• La povertà è un fenomeno sempre più stringente nel nostro paese ed in quanto tale va affrontato con estremo rigore. Il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nei giorni scorsi ha messo in guardia il Governo di fronte alla delicata situazione che deve fronteggiare una particolare fascia di età.
    Si tratta di quei cittadini di età compresa tra i 55 ed i 65 anni, che hanno perso il proprio lavoro e che difficilmente mai lo troveranno prima di giungere alla pensione.
    Situazioni di questo tipo sono in netta crescita nel nostro paese e rischiano di generare nuovi casi di povertà.

    27102014Per questo motivo l’Inps presenterà nel mese di giugno una proposta che mira a garantire un reddito minimo a questi soggetti: sarà una sorta di pensione anticipata che servirà a tutelarli di fronte alle emergenti situazioni di indigenza.
    Del resto, come sottolinea lo stesso Boeri, solo il 10% degli over 55 riesce a trovare un nuovo lavoro, rischiando così di ritrovarsi per molti anni senza un salario e senza una pensione.
    La questione del reddito minimo è oggetto di discussione nel nostro paesi da qualche tempo a questo parte. Alcune forze parlamentari hanno messo tale strumento al centro della loro proposta politica.
    Per adesso il Governo ha preferito dirottare le risorse verso altri strumenti, come il cosiddetto bonus Irpef, senza prendere in considerazione l’ipotesi di interventi di natura sistemica.

    A proposito di risorse, l’idea di Boeri sarebbe quella di finanziare il reddito minimo attraverso il taglio delle pensioni più remunerative. Nei giorni scorsi, infatti, aveva dichiarato «Riteniamo che ci sono delle persone che hanno delle pensioni molto alte che non sono giustificate dai contributi che hanno versato durante l’intero arco della vita lavorativa. A mio giudizio c’è un problema di equità che andrebbe affrontato».
    Un’ipotesi che non sembra trovare l’assenso del ministro del Lavoro e di tutta la squadra governativa. Poletti, difatti, ha ribadito che non sono previsti tagli per le pensioni superiori ai duemila euro e che gli interventi sulla spending review riguarderanno altri ambiti, come quello della razionalizzazione degli enti pubblici ed i costi della politica.
    L’Inps, ad ogni modo, insisterà per una revisione completa del sistema pensionistico dopo l’epocale riforma del ministro Fornero e le conseguenti polemiche mai spentesi da allora.



  • Svolgono un lavoro oscuro, ma essenziale per la cura e la manutenzione del territorio. Le cooperative forestali rappresentano il fiore all’occhiello di un settore, quello ambientale, troppo spesso declassato da interessi di tipo esclusivamente economico.
    Eppure un paese come l’Italia dovrebbe conoscere l’importanza della parola prevenzione viste le numerose calamità naturali che hanno afflitto negli ultimi anni il nostro territorio. La prevenzione, al contrario, lascia spazio alla gestione dell’emergenza, con dei costi infinitamente maggiori e dei danni a cose e persone che destano enorme impressione.

    DipendentiLa cooperazione forestale, nonostante il difficile contesto, riesce a ritagliarsi uno spazio di primo rilievo. Sono 350 le cooperative forestali, con 11.000 tra soci e addetti e un fatturato di oltre 250 milioni di euro. Si tratta di un settore in grande crescita e che vede sempre più giovani coinvolti.
    L’età media, infatti, di questo forma imprenditoriale è di 36 anni. È una realtà che lavora nell’ombra e per la quale «non ci sono mai nastri da tagliare, perché il nostro obiettivo non è quello di costruire grandi opere, ma evitare che un pezzo di montagna cada giù» dice Nazzareno Belleggia del Coordinamento settore forestale dell’Alleanza delle cooperative nel corso di un convegno sulle coop forestali, svoltosi a Roma nella giornata di giovedì.

    Il tema della prevenzione e della gestione emergenziale delle calamità naturali rimanda direttamente al ruolo svolto dalle istituzioni. Sono stati innumerevoli i decreti legge, approvati in questi anni, per rimediare a situazioni disperate, causa alluvioni e terremoti che annualmente falcidiano il nostro paese.
    A tal proposito il vice ministro Ministro delle Politiche Agricole Andrea Olivero ribadisce la «la centralità delle politiche forestali» e la necessità di utilizzare il nostro territorio come una risorsa.
    Il presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, Giorgio Mercuri, applaude invece all’istituzione della “Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche – Italiasicura”, uno strumento che avrà il compito di coordinare il lavoro dei vari enti dello Stato in materia di prevenzione e di limitare il più possibile gli stati emergenziali.
    Da questo punto di vista l’auspicio di Mercuri è «che i fondi già stanziati in Italiasicura non vengano utilizzati solo per grandi opere di messa in sicurezza del territorio, ma anche per piccole manutenzioni e opere diffuse su tutto il territorio nazionale». 



