• Da qualche settimana, nelle nostre città, assistiamo ad un particolare fenomeno: file di auto chilometriche che durante i fine settimana si accodano in processione e in religiosa attesa del proprio turno per il rifornimento.

    Tutto questo farebbe pensare ad un imminente scenario apocalittico, al quale ci hanno abituati molti film americani nei quali la gente in preda al panico cerca di accaparrarsi tutto ciò che può. Tutto ciò che rimane nei negozi, e si lotta per l’ultima goccia di gasolio in circolazione.

    Il petrolio, è vero, è un combustibile non rinnovabile destinato ad esaurisi, secondo le previsioni, nel giro di qualche decennio ma non da un giorno ad un altro.

    Tutto questo sta accadendo a causa di una offerta estiva “Riparti con Eni” promossa dall’omonima società petrolifera. Ogni weekend dal 16 giugno al 3 settembre verrà applicato un prezzo inferiore di 20 centesimi/litro, in modalità Iperself, rispetto a quello infrasettimanale.

    La campagna promozionale ha prodotto immediatamente un effetto domino, infatti, la risposta delle altre società pertrolifere non si è fatta attendere. Esso, Q8 e IP, per limitare le perdite, hanno laciato a loro volta uno sconto in concomitanza dell’iniziativa Eni, pur tuttavia applicando degli sconti variabili e rinnovati settimana per settimana.
    Secondo quanto rilevato da Quotidiano Energia il taglio del prezzo in alcuni casi ha raggiunto anche i 25 cent o addirittura 29 cent, e così  in alcuni impianti la benzina è scesa fino a 1,55 euro al litro e il diesel addirittura a 1,39 euro al litro.

    Quindi, a conti fatti, facendo un pieno si risparmiano circa 10 euro, e in tempi di crisi giustifica l’attesa al distributore.
    Ma attenzione non tutte le stazioni di servizio partecipano però all’iniziativa.

    Il consiglio che vi diamo è quello di usare il buon senso, quindi non farmatevi al primo distributore disponibile potreste trovare qualche vantaggio a quello successivo.



  • Deck Lavazza Fiat 500LUn’auto che fa anche il caffè. Con questo claim tutto italiano la Fiat annuncia la produzione del nuovo modello della 500: la 500L, dove L sta per Large.

    La possibilità di gustare un buonissimo caffè espresso italiano evoca la comodità e la funzionalità che caratterizza la nuova scommessa di casa Fiat. Una nuovissima macchina per il caffè di serie, progettata ad-hoc da Lavazza e perfettamente integrata nel deck, utilizza le capsule ‘A Modo Mio’. Un accessorio amatissimo da chi non ha tempo di fermarsi al bar.

    Quest’auto si propone a quella categoria di giovani affezionati delle 500, i quali crescendo avvertono la necessità di un’auto più comoda, più funzionale ma senza rinunciare ad uno stile moderno e sportivo. Infatti, la 500L è stata pensata per ricevere l’eredità lasciata dalle Fiat Idea e Multipla.

    Al volume interno è stata assicurata la massima attenzione: lunga 4,15 metri (sette cm in più della Punto) e alta 1,66 metri, la 500L offre uno spazio interno di 3,17 m³. Questo è stato possibile progettando l’abitabilità interna secondo l’architettura  Cab Forward, la quale sacrifica il volume del cofano in favore dell’abitacolo, il quale invadendo il vano motore, viene spostato letteralmente in avanti. Questa disposizione, unita ad un soffitto molto alto da 1,84m, garantisce un netto guadagno sulla visibilità e il senso di controllo dell’autovettura.

    500L TwinAir

    La vettura, al lancio, è stata dotata di tre propulsori, due versioni a benzina (0.9 TwinAir da 105 CV e 1,4 litri da 95 CV) e un turbodiesel (1.3 Multijet 2 da 85 CV). Il Turbo TwinAir da 105 CV vanta emissioni record di 112 g/km di CO2. Il nuovissimo bicilindrico Fiat, il propulsore TwinAir, si distingue per i bassi consumi ed emissioni, grazie alla cilindrata contenuta e alla presenza di un turbocompressore ad elevata efficienza.

    Dal prossimo anno, la 500L sarà ancora più ‘eco’ grazie ad un versione a metano. Infatti, dal 2013 debutterà la Natural Power sul Turbo TwinAir che unisce l’alimentazione a metano con la potenza del propulsore Turbo TwinAir.

    La 500L sarà proposta negli allestimenti Pop, Pop Star, Easy e Lounge. Prezzo base di 15.550 euro. Da oggi nasce un nuovo modo, tutto Italiano, di vivere l’auto.



