• La raccolta firme per la legge di iniziativa popolare in materia di contrasto alle false cooperative prosegue a gonfie vele. Dopo poco più di un mese dal lancio dell’iniziativa sono state raggiunte quasi 20.000 firme.

    È un vero e proprio successo la campagna lanciata dall’Alleanza delle Cooperative. Il coordinamento nazionale che unisce le tre principali sigle cooperative (Legacoop, Confcooperative e Agci) sta attraversando tutta italia, diffondendo i valori sani del mondo cooperativo.
    stop alle false coopSono stati allestiti decine di banchetti per consentire ad associati, esponenti delle istituzioni e normali cittadini di firmare la proposta di legge.
    La battaglia contro le false cooperative è una campagna civica, prima di tutto. L’attività illecita di queste imprese arreca danni all’intera collettività, violando le leggi sulla concorrenza, facendo sottoscrivere ai propri dipendenti contratti irregolari e sottraendo denaro all’erario.
    Ecco perché è una questione che riguarda l’intera comunità nazionale.

    Il danno d’immagine subito dalle cooperative in seguito allo scandalo Mafia Capitale è incalcolabile. Un duro colpo che non poteva lasciare indifferenti ai vertici della cooperazione italiana.
    Di qui nasce l’idea di presentare una proposta di legge di contrasto alle cooperative spurie.
    Dal momento della sua deposizione alla Corte di Cassazione (poco più di un mese fa) ci sono sei mesi di tempo per raccogliere 50.000 firme. L’Alleanza delle Cooperative è vicina a raggiungere l’importante traguardo delle 20.000 firme, segno evidente del successo dell’iniziativa.
    Insieme alla proposta di legge, è stato lanciato anche il sito stopallefalsecooperative.it, all’interno del quale potete trovare tutti i contenuti del testo normativo e seguire le varie tappe della campagna a livello locale.
    È disponibile, infatti, un vero e proprio calendario con gli appuntamenti mensili dell’iniziativa e le città coinvolte.
    Tra le proposte dell’Alleanza c’è la cancellazione immediata dall’Albo delle cooperative per tutte quelle imprese che non sono in regola dal punto di vista contabile; la previsione di  un programma di ispezioni per le cooperative che non sono sottoposte a controlli da molto tempo e che operano nei settori più a rischio (servizi, pulizia, grande distribuzione alimentare); comunicazione tempestiva all’Agenzia delle Entrate delle cooperative sciolte per evitare che si accumulino debiti con l’erario; modifica della normativa degli appalti e del criterio del massimo ribasso; redazione di una “white list” dei fornitori.



  • Venerdì 26 giugno alle ore 10:30 si svolgerà a Cascina Triulza ad Expo Milano 2015 l’evento dal titolo “Il supermercato del futuro”. Verranno presentate una serie di analisi ed esperienze concrete relative al mondo dei piccoli distributori cooperativi.

    Produzione locale, qualità e sicurezza alimentare ed innovazione. Sono questi i principi guida delle cooperative ed in particolare degli esercizi commerciali di vicinato.
    stretta di manoSe ne parlerà in maniera approfondita nel corso dell’iniziativa “Il supermercato del futuro”, l’evento organizzato da Federconsumo – Confcooperative per analizzare le prospettive future dei piccoli distributori cooperativi.
    Il focus sarà soprattutto sull’innovazione tecnologica. I moderni strumenti digitali consentono una migliore e maggiore interazione tra l’azienda ed il consumatore.
    Investire sui digital devices significa rendere il cliente ancora più partecipe dell’attività dell’impresa, sfruttando quel sentimento di comunità e di appartenenza che solo una piccola cooperativa agricola può fornire.
    Interverranno durante l’evento Pierluigi Angeli, presidente di Federconsumo – Confcooperative, Beatrice Revolti, Ufficio Comunicazione SAIT e e Renato Del Palù, presidente del consorzio SAIT.
    Verranno presentati, in particolare, due studi sul tema: il primo è di Vanni Codeluppi, sociologo dei consumi, dal titolo “Quali consumi ed in quale negozio: proiezioni nel futuro”; il secondo è di Gabriele Tubertini, Direzione S.I. e Organizzazione di Coop Italia che parlerà de “Il Supermercato del Futuro: evoluzioni delle strutture e dei servizi“.
    Sarà, dunque, un’interessante opportunità per confrontarsi sul tema della piccola distribuzione alimentare ed interrogarsi sulle strategie da adottare per reggere il confronto con i grandi competitors multinazionali.