  • Anche la cooperazione sarà tra le protagoniste di Expo 2015. L’esposizione universale, che inizierà l’1° Maggio a Milano, sarà uno straordinario momento di confronto e di promozione per imprese provenienti da tutto il mondo, ciascuno con i propri valori ed i propri modelli produttivi.
    Il mondo delle cooperative sarà in prima linea com’era lecito aspettarsi. Ad annunciarlo è Giorgio Mercuri, presidente di Fedagri Confcooperative. La centrale di rappresentanza delle coop agricole svolgerà un ruolo rilevante nella comunicazione dei principi e dell’attività delle proprie associate.
    Per questo motivo sarà official sponsor del padiglione della Società Civile di Cascina Triulza, un vero e proprio aggregatore di associazioni, fondazioni ed organizzazioni no profit. Si tratta della prima volta nella storia di un’esposizione universale che il mondo del volontariato dispone di un proprio padiglione.
    Confcooperative non farà mancare la sua presenza e veicolerà i valori fondanti della cooperazione.

    expo«L’obiettivo è comunicare la distintività dell’impresa cooperativa» dichiara Mercuri «e ribadirne le caratteristiche uniche: l’importanza per il territorio e le capacità dei cittadini e delle persone di autorganizzarsi per rispondere ai propri bisogni e a quelli della collettività».
    La cooperazione, dunque, come modello d’impresa locale che agisce sul territorio e ne interpreta le esigenze. La promozione di questi ideali risulta fondamentale in un’epoca nella quale si è perso il significato etico e sociale di fare impresa e dove l’appropriazione individuale e la speculazione la fanno da padrone.
    Le cooperative rappresentano, al contrario, un modello imprenditoriale capace al contempo di produrre ricchezza, generare lavoro e svolgere un ruolo fondamentale di integrazione sociale.

    Sono stati annunciati anche una serie di eventi che vedranno come protagonisti proprio il mondo della cooperazione all’interno di Expo.
    Il 15 giugno ci sarà un incontro sui paesi in via di sviluppo, mentre il 13-14 luglio in collaborazione con Ica, Fao e Cooperazione giapponese ci sarà un tavolo di discussione sull’alimentazione. La questione della qualità dei prodotti e della sicurezza alimentare sarà, infatti, uno dei temi centrali di Expo e della Carta di Milano, presentata in questi giorni e sottoscrivibile nel corso dell’esposizione universale.
    Il 16 settembre spazio invece all’agricoltura sociale, il 21 settembre alla pesca, il 29 settembre ad etica e legalità nel mondo dell’agricoltura ed il 30, infine, all’agricoltura biologica.



  • Dalle parole ai fatti. L’Alleanza delle Cooperative italiane non intende indietreggiare di un metro nella sua lotta alle false cooperative. In questi mesi gli scandali giudiziari, come quelli relativi a Mafia Capitale e alla Cpl Concordia, hanno contribuito a gettare fango sul mondo delle cooperative, svelando non pochi problemi nel processo di revisione contabile delle coop.
    Un fenomeno che non può essere trascurato e che va arginato alla base. Recentemente il presidente nazionale della Confcooperative, Maurizio Gardini, si è espresso condannando duramente l’operato delle false cooperative ed invocando la loro immediata fuoriuscita dall’Alleanza.
    Una presa di posizione netta e decisa, ribadita nel corso dell’incontro con il ministro Martina per la presentazione dell’accordo tra le cooperative Osas ed Agrintesa. Decenni di storia e tradizione non possono essere cancellati da pochi imprenditori ed amministratori corrotti, di qui la decisione di passare ai fatti attraverso un’iniziativa legislativa.

    14112014L’Alleanza delle Cooperative italiane, infatti, ha presentato alla Cassazione una proposta di legge di contrasto alle false cooperative. La centrale di rappresentanza delle coop avrà adesso sei mesi di tempo per raccogliere almeno 50mila firme da depositare in Parlamento, il quale sarà poi chiamato a discutere la proposta ed eventualmente ad approvarla.
    L’intento dell’Alleanza è soprattutto di rafforzare le misure preventive di controllo dei bilanci delle cooperative. Troppo spesso, infatti, alcune di esse riescono ad eludere le revisioni contabili e a sfruttare la forma giuridica cooperativa per realizzare scopi di tipo particolaristico.
    La proposta di legge depositata prevede un rafforzamento dei controlli per quelle cooperative che non sono sottoposte a revisione da molto tempo o che operano in settori particolarmente delicati. Viene proposta, inoltre, l’immediata cancellazione dall’Albo delle Cooperative per quelle che hanno eluso i controlli e che sono classificabili tra le cosiddette cooperative spurie.
    Tra di esse ci sono anche imprese che nascono e muoiono in brevissimo tempo, il cui intento principale è sfruttare la forma giuridica cooperativa per realizzare attività illecita, vincendo, ad esempio, gare d’appalto del tutto falsate. Per questi comportamenti l’Alleanza prevede la segnalazione immediata all’Agenzia delle Entrate, la quale provvederà a valutare e punire eventuali fenomeni elusivi.
    È previsto, infine, un maggiore coordinamento con il Ministero dello Sviluppo Economico in materia di controlli contabili, per evitare sovrapposizioni tra amministrazioni diverse che non fanno altro che intralciare il regolare processo di revisione.
    In generale l’Alleanza delle Cooperative richiederà un cambiamento della normativa sugli appalti, invitando le istituzioni a modificare il sistema dell’offerta più bassa che di fatto favorisce le coop che non rispettano i contratti nazionali di lavoro.
    L’obiettivo programmatico è riportare al centro dell’attività delle imprese i propri soci, estirpando qualsiasi tipo di rapporto con le associazioni a delinquere e gli amministratori corrotti.



