• Festivalfilosofia: la parola alle cose - XII edizioneRitorna, puntuale da dodici anni a questa parte, l’appuntamento con il Festivalfilosofia.

    Da venerdì 14 a domenica 16 settembre a Modena, Carpi e Sassuolo quasi 200 appuntamenti fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche.

    Tra i protagonisti dell’edizione 2012, Bauman, Augé, Searle, Sennett, Latouche, la cinese Anne Cheng, Cacciari, Galimberti, Sev. Filosofi di primo piano sulla scena internazionale impegnati quest’anno a riflettere sul tema “la parola alle cose”: produzione e consumo, idoli e feticci, arte, artefatti e passioni per le cose. Un concetto chiave della tradizione filosofica e una questione chiave dell’esperienza contemporanea.

    Duecento gli appuntamenti e tutti gratuiti che certamente richiameranno, come sempre, numerose persone desiderose di vivere le lezioni magistrali proposte dai protagonisti del festival: 176 mila presenze dello scorso anno; più di n milione quelle complessive nelle passate undici edizioni.

    L’iniziativa, promossa dal “Consorzio per il festivalfilosofia” gode dll’alto patrocinio della Presidenza della Repubblica ed è riconosciuto dal Miur quale “corso di formazione e aggiornamento” così che il personale partecipante possa godere dell’esonero dal servizio nei limiti della normativa vigente.

    Oltre 20 le mostre proposte in occasione del festival: tra cui una grande retrospettiva italiana dedicata al fotografo americano Edward Weston, una personale di Andrea Chiesi, un’esposizione di figurine sul “fascino discreto degli oggetti”, una dedicata alla storia e al mito delle collezioni Panini. Si segnaleranno l’installazione “Il dono della massa” curata dall’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e “Cose #6” dei Masbedo.

    Accanto alle lezioni, pranzi e cene filosofici ideati dall’Accademico dei Lincei Tullio Gregory per i circa sessanta ristoranti ed enoteche delle tre città, e nella notte di sabato 15 settembre il “Tiratardi”, con iniziative e aperture di gallerie e musei fino alle ore piccole.

     

     



  • Dalla scorsa estate è iniziato un duro attacco all’Italia, ma anche all’Unione Europea e all’Euro. In molti avevamo pensato che con l’avvento del Prof. Sen. Mario Monti, molti dei nostri problemi si sarebbero risolti, ma così invece non è stato, un po’ per le resistenze, fortissime, che il governo ha incontrato sulla sua strada e un po’ perché i nostri problemi sono frutto di decenni di malgoverno e soprattutto del tirare a campare di noi italiani.

    spread monti Italia crisi agostoPer anni non si sono prese, oppure non si sono volute prendere, decisioni, pensando alla prossima campagna elettorale e non alle future generazioni (pensiero di De Gasperi ripreso di recente da Monti).

    Oggi tutti i nodi sono venuti al pettine con l’Italia che ha un debito pubblico mostruoso (poco sotto i 2 miliardi di Euro), e con i paesi più deboli dell’Europa, Spagna in testa che stanno soffrendo enormemente questa situazione.

    Insomma, i mercati non ci danno tregua vogliono la nostra capitolazione, dell’Italia, dell’Euro, ma anche dell’Europa, perché sono in molti che non vogliono l’unione politica dell’Europa e non vogliono soprattutto che la vecchia Europa sia forte.

    Tutta questa situazione lascia presagire un agosto di fuoco, di passione per le borse e per i titoli di stato italiani.

    Draghi ha cercato di intervenire in difesa della salvaguardia e stabilità dell’Euro, come nello statuto della Bce, ma evidentemente con i tedeschi è ai ferri corti, oppure vuole essere il più diplomatico possibile e le conseguenze sono che i mercati sono stati delusi dalle sue parole che anche se ferme e decise “l’Euro resta – la BCE è pronta ad intervenire – i Governi europei devono essere pronti a richiedere “l’intervento” dei fondi Efsf e Esm (scudo anti-spread) se fosse necessario, Italia compresa”, sono per i mercati insufficienti; probabilmente volevano conoscere le misure che Draghi intendere prendere, anche di politica monetaria.

    Ma come stanno sostanzialmente le cose e che futuro prossimo ci attende?

