• Le notizie economiche negative si susseguono incessantemente. I rendimenti dei titoli di stato dell’area euro sono in situazione veramente contraddittoria e allarmante. Nell’area euro, che è rappresentata dalla stessa moneta, un BTP italiano a 10 anni  rende oltre il 6%, mentre un analogo titolo tedesco rende 1,4%.

    angela merkel risparmio euroLa differenza tra i due è il famoso SPREAD, di cui parlano ogni giorno i telegiornali. Addirittura, i Bund a 12 mesi hanno un rendimento sotto zero: ciò significa che l’investitore presta i soldi allo stato tedesco e anziché ottenere degli interessi, paga lui qualcosa allo stato tedesco stesso! In altre parole, l’investitore in titoli di stato tedeschi, paga per farsi custodire il capitale!

    Un vero paradosso! Ebbene, questa forte divaricazione dei rendimenti, naturalmente scaturisce dalla diversa valutazione di affidabilità che l’investitore ha, riguardo alla capacità dei due paesi di far fronte ai debiti, quando scadranno. Ciò è testimoniato dal rating, che per la Germania è AAA (il massimo) mentre per l’Italia è BBB+, cioè cinque livelli più in basso.

    Dalla più recente classifica del Rating, pubblicata da Standard & Poor’s, si evince che l’Italia ha lo stesso rating di paesi quali Irlanda, Perù, Russia; più basso anche di Sudafrica, Slovacchia, Polonia, Thailandia, Messico e appena prima di Marocco, Tunisia, Lituania, Bulgaria.

    Ecco allora spiegato l’arcano: il debito pubblico italiano ha superato la soglia di guardia. Il 120% di rapporto debito/pil spaventa i mercati, che ne tengono conto svalutando i titoli della repubblica tricolore e chiedendo un maggior rendimento per compensare il maggior rischio di insolvenza rispetto a Germania e ad altri paesi più virtuosi.

    Me perché la Germania dice no a molte proposte di ristrutturazione e di salvataggio? Perché da questo stato di fatto si avvantaggia economicamente. Pagando meno interessi sul debito, quel paese ha meno esigenza di far cassa con le tasse e perciò libera più risorse da dedicare ai cittadini o a investimenti. E’ un vero trasferimento di ricchezza dai paesi cosiddetti periferici dell’Europa, di cui fa parte l’Italia, a paesi “Core” dell’Europa continentale, con la Germania in testa! sono i poveri che foraggiano i ricchi!

    Questo stato di fatto mette in evidenza tutte le imperfezioni di una unione fatta solo sulla moneta, ma senza integrazione politica e fiscale. Non siamo gli stati uniti d’Europa! Purtroppo ogni stato nazionale difende ad oltranza i suoi interessi. E l’Europa unita è una babele di lingue e culture profondamente diverse. Ecco spiegata la debolezza dell’euro.

    Molti economisti ed osservatori vedono ormai come una ipotesi probabile lo sfascio dell’Euro. Ma tutto ciò fino a quando può durare? E come si può difendere il risparmiatore da possibili scenari di svalutazione monetaria che si verificherebbe dopo un eventuale ritorno alla lira?

    Le autorità economiche e monetarie, con in testa la BCE di Mario Draghi, la Commissione Europea, il Fondo monetario Internazionale, stanno sono ben coscienti del rischio di implosione dell’Euro e stanno febbrilmente consultandosi per studiare un piano che possa salvare l’Euro. Ma se non dovessero farcela, come muoversi per proteggere i propri sudati risparmi? Esiste una qualche soluzione in un tale groviglio?

    La risposta sta nella diversificazione degli investimenti. Un portafoglio del tipo Multi-Asset, che sia in grado di affiancare uno zoccolo duro costituito da obbligazioni affidabili e redditizie, beni reali quali sono le cosiddette commodities (oro, rame, alluminio, petrolio, frumento, caffè, gas naturale, ecc), nonché una percentuale variabile di azioni di grandi società che ottengano buona parte dei loro ricavi/utili nei paesi emergenti,  il tutto frazionato in diverse valute ritenute forti, è in grado di assorbire anche gli shock più duri e CREARE VALORE nel tempo.

    Cose che solo esperti si possono permettere! Allora il risparmiatore smetta il “fai da te” e ne cerchi qualcuno!