  • Viene presentato in data odierna a Contrada Ciparsia – Castrovillari (Cs) l’accordo tra Osas ed Agrintesa. La collaborazione strategica tra le due cooperative prevede un investimento di 40 milioni di euro e la riconversione di 700 ettari di terreno per rilanciare la filiera del kiwi nell’area di Sibari – Castrovillari.
    All’evento di presentazione dal titolo “La Svolta nelle Radici” parteciperanno tante figure istituzionali ed esponenti di rilievo del mondo della cooperazione calabrese e nazionale.
    Modererà i lavori Giuseppe Nola, presidente di Osas – Campoverde; interverranno anche  Raffaele Drei (presidente di Agrintesa), Camillo Nola (presidente di Confcooperative Calabria), Maurizio Gardini (presidente di Confcooperative), Gerardo Mario Oliverio (presidente della Regione Calabria) e Maurizio Martina (ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali).
    Cooperative Italia vi offre il live dell’evento con in esclusiva le parole dei partecipanti.

    osasIntroduce l’evento il presidente di Osas, Giuseppe Nola, che offre una breve presentazione della cooperativa calabrese e di come è nata l’idea di collaborare con Agrintesa, gruppo cooperativo romagnolo. Osas ha 52 anni di vita, in una zona, quella di Sibari dove negli anni Sessanta sono state svolte le prime opere di bonifica. Un gruppo di agricoltori ha così deciso di creare questa impresa sociale riconvertendo parte del territorio, il tutto grazie anche al contributo di produttori emiliani.
    Una storia, dunque, quella di Osas-Campoverde che ha sempre avuto un rapporto privilegiato con l’Emilia Romagna.
    La crisi produttiva ha messo in seria difficoltà i produttori locali, ma sono stati rilevati anche seri problemi strutturali nel settore delle pesche nettarine. “Abbiamo cercato allora delle alternative continuando a produrre ortofrutta, il che ci ha portati verso il kiwi. La scelta è ricaduta sul grosso gruppo italiano, Agrintesa, visto anche i rapporti buoni che abbiamo sempre avuto con la cooperazione romagnola. Loro ci potranno dare una mano anche dal punto di vista dell’esperienza tecnica sul kiwi.
    Recentemente nell’area di Rosarno abbiamo cercato di lanciare un prodotto che sta avendo notevoli incrementi di consumi, specie nel mercato asiatico”. 

    Raffaele Drei, presidente del gruppo Agrintesa, ha commentato la collaborazione con Osas definendola come un “Accordo tra due strutture di punta che mi auguro possa fungere da esempio”.
    La storia di Agrintesa è simile a quella di Osas. Nasce infatti nello stesso periodo per via delle decisione di piccoli produttori che hanno scelto di auto-organizzarsi per competere sul mercato.
    È una storia di aggregazioni, che ha visto piccole strutture, nate a livello locali, unirsi in un unico gruppo. Oggi è un’azienda cooperativa che aggrega 4.000 produttori con un fatturato di circa 270 milioni di euro. Le produzioni sono quelle tipiche dell’area romagnola e che hanno portato l’azienda ad essere il leader in Italia per pesche nettarine, kiwi e cachi.
    Attraverso l’ufficio commerciale Alegra, Agrintesa vende i propri prodotti sui mercati italiani ed esteri. Si tratta di un vero e proprio braccio operativo che svolge un ruolo strategico fondamentale.
    C’è un’altra cosa che ci accomuna” dice Drei “ed è il rispetto della legalità, dal punto di vista della normativa ambientale, della sicurezza e della fiscalità”.
    “Siamo qua per fare una cosa nell’interesse della produzione agricola”
     aggiunge il presidente del gruppo romagnolo “Le produzioni di Agritesa ed Osas saranno concentrate in un unico braccio commerciale: Alegra. Non si tratta, però, solo di questo. In realtà vogliamo che la nostra collaborazione vada oltre e riguardi anche la fase di programmazione, di ricerca, così che la nostra attività possa essere più proficua. Abbiamo una serie di progetti innovativi che possiamo sviluppare insieme”.
    Una parentesi importante anche sul kiwi. l’Italia è il primo paese produttore al mondo per questa specialità. “Il nostro paese deve giocare da primo prodotuttore mondiale. Per fare questo occorre organizzazione e da questo punto di vista l’accordo Osas – Agrintesa può essere un elemento di valore. Poi abbiamo bisogno di regole. Si deve tenere conto della virtuosità di alcune imprese e far sì che chi rispetta le regole possa essere tutelato nei confronti di chi le regole non le rispetta. L’Italia su questo prodotto può avere un grande futuro.”