  • Si chiama “project i” il gruppo di ricerca, fatto da esperti con competenze varie, voluto da Bmw con il preciso obiettivo di individuare nuove soluzioni automobilistiche che meglio si prestino alle esigenze di un futuro non troppo distante fatto di risparmio energetico, design, materiali innovativi.

    E così è stato. Nove mesi di lavoro, in giro per il mondo, attraversando le metropoli di ogni continente, incontrando urbanisti, architetti, semplici automobilisti, al fine di raccogliere quante più informazioni possibili al fine inventare un nuovo modo di costruire non l’auto del momento quanto, piuttosto, quelle del futuro.

    È nato così il brand “Bmw i” che caratterizzerà le nuove vetture della casa tedesca distinguendosi non solo per il basso impatto ambientale legato alla forma di alimentazione ma per la scelta di tutti i materiali di costruzione. Una soluzione innovativa che tenterà di conciliare esigenze diverse: potenza e tecnologia, lusso e sostenibilità, comfort e semplicità. Una sfida avvincente ma che, visti i primi risultati sulle nuove Bmw i3 city-car completamente a batteria e la sportiva Bmw i8 Concept ad alimentazione ibrida, si può immaginare certamente vinta.

    BMW i3 Concept

    Le due vetture con la formula “i”, con tutta probabilità già sul mercato a partire dalla metà del 2013, hanno iniziato il loro tour mondiale di presentazione da Roma per poi proseguire toccando le città di Dusseldorf, Tokyo, New York, Londra, Parigi e Shanghai. Un tour con l’obiettivo di presentare la nuova filosofia costruttiva che accompagna queste vetture: non solo motori elettrici ma, anche, l’utilizzo di materiali in alluminio e fibra di carbonio per realizzare la struttura e l’abitacolo non rinunciando all’estetica, al lusso e alla potenza che da sempre caratterizzano le vetture Bmw.

    Auto “sostenibili”: un sogno che poteva sembrare lontano a venire ma che la casa tedesca ha intrapreso, con coraggio, per trasformarlo in una bella realtà.

    L’unico dubbio. L’accessibilità di queste vetture alle tasche di tanti automobilisti. Lo scopriremo appena ne conosceremo i listini sperando che i prezzi siano anch’essi … sostenibili!

     



  • Consigli per non incorrere in acquisti bluff

    saldi estivi 2012Sebbene la crisi ci abbia abituato a proposte di offerte speciali in quasi tutti i periodi dell’anno dal 7 luglio prendono il via i saldi estivi nella speranza che gli stessi possano far risalire i consumi: non tantissimo, ma quel tanto che basta per dare respiro ad un’economia sempre più asfittica.

    È il tempo dei buoni affari, quello in cui dopo aver dovuto “scegliere” (?) piccole o grandi rinunce, offre un momento, grazie a percentuali di sconto sopra la media, nel quale riscattarsi, gratificandosi attraverso l’acquisto di quel bene tanto desiderato.

    Ad avvantaggiarsi dei saldi soprattutto i settori dell’abbigliamento e delle calzature: quelli, per intenderci, che più degli altri, in tempi come questi, soffrono maggiormente della minore domanda.

    Tuttavia, le insidie si nascondono sempre e non è raro che, proprio per la maggiore ricerca di affari, non manchino le fregature: vale a dire offerte che a conti fatti non si rivelano tali o, peggio, dietro le quali si celano comportamenti difformi dalle regole del buon mercato. Ed è per tale ragione che associazioni di consumatori, Comuni e, talvolta, organizzazioni di commercianti, si adoperano per offrire consigli utili al fine di districarsi dalla selva dei buoni affari e prevenire, per quanto possibile, trabocchetti di ogni genere.

    Noi abbiamo provato a riassumerli e, volentieri, li sottoponiamo alla vostra attenzione, facendo riferimento particolare proprio ai settori dell’abbigliamento e delle calzature: quelli più gettonati.