  • La crisi finanziaria internazionale ci ha messo del suo, ma è fin troppo evidente che è iniziata (e già da qualche tempo) una nuova fase del vivere quotidiano che lentamente, e in maniera inesorabile, sta conducendo, se non costringendo, tutti noi a nuovi stili di vita: più sobri ed essenziali.

    risparmio consumismo businessPer molto tempo abbiamo vissuto ben al di sopra delle nostre possibilità, “come se avessimo a disposizione quattro pianeti”, commentava un po’ di tempo addietro l’economista Erik Assadourian, consumando di tutto e di più, oltre il necessario e, non in poche circostanze, facendo finire nella spazzatura quel di più in avanzo.

    Negli ultimi 50anni i consumi di beni e servizi si sono sestuplicati a fronte di una popolazione mondiale aumentata solo di poco più di due volte nello stesso periodo, aumentando così lo squilibrio tra nord e sud del mondo e, come capita anche nel nostro Paese, tra regione e regione, ma anche tra città e città e, in queste, tra quartieri e quartieri.

    Pubblicità, mass media, “modelli virtuosi”, ci hanno inculcato che consumare è sinonimo di benessere; successo politico-governativo nazionale, conquista di uno status sociale ambito, da raggiungere a tutti costi (ne vale la nostra felicità), e poco importa se quel traguardo ti costa ore e ore di lavoro a discapito di affetti, passioni, hobbies; l’importante, alla fine, è consumare: oggetti, alimenti, risorse naturali, servizi, denaro e talvolta persino “persone”. Il lavoro come (solo) strumento per trasformare il reddito prodotto in consumi: il più delle volte superflui, ben oltre il necessario: un “meccanismo perverso” al quale, in tanti casi, non sfugge nemmeno chi svolge un’attività dalla quale riesce appena a ricavare quel “necessario” per vivere.

    “Consumo, dunque sono” e se non consumi conduci (e sei) “Vita di scarto”, come scrive e titola due suoi lavori Zygmunt Bauman.

    La crisi finanziaria e del mercato del lavoro sta riportando tutti con i piedi per terra. Probabilmente non proprio tutti, tutti: certamente una gran parte di persone, e sono davvero tante, abituate a vivere (e spendere) ben al di sopra delle proprie possibilità. Inimmaginabili (o, forse si) le conseguenze a tutto ciò.

    In ogni caso, costretti o meno, occorre prendere coscienza che la cultura consumistica ha fatto il suo tempo. Che è giunto il momento di preparaci, con volontà, determinazione e spirito proattivo, ad affrontare questo nuovo scenario della vita per il quale non bastano azioni di riduzione dei consumi energetici, delle emissioni inquinanti, di attenzione ad un’alimentazione più sana e equilibrata. Occorre mettere mano a noi stessi, alle nostre mode, alla nostra “cultura” di consumo e possesso, per promuovere idee e azioni di “sostenibilità” utili a rimettere in equilibrio il nostro vivere nei confronti di noi stessi, di chi ci circonda, dell’intero pianeta.

    Mi domando se siamo pronti a tutto ciò. Se siamo disponibili a questo cambiamento di rotta che richiede, a ciascuno di noi, di rimettere mano ai valori di fondo che orientano il proprio agire quotidiano.

    Un cambiamento di rotta che “deve” necessariamente mettere in gioco istituzioni, governi, famiglie, aziende.



  • Dall’ultimo report sulla raccolta dei fondi 2012, pubblicata da Morningstar, emerge un dato preoccupante per l’area Euro. Gli investitori europei, pur continuando a far affluire cifre considerevoli nei fondi di investimento, evitano accuratamente l’Europa.

    fondi europei 2012Vista la situazione di grande incertezza, con nubi sempre più dense sui debiti sovrani di molti paesi europei che sollevano dubbi inquietanti sulla tenuta della moneta unica, gli investitori spostano i loro capitali  verso impieghi più sicuri.

