• Per voce del nostro esperto di finanza, lo avevamo già scritto qualche tempo addietro. Pertanto, la notizia, in questo periodo generalizzato di crisi, non ci coglie impreparati e potrebbe non fare tanto rumore se non fosse che i dati comunicati dall’Agenzia del Territorio evidenziano il dato peggiore degli ultimi otto anni.

    Imercato immobiliaren Italia il mattone è in crisi! Nel primo trimestre 2012 il mercato immobiliare, che comprende case, negozi, uffici, capannoni, registra un segno negativo del 17,8% (il 19,6% nella vendita delle sole abitazioni). Non accadeva dal 2004.

    Se consideriamo i dati del terzo trimestre 2011, +1,4%, e del quarto trimestre dello stesso anno, +0,6%, periodi comunque di crisi, è evidente che il mercato immobiliare segna il passo e, per di più, lasciando presagire previsioni negative anche per i prossimi mesi.

    E’ tutto il Paese ad esserne coinvolto: da Nord a Sud. La “maglia nera” Palermo, -26,5%, e, a salire, Genova (-21,8%), Firenze (-21,1%), Roma (-20,6%), Bologna (-18,4%), Torino (-18,1%), Milano (-10,7%), Napoli (-9,8%).

    Diverse le ragioni e non tutte univocamente accordate secondo l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del Territorio e di Confedilizia. Punto d’accordo la congiuntura economica e le conseguenze sul calo del Pil (Prodotto Interno Lordo), l’aumento della disoccupazione, la riduzione delle spese delle famiglie, l’aumento dei tassi d’interesse sui (rari) mutui bancari; in disaccordo sull’Imu.

    Mentre per l’Agenzia del territorio non c’è correlazione tra i dati negativi e l’aumento della tassazione degli immobili decisa con il “salva-Italia” del governo Monti, secondo Confedilizia gli effetti di questa imposizione sono già evidenti, disastrosi, tali da generare ulteriori stop al mercato immobiliare.

    Resta, infine, ancora un dato da rimarcare. Le banche hanno chiuso i rubinetti e sebbene nel solo mese di maggio c’è stato un live rimbalzo, l’erogazione dei mutui nei primi cinque mesi del 2012 ha registrato un calo del 45%. Dai pochi erogati emerge un atteggiamento piuttosto prudente da parte delle famiglie che prediligono classi di credito più diluite nel tempo (25-30 anni) che consentono rate di importo medio, decisamente più contenute.

    E, intanto, i prezzi delle abitazioni scendono. Ma non potendo permettersi di acquistarle, è magra consolazione.



  • Dipendenti seniorSe c’è un aspetto che nelle aziende non è sufficientemente tenuto in considerazione è il cosiddetto “trapasso delle nozioni”: non un vero e proprio strumento quanto, piuttosto, una cultura aziendale che fa del passaggio delle esperienze, la comunicazione di esperienze, una risorsa sulla quale puntare decisamente.

    Se i giovani costituiscono il futuro, l’innovazione, il progresso, i dipendenti senior rappresentano la parte solida di un’impresa: coloro che nel tempo hanno acquisito capacità imprenditoriali talvolta fino a spingerli, talvolta, a darne vita a proprie. Un bagaglio di esperienze fatte di vissuti che, nel bene e nel male, hanno lasciato una traccia significativa dalla quale ricavarne energia per le nuove generazioni.

    Il concetto appena espresso è noto con il nome di “diversity management”: una pratica nata negli Stati Uniti (tanto per cambiare) attorno agli anni ’90, che si occupa della valorizzazione delle diversità delle risorse presenti in azienda, impiegate per motivare i nuovi dipendenti e migliorare il clima aziendale, ottenendo così performance migliori. Una pratica e un principio gestionale che, purtroppo, nel nostro paese è disconosciuto o non applicato in buona parte delle imprese dove, invece, i diversi livelli generazionali finiscono per accentuare conflitti o, come in questo tempo di crisi, spingendo il lavoratore senior (anche per i costi elevati che costui comporta), ad abbandonare il campo.