    1. Controllate il prezzo: deve essere riportato quello precedente e quello relativo al bene in saldo. Diffidate nel caso in cui sia esposta merce nuova accanto a quella scontata (genera confusione) o di vetrine interamente coperte da manifesti.
    2. Non fermatevi al primo negozio: girate o, meglio, recatevi dai vostri fornitori di fiducia. Conoscendoli, avrete maggiori opportunità per valutare lo sconto reale e scegliere più liberamente se aderire all’offerta o meno.
    3. Scegliete capi o calzature di fine stagione e non avanzi di magazzino. La moda del momento vi aiuta a comprendere se vi trovate davanti ad una rimanenza o ad un prodotto nuovo o, anche, diffidate di quelle attività che improvvisamente riempiono gli scaffali o i guardaroba fino a qualche tempo prima vuoti.
    4. Gli sconti superiori al 50% spesso nascondono trucchetti vari: si tratta di merce non proprio nuova o di prezzi “gonfiati” rispetto a quelli di mercato e sottoposti a forte “cura dimagrante” nel periodo dei saldi.
    5. Controllate che la merce sia in buone condizioni e, sebbene sia a discrezione del venditore, provatela. Diffidate di capi o calzature che possono solo essere guardate o sprovviste di etichette.
    6. Le attività convenzionate con carta di credito o bancomat sono obbligate ad accettarle senza alcun onero aggiuntivo.
    7. Conservate sempre lo scontrino. Ciò vi consente di cambiare la merce acquistata se difettosa: se il bene in saldo è terminato avete diritto alla restituzione del denaro (non ad un buono). Ci sono due mesi di tempo per denunciare il difetto.

    Infine, ogni qual volta avete sentore di fregatura, come nel caso della pratica di un prezzo diverso da quello sul cartellino, fate intervenire la polizia municipale o rivolgetevi alle associazioni dei consumatori.

     

     

     

     

     



  • Vertice UE: il trio Monti-Hollande-Rajoy piega la Merkel

    Vertice Monti Hollande e MerkelCi sono volute oltre 15 ore di negoziati ed il deciso veto di Monti sulle misure per la crescita, ma alla fine il premier italiano ha ottenuto ciò che cercava da mesi.  Alle quattro e mezza del mattino è arrivato l’assenso dell’inflessibile cancelliera tedesca Merkel alle misure per salvare le banche europee da possibili fallimenti (tipo Lehman Brothers) e poter controllare l’impennata degli Spread sui titoli pubblici dei Paesi in difficoltà.

    Il vertice UE, tanto atteso dai mercati e dai governanti di mezzo mondo, ha dato eccellenti risultati per gli accordi messi in campo per salvare l’Euro; accordi in cui pochi speravano. Sembra di essere ad una svolta storica, in quanto si è spezzato finalmente quell’asse franco-tedesco che negli anni scorsi monopolizzava le decisioni dell’Europa dei 27. I mercati l’anno capito in pieno ed hanno risposto con grande euforia alla fumata bianca da Bruxelles. Grande impennata delle borse, con Milano maglia rosa con uno squillante +6.6% e lo Spread crollato di 40 punti!

    Per la verità, molti investitori, specie di oltreoceano, erano fortemente  scettici verso un positivo esito del vertice e si aspettavano un tracollo dei mercati. Così non è stato, grazie alla bravura negoziale ed alla credibilità del nostro premier Monti. E’ stato un grande sollievo per tutta l’Europa e per gran parte del mondo, escluso per la Germania, dove invece si appoggiava la linea rigorista e intransigente della signora Merkel, che troppo spesso ha imposto ai Paesi da salvare cure da cavallo che ammazzano l’economia.

    Ma in cosa consistono i risultati di questo vertice?

    L’obiettivo del consiglio UE era duplice: da una parte si doveva salvare il sistema bancario europeo, ricapitalizzando le banche, cercare di stabilizzare l’Euro, dall’altra era urgente varare misure efficaci per la crescita dell’area euro, per calmierare gli spread e stabilizzare i debiti pubblici dei Paesi a bassa crescita. Tutte misure necessarie per contribuire a risolvere il problema dei debiti sovrani abbassando i tassi di interesse  e ottenendo una stabilizzazione dell’Euro.

    Ebbene, grazie all’abile regia del Prof. Monti, si sono raggiunti accordi molto pregnanti, in quattro aspetti chiave.

    • VIGILANZA BANCHE: il ruolo cruciale della vigilanza delle banche europee passerà ad un unico soggetto; la BCE di Mario Draghi. Entro un anno vi saranno scritte regole uniche e un unico soggetto controllore in tutta Europa, superando d’un fiato le autorità bancarie nazionali.
    • SALVATAGGIO BANCHE: il fondo salva Stati (ESM) potrà finanziare le banche in difficoltà entrando direttamente nel loro capitale, senza passare attraverso lo Stato nazionale. Il vecchio meccanismo, finanziando gli Stati, ne faceva aumentare il debito!
    •  SCUDO ANTISPREAD (fortemente voluto da Mario Monti): quando lo Spread sarà giudicato troppo alto, l’ESM potrà acquistare direttamente i titoli sovrani, provocando un calo dello stesso Spread. E ciò avverrà sul mercato aperto, senza preavviso. Gli speculatori perciò devono stare attenti. Sono avvisati: l’azzardo può essere loro fatale!
    • MISURE PER LA CRESCITA: verrà ricapitalizzata la Banca Europea degli Investimenti (BEI) per 10 miliardi che serviranno per i cosiddetti Project Bond. E’ stato calcolato che questo potrà portare a investimenti in infrastrutture per oltre 120 miliardi di euro, l’1% del PIL europeo.