    I flussi sono dominati dai fondi obbligazionari che hanno in pancia Obbligazioni High Yeld americane, Corporate Globali e dei Paesi Emergenti. Questi ultimi, fino a pochi anni fa erano considerati una categoria molto rischiosa. Oggi la situazione è completamente mutata. Infatti, va tenuto conto che ormai gran parte della nuova ricchezza viene creata in queste aree che possono contare perciò oltre che su una robusta domanda interna, anche sul flusso di capitali ingenti dovuti alle esportazioni.

    Questo afflusso di capitali dall’estero permette ai paesi emergenti di operare senza debito pubblico. Tanto che avendo grandi disponibilità finanziarie, essi supportano, con i loro acquisti di titoli pubblici, le economie avanzate. Per fare un esempio, oltre un quarto dei titoli del debito pubblico USA è detenuto dalla Banca Centrale Cinese.

    Se essa decidesse di venderli provocherebbe un vero cataclisma mondiale!  Paradossalmente la solvibilità della grande “Corazzata America” è nelle mani del “Celeste Impero”. Tale solidità non si riscontra più da anni in molti paesi ad economia matura, tra cui l’Italia, che sono gravati da forti debiti pubblici e vengono declassati dalle famigerate agenzie di rating. Ciò porta a considerarli meno solvibili e quindi vengono evitati  dall’investitore che cerca sicurezza.

    I paesi “formica”, che sono in grado di tenere sotto controllo i conti pubblici, vengono premiati, mentre quelli “cicala” vengono puniti dai mercati.

    Qualche anno fa, la grande banca d’affari Goldman Sachs, per indicare in breve i paesi non virtuosi, ha coniato l’acronimo PIIGS (paesi maiale). Essi sono: Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna.

    Ed in effetti, pur se criticabile sotto l’aspetto dello stile, e pur se ci fa un po’ male come italiani, non si può disconoscere che tale acronimo  è molto efficace!

    Così si fa presto a dire agli investitori: VIA DAI PIIGS!



  • L’idea, certamente, è tra quelle che hanno del rivoluzionario sebbene, il bisogno di consumi ridotti ed emissioni nocive sempre più basse, solleciti i progressi della tecnologia fino a dove solo qualche tempo addietro non era possibile pensare di approdare.

    Peugeot 508 RXHIn questo caso il merito va agli ingegneri francesi della Peugeot che sulla nuova 508 RXH hanno messo d’accordo le esigenze di risparmio con quelle di tutela dell’ambiente progettando e impiantando sotto il cofano di questa ammiraglia ben due motori: uno diesel da 163 cavalli anteriore abbinato ad uno elettrico da 37 cavalli montato sull’asse posteriore.

    Una soluzione innovativa per almeno due ordini di ragioni: l’utilizzo su una vettura di dimensioni importanti, la 508 RXH è lunga ben 4 metri e 81 centimetri con una configurazione da station wagon; la modalità con la quale i due motori si combinano tra loro. Due ragioni non di poco conto considerando che questa francese ha caratteristiche <all road> per affrontare anche le strade più impegnative e, pertanto, bisognosa, al momento giusto, di esprimersi con la necessaria potenza ma con un occhio strizzato all’economia dei consumi.

    I due motori consentono tutto ciò: quello elettrico agisce da avvio nelle partenze fino a 60 Kmh e funziona da solo per circa quattro minuti, fin quando non interviene quello diesel (di moderna concezione): i due si combinano nel momento in cui occorre sprigionare la massima potenza garantendo, all’occorrenza, la trazione delle quattro ruote motrici. Il tutto, con un consumo medio dichiarato, su percorso misto, di 24,4 km per litro!

    Il “resto”, sulla Peugeot 508 RXH, lo fa un cambio robotizzato sequenziale a sei rapporti, grandi spazi rifiniti di lusso, allestimento full optional. Il tutto in un’unica versione al prezzo, non proprio alla portata di tutti, di 43.000 euro. Ma anche i ricchi hanno bisogno di risparmiare da qualche parte: in questo caso, per loro, bastano i consumi!

     



  • Se il lavoro non c’è non è detto che non si possa pensare di crearlo da sé!

    L’idea di <mettersi in proprio> non è malvagia, soprattutto se attorno alla stessa si è capaci di coinvolgere più energie: persone motivate da quella stessa idea, disponibili a giocarsi da protagoniste, con entusiasmo e una buona dose di tenacia.

