• Un altro primato negativo interessa il nostro paese ed ancora una volta sono i giovani ad essere i protagonisti.
    Recentemente abbiamo riportato i dati sia dell’Istat che di Eurostat sulla disoccupazione giovanile. Numeri che collocano l’Italia agli ultimi posti a livello europeo e che rendono l’idea della difficoltà del nostro mercato del lavoro nell’inserire all’interno del circuito occupazionale giovani di età compresa tra i 15 ed  24 anni.
    Sempre Eurostat, ovvero l’ufficio di statistica dell’Unione Europea, ci ha fornito ulteriori dati interessanti sulla presenza di giovani e sulle loro attività nell’Unione a 27 Stati.
    In base alla quarta “Infodata del Lunedì” è l’Italia il paese con la minore presenza di giovani under 30, attestata attorno al 15%. Anche l’età media colloca il nostro paese tra i più vecchi dell’Unione Europea: i 44,4 anni di media rappresentano la seconda quota più alta, dietro solo alla Germania (45,3); la media degli stati comunitari è invece di 41,9.
    Numeri, dunque, che mettono in evidenza il carattere poco dinamico della nostra società.

    FormazioneMa quali sono le abitudini e le condizioni di vita dei nostri giovani paragonate a quelle dei coetanei europei? Uno dei fenomeni più diffusi nel nostro paese è quello dei cosiddetti “bamboccioni”, ovvero di giovani under 30 che vivono ancora con i propri genitori.
    In Europa questa usanza è poco diffusa visto che il 22,9% risulta sposato o convivente e quindi fuori dal nucleo familiare originario. In Italia questa tendenza è ribaltata: solamente l’11,3% dei giovani di età compresa tra i 20 ed i 29 anni è sposato o convive, dunque quasi la metà rispetto alla media europea.
    Questi numeri sono evidentemente collegati alla difficoltà nel trovare un lavoro. Il nostro sistema di politiche attive per il lavoro è estremamente farraginoso, per cui sono moltissimi, ad esempio, i cosiddetti Neet (Not engaged in Education, Employment or Training), ovvero i giovani che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti neppure in un corso di formazione.

    Secondo i dati dell’Istat, nel 2013 erano due milioni e mezzo i Neet italiani, corrispondenti a circa il 26% degli under 30. Peggio dell’Italia ha fatto solo la Grecia (28,9%).
    È evidente, dunque, si tratti di una situazione di grande instabilità ed incertezza, che spinge il più delle volte i giovani a rifugiarsi nella sicurezza economica ed affettiva del proprio nucleo familiare originario.
    Il nostro paese fa registrare, inoltre, dati negativi in materia di accesso ad Internet e di presenza dei giovani sui social network. In merito a quest’ultimo indicatore, la presenza degli under 30 italiani sui social è solamente del 73%, ben lontano, ad esempio, dal 92% fatto registrare dalla Finlandia.
    Come abbiamo più volte sottolineato in questa sede, l’Italia deve ancora compiere dei passi importanti in materia di cultura digitale e nello specifico in quanto a diffusione della connessione a banda larga su scala nazionale. Una volta compiuto questo passo sarà possibile rendere i nostri giovani realmente competitivi coi i propri coetanei in tema di economia digitale.



  • “Nutrire il pianeta, energia per la vita” è questo lo slogan di Expo 2015. L’esposizione universale sarà incentrata sulle tematiche della sicurezza e della qualità alimentare, sul diritto al cibo come prerogativa essenziale per avere un’esistenza sana e dignitosa. Si tratta di principi esposti all’interno della Carta di Milano, il documento che impegna cittadini ed istituzioni ad assumere comportamenti e promuovere leggi in favore di un’alimentazione sana e di un’equa distribuzione delle risorse.
    Anche il mondo della cooperazione fa propri questi valori. La partecipazione a Cascina Triulza, il Padiglione del Terzo Settore, va proprio in questa direzione: veicolare un modello d’impresa attento ai bisogni del territorio ed improntato su uno sviluppo etico e sostenibile della comunità locale di di riferimento.
    L’obiettivo delle cooperative è provare a garantire cibo a tutti i cittadini, una meta certamente ambiziosa, ma perseguibile solo attraverso i valori che da sempre le coop portano avanti: rispetto dell’ambiente e della persona, una finanza etica, produzione locale, qualità dei prodotti ed innovazione nelle tecnologie e nei sistemi produttivi.