    Ormai il gioco è chiaro a tutti: da una parte la Germania, che cerca di tirare la corda il più possibile, ma che alla fine dovrà cedere (in quanto rischia la perdita più elevata) e che cerca con ogni mezzo di ostacolare e ritardare le decisioni più importanti con l’intento di mettere maggiore pressione possibile sui Paesi periferici. Non da ultimo che le decisioni dell’Eurogruppo devono essere convalidate dalla Corte Costituzionale tedesca, la quale ha deciso ai primi di luglio di rimandare l’approvazione dello scudo salva-spread a metà settembre.

    Dall’altra, i poveri Paesi periferici che attendono impotenti in balia dei mercati e degli spread che rendono inefficace ogni manovra.

    Ma alla Germania manca un tassello: non ha il controllo della Bce. E’ Draghi che deve imporre la tutela e salvaguardia dell’Euro, unico modo per uscire lentamente da questa crisi, con le azioni promesse di politica monetarie, da lui definite “non standard”.

    Non ci sono altre strade: il disfacimento dell’area Euro avrebbe costi troppo alti per tutti.

    Attendiamo fiduciosi che questo agosto passi presto e che sia meno “caldo” possibile.

     

    Beniamino Caira



  • Dopo settimane di stress sui mercati finanziari europei, con lo Spread Btp/Bund che aveva sfondato la soglia dei 550 punti e le borse in caduta libera, giovedì scorso è arrivata un’affermazione forte, dalla voce più autorevole in campo. Mario Draghi, presidente della BCE, comunica testualmente: La Bce farà tutto il possibile per salvare l’Euro e, credetemi, basterà!”.

    A questo annuncio i mercati finanziari rispondono invertendo l’andamento negativo, con forti rialzi sulle Borse e Spread in crollo di 70 punti. Ma, appena il giorno dopo, i falchi integralisti dell’ortodossia monetaria della Bundesbank attaccano tale posizione ed è proprio il governatore della Buba, Jens Weidmann che comunica: “Continuiamo ad essere contrari all’acquisto di titoli di stato  da parte della Banca Centrale Europea”. Sembra il colpo di grazia alle affermazioni del Governatore Draghi, ed i mercati rispondono con dei cali significativi delle borse ed una nuova impennata dello spread.

    A questo punto la cancelliera tedesca Merkel ed il presidente francese Hollande, evidentemente si rendono conto della pericolosità della posizione assunta dalla Buba ed affermano in un comunicato congiunto che “Germania e Francia  faranno di tutto per salvare l’Euro”, utilizzando volutamente le stesse parole usate da Draghi. Un ulteriore rafforzamento a tale affermazione viene dal ministro delle Finanze tedesco Scheauble: “Bene l’impegno di Draghi a preservare l’Euro. Rispettiamo l’indipendenza della banca centrale”. E in queste ultime parole si legge tra le righe che l’indipendenza della BCE non può essere condizionata da nessuno, neanche dalla potente Bundesbank!

    Ora la BCE e Mario Draghi hanno tutti i più grandi governi europei dalla loro parte. Anche contro la posizione dei falchi della Buba.

    E allora sui mercati di nuovo via alle polveri! Le Borse chiudono in rialzo di oltre due punti e lo spread cala vistosamente a 450 punti.

    Perché è tanto importante l’affermazione di Mario Draghi?

    L’importanza di tale affermazione deriva dal fatto che finora i politici europei, e la Merkel in particolare, non hanno mostrato la fermezza necessaria a portare avanti le decisioni prese a Bruxelles a fine giugno. L’ESM (fondo salva stati) è dotato di mezzi ritenuti insufficienti allo scopo ed il suo funzionamento è molto macchinoso. Si è andati avanti con annunci di azioni strategiche ma poi non si è passati concretamente all’azione. I tempi dei mercati sono ben più stringenti di quelli dei politici!

    In tale situazione, l’unico attore che può fronteggiare la speculazione è la Banca Centrale Europea. Essa può disporre di mezzi finanziari illimitati nell’acquistare quei titoli sovrani che vengono pesantemente venduti dagli speculatori. Come affermano i giornalisti “usa il Bazooka. Infatti, quando scende in campo una Banca centrale, gli speculatori non hanno la certezza della vittoria, anzi vedono quasi certa la loro sconfitta. Nessuno si metterebbe mai contro una banca Centrale. Ecco allora che gli stessi soggetti che prima speculavano al ribasso invertono le loro posizioni, cercando di lucrare sul rialzo, acquistando gli stessi titoli che prima vendevano ed alimentandone essi stessi il recupero. Basta solo l’annuncio della Banca Centrale di voler compiere una certa azione per far cambiare rotta al mercato!

