• Uno dei problemi maggiori delle piccole e medie imprese del Mezzogiorno è l’accesso al credito.
    Per questo motivo il Governo ha deciso di stanziare 102 milioni di euro all’interno del nuovo Programma Operativo Nazionale (PON), approvato di recente dalla Commissione, per migliore le condizioni di accesso al credito delle Pmi meridionali.

    Lo strumento finanziario si chiama “Iniziativa Pmi 2014-2020” e riguarda otto regioni: Basilicata, Calabria, Logo_MISECampania, Puglia, Sicilia Abruzzo, Molise e Sardegna.
    Come specifica il Mise, ci potranno essere ulteriori risorse derivanti in parte da fonti di natura nazionale, per un importo analogo a quello previsto come contribuzione FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e in parte dal programma COSME (Programma Europeo per le Pmi).
    L’intervento prevede la cartolarizzazione di prestiti già esistenti che permetteranno alle piccole e medie imprese di liberare capitale di vigilanza.
    Le risorse liberate potranno essere utilizzate dalle banche per concedere ulteriori prestiti a tasso agevolato alle Pmi meridionali per un ammontare complessivo di almeno 1,2 miliardi con un effetto moltiplicatore pari a 6 sulle risorse pubbliche dedicate all’iniziativa.
    Una parte consistente dei prestiti da cartolarizzare sarà, inoltre, sottoposta alla garanzia dei confidi, liberando così, anche all’interno di questi ultimi, ulteriore capitale da utilizzare per fornire prestiti alle imprese del Mezzogiorno.


  • agrinsieme

    Si svolgerà venerdì 11 dicembre, alle ore 9:30, presso l’Università Cattolica di Milano il convegno “Insieme in campo per coltivare la ripresa: agricoltura, credito ed innovazione per tornare a crescere, le opportunità del nuovo Piano di Sviluppo Regionale”.

    L’evento sarà presentato da Elfo Bartalucci, responsabile Lombardia Sud ed Emilia Romagna della Banca Monte dei agrinsiemePaschi di Siena e Antonio Boselli, componente della giunta nazionale di Confagricoltura.
    Sul tema, invece, del credito per le attività agricole interverranno Andrea Dardi del Servizio Studi e Ricerche della Banca Monte dei Paschi di Siena e Gabriele Canali, docente di Economia Agraria all’Università di Cremona.
    Parlerà nello specifico del Psr della regione Lombardia  e delle opportunità che offre agli agricoltori locali, Gianni Fava, assessore regionale all’agricoltura.
    Concluderà i lavori Dino Scanavino, presidente Cia e coordinatore Agrinsieme, il gruppo che unisce Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle Cooperative italiane.
    Modererà l’incontro Renzo Nolli, presidente di Confagricoltura Cremona.
    Le risorse investite nei diversi Psr regionali sono notevoli e svelano l’importanza strategica che assume l’agricoltura nel nostro Paese. Come rivelato recentemente dall’Istat il settore agricolo è quello che al momento cresce ad un ritmo superiore, nonostante la crisi che stanno attraversando settori chiave come l’ortofrutticolo ed il lattiero caseario.
    Sfruttare, dunque, le risorse messe a disposizione dai fondi europei per implementare strategie di innovazione ed internazionalizzazione significa operare per  far sì che il settore agricolo abbia un ruolo sempre più grande all’interno del Pil italiano di qui al 2020.


  • bcc riforma

    Ci sono voluti circa 11 mesi, ma alla fine pare che il processo di autoriforma delle Bcc sia stato portato a compimento ed entro fine anno dovrebbe essere approvato dall’esecutivo.
    Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, la federazione delle banche di credito cooperativo, ha presentato al Governo un proposta di riforma che prevede un’unica capogruppo ed un’autonomia delle singole Bcc limitata rispetto al sistema attuale.

