• Affidare ad Enel il controllo delle reti infrastrutturali italiane, compresa la diffusione della banda ultralarga su tutto il nostro territorio. È questa l’idea del Governo, emersa negli ultimi giorni, che rappresenterebbe una vera e propria rivoluzione nel mondo delle telecomunicazioni.
    Si tornerebbe così ad una gestione pubblica delle infrastrutture, ponendo fine al monopolio di Telecom. L’idea dell’esecutivo è sfruttare la presenza capillare di Enel su tutto il territorio italiano per implementare la fibra ottica, senza che il colosso elettrico abbia alcune pretese dal punto di vista della gestione della rete.
    A quel punto si aprirebbe una reale competizione tra le compagnie telefoniche, realizzando così una positiva liberalizzazione del settore.

    agenda-digitaleIl piano di investimenti, deliberato recentemente dal Consiglio dei Ministri, prevede uno stanziamento di circa 6 miliardi di euro ed una serie di incentivi fiscali per quegli operatori che decidono di implementare sul territorio le strutture necessarie per la diffusione della connettività veloce.
    Il progetto presentato prevede la convivenza delle strutture a fibra ottica ed quelle in rame. Un eventuale spegnimento obbligatorio del rame avrebbe causato, infatti, una sorta di “guerra fredda” contro Telecom, che su questa tecnologia ha sempre investito ed ha intenzione di farlo anche nel prossimo futuro.
    La mediazione trovata attraverso il decreto legge verrebbe meno, però, con l’entrata in scena di Enel. Il progetto presentato dall’ente energetico prevede difatti l’installazione delle strutture a fibra ottica su tutto il territorio italiano da effettuare nei prossimi tre anni, che sancirebbe di fatto la fine dell’”epoca del rame”.
    Per adesso si tratta solo di un’ipotesi da verificare nei prossimi giorni, ma sarebbe senza dubbio un duro colpo per Telecom che nelle settimane precedenti ha raggiunto un accordo con Fastweb per sperimentare la doppia struttura in rame e a fibra ottica.
    L’Italia, ad ogni modo, dovrà agire in maniera celere per colmare il gap con gli altri paesi europei in materia di connettività veloce e per raggiungere gli obiettivi posti dall’Agenda digitale europea (arrivare al 2020 con una connessione di 30 mega per tutta la popolazione europea e di 100 mega per il 50% degli europei).


  • bcc riforma

    Le Bcc: un modello di riferimento sul tema del microcredito.
    A riportarlo è il rapporto sul microcredito italiano realizzato dalla società di consulenza C.Borgomeo&Co, in collaborazione con Confcooperative e Fondosviluppo. Le Banche di credito cooperativo rappresentano l’emblema di un istituto finanziario che lavora a stretto contatto con il territorio ed opera per lo sviluppo dello stesso.
    Secondo l’indagine presentata nei giorni scorsi al Palazzo della Cooperazione, lo strumento del microcredito risulta essere sempre più diffuso nel nostro paese. In basei ai dati di C.Borgomeo&Co, nel 2013 è cresciuto sia il numero di prestiti (15mila, +13% rispetto al 2012), sia il loro valore totale (175 milioni di euro, + 18% rispetto al 2012 per un importo medio di 11 mila e 400 euro).

    bccMerito anche dell’attività svolta dalle Bcc in questi anni, caratterizzata da tre principi guida: conoscenza del territorio, mutualità ed assistenza tecnica costante verso i cittadini e le imprese che necessitano di un prestito di piccola entità. Il perseguimento di questi valori li ha portati ad essere il  il primo erogatore  italiano di microprestiti anti-usura e il secondo per quelli destinati alle imprese.
    Lo sviluppo del territorio a livello locale passa attraverso la proliferazione di piccole imprese, start up e professionisti che conoscono le esigenze della comunità locale e ne sanno interpretare i bisogni. Il sistema creditizio italiano, però, presenta numerose falle che lo collocano agli ultimi posti ai livelli europei e impedisce di fatto al nostro paese di avviare un percorso imprenditoriale realmente innovativo.
    Diventa sempre più difficile per famiglie ed imprese ricevere un prestito da parte degli istituti bancari, considerate le incombenze burocratiche da espletare e la garanzie richieste.
    Allo stesso modo lo Stato mette a disposizione della società troppe poche risorse per incentivare l’attività d’impresa e far ripartire così l’economia dal basso.