    Ora che i governi dei due più grandi paesi dell’Unione Europea si sono schierati apertamente dalla parte di Mario Draghi, le parole di quest’ultimo suonano più autorevoli ed esso è fortemente legittimato ad andare avanti, pur tenendo conto dei limiti di mandato della BCE.

    Considerando che c’è una buona parte degli elettori tedeschi che condivide ed incoraggia le posizioni oltranziste della Buba nell’isolazionismo tedesco, la cancelliera Merkel, in vacanza sulle montagne del Trentino, ha dimostrato, almeno ora, un maggior senso della realtà e di possedere una certa lungimiranza politica ed economica. Evidentemente, alla fine, anch’essa si è convinta che la Germania da sola in Europa, per quanto forte, non avrebbe un futuro roseo.

    Anche l’intellettuale europeista della CDU (il partito della Merkel), Karl Lamers, in una intervista fa notare: “il dogmatismo della Bundesbank è pericoloso per la Germania e per l’Europa; tradiremmo la promessa fatta nel 1945 alle potenze occidentali, di una Germania aperta al mondo, pacifica e collaborativa, in cambio della rinuncia dei vincitori a non chiederci i risarcimenti per danni di guerra”.

    Stiamo entrando nel mese di agosto, preferito dagli speculatori, che approfittano della sottigliezza dei mercati, e possono mettere in atto i loro piani con capitali relativamente piccoli.

    E allora, ben conscia di tutto ciò, la BCE si è attrezzata per la “guerra d’agosto”!



  • Titoli di statoI timori legati alla crisi della zona euro ed in particolare le indiscrezioni su un possibile imminente default della Grecia fanno sentire i loro effetti nelle Borse. Nella seduta di lunedì, si sono verificati cali molto forti, in particolare dei titoli bancari. Gli Spread divaricano e le banche, con in pancia forti quantitativi di titoli di stato, che si deprezzano, vedono assottigliarsi il loro patrimonio.

    Ecco allora che le Banche italiane e spagnole sono sotto attacco speculativo. Perciò la Consob e sua omologa spagnola, la Comision nacional do mercato de valore, scendono in campo contro la speculazione imponendo – con un intervento coordinato – lo stop alle vendite allo scoperto su banche e assicurazioni, i titoli più colpiti dalle vendite.

    Intanto sono iniziati i negoziati del FMI con Atene per il riordino dei conti pubblici greci.
    Le vendite allo scoperto (o ‘short selling‘) sono operazioni ‘ribassiste’, che sfruttano la possibilità prevista dai mercati finanziari, di poter vendere un titolo pur non avendolo materialmente in mano (vendita allo scoperto). Di solito sono legate all’attesa o alla speculazione di un prezzo in calo e per questo possono rappresentare un ‘pericolo’, se effettuate da grandi investitori come gli hedge fund, perché amplificano l’ondata ribassista sui mercati.
    Le gravi tensioni sui mercati finanziari possono mettere a repentaglio la stabilità del sistema finanziario e la tutela dei risparmiatori” osserva la Consob nel suo provvedimento e non è più sufficiente vietare le vendite allo scoperto ‘nude’, cioè quelle non assistite dalla disponibilità dei titoli al momento dell’ordine. Per ora il provvedimento è solo temporaneo: 3 mesi in Spagna e una settimana in Italia. A giudizio della Consob le due situazioni sono profondamente diverse e dunque al momento non era necessario un provvedimento della stessa durata.

    Basterà tale provvedimento a far da argine contro la speculazione?

    È molto difficile. Infatti, con i mercati interconnessi, le vendite vengono effettuate da altre piazze (Francoforte, Parigi ecc.), vanificandone l’effetto.

     



  • Di questi tempi le cattive notizie per gli italiani non finiscono mai.