    expoLa questione della povertà e della fame nel mondo è un problema sempre più rilevante. La crisi economica non ha fatto altro che allargare il cerchio dei cittadini che non hanno cibo sufficiente per avere un’esistenza dignitosa.
    Secondo la Banca Mondiale sono addirittura 800 milioni le persone che ogni sera vanno a letto affamati, segno di una distribuzione delle risorse sempre meno equa, aggravata dall’aumento della popolazione mondiale.
    A lanciare l’allarme è anche Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, intervenuto nella giornata odierna ai microfoni di Rai Radio 1: «Ogni anno la domanda di cibo aumenta del 4,2% e l’offerta cresce solamente del 2,2%. C’è una differenza del 2% che in vent’anni diventerà del 40%. Il rischio che non ci sia cibo per tutti è un rischio concreto, quindi ci saranno evidentemente problemi di esplosione di tensioni e di disagi. La vera sfida è produrre in maniera sostenibile e quindi con il rispetto dell’acqua, del clima e delle condizioni produttive. È una grande sfida che si può vincere, ma occorre un’inversione di tendenza. La cooperazione dentro Cascina Triulza vuole lanciare anche questo messaggio».
    Confcooperative, a tal proposito, sarà official sponsor di Cascina Triulza, il primo padiglione della storia delle esposizioni universali dedicato per intero al Terzo Settore. Sarà un’occasione per ribadire il carattere “sociale” delle cooperative, in quanto imprese che guardano sì al mercato, ma lo fanno con intenti diversi dal mero raggiungimento del profitto.



  • Il mondo della cooperazione continua a crescere ed è pronto a cogliere le opportunità fornite da Expo per diffondere ulteriormente i propri valori fondativi.
    A dichiararlo è Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, in merito alla partecipazione della suddetta centrale di rappresentanza a Cascina Triulza, il padiglione dedicato alla società civile.
    Confcooperative condivide con le associazioni aderenti i principi che guidano la loro attività, come il rispetto della persona, il radicamento nel territorio, la solidarietà ed in generale lo spirito mutualistico.
    Sarà attraverso questi principi che il mondo della cooperazione guarderà all’esposizione universale, cercando di proporre un modello alternativo di sviluppo che riesca a far convivere la competizione in un libero mercato alla produzione locale e al soddisfacimento delle esigenze del territorio di riferimento.

    confcooperative«Cibo e solidarietà, persona e territorio, alimentazione e umanità. Sono questi i valori che vogliamo portare a Expo 2015 per mostrare, attraverso la migliore tradizione cooperativa, come sia possibile fare impresa mantenendo quel radicamento al territorio e l’attenzione alla persona che la cooperazione esprime da sempre» queste le parole di Maurizio Gardini riportate dall’Ansa.
    La presenza di Confcooperative all’interno di Expo si concretizzerà attraverso una serie di eventi che inizieranno il 26 maggio, quando ci sarà “Nutrire i territori: qualità dei servizi, qualità della vita nelle aree metropolitane”, un’iniziativa organizzata da Federlavor e Servizi.
    L’ultimo giorno di attività sarà il 29 ottobre: sarà questa l’occasione per discutere di quali siano le migliori realtà cooperative e quali, invece, le prospettive future, con un evento dal titolo “Innovation Revolution: Best practices & next practices“.
    Expo sarà, dunque, un’opportunità molto importante per la galassia delle cooperative italiane per cercare di crescere ulteriormente dopo un periodo particolarmente positivo. Come sottolineato dallo stesso Gardini, la cooperazione è stato uno dei pochi settori ad aumentare i propri livelli occupazionali dopo l’avvento della crisi.
    Nello specifico, secondo il vertice di Confcooperative, l’occupazione all’interno delle coop è aumentata del +4,9% da quando è iniziata la fase di recessione. Merito di una strategia improntata sull’innovazione e su un’attenta programmazione che ha preso in considerazione le tendenze contingenti sul mercato interno ed internazionale.
    Si tratta di un risultato notevole che testimonia l’ottimo operato svolto dai cooperatori e che consente di presentare il modello cooperativo come un modello virtuoso e da emulare.