    L’idea di Confcooperative, invece, è di puntare sul rafforzamento del capitale delle proprie associate in modo che possano essere maggiormente competitive sul mercato interno ed internazionale. Per raggiungere questo obiettivo la centrale di rappresentanza delle coop ha dato il via al programma “Operazione Primi Passi”, un progetto di microcredito a sostegno delle start up.
    I finanziamenti sono destinati alle imprese che non possiedono più di dieci dipendenti, che hanno un fatturato annuo inferiore ai 2 milioni di euro e che hanno deciso di effettuare un aumento di capitale.
    L’operazione di ri-capitalizzazione viene in sostanza finanziata da Fondosviluppo attraverso due tipi di intervento: un sostegno al capitale sociale pari al 100% dell’aumento del capitale deliberato, della durata di tre anni e con un importo massimo di 25.000 euro; oppure attraverso un prestito corrispondente al 100% dell’aumento del capitale, per la durata di tre anni e per un importo massimo di 25.000 euro, estendibile fino a 50.000 euro previa una garanzia fideiussoria da parte Confcooperfidi.



  • L’istituzione del nuovo 730 precompilato si pone come obiettivo la semplificazione del rapporto fra fisco e cittadini. Dopo circa un mese dalla sua entrata in vigore, è possibile analizzare i primi output da parte dei contribuenti e verificare se effettivamente il processo di semplificazione sia o meno effettivo.
    L’aspetto più problematico della dichiarazione è la possibilità di modificarla inserendo alcune voci non contemplate in questa prima edizione del 730. Il riferimento è principalmente alle spese mediche, che per quest’anno non saranno presenti nella dichiarazione e dovranno essere inserite dal contribuente stesso.
    Questo tipo di operazione comporta non pochi problemi, soprattutto in termini di responsabilità per chi presenta il precompilato. Se, ad esempio, il cittadino decide di rivolgersi al un Caf o ad un professionista, ricadranno su quest’ultimo le responsabilità per ogni dichiarazione erronea.

    Agenzia delle EntrateGli aspetti problematici, tuttavia, non si fermano qui. Il Sole 24 Ore, attraverso un’indagine tra i contribuenti ed i professionisti, riporta quelli che sono gli errori più comuni e le voci che risultano essere maggiormente incomplete.
    Un primo problema riguarda i redditi. Come segnalato da più contribuenti, sono presenti degli errori nel cosiddetto quadro “C” dove vengono riportati, per l’appunto, i redditi dei lavoratori dipendenti o dei pensionati.
    Può accadere vengano scritte delle cifre errate, riconducibili ad errori da parte del sostituto d’imposta nella presentazione della certificazione unica oppure all’Agenzia delle Entrate stessa nella trascrizione dei dati all’interno del precompilato.
    Allo stesso modo il contribuente potrebbe essere “avvantaggiato” dalla presenza erronea di deduzioni maggiorate: in questo caso il cittadino deve segnalare il tutto all’Agenzia per non incorrere in sanzioni.
    C’è poi il caso, molto diffuso, di chi ha più di una certificazione unica poiché ha avuto più rapporti lavorativi, ha ricevuto un assegno di disoccupazione o è andato in pensione nel 2014. In questa circostanza il precompilato non riporta lo status di lavoratore dipendente o di pensionato e con esso mancano anche le relative deduzioni, coma ad esempio quella relativa al bonus Irpef.
    Il 730 si limita a segnalare questa situazione, ma dovranno essere espletati dei correttivi affinché venga riportata in maniera chiara la situazione reddituale del contribuente.
    Un ultimo aspetto problematico, segnalato da Il Sole 24 Ore, riguarda la dichiarazione dei fabbricati e dei terreni posseduti, per la quale il cittadino dovrà modificare il 730 prima di inviarlo all’Agenzia delle Entrate entro il termine massimo del 7 luglio.



