• Dopo lo sport arrivano le “puntate” all’inglese

    Scommesse in ItaliaUna premessa.

    Il titolo è sarcastico. Nessuno si illuda. Siamo nella crisi e ci resteremo. Almeno per un bel po’. Lo stesso però, come ogni sarcasmo, vuole essere una provocazione. Amara, come in questo caso, ma con l’intenzione di provocare più di una riflessione.

    L’antefatto.

    Solo pochi giorni addietro il Codacons ha denunciato l’aggravarsi della dipendenza dal gioco  d’azzardo nel nostro Paese nel quale si stimano circa 30milioni di persone che ogni anno “puntano” sui giochi pubblici: la maggior parte di loro nella speranza di cambiare le sorti al proprio destino. Per due milioni di cittadini, questa speranza, si è tramutata in vera e propria dipendenza: c’è gente che si indebita pur di “giocare”. Nel 2011, per il solo gioco pubblico (è difficile stimare quello gestito dalla malavita ma si può immaginare anch’esso con cifre ragguardevoli, anche superiori a quelle lecite) la spesa degli italiani è stata di 76,6miliardi di euro: + 24% rispetto all’anno precedente. I giochi digitali sono aumentati del 170%.

    Lo stesso Codacon si è fatto promotore, presso il Ministero dell’economia per far fronte al gioco (d’azzardo) che è divenuto una nuova vera e propria piaga sociale. Dal Ministero, nessun segnale. Tutto sommato lo Stato ci guadagna. D’altra parte, però, si impegna a combattere l’azzardo e i suoi effetti, paga i costi sociali delle dipendenze, invita a guardare al futuro con rinnovata speranza.

    Il fatto nuovo.

    Da oggi, nel nostro Bel Paese, si può giocare anche su “eventi” non propriamente sportivi. Arrivano le scommesse all’inglese che ci consentono di “puntare” sul prossimo vincitore di Sanremo, o se accanto alla farfallina Belen nasconde qualche altro tatuaggio, sulla prossima fidanzata di Balottelli, e così via. Attenzione perché ci sono dei limiti. Non sarà possibile scommettere sulle elezioni politiche, e su tutto ciò che ha a che fare con il sesso, la razza, la religione, e quant’altro invada la privacy di eventuali personaggi pubblici cui si fa riferimento. Peccato! Sull’uscita dell’Italia dalla crisi, sì.

    La fine.

    (…)

     

     



  • Ma si può continuare così disuniti?

    Venerdì A quanto pare non bastano manovre di nessun tipo. La spending review in atto, sia pure in attesa di conversione in legge, e tutta la politica di rigore che ne consegue, non bastano al nostro Paese ad evitare di essere trascinato nel baratro di una crisi di cui non si vede via d’uscita.

    La notizia odierna è l’ennesimo crollo della borsa, un nuovo venerdì nero, a -4,38%, con il differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi, l’oramai noto spread, che ha varcato la soglia psicologica di quota 500.

    Eppure, a ben guardare, non ci sono ragioni per le quali, almeno oggi e in questi ultimi tempi, la nostra borsa faccia registrare dati simili. Il dato odierno è frutto dai dati, e dalle dichiarazioni, allarmanti provenienti dalla Spagna e dalle insistenti voci di corridoio, ma poi non tanto sommesse, che vogliono l’uscita della Grecia dalla moneta unica.

    La Spagna in particolare paga la propria esposizione nei confronti dei titoli tedeschi con lo spread che ha superato quota 600 e con le dichiarazioni che la vogliono in condizioni tali da non poter più pagare stipendi ai dipendenti pubblici e l’urgente bisogno di far ricorso all’Eurogruppo per approvvigionare i propri istituti di credito. Sono in arrivo oltre 100miliari di euro di cui una trentina entro fine mese.

