• Una nuova tappa in vista per il 730 precompilato. Dopo il 15 Aprile, data a partire dalla quale è possibile scaricare sul sito dell’Agenzia delle Entrate la propria dichiarazione, ci sarà spazio per eventuali modifiche ed integrazioni del modulo precompilato.
    A partire dal 1°Maggio, infatti, i contribuenti potranno accedere al proprio 730 online ed effettuare i relativi correttivi. Ci sarà tempo fino al 7 Luglio per effettuare questa operazione ed inviare il tutto all’Agenzia delle Entrate.
    Ma quali sono i campi che possono essere modificati e quali, invece, le conseguenze di un’eventuale invio senza alcuna variazione?

    Agenzia delle EntrateCome abbiamo più volte riportato su Cooperative Italia, la principale voce oggetto di modifiche dovrebbe essere quella attinente alle spese mediche. Solamente dal 2016, infatti, queste ultime saranno ricomprese all’interno del precompilato.
    Moltissimi contribuenti, ogni anno, decidono di compilare l’Isee proprio per questo motivo: ottenere le detrazioni fiscali dovute ad incombenze quali quelle medico-sanitarie.
    Ci sono, però, altri campi che potranno essere integrati. Facciamo riferimento nello specifico al quadro E del modello. In quest’area sono presenti anche i costi relativi alla ristrutturazione delle abitazioni, all’acquisto di elettrodomestici o all’attività sportiva dei propri figli. Si tratta di spese detraibili e che, in quanto tali, il contribuente ha il diritto di riportare all’Agenzia.
    C’è inoltre la possibilità di utilizzare la funzione “modifica 730” per inserire, ad esempio, redditi derivanti dall’acquisto di una casa o di un terreno o dallo svolgimento di forme di lavoro autonomo.

    La questione della modifica del 730, però, implica una serie di problemi, soprattutto se il cittadino decide di affidarsi ad un Caf o ad un professionista. In questo caso il contribuente sarà costretto a pagare una tariffa per l’assistenza ricevuta e graverà sui professionisti la responsabilità per eventuali errori.
    Ecco perché sembra che molti stiano paventando l’ipotesi di non usufruire delle dovute detrazioni (si tratta comunque di agevolazioni di piccola entità) e di inviare il 730 senza alcuna integrazione o di limitarsi a modificare solamente delle voci (codice fiscale, rateizzazione delle somme dovute o indicazione della destinazione dell’8 per mille) che non hanno alcun impatto sul calcolo delle imposte o sulla determinazione del reddito.
    In questo caso, infatti, il contribuente non sarà sottoposto ai controlli relativi sugli oneri comunicati all’Agenzia delle Entrate da parte di soggetti terzi. Il riferimento è, ad esempio, ai contributi previdenziali o ai premi assicurativi.
    La scelta di modificare o meno la propria dichiarazione si rivelerà, dunque, più complessa del previsto: un’eventuale mancata integrazione del 730 per le spese mediche o per la ristrutturazione delle abitazioni potrebbe portare notevoli risparmi alle casse dello Stato. Un aspetto, quest’ultimo, assolutamente da non sottovalutare e che l’esecutivo potrebbe aver considerato quando ha istituito il nuovo precompilato.

     



  • 750 eventi, 140 organizzazioni partecipanti, circa 200 realtà locali e internazionali nell’area Mercato: il Padiglione del Terzo Settore di Cascina Triulza è pronto a far parlare di sé.
    Lo farà senz’altro perché è il primo padiglione della storia dell’esposizione universale dedicato al volontariato e al no-profit, un mondo di solito escluso dalle dinamiche di Expo.
    Questa volta il Terzo Settore svolgerà un ruolo da protagonista. Lo hanno voluto fortemente anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ed il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.
    Il mondo della società civile è una realtà importantissima in Italia: soddisfa bisogni ed offre servizi che lo Stato non riesce a garantire ai cittadini. Per questo motivo è un modello che va conosciuto e presentato al pubblico internazionale.

    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.
    Cascina Triulza: il Padiglione del Terzo Settore.