  • Conserve Italia sarà tra i protagonisti assoluti di Expo 2015. Il consorzio cooperativo emiliano, che rappresenta una delle maggiori aziende dell’agroalimentare nostrano con 14.000 produttori associati ed 1 miliardi di euro di fatturato, parteciperà all’esposizione universale cercando di veicolare i valori cooperativi.
    L’impresa presieduta da Maurizio Gardini non dimentica la propria mission originaria, ovvero quella di produrre valore per i propri soci e soddisfare le esigenze della comunità locale di riferimento.
    Per questo motivo Conserve Italia svolgerà un ruolo di primo piano all’interno di diversi padiglioni.

    ConserveItaliaCome annunciato da Gardini, il consorzio cooperativo sarà, innanzitutto, main sponsor di Cascina Triulza, il primo padiglione della storia delle esposizioni universali ad essere interamente dedicato al Terzo Settore. Conserve Italia condivide i valori e gli obiettivi che si pone il mondo del no-profit.
    Perché prima ancora di essere un’impresa che produce valore e compete sul mercato internazionale, Conserve Italia è un consorzio cooperativo ed in quanto tale vuole mantenere la sua vocazione “sociale”.
    «Sposiamo in pieno i valori della Cascina Triulza» ha dichiarato Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia «poiché legalità, rispetto della natura e della biodiversità, sviluppo sostenibile sono elementi imprescindibili della nostra mission cooperativa, che alla valorizzazione del prodotto e del lavoro dei soci agricoli affianca la massima correttezza e trasparenza nelle attività produttive e commerciali e l’impegno a realizzare produzioni di qualità con il massimo rispetto dell’ambiente».
    All’intero di Cascina Triulza, Conserve Italia sarà il fornitore esclusivo di succhi di frutta nell’area bar e ristorazione attraverso uno dei suoi principali marchi, ovvero Yoga, considerato unanimemente il leader del mercato italiano.

    Ma l’impegno del consorzio cooperativo emiliano non si limiterà alla zona dedicata ald Terzo Settore. Sarà, infatti, anche uno dei protagonisti del padiglione organizzato da Federalimentare, dal nome Cibus è Italia. In questo caso verrà dato spazio al brand storico di Conserve Italia, ovvero il marchio Cirio.
    Nel corso dell’esposizione verranno proiettati video che ricordano la storia e la crescita di Cirio che l’hanno portato ad essere un punto di riferimento a livello mondiale nel comparto della produzione di pomodori, passate e pelati.
    La stessa Cirio sarà presente insieme a Valfrutta nell’area di ristorazione Eataly, presso il Ristorante delle Grandi Marche Italiane. All’interno di quest’area potranno essere assaggiati i prodotti dei più importanti brand italiani, tra i quali, appunto, anche quelli del consorzio Conserve Italia.



  • Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge recante disposizioni urgenti «per il rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno delle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali».
    Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali ha deciso di intervenire venendo in soccorso ai produttori appartenenti a due settori in particolare: quello lattiero-caseario e quello olivicolo.
    Il primo deve fronteggiare la fine delle quote latte, una misura di politica agricola europea che per anni ha contraddistinto il settore, ponendo limiti produttivi molto rigidi.
    I produttori italiani devono ora confrontarsi con un mercato che offre prezzi comparativamente più bassi e con dei retaggi delle quote latte che porteranno il nostro paese a dover pagare multe salate per il mancato rispetto dei limiti posti dal precedente regime.
    Un intervento normativo, dunque, era quanto mai necessario per affrontar al meglio questa fase di transizione.
    Il contenuto del decreto legge per quanto riguarda il settore lattiero-caseario si può riassumere in tre aspetti essenziali:

    • possibilità per i produttori di rateizzare in tre anni le multe ricevute nell’ultima campagna.
    • istituzione di un unico organo interprofessionale (sul modello francese) che prenda decisioni in materia di produzione, commercializzazione, contratti, promozioni e tutela dell’ambiente. Viene prevista anche l’istituzione di contratti di vendita scritti e della durata minima di 12 mesi.
    • rafforzamento della lotta contro le pratiche sleali anti-concorrenza. Ci sarà un monitoraggio costante dei prezzi, con un inasprimento delle sanzioni ed un coinvolgimento diretto dell’Autorità anti-trust.