    È stato questo dato e gli interessi (di parte) dei Paesi anglosassoni, quelli per intenderci fuori dalla moneta unica, a spingere gli investitori a metter in atto un vero e proprio attacco a Italia e Spagna, particolarmente esposti ai Bund tedeschi, e a determinare, causa anche la debolezza della risposta europea, quantomeno ritardataria e non all’unisono, la sfiducia odierna.

    Il fatto è che siamo alle prese con una forte speculazione che sta tentando proprio di mettere in crisi non solo la moneta unica ma, a nostro avviso, l’intero Eurogruppo alle prese con l’approvazione del programma definitivo di aiuti, nella speranza che gli stessi possano far dar fiato alla Spagna e, di conseguenza (?), anche alle borse dei altri Paesi europei in crisi. Italia compresa.

    Il nostro presidente del consiglio ha parlato dei dati odierni dello spread definendolo “deludente”. Noi pensiamo, riponendo nella sua persona fiducia incondizionata, che da tale situazione se possa uscire non solo attraverso azioni di alta finanza, tagli alla spese superflue, restrizioni su quelle ordinarie, ma anche, e probabilmente in forma prioritaria, determinando un’unione Europea politica che coinvolta tutti i Paesi attraverso un Governo Europeo determinato ad alzare lo sguardo oltre gli interessi “locali”.

    È un sogno? Monti ha dimostrato grandi abilità e capacità strategiche: ne chiediamo ancora una. Lui, super partes, fuori dalle logiche di parte, potrebbe dare un forte impulso a tutto ciò. O, così come si paventa in Grecia, che tutti ritornino quanto prima a coltivare i propri orticelli e addio all’Europa unita e a chi, negli ultimi 50anni, ci ha creduto e si è impegnato in tale direzione.

     



  • Il Capo del Governo è persona schietta, capace di dire pane al pane e vino al vino. Non usa mezzi termini e, talvolta, va anche alla ricerca di espressioni “forti” per ribadire, con puntualità, le proprie idee e la propria visione dello (S)tato delle cose.

    monti guerra spending review manovra tasseCosì anche ieri, in occasione dell’assemblea dell’Abi (l’associazione delle Banche Italiane), salendo sul palco al Palazzo dei Congressi dell’Eur, dopo che il Governatore di Bankitalia Visco ha ricordato ai presenti la verità di un Paese ancora in recessione, Mario Monti, volutamente, si è lasciato andare ad un’espressione “forte” e risoluto: “il percorso di guerra intrapreso dall’Italia, anche se pacifico, non è finito”.

    Un messaggio chiaro che, sebbene addolcito dalla frase susseguente, “ma si può ragionevolmente sperare, non so in quale mese del 2013, che i cittadini e chi sarà al governo possano vedere gli effetti dei nostri provvedimenti su crescita e occupazione”, esprime fino in fondo profonda fiducia nella propria azione governativa e un monito all’intero Paese per una presa di coscienza collettiva sui sacrifici oggi occorrenti in funzione di quel traguardo. E su ciò non risparmia, questa volta senza giri di parole, indicazioni precise a tutte le parti sociali.

    E di essere in guerra ce ne siamo accorti un po’ tutti. Ciascuno nella propria trincea, imparando a fare i conti con un contesto sociale ed economico in profondo cambiamento che, inevitabilmente, si rifletterà in un cambiamento personale: in stili di vita, consumi, relazioni.

    Sono gli effetti della spending review emanata appena monti parla pubblico manovra economiaquattro giorni fa e della quale stiamo afferrando, non senza sussulti e agitazioni, i concetti e presto anche gli effetti.

    Tuttavia, a guardar bene, c’è una parte della popolazione, piccola se si vuole ma rilevante per l’alone pubblico che la riguarda, la cui trincea è rimasta vuota, come se a loro questa guerra non riguardasse o, forse, della quale rimanerne spettatori per poi, aprile 2013, salire sul gradino più alto per auto assegnarsi meriti (tranne pochi, sono tutti nella maggioranza che hanno voluto la guerra) e assumersi l’onore di portarla a termine ponendosi (democraticamente) a capo delle truppe.