    “La singola bcc atomistica non è più sostenibile in futuro – ha dichiarato Alessandro Azzi al Corriere Economia – Ogni singolo istituto vedrà salvaguardata la sua piena autonomia, ma dovrà aderire ad una capogruppo attraverso un patto di bccadesione Risk Based. Più le singole Bcc saranno virtuose più elevato sarà il loro grado di autonomia”
    Uno dei punti più discussi del provvedimento di riforma riguarda, invece, la dotazione di capitale della capogruppo (è ancora individuare l’istituto finanziario che sarà a capo del sistema).
    Federcasse propone un capitale da 1 miliardo di euro, mentre la Banca d’Italia spinge per una dotazione inferiore.
    L’intento della federazione rimane comunque quello di salvaguardare i principi mutualistici e di democrazia economica che storicamente contraddistinguono le Bcc.
    Verrà mantenuto, ad esempio, il voto capitario (una testa un voto), un principio che invece è stato eliminato per le banche popolari con il decreto di riforma approvato lo scorso gennaio.
    Le banche di credito cooperativo rappresentano allo stato attuale un elemento importante dell’intero sistema bancario europeo, con più di 4mila istituti finanziari, quasi 68mila sportelli ed un attivo di 7 milioni di euro.
    La riforma prossima all’approvazione dovrebbe avvicinare le Bcc italiane al mercato, dovendosi confrontare con un contesto profondamente mutato e con una normativa europea che ne impone un cambiamento dei connotati.



  • Conserve Italia è un modello di business vincente, con 1 miliardo di euro di fatturato (+1,9% rispetto all’anno precedente) ed un valore delle esportazioni che incide per il 40% sul totale del fatturato.
    Non è facile per un’azienda, in un periodo di crisi, riuscire a migliorare i propri risultati ed accettare con coraggio ed ambizione la sfida dell’internazionalizzazione.

    La cooperativa Conserve Italia, tra i leader europei nel mercato della trasformazione ortofrutticola, l’ha fatto e punta a migliorare ancora i propri risultati.
    ConserveItaliaIl presidente Maurizio Gardini ha parlato del futuro della coop nel corso di un’intervista a Corriere Economia. I marchi di riferimento di Conserve Italia sono Valfrutta, Derby, Yoga e Cirio, acquistato di recente e rappresenta allo stato attuale l’emblema della qualità italiana nella produzione di pomodoro.
    L’azienda ha in programma ulteriori interventi per far crescere l’appeal dei propri marchi all’estero. Come annunciato da Gardini ci saranno per i prossimi cinque anni investimenti per 190 milioni di euro, tra i quali 80 nel settore industriale e 22 l’anno nel marketing.
    Nelle intenzioni del management della coop questa mole di risorse dovrebbe portare ad una presenza maggiore all’estero, grazie anche alle partnership siglate con importatori e distributori negli Stati Uniti, in Australia o in Giappone, mercati nei quali il pomodoro risulta essere in grande ascesa.

    Ma l’attenzione di Gardini non è rivolta solo all’internazionalizzazione ma, seguendo i valori e lo spirito cooperativistico, uno degli obiettivi della coop è ridurre gli sprechi.
    “Il volume idrico utilizzato in Italia è di circa 42 miliardi al metro cubo per anno – dichiara Maurizio Gardini –  di cui il 60% destinato al settore agricolo, il 25% all’industriale ed il 15% al civile. Questo ci ha fatto riflettere sulla necessità di trovare nuovi metodi di irrigazione e di utilizzazione meno impattanti sull’ambiente riducendo gli sprechi.”
    La sostenibilità ambientale verrà perseguita attraverso un costante monitoraggio dei dati sui consumi durante l’intera filiera, con importanti investimenti sui sistemi di rilevazione delle informazioni utili a ridurre l’impatto ambientale delle produzioni.



  • Il Front National, il partito di estrema destra ed anti-islamista guidato da Marine Le Pen, è risultato il primo partito alle elezioni regionali francesi.
    La forza anti-sistema è in testa in ben sei regioni su tredici, ottenendo complessivamente il 28% dei voti su scala nazionale.

    Alle sue spalle troviamo il nuovo partito di Nicolas Sarkozy, Les Republicains, con il 26,89%. Il partito al Governo, i socialisti di Francois Hollande, raccolgono solamente il 23% delle preferenze.
    In vista del secondo turno che si svolgerà marine le pendomenica prossima, i socialisti hanno già annunciato di ritirare le proprie candidature nelle regioni di Paca (Provence-Alpes-Cote d’Azur) e Piccardia-Nord-Pas-de-Calais. L’intenzione di Hollande è, dunque, di fermare la prepotente avanzata estremista di Marine Le Pen.
    Nella Provence-Alpes-Cote-d’Azur la nipote Marion-Marèchal Le Pen ha ottenuto addirittura il 42% dei voti, mentre nella Provence-Alpes-Cote-d’Azur il numero due del partito Florian Philippot ha raggiunto il 36%.

