• curriculum vitae lettera accompagnamentoLetteralmente tradotto come corso della vita e degli studi, il curriculum vitae et studiorum, è la descrizione (veritiera) della situazione personale, scolastica e lavorativa, generalmente istruito al fine di una candidatura occupazionale. È il biglietto da visita per ottenere una convocazione utile a sostenere un colloquio di lavoro.

    Ditemi chi non si è esercitato con tale strumento. Ditemi anche chi, piuttosto, lo abbia utilizzato come strumento di selfmarketing: vale a dire come azione finalizzata a collocarsi, anche in tempo di occupazione, sul mercato del lavoro.

    È questa la riflessione sulla quale mi soffermo, rinviando ad altro intervento qualche nota esplicativa sulla redazione dello stesso.

    Al pari di un biglietto da visita, il curriculum vitae ci accompagna sempre durante tutto il corso della nostra attività lavorativa: è nella nostra tasca, a portata di mano, per esibirlo in tutte le occasioni nelle quali vogliamo che il nostro interlocutore, meglio se trattasi di un responsabile delle risorse umane, venga messo a conoscenza delle nostre qualità personali, degli studi svolti, delle professionalità acquisite, delle esperienze significative vissute.

    Comprenderete pertanto la risposta a chi mi chiede quando redigerlo: “subito!” o, meglio, “ieri!”. Sulla base del percorso scolastico compiuto, appena in possesso di una licenza liceale o di un diploma, o nel momento stesso in cui si sceglie di collocarsi sul mercato, il curriculum vitae deve esser lì, con noi, pronto a giocare la sua azione di selfmarketing.

    Altrettanto dicasi per coloro che un’occupazione già ce l’hanno. Per questi ultimi il curriculum vitae è strumento da aggiornare con l’attività e il ruolo svolto, specificandone mansioni, competenze esplicate, risultati raggiunti. Rafforza così l’azione di selfmarketing: perché accontentarsi di quel posto di lavoro se, mercato permettendo, è possibile ambire in aziende o, anche più semplicemente, a ruoli più prestigiosi?

    Come per la redazione di un bilancio delle competenze, un buon coach, o anche un selezionatore esperto, un counselor, può essere un riferimento importante: sia che redigiamo per la prima volta il curriculum vita, sia che lo aggiorniamo per puntare un po’ più in alto.



  • Laurearsi convieneLo scrivevamo solo pochi giorni addietro (Università, maggiore occupazione per i laureati) e, a conferma, arrivano i dati del sistema informatico Excelsior Unioncamere-Ministero del Lavoro secondo i quali quest’anno le assunzioni previste dalle aziende registreranno un crollo rispetto al 2011, e ce n’eravamo accorti, ma terranno quelle relative all’impiego di laureati, in economia e ingegneria più di ogni altra.

    Come dire, il famoso pezzo di carta serve ancora. E anche su questo avevamo espresso un nostro commento (Serve ancora il famoso pezzo di carta?). La richiesta di laureati in questo 2012 sale ancora di de punti rispetto all’anno precedente; rimane stabile quella dei diplomati mentre diminuisce quella relativa ai possessori di titoli generici, senza qualifica o formazione specifica.

    Laurearsi, allora, costituisce ancora un percorso interessante, verso il quale orientarsi, investendo energie, comprese quelle economiche, con attenzione al tipo di percorso ed alla specializzazione. L’indirizzo economico, come quello in ingegneria, ancora oggi hanno un peso ai fini della collocazione nel mercato del lavoro (rispettivamente il 56,2% e oltre il 60% dei contratti a tempo indeterminato) facendo però attenzione ad una specializzazione specifica all’interno del percorso di studi.

    Per ciò che concerne i diplomi, le richieste provengono dal settore amministrativo commerciale, da quello meccanico, da quello socio-sanitario. Il comparto informatico, c’era da aspettarselo dopo il boom degli anni precedenti, evidenzia già segnali di stallo se non di crollo vero e proprio.