    Con le loro competenze, legate alle mansioni svolte ed ai contatti interni ed esterni sviluppati, i lavoratori over 50, possono diventare dei coach o counselor per i giovani neoassunti, accompagnandoli nel percorso di conoscenza dell’azienda. Possono affiancarli fino a renderli autonomi nello sviluppo (enpowerment) di responsabilità da riversare nelle scelte future dell’azienda.

    Nell’Anno Europeo per l’invecchiamento attivo e la solidarietà tra le generazioni, inaugurato appena due mesi addietro, possiamo sperare di dar vita ai principi della diversity management, migliorando le condizioni dell’invecchiamento con particolare attenzione al campo dell’occupazione favorendo lo sviluppo di percorsi virtuosi, sostenuti anche da veri e propri progetti formativi, utili a migliorare la permanenza attiva degli over 50 in azienda contribuendo così a dare valore all’esperienza che, in caso di abbandono, resterebbe perduta con un investimento di tempo (e denaro) maggiore per l’inserimento delle nuove generazioni.

     



  • franchisingIl periodo che va tra il 2009 e il 2011, quello caratterizzato dalla crisi ancora presente, ha rappresentato, dati di Confcommercio, per ben 50mila piccoli imprenditori il tempo della scelta di chiudere i battenti delle proprie attività. Cinquantamila commercianti che non hanno retto al peso della crisi e che, non trovando sostegno in altre forme di finanziamento (leggi Banche) di cui avrebbero avuto bisogno, hanno abbassato le saracinesche di attività intraprese, talvolta, da molto tempo e a costo di notevoli sacrifici.

    Per fortuna, non per tutti è andata così. Chi ha scelto di sfidare la crisi e di dar vita a nuove attività in forma di franchising le cose sono andate decisamente meglio.

    Stando ai dati di Assofranchising, nello stesso arco di tempo, i punti vendita aperti con questa particolare forma di compartecipazione, meno remunerativa di una totalmente indipendente ma anche meno rischiosa, sono cresciuti di circa 54mila unità: un dato non impressionante ma significativo visti i tempi che corrono.

    Un’opportunità, quella del franchising, che va ben oltre la titolarità di chi apre una nuova attività offrendo, al contempo, opportunità occupazionali: quasi 8mila gli addetti in più coinvolti in negozi di questo settore. E, negli ultimi due anni, cresce anche il fatturato di circa 500 miliardi.

    Soprattutto per il mondo giovanile, abbandonata l’idea del posto fisso, il franchising rappresenta un’opportunità rilevante che consente loro di agire da imprenditori con tutte le garanzie offerte da questo sistema commerciale. Opportunità che merita di essere sostenuta a livello locale dagli enti territoriali preposti nonché dagli istituti di credito, necessari ad erogare quel capitale iniziale che consente loro di dare vita ad una nuova attività commerciale.

    I dati confermano che, la dove queste azioni sono state messe in pratica, facendo leva sulla fiducia e lo spirito combattivo dei giovani d’oggi, i risultati ci sono stati. E sono sotto gli occhi di tutti.



  • In attesa che il mercato delle elettriche sviluppi tecnologia tale da garantire a queste vetture sufficiente autonomia ed adeguata potenza, l’idea dell’ibrido si fa strada in più di una casa costruttrice.

    Toyota è presente in questo settore dal 1997. E’ stata la prima a proporre la soluzione del doppio motore (benzina o diesel + elettrico) e vanta più di 4milioni di auto vendute nel mondo. Ed oggi, anche con l’obiettivo di riconquistare il primato mondiale delle vendite perduto nel 2011 (causa terremoto e tsunami), la casa giapponese debutta con la versione ibrida della Yaris: il modello del segmento B che, solo in Italia, rappresenta il 38% del mercato totale.

    Yaris Hybrid

    Due le leve sulle quali Toyota conta di confermare il successo della Yaris. Innanzitutto il doppio motore: quello elettrico, a bassi regimi e per brevi tratti (2 Km al massimo), con lo scopo di offrire potenza al 1500 a benzina e il prezzo. La Yaris Hybrid è proposta a partire da 17.500 euro: lo stesso prezzo della versione a gasolio, abbattendo così i costi solitamente più alti nelle vetture a doppia alimentazione. Riduzione dei costi di partenza ed anche fiscali, considerando che tassa di possesso e assicurazione vengono calcolate solo sulla potenza del motore a scoppio.