  • Il turismo è uno dei pochi settori che non sente il peso della crisi o quantomeno è meno permeabile di altri alla contrazione dei consumi.
    Lo dimostrano i dati recenti, riportati da Il Sole 24 Ore, che lo danno in crescita in media del 3,4% negli ultimi 4 anni, al cospetto di un’economia mondiale che è cresciuta, invece, solamente del 2,3%.
    Un ritmo davvero notevole, dunque, per un settore che rappresenta un decimo del Pil mondiale e che può costituire una vera e propria ancora di salvezza per determinati paesi, soprattutto quelli dell’Europa mediterranea.
    Ci sono degli Stati, ovviamente, che riescono a sfruttare al massimo le opportunità offerte dal proprio patrimonio culturale e paesaggistico, altri, invece, che offrono dei servizi non all’altezza.

    FormazioneIl World Economic Forum ha stilato la classifica dei paesi che offrono i migliori servizi legati al turismo. Il “Travel and Tourism Competitiveness Index” prende in considerazione 141 paesi e li analizza in base a diversi indicatori che certificano la loro competitività turistica.
    Al primo posto troviamo la Spagna. Il lavoro effettuato dagli amministratori spagnoli negli ultimi anni è stato egregio.
    Il paese iberico si posiziona al primo posto in quanto a risorse culturali offerte, ma ottiene degli ottimi score anche per quanto riguarda le infrastrutture e l’abilità nell’adattarsi ai nuovi strumenti digitali (quarto posto per entrambi gli indicatori).
    La Spagna è riuscita a sopravanzare la Svizzera che due anni fa svettava in prima posizione. Sugli altri due gradini del podio troviamo la Francia e la Germania, poco più indietro Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera.

    E l’Italia? Il nostro paese si classifica all’ottavo posto. Si tratta di una posizione non del tutto lusinghiera, considerate le straordinarie opportunità artistiche e naturali offerte dal Bel Paese.
    La notizia positiva, però, è l’aver recuperato ben 18 posizioni dopo il poco onorevole 26° posto fatto registrare due anni fa.
    L’Italia ottiene un buono score in merito al numero di siti culturali patrimonio mondiale (1°posto), alle risorse naturali e culturali (quinto posto) e alle infrastrutture (13°). Paga, però, letteralmente a carissimo prezzo l’elevato costo della vita.
    Secondo il World Economic Forum, infatti, in Italia sono poco competitivi i prezzi (133°) e c’è un contesto poco favorevole alle imprese e al lavoro. Gli incentivi fiscali per le assunzioni o per gli investimenti hanno una ricaduta eccessiva sulla tassazione (penultimo posto per questo speciale indicatore) e il sistema burocratico e giudiziario risulta essere estremamente lento e poco efficiente.
    Sono tutti aspetti che conosciamo alla perfezione, ma non per questo in questi anni sono state effettuate delle politiche pubbliche che intervenissero in maniera efficace per migliorare questi servizi.
    Al contrario, come riporta l’analisi del World Economic Forum, l’Italia è solo al 65° posto per priorità data al turismo.
    Un risultato che rende alla perfezione l’idea di quanto superficialità ci sia stata nell’affrontare un tema così rilevante, sia dal punto di vista culturale che più strettamente economico.