    Lo abbiamo già scritto il giorno dopo l’annuncio del pacchetto relativo alla spending review, la casta è rimasta fuori dalla battaglia. Per loro la guerra non è mai iniziata o, non senza ipocrisia, ne parlano ma con ipotesi così lontane, con scadenze tali (2016) che quando tutti noi con le ossa rotte esulteremo per la fine dei tanti sacrifici vissuti loro, lindi e pinti, si accorderanno qualche taglio di spesa mensile, qualche benefit in meno e, probabilmente, anche una pensione (non di guerra) più onesta.

     

     



  • Nuovo appuntamento, dal 31 agosto al 2 settembre, a Sarzana con il “Festival della mente”, giunto quest’anno alla sua IX edizione.

    festival della mente Serzana 2012Nella ridente cittadina nella provincia della Spezia, nel cuore della Lunigiana, si rinnova la manifestazione europea dedicata alla creatività, diretta da Giulia Cogoli e promossa dalla locale amministrazione comunale e dalla Fondazione Carispe.

    Il fitto calendario degli appuntamenti conta circa 90 incontri rivolti a adulti e bambini con filosofi, scienziati, scrittori, artisti, psicoanalitici, storici, attori, registi, ognuno dei quali proporrà interventi e riflessioni originali sulla natura e sulle caratteristiche di quella da tutti considerata una delle più apprezzate capacità umane.

    Tra gli interventi, quelli di Gustavo Zagrebelski, Duccio Demetrio, Anna Salvo, Andrea Moro, Erri De Luca, Paolo Rumiz.

    Maggiori dettagli sul sito del festival www.festivaldellamente.it



  • Sentenza storica a favore del lavoro etico

    Pasquale Natuzi - il Ci sono voluti tre anni di indagini, interrogatori, controinterrogatori, dibattimenti e, finalmente, la sentenza è arrivata.

    Il Tribunale di Forlì ha condannato in primo grado otto persone, quattro imprenditori, due artigiani e altre due persone straniere non meglio qualificate nella loro attività, per aver abbassato i costi di produzione violando sistematicamente le norme sulla sicurezza del lavoro.

    Una sentenza storica, nata grazie all’iniziativa di Pasquale Natuzzi, il “re dei divani”, e di altre due imprenditrici emiliane: Elena Ciocca e Manuela Amadori, le prime a denunciare nel 2009 questo scandalo. Scandalo che ha avuto la sua eco anche attraverso una puntata di Report dedicata alla vicende delle due artigiane romagnole costrette a chiudere le loro attività proprio a causa di questa forma di concorrenza sleale.

    La sentenza non solo ha condannato l’accordo intercorso tra gli imprenditori italiani e quelli cinesi, quello che ha favorito i minori costi di produzione legati allo sfruttamento della mano d’opera, ma che ha anche riconosciuto i danni alla Camera di Commercio e ai Comuni di Forlì, Bertinoro e Castrocaro costituitisi parte civile.

    La “storicità” della stessa è imputabile al fatto che per la prima volta viene riconosciuto lo sfruttamento del lavoro quale meccanismo contorto del mercato in vista di una diminuzione dei costi di produzione. Un fenomeno triste di cui in nostro Bel Paese è intriso, soprattutto in molte aree del sud, nell’assoluto silenzio di sindacati, istituzioni e, talvolta, degli stessi e delle stesse operai e operaie.

    Non si tratta solo di un problema di sicurezza sul lavoro quanto, piuttosto, di quella eticità spesso annunciata e tante volte, purtroppo, sottesa. Un fenomeno che non risparmia nessun settore produttivo: dal tessile a quello manifatturiero, dall’agricoltura al facchinaggio, dalla ristorazione alla produzione di giocattoli o di calzature. Persino nella produzione di alimenti.

    Cosa fare? Consumare eticamente. È possibile ed è un dovere per ciascuno di noi: talvolta basta soffermarsi con attenzione sull’etichetta dei beni acquistati o informarsi sulle aziende produttrici. Sono molte le associazioni di consumatori che possono esserci di aiuto su questo fronte.

