, un quarto delle nuove startup nascono all’interno del mondo accademico come spinoff di ricerche effettuate all’università o attraverso gli incubatori accademici.
    Ecco perchè il PNI 2015 rappresenta il meglio dell’innovazione under 35 ed un’opportunità determinante per fare rete ed attivare quel processo di contaminazione necessario per far crescere l’economia nazionale.



  • È in corso di svolgimento a Milano, presso il MiCo – Milano Congressi – Ala Sud, lo IAB Forum 2015, il più grande evento italiano sull’Internet advertising.
    L’iniziativa raccoglie i migliori attori nel campo della comunicazione digitale, offrendo alle aziende partecipanti spazi espositivi e la possibilità di effettuare workshop su specifiche tematiche, quali il Mobile Marketing o i Big Data.

    La grande partecipazione che riscuote ogni anno l’evento è esemplificativa del livello di interesse e di rilevanza assunta dall’Internet advertising all’interno del contesto economico.
    iab forum 2015I numeri forniti, ieri, nel corso dello speech di apertura da Carlo Noseda e Michele Marzan, rispettivamente Presidente e Vice Presidente di IAB Italia, spiegano al meglio lo stato di salute del mercato di riferimento.
    I dati si riferiscono agli studi dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano e IAB Italia e parlano di un contesto, quello della comunicazione digitale, in crescita per il settimo anno consecutivo.
    Rispetto al 2014 il mercato dell’Internet Advertising è cresciuto del 10%, con una variazione positiva in termini assoluti di 202 milioni. Nel 2015 è arrivato a quota 2,15 miliardi di euro e vale il 30% del totale investimenti pubblicitari sui media (pari a 7,2 miliardi di € includendo tv, stampa, radio e Internet).
    Come è prevedibile immaginare, è soprattutto il Mobile a presentare la crescita maggiore con un incremento annuo del 6,5%.
    In un giorno medio la total digital audience raggiunge 21,6 milioni di italiani, mentre attraverso mobile la reach è di 17,5 milioni di utenti.
    Le imprese, dunque, e gli stessi consumatori hanno compreso l’importanza dell’advertising online che sta velocemente superando, in termini di investimenti, i canali di pubblicità tradizionali.

    Marta Valsecchi, Direttore dell’Osservatorio Internet Media del Politecnico di Milano e partner di IAB Italia, spiega al meglio le recenti tendenze del settore: “A trainare il mercato sono soprattutto i social network, che registrano un incremento del 63% rispetto al 2014 e sono responsabili di oltre metà della crescita complessiva. Al secondo posto come driver di crescita si confermano i Video (+19 % sull’anno passato) che crescono sia su Mobile sia su PC, mentre al terzo posto si piazza la Search che continua a crescere (+5% nel 2015). Guardando alla prospettiva dei device, il Pc è sostanzialmente stabile (+1%) mentre gli investimenti pubblicitari su Smartphone crescono di ben il 54%, passando da 293 milioni a 452 milioni di euro, ovvero oltre un quinto del totale dell’Internet Advertising. Ed è solo l’inizio: le potenzialità di crescita del Mobile sono ancora molto elevate. Infine il Programmatic Advertising, ossia l’acquisto di spazi tramite piattaforme automatizzate, cresce del 113% arrivando a quota 234 milioni di euro (19% del display advertising)”.
    Nel pomeriggio odierno si concluderà lo IAB Forum 2015. La rinnovata attenzione nei confronti di questo evento, con la partecipazione di vip, imprenditori e manager di livello nazionale ed internazionale, è senza dubbio un ottimo segnale per il mondo della comunicazione e per quello della comunicazione digitale in particolare.
    Troppo spesso nel nostro paese si sottovaluta l’importanza delle strategie comunicative, anche e soprattutto a livello aziendale, ignorando le potenzialità dei nuovi digital devices ed il loro ruolo all’interno della crescita del sistema impresa Italia.



  • Si svolgerà domani a Roma, presso il Westin Excelsior Rome, la quarantaseiesima assemblea generale di Uniceb, l’organizzazione che tutela in campo nazionale e comunitario gli interessi della filiera delle carni.
    L’assemblea affronterà le questioni più attuali che interessano il settore zootecnico, a partire dal tema della corretta informazione sul valore nutritivo delle carni all’interno delle diete, anche in relazione al recente allarme lanciato dall’Oms.