    Dal punto di vista ambientale la Yaris Hybrid ha emissioni di appena 79 g/km di CO2 e con un litro di benzina percorre fino a 32,3 Km: vale a dire il consumo più basso nel ciclo urbano di tutte le vetture oggi presenti sul mercato. Un record che si aggiunge ai tanti di Toyota e della Yaris in particolare.

    Esteticamente la piccola giapponese, nella versione ibrida, è identica alle sorelle a benzina e diesel che hanno debuttato (dopo il restyling) nell’ottobre scorso distinguendosi per luci a led dei fari e per lo stemma posteriore colorato in blu.



  • Il cambio Euro/Dollaro fotografa una persistente debolezza della nostra valuta. Dodici mesi fa, per acquistare 1 euro erano necessari 1,461 USD, ieri solo 1,250: in un anno l’Euro si è svalutato del 14,4%!  Tutto ciò non è avvenuto per caso.

    Gli investitori da tempo scappano dall’Europa, vendendo attività in Euro e trasferendoli in USD e altre valute ritenute più sicure e questo, naturalmente, fa perdere valore alla moneta unica.

    Il nostro vecchio continente si dibatte in una crisi senza precedenti. Ora il vero problema, in quanto a salvataggi, non è più tanto la Grecia, che essendo un “peso mosca”, sembra ormai digerita dal sistema, ma la Spagna. Le banche spagnole sono in grave difficoltà e vanno ricapitalizzate. Si parla di cifre dell’ordine dei 50 miliardi, che non sono certo pagliuzze, e che si aggiungono ai 19 miliardi già stanziati dal governo spagnolo per salvare Bankia, la terza banca del paese, nata poco tempo fa dalla fusione di 12 casse di risparmio; operazione sotto inchiesta da parte della magistratura.

    EuropaIl secondo e altrettanto grave problema è la mancanza di crescita economica nell’area euro. Molti paesi sono in fase di stallo economico ed altri, tra cui il nostro, sono addirittura in piena recessione, cioè non solo non crescono, ma addirittura arretrano: il PIL diminuisce! La conseguenza diretta è una contrazione dei consumi e della importazioni. Di tale situazione soffrono tutti i paesi europei, ora anche la Germania, che finora si è illusa di trarre vantaggio dall’aver imposto un rigore esagerato ai paesi partner, attirando capitali a costo vicino allo zero. Ora il gioco si fa duro, anche per la Germania. E’ di qualche giorno fa la notizia che l’agenzia Moody’s ha abbassato il rating di 10 banche europee di cui 6 sono banche tedesche, a cominciare dalla CommerzBank, la seconda banca del paese!  L’intransigenza teutonica della cancelliera Merkel dovrà cedere il passo a più miti consigli. E la brillante crescita dei mesi/anni scorsi è ormai un ricordo.

    E il gioco si fa duro anche per gli Usa, visto che la recessione europea sta spegnendo la ripresa americana. Dato che si tratta a questo punto di interessi strategici degli Stati Uniti d’America, questi non stanno a guardare. Ecco allora scendere in campo i duri! Ecco che Barak Obama, l’uomo più potente al mondo, chiama il nostro premier Monti per fare fronte comune verso la Merkel e riesce ad arruolare anche la Francia di Hollande e la Gran Bretagna di Cameron.

    La Germania è l’unico paese che ha le risorse economiche da mettere sul piatto, per dare una svolta decisa alla crisi, ma per mero calcolo elettorale, la cancelliera Merkel sta bloccando ogni iniziativa che possa rafforzare le finanze pubbliche dell’area euro e mettere le basi di una robusta crescita economica, che risolverebbe strutturalmente il problema dei debiti sovrani.

    Servono iniziative per invertire la crisi di fiducia nelle banche, invece la Germania Merkeliana finora ha imposto solo tagli di bilancio, che comportano tasse pesanti sui cittadini e impoveriscono  intere nazioni. Il giochetto è stato favorevole alla Germania, che finanzia il suo bilancio con costi bassissimi, visti i tassi di interesse quasi zero che la caratterizzano! Ma è un gioco pericoloso anche per i tedeschi. Il fortino tedesco non potrà reggere a lungo in un’Europa allo sfascio!