  • Le elaborazioni fornite dalla Commissione europea hanno dato qualche speranza all’Italia e all’intera Eurozona. Il commissario Moscovici ha parlato addirittura di “un’economia europea che sta vivendo la migliore primavera degli ultimi anni”.
    Le previsioni di di Bruxelles hanno dato il Pil dell’Eurozona in crescita del +1,5% nel 2015 e del +1,9% nel 2016, con un tasso di disoccupazione in lieve calo.
    I dati di Eurostat relativi al mese di Marzo, però, rivelano un’Europa ancora in difficoltà soprattutto dal punto di vista monetario e del commercio al dettaglio. Se è vero che il mini-euro ha favorito l’aumento delle esportazioni soprattutto per quei paesi come l’Italia che hanno un grande appeal verso i mercati oltreoceano, mantenere un livello di inflazione così basso nel lungo periodo può essere controproducente.
    Andrebbe, infatti, contro i parametri fissati dalle istituzioni continentali che spingono per un indice dei prezzi al consumo attorno al +2,0%. Del resto il Quantitative easing, ovvero la misura espansiva della Bce che ordinato l’acquisto dei titoli di stato degli stati membri da parte delle banche centrali, agisce in tal senso.
    L’obiettivo è aumentare la liquidità disponibile sul mercato e portare l’inflazione sui livelli auspicati.

    28102014Secondo i dati di Eurostat, l’inflazione nel mese di Marzo rimane negativa seppur in lieve miglioramento rispetto a Febbraio: -0,1% contro il -0,3% del mese scorso. L’indice dei prezzi al consumo non varia, invece, su base mensile per l’Italia, attestandosi sempre sul valore negativo del -0,1%. Stesso livello anche per la Francia, mentre in Germania cresce e diventa del +0,3%.
    Gli effetti del Quantitative easing, dunque, faticano ancora a farsi vedere; siam ben lontani, infatti, dal +2,0% auspicato dalle istituzioni europee.
    Anche il commercio al dettaglio mostra dei segnali di flessione: rispetto al mese precedente l’Eurozona perde lo 0,8% e l’Unione Europea lo 0,6%. Una tale variazione negativa di tipo congiunturale è dovuta principalmente alla caduta del 2,7% del carburante, dello 0,8% del settore non alimentare e di 0,6% di quello alimentare.
    I segnali di ripresa all’interno dell’Eurozona rimangono comunque evidenti, ma vanno interpretati. Per adesso non si può parlare di uscita definitiva dalla crisi, ma piuttosto di fattori di breve periodo (crollo prezzo del petrolio, mini-euro, QE) che spingono le economie nazionali a guardare il futuro in maniera positiva, consapevoli, però, dei limiti strutturali ancora presenti nel mercato internazionale.



  • La digitalizzazione della società italiana è un fenomeno di grande rilevanza. Interessa vari ambiti ed una volta compiuto in maniera efficace può portare ad enormi miglioramenti dell’economia italiana.
    Le classifiche stilate di recente in materia di economia e cultura digitale relegano l’Italia agli ultimi posti su scala europea, mentre i paesi dell’Europa del Nord sono i leader pressoché incontrasti.
    C’è un settore, in particolare, attraverso il quale è possibile misurare il grado di civiltà di una nazione ed è quello della giustizia. Troppo spesso il nostro paese è stato ammonito in sede europea per l’eccessiva lunghezza dei nostri processi e più in generale per un apparato burocratico farraginoso che finisce per non fornire agli imputati le dovute garanzie.

    14112014Secondo la Commissione Europea, però, sono riscontrabili nel nostro paese dei parziali miglioramenti nell’ambito della giustizia digitale. Anche il settore giudiziario, infatti, è interessato dai processi di innovazione tecnologica che stanno rivoluzionando l’intera società.
    La digitalizzazione della giustizia può portare importanti miglioramenti in termini di velocità dei processi e di efficienza degli stessi.
    A partire dal 2010 in poi, secondo la Commissione, l’Italia ha migliorato i propri indicatori in materia di giustizia digitale. Il riferimento è in particolare all’uso della tecnologia per la gestione e la registrazione dei casi.
    Il nostro paese è ancora lontano dai vertici di questa specifica graduatoria, dove svettano Danimarca, Estonia e Francia, ma con un punteggio di 3,5 migliora il proprio score e si posiziona a metà classifica.
    In miglioramento anche la comunicazione elettronica tra i tribunali e le parti, dove l’Italia passa da un punteggio di 2,5 dell’anno 2010 a 3 punti ottenuti nel 2013. L’Italia fa registrare il massimo punteggio in merito alla possibilità del pubblico di accedere alle informazioni sul sistema giudiziario, mentre si trova all’ultimo posto insieme a Danimarca e Svezia per l’opportunità di accedere gratuitamente alle sentenze civili e commerciali.
    In via definitiva l’implementazione delle nuove tecnologie per la gestione e la comunicazione degli atti processuali è ancora in itinere, ma i miglioramenti riscontrati negli ultimi anni fanno ben sperare in vista di una maggiore efficacia ed una durata inferiore dei processi.