    Saranno presenti tra gli altri Paolo De Castro parlamentare europeo, membro della commissione agricoltura e della delegazione per le relazioni con gli unicebStati Uniti; Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lega italiana per la lotta ai tumori; Silvio Borrello, direttore generale della sanità animale e dei farmaci veterinari del Ministero della Salute; Felice Assenza, direttore generale delle politiche europee ed internazionali del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ed Ezio Castiglione, presidente Ismea.
    Oltre alle questioni sanitarie, verrà affrontato anche il tema dell’internazionalizzazione con un’analisi delle opportunità offerte dai nuovi mercati. Verrà ribadita, inoltre, la necessità di attivare precise strategie di aggregazione e di collaborazione tra gli attori della filiera, specie in un momento di crisi del settore, complice anche il crollo della domanda interna.
    Il comparto delle carni ha un valore economico di 32 miliardi di euro, corrispondente a circa il 15% del valore dell’intero settore alimentare. Implementare corrette strategie di comunicazione e politiche aziendali rivolte all’internazionalizzazione significa ridare dignità ad un comparto che rappresenta uno dei simboli del Made in Italy agroalimentare e che rischia, dopo l’allarme lanciato dall’Oms, di accusare gravi perdite in termini d’immagine e di valore economico.

     

     



  • Il sistema pensionistico italiano rischia di non essere sostenibile.
    È questa la conclusione del rapporto Ocse “Pensions at a glance 2015”, un’analisi comparata sui modelli pensionistici dei diversi paesi appartenenti all’area Ocse.
    L’Italia si contraddistingue soprattutto per un livello elevato di assegni previdenziali che ricade ovviamente sui contributi sul lavoro dipendente, che con il 33% (23,81% per l’impresa e 9,19% per il lavoratore) sono i più alti dell’area Ocse.

    Secondo l’organizzazione internazionale l’Itala investe molto per il sistema pensionistico, tassando in maniera pesante il lavoro. Questo può comportare ad un ricorso sempre più intensivo al lavoro sommerso.
    27102014Il secondo paese con un sistema contributivo più esigente dell’Italia è la Svizzera, distante ben 7 punti percentuali.
    Gli over 65 nel nostro paese, dunque, ricevono un trattamento favorevole: il loro reddito corrisponde addirittura al 95% della media nazionale.
    Se da una parte gli anziani possono beneficiare di un sistema “generoso”, dall’altra ci sono alcuni soggetti che vedono una preoccupante messa in discussione dei propri diritti: le mamme ed i giovani.
    Per quanto riguarda i ragazzi la questione è presto detta. Le difficoltà ed i ritardi nell’entrare all’interno del mercato del lavoro impedisce loro di versare i contributi necessari per avere un trattamento pensionistico adeguato.
    La crisi ha aggravato questa situazione. L’Ocse prevede, dunque, che i giovani nel prossimo futuro possano ricevere delle pensioni nettamente più basse.
    Ma la questione si estende anche a chi usufruisce del congedo per maternità.
    L’Italia, sottolinea l’organizzazione internazionale, è il paese nel quale l’assenza dal posto di lavoro per cinque anni, causa maternità, provoca una riduzione più cospicua dell’assegno pensionistico.
    In un terzo degli Stati dell’area Ocse, il congedo di maternità non ha alcun effetto sull’entità della pensione. Una problematica che l’Ocse riconduce anche all’assenza di un vero e proprio congedo parentale, che consentirebbe al padre di assentarsi dal luogo di lavoro nei primi anni di vita del figlio.



  • Semplificazione e digitalizzazione del rapporto tra fisco e contribuenti.
    Dopo l’istituzione del 730 precompilato parte anche il processo tributario telematico con una fase di sperimentazione che si svolgerà in Toscana ed Umbria.
    L’innovazione consiste nella possibilità di depositare online tutti i documenti relativi al contenzioso tributario, permettendo ai giudici e alle parti in causa di consultare gli atti del procedimento dal proprio computer di casa o in ufficio.

    L’obiettivo del provvedimento è ridurre i tempi processuali, oltre ad aumentare il livello di trasparenza del procedimento.
    lavoro italiaSecondo il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan l’innovazione digitale rappresenta uno strumento essenziale per riportare l’Italia sulla strada della crescita ed attuare le riforme pensate dall’esecutivo: «Noi stiamo utilizzando questa leva anche per tutte le fasi di gestione dei tributi – ha commentato Padoan – e da oggi l’innovazione riguarda anche la gestione del contenzioso. Il processo tributario telematico porterà benefici a tutti gli attori coinvolti: giudici, commissioni, contribuenti, professionisti enti impositori, agenti, società di riscossione. La gestione del contenzioso sarà più semplice, meno costosa e più veloce con vantaggi per cittadini e imprese».
    Attraverso il portale www.giustiziatributaria.gov.it sarà possibile accedere al sistema informativo e depositare tutti i documenti relativi all’atto processuale.
    L’intento dell’esecutivo, espresso oggi dal sottosegretario Enrico Zanetti, è estendere nei prossimi mesi la sperimentazione ad altre 5-6 regioni seguendo un’equa distribuzione geografica.
    Entro il 2017 il nuovo processo tributario telematico sarà disponibile in tutte le regioni.