  • Venerdì 3 Luglio verrà inaugurato Coop Up Torino, l’incubatore di Confcooperative rivolto a giovani imprenditori, professionisti, cooperative e piccole e medie imprese che intendono sperimentare nuovi progetti innovativi di stampo cooperativistico. L’inaugurazione si svolgerà in via Claudio Beaumont, 19 a partire dalle ore 16:00.

    Quello di Torino sarà il quarto centro Coop Up aperto in Italia, dopo quelli di Bologna, Firenze e Bergamo, quest’ultimo inaugurato qualche giorno fa.
    coop up torinoL’intento di Confcooperative è arrivare a quota quindici prima della fine del 2015, creando così una rete di imprese che promuovano progetti e metodi di tipo collaborativo su tutto il territorio nazionale.
    Coop Up Torino fornirà innanzitutto una serie di servizi per chi decide di avviare una nuova attività d’impresa. Ci sarà la possibilità di ottenere accesso al credito, agevolazioni e consulenza di vario genere attraverso l’assistenza fornita da figure professionali.
    I giovani innovatori troveranno così in Coop Up Torino un punto di riferimento importante per lavorare sulla propria idea imprenditoriale e comprendere la sua effettiva realizzabilità.

    Il centro è un incubatore a tutti gli effetti ed in quanto tale cercherà di creare e sviluppare nuove start up di tipo cooperativo, fornendo inoltre idee alle coop già esistenti.
    Il principio cooperativo sarà il criterio distintivo rispetto agli altri incubatori. La collaborazione e lo spirito mutualistico saranno, infatti, allo stesso tempo il fine ultimo dell’attività di Coop Up ed il principale strumento di lavoro. Verranno, infatti, promossi anche programmi di co-working tra professionisti ed imprese, creando così una rete funzionale alle esigenze della comunità locale.



  • Un portale contenente tutti i finanziamenti pubblici per le start up, divisi per regione. L’iniziativa è di Italia Start Up, l’associazione che unisce tutte le imprese innovative italiane, e di Warriant Group, una società di consulenza associata ad Italia Start Up.

    Le idee innovative certamente non mancano nel nostro paese. Molte di queste, però, spesso devono scontrarsi con un contesto normativo e finanziario poco favorevole che impedisce lo sviluppo di un florido tessuto imprenditoriale.
    italia start upGli startupper italiani devono fare i conti, inoltre, con una scarsa conoscenza dei bandi e dei finanziamenti rivolti a chi vuole avviare un’attività d’impresa ad alto contenuto innovativo.
    Il nuovo portale, messo a punto da Italia Start Up, rivolve questo problema. D’ora in poi chi è alla ricerca di un finanziamento per lanciare la propria idea creativa potrà consultare l’elenco dei bandi europei, nazionali e regionali linkati sul sito.
    La piattaforma suddivide gli aiuti in base alla regione in cui il bando è stato indetto e specifica inoltre il tipo di finanziamento e la data di scadenza per presentare la domanda.
    L’utente potrà così avere le idee più chiare sulle opportunità offerte dal contesto regolatore italiano e comprendere il grado di realizzabilità della proprio progetto innovativo.
    Le start up stanno lentamente diventando una realtà positiva anche nel nostro paese. Gli ultimi dati parlano di un aumento del numero di giovani imprese innovative del +16,7% rispetto all’anno scorso, per un totale di oltre 4.000 start up iscritte nel registro dedicato.
    La sensibilità, dunque, verso la tematica dell’innovazione è in fase ascendente e questo non può che essere un bene per la ripresa dell’Italia.



  • Il Garante privacy, Antonello Soro, invita il Governo ad evitare “forme ingiustificate ed invasive di controllo” nei confronti dei lavoratori.
    Il riferimento è ad uno dei decreti attuativi del Jobs, in discussione alle Camere in questi giorni, che disciplina la possibilità di controllare pc, tablet, smartphone e badge utilizzati nei luoghi di lavoro.