  • È online la piattaforma messa a disposizione da Federsolidarietà per tutte le cooperative ed i consorzi che hanno bisogno di assistenza per redigere il proprio bilancio sociale.
    La centrale di rappresentanza agisce negli interessi delle proprie associate, offrendo loro strumenti in grado di migliorare la propria attività e la propria trasparenza. L’applicativo per i bilanci sociali svolge proprio questa funzione: assicurare una maggiore pubblicità contabile ai soci e alle istituzioni e calcolare l’impatto sociale ed economico dell’operato delle cooperative.

    A questo link  è possibile effettuare il login per le imprese sociali che dispongono già delle credenziali di Confcooperative. Chi non è ancora registrato, invece, potrà farlo in maniera molto semplice e rapida ed usufruire dei servizi di Federsolidarietà.
    La piattaforma online per la redazione dei bilanci sociali permette all’utente di scegliere tre livelli di rendicontazione: base, avanzato ed evoluto. Il primo riguarda chi non ha mai redatto un bilancio sociale o chi comunque ha poca esperienza nel compiere questa operazione.
    Gli altri due livelli interessano, invece, le associate che hanno compilato il proprio bilancio sociale più volte o che vogliono avere informazioni più dettagliate sulla loro contabilità.

    Jobs act via i Co.co.pro e modifiche alle Partite IvaL’iniziativa di Federsolidarietà-Confcooperative è un segnale molto chiaro all’intero mondo cooperativo e più in generale in quello imprenditoriale. Dopo i recenti scandali che hanno colpito alcune imprese sociali, è necessario fornire maggiore trasparenza all’intero settore.
    In questi giorni il presidente Maurizio Gardini ha ribadito più volte la necessità di rafforzare i controlio contabili nei confronti delle cooperative, che troppo spesso vengono elusi da soggetti che utilizzano la forma giuridica cooperativa solamente per trarre dei vantaggi personali.
    È compito delle istituzioni inserire strumenti contabili più efficaci, collaborando in maniera più intensa con le centrali di rappresentanza ed effettuando un cambiamento normativo sistemico che prenda in considerazione, ad esempio, la modifica della norma sugli appalti.
    La piattaforma online per la redazione dei bilanci sociali è un primo segnale di cambiamento interno lanciato da Confcooperative: spetterà alle istituzioni coglierlo ed iniziare un’operazione di contrasto alle false cooperative che sia realmente efficace.



  • La partecipazione di Confcooperative a Cascina Triulza, il Padiglione del Terzo Settore, intende lanciare un messaggio ben preciso al mondo imprenditoriale italiano: è possibile veicolare un modello di sviluppo alternativo, orientato verso valori diversi da quelli del raggiungimento del profitto.
    Il mondo del no-profit e della cooperazione è riuscito a fare impresa e a svolgere al contempo la propria funzione sociale, sostituendosi in alcuni casi allo Stato nell’erogazione dei servizi ai cittadini: «Noi ci sentiamo un pezzo importante della società civile» afferma Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, intervistato dal TG1 «un pezzo importante che si carica sulle spalle i problemi del Paese per dare delle risposte. L’Italia ha bisogno di questo, sopratutto nel momento in cui arretra la presenza dello Stato e abbiamo bisogno di non far mancare i servizi alla popolazione, soprattutto a quella meno abbiente». 

