• Nei giorni scorsi vi abbiamo parlato del cosiddetto “Italian Sounding“, ovvero lo sfruttamento a fini commerciali dell’assonanza di determinati prodotti di provenienza straniera con quelli italiani. Accade, ad esempio, che il “Parmesan” venga spacciato per il formaggio parmigiano, senza che sia mai stato prodotto o lavorato in terra italiana.
    Ma potremmo presentarvi decine di altri esempi, per un fenomeno ricorrente soprattutto in Asia e nei mercati maggiormente distanti dall’Europa. Si tratta ovviamente di una pratica commerciale estremamente dannosa per il nostro made in Italy, un marchio che allo stato attuale rappresenta il principale volano dell’export agroalimentare italiano.
    Uno degli obiettivi principali del padiglione “Cibus è Italia”, presente ad Expo 2015, è proprio la lotta contro l’”Italian Sounding” e la diffusione del vero made in Italy, come sinonimo di qualità e di produzione locale.

    it for italyL’operazione di contrasto alle imitazioni mal riuscite dei prodotti nostrani potrà servirsi di una nuova “arma” letale. Parliamo di un’applicazione messa a punto da ItforItaly, una start up toscana, e scaricabile su smartphone a partire dal 1° Maggio 2015.
    L’amministratore, Lorenzo Guariento, ha presentato l’attività della start up presso la Tenuta Reffino di Poggio Casciano, specificando le modalità di utilizzo dell’applicazione.
    Ogni azienda produttrice potrà inviare (gratuitamente il primo anno, con un contributo simbolico a partire dal secondo anno) tutte le informazioni relative ai propri prodotti che verranno poi inserite in un apposito database.
    Il consumatore che acquista un prodotto dalla provenienza italiana dubbia potrà servirsi dell’applicazione di ItforItaly, scannerizzando il codice a barre o inserendo l’etichetta.
    Se il prodotto risulterà italiano, si aprirà la relativa scheda informativa, altrimenti verrà segnalata la sua provenienza “estera”. Le segnalazioni dei consumatori verranno inviate ad un’autorità specifica che cercherà di verificarne la provenienza effettiva del prodotto ed eventuale a riportare il tutto agli enti competenti.
    Certamente ci vorrà del tempo prima che il database possa essere completo e contenere quante più informazioni possibili sulle aziende italiane, ma si tratta comunque di uno strumento importante a tutela dei consumatori e per combattere l’”Italian Sounding”.



  • Il ruolo delle donne nella finanza italiana ed europea è ancora marginale, soprattutto se rapportato alla straordinarie capacità che l’universo femminile ha dimostrato in questi anni.
    Secondo Joe Capobianco, direttore generale dell’Organismo Apf (Album Promotori finanziari), in Italia le consulenti donne nel mondo della finanza sono solo il 18,6% nonostante gestiscano dei portafogli mediamente più grandi: 20 milioni di euro in media contro i 14 milioni degli uomini.
    Le loro capacità manageriali e di gestione del rischio orientato agli investimenti sono apprezzate dai clienti. Evidentemente questo non basta a ridurre le differenze di genere in un ambito tradizionalmente considerato di “appartenenza” maschile.

    sedia vuotaQuesto tipo di discriminazione di genere non è presente, invece, negli Stati Uniti. Secondo l’Us Bureau Labor Statistics Report, infatti, nell’anno 2014 sono quasi centomila le donne consulenti nel settore finanziario su un totale di 383mila. Siamo di fronte a percentuali ben più alte rispetto all’Italia e al resto d’Europa.
    Non a caso proprio negli Stati Uniti, come riportato da Corriere Economia, stanno già attivando dei portafogli specifici per le donne.
    Le caratteristiche manageriali sono diverse rispetto a quelle degli uomini. Di qui l’esigenza di predisporre prodotti d’investimento specifici per l’universo femminile.