    L’avanzata del Front National non è attribuibile solamente agli attentati di Parigi.
    La crescita del partito di Marine Le Pen è stata costante fino ad arrivare negli ultimi tre anni ad marion le penessere sui medesimi livelli di consenso dei due maggiori partiti.
    Il sistema elettorale francese, però, con la previsione del doppio turno favorisce i partiti moderati, dando la possibilità alla forza politica che è arrivata terza al primo turno di ritirare la propria candidatura e di dirottare i propri voti verso il partito avverso al Front National.

    La strategia politica di Marine Le Pen è stata determinante per l’affermazione del Fronte. La scelta di ridurre il connotato anti-semita del partito (ne è la prova la fuoriuscita del padre e storico leader Jean-Marie Le Pen) per veicolare una campagna anti-islamista ed anti-europeista, sta portando i suoi dividendi.
    La crescita del Front National, dunque, non va vista solamente come un effetto della paura e della rabbia scatenata dai fatti di Parigi.
    Ne è la dimostrazione il fatto che Le Pen non sia riuscita a conquistare l’area di Parigi, dove in testa al momento ci sono i Repubblicani.
    C’è da aggiungere, inoltre, un ulteriore elemento. Le elezioni regionali vengono viste come delle consultazioni “minori” dai cittadini francesi, come dimostra l’affluenza sotto il 50%. Non è mai esistita una forte identità regionale, visto che questa istituzione è stata costituita più per esigenze amministrative che per reali ragioni culturali.
    In elezioni di questo tipo l’elettore spesso decide di premiare forze anti-sistema, anziché rifugiarsi nei partiti moderati, come invece accade nelle consultazioni presidenziali.



  • La notizia era nell’aria. L’Istat ha comunicato attraverso una nota ufficiale di aver rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia per l’anno 2015.
    Secondo l’Istituto di Statistica, il Prodotto Interno Lordo del nostro paese dovrebbe crescere dello 0,7%, abbassando dello 0,2% le precedenti stime.

    Viene così messo in discussione l’obiettivo sottoscritto dal Governo nel Documento di economia e finanza allegato alla Legge di Stabilità. Secondo l’esecutivo l’Italia crescerà nel 2015 dello 0,9%.
    pil italiaRecentemente, però, il calo delle esportazioni dei prodotti del Made in Italy, dovuto alla crisi dei mercati emergenti, ha portato lo stesso Matteo Renzi a parlare di un possibile rallentamento della crescita del Pil.
    C’è, inoltre, il timore che gli attentati terroristici di Parigi possano causare una riduzione dei consumi, che solo recentemente sono ripresi a crescere per effetto del rinnovato clima di fiducia delle famiglie.
    Secondo l’Istat nel quarto trimestre del 2015 il Prodotto Interno Lordo è cresciuto dello 0,2%; il dato, però, è condizionato dalla presenza nel periodo preso in considerazione di 4 giornate lavorative in più rispetto ai tre mesi precedenti e una giornata lavorativa in più rispetto al terzo trimestre 2014.
    Di qui la scelta dell’Istituto di rivedere al ribasso le previsioni di crescita del nostro paese.
    A questi dati vanno aggiunti quelli comunicati questa settimana, sempre da parte dell’Istat, sul tasso di disoccupazione del nostro Paese, che rimane stabile all’11,5%, ma deve fare i conti con un preoccupante incremento del numero di inattivi.
    L’incremento delle persone che non lavorano e non cercano lavorano, così come il rallentamento della crescita del Pil, possono essere l’espressione di un Paese sfiduciato, che ha bisogno di una rapida inversione di tendenza purtroppo non ancora pervenuta.



  • L’edizione numero tredici del Premio Nazionale per l’Innovazione (Pni) è stata un enorme successo di pubblico e di idee.
    L’iniziativa, tenutasi quest’anno all’Università della Calabria a Rende (Cosenza), ha premiato le migliori startup e spinoff nati all’interno di ricerche ed incubatori accademici.

