• Scritto in altra circostanza delle qualità del consulente-venditore e di quella particolare abilità utile a cogliere il momento opportuno nel quale sottoporre il contratto alla firma del cliente, ritorniamo su questo particolare aspetto introducendo una prima tecnica utile a tale scopo. Come dicevamo, a poco servirebbero ogni capacità se prive di concretezza.

    venditori consulenti business commercio consigli formazioneA.I.D.A.S. è l’acronimo che racchiude non solo una tecnica quanto, piuttosto, un vero e proprio processo di vendita, che racchiude e descrive tutta la negoziazione: dalla fase di approccio con il cliente, alla scoperta dei suoi bisogni, fino alla fatidica firma del contratto.

    Scopriamole più da vicino.

    Attenzione: è la fase di approccio con il cliente, in cui occorre catturare la sua attenzione al fine istaurare un dialogo costruttivo, di rispetto reciproco, focalizzato alla lettura dei bisogni di quest’ultimo. L’attenzione apre la strada alla seconda fase: suscitare Interesse. È questo il momento che il prodotto/servizio offerto gioca da protagonista. Tuttavia, non si tratterà di porre attenzione sul bene o sulla prestazione quanto sui benefici che gli stessi apporteranno ai bisogni espressi dal cliente: in che misura rispondono alle esigenze di quest’ultimo.

    È la fase che apre al Desiderio: rendere appetibile il prodotto/servizio al punto tale che il consumatore-cliente si determini alla necessità di possedere quel bene o di usufruire di quella prestazione al fine di poter beneficiare di tutti i vantaggi fatti percepire. È in questo punto della trattativa che il cliente potrà esprimere ancora nuove esigenze e, da buoni venditori, senza farsi prendere dalla smania di chiudere la trattativa, saper ritornare ad un ascolto attivo capace di leggere i nuovi bisogni espressi e di dare loro argomentazioni a supporto.

    Siamo ora pronti per passare all’Azione: con molta tattica e sorretti sempre da una buona comunicazione, spingere l’acquirente all’acquisto sottoponendo la firma del contratto. Ogni possibile obiezione che potrebbe manifestarsi in questa fase, è da interpretare come la tendenza del cliente a rinviare la conclusione della trattativa o come il bisogno di ottenere maggiori spiegazioni e argomentazioni su qualche aspetto ancora non del tutto chiaro.

    Le quattro fasi descritte, intraprese con spontaneità e senza forzatura alcuna, conducono alla Soddisfazione del cliente ancor prima che quest’ultimo abbia goduto del bene o della prestazione del servizio acquistato. Si tratterà, infatti, di una soddisfazione percepita attraverso le risposte ottenute ad ogni esigenza manifestata.

    E, si sa, ogni cliente soddisfatto è un’“apertura di credito” per affari futuri, per noi stessi e per i nostri beni/servizi, per i nuovi clienti che egli stesso segnalerà (referral).

     



  • C’era una volta il venditore abile comunicatore, capace di impressionare con le sue parole il possibile cliente acquirente, di lusingarlo e adularlo fino ad indurlo all’acquisto di un bene o di un servizio.

    business venditore mercato formazioneUno dei motti di quel tempo era “essere capaci di vendere ghiaccio agli eschimesi!”. Un’immagine e una figura di persona aggressiva, tante volte documentata anche attraverso diverse pellicole: Americani (1992), Il pranzo di Babete (1987), L’uomo delle stelle (1995), La ricerca della felicità (2006) tanto per citarne alcuni. Mordi e fuggi: il tutto, il più delle volte era improntato con l’ottica del <piazzista>.

    Attaccare un prodotto o un servizio a tutti i costi.

    Tutto ciò fin quando i tempi sono cambiati e, soprattutto, è cambiato il mercato: più competizione e clienti sempre più esperti ed esigenti, che hanno indotto più di un cambiamento nello stile del vecchio venditore.

    Quest’ultimo, infatti, facendo leva sulle proprie capacità relazionali, improntate all’ascolto attivo e a leggere i reali bisogni dei clienti, ha assunto sempre più la veste di consulente. Unitamente ad altre qualità/competenze, la consulenza è oggi un elemento chiave della relazione con il cliente: costui la riconosce nella competenza del venditore, nella capacità di leggere i bisogni, di saper consigliare la scelta verso quel prodotto o servizio che, più di ogni altro, è in grado di soddisfare il maggior numero di esigenze espresse.