    Era chiaro che le richieste di Italia e Spagna, i due grandi malati dell’Euro, facilmente attaccabili dalla speculazione, si sarebbero infrante contro la posizione rigorista della Germania, grande beneficiaria degli squilibri esistenti tra i vari paesi dell’area Euro.

    La Merkel, memore dell’asse franco tedesco dei tempi di Sarkozy, contava sull’appoggio di Hollande per bloccare sul nascere richieste che implicavano l’impegno tedesco ad appoggiare paesi in difficoltà, senza imporre vincoli insopportabili, come è successo ad esempio per  la Grecia.

    Accettando le regole imposte dalla commissione europea, questo paese è stato doppiamente penalizzato. Da un lato non è riuscito ad evitare il temutissimo default e dall’altro le misure di austerità hanno indotto una crisi economica devastante.

    Quest’esperienza non andava ripetuta e per questo Monti, al momento opportuno, è stato irremovibile. Quando alle 19.30 si doveva votare per il pacchetto crescita, al quale teneva in particolare la Merkel, il Prof. ha posto il veto: o si approvano anche le misure antispread oppure niente voto favorevole alle prime.

    E la Merkel, furiosa, ha dovuto cedere. E’ la prima volta che questo avviene, da quando si è innescata la crisi dell’euro.

    Speriamo che d’ora in poi la cancelliera tedesca abbia compreso che la Germania, se guarda solo ai suoi interessi nazionali, rischia di rimanere isolata. Bando alle furbizie!

    Il salvataggio dell’Euro è più importante di meschini calcoli elettoral-economici di un singolo paese.

    Grazie MONTI!



  • Consumi in caloC’era da aspettarselo e così è stato. I dati dei consumi al dettaglio continuano, di mese in mese, a peggiorare e, purtroppo, non si intravvede nessun cambiamento di tendenza. Tutt’altro: la previsione delle prossime spese sostenute dalle famiglie, il saldo dell’Imu in testa, e il temuto incremento dell’iva a partire dal prossimo mese di ottobre, lasciano presagire una ulteriore contrazione degli acquisti rischiando di generare una crisi da domanda da cui sarà sempre più difficile riprendersi.

    La conferma, nell’ultimo rapporto dell’Istat, secondo il quale nel mese di aprile le vendite al dettaglio hanno segnato un crollo del 6,8% su base annua: vale a dire, un ribasso che non conosceva eguali dal gennaio 2001. Da inizio anno, una contrazione del 1,6% rispetto allo stesso periodo del 2011.

    Non c’è settore che non conosca sorte diversa ad iniziare da quello alimentare: -6,1% che, aggiunto a quello dei mesi precedenti, raggiunge quota -8,6% su base annua. In questo settore il segno meno ha contraddistinto anche i discount alimentari che, fino ad aprile, avevano tenuto alla crisi in atto (-3%).

    E per il non alimentare la musica è la stessa. In testa, si fa per dire, i prodotti farmaceutici (-9,2%), seguito a ruota da quei settori fortemente legati ai consumi personali: abiti e pellicce (-8,9%), calzature e articoli in cuoio (-8,6%), profumeria e benessere (-7,2%).

    Il portafoglio degli italiani è rimasto sigillato anche davanti a prodotti quali i casalinghi (-6,8%), gioielli e orologi (- 6,8%), giochi e giocattoli (-6,7%), supporti magnetici (-6,6%), mobili e articoli tessili (-6,4%), foto-ottica e pellicole (-5,9%), elettrodomestici (-5,3%).

    Anche per il settore informatica, tic, telefonia, che sulla spinta pubblicitaria fatta di offerte sempre più concorrenziali, aveva tenuto nei mesi conclusivi del 2011, il segno meno caratterizza anche i primi quattro del 2011: in aprile fa -4%.

    E se l’inflazione cresce con un +3,2% mentre gli stipendi del solo 1,4 su base annua, sappiamo a priori che i dati disponibili relativi al mese di maggio non presenteranno nessuna novità rispetto agli ultimi rilevati. E di questo passo…

     



  • Gruppi di Acquisto Solidali (G.A.S)Nell’ottica di un cambiamento dei criteri per fare la spesa, fuori dalla logica consumistica dei supermercati, da qualche tempo è possibile fare la spesa attraverso nuove esperienze di mercato.