    Gli esempi in questa direzione non mancano: in particolare nel campo dei mestieri di un tempo, artigianato e agricoltura, ad esempio, o nelle nuove tecnologie. Il web lo scorso anno ha offerto opportunità lavorative a più di 30.000 unità.

    Quali i passi preliminari prima di aprire bottega.

    Occorre, innanzitutto, un’idea avvincente. La stessa può essere frutto di una fantasia o di un sogno coltivato da qualche tempo, un hobby, ma anche una particolare abilità posseduta o l’ampliamento di un’attività già in esercizio. In ogni caso, da qualsiasi cosa prenda origine, l’idea va confrontata con il mercato di riferimento: deve essere tale da soddisfare una precisa richiesta di un numero tale di soggetti bisognosi di quel servizio o bene che si intende offrire o produrre.

    Più l’idea è innovativa, attrattiva, competitiva, perseguibile, più la stessa è in grado di rivelarsi remunerativa: capace cioè, di offrire congrua remunerazione a chi ha investito nell’impresa e, soprattutto, in particolare nei primi anni di attività, di garantirne la continuità nel tempo.

    L’innovazione richiede una scelta di campo: la capacità di differenziarsi da quanto è già presente nel mercato e in quel contesto particolare; occorre quindi, per essere attrattiva, possedere una propria originalità capace di richiamare, meglio delle concorrenti, una clientela specifica; la competitività è dettata da mirate azioni strategiche (la sintesi tra la mission e la vision aziendale) che ne specificano le modalità di attuazione; ed infine, un esame attento delle risorse a disposizione configura la fattibilità, la perseguibilità, del progetto d’impresa.

    Passaggio delicato quello della fattibilità che richiede, come in un progetto personale, una valutazione attenta dei punti di forza e di debolezza. E’ dall’esame di questi ultimi che si apportano correttivi al progetto o, addirittura, si sceglie di abbandonare il campo.

    Valutando di andare avanti si da inizio alla realizzazione dell’impresa.

    Di questo ne parleremo nei prossimi giorni.



  • Business e sicurezza vanno sempre di pari passo ed è fondamentale, per ogni imprenditore e professionista, non perdere mai alcun aggiornamento. Questa è una considerazione che vale per ogni sfaccettatura del mondo business, ma specialmente per il mondo IT.

    security summit roma 2012Proprio per questo arriva a Roma una due giorni (6 e 7 giugno 2012) di confronto e approfondimento sulla sicurezza ICT: il Security Summit Roma 2012.

    In agenda troviamo un programma che pone l’attenzione su diverse tematiche, come: percorsi professionali e atelier tecnologici dedicati a protezione dati aziendali; sicurezza dei pagamenti via Internet; Privacy nel Cloud; Cyber Warfare 2.0 e Privacy Mobile. Tutte tematiche di notevole attualità ed itneresse, anche per i non addetti ai lavori.

    Inoltre, nella prima giornata del Security Summit, il focus si concentrerà sull’Agenda Digitale e le priorità del 2012-2013, verificando ed analizzando il Rapporto Clusit aggiornato al 2012.

    Il programma proseguirà poi nella seconda giornata con un occhio di riguardo al settore mobile e precisamente si parlerà di Mobile Security. Ma non solo. Altri temi approfonditi saranno la Social Media Security, la normativa sul trattamento dei dati personali, la Cloud Security e molto altro ancora.

    Per maggiori informazioni si può consultare il sito: Securitysummit.it.



  • Torna a Milano il 19 giugno 2012 il Cloud Computing Summit: uno dei migliori momenti di confronto fra gli addetti ai lavori, nato come conferenza per creare una discussione e un confronto critico super partes tra i Direttori Sistemi Informativi e i Fornitori di soluzioni, di sistemi di infrastrutture e di servizi informatici, sui principali vantaggi e ostacoli nell’implementazione del Cloud in azienda.

    Cloud Computing Summit 2012Un evento imperdibile anche per chi non è particolarmente dentro il settore del Cloud Computing e desidera capire meglio il panorama cloud nazionale. Importante ricordare che il Cloud Computing Summit è una delle poche conferenze in cui, all’atto pratico, si presentano concretamente casi di studio aziendali, presentati direttamente da Manager di grandi aziende del settore IT, da PMI e Pubblica Amministrazione.