    martinaIl Decreto legge ha stabilito anche alcune misure eccezionali per un altro settore in grave difficoltà negli ultimi mesi, ovvero quello olivicolo. Il Governo lancia il Piano Olivicolo Nazionale con uno stanziamento di 20 milioni di euro, coordinato con le Regioni che potranno usufruire dei fondi europei del Psr.
    L’obiettivo è aumentare la produzione del 25% nei prossimi cinque anni, arrivando a quota 650mila tonnellate di olio d’oliva prodotto in Italia.
    Ma il caso di questi giorni, relativo al settore olivicolo, è quello rappresentato dal virus Xyella che ha colpito centinaia di ulivi nella regione Puglia. Per far fronte questa emerge il Governo ha deciso di attingere al Fondo di solidarietà nazionale.
    Solitamente si opta per questa soluzione solo in caso di calamità naturali provocate da agenti atmosferici, è la prima volta invece che vengono utilizzate risorse del Fondo di solidarietà per emergente fito-sanitarie generate da infezioni degli organismi nocivi.
    In generale sono stanziati 11 milioni di euro per compensare i danni economici subiti dai produttori e dai vivaisti pugliesi in seguito alla propagazione del virus e alla conseguente eradicazione degli ulivi.



  • Il mercato del lavoro italiano fatica ad avere quello scossone positivo auspicato e reclamizzato. I dati comunicati dall’Istat sul tasso di disoccupazione nel mese di Marzo sono un duro colpo da digerire per il Governo e per l’Italia intera.
    L’aumento dei contratti a tempo indeterminato, riportato nei giorni scorsi dal Ministero del Lavoro, non trova riscontro nelle elaborazioni dell’Istituto di Statistica. Secondo l’Istat, infatti, il tasso di disoccupazione è arrivato nell’ultimo mese al 13,0%, crescendo di 0,2 punti percentuali su base mensile e dello 0,5% su base annua.
    Ma analizziamo nel dettaglio questi dati che potranno avere certamente delle ripercussioni sul livello di fiducia degli italiani verso l’economia.

    istatNei mesi di dicembre e gennaio, la disoccupazione aveva fatto registrare un leggero calo. Tale variazione negativa aveva fatto ben sperare le istituzioni governative, soprattutto in vista dell’approvazione del Jobs Act e dell’entrata in vigore degli sgravi fiscali sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato inserite all’interno della Legge di Stabilità.
    A partire dal 7 Marzo è possibile, infatti, assumere attraverso il nuovo contratto a tutele crescenti. Nelle intenzioni dell’esecutivo questa nuova forma contrattuale dovrebbe portare ad una lenta e progressiva riduzione del tasso di disoccupazione.
    I dati dei mesi di febbraio e marzo contraddicono, per adesso, questa convinzione. Negli ultimi sessanta giorni c’è stato, infatti, un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione: siamo passati dal 12,6% di gennaio al 13% di marzo.
    Numeri abbastanza preoccupanti che raccontano di un mercato del lavoro in piena fase stagnante nonostante le recenti riforme approvate. La Germania, per fare un esempio di un paese dove il sistema-lavoro risulta essere molto dinamico, ha un tasso di disoccupazione del 5% (numeri Eurostat per l’anno 2014).

    Passando al confronto fra l’anno 2015 e quello 2014, rispetto ad un anno fa il tasso di disoccupazione è aumentato dello 0,5%, con il numero dei disoccupati che ha visto un’impennata addirittura del +4,4% (+138.000).
    Preoccupa, in egual modo, l’aumento della disoccupazione giovanile, ovvero la quota di disoccupati di età compresa tra i 15 ed i 24 anni sul totale di quelli attivi. Rispetto al mese precedente il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato dello 0,3%, attestandosi adesso al 43,1%.
    Anche sul fronte occupazione le elaborazioni dell’Istat non sono incoraggianti. Gli occupati, infatti, sono diminuiti dello 0,3% (-59 mila) rispetto al mese di febbraio, tornando addirittura ai livelli di Aprile 2014. Il tasso di occupazione è al 55,5% e fa registrazione una variazione negativa su base mensile di 0,1 punti percentuali.
    Rispetto a marzo 2014, infine, l’occupazione è diminuita dello 0,3% (-70 mila) e il tasso di occupazione di 0,1 punti.