    Spinti dal bisogno di realizzare piccole economie, ma anche dalla ricerca di prodotti buoni, più sani e genuini, spesso biologici, legati ai sapori di un tempo, sono nate diverse iniziative, animate soprattutto da piccoli produttori, volte a promuovere una nuova idea di mercato: più solidale, più vicina ai bisogni reali della gente.

    Tra queste, hanno assunto particolare sviluppo i Gruppi d’acquisto solidale (Gas).

    Presenti ormai in tutte città, il loro numero è in costante aumento, i Gas sono costituiti da gruppi di persone che si accordano tra loro per effettuare acquisti insieme, soprattutto di  prodotti alimentari, seguendo alcune piccole regole condivise di carattere etico. Frutta, ortaggi, carni, salumi, formaggi, gli alimenti più gettonati.

    I vantaggi consistono nell’opportunità offerta di un maggiore rispetto dell’ambiente, un sostegno concreto alle piccole realtà (spesso quelle più deboli) del mercato, un risparmio reale. Sostanzialmente, una forma di economia alternativa, fuori dalla logica dei profitti massimizzati, più rispettosa delle persone/lavoratori e della natura.

    Tutto ciò è ravvisabile nei principi che regolano i Gas: la scelta di piccoli produttori, di alimenti di stagione, del biologico, del “km zero”, perché comprare in loco consente economie nei trasporti e soprattutto, inquinare meno. Ed infine, particolare non trascurabile, quando si tratta di prodotti non coltivati in Italia, la scelta di privilegiare prodotti del commercio equo e solidale per sostenere i Paesi più poveri.

    Ciascuno di noi può attivarsi per aprire un Gas: una volta costituito, occorre concordare alcune piccole regole finalizzate ad individuare le modalità di acquisto e di distribuzione dei prodotti tra i partecipanti; trovare i fornitori e/o i produttori; ed infine i referenti, interni al gruppo, addetti agli acquisti per le varie categorie di prodotto.

    Unica attenzione, fare riferimento a produttori seri che non spaccino per biologico, o produzione locale, o senza sfruttamento di mano d’opera, ciò che non lo è. Una certificazione etica di questi ultimi, o delle produzioni, costituisce più di una garanzia.

     



  • discarica“Consumo, dunque sono” è uno dei capolavori più illuminanti di Zygmunt Bauman, utile a descrivere una società fortemente improntata all’utilizzo esasperato delle risorse a disposizione dell’uomo: a tutti i costi, anche quando ciò comporta, per l’altra parte del mondo, il vivere degli scarti altrui, di ciò che una volta consumato non serve più.

    Uno status, quello del consumatore forsennato, che va ricercato con ogni mezzo poiché simbolo di benessere, e poco importa se la stessa cosa non accade per chi, per il troppo consumo, vive di discariche a cielo aperto, talvolta, uniche fonti di sopravvivenza.

    Ma le cose stanno cambiando e non c’era bisogno della crisi per accorgersene.

    Mantenere un ritmo incalzante di consumi, fino allo spreco (anche di alimenti), richiede un dispendio di energie, non solo economiche, enormi, ivi comprese quelle relazionali, solidali, di sussidiarietà. E la qualità dei rapporti, in ogni contesto, ne è la prova evidente.

    La crisi, poi, ci ha messo anche del suo: la crescente disoccupazione e la ristrettezza di denaro a disposizione, la limitazione (forzata) delle finanze, stanno costringendo una parte della popolazione, quella fino a qualche tempo addietro tranquilla poiché appartenente alla classe media, a fare i conti con la quotidianità. Eppure c’è ancora chi spreca ancora: chi consuma oltre il possibile.

    Penso, sia giunto il tempo di guardarsi allo specchio e prendere consapevolezza degli scenari in cambiamento; di quel tempo in cui occorre imparare a convivere con un solo telefono (in media gli italiani ne possiedono 1,8 a testa), con abiti non necessariamente firmati, con un uso più equilibrato degli stessi alimenti utili alla sopravvivenza.

    Un tempo a cui prepararsi sin da oggi: non perché costretti dalle vicissitudini del mercato quanto, piuttosto, da una nuova consapevolezza, culturale prima ancora che economica.

    Un tempo in cui assumono significato le persone, le relazioni tra queste e, in esse, principi di solidarietà e sussidiarietà. Una nuova “economia” (dal greco οἱκονομία composto da οἶκος (oikos), “casa” inteso anche come “beni di famiglia“, e νόμος (nomos), “norma” o “legge” e quindi “regole della casa” ) fatta di regole condivise per una casa comune ben più ampia delle mura domestiche.

    Pronti per non finire noi stessi, benestanti consumatori, “Vite di scarto”.