    Sono sedici i finalisti, quattro per categoria (Life Sciences, Ict, Clean Tech & Energy ed Industrial), che si sono sfidati, oggi, a colpi di pitch. Ciascuna delle startup ha avuto 4 minuti a disposizione per spiegare al pubblico e ai giurati la propria idea d’impresa, specificando a grandi linee il proprio business plan, il mercato di riferimento ed il new gluten worldproprio team di lavoro.
    L’ambita Coppa dei Campioni del Pni 2015 è stata vinta dalla New Gluten World, vincitrice anche della categoria Life Sciences. L’impresa proveniente dalla Startcup Puglia è uno spinoff di una ricerca condotta dall’Università di Foggia e sviluppata successivamente con il finanziamento del gruppo Casillo, leader mondiale nell’acquisto, nella trasformazione e nella commercializzazione del grano, che ha deciso di investire nel progetto l’ingente cifra di 800.000 euro.
    Si tratta del più grande investimento in un progetto di ricerca di un’università italiana.
    Del resto, l’idea d’impresa è di quelle rivoluzionarie e destinata probabilmente a stravolgere in positivo la vita alimentare delle milioni di persone afflitte da celiachia.
    New Gluten World ha ideato, infatti, un processo chimico che permette di detossificare il glutine senza rimuoverlo dal grano. In questo modo i celiachi non saranno più costretti a modificare la propria dieta, mangiando pane, pasta ed altri prodotti contenenti glutine senza variazioni di sapore.

    L’impatto innovativo dell’idea è sotto gli occhi di tutti e per questo i giurati hanno deciso di premiare New Gluten World con la Coppa dei Campioni ed un contributo di 25.000 euro.
    Ma la startup pugliese non è l’unica vincitrice del Pni 2015. Sono stati assegnati, infatti, quattro grant di 25.000 euro, ciascuno per ogni categoria di concorso.
    Goliath si aggiudica il premio Industrial; IntendiMe vince per la categoria Ict e SmartVase per quella Clean Tech & Energy.
    La giuria ha assegnato anche una serie di menzioni speciali. Il premio social innovation è stato portato a casa da MeMio.
    Sono tre, invece, le startup che hanno vinto il premio Pari Opportunità: One4Two, Ubt e DiaMante, la quale ha ottenuto anche il riconoscimento di Unicredit Startlab.

    La giornata odiera è stata anche un’ottima opportunità di confronto sul tema dell’innovazione all’interno dell’universo accademico, attraverso una tavola rotonda che ha visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni locali e nazionali, dell’università e del mondo dell’innovazione.
    Il quadro emerso nel corso di questo incontro è di un’Italia pronta a fare il salto di qualità per la creazione di un ecosistema favorevole alle startup. Il miglioramento degli strumenti giuridici, apportati soprattutto dal decreto Crescita 2.0, e le maggiori risorse pubbliche e private a disposizione delle startupper fanno ben sperare in ottica futura.



  • 7,5 milioni di euro per i marchi ed i brevetti delle Pmi.
    Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale i bandi “Marchi +2” e “Disegni +3” per la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale.

    Nelle precedenti edizioni degli avvisi “Marchi+” e “Disegni +2” sono state agevolate rispettivamente 2.042 domande (rispetto alle oltre 3.000 presentate), per un importo di oltre 4,7 milioni di euro, e 107 domande (rispetto alle oltre 600 horizon 2020presentate) per un importo di agevolazioni concesse pari a circa 5 milioni di euro.
    L’esecutivo decide, dunque, di confermare le agevolazioni per marchi e brevetti. Il bando Disegni +3 prevede un investimento di 4.700.000 euro e mira a sostenere la capacità innovativa e competitiva delle piccole e medie imprese attraverso la valorizzazione e lo sfruttamento economico dei disegni/modelli industriali sui mercati nazionale e internazionale.
    Le suddette agevolazioni servono all’acquisto di servizi specialistici volti alla:

    • la messa in produzione di nuovi prodotti correlati ad un disegno/modello registrato (Fase 1 – Produzione);
    • la commercializzazione di un disegno/modello registrato (Fase 2 – Commercializzazione).

    Il bando Marchi +2 prevede invece uno stanziamento di risorse che ammonta a 2.800.000 euro. Le agevolazioni sono rivolte all’estensione all’estero dei marchi delle Pmi. Nel dettaglio i fondi messi a disposizione dal Mise servono a:

    • favorire la registrazione di marchi comunitari presso UAMI (Ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno)
    • favorire la registrazione di marchi internazionali presso OMPI (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale).

    Le domande del bando Disegni +3 devono essere presentate a partire dal 90° giorno successivo alla pubblicazione del relativo avviso, mentre per quanto riguarda Marchi +2 le domande potranno essere inoltrata a partire dal 60° giorno successivo alla pubblicazione del bando.



  • Si chiama WBO Italcables, dove la sigla “WBO” sta per workers buyout ed è la nuova cooperativa che nasce dalle ceneri della multinazionale portoghese Italcables.
    Si tratta del primo workers buyout del settore metalmeccanico italiano ed è stato messo in piedi da 51 operai della vecchia realtà aziendale, con sede a Caivano (Napoli), che hanno deciso di mettersi insieme, investendo parte della propria mobilità per realizzare un sogno: far rinascere la propria impresa, prendendo il controllo della stessa.