    Ma facciamo un po’di chiarezza sugli aspetti peculiari delle donne manager nel mondo della finanza. Innanzitutto risultano essere meno propense al rischio, amano seguire le trattative da vicino, interpellando il proprio consulente e cercando di conoscere tutti i dettagli dell’investimento. Proprio la curiosità sembra essere l’aspetto maggiormente divergente nel confronto con gli uomini: consente loro di valutare attentamente tutte le dinamiche del possibile investimento e di predisporre degli obiettivi concreti da realizzare.
    Si tratta, dunque, di un profilo più pragmatico e attento rispetto a quello maschile, ma fortemente sotto-rappresentato nella finanza italiana. Resta, ad ogni modo, un figura in crescita nel mondo del private banking, sia dal punto di vista numerico che da quello delle risorse possedute.
    Sarà forse merito della loro accurata gestione del patrimonio e del rischio? L’Italia e l’Europa sono chiamate a prendere appunti.



  • Il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, l’ha definita come “la casa della società civile”. Cascina Triulza sarà questo e molto altro nel corso dei sei mesi di durata di Expo 2015 e negli anni a venire.
    Il progetto è ambizioso e dopo lo scetticismo iniziale, il 24 Aprile sarà finalmente portato a termine con la conclusione degli allestimenti.
    Cascina Triulza è un network partecipato dalle 63 maggiori associazioni del Terzo Settore italiano e ha già organizzato 750 eventi per tutta la durata dell’Expo.
    È la prima volta che il mondo del volontariato partecipa ad un’esposizione universale. Ma Cascina Triulza vuole lanciare un messaggio chiaro: è possibile implementare un modello alternativo di sviluppo anche nella società moderna, così come possono essere veicolati alcuni valori dimenticati come quelli della qualità del cibo e della sicurezza alimentare, veri e propri principi portanti della Carta di Milano presentata in questi giorni. Si cercherà, inoltre, di ribadire quanto sia importante il ruolo della donna in tutti i settori della società, specie nell’agricoltura.

    cascina triulzaSarà un bellissimo momento di incontro e confronto, per dimostrare al mondo intero che oltre alle istituzioni e al mercato, esiste anche una realtà, quella del terzo settore, che agisce per soddisfare i bisogni della società senza avere scopri di lucro.
    Per questo motivo ben 41 associazioni avranno la possibilità di presentare la propria attività e di proporre nuove idee di sviluppo.
    All’interno di Cascina Triulza sarà presente anche “un’area mercato”, dove verranno ospitati circa 200 produttori locali ed internazionali (circa il 30% proverrà dell’estero), grazie anche al contributo di 300 comuni.
    Il tutto avverrà senza sponsor esorbitanti, come invece è avvenuto per altri padiglioni. Ci tiene a ribadire questo aspetto Sergio Silvotti, presidente della fondazione Triulza: “Abbiamo detto dei no anche a sponsorizzazioni economiche importanti perché non corrisponde al nostro codice etico”.
    Il bilancio della fondazione chiuderà comunque in pareggio (entrate per 3 milioni e 481 mila euro ed uscite per 3 milioni e 384 euro). Questo rappresenta un segnale importante per la fondazione che vuole dare continuità alla propria attività anche alla fine di Expo, contando esclusivamente sulla propria forza economica.
    Cascina Triulza rimarrà con ogni probabilità in mano al Terzo Settore e potrà così rappresentare uno straordinario veicolo di aggregazione e proposta per il tutto il sociale italiano di qui agli anni futuri.



  • Sono stati scelti i venti finalisti di “Culturability – Spazi di Innovazione sociale”, il bando indetto dalla fondazione Unipolis.
    L’obiettivo dell’iniziativa è la predisposizione di progetti di innovazione sociale e culturale, che mirino ad una maggiore inclusione sociale e allo sviluppo delle aree coinvolte.
    Il bando è rivolto ad associazioni, cooperative sociali, organizzazioni non governative e qualsiasi altra onlus che non abbia scopi di lucro e che abbia un organo direttivo composto per la maggior parte da giovani di età compresa tra i 18 ed i 35 anni.