  • Monti, Merkel, Hollande e RajoyNel vertice di Roma, i quattro moschettieri dell’Euro, Monti-Merkel-Hollande-Rajoy hanno ribadito chiaramente che per l’Europa dei nostri tempi e per quella del futuro la scelta della moneta unica è IRREVERSIBILE e Italia, Germania, Francia e Spagna faranno fronte comune per difendere e rafforzare l’Euro. Hanno concordato, pur da posizioni diverse, di andare avanti con la scelta della Tobin tax  finanziaria, anche senza l’adesione del Regno Unito e di presentare al Consiglio Europeo un pacchetto di 130 MLD destinati alla crescita economica, che è il vero problema di fondo per uscire dal tunnel della crisi dei debiti sovrani.

    Certo, gli squilibri esistenti tra i quattro paesi guida della zona euro sono veramente stridenti e fanno da ostacolo ad una convergenza verso soluzioni immediate e condivise, che potrebbero portare a scelte forti, per esempio cambiare lo statuto della BCE, virando verso il modello FED americana.

    Infatti, la missione della BCE è quella di tenere sotto controllo l’inflazione e quindi di proteggere il cambio, disinteressandosi della questione della crescita economica, mentre il ruolo della FED è invece quello di pilotare l’economia su un sentiero di crescita sostenibile, senza l’ostacolo e il  feticcio del  cambio del dollaro. Ma per ora sembra un’ipotesi difficile, vista l’intransigenza della banca centrale tedesca (BuBa).

    Il compito di Mario Monti non è facile. Rappresenta un paese con un debito enorme, quindi fragile economicamente e soggetto ad attacchi della speculazione, ma deve fare da mediatore tra il rigorismo estremo della Germania e la posizione francese più rivolta alla crescita, ma senza la forza necessaria ad imporla. Infine, il primo ministro spagnolo Rajoy, rappresenta un paese in forte crisi, con tassi sui titoli di debito sovrano che stazionano intorno al 7%, considerata soglia di non ritorno, e che ha ufficialmente chiesto la tutela dell’Europa per salvare il suo traballante sistema bancario. Pur se anch’esso sia stato invitato al vertice di Roma, non sembra nelle condizioni di avere la credibilità sufficiente per far passare agevolmente la sua richiesta di condizioni più morbide per far rientrare i conti pubblici entro un percorso più accettabile agli occhi della comunità finanziaria e dei paesi partners dell’area euro. Perciò il suo sembra più un ruolo da invitato di lusso, piuttosto che di uno dei quattro governanti più influenti in Europa dell’Euro.

    L’Italia, da parte sua, già da tempo chiede l’istituzione dei cosiddetti Eurobonds, cioè emissioni di obbligazioni garantite non da stati nazionali, ma dall’Unione europea nel suo complesso. Ciò significherebbe implicitamente che tali obbligazioni godrebbero anche della garanzia della Germania. La conseguenza sarebbe un forte ridimensionamento dello Spread, quindi un salutare calo degli interessi sul debito ed una stabilizzazione dei bilanci pubblici dei paesi deboli, tra cui l’Italia. Ma la Germania, nella persona della cancelliera Merkel, tiene duro nell’opporsi a tale progetto, almeno finchè gli altri stati non abbiano messo ordine ai loro conti pubblici ed aver realizzato le opportune riforme politiche ed economiche. E intanto, permanendo questo stato di cose, la Deutsche Repubblik finanzia il suo debito a breve a tassi negativi, cioè si fa pagare dai suoi creditori! A spese di chi? Paradossalmente a spese proprio dei paesi, come l’Italia e la Spagna, che sono in crisi e che la Germania dovrebbe contribuire a salvare.

    Come si capisce, è un pericoloso gioco delle parti, ma non a somma zero! C’è chi ci guadagna (leggasi Germania, Olanda e altri paesi del Centro e Nord Europa) e c’è chi ci rimette pesantemente (leggasi Italia, Spagna, Portogallo e tutti gli altri paesi cosiddetti periferici dell’Europa mediterranea).

    Fino a quando potrà durare questa specie di gioco al massacro al quale ci costringe la linea teutonica? Difficile dirlo, ma il tempo stringe. I mercati non aspettano, vogliono vedere scelte drastiche e risolutive; ogni giorno o settimana che passa contribuisce ad allargare la distanza tra i paesi virtuosi e quelli che hanno bisogno di cure e di riforme.

    La BCE, con i suoi “sherpa” studia febbrilmente soluzioni che possano fronteggiare un peggioramento della crisi dell’area Euro, ma a questo punto è la politica che deve intervenire.  E’ indispensabile che i governanti europei, Merkel per prima, si rendano conto che non si può più rinviare. E’ giunto il momento che dimostrino la loro qualità di statisti al di sopra dei campanilismi nazionali e dei miseri calcoli di tornaconto elettorale, in nome di una causa più nobile: il salvataggio dell’Euro e dei futuri Stati Uniti d’Europa!