    maniLe cooperative, dunque, non abbandonano la propria comunità di riferimento, al contrario stanno vicino ai cittadini e cercano di rispondere alle loro esigenze. Il modello di sviluppo cooperativo, che verrà sponsorizzato ad Expo attraverso una serie di iniziative, pur agendo all’interno del mercato non necessariamente segue le sue logiche.
    Per questo motivo una cooperativa agricola, per fare un esempio, non ha bisogno di delocalizzare per abbattere i costi produttivi ed aumentare il propri ricavi; la cooperazione trae la propria origine ed il proprio senso dal luogo di appartenenza e da lì non si muove:
    «Nutrire il territorio» dice Gardini «vuol dire creare sviluppo, dare opportunità, fornire risposte alle persone che lo abitano. Alimentare restando sul posto e non delocalizzando, rispondendo ai bisogni delle persone e non del profitto. È la cultura dell’inclusione, dell’inserimento, del coinvolgimento».
    I valori veicolati dalle realtà cooperative risultano quanto mai essenziali, specie in un mondo in cui la fascia dei poveri e degli emarginati diventa sempre più ampia ed in cui lo Stato, per far fronte al problema del deficit pubblico, fatica a garantire eguali livelli delle prestazioni essenziali su tutto il territorio nazionale.


  • goel

    Il gruppo cooperativo Goel opera in un contesto difficile, quello della Locride e della Calabria, dove livelli occupazionali molto bassi e criminalità organizzata la fanno da padrone.
    Risulta, dunque, ancora più complesso operare sul territorio per chi rifiuta di seguire logiche di tipo particolaristico e si schiera apertamente contro la ‘ndrangheta.
    Il Corriere Sociale dedica un articolo alla splendida realtà cooperativa calabrese, concentrandosi sulle sue peculiarità: etica ed innovazione.
    «Il nostro lavoro  – racconta Vincenzo Linarello presidente di Goel – è caratterizzato da due componenti: l’etica e l’innovazione. Siamo andati oltre il classico paradigma della Csr (Responsabilità sociale d’impresa) perché crediamo che il nostro sia un momento storico in cui l’etica deve stare dentro il prodotto, non solo dentro l’azienda». 

    goelI principi etici ed innovativi hanno portato il gruppo Goel a crescere esponenzialmente da quando dodici anni fa è stato costituito, diventando un esempio di realtà virtuosa per tutto il Mezzogiorno.
    L’obiettivo dell’impresa sociale della Locride è diminuire il tasso di disoccupazione del territorio calabrese, creando un sistema di sviluppo locale basato sulla giustizia economica e sociale. Valori che sono stati portati avanti in questi anni attraverso una serie di iniziative e progetti.
    Su tutti ricordiamo “Goel Bio”, una cooperativa sociale agricola appartenente al gruppo Goel che raccoglie i produttori agricoli della Locride e della Piana di Gioia Tauro che si oppongono alla criminalità organizzata. La produzione di Goel Bio è rigorosamente biologica ed incentrata anch’essa su valori quali la qualità dei prodotti, l’innovazione nelle tecniche produttive e l’etica nei rapporti lavorativi ed in quelli con le istituzioni.
    La sfera dell’etica non interessa solamente l’agricoltura, ma anche altri ambiti in cui Goel si spende. Con il marchio Cangiari, ad esempio, è stato costituito il primo brand bio-etico di fascia alta in Italia.
    La produzione di Congiari recupera la vecchia tradizione calabrese di tessitura realizzata con il telaio a mano. Goel, in questo modo, intende rinnovare e recuperare le peculiarità locali, veicolando così un modello imprenditoriale orientato alle esigenze del territorio.
    Ricordiamo, infine, altri progetti come Aiutamundi, un sistema di pagamento senza il contante, o servizi di comunicazione etica per contrastare la criminalità organizzata. L’attività di Goel, dunque, agisce a 360° gradi con alcuni principi, però, sempre chiari in testa e realizzati nell’attività quotidiana.