    Nell’attesa di un mercato del lavoro che possa offrire maggiori opportunità di collocazione per tutti, indiscriminatamente, il consiglio è quello di ricercare esperti di orientamento e nei casi in cui si sceglie di fare da sé, orientarsi verso facoltà che aprono prospettive significative. In ogni caso, per ogni percorso di studi intrapreso, studiare con impegno e passione. Chi è valido un impiego attinente al percorso svolto lo trova.



  • Power Canopy  - Il baldacchino che produce elettricità e frescura

    Coprirsi per star freschi è il motto dei beduini del deserto che vestono, solitamente, indumenti coprenti e “caldi” per ripararsi dalle temperature estreme del Sahara.

    L’idea innovativa presentata dal giovane architetto Otto Ng, laureato al facoltoso MIT (Massachusetts Institute of Technology), è quella di ricoprire la superficie del deserto con un’istallazione fotovoltaica di nuova concezione.

    Il Power Canopy è uno speciale baldacchino a concentratore solare che svolge la duplice funzione di dissipatore di calore e generatore di elettricità.

    La parte superiore del “tendaggio” è composta da una griglia di specchi indipendenti che possono regolare la propria angolazione.  La luce solare è convogliata negli angoli della tenda e catturata da colonne fotovoltaiche che, oltre ad avere la funzione di sostegno di tutta la struttura, generano energia elettrica.

    La struttura a baldacchino permette, inoltre, di continuare a sfruttare la parte sottostante del suolo. La dispersione del calore, infatti, realizza un microclima più mite, rispetto a quelle a cui si è abituati nel deserto, adatto sia ad insediamenti abitativi che alla coltivazione.

    Applicando questa tecnologia ad appena lo 0,3% del deserto Sahariano si otterrebbe corrente a sufficienza per alimentare l’intera Europa; oltre a risolvere sostanzialmente il problema della produzione alimentare in zone desertiche.

    Speriamo che queste brillanti menti possano guidare la mano di governatori altrettanto lungimiranti.

    Power Canopy - Elettricità e agricoltura nel deserto



  • L'Alta Corte tedesca si pronuncia sul fondo Salva-StatiDue giorni con il fiato sospeso nell’attesa che l’Alta Corte tedesca si pronunciasse sulla legittimità costituzionale dell’Esm, il meccanismo salva-stati, e il Fiscal PAct: le due azioni fortemente volute dal presidente della Banca Centrale Europea, l’italianissimo Mario Draghi, recentemente approvate dall’Istituto europeo.

    E l’atteso ok è arrivato, del resto era l’ipotesi più probabile considerata la piena autonomia della decisione assunta dal consiglio della Bce. Tuttavia, gli otto giudici di Karlsruhe hanno posto un freno alla partecipazione tedesca al salvataggio dei Paesi in difficoltà, con una partecipazione limitata fino a 190miliardi di euro, senza però vincolare ogni singolo utilizzo dell’Esm al varo del parlamento, come si temeva nei giorni scorsi. Una bocciatura avrebbe messo in seria crisi, facendolo saltare, lo scudo salva spread.

    La notizia è stata commentata favorevolmente dalla stessa Angela Merkel, dal nostro capo del governo Mario Monti, dal presidente della Commissione Europea riunita a Strasburgo, José Manuel Barroso, proprio nel momento in cui teneva n discorso sullo stato dell’Unione.

    Per tutti, Merkel compresa, la presa d’atto, e la consapevolezza, della necessità di una Comunità Europea più solida, fondata su un’unità politica oltre che economica.

    Le borse di tutta Europa non attendevano altro. Sia pure senza grandi sobbalzi, fatta eccezione per il listino di Atene, hanno chiuso tutte in terreno positivo. Lo spread tra i Btp decennale e il Bund si è attestato a poco più di 340 punti.

    A quanto pare, ora ci sono le premesse affinché ogni Stato possa attuare le proprie politiche di rilancio dell’economia senza dover temere differenziali di rendimento esosi, grazie agli interventi della Banca Centrale Europea. Per ciascuno l’obbligo di metter mano seriamente ad interventi di sviluppo, in particolare a favore dell’occupazione.

     



  • Ricerca LavoroI cambiamenti della recente Riforma del Lavoro, sia di carattere strategico che operativo, e le opportunità offerte, costituiscono i contenuti del roadshow promosso dall’agenzia del lavoro Gi Group, in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che farà tappa in diverse città italiane.