  • Eolo l'auto ad AriaUn grande ritorno in pompa magna dell’auto ad aria. Entro la metà del prossimo anno, questo l’annuncio, sarà in vendita questa attesissima e quasi leggendaria auto, mossa dall’energia prodotta dell’aria compressa.
    La Motor Development International ritorna dopo 10 anni riproponendo una rinnovata versione di auto ad aria. Questa volta ci assicurano dalla MDI l’auto verrà alla luce entro la metà del 2013. Nel 2001, infatti, il primo prototipo, chiamato Eolo, fu presentanto al Motorshow di Bologna ma non entrò mai in produzione. Il progetto prometteva di realizzare un’auto con consumi di circa 1 € per 100 Km e un’autonomia di 300 Km. L’unico problemino incontrato in fase di produzione è stato il doversi scontrare con un’antipatica e vetusta legge fisica. Il risultato è che dopo appena un paio di minuti di funzionamento si bloccava, inspiegabilmente, a causa della formazione di ghiaccio nel motore. Forse nessuno mai si era accorto che l’espansione dell’aria avrebbe abbassato la temperatura nel motore a -40° gradi centigradi.
    Anche in Italia c’è stato chi ha creduto a questa invezione rivoluzionaria dell’ing. Nègre e vi ha investito. Tuttavia dopo anni di rinvii e attese qualcuno di questi si è rivolto all’avvocato. La Eolo Auto Italia, concessionaria della licenza per la costruzione e la commercializzazione in Italia, nel 2005 ha dovuto licenziare i propri dipendenti e ha fatto causa alla MDI.
    La notizia di questi ultimi giorni dicono che, l’auto ripogettata e prodotta dal colosso indutriale indiano Tata, è quasi pronta per essere messa in vendiata. Costo dell’auto: appena 7.000 €. Speriamo che questa volta il progetto industriale vada fino in fondo, decretando definitivamente, se in futuro le nostre auto potranno muoversi sospinte dal vento.



  • Mercato immobiliare in crisiGuardando i dati pubblicati recentemente dall’Agenzia del Territorio in relazione ai volumi delle compravendite in Italia, non c’è da stare tanto allegri. L’amore degli italiani per la casa è da tempo in crisi profonda; sembra che non interessi più il settore immobiliare che invece, da sempre, costituiva l’investimento preferito dalle famiglie e dai privati in genere. Oggi il mercato è in forte flessione.  E i dati parlano da soli.

    Nel I trimestre 2012 il mercato immobiliare italiano disattende i segnali positivi e torna a mostrare elevati tassi di flessione. Il tasso tendenziale annuo del volume di compravendite nel primo trimestre del 2012 (variazione percentuale del I° trimestre 2012 rispetto al I trimestre 2011) per l’intero settore immobiliare risulta, infatti, pari al -17,8%. Se poi si considera il settore residenziale il dato peggiora, mostrando, rispetto al I° trimestre 2011 un pesante calo degli scambi pari al -19,6%

    L’andamento dell’indice trimestrale del numero di transazioni (NTN) evidenzia un mercato immobiliare che ormai dal 2006 continua a perdere terreno.

    Quali sono le cause di questa brusca flessione delle compravendite di unità immobiliari?

    Com’è noto, la decisione economica circa l’acquisto di un’unità immobiliare non avviene al momento del rogito, bensì va collocata in un periodo temporale antecedente, per esempio al momento della proposta di acquisto o al compromesso. Ciò ha rilevanza perché la decisione economica dell’acquisto con riferimento ai rogiti stipulati nel primo trimestre 2012, deve collocarsi, nella maggior parte dei casi nell’ultimo trimestre del 2011.

    Se è così, il crollo delle compravendite trascritte in questo trimestre nasce da una crisi del mercato in atto negli ultimi mesi del 2011.

    Nei principali indicatori macroeconomici riferiti all’ultimo trimestre del 2011, si ravvisano tutti gli elementi che spiegano la contrazione della domanda nel mercato immobiliare.

    Dall’Istat registriamo i seguenti dati:

    il Pil è in calo: nel I trimestre del 2012 (variazione tendenziale pari a -1,4%);

    il tasso di disoccupazione è incrementato nel IV° trimestre 2011 di ben 2 punti percentuali (passando dal 7,6% al 9,6%);

    l’indicatore della spesa delle famiglie residenti, nell’ultimo trimestre 2011, con riferimento ai soli beni durevoli è calato di ben il 7%.