    Natuzzi per festeggiare la storica sentenza ha acquistato una pagina su un quotidiano nazionale. Noi non aspiriamo a tanto. Ci basta promuovere una cultura della legalità facendo bene i nostri acquisti: quelli di prima necessità e quelli voluttuari. Quotidianamente.

     

     

     



  • Tempo d’estate, tempo di spensieratezza e della possibilità di ritagliarsi ore di svago in misura maggiore da quelle disponibili nelle altre stagioni.

    inquinamento acusticoUno dei grandi miti degli italiani in vacanza è la discoteca. Non che manchi nelle altre stagioni ma d’estate sono davvero tante quelle che proliferano nei luoghi di villeggiatura, spesso all’aperto. E se non sono discoteche, si tratta di concerti, spettacoli, rappresentazioni musicali a tutto volume! Più è forte la musica più la sensazione di sballo e di allegria è forte. Il chiasso deve essere tale da stordire.

    Peccato che ai più sfugge che, oltre la musica, nella quotidianità ogni rumore è fonte di inquinamento: prima che ambientale, acustico, con gravi ripercussioni al nostro sistema uditivo.

    Inquina il rumore di un aereo in fase di decollo o di atterraggio, come il passaggio di un treno di gran carriera, il rombo di una moto o di una potente auto. Perfino la lavastoviglie di casa o la lavatrice procurano decibel in misura tale da poter danneggiare l’udito.

    E che, purtroppo, non ne abbiamo consapevolezza.

    Il suono è ciò che deriva dallo scontro tra le onde sonore e l’aria: un fenomeno “materiale” di cui non abbiamo conoscenza pensando che il tutto si riassumi nella “semplice” capacità delle nostre orecchie di percepirlo. Anzi, più è forte più crediamo di sentire meglio. O almeno così ci sembra.

    Neghiamo così a noi stessi l’inquinamento che subiamo e i consequenziali danni al nostro apparato uditivo. Apparato che, in sostanza, conosciamo poco se è pur vero che, al di là di ogni discoteca o altro “inevitabile” rumore, non è raro incontrare in giro persone dotate di cuffia o auricolari. Provate a verificarne il volume e noterete che, il più delle volte, è ben oltre quello idoneo a un buon ascolto e, soprattutto, dannoso alla nostra salute. Talvolta anche in modo irreparabile.

    Una buona vacanza, ma anche una sana quotidianità, veramente green, ha il giusto volume per ogni ora vissuta, nella speranza che a tutti gli altri rumori, quelli “immancabili”, si possa presto porre rimedio.
     

     



  • Cattive notizie arrivano per le famiglie italiane in cerca di un mutuo bancario.

    I dati dell’osservatorio Assofin/Prometeia segnalano che nel primo trimestre 2012 i mutui alle famiglie hanno visto un vero e proprio tracollo: 47%. Praticamente dimezzati rispetto al trimestre corrispondente di un anno fa.

    crisi credito famiglie euro mutui bancaA cosa è dovuto questo calo profondo? Sono le famiglie ad essersi disaffezionate ai mutui o è il sistema bancario riluttante a concederli? O entrambe le cose?

    Per spiegare il dato tanto negativo bisogna considerare vari aspetti, che cercherò di elencare di seguito.

    LA CRISI IMMMOBILIARE

    Innanzitutto va considerato il forte rallentamento della vendita di immobili. La crisi immobiliare non accenna a rallentare. Sia nelle grandi città, come nei centri di provincia il calo delle compravendite è vistoso e si presenta a due cifre rispetto ad un anno fa.