  • L’agroalimentare italiano sta diventando il settore trainante dell’economia italiana. Risulta essere, infatti, uno dei pochi ambiti ad avere resistito alla crisi, aumentando la propria quota di esportazioni e facendo registrare livelli di fatturato e di occupazione piuttosto stabili.
    La cooperazione agricola rappresenta uno dei pilastri di questo settore. Secondo l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio della cooperazione agricola, riferito all’anno 2012, le coop agricole sono 5.042, gli addetti 93.437 e il fatturato è pari a 34,869 miliardi di euro, che equivale al 27% del valore dell’intero settore alimentare italiano.
    Siamo di fronte, dunque, a numeri importanti che certificano il buon operato svolto dai cooperatori italiani, capaci di puntare su un’attenta programmazione e sulla ricerca della qualità e dell’innovazione. Una strategia ottimale, in grado di produrre reddito per i soci e di svolgere una fondamentale funzione redistributiva per il territorio di riferimento.
    Per avere un’ulteriore crescita sarà necessario implementare i processi di aggregazione tra imprese, in modo da rendere queste ultime  ancora più competitive sui mercati esteri. La crescita dimensionale, unita alla spinta promozionale che verrà da Expo, potrà rappresentare il definitivo salto di qualità per la cooperazione agricola.

    06112014Nel frattempo i dati che giungono dal Rapporto preconsuntivo 2014 dell’Osservatorio delle cooperazione agricola sono senza dubbio incoraggianti. L’indagine prende in considerazione un campione di 386 imprese “avanzate” del mondo cooperativo, cui sono state poste delle domande sull’andamento della propria azienda in relazione all’anno 2014.
    In base alle risposte degli amministratori è emerso nel complesso che sia il fatturato che l’occupazione del settore della cooperazione agricola è in leggero aumento. Il fatturato, in particolare, è in crescita dello 0,4% rispetto al 2014, con il 51% delle imprese interpellate che ritiene che il proprio volume d’affari rimarrà stabile nel 2015, mentre il 31% crede farà registrare una crescita.
    Per quanto riguarda, invece, i livelli occupazionali, sono aumentati dello 0,7% sul 2013.
    Vengono confermate, inoltre, le tendenze positive delle vendite di prodotti all’estero. L’export rappresenta il principale volano tanto dell’economia agricola nazionale, quanto di quella cooperativa.
    Da questo punto di vista il leader è il settore lattiero-caseario, il quale fa registrare un aumento delle esportazioni del 10,6%, una variazione positiva di gran lunga superiore a quella del settore su scala nazionale (+4,6%).
    Bene anche la cooperazione vitivinicola. Nonostante un leggero calo del fatturato e del livello delle esportazioni, il 30% delle coop del vino ha dichiarato di avere liquidato a prezzi più alti i propri soci. Si tratta, dunque, di un settore perfettamente in salute, come testimoniato del resto dalla classifica stilata recentemente dal Corriere Economia, che colloca i consorzi vitivinicoli ai primi posti a livello nazionale.



  • Redigere un bilancio sociale è un’operazione complessa che il più delle volte richiede una specifica consulenza da parte di un professionista.
    Questo tipo di assistenza tecnica può essere fornita, però, anche dalle centrali di rappresentanza delle cooperative. È il caso di Federsolidarietà-Confcooperative che ha deciso di venire incontro alle proprie associate, dando loro una mano nella redazione dei bilanci sociali.
    Attraverso il sito di Federsolidarietà verrà messo a disposizione in via gratuita per tutte le cooperative sociali ed i consorzi aderenti, un modulo applicativo attraverso il quale sarà possibile redigere il proprio bilancio sociale per l’anno 2014.
    L’utente potrà scegliere tra tre opzioni: base, avanzato ed evoluto. La prima è rivolta alle imprese sociali che ancora hanno poca dimestichezza con gli strumenti contabili e che dunque redigeranno un bilancio meno dettagliato.
    Le altre due opzioni sono rivolte, invece, a chi ha già esperienza e vuole presentare un resoconto della propria attività più preciso e rigoroso.