    Oggi la WBO Italcables è una realtà concreta e viene inaugurata ufficialmente davanti al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti e al presidente di Legacoop Mauro Lusetti.
    wbo italcablesL’associazione di rappresentanza delle cooperative ha svolto un ruolo fondamentale. Grazie all’opera di assistenza di Legacoop Campania, infatti, e all’investimento di 300.000 di Coopfond è stato possibile creare questo splendido progetto.
    I lavoratori hanno investito ciascuno 25.000 euro, mettendo in questa iniziativa tutte le proprie risorse mentali, fisiche ed economiche ed investendo anche una buona dose di coraggio.
    Ma alla fine ne è valsa la pena. Dopo il fallimento dell’azienda, da settembre la nuova WBO Italcables ha iniziato a spedire i primi ordinativi; molti di essi vanno a finire addirittura negli Stati Uniti.
    L’obiettivo nel medio periodo è arrivare al 50% della produzione della vecchia azienda.
    Attraverso lo strumento del workers buyout è stato possibile salvare circa 50 posti di lavoro e salvaguardare una realtà che rappresentava un modello virtuoso del settore. Si tratta di un’opera di straordinaria innovazione, se consideriamo anche che si tratta dell’unico workers buyout che opera nel campo della siderurgia italiana.
    La partecipazione e la democrazia economica sono tra i valori di riferimento della forma giuridica cooperativa. Casi come quello della WBO Italcables dimostrano come ci sia spazio nel nostro Paese per il protagonismo dei lavoratori e per l’affermazione di una nuova economia della condivisione di matrice cooperativa.



  • Nel periodo 2003-2013, la superficie media per azienda agricola è aumentata del 38% passando da 11,7 ettari nel 2003 a 16,1 ettari nel 2013.
    A riportare questi dati è Eurostat, che effettua un’analisi sulle tendenze recenti dell’agricoltura europea e sugli effetti che ha avuto la crisi sull’intero settore.

    Il crollo della domanda interna ha portato ad un’inevitabile diminuzione del numero di imprese. Negli ultimi dieci c’è stato un crollo del 25% della quota di aziende agricole, mentre la superficie agricola utilizzata è rimasta invariata (174,6 milioni di ettari).
    Questo fenomeno si spiega anche attraverso la crescita dimensionale delle singole aziende. Sono sempre più frequenti, infatti, in Italia ed in Europa, le fusioni e le aggregazioni.
    In un contesto economico dove i costi di produzione si mantengono elevati a fronte di prezzi scarsamente remunerativi e di una domanda piuttosto bassa, le aziende riscoprono il significato della collaborazione e della cooperazione.
    Condividere le risorse e razionalizzare le strutture societarie diventa una strada obbligata per mantenere in vita l’impresa e tentare di aggredire nuovi mercati.
    Un altro dato interessante fornito da Eurostat riguarda l’età media dei conduttori delle aziende agricole europee. Gli under 35 gestiscono ancora solo il 6% delle imprese, mentre gli over 65 sono a capo del 31,1% delle realtà imprenditoriali.
    In Italia, addirittura, solo il 4% delle aziende agricole è guidata da un giovane ed il 39,7% è gestita da un imprenditore over 65.
    La tendenza degli ultimi due anni, però, mostra un rinnovato interesse degli under 35 verso le attività agricole, con un netto aumento delle startup in questo settore e degli iscritti ai corsi di laurea in agraria, segno evidente che, forse, è in atto un ringiovanimento del comparto.



  • Sembra strano, ma è possibile usucapire, in modo del tutto legale, beni precedentemente ipotecati. La Cassazione, la quale si è espressa sul punto con la sentenza n. 8792/00, richiamando giurisprudenza decisamente risalente ha sostenuto che se un terzo possiede un immobile senza titolo trascritto “il compimento della usucapione estingue le iscrizioni ipotecarie iscritte o rinnovate al nome del precedente proprietario”, precisando che tale effetto deve farsi risalire non già ad una usucapione libertatis, ma alla efficacia retroattiva della usucapione.

    usucapioneSecondo la Corte se si ammettesse che l’alienazione compiuta dal proprietario in pendenza del termine per il maturarsi della usucapione è valida nei riguardi dell’usucapiente, bisognerebbe ammettere che, fatta prima che si sia compiuta l’usucapione, essa abbia l’effetto di paralizzarla, se non addirittura di eliminarla, anche se già compiuta. Si introdurrebbe così un nuovo modo di interrompere l’usucapione, che prescinderebbe completamente dal possesso dell’usucapiente, il quale potrebbe esserne del tutto ignaro.