    Le famiglie si trovano strette in una morsa. Da una parte sperimentano una sensibile diminuzione del reddito disponibile e, dall’altra, vedono il bene immobile sempre più bersagliato dalle tasse. Peraltro, in Italia, come nei maggiori Paesi, per oltre un decennio, fino al 2008, gli immobili avevano messo a segno performance entusiasmanti dei prezzi. Una galoppata che sembrava inarrestabile. Ciò aveva indotto molti risparmiatori a indebitarsi pur di partecipare alla festa. Ma nel 2008 si è rotto l’incantesimo: la crisi dei mutui sub prime, partita in Usa e in poco tempo estesasi in tutto il mondo, ha spazzato via il meccanismo dei guadagni facili. Chi ha acquistato un immobile 5 anni fa, se oggi dovesse rivenderlo, perderebbe tra il 15 ed il 30% del valore iniziale. Un dato certamente non incoraggiante per il risparmiatore che volesse investire in immobili.

    CRISI DELLE BANCHE E DELL’EURO

    Il secondo aspetto, che si innesta sinergicamente banca d'italia credito famiglie mutuialla crisi dell’immobile, è la bufera della crisi dei debiti sovrani nell’area euro. Il crollo dei titoli governativi ha avuto come diretta conseguenza una svalutazione degli stessi titoli in pancia alle banche italiane Ciò ha portato ad una sensibile diminuzione del patrimonio e di conseguenza una minor capacità di erogare credito in generale, e quindi anche dei mutui. Inoltre, visto il rallentamento economico in atto ed il forte aumento della tassazione in capo alle famiglie, oggi le famiglie stesse sono clienti più rischiosi per le banche, che sono perciò diventate molto più selettive nella concessione di mutui.

    CRISI DEGLI SPREAD-AUMENTANO I TASSI DI INTERESSE

    Oggi lo SPREAD dei titoli di stato italiani verso quelli tedeschi si aggira pericolosamente vicino ai 500 punti. Una delle conseguenze dirette ed immediate dell’aumento dello spread è quella di far lievitare parallelamente i tassi di interesse sui mutui. In altre parole contrarre un mutuo oggi è un vero salasso rispetto ad un anno fa. E per coloro che pagano rate a tasso variabile sono dolori! E anche questo aspetto non produce altro che una contrazione della domanda di mutui.

    E IL FUTURO  COSA CI RISERVERA’?

    Dalle considerazioni precedenti non sembra di poter ragionevolmente attendere una ripresa a breve dei mutui.

    Per assistere ad una ripresa saranno necessarie alcune condizioni preliminari.

    Dovremo passare dall’attuale fase di recessione economica ad una di nuova espansione. Ma dai dati e statistiche pubbliche non sembra probabile una forte ripresa economica nell’arco di due/tre anni. Finché la recessione/stagnazione permarrà, sarà difficile una forte richiesta di mutui.

    Si dovranno ridimensionare i tassi di interesse in modo da produrre rate di mutuo più contenute ed alla portata del maggior numero possibile di famiglie.

    Si dovrà verificare un tale miglioramento economico generale, da indurre gli italiani a guardare al futuro con ottimismo.

    Solo chi vede un futuro rosa davanti a se è disposto ad assumersi un rischio di lungo termine quale è un mutuo!

     



  • Spending review”: ovvero tagli alla spesa pubblica.

    È il termine in auge in questo momento grazie alla proposta del Governo Monti di procedere ad una revisione della spesa pubblica, nei prossimi tre anni, per un valore complessivo di 26 miliardi di euro.

    spending review trippa per gatti MontiNe abbiamo parlato già nei giorni scorsi evidenziando che si tratta di una vera e propria mannaia che si abbatte, praticamente, su quasi ogni voce del bilancio dello Stato. Risparmiare si po’ e si deve e, in tempi come questi, diventa un obbligo: anche senza il benestare della Comunità Europea.

    Ma è sempre stato così o si tratta di una necessità del momento?

    La cosa non deve sorprenderci ma, realmente, i tagli alla spesa pubblica sono un affare antico. Un po’ come avviene in ogni famiglia alle prese con le entrate, spesso poche o quantomeno stabili, e le spese in progressivo e lento aumento. Da qualche parte occorre tagliare.