    Il monito del Garante è arrivato durante le relazione annuale svoltasi oggi davanti alle Camere. Secondo Soro bisogna evitare “un’indebita profilazione delle persone che lavorano” nel rispetto della normativa europea sulla privacy.
    polettiLa modifica dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori darà maggiore potere ai datori di lavoro in materia di i controlli a distanza dell’attività dei lavoratori. Non sarà più necessario, infatti, un accordo sindacale o un’autorizzazione ministeriale per controllare «gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze».
    L’intento del Governo, come ribadito più volte dal Ministro del Lavoro Giuliano Poletti, è aggiornare la normativa, risalente agli anni Settanta, conformandola al mutato quadro tecnologico. «Si ribadisce» ha aggiunto Poletti «che, per quanto riguarda gli strumenti che vengono assegnati al lavoratore ‘per rendere la prestazione lavorativa’ (quali cellulari, tablet e pc) non si autorizza nessun controllo a distanza, ma si chiariscono semplicemente le modalità e i limiti per l’utilizzo di questi strumenti e dei dati raccolti attraverso di essi».
    I rischi di violazione della privacy e di confusione tra la vita lavorativa e quella privata del dipendente rimangono comunque elevati. Un provvedimento, come quello contenuto nei decreti attuativi del Jobs Act, tocca la sfera dei diritti dei lavoratori, un ambito particolarmente delicato ed oggetto di dibattito, considerata anche la recente modifica delle norme sui licenziamenti individuali.



  • Il Rapporto 2015 sull’Industria dei quotidiani in Italia dimostra un fatto appurato: il settore dell’editoria vive una fase di crisi acuta dalla quale sarà difficile uscire in breve tempo.

    L’informazione italiana paga innanzitutto il crollo dei ricavi pubblicitari; nel 2011 essi rappresentavano il 58% degli introiti complessivi dei quotidiani, mentre oggi si attestano attorno al 38,5%.
    Stesso discorso per i listini pubblicitari: dal 2008 al 2014 hanno perso 29 punti percentuale in termini di spazi e addirittura il 50% in quanto a fatturato.
    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaSono numeri emblematici che spiegano alla perfezione come i quotidiani italiani, allo stato attuale, dipendano quasi solo esclusivamente dalle vendite delle copie in formato cartaceo.
    Si tratta di un vero e proprio controsenso nell’era della digital information; il settore dell’editoria italiano paga da questo punto di vista un ritardo abissale rispetto alle compagnie estere.

    La crisi dei ricavi pubblicitari e le deboli strategie digitali, con dei costi per gli abbonamenti ancora troppo alti, hanno portato inoltre alla contrazione delle retribuzioni e ad un calo cospicuo dei livelli occupazionali.
    Il settore dell’editoria non può più rimanere fermo: la chiusura nel breve periodo delle edizioni cartacee non è un’ipotesi remota. Per questo motivo andranno incentivate le strategie digitali anche attraverso un intervento del Governo; l’esecutivo dovrà inoltre modificare la normativa sui ricavi pubblicitari, sui finanziamenti pubblici ai giornali e sulla razionalizzazione sei resi.
    Sono tutti aspetti essenziali per avere un sistema editoriale nazionale più efficiente e realmente competitivo.

     



  • É online “Voucher per l’internazionalizzazione”, il nuovo bando Mise rivolto a Pmi, anche in forma di società cooperative, e reti d’impresa. Il Ministero dello Sviluppo Economico mette a disposizione risorse a fondo perduto per l’acquisto di servizi per l’internazionalizzazione dell’impresa.

    Le aziende italiane hanno bisogno di allargare i propri orizzonti, guardando al mercato estero. L’Asia e gli Stati Uniti, in particolare, offrono prospettive inesplorate per i prodotti del Made in Italy; una situazione commerciale resa ancora più vantaggiosa dal cambio favorevole euro/dollaro e dall’aumento dei consumi negli Stati Uniti.
    Per questo motivo il Mise ha indetto un bando per incentivare le imprese italiane ad esplorare i mercati esteri; per raggiungere tale obiettivo è necessario dotare la propria azienda di servizi adeguati di internazionalizzazione.
    Il bando “Voucher per l’internazionalizzazione” fornisce risorse a fondo perduto, sotto di forma di voucher, a piccole e medie imprese, anche cooperative, e a reti d’impresa.
    Per poter partecipare al bando le aziende in questione devono avere realizzato un fatturato non inferiore a 500.000 euro in almeno uno degli ultimi tre esercizi approvati, non essere soggetti a misure interdittive, essere regolarmente iscritti alla Camera di Commercio territorialmente competente, non essere in stato di fallimento o liquidazione volontaria e non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione del Voucher.
    Le imprese interessate, inoltre, devono essere iscritte nell’elenco di fornitori di servizi. Per richiedere l’iscrizione devono dimostrare di avere portato a termine con successo almeno 10 progetti di internazionalizzazione negli ultimi tre anni e di disporre di almeno 5 soci, dipendenti o collaboratori che abbiano un’esperienza di almeno cinque anni nel settore dell’internazionalizzazione e che conoscano la lingua inglese.