  • Il gruppo Pd ha presentato alla Commissione Bilancio alla Camera un emendamento alla Legge di Stabilità sui pagamenti elettronici.
    Nell’intento di incentivare l’utilizzo dei Pos anche per i micro-pagamenti, il Partito Democratico ha proposto l’abolizione della soglia dei 30 euro, una cifra sotto la quale gli esercenti allo stato attuale possono rifiutare di accettare pagamenti elettronici.

    L’innalzamento del limite di utilizzo del contante a tremila euro ha scatenato un acceso dibattito politico circa la ratio della suddetta norma. Secondo posl’opposizione un simile provvedimento incentiva l’evasione fiscale limitando la tracciabilità dei movimenti di denaro.
    Il Governo, invece, ritiene che l’inserimento di soglie massime per l’utilizzo del contante non rappresenti uno strumento efficace di lotta all’evasione, ma si limita casomai a frenare i consumi.
    Per incentivare i pagamenti elettronici il partito di maggioranza ha presentato, dunque, una serie di emendamenti sull’E-payment che si pongono come obiettivo quello di rendere maggiormente tracciabili le operazioni pagamento, anche quelle di piccola entità.
    Oltre all’eliminazione della soglia di 30 euro, è stata proposta anche la riduzione delle commissioni per i pagamenti elettronici con un importo inferiore ai 5 euro.
    Un ultimo emendamento riguarda, infine, la previsione di sanzioni per quegli esercenti che non accettano i pagamenti elettronici non adeguandosi alla nuova normativa.
    Sono ancora molti, infatti, gli esercizi commerciali che non dispongono di Pos e che non sono disposti ad affrontare le spese di installazione di questo sistema, corrispondenti, secondo Sos tariffe, a duemila euro l’anno. E pensare che il 15% degli italiani dichiara di rinunciare all’acquisto se non può pagare con la carta di credito o di debito; una cifra cospicua che evidentemente, però, non riesce a persuadere i commercianti ed i professionisti circa la necessità assoluta di possedere un Pos.



  • Negli ultimi dieci anni i consumi d’olio extra vergine degli italiani sono diminuiti del 25%.
    Una cifra enorme che insieme all’aumento dell’importazione di prodotti provenienti dalla Spagna, dalla Grecia e più recentemente dalla Tunisia, rende l’idea dello stato di difficoltà del settore.

    Le cause del crollo sono individuabili soprattutto negli scandali giudiziari (l’ultimo quello che ha coinvolto sette note case produttrici) che hanno piano olivicolo nazionalerivelato una serie di truffe e di contraffazioni alimentari ai danni dei consumatori. Anche la diffusione di virus come la Xylella e di problemi fitosanitari cronici come la mosca olearia ha portato gli italiani a ridurre gli acquisti di olio d’oliva, ridimensionando il mercato interno di uno degli alimenti chiave della dieta mediterranea.
    La situazione del settore è estremamente preoccupante ed è aggravata, sottolinea Coldiretti, dall’invasione di prodotti provenienti dalla Tunisia, diventata ormai il terzo fornitore del nostro paese dopo Spagna e Grecia.
    Nel 2015 c’è stata una crescita di import d’olio dalla Tunisia del +734%. L’olio tunisino o spagnolo viene spesso mescolato con quello italiano e venduto con marchi nostrani, magari acquistati da aziende estere.
    Il prodotto in questione, dunque, è tutt’altro che espressione del Made in Italy.
    Gli ultimi dati sulla campagna olearia 2015-2016, però, sembrano ridare un po’ di fiducia ai produttori. Secondo Unaprol quest’anno dovrebbe esserci un aumento della produzione del +46% a livello nazionale, con 298.348,20 tonnellate di olio prodotto.
    Tutte le regioni, eccetto la Sardegna che vede una diminuzione della produzione del 20%, dovrebbe incrementare in maniera sensibile la quantità d’olio per via della scomparsa della mosca olearia e di condizioni climatiche abbastanza favorevoli in tutta Italia.
    Oltre alla quantità, che rimane comunque inferiore rispetto a quella di un paio di anni fa, i segnali positivi arrivano anche dalla qualità che quest’anno dovrebbe essere molto elevata.