    Si aggiunga inoltre che il tasso di interesse (TAEG) sui prestiti alle famiglie per acquisto di abitazioni è salito costantemente nel 2011 passando dal 3,29% di aprile 2011 al 4,27% del dicembre 2011 (fonte Banca d’Italia).

    E’ noto, infatti, che in momenti di crisi ed incertezza, le spese che le famiglie rinviano sono quelle relativi ai beni durevoli e, a maggior ragione, quelli delle abitazioni che richiedono un impegno finanziario di lungo termine. In questo quadro, l’aumento della tassazione sugli immobili percepita nel primo trimestre 2012 e verificata concretamente nel mese di giugno di quest’anno, non sarà certo un incentivo al mercato. Ma l’andamento di quest’ultimo è dettato soprattutto dal quadro economico generale del nostro Paese.

    Se poi dal dato generale andiamo a considerare le compravendite per macro regioni, notiamo che la riduzione delle compravendite registrata a livello nazionale (-19,6%) è diffusa ed elevata in tutte le macroaree geografiche. In particolare le aree del Sud e del Centro perdono rispettivamente il -20,4% e il -20,0% delle transazioni e il Nord esibisce una contrazione del -18,9%. Rispetto all’omologo trimestre del 2004, la riduzione del mercato residenziale registra una contrazione complessiva di compravendite maggiore al Nord, con -41,7%, pari al -38,3% al Centro e al -37,3% al Sud.  Insomma, i dati relativa al primo trimestre del 2012 descrivono un vero e proprio crollo.

    La flessione del mercato delle abitazioni registrata a livello nazionale non risparmia nessun ambito territoriale risultando, infatti, concorde il segno tra capoluoghi e comuni minori che esibiscono entrambi forti riduzioni del mercato.

    I capoluoghi tornano in calo con gli scambi che si riducono di un quinto (-20,0%). Per i comuni non capoluoghi, invece, si accentua notevolmente il lieve calo rilevato nel IV° trimestre del 2011 (era -0,8%) e il tasso di flessione si porta in questo trimestre a -19,3%.

    Il mercato residenziale in forte contrazione sia nei capoluoghi sia nei comuni minori, con tassi di calo decisamente elevati mai osservati nella serie delle variazioni analizzate.

    Infine anche i settori non residenziali soffrono fortemente. Nel I° trimestre del 2012, rispetto allo stesso trimestre del 2011, le perdite maggiori si osservano nel settore terziario che registra un calo del -19,6%, mentre il settore commerciale, perde il -17,6% e il settore produttivo diminuisce del -7,9%.  Tutti i settori raggiungono il valore minimo dell’indice dal 2004.

    Il quadro è certamente sconfortante. Ma se vogliamo dare una nota di speranza, possiamo dire che, oltre al settore immobiliare, esistono anche altre aree di investimento che hanno dato soddisfazioni (es. Obbligazioni societarie, di Paesi emergenti, High Yeld, e fino a poco tempo fa anche oro e materie prime.)

    Chi ha saputo diversificare, affiancando al settore immobiliare altri investimenti del tipo sopra citato, oggi non è in crisi; anzi si trova in situazione di vantaggio, disponendo di capitali che rendono e sono liquidi per eventuali acquisti.



  • Si terrà a Modena il 26 e 27 settembre 2012, presso Modena Fiere (Viale Virgilio, 70/90), il MEDTEC Italia: una fiera dedicata al mondo biomedicale e che si prefigge come scopo quello di offrire opportunità di sviluppo educativo, sia attraverso la conferenza che tramite la stessa esposizione stessa.

    medtec italy 2012 modena fieraIl MEDTEC Italia vedrà interessato un parterre di oltre 150 espositori, i quali proporranno nei loro stand la supply chain completa della tecnologia dei dispositivi medicali. Un appuntamento quindi che risulta imperdibile per gli addetti ai lavori e anche per chi decide dia avvicinarsi al mondo dei sistemi e dei macchinari biomedicali.

    Molti sono i settori interessati dall’evento, che funge come punto di incontro fra diverse facce di questo settore: dalla Tecnologia adesiva e delle giunzioni all’automazione e l’assemblaggio; dai software di progettazione e produzione ai servizi per la fabbricazione di prodotti elettronici; dalla Micro/Nanotecnologia alla tecnologia di finitura di precisione dei metalli e macchine utensili; ecc.

    MEDTEC Italia si pone in definitiva come riferimento per il sistema biomedicale italiano, che si posiziona al terzo posto in Europa (dopo Francia e Germania) e che conta oltre 32mila dipendenti nell’ambito OEM medicale e sanitario.