    Un bagaglio di competenze da sviluppare attraverso percorsi formativi ad hoc anche nel caso di venditori di lungo corso.

    Resta, tuttavia, immutata la concretezza del venditore-consulente: a nulla servono abilità vecchie e nuove se alle stesse non si accompagna la capacità di cogliere il momento giusto nel quale chiudere la trattativa. Senza la firma del cliente non c’è vendita, non ci sono provvigioni che maturano.

    Anche in questa direzione ci sono diverse tecniche utili a comprendere il momento giusto nel quale, dopo la consulenza, occorre passare ai fatti.

    Ne parleremo prossimamente. Tuttavia sarebbe interessante conoscere quali sono quelle che ciascuno mette in campo.

     



  • Manca poco più di un mese ai fatidici esami di maturità. Un mese per aprire le porte ad una scelta che si rivelerà determinante per i futuri scenari lavorativi.

    Percorso di laurea o il tentativo di tuffarsi immediatamente nella ricerca di un lavoro? I più, dicono le statistiche, preferiscono la prima via: in tanti orientati dal sogno di un’occupazione desiderata; altri ancora come temporaneo parcheggio in attesa di sviluppi.

    lavoro giovani superiori formazione universitàIn ogni caso si impone un momento di orientamento che, prima ancora di essere determinato da un sogno nel cassetto, deve fare i conti con le proprie competenze e la conoscenza di sé: le abilità possedute, i limiti, la propensione progettuale, l’autonomia, il senso di responsabilità.

    Oltre ogni supporto offerto dagli stessi Istituti scolastici e da altri Enti territoriali, è quantomeno consigliabile l’occasione di un incontro con counselor capace di attivare le risorse personali e fare da sostegno per la scelta. Si tratta, infatti, di una scelta importante che segna una fase di passaggio da uno stadio di vita all’altro e che deve fare i conti con la difficile condizione di adolescenza e le prospettive di un mercato del lavoro, di questi tempi, non proprio rosee.

    Ricorrendo a più strumenti, la rosa delle competenze, il bilancio delle competenze, ed altri ancora, diventa possibile orientarsi facendo leva sulle proprie capacità di scegliere e di scegliere in modo intenzionale, consapevoli del percorso che si sta per intraprendere. Si tratta poi di strumenti che, una volta approntati, consentono di monitorare ogni possibile sviluppo.

    La laurea consente di affacciarsi al mondo del lavoro con maggiori competenze, soprattutto se sviluppate attraverso un percorso di studi serio. Altra opportunità, più recente, è quella offerta dalle Regioni attraverso percorsi formativi integrati alla formazione professionale (questo già a partire dalle scuole superiori): la frequenza di master e stage, al raggiungimento del diploma, consente poi di acquisire ulteriore formazione specialistica.

    In entrambi i casi occorre porre attenzione agli scenari futuri: prepararsi a lavori che ancora non sono stati creati, frutto delle nuove tecnologie e/o di bisogni nascenti, o ai lavori di sempre ma con quel quid in più capace di renderli originali e innovativi.

    In ogni caso, qualunque sia la scelta del percorso di studi, sviluppare competenze utili ad imparare ad apprendere piuttosto che una specializzazione troppo specifica.

     



  • L’esperto della nostra “rubrica” dedicata alla Finanza, Piero Petrisano, consulente finanziario del Gruppo Allianz Bank Financial Advisors, risponde ad alcune domande sul risparmio, investimenti e scenari futuri.

    Questo non vuole essere un semplice articolo di approfondimento su una tematica importante quale è quella del risparmio, ma anche un invito, a chi lo desidera, a porre domande al nostro esperto che ben volentieri si offre per dipanare ogni dubbio sull’argomento.

    risparmio cosa fare 2012In quale scenario, oggi, si trova ad agire il risparmiatore italiano che vuole investire ?