    «Occorre fare emergere cos’è il sociale in questo Paese, utilizzare Expo per dire che in Italia c’è un volontariato, un terzo settore, un privato sociale, che è molto importante» ha dichiarato Giuseppe Guzzetti  presidente della Fondazione Cariplo «La vera sfida è di farlo in un ambito dal quale la società civile avrebbe potuto rimanere esclusa, offrendo l’opportunità di confronto e per presentare iniziative da cui il mondo profit, e chi viene dall’estero, può perfino apprendere dalle buone pratiche dal non profit».
    Saranno tanti gli argomenti oggetto di discussione all’interno delle iniziative proposte nel Padiglione. Dal tema della sicurezza alimentare, che è la questione centrale ad Expo 2015, passando per il ruolo della donna nell’agricoltura, il biologico e l’agricoltura sociale.

    Ma l’attività di Cascina Triulza non finisce certo con Expo. Come ipotizzato nei giorni scorsi, il Padiglione continuerà ad essere a disposizione delle associazioni, fondazioni, cooperative sociali ed enti-profit anche dopo la fine dell’esposizione universale. Cascina Triulza sarà, dunque, la casa del Terzo Settore, diventando così punto di riferimento importante per il volontariato di tutta Italia e tutta Europa.
    A spingere per questa soluzione è stato proprio Giuliano Pisapia: «Guardiamo già oltre Expo per continuare un cammino che sarà prezioso per la città di Milano. Il Cantiere di idee che si avvia, e che durerà per tutti i sei mesi dell’Esposizione, ne sarà lo strumento».
    Milano, dunque, non solo capitale economica, ma anche centro di integrazione e relazione sociale.



  • Dal 1° Aprile l’Unione Europea ha posto fine alle quote latte. Si tratta del capolinea di un’epoca e di un deciso cambiamento di rotta all’interno delle politiche agricole comunitarie.
    Il processo di liberalizzazione che interesserà il settore porterà enormi sconvolgimenti tra i produttori nostrani. I prezzi dei nostro latte sono più alti di quelli Polonia, Olanda e Francia, il che potrebbe portare il prodotto italiano ad essere poco competitivo sul mercato.
    Il settore lattiero-caseario è incentrato sulla qualità, aspetto che dovrebbe essere tutelato dalle istituzioni, soprattutto in una fase di transizione come quella post-quote latte.

    46726-milkPer questo motivo l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari ha in mente una serie di misure per aiutare i propri associati in questo periodo di incertezza e di cambiamento.
    La centrale di rappresentanza nazionale prevederà innanzitutto l’introduzione di strumenti assicurativi che possano tutelare i produttori dagli effetti devastanti di un mercato globalizzato e senza i limiti di produzione imposti dall’Unione Europea.
    L’Italia, inoltre, ha in corso numerosi contenzioni con l’Ue in merito alla violazione delle norme sulle quote latte. Contenziosi che potrebbero tramutarsi in multe salatissime per il nostro paese e per i produttori, gravando però sull’intero settore lattiero-caseario e non solamente sui responsabili delle infrazioni.
    L’Alleanza della Cooperative intende anche istituire la prima Aop (Associazione di organizzazione di produttori), che aggregherà in una prima fase il 10% del settore lattiero-caseario per arrivare in breve tempo al 30%.
    Nel frattempo nella giornata di venerdì il Governo dovrebbe varare un decreto attraverso il quale cercherà di tutelare i produttori di fronte ad eventuali pratiche sleali. Non a caso verrà coinvolta anche l’Anti-Trust, affinché l’apertura al mercato possa essere effettiva e possano essere puniti quegli attori che praticano prezzi che violano la normativa sulla concorrenza.
    Già in Francia l’Autorità ha sanzionato numerose aziende agricole per il mancato rispetto delle norme anti-trust; anche l’Italia, dunque, dovrà attivarsi per assicurare una transizione serena ai propri produttori.



  • L’allarme è stato lanciato qualche giorno fa dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. La prima bozza del piano dell’Unione Europea per difendersi dal virus Xyella prevederebbe lo sradicamento non solo delle piante affette dal batterio, ma anche di quelle situate nel raggio di cento metri dall’ulivo colpito da Xylella.
    Qualora queste indiscrezioni dovessero essere confermate verrebbero arrecati ai produttori locali danni economici incalcolabili, per non parlare delle questioni di natura ambientalista, inevitabili quando si tratta di eradicare ulivi secolari.
    L’intento dell’Unione Europea è evitare a tutti i costi la propagazione del virus. Per questo è disposta ad utilizzare tutti i mezzi in suo possesso. Del resto Stati come la Francia hanno dimostrato di voler fare sul serio, bloccando le importazioni dalle zone infette. L’Ue, quindi, deve intervenire e fungere da attore terzo.