    I romani lo sanno bene. Il loro detto “nun c’è trippa pé gatti” ne è l’espressione più appropriata poiché nata, per l’appunto, per indicare un taglio di spesa all’allora, siamo ai primi del ‘900, bilancio comunale.

    Il documento contabile del comune era redatto in ordine progressivo secondo l’importanza della spesa. All’ultimo posto dello stesso era previsto il costo per l’acquisto mensile di trippa (o, probabilmente, frattaglie varie) destinata a sfamare i gatti che servivano a dare la caccia ai topi che infestavano il Campidoglio. Sembra che rosicchiassero i documenti ivi custoditi.

    Fu l’allora primo sindaco di Roma Ernesto Nathan, un progressista massone di origine anglosassone (nato a Londra nel 1845 – sindaco dal 1907 al 1913), che alle prese con un bilancio comunale in rosso, nell’esaminare tutti i costi indicati, decise di applicare la spending reviuw proprio all’acquisto di quella trippa. Fu allora che nel presentare il documento-rendiconto coniò la celebre frase “nun c’è trippa pé gatti!”. Una scelta vincente, unitamente ad altre molto coraggiose, che gli fece attribuire, dalla popolazione di allora, il soprannome di “sindaco della modernità”.

    Il termine romanesco, nel tempo, ha assunto il significato di “non nutrire più alcuna speranza che una certa cosa venga concessa”: possono sperare i politici, i parlamentari in particolare, poiché per loro la trippa è rimasta invariata! Almeno per ora.

     

     



  • Partiamo da lontano. Dal significato dei termini inglesi “spending review”: revisione della spesa, in altre parole, analisi dei capitoli di spesa nell’ambito dei programmi delle attività che ogni singolo dicastero deve attuare al fine di individuare le voci passibili di tagli, evitando inefficienze  e sprechi di denaro.

    Spending review Monti tagli Casta PoliticiÈ il modo più immediato per tenere sotto controllo la spesa pubblica a favore di un bilancio, quello dello Stato, più efficiente.

    Monti lo aveva annunciato e lo ha fatto e su questo non possiamo dire di non esser stato di parola: sette ore di Consiglio dei Ministri sono servite per tagliare in modo netto la spesa per i prossimi tre anni. 4,5 miliardi in questo anno, 10,5 nel 2013 e 11 miliardi nel 2014: complessivamente 26 miliardi in vigore da oggi.

    Ce né per tutti: entro il prossimo anno spariranno le Province più piccole con l’obiettivo di dimezzarle. Entro l’1 gennaio vengono istituite dieci città metropolitane; tagli sugli statali del 20% degli uffici dirigenziali e del 10% del personale. Stessa sorte anche gli organici dei militari; tagli progressivi a Comuni e Provincie sulle risorse dovute dallo Stato a questi enti; 3 miliardi in meno anche per la sanità. Via 18mila posti letto entro novembre. Appalti tagliati del 5%; idem per 37 tribunali e 38 procure. Chiusura per tutte le 220 sezioni distaccate.

    Un risparmio doloroso che, d’altra parte, nasconde qualche virtù. La pagella per gli statali al fine di valutare organizzazioni e persone tra i dipendenti pubblici; riduzione della spesa per le auto blu; pagelle e note on line e iscrizioni alle scuole di ogni ordine e grado; 90milioni in più alle Università per prestiti d’onore e borse di studio da ripartire tra le regioni; dipendenti di polizia sotto i 32 anni utilizzati in servizi operativi; commissari liquidatori di enti pubblici con incarichi non superiori a tre anni; buoni pasto non superiori a 7 euro; tagli anche ai costi delle intercettazioni.

    Risparmi che serviranno per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto; per coprire la spesa degli ulteriori 55mila lavoratori esodati oltre ai primi 65mila già interessati e per libri gratis per la scuola dell’obbligo. E, “notiziona”, tutto ciò consente il rinvio dell’aumento dell’iva (due punti) al primo luglio 2013.