    La situazione politica, economica e finanziaria dell’Italia, ma direi di tutto il mondo, è diventata molto critica, interconnessa, complessa… anche un semplice starnuto contemporaneo di 1.200.000.000 (un miliardo duecentomilioni) di cinesi può provocare un cataclisma planetario! Per IL RISPARMIATORE, è veramente impresa ardua scegliere. Infatti, sono CROLLATI I PILASTRI sui quali si fondavano le scelte di investimento del risparmiatore stesso.

    Può essere più esplicito con degli esempi?

    Certo. Per esempio, per molti anni investire in immobili veniva percepito come una garanzia di una rivalutazione certa. Ed il tutto quasi  in assenza di tasse. Oggi tutto ciò sembra svanito: i prezzi degli immobili scendono e le tasse crescono! E vendere è diventato più difficile.

    E nel settore finanziario, invece cosa è cambiato?

    In questa campo la situazione è modificata ancor più radicalmente. Gli italiani erano abituati ad investire col “fai da te” nei BOT, CCT, BTP, considerandoli privi di rischio. Ma la crisi dei debitisovrani, che stiamo ancora vivendo, ha tolto queste certezze.  Ed è il secondo mito che crolla. Se poi guardiamo alle BORSE, l’ultimo decennio ci insegna che il risparmiatore “fai da te” che vi abbia investito ha DISTRUTTO RICCHEZZA. E siamo a tre!

    E il rapporto con le Banche cosa si è modificato e perché?

    Veniamo al mito della “mia banca”. Per molti decenni la banca in Italia è stata percepita come una specie di santuario in cui si proteggevano i risparmi dei clienti e dei soci. Il cliente usava dire “la mia banca”, quasi che ne fosse il proprietario. Oggi la Banche sono Spa quotate in borsa e devono fare utili sempre più alti, per remunerare gli azionisti.  Anche il risparmiatore meno informato sa bene che troppo spesso la “sua banca” opera in conflitto di interesse. E considerazione simili, se non peggiori, valgono pere le POSTE. Chi sa, per esempio, che le Poste sono la seconda compagnia di assicurazioni per raccolta e traggono da questo settore una parte consistente del proprio utile? E’ finita l’era del sacro risparmio sul libretto!  Oggi le Banche e la Poste sono percepite come IL LUOGO DELL’AGGUATO!

    E allora? Come deve comportarsi, secondo lei, il risparmiatore?

    Ecco un’altra domanda delle 100 pistole! Sarebbe poco serio da parte mia consigliare un’unica ricetta valida per tutti. Ma alcuni principi generali si possono enunciare. Le scelte di investimento vanno fatte di testa, cioè ragionando e progettando, non inseguendo rendimenti e/o speculazioni. In altri termini gli investimenti devono essere adeguati al profilo del risparmiatore, coerenti con i propri obiettivi, ed efficienti in termini di creazione di valore nel tempo.

    Ma tutto questo significa valutare troppi aspetti specifici, che non sono alla portata del risparmiatore. Come fare?

    Bravo! Il problema è proprio questo.Investire col metodo “fai da te” non è la soluzione. E’ cruciale FARSI CONSIGLIARE DA UN ESPERTO DEL SETTORE, possibilmente non in conflitto di interesse con il cliente. Riflettiamo: in Italia, quando ti senti male ti rivolgi al tuo medico, se hai un problema legale, chiami il tuo avvocato, se devi progettare la tua casa chiami un ingegnere/architetto; invece, quando devi investire i tuoi sudati risparmi, incredibilmente, spesso fai da solo! Quasi mai il processo decisionale avviene in base a conoscenza dei mercati e/o delle metodologie per pianificare correttamente il raggiungimento dei propri obiettivi personali, di famiglia, in una parola, di vita.  Allora non ci meravigliamo delle grandi “fregature” che spesso si prendono in questo campo!

     

     



  • Mettersi in relazione con gli altri comporta una buona capacità comunicativa. Lo sperimentiamo quotidianamente nel bisogno, spesso non comunicato, di essere capiti dagli altri e, per quanto possibile, cercare di capire gli altri.

    verifica capacità comunicazione folla personeE’ quello che cerchiamo in ogni scambio relazionale: comprendere ed essere compresi, facendo dipendere da ciò anche il nostro umore e, più in generale, una sensazione di ben-essere.