    06112014Nei giorni scorsi le istituzioni europee hanno chiesto alle autorità locali di fornire un report dettagliato sulla natura e l’entità della calamità naturale. Rapporto che non è stato ancora consegnato e che impedisce di fatto all’Unione Europea di intervenire in maniera fattiva, drenando delle risorse ai produttori colpiti.
    Secondo quanto trapelato in queste ore, però, un sostegno di tipo economico arriverà. Non si conoscono ancora le modalità. Tra le ipotesi paventate c’è la possibilità di attingere la Fondo straordinario per le emergenze oppure aumentare i finanziamenti già in essere per i produttori di olio.
    Tutto si deciderà nei primi giorni di questa settimana quando si riunirà il Comitato fito-sanitario. La speranza degli agricoltori pugliesi è che possano essere limitati gli sradicamenti e che si possa porre fine al blocco delle importazioni. L’Unione Europea starebbe, infatti valutando di circoscrivere tale divieto alle zone colpite dal virus e non a tutta la Puglia, con importanti eccezioni anche per i prodotti coltivati all’interno delle serre.



  • Le cooperative vitivinicole rappresentano la tradizione ed il motore dell’intero comparto italiano. Non si tratta di una frase fatta, ma di una realtà comprovata dai dati.
    Il Corriere Economia dedica ben cinque pagine al vino italiano, uno dei pochi ambiti dell’economia nostrana in continua espansione. Merito innanzitutto della qualità del prodotto e della sua fama internazionale.
    Il vino, con ogni probabilità, è il simbolo per eccellenza del Made in Italy. Per questo motivo riesce sempre ad avere mercato nonostante la contrazione dei consumi.
    Ci sono, inoltre, dei fattori esterni che facilitano la costante crescita del settore. Il mini-euro e la ripresa dei consumi in mercati come quello statunitense spianano letteralmente la strada alla vendita di vino all’estero.
    Negli ultimi mesi c’è stato anche il boom di esportazioni di Prosecco, che ha contribuito notevolmente alla crescita del settore.
    Secondo i dati del Corriere Economia il comporto vitivinicolo ha realizzato nel solo 2014 vendite all’estero per un ammontare di 5,1 miliardi di euro, una cifra che lo colloca al primo posto tra i comparti dell’agroalimentare italiano. Il fatturato derivato dall’export, invece, è di 2,9 miliardi euro e corrisponde a più del 50% delle esportazioni del settore.

    Tre cooperative in testa alla classifica delle aziende vitivinicole con il maggior fatturato
    Tre cooperative in testa alla classifica delle aziende vitivinicole con il maggior fatturato

    Numeri importantissimi, dunque, che certificano lo splendido lavoro effettuato dalle aziende vitivinicole in tutti questi anni. Ma quali sono le imprese del vino che primeggiano in Italia?
    Non più tardi di qualche settimana fa, Cooperative Italia aveva rimarcato il grande risultato raggiunto dalle coop vitivinicole italiane all’interno del più ampio mondo della cooperazione europea.
    Traguardi confermati dalla graduatoria stilata dal Corriere Economia, che riporta le aziende del vino italiano in base al fatturato fatto registrare nell’anno 2014.
    Ai primi tre posti di questa classifica troviamo ben tre cooperative. Primo in assoluto è il consorzio Cantine Riunite Civ di Reggio Emilia, con un giro d’affari di oltre 500 milioni e più di duemila soci.
    Al secondo posto troviamo, invece, la coop Caviro di Faenza (Ravenna) con un fatturato di 230 milioni di euro. Terza la trentina Mezzacorona grazie ad un fatturato di 171 milioni di euro.
    In generale ci sono ben 7 coop ai primi quindici posti della classifica. Non a caso, come riporta sempre il Corriere Economia, il 58% del vino prodotto in Italia viene direttamente dalle cooperative per un fatturato aggregato di 4,4 miliardi.