    Vedremo come evolverà la crisi, ma certamente i tempi stringono e il mese di giugno sarà cruciale per assumere decisioni importanti su salvataggi bancari e misure per la crescita. I mercati fiutano novità positive e danno qualche segnale di reazione. Quando invertono la rotta non ti telefonano prima!

     



  • L’ho scritto in più di una circostanza: in un tempo di crisi come quello presente la risorsa persona, il cosiddetto capitale umano, è il primo accorgimento nel quale investire per venire fuori dalle secche da un contesto statico e che, ancora per diverso tempo, non promette niente di buono.

    Prima ancora che siano le aziende, o anche gli enti pubblici, a spingere nella direzione della valorizzazione della risorsa persona, occorre che ciascuno si attivi da sé. Ed allora, perché non approfittare di questo tempo d’estate per sperimentare il concetto di lifelong learning, formazione permanente, partecipando ad uno dei tanti corsi proposti da Università, enti di formazione, privati, al fine di approfondire uno o più aspetti legati alla propria persona o al mestiere svolto o, ancora, alle mansioni ricoperte in azienda o in ufficio?

    Si tratta di corsi, master, seminari, brevi e piuttosto agili che presentano benefici in almeno due direzioni. Da una parte l’opportunità di ricevere formazione, approfondimento, aggiornamento, potenziamento delle proprie capacità, dall’altra la possibilità di incrementare contatti utili con docenti ed altri partecipanti gettando così le basi per una rete di relazioni più ampie e diversificate rispetto a quelle “ristrette” dell’ambito lavorativo vissuto.

    Studiare d'estateL’estate, un tempo solitamente più “lento”, buona parte del quale dedicato a se stessi, diventa il momento più idoneo per questo tipo di attività, il tempo nel quale coltivare i propri interessi, trovarne di nuovi, stabilire nuovi contatti, specializzarsi in quelle aree definite nel proprio bilancio delle competenze e nel piano d’azione individuale deboli e, nell’ottica del potenziamento (empowerment), in quelle forti.

    Molte le opportunità offerte in campi diversi che spaziano dalla filosofia alle lingue straniere, al cinema al teatro ma anche comunicazione politica, management, stili di leadership, comunicazione e assertività, sviluppo dei collaboratori. Ciascuno, che si tratti di studenti, laureati, manager, giovani professionisti, impiegati, può trovare il proprio ambito e ritagliarsi il proprio tempo per iscriversi e partecipare: i costi, variabili da contesto in contesto, sono piuttosto accessibili. In ogni caso si tratta di denaro speso bene.



  • L’enigma è quello che assale tantissimi giovani impegnati, dai prossimi giorni, ad affrontare gli esami di maturità: dopo che faccio? Università o ricerca di un lavoro? E, visto che la maggioranza di loro frequenta istituti liceali, la strada è segnata: l’università con un nuovo enigma per la ricerca verso quell’indirizzo di studi che consenta, alla fine del percorso, di immettersi prima possibile nel mondo del lavoro.

    Tuttavia, gli scenari che da tempo si presentano davanti gli occhi di tutti noi lasciano presagire che anche in possesso del famoso pezzo di carta, l’occupazione resta, per molti, purtroppo, pura chimera. E di tutto ciò i giovani se ne sono accorti.

    Offerte di LavoroLa riprova in una recente ricerca del Censis la quale mette bene in evidenza che solo il 24% degli italiani pensa che la laurea serva ancora per trovare un buon lavoro. Il 32% è convinto che un laureato deve passare un lungo periodo di ricerca prima di riuscire ad ottenere un’occupazione inerente agli studi svolti e soddisfacente dal punto di vista della remunerazione.

    Esiste poi un 18,4% che crede che l’ambito pezzo di carta non serve più a niente e un 25% che ritiene le raccomandazioni il modo più efficace per ottenere un impiego. Sono alcuni dei risultati dell’indagine del Censis.

    A conti fatti, i dati rilevati fanno sorgere più di un interrogativo.