    Queste le località e le date: Vicenza 19/9; Milano 24/9; Pescara 25/9; Firenze 27/9; Treviglio (Bg) 28/9; Lecco 2/10; Torino 4/10; Pollenzo (Cn) 10/10; Bologna 18/10; Saint-Vincent (Ao) 15/11. Sono da definire le date di Roma e Napoli.

    In ogni appuntamento, esperti del mondo del lavoro dibatteranno con i partecipanti sugli aspetti più salienti della riforma stessa. Sarà inoltre distribuita la guida realizzata con il Sole 24 Ore.

    La partecipazione è gratuità ma è prevista, in forma obbligatoria, l’iscrizione anticipata.

    Tutte le informazioni sul sito di Gi Group: www.gigroup.it/roadshow-riforma



  • Cresce il lusso e il lavoro nel lussoSe c’è un settore che non conosce crisi è proprio quello del lusso. Quello della moda in particolare continua a mettere a segno risultati positivi con un trend che evidenzia un dato incontrovertibile: chi aveva potere di spesa continua a spendere anche oggi. Anzi, oggi, se buon speculatore di mercati finanziari, con maggior potere di acquisto.

    Idem per le calzature e le pelli più in generale: le firme, italiane su tutte le altre, richiamano ancora molti acquirenti attirando a se, in boutique e showroom eleganti e raffinati, clienti da ogni parte del mondo. Russi, cinesi, brasiliani, giapponesi, tra nuovi e vecchi facoltosi, con enormi capacità di spesa, attratti dallo stile “made in Italy” per il quale sono ben disposti a non badare a spese. La moda in particolare è il comparto che più di ogni altro è in crescita rispetto all’anno precedente.

    E così, a fronte di una crisi che sta mettendo in ginocchio tanti settori con gravi ripercussioni sull’occupazione, a luglio la quota di disoccupazione ha raggiunto quota 10,7% con particolari ricadute sulle fasce più giovani, il mondo del lusso non solo va bene quanto è alla ricerca di figure professionali ad hoc.

    Le griffe dell’alta moda intendono investire in figure professionali vecchie e nuove: sarti, modellisti, orditori, tintori, ma anche nell’industria conciaria (addetti alle bottali, alle presse, tagliatori, al controllo qualità, …), dei profumi, come quello del fashion on-line addetti alla vendita del lusso sul web.

    Si tratta di competenze specifiche, non sempre bisognose di titoli di studio rilevanti, da acquisire attraverso corsi e stage specialistici, improntati all’acquisizione di saperi pratici, immediatamente spendibili sul mercato del lavoro. Il resto lo farà, nel tempo, l’esperienza.

    A chi ama le lingua straniere, in funzione degli acquirenti stranieri, c’è spazio per chi conosce il russo, il tedesco, le lingue orientali, oltre l’inglese che resta la lingua “universale” del commercio.

    Tra i profili più ricercati le nuove figure dei retail buyer e dei retail merchandiser, coloro chiamati a pianificare gli acquisti per l’assortimento dei vari punti vendita e di chi studiando l’andamento delle vendite, interpreta gusti e tendenze orientando l’ufficio style per le future collezioni.

    Si tratta di occupazioni tutte che di certo con cambiano lo stato della disoccupazione del paese Italia. Probabilmente solo di poche “griffate” sistemazioni: certamente di un’opportunità che non ci si può lasciare sfuggire.

     



  • Fiat Panda a metanoL’imperativo assoluto che orienta l’acquisto di una nuova vettura, in quei sempre più pochi casi in cui ci si decide ad acquistarne una, è risparmio assoluto. Risparmio nel prezzo iniziale, per i costi di esercizio, per i carburanti: questi ultimi, l’aspetto più annoso, visti i continui aumenti.

    La Fiat Panda Natural Power a metano, presenta diversi presupposti per farsi… scegliere. In particolare per ciò che concerne consumi e prestazioni. La piccola torinese, coniuga i vantaggi economici ed ecologici dell’alimentazione a metano con la potenza di un piccolo motore bicilindrico turbocompresso, il 0.9 Twin Air da 80 Cv: un record per essere il primo modello al mondo così dotato.