    Insomma un parterre variegato e ben strutturato di partecipanti, che caratterizzeranno l’evento discutendo sul tema dell’evoluzione delle tecnologie Cloud. Un focus centrale affrontato a 360 gradi, includendo tutte le sfaccettature del Cloud: tecnologica, applicativa e di impatto sul business.

    L’appuntamento è per il 19 giugno alle ore 9.00 presso il Mercedes Benz Center. Qui trovate il programma completo.



  • Uno dei maggiori ostacoli ai fini di una buona comunicazione, ivi compresa la dimensione dell’ascolto attivo, sta nella difficoltà di riuscire, nel colloquio con l’altro/a, a fare una netta distinzione tra la rilevazione oggettiva e l’attribuzione soggettiva: in altre parole, essere capaci di distinguere ciò che appartiene alla sfera descrittiva (di una persona, di un avvenimento, di una determinata situazione) da quella interpretativa.

    comunicare bene pubblicoLa differenza non è di poco conto in considerazione che, da come il nostro interlocutore si sente oggettivamente o soggettivamente descritto, ne discendono importanti implicazioni sulla possibilità di sviluppare un dialogo che faciliti la comunicazione da entrambe le parti.

    Il criterio dell’oggettività, fa riferimento a dati incontrovertibili, sicuramente descrittivi: non si prestano a malintesi giacché “fotografano”, rilevano, in quel preciso istante una persona, un fatto, un contesto.

    Il criterio dell’attribuzione soggettiva, invece, fa affidamento alla percezione: agli schemi mentali che ciascuno nel tempo si è costruito e che, pertanto, risentono di ogni tipo di distorsione.

    Facciamo un esempio.

    Dire ad un giovane: “vedo che indossi jeans strappati, una maglietta rossa con l’immagine del Che, i capelli raccolti in treccine rasta, mi chiedo quale significato attribuisci a questo modo di vestire” è cosa ben diversa da un’espressione del tipo: “vedo che indossi jeans strappati, una maglietta rossa con l’immagine del Che, i capelli raccolti in treccine rasta, ad atteggiarti da giovane studente politicamente impegnato”.

    Nel primo caso, unicamente descrittivo, il nostro interlocutore sarà ben lieto di proseguire il colloquio: ci siamo limitati a rilevare il suo modo di vestire senza interpretarlo, non attribuendo cioè significato alcuno a quell’abbigliamento. Cosa che, invece, accade nel secondo caso per via dei nostri schemi mentali, lasciando spazio alla nostra soggettività che, in quanto tale, risente di distorsioni percettive (è probabile che le ragioni di quel modo di vestire risiedano in altri motivi/circostanze): <la mappa non è il territorio>!

    Nell’atto del comunicare facciamo attenzione a tutto ciò: le conseguenze, talvolta, potrebbero essere davvero disastrose.

     

     



  • Oggi, basta accendere la TV o leggere le prime pagine di un qualsiasi quotidiano, per notare che le notizie allarmanti  per i risparmiatori si susseguono con cadenza incalzante.

    L’Euro è sotto attacco… La Grecia è ingovernabile, andrà (dopo il primo tentativo di un nuovo governo) a nuove elezioni ed è probabile una sua uscita dall’euro… Il debito pubblico italiano è alle stelle… Insomma, il risparmiatore è sempre più bombardato da notizie che spesso non comprende: la parola “Spread”, ripetuta  fino alla paranoia, che sei mesi fa era sconosciuta al grande pubblico, oggi fa parte delle notizie da telegiornale, ma quanti sanno veramente cosa è, e quali implicazioni ha per noi italiani?

    Promotore-FinanziarioLe banche sono nella bufera, sono imbottite di titoli governativi che si sono fortemente svalutati, hanno fatto ricorso ai prestiti agevolati della BCE per salvarsi da possibili insolvenze, ma non hanno risolto i loro problemi. Perciò le loro priorità, specie in questo momento, non sono certo le esigenze del cliente privato!

    In un tale contesto, fatto di turbolenze ed incertezze, il risparmiatore si domanda: come fare a proteggere i miei risparmi e ad ottenere un rendimento soddisfacente?