    Fisco e tasseCi informa la Confcommercio che il prelievo fiscale per gli italiani che pagano le tasse è arrivato a sfiorare il 55%. A questa stima si perviene considerando il PIL al netto dell’economia sommersa, che non produce alcun gettito fiscale. Un vero record. Per avere qualche termine di paragone si pensi che lo stesso dato per un contribuente francese o svedese è pari al 48%, per un inglese supera di poco il 41%, mentre per un cittadino Usa è solo il 28%, che significa la metà di quanto paghiamo noi.

    Si tratta di un peso fiscale che grava sulle spalle solo dei contribuenti onesti, che sono così costretti a pagare anche per gli altri.

    L’economia sommersa ammonta a oltre 150 miliardi, che corrisponde a circa il 18% del Pil. È una vera montagna, che falsa la concorrenza e distorce la democrazia economica.

    Quel che è più grave è che ad una tassazione tanto elevata non corrisponde una adeguata qualità dei servizi che lo Stato eroga ai cittadini. Non si può certo affermare che la qualità dei trasporti o delle università italiane sia paragonabile a quella dei paesi su menzionati. Come ormai molti dicono, con efficace sintesi, abbiamo TASSE SVEDESI E SERVIZI I TALIANI!

    Per pagare le tasse gli italiani devono lavorare fino al 19 luglio. Praticamente i primi 7 mesi dell’anno lavorativo servono per le tasse. Un’enormità, che fa del nostro Paese un caso unico e preoccupante nel panorama dei Paesi avanzati.

    Il governo tecnico deve trovare la forza per porre rimedio e riequilibrare il carico fiscale tra tutti i cittadini. Fino ad ora ha prelevato ingenti somme dai contribuenti che già pagavano le tasse, ma non ha inciso con decisione sul taglio alle spese inutili ed alle inefficienze. Ancor meno il Governo ha inciso sulle rendite parassitarie di parlamentari e burocrati statali superpagati.

    L’80% dei provvedimenti sono stati tasse e non tagli di spesa. Per ridimensionare il debito pubblico questo secondo aspetto costituisce un passaggio cruciale per liberare risorse da dedicare allo sviluppo.

    Non sarà impresa facile, essendo il Governo sempre ostaggio del Parlamento, che, vista la legge elettorale, è costituito per lo più non da eletti, ma di nominati i quali non facilmente rinunceranno a rendite e potere.

    In bocca al lupo, governo Monti, e avanti tutta con le riforme che servono al Paese.



  • Taxi elettriciDal prossimo anno Roma avrà 20 taxi solari. Non è un film di fantascienza, ma si tratta di taxi elettrici alimentati dall’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico installato nella sede centrale della cooperativa 3570. L’iniziativa è stata promossa, dalla cooperativa stessa, con il progetto “Via col verde” proseguendo la collaborazione con il Comune di Roma all’interno del progetto “Roma Sceglie Sostenibile”.

    Questo impianto da 130 kW/h alimenterà (in base a quanto dicono le prime indiscrezioni), oltre alle colonnine di ricarica per i taxi anche la centrale operativa, gli uffici, il reparto tecnico, la sala multimediale e l’autolavaggio.

    L’investimento da 700.000 euro, per lo più finanziato da sponsor privati, permetterà di risparmiare 190 tonnellate di Co2 ogni anno, ricaricando quotidianamente venti taxi abbelliti di verde per l’occasione.

    Il presidente della cooperativa Loreno Bittarelli auspica che già dai primi mesi del 2013 si possa aumentare il parco auto green a 50 taxi elettrici con un’autonomia di 150 Km.

    Questa iniziativa rappresenta per i tassisti romani un’opportunità di riscatto dopo le violente polemiche sulle liberalizzazioni dei mesi scorsi, in oltre per la città di Roma sarà il testimonial naturale del processo di innovazione intrapreso dal territorio.



  • Mentre i partiti cercano di anticiparne la partenza (?)

    Il governo dei tecniciLa citazione è di quelle che lasciano il segno e che, grazie alla moderna tecnologia, è facile rintracciarne le fonti e l’epoca. E come ogni citazione, se opportunamente espressa al momento giusto, comunica un pensiero e un’azione conseguente.

    Così il presidente del Consiglio in carica, non ci ha pensato due volte e, per rispondere a una domanda del canale televisivo “Russia 24”, l’ha tirata fuori al fine di chiarire cosa deve prevalere tra politica e economia.

    Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista guarda alla prossima generazione”. È in questa famosa frase del Primo Ministro del dopoguerra Alcide De Gasperi che, a mio avviso, è racchiuso tutto il pensiero, e le conseguenti azioni, di Mario Monti. Guardare oltre gli steccati della politica e puntare decisamente a ri-costruire un Paese capace di offrire rinnovata speranza alle prossime generazioni.

    Che piaccia o meno, non senza contraddizioni, il “Governo dei Tecnici” da lui presieduto sta mettendo mano a più situazioni di crisi accumulate in anni e anni di ritardi, sprechi, malaffare. Una riorganizzazione dello Stato a livello centrale e periferico che possa far approdare a un cambiamento, spesso annunciato e mai realizzato (solo in piccole parti), e che coinvolga tutti i settori della vita pubblica: dalla sanità alla scuola, dalla giustizia all’economia, dal pubblico impiego al fisco.

    E mentre c’è chi pensa alle prossime generazioni, “sostenuto” politicamente dai partiti più rappresentativi della popolazione nazionale, e per il bene di quelle stesse generazioni ha assunto un impegno fino all’aprile del 2013, proprio gli stessi partiti dibattono sulla data delle prossime elezioni con la seria intenzione di tornare sulle poltrone del Parlamento, investiti da rinnovata “volontà popolare”, già dal prossimo autunno.

    Bravi loro. L’onere e l’onore di scelte dolorose non se le sono prese. Le hanno lasciate ai tecnici. Sono pronti però, in nome della continuità delle stesse, a risalire prima del tempo ai posti di comando. C’è un po’ di manfrina sulla condivisa (?) necessità di una nuova riforma elettorale (guarda caso se la dovrà spicciare ancora Monti) ma gli intenti, come da dichiarazioni dai diversi schieramenti della “maggioranza”, sono fin troppo chiari: allo stato delle cose, perché non anticipare i saluti al Governo Monti già dal prossimo mese di ottobre.

    E tanti saluti a quanto lo stesso Monti, dopo aver citato De Gasperi, ha affermato a conclusione del suo pensiero: “la politica e l’economia devono procedere insieme”, sottolineando come tuttavia non si possa guardare a nessuna delle due con l’ottica di un “breve termine” che è una “sindrome non positiva”.

    Loro, i nostri politicanti di mestiere, vogliono la ribalta. Sempre!



  • L’altro ieri lo spread tra il Btp italiano ed il corrispondente Bund Tedesco ha superato di nuovo i 500 punti: un livello da allarme rosso per il Tesoro.

    Significa che lo stato italiano paga a chi acquista i suoi titoli decennali un tasso del 6,21%, mentre lo stato tedesco paga solo l’1,21%. Depurando tale tasso di interesse dall’inflazione europea si perviene ad un valore negativo: ciò significa che dopo 10 anni l’investitore si vedrà restituito un capitale svalutato.

    crisi finanza bund euroE’ UN VERO PARADOSSO, in quanto contrasta con il più elementare dei principi economici: se mi privo dei miei soldi e li presto a qualcuno, lo faccio perché alla scadenza avrò un capitale più alto. Invece in questo caso l’investitore italiano e non solo, pur cosciente di tale rischio, investe con pertinacia in titoli tedeschi. E’ una situazione che sembra veramente assurda.

    Ma se la maggior parte degli investitori internazionali puntano su Berlino, nonostante la certezza di rendimenti negativi, QUAL E’ LA MOTIVAZIONE?  Ed ancora, e’ una situazione sostenibile nel medio e lungo termine?

    La motivazione vera è che l’IPOTESI OPERATIVA che da mesi prevale tra i money managers di mezzo mondo è che gli spread continueranno a divergere oltre quota 500. Se questo scenario si verificherà realmente e si protrarrà nel tempo, l’Italia o si metterà al passo con la Germania, procedendo con ulteriori riforme, tutte lacrime e sangue, cosa che viene vista come molto improbabile, OPPURE DOVRA’ TORNARE ALLA LIRA!

    Ecco allora rivelato l’arcano. Chi investe in titoli tedeschi dà per scontato che entro 12/24 mesi gli stati fortemente indebitati, come l’Italia e la Spagna, dovranno uscire dall’Euro e tornare alla valuta nazionale. Se questo dovesse verificarsi, comporterebbe una FORTE SVALUTAZIONE DEGLI ASSETS dei paesi fuori dall’Euro, mentre i titoli tedeschi e di altri paesi del nord Europa, come Olanda e Finlandia e Austria si rivaluterebbero automaticamente per effetto del cambio.