    Camillo Nola, presidente di Confcooperative Calabria pone l’accento sulla risposta delle imprese cooperative contro il difficile contesto sociale ed economico calabrese e sul ruolo delle istituzioni locali, nazionale e sovranazionali. “Per essere competitivi si devono concretizzare alcune condizioni. Innanzitutto parlo del contesto ambientale e legale: lo Stato, infatti, deve essere presente e percepito in tutte le zone della Calabria.
    Un altro elemento importante è la consapevolezza che viviamo in un contesto mondiale dove gli investimenti agricoli sono stimolati e tutelati in tutto il mondo, forse meno nell’Unione Europea. Fare investimenti agricoli è una cosa complessa. Per questo è importante che le istituzioni siano attenti alle esigenze e ai tempi delle imprese”.
    Le cooperative calabresi vogliono contribuire alla diminuzione del tasso di disoccupazione in un territorio difficile come la Calabria. Per raggiungere questo obiettivo è necessario un contesto regolativo favorevole. “Non dobbiamo tornare indietro, ma da parte dei nostri partners ci sono politiche di protezionismo che ci danneggiano. Bene la tracciabilità, ma attenzione al dumping che è sempre dietro l’angolo”.
    Camillo Nola conclude con un accenno al problema “dilagante” delle cooperative spurie “Devono essere colpite con durezza e noi come ente di rappresentanza non ci tireremo indietro se ce le troveremo accanto. Dobbiamo tutelare gli uomini e le donne che non hanno voluto usare scorciatoie”.

    Gardini (presidente nazionale di Confcooperative) esprime parole di stima e di riconoscimento su quanto fatto da Osas – Campoverde in tutti questi anni, lavorando alacremente per lo sviluppo di un’area importante come quella della Piana di Sibari: “Osas è il riconoscimento a chi non si chiude in casa ma si assume la responsabilità di valorizzare il territorio. Qui gli investimenti pubblici sono stati ben utilizzati.
    Casi come Osas sono la risposta migliore alle false cooperative. Dobbiamo avere un fortissimo legame con la legalità. Io ho detto (e mi sono fatto anche molti nemici) che non c’è spazio nella cooperazione per chi vuole operare al di fuori della legalità. Non possiamo buttare un patrimonio intergenerazionale, qui ci sono decenni di storia. Non si possono tollerare queste cose, chi esce dalla legalità è fuori dall’Alleanza delle Cooperative”.
    “Su progetti seri come questi”
    prosegue Gardini “bisogna investire”. 

    Le istituzioni regionali sono rappresentate dal governatore della Regione Calabria, Gerardo Mario Oliverio. Quest’ultimo pone l’attenzione sulle scelte strategiche che andranno fatte per far crescere l’agroalimentare calabrese: “Dobbiamo valorizzare il nostro territorio sfruttando anche il Porto di Gioia Tauro per il quale stiamo lavorando ad un accordo importante che annunceremo nei prossimi giorni. Le risorse regionali (PSR) devono essere finalizzate ad evitare la frammentazione della produzione agricola, dobbiamo rafforzare i processi di aggregazione e guardare anche alle produzioni di base, che possono essere un fattore formidabile per la crescita del Pil. Ci servono strategie di difesa e di controllo della produzione.
    La Calabria è la prima regione italiana per produzione olivicola eppure abbiamo un gap importante con gli altri contesti dal punto di vista dell’imbottigliamento. Ecco perché l’aggregazione deve essere un modello”.
    U’ultima riflessione Oliverio la riserva alla legalità in una Regione, come la Calabria, in cui il 20% del territorio è privo di presidi di sicurezza. “Nell’uso delle risorse è necessario che si sostenga l’impresa ed il lavoro e che si definiscano i confini entro i quali deve intervenire lo Stato”.
    Ognuno deve fare la propria parte” aggiunge Oliverio” ed io sono contento che ci sia un’impresa (Osas) che può essere un punto di riferimento importante per le altre realtà imprenditoriali”.

    L’ultimo a prendere la parola è il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio MartinaLa sfida della Calabria non è solo la vostra sfida, ma quella dell’intero paese. L’Italia, se vuole avere una prospettiva, deve sapere riconoscere gli snodi fondamentali per il futuro. La tappa di oggi è la concreta dimostrazione che ci sono delle cose che vanno e attorno ad esse noi troviamo la via per costruire quella prospettiva. Scopro oggi che cos’è la potenza dell’esperienza imprenditoriale che voi avete costruito in questi anni in questo territorio. La conoscenza agroalimentare che ho visto oggi è superiore a quella di altre esperienze del bergamasco, da dove provengo. C’è un incrocio fondamentale di obiettivi che raccontano la possibilità di cambiamento dell’agroalimentare italiano. Quando hai attori territoriali pronti alla sfida, le cose si possono fare.
    Non vi siete addormentati sul contesto esistente. Avete dimostrato che si possono trovare linee nuove. Noi siamo leader e dobbiamo avanzare ancora attraverso progetti di rilevanza nazionale come quello che è stato presentato oggi. Il Ministero è interessato a dare una mano”.