    Ne consegue, quindi, che la sentenza che accerta l’usucapione prevale in ogni caso sui diritti reali di garanzia, anche se anteriormente trascritti rispetto alla prima. Giova ricordare che l’usucapione è un modo di acquisto della proprietà “a titolo originario”, ragion in tale ipotesi non trova applicazione il principio prior in tempore potior in iure: i terzi titolari del diritto di garanzia (ad esempio l’ipoteca) “subiscono” gli effetti della sentenza dichiarativa dell’usucapione ex art. 2909 c.c., secondo cui “L’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa”: l’unico rimedio per loro esperibile rimarrà quindi l’opposizione di terzo ex art. 404, co. 2 c.p.c., cercando di dimostrare che la sentenza dichiarativa dell’usucapione “è l’effetto di dolo o collusione”.

    Secondo la Cass. 2161/05, inoltre, “Il conflitto tra acquirente a titolo derivativo e acquirente per usucapione è sempre risolto a favore dell’usucapiente, indipendentemente dalla trascrizione della sentenza che accerta l’avvenuto acquisto a titolo originario e dall’anteriorità della trascrizione di essa o della relativa domanda rispetto alla trascrizione dell’acquisto a titolo derivativo”, perché il principio dettato dall’articolo 2644 del codice civile, con riferimento agli atti indicati nell’articolo 2643, non risolve il conflitto tra acquisto a titolo originario e acquisto a titolo derivativo, ma unicamente quello tra più acquisti a titolo derivativo dal medesimo dante causa.

    Si aggiunga infine che nell’ipotesi di opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c., in cui il terzo può far valere la proprietà o altro diritto reale sul bene pignorato senza esigere che tali situazioni siano state giudizialmente accertate, “il termine ventennale utile a consolidare l’usucapione può maturare anche successivamente al pignoramento medesimo” (Cass. n. 12790/10).



  • Negli ultimi giorni, dopo la pubblicazione del rapporto Ocse Pensions at a Glance 2015, il tema del sistema pensionistico italiano è diventato argomento centrale del dibattito pubblico.
    Proprio oggi l’Istat ha fornito ulteriori elementi di analisi, comunicando i dati sui trattamenti pensionistici dei cittadini italiani nel 2014 ed effettuando un confronto con gli anni precedenti.

    In base ai dati elaborati dall’Istituto di Statistica, appare evidente come la riforma Fornero abbia avuto degli effetti rilevanti sull’intero sistema.
    Le conseguenze più evidente riguardano il numero di pensionati e gli assegni che ricevono i nuovi percettori.
    24102014Le persone che hanno iniziato a ricevere una pensione nel 2014 ammontano a 541.982, mentre sono 675.860 i cittadini che nel 2014 hanno smesso di esserne percettori.
    In tutto nel 2014 sono 16,3 milioni i pensionati, in calo di 134mila unità rispetto al 2013.
    Dal 2011 (anno di approvazione della riforma Fornero) al 2014, il numero di pensionati è diminuito di 400.000 persone, passando dai 16.669.000 del 2011 e i 16.259.000 del 2014.
    L’innalzamento dell’età pensionabile ha certamente contribuito al netto calo dei percettori di assegno pensionistico.
    Anche l’entità delle pensioni è cambiata profondamente per effetto del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo. Il reddito medio dei nuovi pensionati, dato dalla somma di più prestazioni, è di 13.965 euro e risulta nettamente inferiore rispetto a quello dei cessati (15.356). In generale c’è un appiattimento verso il basso degli assegni: il 40,3% dei pensionati percepisce una pensione inferiore a 1.000 euro, mentre più dell’80% riceve un assegno inferiore ai 2.000 euro.
    Nonostante, però, la riduzione del numero dei pensionati e la diminuzione del valore dei loro redditi, la spesa per le pensioni continua incredibilmente ad aumentare, superando nel 2014 i 277 miliardi di euro e facendo registrare una variazione positiva sul 2013 dell’1,6%.
    Al calo del reddito medio dei nuovi pensionati, corrisponde, infatti, una crescita del 2,1% dell’importo medio annuo delle pensioni, che si attesta sui 11.943 euro.