    Occorreva intervenire e così è stato. Tuttaviamonti tagli economia manovra più di un dubbio assale il cittadino comune, quello che giorno per giorno fa i conti con le necessità quotidiane.

    Tagli indiscriminati, anche senza consultazioni, colpiscono le fasce più deboli della popolazione aumentando le diseguaglianze tra la popolazione. Ne sanno qualcosa gli operatori dei servizi sociali, le famiglie dei militari vittime dell’uranio impoverito, diverse realtà territoriali pervase dalla delinquenza (più o meno organizzata) che si vedono private di tribunali e procure.

    E la casta? Tutti quei privilegi (benefit, stipendi e pensioni d’oro), che cozzano contro ogni logica di parità e di risparmio, per quanto “poco” incidano sulla spesa pubblica, perché non toccarli? Perché non mandare alla povera gente un segnale chiaro e forte anche in quella direzione?

    Sarà, probabilmente, populismo di bassa lega, ma nei sentimenti della gente fa male. Eccome se fa male!

     

     



  • La crisi che pervade ogni settore del mercato non lascia indenne nemmeno il mondo della carta stampata. Nel nostro Paese, rispetto agli altri europei, non è che si legga tanto: la crisi ci ha messo del suo, così, da inizio anno, la spesa per quotidiani, settimanali e mensili, è scesa del 4,6%.

    giornali ads datiTuttavia, tra i mesi di aprile e maggio qualche testata tenta il rimbalzo. Stando ai rilevamenti Ads (accertamenti diffusioni stampa) nel testa a testa tra i due principali quotidiani nazionali, Repubblica e Corriere della Sera, la testata guidata da Ezio Mauro a maggio si riappropria del primo posto con 340.545 copie vendute in edicola superando di poco più di 3.500 copie quella guidata da Ferruccio De Bortoli.

    Il dato però non basta per gridare vittoria: il Corsera resta con la diffusione media più alta a livello nazionale e complessivamente cresce più di Repubblica (+5%).

    Al terzo posto il Sole 24 Ore che, tuttavia, in edicola scende del 2,4%.

    In crescita la Gazzetta dello Sport e Avvenire. Tengono La Stampa, il Messaggero e il Fatto quotidiano mentre il segno meno caratterizza le vendite per Libero e il Giornale. Segno meno che accompagna tutte le testate regionali o interregionali.

    Segnali contrastanti tra i settimanali: a maggio sono in crescita Novella 2000 (+9% rispetto al mese di aprile), Gente (+3,8%) e Milano Finanza (+1,9%); in calo Chi (-10%), Tu Style (-8,1%), Sorrisi e Canzoni (-6,6%) e A-Anna (-6%).

    Nell’altro testa a testa tra i newsmagazine Panorama e Espresso, la prima fa -3,6% in edicola e gli abbonamenti a +1,2%; la seconda, si mantiene invariata, con un +1,5 in edicola ma con gli abbonamenti a -1,7%.



  • Inquinamento indoorIl livello di benessere, o comfort, percepito in casa dipende molto anche dalla qualità dell’aria che si respira, sia dentro che fuori. In alcuni casi può accadere addirittura che la concentrazione di particelle inquinanti sia maggiore all’interno dei fabbricati che all’esterno.

    Considerando che in media trascorriamo più dell’90% del nostro tempo all’interno di edifici (casa, lavoro, scuola) vi è sicuramente un serio pericolo per la salute, spesso sottovalutato. L’inquinamento può essere causa di una vasto numero di effetti indesiderati che vanno dal malessere e disagi di natura irritativi fino a gravi effetti sullo stato di salute, ed anche effetti di tipo cancerogeno.

    Le categorie più colpite sono i bambini e gli anziani i quali sono più sensibili, in particolar modo le persone con problemi di asma, allergie o altri problemi respiratori.