    Sappiamo poi che le parole da sole non bastano e che la nostra comunicazione fa i conti anche con il linguaggio non verbale: la prossemica, il tono della voce, la gestualità. Tuttavia, ciò cui prestiamo maggiore attenzione sono proprio le parole dimenticando, come ricorda Benedetto Croce, che le stesse sono meretriculae, prostitute: nel momento stesso in cui esse nominano qualcosa, nel medesimo istante ci tradiscono alludendo ad altro: si prestano a significati diversi sovvertendo ogni buona intenzione generando conflitti.

    Eppure, è una prova di maturità l’imparare a partecipare a uno scambio relazionale in modo equilibrato ed efficace.

    Quali sono i nostri punti di forza e quali le debolezze del nostro comunicare? Proviamo a descriverli secondo l’ordine che segue.

    Innanzitutto le capacità. Quali sono? Emergono sempre? Rientrano tra queste anche diverse parti del linguaggio non verbale?

    Passa ora a descrivere i tuoi limiti nella comunicazione. Quando si manifestano? Come?

    Ci sono ambiti (famiglia, lavoro, amici, …) nei quali si manifestano maggiormente i limiti rispetto alle capacità?

    La traccia che ne ricavi costituisce una base di lavoro dalla quale ricavare nuovi obiettivi: di sviluppo/potenziamento nel caso delle capacità; di crescita nel caso dei limiti.

    Prossimamente, magari supportato dalla tua traccia, vedremo come lavorare in entrambe le situazioni.

    Buona verifica!



  • Sebbene il debutto è previsto in autunno, la progressiva ascesa dei carburanti e il bisogno impellente di ricorrere a vetture comode e brillanti ma decisamente “risparmiose”, sta creando attorno alla Volkswagen up! alimentata a metano l’attesa delle grandi occasioni.

    Wolkswagen up 2012 carburanti cari soluzioneLa piccola della casa costruttrice tedesca, che ha debuttato ad inizio 2012 con un motore a benzina da 1.0 litri, 75 cavalli, tre porte, con questa nuova versione punta a un rilancio nelle vendite in un segmento, quello delle city-car, verso il quale si stanno orientando tanti automobilisti attratti da costi di esercizio davvero convenienti.

    La scelta del metano su la up! risponde a questa richiesta: due serbatoi collocati nel sottoscocca per una capacità totale di 11 chilogrammi di gas, consentono a questo gioiellino tecnologico lunghe percorrenze con consumi davvero sorprendenti: 2,5 kg per 100 km (versione BlueMotion Technology dotata di start&stop). Considerati i costi del metano, circa 3,5 euro per 100 km che consentono alla up! di porsi in concorrenza con le vetture elettriche che, almeno oggi, presentano l’handicap di costi d’acquisto ancora molto elevati.

    E’ pur vero che questa versione perde in dinamicità rispetto quella a benzina ma per l’uso in città, ragione prevalente per la quale sarà richiesta, fa la sua bella figura offrendo accelerazione e coppia più che soddisfacenti nonché basse emissioni e, per le dimensioni contenute, facilità di guida e parcheggio.

    Lo spazio interno è contenuto, ma consente quattro posti comodi corredati da un equipaggiamento all’avanguardia al pari delle sorelle maggiori.

    Novità nella novità della Volkswagen up!, oltre l’importante e non irrilevante particolare dell’alimentazione a metano (la vettura esce di fabbrica così attrezzata), la versione 5 porte. Il tutto ad un costo a partire da 11.100 euro, poco superiore alla versione a benzina (€ 10.600).



  • Le facce cupe, gli sguardi bassi, un’agitazione confusionaria, la poca voglia di sorridere, sono solo alcuni segni espressivi dell’aria di crisi che si respira in un’azienda quando le cose non vanno proprio per il meglio.

    crisi azienda metodi C’è poco da fare: a partire dai vertici aziendali fino all’ultimo dei collaboratori è possibile scorgere più di una preoccupazione, malumore e, succede con certezza matematica, più di una possibilità di assistere a veri e propri scontri. A cattivo umore si aggiunge cattivo umore generando così altre forme di crisi.

    Sarà, ma proprio in questi momenti il ricorso ad interventi utili a migliorare il clima aziendale diventano urgenti ed improcrastinabili. E non deve apparire strana, o quantomeno scontata, la scelta di procedere alla misurazione della soddisfazione del cliente interno (l’employee satisfaction) al fine di cogliere la direzione di tanto malumore non limitandosi a ricondurla al solo aspetto produttivo, quello legato al fatturato.