    Una disintegrazione dell’Euro sarebbe UNO SHOCK ENORME PER L’ITALIA,  per la Spagna ed altri Paesi deboli mediterranei.

    Diversi economisti affermano che l’uscita dall’Euro comporterebbe per l’Italia una svalutazione della nostra moneta stimata in una forbice tra il 30% ed il 50%. Seguirebbe una fortissima impennata dell’inflazione, che falcidierebbe il potere d’acquisto di noi italiani. In altre parole, ci troveremmo bruciato il 50% della nostra ricchezza!

    Ma nemmeno i tedeschi ne uscirebbero indenni. Un tale mario Draghi finanza economia bund euroscenario, specie nel breve termine, provocherebbe gravi problemi anche alla corazzata tedesca. Essendo infatti i Paesi mediterranei tra i principali acquirenti dei prodotti tedeschi, essi verrebbero meno come mercati di sbocco e perciò ANCHE LA GERMANIA conoscerebbe un periodo di crisi. Tale crisi si ripercuoterebbe immediatamente su tutta l’Europa ed a seguire sugli Stati Uniti: sarebbe crisi economica in tutto il mondo.

    In conclusione, LA DISSOLUZIONE DELL’EURO SAREBBE NEGATIVA PER TUTTI.

    E’ per questo che le autorità monetarie, con in testa la BCE di Mario Draghi, e quelle politiche, con la preparazione e la credibilità internazionale di Mario Monti, stanno cercando di  evitare il collasso! Ben si comprendono allora le parole pronunciate da Mario Draghi per ribadire che L’EURO E’ UNA SCELTA IRREVERSIBILE! Ma questo non dovrebbe essere un fatto assodato? Non è già scritto nei trattati?

    Ebbene, se il capo della Banca Centrale Europea si sente in dovere di precisarlo, SIGNIFICA CHE L’EURO E’ DAVVERO IN PERICOLO!



  • Pur di risparmiare se ne inventano di tutte. Questa davvero sta facendo clamore.

    La proposta del sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo è di quelle che facilmente suscita polemiche. E così è stato. L’idea di abolire, accorpandole, le sia pur numerose festività nazionali, sta suscitando commenti di ogni genere, tutti, prevalentemente, in senso contrario.

    festività calendario Monti lavoroL’idea è quella di slittare alla prima domenica utile le feste del 25 aprile, del primo maggio, del 2 giugno e di abolire quelle patronali, certamente le più numerose. I vantaggi? Un punto in meno per il Prodotto Interno Lordo: “è una delle chiavi per risolvere la crisi”, ha affermato il sottosegretario.

    Ma non ci sta nessuno. È una proposta che sia laici che cristiani rifiutano categoricamente: per le possibili ricadute sul turismo dei giorni festivi che, in particolare, per il legame che unisce la popolazione italiana a quel giorno di festa. Un legame fatto di rievocazione storica (abbiamo appena compiuto 151 anni di unità nazionale e 64 di Costituzione) o di religiosità popolare: nessuno dei due trascurabile.

    Anche noi non ci stiamo. Ci pare davvero poca cosa. Il punto di Pil risparmiato può benissimo essere recuperato attraverso maggiori investimenti e non sacrificando, ancora una volta, l’Italia che lavora. Altro che crescita: solo maggiore frustrazione. Come se non bastasse quella già in atto per le vicende a noi tutte note.

    Mi permetto allora chiudere con un po’ di amara ironia facendo memoria dell’antico detto “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi” invitando il sottosegretario Polillo , a non parlare con leggerezza e in modo irriverente di Dio, dei santi e di quelle feste celebrative la storia d’Italia. Per quanto ne sappia pare che Sant’Ambrogio, San Gennaro, San Francesco, Sant’Antonio, San Pietro e San Paolo, e così via tutti i santi, si dice siano “tignosi”: si infastidiscano facilmente se provocati. Meglio lasciarli stare. Al peggio non c’è limite!