  • europa bce

    La Commissione Europea ha stilato in data odierna le ultime previsioni sull’economia dell’Italia e dell’intera Eurozona.
    Il quadro descritto da Bruxelles può essere definitivo abbastanza positivo, con previsioni di miglioramento per quanto riguarda la maggior parte degli indicatori macroeconomici. In generale c’è abbastanza fiducia in merito alle riforme proposte dal Governo Renzi e sul loro possibile impatto sull’andamento dell’economia e del mercato del lavoro nostrano.
    Preoccupa, invece, la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato l’abolizione dell’indicizzazione di alcuni tipi di pensione, attuata dall’esecutivo Monti. Questo comporterà un rimborso corposo nei confronti di alcuni cittadini che costerà alle casse dello Stato tra i 5 ed i 10 miliardi di Euro.
    L’effetto immediato potrebbe essere uno sforamento della soglia del 3% del deficit che creerebbe non pochi problemi in sede europea. Le stime attuali di Bruxelles, invece, danno il deficit in calo (2,6% nel 2015 e 2,0% nel 2016).

    eurogruppoAnalizzando le previsioni nel dettaglio, la Commissione stima una crescita del Prodotto Interno Lordo italiano dello 0,6% nel 2015 e dell’1,4% nel 2016. Seguirà un andamento positivo pure all’interno del mercato del lavoro, anche se i miglioramenti del tasso di disoccupazione dovrebbero essere piuttosto limitati.
    Secondo i calcoli della Commissione europea, infatti, la disoccupazione dovrebbe calare dello 0,3% nei prossimi due anni, passando dal 12,7% del 2014 al 12,4% nel 2016. L’occupazione, invece, salirà dello 0,6% quest’anno e dello 0,8% l’anno prossimo
    Si tratta di percentuali ancora distanti dalle medie europee, certamente non in linea con le aspettative del Governo, il quale dopo l’approvazione del Jobs Act e la previsione di incentivi fiscali per le assunzioni a tempo indeterminato contenuti nella Legge di Stabilità, si attendeva un deciso calo del tasso di disoccupazione.
    Per quanto riguarda gli altri macro-aggregati, è previsto un aumento notevole delle esportazioni: +3,8% nel 2015 e +4,9% nel 2016. Merito soprattutto del rapporto favorevole nel cambio euro-dollaro, del rilancio dei consumi negli Stati Uniti e di un sempre maggiore appeal del marchio Made in Italy sui mercati esteri.
    In generale secondo la Commissione, la parziale ripresa dell’economia italiana ed europea (crescita del +1,5% nel 2015 e del +1,9% nel 2016 per l’Eurozona) è dovuta principalmente a fattori di breve periodo e non strutturali come il mini-euro, la crollo del prezzo del petrolio e la politica espansiva adottata dalla Banca Centrale Europea.
    Elementi, dunque, che invitano gli economisti a valutare con prudenza questi parziali segnali di ripresa.



  • Non più Metroweb, Telecom Italia sceglie Fastweb per implementare la banda ultralarga su tutto il territorio. Secondo le indiscrezioni riportate da più organi di stampa, l’ex azienda monopolista avrebbe siglato un accordo con Fastweb fino al 2016 per iniziare la fase di sperimentazione e sviluppare soluzioni sia in rame che in fibra che possano portare a raggiungere nei prossimi anni i 100 mega di velocità.
    La questione della banda ultralarga è diventata al centro del dibattito pubblico negli ultimi mesi. Il ritardo del nostro paese in materia di cultura digitale e dunque di accesso alla rete e di connettività veloce (solo il 21% della popolazione italiana ha accesso ad una connessione Internet a banda ultralarga contro il 64% della media europea, con una velocità media, tra l’altro, inferiore a 10 Mps) ha posto il Governo spalle al muro, inducendolo ad approvare, dopo anni di attesa, un decreto legge che prevede corposi investimenti per lo sviluppo della connettività veloce.
    Sono previsti circa 6 miliardi di finanziamenti ed una serie di sgravi fiscali, soprattutto per gli operatori che si assumeranno il rischio di investire nelle cosiddette “aree a fallimento sicuro”, come il Mezzogiorno e le zone montane.
    L’obiettivo è rispettare le finalità poste dall’Agenda Digitale Europea, ovvero arrivare al 2020 con una connessione di 30 mega per tutta la popolazione europea e di 100 mega per il 50% degli europei.