    confcooperativeIl bilancio sociale ha due valenze principali. Innanzitutto rappresenta un importante veicolo di trasparenza per tutte le coop. I recenti scandali giudiziari hanno posto in essere la questione del controllo contabile delle imprese sociali, un’attività di monitoraggio che viene elusa troppo facilmente dalle cosiddette false cooperative, danneggiando l’immagine di tutto il mondo della cooperazione.
    Confcooperative, dunque, intende rinnovare il proprio impegno verso i propri soci e verso le istituzioni, implementando i mezzi di controllo. La piattaforma online di Federsolidarietà garantirà così maggiore trasparenza riguardo all’attività delle associate, fornendo al contempo ad esse un sostegno gratuito di tipo tecnico.
    Non solo trasparenza, però. Il bilancio sociale è anche uno strumento che proietta le cooperative sul mercato, valutando la loro forza competitiva rispetto alle altre forme imprenditoriali. Di recente le imprese sociali hanno dimostrato di essere in grado di competere sui mercati internazionali, sfruttando i loro prodotti di qualità e gli investimenti effettuati sull’innovazione.
    Attraverso il bilancio sociale è possibile ricavare l’impatto economico e sociale dell’attività delle coop sulla comunità di riferimento. Gli amministratori possono così conoscere gli obiettivi raggiunti e quelli mancati ed effettuare una più attenta programmazione dell’attività futura.


  • europa bce

    Il Comitato fito-sanitario dell’Unione Europea ha scelto la linea dura per combattere la diffusione del virus Xylella, che ha colpito  in questi giorni decine di uliveti nella regione Puglia. Nonostante il monito di Niki Vendola, che aveva invitato le istituzioni europee a tutelare i produttori ed il patrimonio agricolo pugliese, limitando al minimo le eradicazioni, l’Ue ha deciso di utilizzare il pugno duro.
    Verranno attuate, infatti, «rigide misure di eradicazione» che «includono la rimozione e la distruzione delle piante infette, e di tutte le piante ospiti nel raggio di 100 metri, a prescindere dal loro stato di salute».
    Viene confermata, dunque, la prima bozza del piano dell’Unione Europea trapelata nei giorni scorsi.

    eurogruppoTra le misure adottate c’è anche, però, la possibilità di utilizzare una strategia diversa per quelle zone dove l’eradicazione non è più possibile. È il caso della provincia di Lecce.
    Verrà comunque mantenuto l’obbligo di distruggere tutte le piante infette, ma non si procederà con l’eliminazione degli alberi potenzialmente ospiti nel raggio di 100 metri. Questi ultimi saranno semplicemente oggetto di monitoraggio costante per evitare la propagazione del virus.
    Secondo i calcoli de Il Sole 24 Ore, le misure prese dall’Unione Europea comporteranno una perdita di circa 100 ulivi per ettaro. Si tratta di un danno economico enorme per i produttori agricoli ed i vivaisti pugliesi.
    Una vera e propria piaga naturale che colpisce un ambito, quello dell’agroalimentare e della produzione olivicola, che è un vero e proprio leader dell’agricoltura italiana.
    Gli strumenti rigidi adottati dal comitato fito-sanitario dovranno essere per forza di cose integrati con degli aiuti economici nei confronti dei produttori pugliesi. Nei giorni scorsi il commissario Hogan ha aperto a questa soluzione.
    Sarà da valutare solo il tipo di strumento economico-finanziario da adottare, ovvero se optare per il Fondo straordinario per le emergenze oppure aumentare i finanziamenti già in essere per i produttori di olio.
    Nel frattempo l’Unione Europea ha scelta la linea dura anche sulle importazioni di piante sospettate di ospitate il virus, prevedendo, ad esempio, un “bando specifico” per le importazioni di piantagioni di caffè provenienti da Honduras e Costa Rica, per le quali è elevato il rischio contaminazione.