    Conoscono questi giovani la realtà nazionale che ha forte bisogno di manodopera specializzata e che, in mancanza di braccia, è spesso affidata a genti provenienti da altri paesi? E poi, prima ancora di intraprendere un corso di laurea, si adoperano per un percorso di orientamento che consenta loro di scegliere nella direzione di un titolo di studi che realmente offra possibilità di occupazione? Quanti quelli che sono a conoscenza di iniziative pubbliche o private che danno orientamento magari nella direzione di iniziative che incoraggino la manualità specializzata?

    Ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, è fondamentale un percorso personale che faccia i conti con un bilancio delle competenze e un piano d’azione individuale costruiti già diversi anni prima di giungere agli esami di maturità.

    A quel 25% che fa riferimento alle raccomandazioni come strumento d’ingresso nel mondo del lavoro esprimo la mia compassione. Rappresentano quella parte di furbi che la vita prima o poi smaschera. Non ne abbiamo bisogno.



  • Acqua Minerale

    Ce la propongono in tutti i modi e in tutte le “salse”: blu o rossa, con o senza bollicine, gasata, naturale o effervescente naturale, ricca o povera di sodio o di altri sali minerali, addirittura come cura di bellezza favorendo tanta “plin plin” così salutare al nostro organismo, … .

    Parliamo dell’acqua minerale e di tutto il battage pubblicitario che gira attorno “solo” per convincerci che l’acqua in bottiglia ha benefici unici, confermando l’idea che l’acqua di casa, quella che scorre dai rubinetti, non presenta gli stessi vantaggi. E, come ogni buona azione di marketing, funziona se è vero che i consumi di questo bene essenziale sono in aumento e che la gente, “naturalmente”, è portata a pensare che l’acqua di casa non è buona da bere.

    E, purtroppo, l’errore sta proprio in questa che è divenuta una vera e propria credenza, disconoscendo che l’acqua corrente delle nostre case è in assoluto tra le migliori di tutto il pianeta. Acque sottoposte a costanti controlli (almeno due quelli effettuati dai gestori degli acquedotti e dalle Asl di competenza) da meritarsi, in più di un caso, la denominazione di oligominerale a conferma che anche tutta la storia dei residui fissi, sodio, magnesio, solfati, potassio, ecc…, va ricercata in una sana alimentazione prima ancora che nell’acqua bevuta. E poi, chi ci impedisce di far analizzare l’acqua del rubinetto e scoprirne tutti i contenuti? A questo proposito davvero importanti sono le campagne condotte da società a tutela dei consumatori tra le quali quella di Altroconsumo.

    Alla fine del film, a parte scelte di gusto, è questione solo di portafoglio considerando, sotto questo aspetto, che l’acqua di rubinetto non è sempre a buon mercato.

    Ma, nell’ottica della tutela dell’ambiente sì. L’acqua minerale in bottiglia ha un costo decisamente basso: ciò che incide è l’imballaggio, la pubblicità e il trasporto. Abbiamo un’idea di quante bottigliette di plastica si “consumano” ogni giorno? Quante quelle che ritornano come materiale di riciclo, quante quelle disperse nell’ambiente? Per quanto ci si adoperi nella direzione del riciclaggio dei rifiuti e per quanto virtuosi stiamo diventando, sono ancora troppe le bottigliette sparse dove non dovrebbero essere.

    Sembra cosa di poco conto ma, scegliere di consumare l’acqua di casa porta benefici in due direzioni: alle tasche (come non restare meravigliati della diversità e sproporzione dei costi dal mezzo al litro) e all’ambiente circostante.

    Ogni cambiamento inizia con un piccolo passo!



  • Detto di varie tecniche di vendita, dell’attività consulenziale del venditore, di strategie e approcci funzionali utili alla conquista e fidelizzazione del cliente, occorre dedicare uno spazio a nuovi strumenti dettati dallo sviluppo della tecnologia.

    facebook mercato business pubblicitàCrisi a parte, in un mercato in costante evoluzione, ignorare l’uso di questi strumenti significa estraniarsi da un contesto in pieno sviluppo e lo stesso dicasi per un buon venditore chiamato ad includere nel bagaglio delle proprie abilità anche supporti di questo tipo.