    unipolisSecondo quanto riportato dal sito di Culturability  sono stati 996 i progetti presentati, di cui 429 redatti da team informali, 383 da organizzazioni e 184 da network di organizzazioni.
    C’è una predominanza di programmi di riqualificazione delle aree urbane; non mancano, però, anche quelli relativi a piattaforme online e applicazioni, servizi turistici, co-working, formazione e forme di artigianato tradizionale e digitale.
    Premiati i 20 migliori progetti, la fase successiva prevede un percorso di formazione professionale e di accompagnamento, nel corso del quale i partecipanti potranno ricevere assistenza individuale finalizzata al miglioramento del progetto stesso.
    Si procederà, poi, alla selezione dei 6 finalisti, che verranno comunicati entro il 15 luglio. Questi ultimi riceveranno un finanziamento di 60.000 euro, di cui 40 mila euro a fondo perduto e 20 mila euro sotto forma di prestazioni in attività formative e di incubazione.
    Di seguito riportiamo la lista dei 20 vincitori, che potranno così vivere un’esperienza formativa importante nella speranza di poter realizzare i propri programmi di innovazione sociale e culturale nei territori scelti:

    Altaquota – Vimodrone (Milano)

    ATR Contemporaneo – Forlì

    Cantiere Barca – Torino

    Cascinet – Milano

    Ex Post – Modena

    Eyes Made – Roma

    Fabbrica T. – Lecce

    Kinodromo Network – Bologna

    Laboratorio Permanente Pisacane – Roma

    Mappina – Napoli

    Mercato Sonato – Bologna

    Nuovi Caratteri – Arzignano (Vicenza)

    Polline – Favara (Agrigento)

    Prod.Art – Livorno

    PugliaMusei – Lecce

    SMARTKET – Milano

    Source – Firenze

    Tipo Garda – Toscolano Maderno (Brescia)

    UrbanaMente – Milano

    YouTopia – Perugia



  • Più volte in questa sede abbiamo rimarcato l’importanza di Expo 2015 per il futuro dell’economia italiana. Lo è a maggior ragione in un periodo di recessione, dove l’alimentare e più in generale il Made in Italy sembrano essere tra i pochi fari di una realtà economica abbastanza buia.
    Expo, da questo punto di vista, deve essere un veicolo promozionale imprescindibile per i prodotti dell’agroalimentare nostrano, sponsorizzando la loro qualità e la genuinità delle materie prime con le quali vengono lavorati.
    Ma cosa pensano gli italiani dell’esposizione universale che sta per iniziare in quel di Milano?

    maniCe lo ha rivelato La Stampa attraverso un’indagine di Community Media Research in collaborazione con Intesa San Paolo. Secondo questo rapporto gli atteggiamenti degli italiani verso Expo sono tutt’altro che positivi.
    C’è la percezione, ricorrente quando l’Italia organizza dei grandi eventi, che possa essere interessata da fenomeni corruttivi, speculazione, infiltrazioni della criminalità organizzata e scandali di altro ordine e genere.
    Del resto l’autorità giudiziaria ha già messo in luce l’esistenza di episodi poco chiari in merito all’organizzazione dell’evento. Dunque si tratta di sospetti non del tutto infondati.
    Secondo l’indagine riportata da La Stampa il 62,6% degli intervistati mostra un sentimento di preoccupazione per i possibili scandali che Expo potrebbe portare con sé. Il 56,8% è speranzoso, invece, circa la possibilità che migliori la qualità e la sicurezza dei prodotti alimentari, vero e proprio tema centrale dell’intera esposizione universale.
    Ci sono poi altri orientamenti negativi relativi ai costi dell’evento, al suo impatto ambientale e alle eventuali ricadute che potrebbe avere per il futuro di Milano e dell’Italia intera.