  • L’Istat ha fornito i dati sui conti economici trimestrali, un’elaborazione che esamina aggregati come il Pil, gli investimenti, i consumi, le importazioni e le esportazioni.
    Secondo l’Istituto di Statistica, nel terzo trimestre del 2015 il Prodotto Interno Lordo è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

    Le ultime stime davano una variazione positiva dello 0,9% su base congiunturale, una previsione che ha visto, dunque, una leggera deviazione rispetto al dato reale.
    latteNegli altri paesi, riporta l’Istat, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% negli Stati Uniti e nel Regno Unito e dello 0,3% in Francia e in Germania. In termini tendenziali, si è registrato un aumento del 2,3% nel Regno Unito, del 2,2% negli Stati Uniti, dell’1,7% in Germania e dell’1,2% in Francia. Nel complesso, il PIL dei paesi dell’area Euro è aumentato dello 0,3%.
    Per quanto riguarda, invece, la domanda interna, i segnali sono contrastanti.
    Nel terzo trimestre del 2015 c’è stato un aumento dei consumi finali nazionali su base congiunturale (+0,4%) e delle importazioni (+0,5%), ai quali, però, fa da contraltare una riduzione degli investimenti fissi lordi (-0,4%) e soprattutto delle esportazioni (-0,8%), anche se si rileva una netta crescita dell’export su base annua (+3,5%).
    Se analizziamo i singoli comparti troviamo cifre record per l’agricoltura. Il Pil del settore agricolo è, infatti cresciuto del 2,3% su base trimestrale e del 3,7% su base annua.
    L’agricoltura è a conti fatti il motore della crescita italiana in questo periodo storico, grazie anche all’effetto Expo e all’appeal del Made in Italy agroalimentare, che sta vivendo momenti di grande splendore.
    Bene anche l’industria che cresce dello 0,4% rispetto al precedente trimestre e dell’1,3% rispetto all’anno scorso. Il settore che raggruppa le attività del commercio, alberghi e pubblici esercizi, trasporti e comunicazioni perde, invece, lo 0,2% sia sua base trimestrale che annua.



  • Diminuisce ancora la disoccupazione, ma è solo un dato illusorio.
    In base alle elaborazioni dell’Istat relative al mese di ottobre, il tasso di disoccupazione si attesta sull’11,5%, rimanendo inalterato rispetto al mese precedente e mostrando invece una diminuzione di 1,4 punti percentuali nel confronto con ottobre 2014.

    I numeri appena riportati porterebbero a pensare ad un netto miglioramento del mercato del lavoro italiano. In realtà la questione è più complessa.
    Di pari passo con una riduzione tendenziale del tasso di disoccupazione e con un calo del numero dei disoccupati (-13mila su base mensile e -410 mila su base disoccupazione ottobreannua), va registrata una contestuale diminuzione della stima degli occupati e soprattutto una crescita preoccupante del numero di inattivi, ovvero le persone che non cercano lavoro.
    Secondo l’Istat nel mese di ottobre c’è una variazione negativa degli occupati dello 0,2% (-39mila addetti) per effetto del calo dei lavoratori indipendenti, mentre quelli dipendenti rimangono invariati.
    Su base annua, invece, c’è un aumento del numero di occupati (+75mila persone) e del tasso di occupazione (+0,4%).
    Il dato che inquieta più di tutti è quello relativo al numero di inattivi. Sempre più italiani sono sfiduciati e, complice anche un sistema di politiche attive estremamente deficitario, smettono di cercare lavoro.

    Non è un caso che l’Italia presenti la quota più alta in Europa di Neet, ovvero di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione.
    In un anno gli inattivi sono aumentati di 196mila unità ed il tasso di inattività è cresciuto di 0,6 punti percentuali.
    In questo modo, dunque, si spiega la diminuzione della disoccupazione. L’Istat, infatti, calcola il tasso di disoccupazione prendendo in considerazione solamente il numero di persone che cerca attivamente lavoro: diminuendo queste decresce consequenzialmente anche il tasso di disoccupazione.
    Già il mese precedente c’era stata una riduzione della disoccupazione determinata in parte dalla crescita degli inattivi.
    Il fenomeno, adesso, diventa preoccupante. Più volte in questa sede abbiamo ribadito la necessità di integrare il Jobs Act con una modifica sostanziale del sistema di politiche attive del nostro paese.
    Le debolezza degli organismi che fungono da tramite tra il lavoratore e il datore di lavoro si riflette su tutto il sistema, creando un’enorme quantità di persone che, sfiduciate, rinunciano letteralmente a cercare lavoro.
    Al momento, in Italia, sono addirittura più di 14 milioni gli inattivi a fronte di 22 milioni di occupati e di 2,9 milioni di disoccupati. Disoccupazione ed inattività sono due problemi che vanno di pari passo, sottovalutare una delle due questioni significa non comprendere l’entità del problema lavoro in Italia.