    Rafforzare l’appartenenza, le motivazioni, riaffermare la vision aziendale, consentono di ripristinare un clima positivo e di rinnovata fiducia nelle capacità personali e della stessa azienda di appartenenza. Non si tratta di pura disquisizione teorica quanto, piuttosto, della volontà di esercitare una più stretta collaborazione con le risorse umane, in tempi come questi, le più importanti energie disponibili per rovesciare le sorti.

    Attraverso un questionario o, in via più immediata, attraverso un confronto vis a vis si tratterà di coinvolgere ogni lavoratore al fine di ottenere informazioni e comprendere le politiche aziendali in atto, i criteri retributivi, le possibilità di carriera, i rapporti con i fornitori, lo stato economico dell’azienda ed altro ancora.

    La parola chiave, ancora una volta, è partecipazione: quanto più il lavoratore si percepisce appartenente a quella organizzazione, risorsa dinamica ed evolutiva, più le proprie motivazioni all’agire ricevono nuova linfa. Si tratta di poter evidenziare una determinata coerenza ai valori espressi nella vision aziendale, esercitandoli, realizzandoli in modo virtuoso.

    I benefici, probabilmente non ricadranno in modo immediato sull’aspetto economico quanto su quello motivazionale e, lo sappiamo bene, una persona motivata è capace di resistere agli urti della vita per riprendere prontamente, nonostante la crisi, le redini del proprio agire. È quello che tecnicamente viene chiamato il valore della resilienza.

    Una mano esterna, un coach o un counselor, scevra da ogni condizionamento, può costituire un valido aiuto in questa direzione. Approfittatene!



  • Per promuovere la propria candidatura o per ottenere un colloquio finalizzato ad approfondire le competenze e la disponibilità a mettere in gioco le abilità professionali, il curriculum vitae è, probabilmente, l’unico ed il più efficace strumento di selfmarketing oggi a disposizione.

    compilare curriculum vitae guida consigliIn queste poche righe, allora, voglio offrirti una sorta di specchio al fine di aiutarti ad un confronto su quanto sto per descrivere e quanto, molto probabilmente, hai già preparato, magari anche da diverso tempo, nella speranza che possa tornarti utile per le tue prossime azioni di selfmarketing.

    Certamente lo hai redatto con il fine di proporti sul mercato del lavoro, raccontando chi sei, quali studi hai compiuto, quali specializzazioni hai acquisito, a cosa aspiri.

    A tale scopo, mi auguro, tu non abbia riempito più di tre fogli: il curriculum, infatti, deve più somigliare ad uno spot utile a colpire la fantasia del selezionatore che una sorta di biografia personale descritta in ogni dettaglio.

    È prassi redigerlo nel formato europeo: ti ricordo che non è un obbligo, anche se in questa struttura assume un tono più solenne. L’invito, in ogni caso, è che sia dinamico ed esprima in modo progettuale il percorso lavorativo che intendi intraprendere.

    Verifica se nelle poche pagine su cui è redatto, facili da leggere e da comprendere (senza l’uso di sigle, abbreviazioni, acronimi e quant’altro), sono ben riportati i tuoi dati personali, quelli che esprimono il tuo essere, i dati professionali, che esprimono il saper fare, e la capacità di coniugare il tuo essere persona con la mansione per la quale ti stai proponendo, il tuo saper essere. A tal fine, personalizzalo: hai più probabilità di catturare l’attenzione della persona deputata a leggerlo.

    Partendo da un bilancio delle tue competenze, curriculum vitae lettera accompagnamentoma consapevole anche dei tuoi limiti, verifica inoltre che quanto hai scritto sia credibile su un piano di realtà: è facile, per una persona esperta, e un selezionatore è tale, rendersi conto in fase di colloquio selettivo se i contenuti del curriculum vitae rispondono alla realtà o meno.

    Infine, ricorda di farlo precedere da una lettera di accompagnamento. Se non l’hai scritta mettiti subito all’opera: ti consentirà di presentare il curriculum specificando al meglio la scelta di compilare alcune voci piuttosto che altre, al fine di evidenziare che il documento che stai presentando non è copia conforme di tanti altri spediti ad altrettante aziende, ma è finalizzato a quella specifica attività alla quale ti stai rivolgendo.