    Gli elementi inquinanti sono per lo più invisibili ad occhio nudo e provengono soprattutto dalla combustione, dalle attività degli utenti, ad esempio fumo, ma soprattutto dai materiali di cui è composto il fabbricato: arredamenti, materiali edili o vernici.

    La tecnologia di oggi offre soluzioni che intervengono su questi questi elementi statici limitando o addirittura abbattendo il livello di inquinamento negli ambienti indoor.

    Utilizzare una pavimentazione in “Xilolite”, limita la movimentazione delle polveri e degli acari presenti nell’ambiente, e grazie all’effetto della fotocatalisi trasforma elementi inquinanti  come il nerofumo, gli ossidi di azoto, il benzene in innoqui nitrati di sodio o di calcio, liberando ossigeno.

    L’utilizzo di particolari pavimentazioni quali ad esempio cementi magnesiaci ha origini molto antiche. Ad esempio le popolazioni Maya, circa 3000 anni fa, utilizzavano questi speciali materiali per la costruzione di pavimentazioni esterne ai luoghi di culto.

    Le pianti riducono l'inquinamento indoor

    Buoni alleati nella lotta all’inquinamento indoor sono proprio le piante. In particolare alcune di esse sono efficaci purificatori dell’aria. Gli esperti indicano ad esempio lo Spatifillum, il Ficus Benjamina, la Felce di Boston, ma anche Aloe Vera, Edera ed Azalea.



  • CambiamentoÈ la sfida più importate del momento. Quella che ci sollecita nuovi stili di vita, nuovi modi di pensare, nuovi agire. Qualcuno teso al miglioramento, ad un’evoluzione (in termini di crescita) di ciò che fino ad oggi è stato, altri ad un ridimensionamento, ad un passo indietro. In un caso o nell’altro, così come accade nella quotidianità della nostra vita, ad un cambiamento.

    Non è solo la parola del momento ma, come introducevo, una vera e propria sfida personale: la spinta e la sollecitazione ad uscire dalla nostra zona comfort per affrontare la realtà con rinnovata consapevolezza, determinando, facendo accadere, quei cambiamenti necessari al vivere l’oggi con nuove motivazioni utili anche per proiettarsi al domani.

    La sfida sta tutta qui. In questa determinazione.

    C’è, invece, chi si chiude in se stesso/a, aspettando che le cose cambino da se, facendo di tutto per evitare, da protagonista, ogni cambiamento, preferendo subire piuttosto che re-agire. La bufera prima o poi passerà e le cose torneranno a loro posto. Ma, se abbiamo esperienza non di una bufera vera e proprio quanto, piuttosto, di un forte vento, sappiamo bene che alla fine dell’evento atmosferico le cose non stanno proprio tutte al posto dove si trovavano. E li inizia lo smarrimento, spesso tragico, incapaci come siamo di aver tenuto testa alla bufera. Magari prevedendola e preparandoci e non, come più volte accade, nascondendoci, evitandola.

    Il cambiamento è parte integrante della nostra vita: si tratta di scegliere se esserne protagonisti o spettatori. Nel primo caso possiamo sperare in un progresso (personale o professionale che sia); nel secondo caso, in una vera e propria involuzione. Occorre vincere tentennamenti e paure e, con una buona dose di umiltà e coraggio, saper chiedere aiuto. E, anche quando pensiamo di riuscire da soli, occorre il coraggio di intraprendere nuove strade, imparando ad agire in modo diverso da come abbiamo sempre fatto, facendo leva sulle buone pratiche acquisite ma anche potenziando le stesse e migliorando le diverse aree nelle quali ci leggiamo deboli.

    Il “sono fatto/a così” è segno di arrendevolezza. Di demarcazione dei nostri limiti. Di paura.

    Mettiamo mano al nostro Piano d’Azione Individuale; riprendiamo il Bilancio delle Competenze; avvaliamoci della consulenza di professionisti ai quali chiedere consiglio; intraprendiamo nuove strade.

    Alla fine della tempesta saremo ancora lì, pronti a nuove sfide, a nuovi e continui cambiamenti.