    In generale sono tre i sentimenti prevalenti: indecisione, preoccupazione e speranza. La Stampa ha diviso gli intervistati in tre categorie: EXPOboh, EXPOno ed EXPOfan.
    La maggior parte degli interpellati è ascrivile alla prima categoria (43,8%), ovvero quella incerta sulle ricadute dell’evento sull’economia dell’Italia, seguita da chi ritiene che Expo possa avere solo conseguenze negative sul nostro paese (31,2%), mentre solamente il 25% si dichiara convinto dei suoi effetti benefici.
    Lo scetticismo misto all’indecisione, dunque, la fa da padrone.
    Resta comunque la convinzione si tratti di un’occasione da cogliere al volo a prescindere dagli orientamenti negativi dei cittadini.



  • Troppo spesso in Italia la cultura della prevenzione lascia spazio a quella dell’emergenza.
    Lo notiamo in tanti ambiti della vita sociale del nostro paese. Uno di questi riguarda certamente la gestione del territorio contro i danni derivanti dal dissesto idrogeologico.
    Ogni anno l’Italia conta i morti e le perdite economiche subite a causa di frane, inondazioni e terremoti. Si tratta di calamità naturali che possono essere evitate attraverso un’accurata opera di prevenzione.
    Accade, al contrario, che si costruisca in maniera abusiva senza i dovuti permessi e che le zone a più alto rischio non dispongano delle misure adeguate per evitare danni irreparabili.

    logo alleanzaDi questo e molto altro si parlerà nella giornata di domani, alle ore 10:00, al convegno organizzato dall’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari dal titolo Prevenzione del rischio idrogeologico. Il ruolo della cooperazione forestale nella gestione del territorio montano in programma a Roma a Palazzo della cooperazione.
    Ci sono in Italia circa 350 cooperative forestali, che hanno un rapporto privilegiato con il proprio territorio, conoscendo tutte le dinamiche ed i rischi in caso di pioggia e di altre calamità naturali. Esse svolgono un’opera molto importante di prevenzione e di controllo, ma troppo spesso sono lasciate al proprio destino dalle istituzioni.
    Come accennato in precedenza, infatti, in Italia domina la cultura dell’emergenza su quella della prevenzione: lo Stato interviene solo quando viene accertato lo stato di calamità naturale e sono già stati comprovati danni a persone e oggetti.
    Questo modus operandi ha dei costi evidenti per l’intera comunità. Secondo i calcoli dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari i costi delle emergenze sono da tre a cinque volte superiori a quelli della prevenzione.
    Non disporre delle adeguate misure di sicurezza risulta ancora più sciagurato per un paese dove il 9,8% della superficie è a potenziale rischio idrogeologico, con circa l’83% dei comuni interessati.
    Solamente nell’anno 2014 ci sono stati ben 33 morti per frane e inondazioni e circa 10.000 sfollati.

    Capiamo benissimo come un cambiamento di rotta nelle politiche ambientali sia quanto di meglio ci possiamo augurare. È proprio questo il monito dell’Alleanza delle Cooperative. L’iniziativa di domani intende sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica su un argomento che suscita interesse solamente quando stragi, come quella avvenuta a Genova, destano scalpore per la sua drammaticità.
    Interverranno, tra gli altri, nel corso dell’evento il Vice Ministro delle Politiche agricole Agroalimentari e forestali Andrea Olivero, il Consigliere politico del Ministro dell’Ambiente Mauro Libé ed i ricercatori dell’Università di Firenze e di Padova.
    Verrà presentato, inoltre, un protocollo d’intesa sottoscritto dal Ministero dell’ambiente e la Regione Marche per la valorizzazione del territorio montano regionale Assi Vallivi.



  • Rilanciare i consumi per far ripartire gli investimenti. Ne abbiamo parlato più volte in questa sede a proposito del bonus Irpef e delle possibili misure contro la povertà.
    Uno degli strumenti previsti dal governo Renzi che va in questa direzione è il cosiddetto “bonus bebè”. Contenuto all’interno della Legge di Stabilità , è entrato in vigore il 10 aprile quando il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Si tratta, in sostanza, di una misura a sostegno delle famiglie con redditi relativamente bassi, che potranno così ricevere dei sussidi per ogni figlio appena nato e preso in adozione.
    Ma conosciamo più da vicino quelle che sono le regole, i requisiti e le modalità di attuazione di questa misura.