    Un consiglio: per quanto possibile, almeno che non sia espressamente richiesto, evita di spedire il curriculum o inviarlo via mail. Il contatto personale è più efficace e costituisce l’opportunità per offrire da subito una buona impressione.

    E in bocca al lupo!



  • Torna anche quest’anno l’appuntamento più importante dedicato al mondo della comunicazione. Stiamo parlando del Forum della Comunicazione che, come d’abitudine, verrà ospitato dalla Capitale del Belpaese.

    forum comunicazione 2012 RomaEvento principe del panorama italiano della comunicazione d’impresa e istituzionale, il Forum della Comunicazione quest’anno giunge alla quinta edizione e si propone come obiettivo quello di puntare sull’internazionalizzazione.

    A tal fine l’idea è quella di coinvolgere i principali player ed opinion leader della comunicazione, del marketing e delle RP, non solo dello scenario nazionale, ma anche di quello internazionale. Un evento quindi di ampio respiro e imperdibile non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per chi vuole addentrarsi maggiormente nell’affascinante mondo della comunicazione.

    Fra gli obiettivi di quest’anno troviamo in scaletta:

    · La generazione di opportunità di business nazionali ed internazionali.

    · L’attrazione di imprenditori esteri verso il mercato italiano.

    · Lo sviluppo dell’internazionalizzazione delle imprese italiane.

    · Il rafforzamento delle relazioni tra mondo accademico, associazioni, banche, media, imprese e istituzioni sia in ambito nazionale che internazionale.

    · La promozione della cultura della comunicazione e dell’innovazione mediante la condivisione di know how e la diffusione delle best practice.

    Insieme ad essi ci saranno anche particolari focus su tematiche ben precise, quali: Corporate Communication, Comunicazione di Prodotto, Product Placement, Eventi, Social Networking Engagement, etc.; Comunicazione Istituzionale, Comunicazione Politica, Turismo, Marketing Territoriale, Smart City, Istruzione e Formazione, etc.: e Call to action ad hoc.

    Per maggiori informazioni e per vedere l’elenco degli esperti che interverranno, vi rimandiamo al sito ufficiale dell’evento: http://forumcomunicazione.it/ e vi ricordiamo che l’appuntamento è fissato per il prossimo 5 giugno presso il Palazzo dei Congressi di Roma (sito nel pieno centro dell’EUR).



  • Si terrà il prossimo 8 e 9 giugno il FashionCamp: evento milanese che giunge quest’anno alla sua terza edizione. Il FashionCamp, nel particolare, è un appuntamento fra i più importanti dedicato al mercato della moda e già nella passata edizione ha visto la presenza di ben oltre 1500 partecipanti, con 60  interventi, 9 workshop gestiti da artigiani illuminati e un convegno dedicato alla Digital Influence.

    fashioncamp 2012 milano giugno A dare un valore aggiunto alla manifestazione è la formula stessa dell’evento: quella del barcamp, ovvero uno strumento che consente di avere e promuovere una “visione della moda  aperta e condivisa, altamente tecnologica e fortemente democratica” (così la definiscono gli stessi organizzatori).

    Ma cosa è previsto per questa nuova edizione del 2012? Nei due giorni del FashionCamp si alterneranno: fashionbloggers, stilisti esordienti, addetti ai lavori nel settore della moda etica e più in generale l’intero fashion system che ruota attorno al mondo della moda.

    Insomma un appuntamento da non perdere per chi vuole far primeggiare la propria idea di made in Italy nel settore della moda!

    Quindi l’appuntamento è per il prossimo 8 e 9 giugno presso la Cattedrale di Fabbrica del Vapore, in Via Procaccini, 4 a Milano. Per maggiori informazioni potete consultare il sito ufficiale di FashionCamp.



  • Esaurita la fase degli ecoincentivi statali alle auto alimentate a metano e gpl, fino al boom del 2009, le immatricolazioni hanno decisamente cambiato tendenza.

    metano gpl auto greentechOggi, l’aumento della benzina e del gasolio oltre ogni ragionevole previsione, sta orientando case costruttrici e consumatori finali a riprendere in seria considerazione l’opportunità di fare riferimento a vetture alimentate da carburanti alternativi: se non una vera e propria scelta, una necessità dettata dal bisogno di risparmiare.