    Internet e, in particolare i social network (questi ultimi in pieno boom), svolgono un ruolo di primo piano in un’azienda che vuole essere al passo con i tempi e orientata al cliente. Twitter, Facebook, LinkedIn, & Co., costituiscono oggi un fenomeno di massa attraverso i quali le aziende raggiungono in minor tempo, e con costi decisamente minori, un numero di utenti in continua espansione.

    Attraverso la creazione di apposite pagine, accuratamente aggiornate e ben veicolate, è possibile aggiornare i clienti su ogni iniziativa aziendale, informarli del lancio di nuovi prodotti e/o servizi, di proposte promozionali, fino a coinvolgerli (addirittura) nella rilevazione della soddisfazione e nella relativa restituzione dei dati. Insomma, a migliorare decisamente la tanto desiderata e attesa fidelizzazione del cliente.

    Tuttavia, anche per l’uso di internet e dei social network, per quanto le abilità “in giro” siano abbondanti, c’è bisogno di investire in professionalità. Occorre rivolgersi ad esperti capaci di formare gli agenti o, se trattasi di azienda, di affidarsi a consulenti di provata esperienza, riferendomi con ciò, a persone in grado di raccontare di esperienze di successo.

    Anche il venditore consolidato, che ha affinato più di una tecnica, non può ignorare l’uso di questi strumenti consapevole altresì che, anche se gli stessi non potranno mai sostituire l’approccio diretto con il potenziale cliente, costituiscono un valido contributo per lo sviluppo di nuovi contatti con i clienti stessi.

     



  • In tempi di ristrettezze economiche si è più attenti nel ridurre spese superflue e sprechi. Vi sono però dei pregiudizi infondati riguardo ad alcune voci di spesa ritenute ineludibili, e spesso ci si rassegna a considerarle spese fisse. Tra queste vi sono la bolletta dell’acqua,
    dell’elettricità, del gas. La soluzione non sta, ovviamente, nel privarsi di un bel bagno caldo, o di un ambiente fresco per ripararsi dal calore estivo.

    Consumi energetici classi energetiche casaLa soluzione si chiama efficienza energetica: una tecnica costruttiva che permette di ottenere edifici a basso consumo di energia, capaci di garantire il benessere termico sia in estate che in inverno senza ricorrere a sistemi di termoregolazione convenzionali quali i
    termosifoni o i condizionatori.

    Attualmente l’efficienza energetica è uno dei paramatri principali nella valutazione degli edifici ai quali spesso è rilasciata una certificazione energetica. Una casa in classe A ha un consumo inferiore a 30 W/m²K annui, il che significa un consumo annuale tra i 200€ e i 330€ per 100 mq di abitazione. Una casa in Classe F consuma 5 volte più di una casa in Classe A. Riqualificando il nostro vecchio edificio potremmo arrivare a risparmiare anche 2000-3000€ l’anno. Senza considerare l’aumento del valore dell’immobile.

    Riqualificare energeticamente la propria abitazione costa tra il 10 e il 20% in più rispetto al costo di lavori eseguiti in maniera tradizionale. L’importo delle bollette diminuirà notevolmente e le spese saranno ammortizzate nel giro di qualche anno. È possibile
    quindi, ottenere buoni risultati senza grossi sacrifici, e senza rinunciare al benessere nelle abitazioni, o addirittura migliorandolo.

    E’ possibile ridurre ulteriormente i consumi utilizzando lampadine ed elettrodomestici ad alta efficienza, diffusori idrici adatti, spegnendo i led dei televisori e dei computer, così da risparmiare fino al 15-20% di energia.

    Insomma vi sono molti modi per tenere sotto controllo le spese ma a nulla serviranno se non accompagnati da una buona dose di buon senso.



  • A più riprese abbiamo avuto modo di parlare delle competenze del venditore. Ne abbiamo suggerito di alcune specifiche, irrinunciabili, di altre a supporto: tutte rivolte a qualificare sempre più, e meglio, l’azione di vendita.

    formazione venditore psicologiaTra queste quelle mirate ad una buona propensione ai contatti umani: non c’è ricerca di personale, anche in ruoli diversi, nei quali tale caratteristica non sia richiesta e opportunamente valutata in fase di colloquio.