    Gli imprenditori della cooperazione vitivinicola hanno saputo interpretare al meglio la propria mission, ovvero quella di produrre reddito per i propri soci. Per raggiungere questo obiettivo è stato necessario compiere alcune operazioni di aggregazioni fra piccole realtà cooperative che consentissero loro di essere competitivi sul mercato estero.
    Qualità, produzione locale e lungimiranza sono stati, dunque, gli ingredienti vincenti.
    Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane, commenta con soddisfazione ed orgoglio i risultati ottenuti dalle associate: «È un mondo che si sta evolvendo in funzione del mercato: le cantine sociali si stanno trasformando in imprese cooperative che si confrontano con i privati e hanno capito bene la necessità di creare prodotti a più alto valore aggiunto per remunerare meglio i propri soci».
    Una strategia, quella delle coop, che mette al centro il vino in bottiglia e l’export, individuato come l’unico antidoto alla depressione della domanda interna. Una linea aziendale che evidentemente sta raccogliendo adesso i suoi frutti e che è destinata ad avere successo di qui agli anni a venire.
    Non a caso all’interno di Expo ci sarà il primo padiglione dedicato al vino nella storia dell’esposizione universale. Sarà questo, dunque, un ulteriore motivo di slancio per il settore e per le cooperative vitivinicole che rappresentano l’emblema dell’impresa italiana che funziona e che è ammirata in tutto il mondo.



  • Il rapporto della Fondazione David Hume de Il Sole 24 Ore certifica la grave situazione economica del nostro paese. Più volte in questa sede abbiamo posto l’accento sul problema della povertà e della diseguaglianza crescente. La questione dell’equa redistribuzione delle risorse affligge non solo l’Italia, ma tutti i paesi industrializzati.
    La crisi economica non ha fatto altro che acuire il divario tra chi possiede maggiori risorse e chi, invece, fa fatica a vivere un’esistenza dignitosa. Per questo motivo abbiamo richiamato in più occasioni l’esigenza di politiche economiche a sostegno di chi versa in condizioni di difficoltà.
    Si tratta non solo di un dovere morale, ma di un’esigenza di natura politica ed economica. Il contrasto alla deriva populista e alla depressione dei consumi parte proprio da qui.

    downloadL’analisi della Fondazione Hume ci offre un quadro più chiaro della situazione e ci aiuta a capire soprattutto quanto sia grande il divario tra il Mezzogiorno ed il Centro Nord in termini di reddito pro-capite e di ricchezza posseduta.
    Come riporta Il Sole 24 Ore il rapporto tra il Pil pro capite del Sud e quello del Nord è aumentato e diminuito a seconda delle varie fasi storiche. La crisi degli ultimi ha contribuito ad una sua flessione notevole portandolo ad arrivare al 56% nel 2011 (nel 1972 era al 63,5%). Si tratta di una differenza in termini di ricchezza prodotta davvero rilevante per un paese come l’Italia che è a tutti gli effetti una delle maggiori potenze industriali europee.
    L’analisi più interessante, effettuata dalla Fondazione David Hume, riguarda con ogni probabilità non tanto l’entità della diseguaglianza, ma le sue ragioni intrinseche.
    Se analizziamo infatti l’andamento dell’indice di Gini (l’indicatore più affidabile per studiare le diseguaglianze economiche), l’Italia si attesta sullo 0,33, perfettamente in linea con la media Ocse (0,35).
    La situazione diventa, però, più preoccupante se entriamo nel merito. Come evidenzia Sergio De Nardis, infatti, capoeconomista di Nomisma, l’aumento della diseguaglianze in Italia non è dovuto tanto ad una costante ricerca dell’eccellenza che avrebbe portato così ad una crescita generale degli stipendi più alti.
    Al contrario il nostro paese presenta un preoccupante appiattimento verso il basso, specie nelle regioni meridionali, dove il tasso di disoccupazione è maggiore e le differenze reddituali con il Centro Nord sono sempre più marcate.
    La crisi, dunque, nel nostro paese non ha portato tanto ad un arricchimento di chi già possedeva ingenti risorse, come invece è avvenuto in altri paesi, quanto ad un impoverimento generale.
    Sempre secondo lo studio della Fondazione David Hume, questo fenomeno è stato accentuato dalle politiche di bilancio imposte dall’Unione Europea che hanno portato ad una riduzione della spesa pubblica e con essa alla carenza di servizi per i cittadini con redditi inferiori alla media.