    Il Sud può guardare al futuro in maniera positiva. Ne è convinto Martina, dichiarando che il Governo non si tirerà indietro a dare una mano ad una Regione tra le più difficili d’Italia “Si può fare anche da una realtà del Mezzogiorno, l’integrazione delle esperienze e delle infrastrutture logistiche è fondamentale. Il nodo infrastrutturale è centrale: se ci sono dei progetti per il Mezzogiorno, noi dobbiamo candidare la Calabria ad essere la Regione che sviluppa, in particolare il fronte agroalimentare. Ci sono le condizioni per farlo perchè il racconto di stamattina assume esattamente queste caratteristiche”.
    Un altro argomento affrontato è quello relativo all’organizzazione e all’aggregazione delle imprese.Stiamo cercando di lavorare su nuovi strumenti organizzativi come le reti d’impresa. Nove aziende agricole su dieci sono di natura familiare, ovviamente rimarranno ancorate a questa cultura, ma a loro dobbiamo dire che da soli non ce la fanno. Noi dobbiamo puntare sull’aspetto aggregativo, è un concetto da affrontare sempre di più nel praticare la politica agricola nazionale. Dobbiamo orientare le nostre risorse verso chi vive di agricoltura, questo punto lo porterò sempre avanti. In Calabria c’è un tasso di aggregazione solo del 20%. Bisogna aumentarlo altrimenti perdiamo risorse europee”.
    Martina, infine, prende le difese del mondo cooperativo contro le accuse che sono arrivate in questi giorni in merito ai recenti scandali giudiziari “Io difendo totalmente il modello cooperativo come un modello sano. Chi pensa di fare di tutta l’erba un fascio, non ammazzo la cooperazione ma ammazza l’Italia. In questo passaggio critico c’è una sfida a voi stessi per dimostrare chi siete. Senza la cooperazione si va un danno notevole in Lombardia, come in Calabria. Lo spirito cooperativo dimostrato oggi è un punto di partenza importante per tutte le altre realtà”



  • Il Presidente della Confcooperative, Maurizio Gardini, non lascia spazio a giri di parole. In questi mesi, in cui le cooperative sono state al centro del dibattito pubblico, ha espresso pensieri piuttosto duri nei confronti di chi danneggia l’immagine delle imprese sociali.
    Basta con le giustificazioni e con il mantenimento dello status quo: il mondo della cooperazione deve reagire, estirpando le “mele marce” e collaborando con le istituzioni.
    Un cambiamento nei rapporti tra imprese, pubblica amministrazione e politica è quantomai necessario. Per questo motivo bisogna rivedere alcune normative, come quella sugli appalti e sui meccanismi di controllo dei bilanci delle cooperative. Ma risulta ancora più auspicabile un cambiamento culturale, difficile da instillare con una singola riforma legislativa, più facile, invece, da ottenere nel lungo periodo attraverso l’attività quotidiana di chi ricopre ruoli di responsabilità.

    confcooperativeGardini ha parlato nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ha espresso il suo parere sulle recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto il mondo delle cooperazione.
    Da Mafia Capitale alla Cpl Concordia, cambiano gli interpreti ma lo scenario resta il medesimo: raccontano di un quadro torbido fatto di corruzione e di rapporti di tipo familistico tra politica e coop, tra sfera istituzionale e realtà imprenditoriale.
    Sono due mondi che dovrebbero mantenere una certa autonomia: il rispetto dei ruoli e dei confini di potere troppo spesso, però, viene valicato nel nostro paese. Ne è consapevole Gardini che per questo motivo, a proposito di Cpl Concordia, lancia la sua proposta chiara e netta: “Con tutto il rispetto che posso avere delle decisioni della LegaCoop penso che la cooperativa modenese andrebbe sospesa dall’associazione di rappresentanza per responsabilità oggettiva e mancato controllo, da parte del Cda prima e dei soci poi, dell’operato dei propri amministratori”.

    Il progetto della cooperazione italiana è ambizioso. Per il 2017 è prevista la creazione di un’unica centrale di rappresentanza che unisca l’area bianca (Confcooperative), rossa (LegaCoop) e repubblicana (Agci).
    La nuova Alleanza delle Cooperative italiane non può più “tollerare zone grigie”, e deve chiarire che “una cooperative che ha collaborato con la camorra non può far parte della nostra Alleanza”.
    La battaglia di Gardini è anche un modo per difendere l’immagine delle cooperative sane, perché, come ha più volte ribadito lui stesso in questi mesi, le false coop “hanno tolto lavoro e reddito alle imprese oneste”.
    Bisogna rimettere al centro i soci, perché sono loro la vera anima delle imprese sociali.
    Per raggiungere questo obiettivo Gardini ha le idee chiare su quali siano le prossime mosse da adottare. Il primo step riguarda il rapporto tra coop e mondo della politica, una relazione che si alimenta attraverso veri e propri finanziamenti (legali) alle istituzioni politiche.
    Un fenomeno, quest’ultimo, che secondo il vertice di Confcooperative ha passato il limite in troppe occasioni, trasformandosi da attività legale in corruzione allo stato puro.
    No abbiamo già fissato il limite dei mandati per i dirigenti dell’associazione. Abbiamo chiesto che le singole cooperative facciano lo stesso perché laddove per anni c’è lo stesso gruppo dirigente possono nascere situazioni di opacità”.
    La separazione delle carriere tra dirigenti del mondo della cooperazione e rappresentanti politici deve essere, dunque, secondo Gardini, il primo passo per ridare trasparenza ad un rapporto a tratti ambiguo.
    L’immagine delle cooperative, in via definitiva, non può e non deve essere quella emersa in questi mesi, perché decenni di storia e di tradizione non meritano di essere dimenticati ed infangati in questo modo.