    Sono questi i motivi che sono alla base del successo della figura del Promotore Finanziario (P.F.).  Sempre più numerosi sono i clienti, prevalentemente famiglie, che nelle loro decisioni di investimento si rivolgono ad un professionista.

    Il Promotore Finanziario moderno è un professionista affermato e rispettato, è iscritto ad un albo professionale al quale si accede per esami molto selettivi, con due sessioni annuali. E a giudicare dai numeri, la professione è diventata una tra le preferite dai giovani. Per fare un esempio concreto circa la durezza della selezione, basti dire che all’ultima sessione si sono presentati oltre 3.000 candidati, ma hanno superato l’esame circa il 31% di essi. Quale altro albo/ordine professionale ha una tale barriera all’accesso? La risposta è: nessuno!

    Se fino a qualche anno fa, il P.F. era percepito come un “venditore di prodotti”, dopo l’avvento della normativa MIFID, che stabilisce delle norme a tutela del risparmiatore privato (retail), la figura si è fortemente evoluta, diventando il consulente degli investimenti (Financial Advisor) per il cliente.

    Il Financial Advisor (F.A.) è un consulente a tutto tondo. Egli parte dall’analisi del profilo dell’investitore, dalla sua esperienza negli investimenti, dalla sua situazione familiare, dalla sua propensione/avversione al rischio. Quest’ultimo aspetto viene calcolato da un potente simulatore e quantificato con un numero che va da 1 a 100: il cosiddetto indice sintetico di rischio (ISR). E’ un parametro oggettivo che permette di misurare il grado di rischio complessivo di ogni portafoglio.

    Come il termometro misura la temperatura corporea, così l’indice ISR misura la “temperatura degli investimenti”. Il F.A., avvalendosi di metodologie avanzate, dispone così degli elementi fattuali e di strumenti tecnici per costruire il “Portafoglio Personalizzato” per il cliente. Detto in altre parole, il F.A. è capace di tradurre in un portafoglio diversificato di investimenti, gli Obiettivi di Vita del suo cliente.

    Il risparmio e gli investimenti non sono fini a se stessi, ma vengono finalizzati, tenendo conto degli obiettivi personali e familiari del cliente (es. accrescere il capitale per  acquistare una casa, garantire gli studi ai figli, costruirsi una pensione integrativa, garantirsi una rendita periodica, proteggere la famiglia da eventi estremi, ecc.).

    Ecco perché il F.A. è ormai figura di riferimento per molti risparmiatori. Coloro che utilizzano la consulenza di un F.A. affermano che, in media, sono ben assistiti e, come confermato dalle indagini recenti del Censis, sono soddisfatti del servizio di consulenza che viene loro fornito. Il servizio che il F.A fornisce al cliente si caratterizza per la “Personalizzazione” dei prodotti di investimento e si differenzia molto da quello, tendenzialmente più massificato e spesso in conflitto di interesse,  che forniscono le banche commerciali.

    Questo spiega perché, spesso, con i clienti il F.A. instaura un rapporto molto stretto, che va al di là del mero aspetto professionale, tanto che molti clienti diventano i suoi migliori amici. Questo è un aspetto molto gratificante della professione, che ha un grande passato, ma soprattutto un promettente futuro davanti.



  • Un bonus di 5.000 euro per chi acquisterà un’auto elettrica o ibrida. Questo e altri interventi sono previsti nel testo unificato dalle commissioni dei Trasporti e delle Attività Produttive della Camera. Un anno fa la presentazione delle proposte di legge sulla materia, il mese prossimo sarà finalmente all’esame dell’aula Parlamentare.

    incentivi auto elettriche ibride 2012Il testo attuale prevede un incentivo, a fronte di una rottamazione, per l’acquisto di veicoli elettrici. Acquistando un veicolo con emissioni inferiori a 50 g/km di CO2 l’aiuto economico ammonterà a 5.000 euro per il 2013, diventando 4.000 nel 2014 e 3.000 nel 2015; per veicoli con emissioni comprese tra 51 e 95 g/km di CO2 sarà di 1200 euro nel 2013, 1000 nel 2014 e 800 nel 2015.

    Gli incentivi saranno disponibili fino a esaurimento dello stanziamento annuale di 60 milioni di euro. L’intervento tatale è pari a 420 milioni di euro distribuiti in tre anni, di cui il 30% è riservato al rinnovo del trasporto pubblico locale.