    Il totale delle risorse stanziate dal Mise è di 19 milioni di euro e dovranno essere destinate allo sviluppo dei servizi di internazionalizzazione dell’azienda attraverso anche l’assunzione di una figura professionale (Temporary Export Manager) esperta nella progettazione e nella realizzazione di strategie di export.
    Il voucher verrà erogato in due rate: la prima è del valore di 10.000 euro e dovrà essere destinata all’acquisto di servizi per almeno sei mesi; la seconda è di 8.000-10.000 euro con un co-finanziamento dell’impresa di 3.000-5.000 euro anch’esso destinato all’acquisto di servizi per un periodo di tempo di almeno sei mesi.
    In questo modo l’impresa potrà dotarsi di tutti gli strumenti necessari per avviare un progetto di espansione all’estero.
    I termini per la presentazione della domanda verranno stabiliti attraverso un apposito decreto direttoriale.



  • È stato inaugurato lunedì scorso presso la sede di Confcooperative Bergamo, CoopUp Bergamo, lo spazio di co-working per giovani imprenditori sociali.
    Confcooperative mette a disposizione di professionisti, innovatori e giovani cooperatori un luogo dove sviluppare la propria idea d’impresa, usufruendo dei servizi di consulenza tecnica, finanziaria e legale messi a disposizione dall’ente di rappresentanza.
    Si tratta del terzo progetto di CoopUp in tutta Italia, dopo quelli di Bologna e Firenze. L’obiettivo di Confcooeperative è raggiungere la doppia cifra già a fine anno, costruendo così una rete di imprese sociali che sia in grado di dare slancio al nostro tessuto imprenditoriale.

    coopupCoopUp Bergamo si rivolge a start up e a cooperative che non siano attive da non più di un anno; la maggioranza dei soci dovrà essere composta, inoltre, da giovani di età inferiore a 35 anni o da donne indipendentemente dall’età. Con questo progetto si vuole creare lavoro in un periodo di grave crisi occupazionale, puntando principalmente sull’auto-imprenditorialità giovanile e femminile.
    Per quanto riguarda i finanziamenti, le cooperative e le start up aderenti avranno a disposizione i 50.000 euro per 50 progetti stanziati attraverso un fondo nazionale.

    Il modello cooperativo implementa i valori della solidarietà e dell’economia partecipata. Per questo motivo è stato scelto il co-working come metodo di lavoro per aiutare le imprese a sviluppare la propria idea innovativa.
    Verrà data così la possibilità a professionisti ed imprenditori appartenenti a settori diversi di confrontarsi e di completarsi a vicenda. Come abbiamo più volte sottolineato in questa sede la contaminazione è uno strumento imprescindibile per dare avvio a qualsiasi tipo di distretto industriale.
    Lo è a maggior ragione per il modello imprenditoriale cooperativo. CoopUp Bergamo, così come gli altri spazi di co-working presenti in Italia e quelli che verranno inaugurati a breve, rappresenteranno senza dubbio il fiore all’occhiello dell’innovazione sociale e della cooperazione italiana.