  • È in fase di discussione in questi giorni il decreto ministeriale che dovrebbe modificare i criteri di riconoscimento delle organizzazioni dei produttori agricoli. Il Ministero delle Politiche Agricole e le Regioni stanno cercando un difficile accordo che interesserà migliaia di soggetti operanti nel settore alimentare in tutta Italia.
    Anche l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari si è espressa in merito e ha fornito alcune proposte sulla natura che dovranno avere tali istituti.
    Il presidente dell’Alleanza, Giorgio Mercuri, auspica la creazione di Op più forti dal punto di vista economico e realmente rappresentative delle istanze degli associati.
    Le organizzazioni dei produttori, infatti, devono fornire a questi ultimi maggiore forza contrattuale, consentendo loro di essere più competitivi sui mercati europei.

    46726-milkSecondo Mercuri “le Op e le loro associazioni devono essere strutture economiche in grado di competere nel mercato e capaci, pertanto, di rendere il produttore sempre più protagonista. Per dar vita a una reale aggregazione economica occorrono soggetti  strutturati che siano effettivamente rappresentativi sia in termini di numeri di soci sia come fatturato derivante dalla vendita dei prodotti, ciò a garanzia di un impegno e una continuità della base associativa verso la loro organizzazione”. 

    La riflessione di Mercuri prosegue attraverso un’attenta analisi di quelli che devono essere gli obiettivi dell’agroalimentare italiano di qui agli anni futuri. Nel periodo di recessione l’agricoltura si è dimostrata uno dei pochi settori in grado di reggere l’urto della crisi produttiva.
    L’attuale situazione internazionale, con un Euro ai minimi storici ed un processo deflattivo persistente, consente al nostro paese di incentivare le esportazioni del Made in Italy, specie sul mercato statunitense ed asiatico.
    L’Italia ha, dunque, il dovere di investire nell’alimentare attraverso la previsione di politiche pubbliche che premino l’innovazione e promuovano “strumenti incentrati sulla concentrazione dell’offerta, sulla pianificazione della produzione, sull’ottimizzazione dei costi di produzione e sulla stabilizzazione dei prezzi”.



  • Sono 22, in totale, gli ulivi “salvati” grazie alla mobilitazione degli ambientalisti. Nella giornata di ieri era previsto nel Leccese lo sradicamento di oltre 20 ulivi colpiti dal virus Xyella, il batterio che sta affliggendo le coltivazioni pugliesi da più di qualche settimana. L’intervento è stato ordinato dal commissario Silletti per arginare il rischio di propagazione del virus in altre zone.
    Già nei giorni scorsi la Puglia ha dovuto subire la dura ed inaspettata decisione del Ministro dell’Agricoltura francese che ha bloccato le importazioni di 102 specie vegetali provenienti dalla regioni colpite dal batterio. Si è deciso allora di procedere con gli sradicamenti, onde evitare un pericoloso effetto a catena tra gli stati membri dell’Unione Europea.

    06112014Se nella giornata di lunedì le ruspe erano riuscite ad abbattere sette ulivi nella località di Oria, questa volta la strategia degli ambientalisti è stata più efficace: hanno deciso di posizionarsi sui rami degli alberi o di sedersi ai loro piedi, effettuando così un tipo di resistenza passiva.
    In questo modo è stato impossibile per le autorità procedere con l’abbattimento.
    La mobilitazione degli ambientalisti ha provocato l’immediata reazione del commissario Silletti, il quale ha deciso di continuare nei prossimi giorni l’operazione di sradicamento senza lasciar trapelare, però, luogo, data e orario della prossima azione.

    La situazione in terra pugliese è estremamente delicata. Da una parte ci sono le ragioni degli ambientalisti e dei produttori locali che difendono la tradizione secolare degli ulivi pugliesi. Lo sradicamento di questi giorni rappresenta un atto quasi brutale, ma necessario di fronte alle esigenze economiche della regione e dell’Italia intera.
    L’agroalimentare pugliese rappresenta, infatti, un punto di riferimento per tutto il settore agricolo nostrano ed un’eventuale propagazione del virus potrebbe avere effetti devastanti.
    Questa mattina, nel frattempo, il governatore della regione Puglia, Nichi Vendola, ha incontrato gli europarlamentari e ha fatto con loro il punto della situazione. L’Italia cercherà di ottenere l’aiuto dell’Unione Europea, per quella che è a tutti gli effetti una situazione di emergenza a livello continentale.
    Più volte in occasioni simili l’Ue ha fornito il proprio sostegno; un comportamento passato che si scontra con quanto dichiarato dalle istituzioni europee in questi giorni quando hanno definito come “legittima” la decisione della Francia di bloccare le importazioni dai paesi colpiti dal virus.
    L’Italia, ad ogni modo, insisterà per avere l’appoggio dell’Unione Europea in nome di quella politica agricola comune rivelatasi piuttosto debole negli ultimi tempi.