    umanitàIl decreto in questione va incontro a Telecom Italia, non obbligandola a spegnere il rame dopo anni di sviluppo di questa tecnologia. Sarà possibile, dunque, sviluppare strutture sia in rame che in fibra. Proprio su questa linea si è mossa l’azienda italiana, siglando l’accordo con Fastweb.
    L’intesa prevede l’installazione di un’unica cabina che possa massimizzare costi e velocità; per maggio è prevista la prima fase di sperimentazione nei laboratori delle due aziende; da ottobre, invece, inizierà la fase di sperimentazione sul campo con l’installazione di strutture Fttc (fibra ottica fino all’armadio e rame fino a casa) in alcune città italiane.
    Il no a Metroweb rappresenta una presa di posizione forte da parte di Telecom, che in questo modo dimostra al Governo di poter andare avanti per la propria strada.
    L’esecutivo spingeva, infatti, per la collaborazione con la rete di fibra finanziata dai fondi F2i (Fondi italiani per le infrastrutture) e FSI (Fondo Strategico Italiano), ma il no degli azionisti alla proposta di Telecom di prendere il controllo del 100% di Metroweb nei prossimi cinque anni ha frenato la trattativa e ha dirottato l’ex monopolista verso l’intesa con Fastweb.



  • Il mercato immobiliare ha attraversato una crisi profondissima negli ultimi anni. Il crollo degli acquisti di immobili e delle concessioni di mutui da parte delle banche ai privati cittadini è il perfetto emblema del periodo di recessione che ha colpito l’Europa e gli Stati Uniti.
    I primi segnali di ripresa, però, si intravedono proprio a partire dal settore immobiliare. A riportarlo è l’Abi che ci offre un quadro dettagliato dei dati sulle compravendite di immobili in tutto l’anno 2014 e nei primi tre mesi del 2015. Sono numeri che lasciano ben sperare per una lenta ripresa di un ambito che interessa la vita quotidiana di ogni cittadino.

    spese condominialiIl campione analizzato da Abi è composto da 78 banche che corrispondono circa all’80% del settore. In base a queste elaborazioni «emerge che nel trimestre gennaio-marzo 2015 l’ammontare delle erogazioni di nuovi mutui è stato pari a 7,897 miliardi di euro rispetto ai 5,250 miliardi dello stesso periodo del 2014. L’incremento su base annua è, quindi, del 50,4%». Come riporta Repubblica i dati del primo trimestre del 2015 sono superiori anche a quelli dei primi tre mesi dell’anno 2012 e 2013. Nel primo caso la crescita è stata del 52,5%, nel secondo l’aumento della quota complessiva dell’erogazione di nuovi mutui è stata addirittura dell’82%.
    Siamo di fronte, dunque, ad una parziale ripresa del settore, testimoniata anche dal numero di mutui o finanziamenti concessi da banche o altri istituti per l’anno 2014. Come riporta l’Istat, nell’anno 2014 c’è un aumento nella concessione dei mutui stimato attorno al +9,2% rispetto all’anno 2013.
    Nel complesso sono state stipulate 278.447 obbligazioni di questo tipo, con una crescita più rimarcata soprattutto al Sud (+13,6%) e al Centro (+12,8%). La crisi è tutt’altro che lontana ma ci sono parziali segnali di ripresa.
    A tal proposito, lo stesso premier Matteo Renzi ha annunciato in data odierna un intervento sulle sofferenze bancarie con l’obiettivo di portare il sistema dei prestiti italiano a livello delle altre nazioni europee.
    L’apparato burocratico del nostro paese rende, infatti, estremamente difficile per imprese e cittadini accedere a qualsiasi tipo di finanziamento per iniziare un’attività imprenditoriale o per acquistare un immobile. La persistenza, inoltre, di crediti inesigibili aggrava ulteriormente le difficoltà del settore.
    Un provvedimento in tal senso è atteso nei prossimi giorni: vedremo in che termini il Governo deciderà di intervenire per aiutare le banche in difficoltà, cercando di rispettare le regole europee che vietano ogni forma di aiuto di Stato agli istituti finanziari.