  • I decreti attuativi del Jobs Act portano con sé un’importante novità normativa: l’eliminazione dei contratti di collaborazione a progetto per come li conosciamo noi.
    Non potranno più essere stipulati, infatti, dei rapporti di lavoro a progetto che siano svolti da una singola persona, abbiano carattere continuativo e le cui modalità (orario, luogo, obbligo di presenza) siano scelte dal datore di lavoro.
    Il legislatore fissa, dunque, tre criteri di riferimento che sono quelli dell’esclusività personale, della continuità e dell’eterorganizzazione. Tutti i nuovi contratti a progetto che presenteranno queste caratteristiche verranno trasformati nel 2016 in contratti subordinati. Saranno validi, invece, i co.co.pro già in essere fino alla data di scadenza del rapporto.

    caschetto lavoroPer quanto riguarda il settore pubblico, il periodo di transizione viene esteso di un anno: i criteri dell’esclusività personale, della continuità e dell’eterorganizzazione saranno applicati infatti a partire dal 2017.
    L’obiettivo della norma è eliminare le numerose fattispecie di contratto di collaborazione che hanno tutte le caratteristiche dei rapporti di lavoro subordinati.
    Ci sono, però, delle importanti eccezioni che riguardano nello specifico i contratti con professionisti iscritto all’Albo, per le associazioni o società sportive dilettantistiche associate a federazioni ed enti riconosciuti dal Coni, per i componenti degli organi di controllo delle società ed in generale per tutti i casi previsti dai contratti collettivi.
    Per tutte queste fattispecie non sono applicati i tre criteri di cui sopra.
    Il legislatore, inoltre, ha previsto una sanatoria degli illeciti amministrativi, contributivi e contabili per tutti i datori di lavoro che a partire dal 1°gennaio 2016 trasformeranno i contratti di collaborazione in contratti subordinati a tempo indeterminato.



  • Il 18 ed il 19 giugno le cooperative sociali hanno festeggiato il trentennale della prima assemblea della coop sociali di Confcooperative. Un traguardo importante che è stato celebrato attraverso un evento di due giorni ad Assisi.
    Migliaia di cooperatori provenienti da tutta Italia sono giunti nella città umbra per raccontare la propria esperienza di imprenditori sociali e per ascoltare la voce di chi in questi anni ha contribuito alla crescita dell’intero Terzo Settore.
    Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto congratularsi con il mondo della cooperazione, inviando un messaggio al presidente di Confcooperative Maurizio Gardini: «Esprimo il mio apprezzamento per gli ambiziosi traguardi raggiunti in questi anni da quanti si adoperano quotidianamente per rafforzare e rilanciare il ruolo del cooperativismo come modello imprenditoriale capace di coniugare redditività e solidarietà».

    mattarella expo 2I valori veicolati dalla cooperazione, quali quelli di sussidarietà, uguaglianza, solidarietà, valorizzazione della persona e del territorio, sono espressi all’interno della carta costituzionale. Il Capo dello Stato ne è il custode ed il maggiore promotore.
    Per questo motivo invita il mondo della cooperazione a non perdere mai la bussola e a rimanere sempre fedele ai suoi principi costitutivi, rinnegando gli esempi negativi emersi dai recenti scandali giudiziari.
    «La molteplicità e la varietà dei settori di intervento delle cooperative sociali» aggiunge Mattarella «a favore delle categorie più deboli e svantaggiate esprimono la loro naturale vocazione ad intercettare e soddisfare bisogni emergenti, rendendole protagoniste di nuove soluzioni di giustizia e coesione sociale a tutela dei diritti di uguaglianza e di cittadinanza, contribuendo alla realizzazione di un welfare partecipato ed inclusivo».
    Proprio sulle tematiche del welfare, della legalità e della giustizia, si sono interrogati i cooperatori che hanno partecipato all’evento di Assisi.
    Il risultato è la redazione della carta di Assisi, il codice etico del mondo della cooperazione contro Mafia Capitale. Con questo documento Federsolidarietà e Confcooperative intendono ribadire il loro fermo no alla corruzione e alle false cooperative, promuovendo un più forte coinvolgimento dei soci nelle scelte strategiche delle imprese e maggiori controlli contabili.