    27102014Possono richiedere il bonus bebè tutte quelle famiglie con un Isee inferiore a 25.000 euro. Per ogni figlio nato o adottato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, spetta loro un assegno da 960 euro l’anno che corrispondono a 80 euro al mese.
    Questa cifra raddoppia (160 euro al mese per un totale di 1.920 euro l’anno) per le famiglie che possiedono un reddito Isee inferiore ai 7.000 euro.
    Per mantenere l’assegno devono essere rispettati i suddetti requisiti economici per tutti e tre gli anni di durata dell’interno. Sarà compito dell’Inps verificare eventuali divergenze rispetto a quanto dichiarato in fase di presentazione delle domanda e quindi successivamente revocare il bonus.
    La somma spettante viene meno anche in caso di revoca dell’adozione, decadenza della responsabilità genitoriale, affidamento del figlio ad altre persone, affidamento esclusivo al genitore che non ha presentato la domanda.
    Pubblicato il decreto, l’Inps ha quindici giorni di tempo per redigere i modelli attraverso i quali le famiglie potranno presentare la domanda.

    I richiedenti avranno il diritto di ricevere l’assegno fin dal primo mese di nascita o di adozione del bambino, qualora presentino la domanda entro 90 giorni dall’avvenuto evento o dalla data di pubblicazione del decreto (10 aprile).
    In caso contrario, l’assegno viene erogato solamente a partire dal mese in cui è stata fatta richiesta, perendo così i diritti sulle mensilità precedenti.
    Da questo assunto emerge, dunque, che la somma verrà fornita dall’Inps mensilmente e non su base annua.
    Ci sono, però, alcuni vincoli di natura finanziaria che l’ente previdenziale dovrà rispettare. Come riporta Repubblica, infatti, il Governo ha previsto uno stanziamento massimo di 202 milioni di euro per il 2015, 607 milioni il 2016, 1.012 milioni per il 2017 e per il 2018, 607 milioni per il 2019 e 202 milioni per il 2020.
    Qualora si eccedesse tali somme su base annua, verrebbero bloccati i finanziamenti in attesa di eventuali nuovi stanziamenti.



  • Negli ultimi giorni la discussione sul Documento di Economia e Finanza ha monopolizzato il dibattito pubblico. Da venerdì, giorno della sua approvazione in Consiglio dei Ministri, l’attenzione si è concentrata sulla presenza di un bonus da 1,6 miliardi di euro, ricavato grazie allo scarto tra l’andamento tendenziale del deficit (2,5%) e quello programmatico per l’anno 2015 (2,6%).
    Il Governo ha subito evitato di parlare di “tesoretto”, utilizzando la dizione “bonus Def”. Su Twitter attraverso il relativo hashtag #bonusdef gli utenti si sono scatenati, fornendo i loro pareri e le loro ipotesi su un eventuale possibile utilizzo di questa risorse.
    Nelle ultime ore sembra che l’esecutivo si stia orientando verso il dirottamento di questi 1,6 miliardi di euro verso le fasce più deboli della società italiana. Si tratterebbe di un’altra misura simil “80 euro”, con l’obiettivo di rilanciare i consumi; secondo i più maliziosi, invece, sarebbe uno strumento propagandistico di tipo elettorale in vista delle Regionali.

    polettiNel corso della giornata di ieri è intervenuto sull’argomento il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, parlando ai microfoni di Sky Tg 24 ed esprimendosi a favore di un intervento destinato alla “parte più debole della società”.
    Un parere rilevante, quello di Poletti, che trova parziale riscontro nella dichiarazioni di Padoan e Renzi, i quali si sono definiti possibilisti su un’azione per diminuire le diseguaglianze economiche.
    Nei prossimi giorni il Governo discuterà nel dettaglio quali sono le opzioni migliori e soprattutto che tipo di strumenti adottare. Ci sono, infatti, altre proposte all’interno della maggioranza.
    C’è chi suggerisce di intervenire sulle pensioni o chi come il responsabile dell’economia del Pd, Filippo Taddei, vorrebbe finanziare, attraverso queste risorse, l’Asdi, ovvero il nuovo assegno di disoccupazione per le famiglie numerose inserito all’interno del Jobs Act.