    Il testo prevede anche una serie di facilitazioni per la realizzazione di infrastrutture di ricarica e una tariffazione dell’energia elettrica agevolata.

    Speriamo che questo sia l’inizio del passaggio ad un nuovo sistema di trasporto, che ci restituisca delle città più vivibili e serene, libere dall’inquinamento dei tubi di scappamento e dal rumore, spesso frastornante, dei motori a combustione.



  • La domanda di partenza è nota: “il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?”. E, dal tipo di risposta dipende l’atteggiamento con il quale si affronta questo tempo di crisi.

    Se mezzo vuoto, il sentimento prevalente è quello di ansia, di paura, di sopraffazione e l’atteggiamento consequenziale di blocco, titubanza, immobilità, pessimismo, di scarsa fiducia nei propri mezzi. Al contrario, se guardiamo al bicchiere mezzo pieno, nonostante sia vuoto per metà, il sentimento prevalente è di fiducia, di ottimismo, di possibilità di cambiamento e di speranza (che cammina sulle nostre gambe) nel riuscire a promuoverlo.

    venditore positivo negativo ottimista pessimistaEd è proprio così! La crisi più pericolosa è quella che ci portiamo in testa, quella che ci fa vedere tutto nero e che, in buona sostanza, affida ad elementi terzi (i politici, lo spread, la borsa, la fortuna, …) ogni cambiamento. E quel che è peggio è che i nostri interlocutori, clienti, responsabili degli acquisti, ma anche direttori commerciali, amministratori d’azienda, se ne accorgono. A risultati negativi non potranno che aggiungersi risultati negativi.

    Un buon venditore lo sa: in una vendita, prima del prodotto o del servizio proposto, occorre la capacità di vendere se stessi al cliente. Se nonostante questo tempo di congiuntura riesci a proporti in modo ottimista, positivo, autorevole, fiducioso delle tue capacità e di ciò che proponi, i risultati saranno certamente migliori. Magari ogni trattativa non andrà a buon fine, ma se l’atteggiamento prevalente sarà pessimista allora sì che tutto sarà irrimediabilmente compromesso.

    Tu che venditore sei? Su quali risorse fai leva per affrontare questo tempo di crisi? Chissà che mettendole in circolo non potrai essere di aiuto a chi vede il bicchiere sempre mezzo vuoto.



  • Negli ultimi anni si è registrato un autentico boom del settore delle energie rinnovabili, in particolare del fotovoltaico. La crescente sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema del risparmio energetico ma sopratutto i corposi incentivi statali, iniziati con il primo conto energia del 2005, hanno portato alla diffusione della cultura “Green” anche in Italia. La produzione di energia proveniente dal fotovoltaico, infatti, ha raggiunto nel 2011 quota 10 TWh (miliardi di kWh).

    La maggior parte dei pannelli fotovoltaici in commercio sono in silicio, utilizzato essenzialmente per i bassi costi di produzione. La maturità delle tecnologie del silicio, mutuate dal settore elettronico, ha permesso che fossero prodotti pannelli fotovoltaici su larga scala con un buon rapporto costo/efficienza. Tale tecnologia però mostra limiti teorici che bloccano l’efficienza massima al 33%.

    Pannelli basati su altri materiali quali indio, rame, tellurio o cadmio mostrerebbero prestazioni migliori, ma presentano seri problemi di reperibilità delle materie prime su larga scala.

    fotovoltaico borsa ricarica cellulariLa nuova frontiera del settore fotovoltaico sono moduli organici basati su polimeri conduttivi o molecole sensibili alla luce. Dalla combinazione di questi elementi si ottengono moduli flessibili con bassi costi di produzione.

    Questi nuovi materiali aprono la strada ad un universo di applicazioni ancora inesplorato. Tende da sole che producono energia elettrica, abiti che ricaricano cellulari o ipod. Sono molte le aziende, infatti, che specializzandosi in questo settore propongono soluzioni innovative.

    Ad esempio borsasolare.it propone, a partire dal 129€, una borsa con la quale è possibile caricare telefoni cellulari, lettori Mp3, fotocamere digitali, unità GPS e altri piccoli dispositivi elettronici.