  • La Carta di Milano è un documento che contiene una serie di impegni e misure normative, rivolte sia ai cittadini che alle istituzioni, per garantire la qualità e la sicurezza alimentare a tutto il pianeta. Sono tante le azioni quotidiane che ognuno di noi potrebbe svolgere per raggiungere questo obiettivo.
    Ecco perché la Carta di Milano, che potrà essere sottoscritta durante tutta la durata di Expo, invita i cittadini a svolgere un’attività di pressione collettiva verso le istituzioni. Possono essere le persone comuni, infatti, i principali protagonisti del cambiamento culturale promosso.
    Sono dieci, in particolare, i punti attorno ai quali ruoterà il documento. Il primo e più importante è il diritto al cibo. Come ha dichiarato in questi giorni il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, verrà considerato come una vera e propria violazione della dignità umana il mancato accesso ad una quantità di cibo sufficiente per sopravvivere, cibo che deve possedere anche determinate caratteristiche di qualità.

    expoPer raggiungere l’ambizioso obiettivo di garantire un’alimentazione sana e corretta ad una quota sempre più ampia di cittadini, tutti gli attori coinvolti saranno chiamati a mettere in atto una serie di azioni: si devono evitare, innanzitutto, gli sprechi, acquistando solo la quantità di cibo necessaria ed educando i propri figli al rispetto dell’ambiente e all’importanza della qualità alimentare.
    Le istituzioni, inoltre, dovranno compiere una serie di passi normativi fondamentali: la lotta al lavoro nero nei campi agricoli, la promozione delle biodiversità, la promulgazione di leggi a difesa del suolo e di protezione del reddito degli agricoltori, nonché l’incentivazione dell’innovazione e della tecnologia anche nel settore agricolo.
    Sono tutte misure di rilevanza essenziale per assicurare un futuro migliore a tutto il pianeta. L’intento della Carta di Milano è sensibilizzare i cittadini su queste tematiche e farli convergere su un obiettivo unico di rilevanza mondiale.
    Per questo motivo verrà coinvolta anche l’Onu. L’atto conclusivo, infatti, prevede la consegna del documento al Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon, che avverrà il 16 ottobre, alla fine di Expo.
    La speranza è che l’esposizione universale possa fungere da amplificatore per queste tematiche, che sono ancora ignorate da moltissime persone nei paesi industrializzati.
    Il diritto al cibo e lotta contro lo spreco devono essere al centro del dibattito mondiale e delle politiche pubbliche internazionali. La Carta di Milano non fa altro che porre tutti, cittadini ed istituzioni, di fronte alle proprie responsabilità.



  • Il batterio Xyella fastidiosa sta devastando numerosi uliveti in tutta la Regione Puglia. FederBio, la federazione italiana dell’Agricoltura biologica, intende fornire il proprio contributo per realizzare un’efficace strategia di debellazione del virus.
    Per questo motivo ha istituito un comitato tecnico con l’obiettivo di individuare misure che bilancino la distruzione del batterio con la mancata contaminazione dei prodotti biologici.
    Tra gli strumenti previsti dal Commissario Silletti , infatti, c’è l’utilizzo massiccio di prodotti chimici che potrebbero portare alla contaminazione non solo delle piante colpite dal virus, ma anche di quelle ad esse adiacenti.
    FederBio si riserva, una volta effettuati i trattamenti, di valutare la presenza di eventuali contaminazioni, accertandone la causa.
    Qualora il piano Silletti venisse portato a termine c’è il serio rischio, a questo punto, di dover risarcire gli operatori biologici, costretti a declassare le proprie olive a causa delle sostanze emesse.

    federbioSu questo argomento si è espresso Paolo Carmeolla, presidente di Federbio, con una nota all’Ansa: «FederBio non condivide l’alternativa dell’uso massiccio di trattamenti con prodotti chimici di sintesi, previsti nel piano Silletti, che possono solo contenere l’insetto vettore del batterio senza debellarlo, oltre al fatto che in questo modo le aziende biologiche presenti nell’aerea verrebbero esposte al rischio grave di deriva dei trattamenti chimici il cui impatto sarebbe quindi dannoso per tutta l’economia della zona, oltre che per le popolazioni».