    Risparmio che va ben oltre il minor costo alla colonnina di metano e gpl per le agevolazioni sul bollo (in alcuni casi è prevista l’esenzione totale per i primi cinque anni) e, nel caso di autoveicoli di “piccola taglia”, per le minori spese assicurative. A conti fatti un risparmio davvero significativo riscontrabile anche nel rapporto “costo rifornimento – percorrenza”: i dati elaborati da Metanauto dicono infatti che, sulla base dei costi attuali dei carburanti, a fronte di dieci euro introdotti nel serbatoio, un’auto di media cilindrata percorre 158 chilometri se alimentata a metano, 97 chilometri se è a gpl, 69 chilometri se va a gasolio e 58 chilometri se è a benzina.

    La scelta di una vettura a metano o gpl rappresenta poi un investimento sull’ambiente per il minor impatto ambientale; particolarmente per quelle auto che escono dalla fabbrica con queste forme di alimentazione.

    E fin qui i vantaggi.

    Due, invece, gli handicap. Il primo: gli amanti della guida brillante, soprattutto nei percorsi veloci, faranno fatica ad accettare queste tipologie di vetture decisamente meno scattanti. Tuttavia gli ingegneri delle case costruttrici, coadiuvati dalla più moderna tecnologia, si stanno adoperando per soluzioni che consentano a queste auto di offrire prestazioni più che soddisfacenti.

    L’altro handicap è rappresentato dalle stazioni di rifornimento: mentre le colonnine del gpl in Italia superano le tremila unità (e non sono davvero tante), quelle a metano sono ancora meno: appena 840 distributori, molti dei quali nel centro-nord del Paese; una rarità quelli lungo le autostrade.

    Tuttavia, a conti fatti, mi pare che i vantaggi sovrastino decisamente gli inconvenienti.



  • Il continuo aumento dei costi dei carburanti, e le incidenze sulle tasche degli automobilisti nonché, di riflesso, quello sulle case costruttrici, sta imponendo a quest’ultime la ricerca di soluzioni che meglio si adattano alle nuove esigenze di mercato.

    L’imperativo è offrire modelli che soddisfino le esigenze di spazio, comfort, prestazioni e, contemporaneamente, consumi ridotti, capaci cioè di contenere la spesa alla pompa di benzina o gasolio.

    Focus EcoBoost benzina motore 1000 3 cilindriLa Ford, da qualche settimana, ha lanciato la sua idea motorizzando uno di suoi modelli più prestigiosi, la Focus, con un rivoluzionario EcoBoost 1.0: un motore 1.000, da 125 o 100 cavalli, a 6 e 5 marce, tre cilindri a benzina, capace di ottemperare alla richiesta di un’auto confortevole, dotata degli optional più moderni, ma decisamente “risparmiosa” per l’opportunità offerta di percorrere più di 20 Km con un litro.

    Un’idea a portata di mano, sofisticata nelle sue implicazioni ingegneristiche, che consente di coniugare potenza e brillantezza di guida a consumi decisamente ridotti. Tutto grazie ad un motore estremamente compatto, ma capace di erogare la potenza di uno di cilindrata superiore grazie ad un turbocompressore, iniezione diretta, 4 valvole per cilindro comandate da due alberi a camme con fasatura variabile indipendente.

    Il resto della tecnologia consente a questo motore di appena 999 cc di esprimersi a livelli davvero sorprendenti e costi d’esercizio altrettanto sorprendenti: il tutto considerando anche i risparmi dei costi assicurativi derivanti dalla minore cilindrata (un 20% in meno).

    Il motore EcoBoost montato sulla Focus, nelle sue versioni berlina e station wagon, nel corso dell’anno equipaggerà anche la C-Max, la B-Max, per poi essere adottato su altri modelli.

    È presto per dire se questa soluzione incontrerà le richieste degli automobilisti: di certo rappresenta una proposta molto interessante per far fronte ad un mercato automobilistico che rischia la paralisi. Tuttavia, la strada è tracciata!