    La sensazione è che un intervento sul welfare andrà fatto. La crescita dei fenomeni di indigenza è palpabile anche nel nostro paese. La crisi ha portato con sé un aumento del numero dei disoccupati e dei cosiddetti “Neet” (in inglese Not in Education, Employment and Training), ovvero i giovani che non hanno un lavoro e non frequentano né un corso di studi né uno corso di formazione.
    Lo Stato, riducendo la spesa pubblica, ha ridotto inevitabilmente anche le risorse destinate agli ammortizzatori sociali. Ecco spiegato il crollo dei consumi e la conseguente variazione negativa degli investimenti.
    Un intervento sulla povertà, dunque, non è solo un dovere morale o un’esigenza di tipo elettorale, ma è anche e soprattutto un modo per far ripartire la nostra economia ed evitare la proliferazione di conflitti sociali.



  • È bastato un rinvio di dodici ore per  scatenare decine di ipotesi e suggestioni. Il Consiglio dei Ministri che si sarebbe dovuto riunire stamattina per approvare il Documento di Economia e Finanza, lo farà solo questa sera alle ore 20.00.
    L’appena nominato ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio tranquilla tutti e parla di normali tempi tecnici per esaminare gli ultimi aspetti del Def. E mentre l’opposizione si scatena, ipotizzando problemi all’interno dell’esecutivo nel fare quadrare i conti, spunta addirittura un “tesoretto” che il governo potrebbe ricavare grazie ai maggiori margini di flessibilità forniti dall’Unione Europea.
    Si parla di una cifra vicina ad 1,5 miliardi di euro che, stando alle prime indiscrezioni, potrebbe essere utilizzato per finanziare misure per il welfare.

    renziNe sapremo di più sicuramente alla fine del Consiglio dei Ministri, ma stando a quanto riporta Il Sole 24 Ore il tesoretto verrebbe dallo scarto tra l’andamento tendenziale del deficit (2,5%) e quello programmatico per l’anno 2015 (2,6%).
    In genere l’esecutivo attua una misura correttiva: restringe le casse dello Stato e fissa il deficit programmatico a cifre più basse rispetto a quello tendenziale.
    Questa volta non accadrà, merito della nuova interpretazione del Patto di Stabilità offerta dalla Commissione Europea. Così accade che questo anno il deficit programmatico verrà corretto al rialzo dello 0,1% e l’anno prossimo verrà effettuata la stessa operazione, aumentando di 0,4 punti percentuale. In quest’ultimo caso si risparmierebbe addirittura 6 miliardi che potrebbero essere così reinvestiti.

    La notizia ha subito fatto il giro del web, tant’è che su twitter è subito nato l’hashtag #bonusdef. Uno dei primi a lanciarlo è stato il delegato alla comunicazione del Partito Democratico, Francesco Nicodemo, che ha iniziato a retwittare alcune proposte di diversi utenti su come utilizzare queste risorse. In poco meno di un’ora ci sono state oltre 500 menzioni con questa tendenza. Oltre alle proposte, però, non mancano anche i commenti negativi sull’effettiva esistenza del bonus e sulla riduzione delle tasse annunciata in questi giorni dal premier Renzi.
    Vedremo nelle prossime ore se effettivamente gli 1,5 miliardi verranno dirottati verso il welfare, un settore che ne avrebbe certamente bisogno, considerati gli svariati tagli che ha dovuto subire negli ultimi anni.