    Il ruolo della formazione, alla quale le aziende fanno sempre più ricorso, gioca proprio in questa direzione: investire nella crescita professionale dei venditori considerati uno dei punti di forza di un’azienda. Le abilità di sempre sembrano non bastare più. E’ lo stesso mercato che le richiede e, in particolare, una clientela sempre più avveduta, attenta a non farsi <infinocchiare>  dall’ultimo arrivato seppure attrezzato di buona parlantina e apparenti capacità di convinzione.

    Nuovi requisiti si affacciano particolarmente orientati a competenze psicologiche: vale a dire strettamente riguardanti la sfera della personalità del venditore e, in chiave formativa, orientate a comprendere anche quella dell’interlocutore.

    Tra queste capacità, hanno assunto carattere irrinunciabile, non se ne può fare a meno, quelle che attestano la capacità di interazione con l’altro (e non solo nella vendita), l’adattabilità, il controllo si sé, l’assertività, l’ascolto attivo, le basi per una buona comunicazione, la capacità di reazione agli insuccessi, e altri ancora.

    Sempre più è la persona che fa la differenza: una persona solida, consapevole dei propri punti di forza e delle proprie debolezze, capace di sviluppare le prime e crescere nelle seconde. In una parola <competente>, in grado di comprendere, e in ciò risiede il significato primo di cum-petere, ciò che gli compete rispetto ai suoi saperi e al suo essere, che lo interpellano, lasciandosi coinvolgere in un costante cammino di formazione.

     



  • Nel corso di diversi appuntamenti formativi mi capitato spesso di imbattermi in persone desiderose di apprendere l’uso di tecniche diverse, necessarie, a loro dire, per gestire al meglio contesti e situazioni nelle quali sono chiamate ad agire. Che si tratti di genitori, insegnanti, manager, singoli individui, la maggior parte delle attese verte sul bisogno di impadronirsi di strumenti volti a governare, dirigere, amministrare, persone e relazioni.

    educazione formazione personaleLe ragioni sono facilmente intuibili. Nell’epoca in cui il tempo sembra sfuggire ad ogni forma di controllo, le relazioni sono sempre più diversificate e veloci, il “mordi e fuggi” caratterizza quasi ogni stato dell’essere, e la persona agisce in uno stato di perenne indeterminazione avendo smarrito punti di riferimento e certezze, a cui fanno riscontro sempre più frequentemente sentimenti di insufficienza e inadeguatezza, il possesso e l’abilità di governare poche e semplici tecniche offre, in un certo senso, l’opportunità di meglio padroneggiare e meglio uscire “incolume” da questo baillâmes.

    Nella società delle <possibilità>, della non accettazione di limiti e confini, di ciò che realmente ci costringe a metterci in discussione come persone (chi sono, da dove vengo e verso dove vado, come cita Cervantes nel don Chisciotte), è pressante la richiesta di gestire il presente, il qui e ora: ciò costringe a “non pensare” e ad un agire immediato che, in poco tempo, risolve ogni questione.

    Il mio pensiero è che le tecniche prive di un’azione progettuale intenzionale vissuta dalla persona restano fine a se stesse. Meglio ancora: non è detto che ogni tecnica sia facilmente governabile da ogni individuo poiché ogni persona è diversa dall’altra; ciascuna ha una propria storia, un senso, una direzione, e determinate abilità possono inserirsi soltanto nel solco di quella storia. E lì dove una storia non c’è, o non c’è consapevolezza di quel divenire, è necessario che la si susciti facendo leva sulle risorse, ma anche sui limiti, della persona perché se ne appropri e impari a gestirla da protagonista. In altre parole, favorire percorsi educazionali e formativi: le due facce di una stessa medaglia.

    Il nostro è un “tempo che fugge” (canta Ivano Fossati) che ci vuole spaesati e confusi, ma “c’è tempo, c’è tempo in questo mare infinito di gente”, per riprendere in mano le redini della propria storia. E dove non ce la si fa da soli, saper chiedere aiuto.