  • Scatta oggi l’operazione 730 precompilato: a partire dalla data odierna sarà possibile scaricare la dichiarazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
    Per poter accedere al servizi in rete dell’Agenzia, è necessario richiedere il pin e la password alle piattaforme Fisconline o Inps, un’operazione questa, già effettuata da 7 milioni di persone fino alla scorsa settimana.
    C’è grande curiosità, dunque, per scoprire l’entità della rivoluzione fiscale che attende i cittadini di qui ai prossimi anni. L’intento del Governo è semplificare la vita dei contribuenti aiutandoli nella compilazione della propria dichiarazione dei redditi.
    Il Fisco sfrutterà la mole di informazioni in suo possesso sulla situazione reddituale e patrimoniale dei cittadini, redigendo un modulo con tutte le voci principali già compilate.

    Non tutti i contribuenti, però, sono interessati dalla novità. Il nuovo 730, infatti, è rivolto solamente ai lavoratori dipendenti e ai pensionati che l’anno precedente hanno presentato il vecchio 730, l’Unico PF o l’Unico mini e che quest’anno hanno ricevuto la certificazione unica per i redditi da lavoro dipendente o redditi di pensione percepiti nel 2014.
    Sono esclusi i lavoratori autonomi e tutti quelli che nell’anno 2014 hanno avuto una partita Iva, mentre possono richiederlo i produttori agricoli che nel 2013 hanno fatto registrare un volume d’affari inferiore ai 7.000 euro. In totale i soggetti interessati dal nuovo strumento fiscale sono circa 20 milioni.

    precompilatoIl contribuente può scaricare e trasmettere la dichiarazione da sé oppure richiedere assistenza ai Caf o ad altri professionisti. Molti addetti ai lavori, però, si sono chiesti se si tratti un’effettiva semplificazione della vita fiscale.
    Ci sono, infatti, una serie di questioni problematiche che fanno sorgere più di qualche dubbio a proposito.
    Nel precompilato 2015 non saranno comprese, ad esempio, le spese medico-sanitarie: sarà necessaria, allora, un’integrazione che potrà essere espletata dal contribuente stesso o demandata ad un professionista.
    In generale qualora venissero rilevati degli errori nella dichiarazione, bisognerà procedere con l’adeguata correzione degli stessi, ma c’è di più.
    Se il contribuente decide di rivolgersi ad un Caf, graveranno su quest’ultimo le responsabilità per eventuali dichiarazioni erronee. Ecco perché in questi giorni è montata la protesta dei centri di assistenza fiscale e c’è chi addirittura (come riportato da Il Sole 24 Ore) ha deciso di correre ai ripari, chiedendo ai cittadini di compilare un vecchio modulo di 730 in modo da confrontarlo con il nuovo precompilato.
    Sarà così possibile verificare eventuali errori, facendo, però, venir meno allo stesso tempo la semplificazione insita nel nuovo strumento fiscale.

    L’Agenzia delle Entrate, nel frattempo, ha fornito alcune istruzioni operative su come scaricare, compilare e trasmettere il nuovo 730. Potere reperire tali informazioni consultando il seguente link che vi permetterà di visualizzare il video tutorial elaborato dall’Agenzia.

     



  • Il Networked Readiness Index è un indicatore che ci permette di valutare lo stato di avanzamento delle tecnologie digitali nei singoli paesi ed il loro impatto sui rispettivi tessuti economici e sociali.
    Si tratta di uno dei tanti strumenti utilizzati all’interno del World Economic Forum’s Global Information Technology Report 2015: ICTs for Inclusive Growth, un rapporto dettagliato sull’economia digitale di ben 143 paesi in tutto il mondo.
    Ne viene fuori un report molto accurato ed interessante che conferma alcune tendenze emerse negli ultimi anni.

    Se prendiamo in considerazione l’NRI (Networked Readiness Index), troviamo un netto predominio dell’Europa del Nord nelle prime posizioni. Ci sono, infatti, ben sette paesi europei nei primi dieci posti della graduatoria. Dietro a Singapore, classificatosi primo, abbiamo, infatti, Finlandia, Svezia, Olanda, Norvegia e Svizzera.
    Poco più indietro ci sono la Gran Bretagna (8°) e la Germania (13°). I paesi europei si confermano, dunque, all’avanguardia in materia di diffusione delle tecnologie ICT, implementazione delle relative strutture di connettività veloce e soprattutto il relazione al loro impatto sulla crescita economica delle singole realtà economiche.

    digitalNon gode dello stesso splendore tecnologico l’Italia. Il nostro paese è relegato, infatti, ad un misero 55° posto, facendo registrare in una scala da 1 a 7, un punteggio di 4.3.
    La Finlandia, per fare un esempio, ha un NRI di 6 punti, lo steso score di Singapore primo.
    Ma quali sono i problemi del nostro paese in tema di digitale? Lo studio riportato analizza il ruoto delle tecnologie ICT in base a quattro dimensioni: il contesto regolatore, la cultura digitale, il grado di utilizzo delle nuove tecnologie ed il loro impatto sulla situazione economica e sociale del paese.
    Se analizziamo nel dettaglio gli indicatori appena elencati, notiamo come l’Italia faccia registrare il proprio score migliore per quanto riguarda la cultura digitale (33° posto con un punteggio di 5.5).
    Merito soprattutto dei costi limitati delle nuove tecnologie e delle abilità digitali degli italiani che risultano essere nella media europea.
    Lo stesso ragionamento non può essere esteso agli altri indicatori. L’Italia, addirittura, viene collocata al 102° posto in relazione alla capacità del contesto politico di facilitare lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie all’interno della società italiana.
    Il nostro paese ottiene degli score molto bassi anche in merito all’utilizzo istituzionale degli strumenti digitali ed al loro impatto sociale, con particolare riferimento alla formazione scolastica, alla salute, al benessere sociale ed in generale a tutti i servizi offerti ai cittadini.
    L’Italia, a conti fatti, ha bisogno di politiche pubbliche che incentivino l’innovazione e che sfruttino il potenziale delle nuove tecnologie nella crescita economica del paese.