  • Non ci stancheremo mai di ripeterlo: Expo deve essere un punto di partenza imprescindibile per l’agroalimentare italiano. La visibilità internazionale, fornita dall’esposizione universale che inizierà tra qualche settimana a Milano, può essere un ottimo veicolo pubblicitario per il nostro “made in Italy”.
    Ma una domanda sorge spontanea: quanti prodotti in giro per il mondo vengono “spacciati” come italiani quando in realtà di italiano hanno ben poco?
    L’allarme viene lanciato dal presidente di Federalimentare, Luigi Scornamaglia, che dalle colonne de Il Giorno avverte: “Solo un prodotto su otto è realmente italiano!”. 

    expoIl suddetto fenomeno viene definito dagli addetti ai lavori come “Italian Sounding”, intendendo con esso il richiamo all’Italia in beni che non sono stati né prodotti né lavorati nel nostro paese.
    Sono tantissimi i prodotti di questo tipo che arrivano in mercati da noi inesplorati, soprattutto nelle nuove frontiere asiatiche.
    Secondo Scornamaglia la responsabilità va attribuita innanzitutto a “barriere tariffarie pretestuose” all’interno di questi paesi, ma anche alle dimensioni delle nostre imprese, troppo piccole per poter accedere a tali mercati.
    Torna d’attualità, allora, un tema che è stato affrontato più volte anche dai vertici dell’Alleanza delle Cooperative, ovvero quello dell’aggregazione tra imprese di dimensione ridotta, in modo da renderle maggiormente competitive sui mercati internazionali.
    L’obiettivo ambizioso dell’Italia, in vista del 2020, è arrivare dagli attuali 34 a 50 miliardi di esportazioni, superando la quota raggiunga da Germania, Francia e Spagna, che allo stato attuale sono davanti a noi.

    Di questo e di tanto altro si parlerà all’interno del padiglione dedicato all’alimentare italiano in Expo. Si chiamerà “Cibus è Italia” ed ospiterà 500 imprese e consorzi italiani.
    Durante i sei mesi di durata dell’esposizione universale, Federalimentare, promotrice del padiglione, proverà a diffondere il marchio “made in Italy” e di conseguenza ad incentivare l’export italiano. Per raggiungere questo obiettivo ci saranno anche molti incontri con dei partner internazionali, soprattutto legati al mondo asiatico e statunitense.
    L’Italia, infatti, deve sfruttare la svalutazione dell’Euro per ampliare il proprio livello delle esportazioni nei paesi dell’area extra-Ue. Expo servirà proprio a questo: far conoscere i “veri” prodotti italiani e creare nuovi mercati per la loro commercializzazione.



  • Si è svolto nella giornata di ieri a Catania il convegno “Insieme contro le mafie e la corruzione”, un’iniziativa organizzata da Confcooperative per presentare una serie di proposte contro le infiltrazioni criminali all’interno del mondo cooperativo.
    I recenti fatti giudiziari hanno evidenziato la presenza di veri e propri prestanome all’interno delle cooperative che risultano a servizio della criminalità organizzata. I boss riescono attraverso questo escamotage a mettere le mani su numerosi appalti pubblici e a gestire una grande quantità di servizi pubblici locali.
    Quanto emerso grazie all’inchiesta Mafia Capitale è solo l’apice di un sistema corrotto che va estirpato, senza però effettuare delle facili generalizzazioni, come invece è accaduto in questi giorni.

    L’evento organizzato da Confcooperative nasce proprio con quest’intento: ribadire il proprio “no” alla corruzione, ripulendo l’immagine delle cooperative ed effettuando delle proposte concrete per depurare un sistema marcio.
    Sono intervenute una serie di personalità di spicco del mondo delle istituzioni e della società civile. Erano presenti il sindaco di Catania, Enzo Bianco, il procuratore della Repubblica, Giovanni Salvi, il vice presidente di Libera Davide Prati ed i presidenti di Confcooperative Sicilia e nazionale, Gaetano Mancini e Maurizio Gardini.

    confcoop siciliaUna delle proposte più interessanti emerse nel corso dell’incontro è l’istituzione di una banca dati da mettere a disposizione delle forze dell’ordine contenente tutte le informazioni sui bilanci delle cooperative. Uno dei compiti delle centrali di rappresentanza, come Confcooperative, è proprio la revisione dei conti delle coop: l’obiettivo dell’associazione è fornire questi dati alle autorità competenti per consentire loro di effettuare indagini più dettagliate, prevenendo, quando è possibile, comportamenti di tipo corruttivo.