    Record che si ripete anche per ciò che concerne consumi ed emissioni: 3,1 kg di gas ogni 100 km. nel ciclo combinato ed emissioni di CO2 pari a 86 g/km.. Un dato quest’ultimo da costituire anche il record assoluto tra le vetture del gruppo Fiat ed uno dei valori più bassi dell’intero mercato dell’auto.

    Il bicilindrico turbocompresso, inoltre, consente a questa vettura buone prestazioni e piacere di guida, resa ancora più confortevole da alcune peculiarità di questa versione a metano – carreggiate allargate e sospensione posteriore a ponte torcente con maggiore rigidezza a rollio – e da quelle che caratterizzano la nuova versione della Panda, sicurezza soprattutto, dalla generazione precedente.

    Da qualche giorno la Panda Natural Power a metano la si può ordinare presso le concessionarie del gruppo: tre versioni per tre differenti allestimenti e relativi costi: 13.950 euro per la Pop; 14.700 la Easy; 15.950 la Lounge.

    Un tantino sopra la media per il segmento di questa vettura. Tuttavia, evidenziano da casa Fiat, si tratta di un costo che, grazie al risparmio di carburante, è possibile ammortizzare in poco più di tre anni nell’ipotetico confronto con la Panda a benzina 1.2 da 69 Cv.

    Del resto poi, immaginare un record anche nel prezzo di acquisto sarebbe stato attendersi troppo!

    httpv://www.youtube.com/watch?v=JVm3ciLvQYM



  • L’acqua è stata definita l’oro blu del terzo millennio. Ma non è una semplice trovata giornalistica o pubblicitaria per giustificare l’aumento dei prezzi sempre delle acque minerali imbottigliate.

    Volume di acqua disponibile su pianeta

    La terra è un pianeta ricchissimo di acqua, che lo ricopre per la maggior parte della superficie. Tuttavia la quasi totalità, cioè circa il 97,5%, sono acque salate e quindi non direttamente utilizzabili per le nostre esigenze quotidiane. Del restante 2,5% meno dell’1% dell’acqua dolce si trova in laghi, fiumi o bacini facilmente accessibili.

    Siamo ricchi ma la maggior parte dell’oro è nascosto o troppo costoso da estrarre.
    L’acqua dolce presente sulla terra quindi è una quantità finita che si rinnova quotidianamente in un ciclo idrologico infinito.

    La carenza d’acqua disponibile può essere risolta guardando al problema con gli occhi delle nuove tecnologie.

    Riciclo Totale – Una delle possibilità è quella di riciclare l’acqua utilizzata come si pratica dagli anni 70 a Singapore. Potrà far storcere il naso a molti ma il riciclo totale della acque di scarico è una realtà tecnologicamente matura ed affidabile.
    Il processo inizia con la raccolta delle acque reflue, di servizi, docce, lavandini, o impianti industriali.

    L’eliminazione di materiali solidi e biologici avviene in speciali impianti di depurazione che si occupano di filtrare e depurare l’acqua eliminando anche batteri e protozoi, ottenendo acqua molto simile a quella distillata per osmosi.
    In seguito l’acqua, aggiungendo sali minerali, viene mineralizzata. Una volta riportata in bacini idrici è pronta per sgorgare nuovamente dal vostro rubinetto.

    Condensa da bere – In aree particolarmente umide tutto l’anno potrebbe essere presa in considerazione la possibilità di condensare l’acqua presente nell’aria atmosferica sotto forma di umidità. In commercio vi sono diversi prodotti, grandi come un comune elettrodomestico, capaci di produrre fino a 28 litri di acqua al giorno.

    Forward osmosi – La dissalazione delle acque marine mediante osmosi inversa è una delle tecniche più utilizzate. Infatti nell’Arabia Saudita vi sono realtà in cui la maggior parte dell’acqua è prodotta da impianti di questo tipo. La nuova tecnica di forward osmosi promette di rivoluzionare il mercato, consumando meno calore ed energia abbattendo i costi del 30% rispetto alla precedente.
    La soluzione più semplice da adottare rimane sempre la manutenzione delle condotte colabrodo, affiancata ad una gestione più attenta ed efficiente delle risorse disponibili.