  • Non più tardi di un paio di mesi fa scoppiava un’annosa querelle dovuta alle dichiarazioni del Commissario europeo per la Politica Regionale, Corina Creu. Secondo numerosi organi di stampa italiani, la Cretu avrebbe paventato la possibilità di ritirare i fondi europei per le regioni poco virtuose.
    Sul banco degli imputati c’erano in particolare quelle del Sud Italia, colpevoli in questi anni di avere effettuato un cattivo utilizzo delle risorse provenienti da Bruxelles, come del resto testimoniato dai numerosi scandali che hanno visto coinvolti numerosi amministratori locali.
    La polemica di lì a breve sarebbe rientrata, con la stessa Cretu che ha smentito le notizie riportate dai giornali e ha parlato di tagli limitati ai co-finanziamenti regionali.

    Corina Creţu, Member of the EC in charge of Regional Policy visits the National museum di Reggio Calabria, on April 23, 2015.
    Corina Creţu, Member of the EC in charge of Regional Policy visits the National museum di Reggio Calabria, on April 23, 2015.

    In questi giorni la “pace” tra il commissario Cretu e le regioni del Sud Italia è stata sancita in via definitiva con una sua visita in Calabria. È stata un’opportunità per incontrare i vertici nazionali e regionali e ribadire il sostegno dell’Unione Europea verso i territori più arretrati.
    C’è stato un impegno preciso da parte del commissario per implementare il piano d’azione 2007-2013 ed il programma Networks and Mobility. Si tratta di progetti che beneficiano di finanziamenti europei per favorire lo sviluppo economico ed infrastrutturale di regioni quali Calabria, Sicilia e Campania.
    «Voglio congratularmi con le autorità italiane» ha dichiarato la Cretu sul blog della Commissione europea «per gli sforzi che hanno messo in campo in questo frangente, che io considero di importanza strategica per evitare la perdita di risorse fondamentali per queste regioni in un periodo di difficoltà economiche e finanziarie».
    Il Commissario ha ribadito la necessità di utilizzare in maniera virtuosa le risorse europee per innalzare la qualità della vita dei cittadini delle zone più in difficoltà. Per questo motivo ha parlato addirittura di un vero e proprio «obbligo morale e di un dovere evitare qualsiasi perdita potenziale; lo dobbiamo ai cittadini dell’Unione Europea».
    La collaborazione tra Europa e Mezzogiorno, dunque, ne esce rafforzata, nella speranza che i miglioramenti intravisti nell’ultimo anno nell’utilizzo dei fondi europei possa essere confermato di qui ai prossimi mesi, con annessi effetti benefici per le comunità locali.



  • L’Istat ha rilasciato i dati sul commercio del nostro paese con i paesi extra Ue. Come abbiamo più volte rimarcato in questa sede, l’export dei prodotti italiani, soprattutto sul mercato americano, ha rappresentato uno straordinario volano per la nostra economia, specie in un contesto di grave recessione.
    Fattori esterni come la ripresa dei consumi negli Stati Uniti e la svalutazione dell’Euro hanno avvantaggiato le nostre industrie, compensando la persistente crisi della domanda interna.
    Per quanto riguarda il mese di Marzo, il bilancio è positivo sia per le importazioni che per le esportazioni.
    Rispetto al mese precedente c’è un incremento delle importazioni del 4,8%, mentre le esportazioni verso i paesi extra Ue fanno registrare una variazione positiva del +2,2%.