  • Social Roots è una piattaforma per l’innovazione sociale che raccoglie idee e progetti innovativi nel settore dell’agrifood. All’interno di questo progetto la Fondazione Giacomo Brodolini, con il sostegno del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ha indetto un bando internazionale rivolto a start up, cooperative, aziende, ONG, imprenditori sociali che operano nel settore dell’agricoltura.
    Dovranno essere presentate idee che siano in grado di promuovere nuovi modelli di business per il settore, processi di innovazione sociale nei territori, innovazioni tecnologiche per la sostenibilità ambientale.
    Un apposito comitato scientifico valuterà i progetti ed indicherà i 20 vincitori che avranno l’opportunità di partecipare all’Expo camp. L’organizzazione provvederà a pagare viaggio e soggiorno ai primi 10 classificati.

    social rootsExpo può essere una grande opportunità per l’Italia e per l’intero settore agro-alimentare. Per questo motivo è stata scelta la grande vetrina dei Padiglione Italia e di Cascina Triulza per presentare le migliori idee venute fuori dal bando.
    Sono sette le tematiche proposte sulle quali dovranno concentrarsi i progetti degli imprenditori sociali:

    • La scienza per la sicurezza e la qualità alimentare
    • L’ innovazione nella filiera alimentare
    • La tecnologia per l’agricoltura e la biodiversità
    • L’educazione alimentare
    • La solidarietà e la cooperazione alimentare
    • L’alimentazione per migliori stili di vita
    • L’alimentazione nelle culture e nelle etnie

    Ogni progetto dovrà avere delle finalità di natura sociale oppure proporre tecnologie tecnologie che riducano l’impatto ambientale, implementare soluzioni di sviluppo delle comunità locali o veicolare una produzione ed una distribuzione alimentare sostenibile.
    I 20 progetti vincitori avranno la possibilità di frequentare l’Expo camp e di conoscere, dunque, la realtà internazionale dell’innovazione sociale. Sarà un momento di grande formazione perché consentirà ai protagonisti di sviluppare le proprie idee e di venire a contatto con possibili partners e finanziatori.
    Un aspetto essenziale di questa esperienza è senza dubbio il dialogo ed il confronto con altri innovatori, utile ad innescare quel processo di contaminazione che tanto manca al nostro paese.
    La Fondazione Giacomo Brodolini offre, inoltre, l’opportunità ai primi tre classificati di partecipare ad un programma di accelerazione ed incubazione delle durata di tre mesi che si svolgerà a Milano presso FabriQ, l’incubatore di innovazione sociale del Comune di Milano, ed Alimenta, l’acceleratore per le imprese hi-tech nel settore agrifood.
    I progetti dovranno essere inviati entro il 30 giugno. Troverete ulteriori informazioni sul sito ufficiale.



  • Le banche di credito cooperativo rappresentano lo strumento finanziario più importante per i piccoli agricoltori, specie nei paesi in via di sviluppo. I produttori locali molto spesso non riescono ad accedere al credito delle banche tradizionali, a causa delle garanzie richieste e dell’incertezza che caratterizza la produzione agricola.
    Per questo motivo Coopermondo, l’associazione per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo promossa da Confcooperative, e Federcasse promuovono una serie di progetti di microcredito e di finanza cooperativa in Sud America ed in Africa.
    L’intento è dare slancio all’attività economica delle piccole comunità locali, favorendo uno sviluppo etico e sostenibile. Il credito cooperativo, infatti, agisce secondo i principi della mutualità e del profitto sociale, rinnegando le logiche di tipo speculativo.

    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.
    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.

    Sabato 20 giugno l’esperienza del credito solidale è stata al centro di un incontro dal titolo “Finanza cooperativa per lo sviluppo sostenibile”, organizzato da Coopermondo a Cascina Triulza, il padiglione della Società Civile a Milano Expo 2015.
    Nel corso dell’evento è intervenuto Giampaolo Cantini, direttore generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, il quale ha invocato la diffusione di una pluralità di strumenti finanziari per sviluppare l’aree maggiormente in difficoltà.
    «Il Credito Cooperativo e la microfinanza» aggiunge Cantini «sono forme di finanziamento particolarmente adatte per i piccoli agricoltori e l’agricoltura familiare, il vero asset dell’agricoltura mondiale, che costituisce il 75% di tutta la struttura produttiva globale di generi alimentari».
    Sono stati presentati, inoltre, una serie di progetti di cooperazione allo sviluppo e microcredito in paesi come il Perù, il Togo, la Colombia, l’Ecuador.
    L’obiettivo, come ha dichiarato il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, è aiutare persone, famiglie e comunità locali a creare lavoro trasformando l’agricoltura di sussistenza in agricoltura di scambio.
    Investire in un territorio non significa, dunque, solo provare a trarre profitto da esso, ma anche dare la possibilità agli operatori locali di migliorare la qualità della vita dell’intera comunità di riferimento.