  • L’Italia ed il vino: un binomio di successo. La tradizione vinicola del nostro paese non è seconda a nessuno.
    Lo dimostrano anche i dati recenti, riferiti all’anno 2014. Cogeca, la Confederazione generale delle cooperative agricole dell’Unione europea, ha appena pubblicato uno studio dal titolo “Sviluppo delle cooperative agricole nell’Ue 2014″, nel quale vengono riportate le evoluzioni recenti dell’agroalimentare cooperativo italiano.
    Si tratta di una vera e propria classifica che ordina le cooperative agricole dei paesi membri dell’Unione Europea in base al fatturato e ci aiuta ad avere un quadro più chiaro sul rendimento economico dei singoli settori.
    Nelle prime trecento posizioni di questa graduatoria non è presenta alcuna coop vinicola.
    A farla da padrone sono, invece, le cooperative produttrici di latte, carne e quelle dedite alla fornitura di servizi agricoli. Al primo posto troviamo proprio una coop operante nel settore delle forniture agricole, ovvero la tedesca Bay Wa.

    28102014Che ruolo ha, dunque, la cooperazione vinicola all’interno del più ampio universo europeo?
    Non di primissimo livello sembrerebbe. Ma c’è un dato che può consolare le imprese italiane.
    Il nostro paese rimane, infatti, nettamente il leader del settore. La prima cooperativa vinicola che compare in graduatoria è proprio italiana e si tratta della Caviro, con un fatturato di 302 milioni di euro.
    In generale tra le prime dieci coop produttrici di vino, sette provengono dall’Italia, mentre tre sono francesi. Di queste, due (CVC – Champagne Nicoleau Feuillatte e Alliance Champagne), come indicano i nomi stessi, producono champagne.
    Per l’Italia troviamo in classifica anche Cantine Riunite & Civ – SCA, Mezzacorona SCA, Cavit, Gruppo Cevico, Collis Veneto Wine Group e Cantina Sociale Cooperativa di Soave.
    Le cantine italiane rimangono, quindi, dei punti di riferimento importanti per l’intero ramo vinicolo e questo non può che essere un motivo di vanto. Il processo di globalizzazione ed i cambiamenti nello scenario macro-economico non hanno in alcun modo influito su una tradizione centenaria.
    La cooperazione non è altro che la forma d’impresa migliore per esaltare la qualità di un prodotto che è il vero e proprio simbolo della produzione locale italiana.



  • L’Indice Nazionale dei Prezzi al Consumo per l’intera collettività (NIC) presenta livelli abbastanza stabili nel mese di Marzo 2015. Evidentemente gli effetti del Quantitative easing faticano ancora a farsi sentire e per vedere un aumento del livello di inflazione dovremo attendere ancora qualche mese.
    La crisi energetica continua a persistere, anche se sono in rialzo, ad esempio, i prezzi dei carburanti: ecco spiegato perché i prezzi al consumo presentano delle variazioni di poco conto sia su base mensile che annua.
    Rispetto al mese di febbraio, l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumento dello 0,1%, mentre rispetto a marzo 2014 presenta una variazione negativa dello 0,1% (stesso andamento del mese di febbraio).

    istatSe analizziamo nel dettaglio l’andamento dei prezzi, notiamo che il lieve aumento congiunturale è dettato principalmente dalla variazione positiva che interessa i Trasporti (+1,3%), per effetto del rialzo del prezzo dei carburanti.
    Ci sono, poi, degli aumenti di lieve entità per quanto riguarda i Servizi ricettivi e di ristorazione (+0,3%), Abbigliamento e calzature, Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (per entrambe le divisioni di spesa +0,2%).
    Mostrano, invece, delle variazioni negative i prezzi delle Comunicazioni e di Ricreazione, spettacoli e cultura; così come presentano una diminuzione dello 0,2% i prezzi di Prodotti alimentari e bevande analcoliche.

    Passando, invece, alle variazioni su base annua, quella più cospicua riguarda i Trasporti (-2,1%), mentre i prezzi di Abitazione, acqua, elettricità e combustibili fanno registrare un calo del -1,3% e le divisioni di spesa delle Comunicazioni e di Ricreazione, spettacoli e cultura perdono rispettivamente -0,9% e -0,8%.
    Ci sono, invece, variazioni positive per le Bevande alcoliche ed i tabacchi (+3,0%) e per l’Istruzione (+1,8%).
    Per quanto riguarda, infine, le tipologie di prodotto i prezzi dei beni mostrano una variazione negativa su base annua dello 0,6%, meno imponente rispetto al mese di febbraio quando si attestava attorno al -0,9%, mentre i prezzi dei servizi rallentano la loro crescita, passando dal +0,8% di febbraio al +0,5% di marzo.