    istatC’è una parziale ripresa su base congiunturale del mercato dei beni energetici, visto che le importazioni di energia fanno registrare un saldo positivo del +7,7% e le esportazioni addirittura un +19,1%, risultando il raggruppamento di beni con il maggiore incremento rispetto al mese precedente, segno evidente che la crisi energetica sta lentamente sfumando.
    Se allarghiamo l’orizzonte temporale e analizziamo, quindi, il volume commerciale degli ultimi tre mesi, notiamo un incremento congiunturale maggiore per l’export (+2,9%), mentre le importazioni si assestano al +0,3%.
    Per quanto riguarda, invece, il confronto con il mese di Marzo 2014, c’è un incremento delle esportazioni notevolissimo, attestato al +13,2%, dovuto principalmente alla presenza di un giorno lavorativo in più a marzo 2015 e all’imponente crescita del mercato dei mezzi di navigazione marittima.
    Questi dati esemplificano alla perfezione l’entità della crescita che ha avuto l’export nostrano negli ultimi mesi e con l’inizio di Expo questi numeri potrebbero crescere ulteriormente, considerato il tipo di veicolo pubblicitario che rappresenterà l’esposizione universale per i prodotti italiani.
    Passando alle importazioni, anch’esse a marzo 2015 fanno registrare un aumento tendenziale del 9,0%.
    Particolarmente interessanti risultano i dati sui principali partner commerciali italiani, sia in entrata che in uscita. In base alle elaborazioni dell’Istat, abbiamo l’ennesima conferma di come il mercato statunitense sia in forte espansione. Su base tendenziale, infatti, c’è un incremento delle esportazioni verso gli Stati Uniti stimato attorno al +44,1%, merito soprattutto della variazione positiva delle vendite di mezzi di navigazione marittima.
    Più contenuta, invece, la crescita dell’export verso paesi OPEC (+18,3%). Svizzera (+9,1%), paesi EDA (+8,6%) e Turchia (+7,3%).
    Sul versante delle importazioni, invece, troviamo un aumento degli acquisti dalla Cina (+51,9%), dalla Svizzera (+20,9%), dalla Turchia (+19,5%), dall’India (+18,6%) ed una contemporanea diminuzione dell’import dai paesi vittima della crisi energetica, ovvero dalla Russia  (-6,9%) e dai paesi OPEC (-2,7%).



  • Il processo di tracciabilità delle operazioni finanziarie e di lotta all’evasione e al riciclaggio prosegue in maniera spedita.
    L’intento del Governo è limitare il pagamento in contante, adeguandosi agli standard europei. Da questo punto di vista, infatti, il nostro paese risulta essere ancora indietro, visto che l’utilizzo di bonifici e carte di credito, seppur in crescita, è ancora piuttosto limitato.
    Tutto questo si inserisce all’interno di una cultura digitale del nostro paese non ancora all’avanguardia. Il cambiamento culturale sarà lento e difficoltoso, ma in questi mesi sono stati mossi i primi passi.

    27102014Tra le scelte più rilevanti prese dall’esecutivo, c’è la decisione di porre un limite alle operazioni in contante. Questa soglia è stata fissata a 999,99 euro. I pagamenti al di sopra di questa cifra andranno effettuati attraverso bonifici, assegni non trasferibili oppure via bancomat o carta di credito.
    Vi è, dunque, una tracciabilità maggiore delle operazioni più cospicue. Chi non rispetta queste soglie sarà punito con delle multe salate, che vanno dall’1 al 40% delle somme trasferite.
    Ci sono comunque delle eccezioni che riguardano innanzitutto la provenienza del cittadino che eroga la relativa somma ed il settore di riferimento dell’attività commerciale.
    La normativa è valida, innanzitutto, per tutti i residenti in Italia, a prescindere dalla nazionalità. Stesso discorso per i cittadini di paesi dell’Unione Europea e dello Spazio economico europeo.
    I turisti, invece, residenti in altri Stati avranno dei limiti diversi. Per tutte le operazioni che riguardano, infatti, settori particolari come il commercio al dettaglio e le agenzie di viaggio, si potrà pagare in contante entro la soglia dei 15 mila euro.
    Il cittadino in questione dovrà però fornire la fotocopia del proprio passaporto e firmare un’autocertificazione nella quale attesta di non essere un cittadino dell’Ue o dello Spazio economico europeo.
    Il commerciante o l’agenzia di viaggio dovranno, inoltre, dichiarare in anticipo all’Agenzia delle Entrate il conto corrente sul quale andranno a versare la somma ricevuta, operazione che andrà effettuata il primo giorno feriale utile.