     



  • Possiamo dircelo con tutta tranquillità. Anello debole della nostra istituzione scolastica è, e per ora resta (soprattutto), la scuola media.

    orientamento scuole professioniL’età particolare degli studenti coinvolti e, diciamo anche questo, un corpo docenti datato, non proprio adeguato ai linguaggi ed agli apprendimenti degli adolescenti di oggi, spesso in condizioni di precariato e di turnover esasperato, fa sì che i tre anni della scuola media rappresentino un vero e proprio stop a quella fase della vita che, proprio in quanto adolescenza, dovrebbe sviluppare talenti e orientarli verso la scelta delle superiori in modo più consapevole e dinamico.

    Un handicap che non poche conseguenze genera tra gli studenti. Tra quelle più estreme, i casi di abbandono, soprattutto al Sud, con percentuali davvero preoccupanti.

    Fare leva sulle capacità dei giovani di quella età, saperle esplorare, individuare e valorizzare consentirebbe la successiva possibilità di orientale verso la scuola superiore più idonea a quei talenti.

    Ma sono almeno due le cause perché tutto ciò non accade.

    Da una parte la scarsa conoscenza degli alunni che, invece, hanno bisogno di sentirsi accolti e incoraggiati nelle loro attitudini; dall’altra, l’incapacità degli insegnanti di ascoltarli, renderli protagonisti del loro tempo. Tutt’altro: il loro orientamento, compreso quello dei docenti delle superiori, il più delle volte, è finalizzato a una forma di reclutamento “passivo”, al solo scopo di incrementare il numero di iscritti al proprio istituto. Magari con promesse di laboratori di ogni genere, palestre o sbocchi lavorativi fuori dal comune.

    Orientare è ben altra faccenda. È dare a ciascuno le capacità di comprendere se stessi, conoscendo sempre più e meglio le proprie competenze, per poter scegliere “cosa fare da grande” in modo autonomo. È pensare alla possibilità di avvalersi di strumenti quali la rosa delle competenze o, perché non, di un vero e proprio bilancio delle competenze al fine di sollecitare un divenire sempre più intenzionale e consapevole. Magari alla luce di un Piano d’Azione individuale. Interventi che, se opportunamente progettati, sono alla portata dei giovani studenti.

    È una sfida, quella che lancio da queste pagine, con l’intento di sollecitare ad osare di più. Orientare non può ridursi a semplice recruiting quanto, piuttosto, a fare sì che ogni Istituto, qualunque sia il suo indirizzo, consenta ad ogni studente di conseguire quel bagaglio di saperi fortemente attinente alle sue aspirazioni.

    Solo così la nostra scuola sarà di qualità e autenticamente percorso di sbocco verso lavori e professionalità veramente tali.



  • Bandiera dell'Unione EuropeaL’atro ieri lo spread tra il Btp italiano ed il corrispondente Bund Tedesco ha superato di nuovo i 500 punti: un livello da allarme rosso per il Tesoro.

    Significa che lo stato italiano paga a chi acquista i suoi titoli decennali un tasso del 6,21%, mentre lo stato tedesco paga solo l’1,21%. Depurando tale tasso di interesse dall’inflazione europea si perviene ad un valore negativo: ciò significa che dopo 10 anni l’investitore si vedrà restituito un capitale svalutato.

    E’ UN VERO PARADOSSO, in quanto contrasta con il più elementare dei principi economici: se mi privo dei miei soldi e li presto a qualcuno, lo faccio perché alla scadenza avrò un capitale più alto. Invece in questo caso l’investitore italiano e non solo, pur cosciente di tale rischio, investe con pertinacia in titoli tedeschi. E’ una situazione che sembra veramente assurda.

    Ma se la maggior parte degli investitori internazionali puntano su Berlino, nonostante la certezza di rendimenti negativi, QUAL E’ LA MOTIVAZIONE?  Ed ancora, e’ una situazione sostenibile nel medio e lungo termine?

    La motivazione vera è che l’IPOTESI OPERATIVA che da mesi prevale tra i money managers di mezzo mondo è che gli spread continueranno a divergere oltre quota 500. Se questo scenario si verificherà realmente e si protrarrà nel tempo, l’Italia o si metterà al passo con la Germania, procedendo con ulteriori riforme, tutte lacrime e sangue, cosa che viene vista come molto improbabile, OPPURE DOVRA’ TORNARE ALLA LIRA!