    In un documento inviato alle istituzioni europee e nazionali, FederBio ha espresso le proprie proposte per combattere il batterio, volendo così tutelare fortemente le proprie imprese che, in base ad elaborazioni IAMB su dati del sistema BioBank della Regione Puglia, rappresentano il 16% della superficie agricola utilizzata del solo Salento.
    Sono tre i criteri direttivi: rispetto del metodo di produzione biologico, controllo del virus nei momenti chiave del suo sviluppo ed implementazione di azioni che permettano di monitorare il virus e di individuare così gli strumenti più adeguati per prevenire la diffusione del virus nei prossimi anni.
    Tra le proposte, come riportato testualmente dal documento di FederBio, ci sono:

    – barriere meccaniche: fasce collanti, tessuto non tessuto; reti anti-insetto;

    – barriera fisica su polloni o piante adulte: caolino, silicato di sodio;

    – controllo meccanico contro gli stadi giovanili dei vettori, delle superfici a oliveto;

    – impiego di prodotti rameici;

    – distribuzioni di repellenti;

    – piante trappola da trattare con piretro, contro adulti in fase di aggregazione pre-riproduttiva in campo;

    – protezione dell’albero di ulivo da altri patogeni e rinvigorimento della pianta attraverso corrette potature, spollonature e corretta gestione della fertilità del suolo, adottando tecniche migliorative e conservative della sostanza organica;

    – segnalazione delle piante sintomatiche alle autorità competenti per la verifica dell’eventuale infezione in atto.



  • La questione della pressione fiscale è sempre stato un problema con cui hanno dovuto convivere tutti i Governi italiani. Molto spesso le campagne elettorali si giocano proprio su questo punto: riduzione delle tasse sulle imprese ed in generale sui cittadini.
    Con la medesima continuità le promesse elettorali non hanno trovato riscontro con le politiche fiscali adottate, causando così una lenta ed inesorabile crescita della pressione fiscale.
    Il Rapporto 2015 dell’Osservatorio Cna ci fornisce un quadro più chiaro sulle evoluzioni recenti della fiscalità italiana, concentrandosi soprattutto sull’incidenza delle tasse sulle piccole imprese.

    spese condominialiGrazie a questo studio sono emersi alcuni risultati importanti riguardanti il peso delle tasse sulle piccole imprese. In sostanza, qual è la percentuale di reddito prodotto dagli imprenditori che va a finire nelle casse dello Stato?
    Secondo l’Osservatoria Cna, il Total Tax Rate, ovvero il peso complessivo della fiscalità sulle piccole imprese, è diminuito nell’ultimo anno dell’1,7%, attestandosi al 62,2%.
    Le ragioni di questo calo vanno ricercate esclusivamente nel taglio effettuato all’imposta sulle attività produttive (Irap), una sforbiciata importante al costo del lavoro che ha fornito un po’ di respiro alle imprese in un momento di grave recessione.
    Tale diminuzione è stata, però, bilanciata dall’aumento dell’imposte sui redditi delle persone fisiche e dei contributi previdenziali degli imprenditori.
    La crescita del reddito dei datori di lavoro ha avuto, dunque, delle inevitabili ripercussioni sulla loro tassazione.

    La pressione fiscale per le imprese, in via definitiva, rimane ancora piuttosto elevata ed è cresciuta ulteriormente a partire dal 2011, anno in cui è partito il federalismo fiscale.
    L’introduzione dell’autonomia finanziaria per gli enti locali ha portato gravi scompensi nell’imposizione fiscale dei singoli territori. La disparità non riguarda solamente le tasse sui servizi, sulle quali l’opinione pubblica ha avuto modo di soffermarsi più volte, ma anche la tassazione delle piccole imprese.
    Secondo i dati dell’Osservatorio Cna, infatti, c’è un’enorme differenza in termini di pressione fiscale in base al comune di riferimento. Tra le 113 città prese in considerazione, quella con il Total Tax Rate più elevato è Reggio Calabria (74,9%), seguita da Bologna (72,9%) e Napoli (71,9%).
    I Comuni, invece, con la tassazione meno incidente sul reddito delle piccole imprese sono quelli di Cuneo (54,5%) e Gorizia (55,2%). Le differenze, come riporta Repubblica, sono dovute principalmente al diverso valore degli immobili d’impresa, in base ai quali vengono pagati Imu e Tasi, e alla diversa entità della tassazione sui rifiuti solidi urbani (Tari).
    Il federalismo fiscale, dunque, rischia di presentare il conto non solo ai cittadini, non garantendo eguali livelli delle prestazioni essenziali, ma anche agli imprenditori, impedendo la nascita di nuove imprese, specie in territori, come la Calabria, dove il tasso di disoccupazione risulta essere più elevato.