  • europa bce

    Un’apertura importante dopo giorni di silenzio quasi assordante. La Commissione Europea sembra sia disposta a fornire aiuti economici ai produttori e ai vivaisti colpiti dal virus Xyella.
    A riportarlo è Daniel Rosario, portavoce del commissario europeo all’Agricoltura, Phil Hogan. La Commissione ha recepito la lettera inviata nei giorni scorsi dal Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, nella quale si chiedeva a Bruxelles un intervento in sostegno degli agricoltori pugliesi che nell’ultimo mese hanno subito gravissimi danni economici a causa del batterio Xyella.
    Già decine di ulivi sono stati sradicati ed altri potrebbero esserlo nelle prossime settimane. Il rischio contagio rimane elevato e proprio per questo motivo il ministro dell’Agricoltura francese ha imposto la chiusura delle barriere per i prodotti provenienti dalle zone colpite dal batterio.
    Ovviamente una situazione di questo tipo non può essere gestita solamente dall’Italia e dalla Regione Puglia. L’Europa deve intervenire così come ha fatto in altre occasioni simili. La PAC ha il compito di tutelare le regioni aderenti al programma, perché i danni accorsi agli agricoltori pugliesi si ripercuotono solo su di loro, ma sull’intera agricoltura nazionale e continentale.
    L’agroalimentare pugliese è tra i leader del settore ed in quanto tale va assolutamente salvaguardato.
    La questione Xyella verrà affrontata in maniera dettagliata all’inizio della prossima settimana, quando si riunirà il Comitato Fitosanitario che sarà chiamato a prendere decisioni importanti.

    eurogruppoIl Ministro Martina ha accolto con soddisfazione le dichiarazioni provenienti da Bruxelles: «Sono positive le aperture della Commissione Europea alle nostre richieste di trovare strumenti utili per tutelare produttori e vivaisti colpiti dalla Xylella in Puglia. Ora bisogna individuare tempestivamente le risorse e consentire la salvaguardia del reddito degli agricoltori».
    Anche il governatore della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha apprezzato «il recepimento di alcune istanze italiane», ma in una lettera inviata al commissario europeo per la Salute Vytenis Andriukaitis, al Ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e all’ambasciatore italiano nell’Ue Stefano Sannino, ha espresso alcune perplessità in merito alla gestione della situazione.
    Sul banco degli imputati c’è in particolare la scelta di estirpare tutte le piante che si trovano nel raggio di 100 metri da una pianta infetta ed il divieto di piantare le specie varietali che sono state colpite in questi mesi dal virus Xylella.
    L’eradicazione deve essere effettuata in maniera maggiormente selettiva per tutelare un patrimonio agricolo di livello nazionale ed internazionale.



  • Si è svolta nella giornata di ieri, presso il Palazzo della Cooperazione a Roma, l’iniziativa dal titolo ““Per rieducare un carcerato ci vuole un villaggio”, organizzata dall’Alleanza delle Cooperative sociali, Cdo Opere Sociali e Forma.
    Il tema centrale del confronto è stata la riforma del sistema penitenziario. I partecipanti si sono interrogati su quali siano gli strumenti migliori per il recupero del detenuto, tenendo conto anche delle limitate risorse di cui dispongono le strutture carcerarie.
    Ha introdotto i lavori Giuseppe Guerini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative sociali; sono intervenuti nel corso dell’evento Andrea Orlando (Ministro della Giustizia), Luigi Bobba (Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), Gabriele Toccafondi (Sottosegretario al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca), Edoardo Patriarca (Parlamentare e presidente Centro Nazionale per il Volontariato di Lucca).

    villaggio carcereLe cooperative sociali hanno svolto in questi anni uno straordinaria attività di rieducazione dei detenuti, probabilmente migliore di qualsiasi altro agente sociale.
    Ad ammetterlo è lo stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando: «Le cooperative sono l’attore più idoneo a realizzare gli interventi per il lavoro nelle carceri e a creare il ponte con il dopo carcere per l’inserimento lavorativo». Sono molti i progetti delle imprese sociali italiane che si pongono come obiettivo una maggiore integrazione sociale del carcerato una volta scontata la sua pena.
    Tra i più rilevanti ci sono, appunto, quelli che forniscono ai detenuti un lavoro da compiere mentre sono in carcere, in modo non vivere l’esperienza di detenzione come un mondo a sé stante rispetto alla realtà circostante.
    Sono intervenuti nel corso dell’evento numerosi carcerati che hanno vissuto la positiva esperienza di lavorare in una cooperativa durante il periodo di detenzione. Alcuni esempi sono quelli forniti dalle cooperative sociali Men at Work di Roma ed Il Germoglio di Sant’Angelo dei Lombardi (Avellino), ma anche quelle di don Claudio Burgio dell’associazione Kayròs e del carcere minorile Beccaria di Milano.
    Sono tutti testimonianze significative di come sia possibile realizzare il cosiddetto “villaggio carcere”, ovvero un universo comunitario costituito da rapporti reciproci di solidarietà, in cui ognuno svolge una funzione al servizio della collettività.