    Ecco allora rivelato l’arcano. Chi investe in titoli tedeschi dà per scontato che entro 12/24 mesi gli stati fortemente indebitati, come l’Italia e la Spagna, dovranno uscire dall’Euro e tornare alla valuta nazionale. Se questo dovesse verificarsi, comporterebbe una FORTE SVALUTAZIONE DEGLI ASSETS dei paesi fuori dall’Euro, mentre i titoli tedeschi e di altri paesi del nord Europa, come Olanda e Finlandia e Austria si rivaluterebbero automaticamente per effetto del cambio.

    Una disintegrazione dell’Euro sarebbe UNO SHOCK ENORME PER L’ITALIA,  per la Spagna ed altri Paesi deboli mediterranei.

    Diversi economisti affermano che l’uscita dall’Euro comporterebbe per l’Italia una svalutazione della nostra moneta stimata in una forbice tra il 30% ed il 50%. Seguirebbe una fortissima impennata dell’inflazione, che falcidierebbe il potere d’acquisto di noi italiani. In altre parole, ci troveremmo bruciato il 50% della nostra ricchezza!

    Ma nemmeno i tedeschi ne uscirebbero indenni. Un tale scenario, specie nel breve termine, provocherebbe gravi problemi anche alla corazzata tedesca. Essendo infatti i Paesi mediterranei tra i principali acquirenti dei prodotti tedeschi, essi verrebbero meno come mercati di sbocco e perciò ANCHE LA GERMANIA conoscerebbe un periodo di crisi. Tale crisi si ripercuoterebbe immediatamente su tutta l’Europa ed a seguire sugli Stati Uniti: sarebbe crisi economica in tutto il mondo.

    In conclusione, LA DISSOLUZIONE DELL’EURO SAREBBE NEGATIVA PER TUTTI.

    E’ per questo che le autorità monetarie, con in testa la BCE di Mario Draghi, e quelle politiche, con la preparazione e la credibilità internazionale di Mario Monti, stanno cercando di  evitare il collasso! Ben si comprendono allora le parole pronunciate da Mario Draghi per ribadire che L’EURO E’ UNA SCELTA IRREVERSIBILE! Ma questo non dovrebbe essere un fatto assodato? Non è già scritto nei trattati?

    Ebbene, se il capo della Banca Centrale Europea si sente in dovere di precisarlo, SIGNIFICA CHE L’EURO E’ DAVVERO IN PERICOLO!



  • “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”

    Festività ItalianePur di risparmiare se ne inventano di tutte. Questa davvero sta facendo clamore.

    La proposta del sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo è di quelle che facilmente suscita polemiche. E così è stato. L’idea di abolire, accorpandole, le sia pur numerose festività nazionali, sta suscitando commenti di ogni genere, tutti, prevalentemente, in senso contrario.

    L’idea è quella di slittare alla prima domenica utile le feste del 25 aprile, del primo maggio, del 2 giugno e di abolire quelle patronali, certamente le più numerose. I vantaggi? Un punto in meno per il Prodotto Interno Lordo: “è una delle chiavi per risolvere la crisi”, ha affermato il sottosegretario.

    Ma non ci sta nessuno. È una proposta che sia laici che cristiani rifiutano categoricamente: per le possibili ricadute sul turismo dei giorni festivi che, in particolare, per il legame che unisce la popolazione italiana a quel giorno di festa. Un legame fatto di rievocazione storica (abbiamo appena compiuto 151 anni di unità nazionale e 64 di Costituzione) o di religiosità popolare: nessuno dei due trascurabile.

    Anche noi non ci stiamo. Ci pare davvero poca cosa. Il punto di Pil risparmiato può benissimo essere recuperato attraverso maggiori investimenti e non sacrificando, ancora una volta, l’Italia che lavora. Altro che crescita: solo maggiore frustrazione. Come se non bastasse quella già in atto per le vicende a noi tutte note.

    Mi permetto allora chiudere con un po’ di amara ironia facendo memoria dell’antico detto “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi” invitando il sottosegretario Polillo , a non parlare con leggerezza e in modo irriverente di Dio, dei santi e di quelle feste celebrative la storia d’Italia. Per quanto ne sappia pare che Sant’Ambrogio, San Gennaro, San Francesco, Sant’Antonio, San Pietro e San Paolo, e così via tutti i santi, si dice siano “tignosi”: si infastidiscano facilmente se provocati. Meglio lasciarli stare. Al peggio non c’è limite!