    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, si esprime in maniera più dettagliata, invocando anche una revisione della normativa sugli appalti: “Vanno passati al setaccio i comportamenti, perché certi episodi fanno un gran danno a chi ogni giorno lavora per il bene del Paese”.
    Come più volte ribadito dallo stesso Gardini, il comportamento negativo di alcune coop provoca gravi danni economici ed in termini d’immagine all’intero mondo delle cooperative. Ecco perché è interesse delle centrali di rappresentanza collaborare con le istituzioni affinché vengano prevenuti episodi di questo tipo e si possa estirpare il rapporto sempre più ambiguo tra imprese, criminalità organizzata ed amministratori locali.



  • “Cooperative and Employment, a global report” è un’indagine realizzata da CICOPA a livello mondiale sul lavoro nel mondo delle cooperative.
    Si tratta di un’analisi di tipo quantitativo e qualitativo, che mira a scoprire il numero di occupati nel settore cooperativo e le loro caratteristiche specifiche rispetto ad altri tipi di lavoratori.
    Ne viene fuori un quadro molto interessante, che racconta alla perfezione la rilevanza che hanno le coop all’interno del tessuto economico mondiale e soprattutto ci svela quali valori vengono veicolati e fatti propri da chi lavora nelle imprese sociali.

    Secondo il rapporto di CICOPA le cooperative danno lavoro a circa 250 milioni di persone in tutto il mondo; nei paesi del G20 le persone occupate nelle coop rappresentano quasi il 12% della popolazione che possiede un lavoro.
    I numeri da soli, però, non raccontano la specificità e la rilevanza del fenomeno cooperativo su scala mondiale. Come racconta CICOPA, infatti, non esiste un altro tipo di impresa capace di dare lavoro a così tanti cittadini e allo stesso tempo di resistere agli effetti perversi della crisi, riuscendo a mantenere stabile i propri livelli occupazionali.
    Le coop sono, inoltre, un modello aziendale distribuito in maniera uniforme tra aree urbane e rurale: questa caratteristica consente loro di sopravvivere ai cicli negativi che possono colpire in maniera alterna il mondo della produzione industriale e quello agricolo.

    employmentL’indagine “Cooperatives and Employment, a global report” non si limita ad un’analisi di tipo quantitativo sul numero di occupati nelle cooperative e sulla loro distribuzione geografica e per settore. Al contrario, l’aspetto più interessante della ricerca viene fuori dall’indagine qualitativa, effettuata attraverso lo strumento delle interviste individuali.
    Detto delle peculiarità dal punto di vista economico, le cooperative sono diverse rispetto alle altre aziende anche per il tipo di valori che riescono a veicolare.
    La maggior parte degli intervistati, infatti, dichiara che lavorare all’interno di una coop provoca un senso partecipazione all’attività dell’azienda, di identificazione, orgoglio e reputazione che difficilmente possiamo trovare in altre realtà lavorative.
    Le coop sono, dunque, una realtà importante non solo dal punto di vista numerico, ma anche sotto l’aspetto identitario. Riescono, infatti, a far convivere i principi di efficienza e flessibilità tipici di un’impresa a quelli di solidarietà e democrazia che sono costitutivi del mondo cooperativo.
    Viene rimarcata, infine, la presenza di una categoria di lavoratori unica nel suo genere, che è quella degli associati che sono anche dipendenti dell’impresa sociale. In tutto il mondo sono circa 11 milioni questo tipo di lavoratori, i quali contribuiscono a creare quel senso familiare e quell’unione di intenti assente in altri luoghi di lavoro.