    «Siamo pronti a dare il nostro contributo agli “Stati generali sul carcere”. Il nostro impegno è rinforzare l’alleanza con le istituzioni per realizzare in ogni carcere d’Italia esperienze lavorative finalizzate al recupero del detenuto. I dati sulla recidiva parlano chiaro: tra i detenuti che non svolgono programmi di reinserimento la recidiva sfiora il 90%, mentre tra i detenuti che seguono questo percorso la recidiva si riduce alla soglia del 10%» ha dichiarato Giuseppe Guerini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative sociali.
    L’impegno del mondo della cooperazione sociale sarà sempre più forte per dimostrare come la rieducazione sia più efficace della punizione e che quello proposto dalle coop sociali è un modello virtuoso, poiché mette al centro il detenuto in quanto persona.
    L’eliminazione della recidiva, inoltre, fortemente voluta dall’Alleanza delle Cooperative sociali, può portare ad un risparmio di circa 210 milioni di euro per le casse dello Stato. Sarebbe una vera e propria manna dal cielo per un sistema, quello carcerario, che cerca di operare tra mille difficoltà di natura economica.

     


  • latte granarolo

    Uno fenomeno sempre più diffuso nel campo dell’alimentare è la commercializzazione di cibi “falsi”, ovvero di prodotti cui vengano attribuite determinate caratteristiche, soprattutto di provenienza, che in realtà non possiedono.
    Il riferimento è soprattutto al Parmigiano reggiano, il formaggio pecorino, lo spumante: vengono venduti come prodotti italiani, quando in realtà non sono stati neanche lavorati nel nostro paese.
    Il fenomeno in questione viene chiamato “Italian Sounding” perché di italiano, questi cibi, hanno appunto solo l’assonanza con i più famosi cibi nostrani; eppure riescono ad avere un mercato importante provocando non pochi danni al nostro Made in Italy.
    I numeri riportati dall’Ispettorato centrale per la tutela della qualità e della repressione frodi del Ministero delle Politiche Agricole sono a dir poco inquietanti. Nel solo 2014 ci sono stati oltre 36mila controlli e circa 54.500 prodotti controllati, in tutto sono stati rilevate 359 notizie di reato, 4.276 contestazioni amministrative e 581 sequestri, per un valore complessivo di 42,8 milioni di euro.

     

    latte_fresco_Ci rendiamo perfettamente conto dell’imponenza del fenomeno. E non è un caso che proprio in occasione di Expo, gli organizzatori abbiano deciso di dedicare una serie di incontri sulla tematica, con l’obiettivo di mettere in guardia i consumatori e di sponsorizzare in tutto il mondo il vero Made in Italy.
    C’è un impegno crescente, dunque, da parte dell’industria alimentare italiana, a garantire elevati standard di qualità e di sicurezza alimentare. A dichiararlo è Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, secondo il quale il settore ha investito nel 2014 il 2% del proprio fatturato, corrispondente a circa 2,6 miliardi di euro, in misure per la sicurezza alimentare.
    Agisce in tal senso anche l’accordo stipulato con eBay per bloccare le vendite online di cibo. In questo modo è possibile controllare una grossa fetta del mercato dei “cibi falsi”, che proprio dall’e-commerce trae i maggiori proventi.
    Grazie a questa intesa è stato subito possibile ricavare decine di segnalazioni di prodotti contraffatti, come il parmigiano sul mercato statunitense o il prosecco in quello tedesco ed quello italiano.
    I principi della sicurezza alimentare e della qualità dei prodotti dovranno essere tutelati negli anni a venire, Expo 2015 e la Carta di Milano possono essere un importante veicolo promozionale in tal senso.