    Acqua



  • Autostima, una base sicuraÈ la sfida del momento alle prese, così come siamo, con avvenimenti che continuamente minano il nostro stato di salute mentale, le nostre emozioni, le nostre azioni. Ci mancava pure lo stato di crisi generalizzata che affligge, chi più chi meno, con eventi e situazioni difficilmente pianificabili e che, presi alla sprovvista, creano ulteriore stato di disagio e smarrimento.

    Sto parlando dell’autostima: di quella risorsa interiore alla quale ciascuno si aggrappa per affrontare la quotidianità.

    Ma cos’è e come accrescerla o svilupparla? In questo caso, più facile da dire che da fare.

    La sua costituzione e formazione arriva da lontano: sin dal tempo della nostra nascita e dal modo con il quale abbiamo sviluppato attaccamento e relazioni con le nostre figure parentali più vicine: genitori, nonni, fratelli in prima istanza e, successivamente, amici, insegnanti, fidanzate/fidanzati e, per ultimo, colleghi universitari o di lavoro, superiori.

    Persone tutte che hanno contribuito, chi più chi meno, più o meno consapevolmente, ma sempre “per il nostro bene” a sentirci fiduciosi delle nostre competenze, a prendere cura di noi stessi, ad essere protagonisti attivi del nostro divenire, attenti, però, anche agli altri, alle loro esigenze, al loro bisogno di autostima.

    Gli altri. Il rischio è che se abbiamo troppa o troppo poca stima di noi stessi c’è il rischio di prevaricare su chi ci circonda o, nel caso contrario, di soccombere passivamente in ogni relazione o situazione.

    Conoscere se stessi costituisce da subito un buon passo verso l’accrescimento della propria autostima. Serve per imparare a “stimarsi” e per ricercare aree e contesti di sviluppo dove potenziarla o, se è il caso, ridimensionarla. Avere chiari i propri limiti e le proprie capacità (la Rosa delle Competenze), ivi comprese quelle caratteriali, è il punto di partenza per ogni passo successivo, magari svolto alla luce di un Piano d’Azione Individuale.

    Così anche nelle relazioni con gli altri. C’è da imparare, in questo tempo di forte competizione, a comunicare con messaggi che aiutano a costruire autostima incoraggiando l’altro a far leva sulle proprie risorse, attuali e in divenire, favorendo lo sviluppo di un clima relazionale fondato sull’accoglienza, la fiducia, il rispetto. Ciò che comunemente è chiamata assertività.

    Non è mai troppo tardi per conoscersi e imparare a stimarsi. Idem per sollecitare gli altri a fare altrettanto. Ma occorre esercizio. Magari attraverso qualche buon corso motivazionale affiancato da esperti di comunicazione e tutor capaci di seguire i propri allievi nel tempo.

     



  • Risparmio e investimentiOggi, più che mai, per il risparmiatore privato fare delle scelte oculate in tema di investimenti del risparmio personale e familiare è diventata impresa ardua. I punti di riferimento storici sono andati tutti in pezzi e regnano sovrane la confusione e lo scoramento.

    Il porto sicuro degli immobili, oggi è diventato quasi una trappola: quello che per decenni ha significato ottimo reddito/rivalutazione e quasi zero tasse, oggi presenta quotazioni in calo, affitti in picchiata, tasse esose ed inoltre l’investimento è praticamente illiquido!

    I BOT/CCT/BTP da sempre erano l’impiego preferito dalle famiglie, che coniugavano una buona redditività con la sicurezza di avere lo Stato come creditore. Tutto questo oggi è assolutamente ribaltato: l’aumento vertiginoso dello Spread BTP/Bund sta a significare che l’Italia è percepita dai mercati come paese a forte rischio di insolvenza!

    Le Banche e gli uffici Postali, per lunghi anni percepiti come dei “santuari del risparmio”, operano troppo spesso in conflitto di interesse con il risparmiatore/cliente.

    L’investimento in Borsa, dopo il boom degli anni 90, nell’ultimo decennio ha distrutto valore.

    In tale situazione si tende a pensare che niente più funzioni e spesso si tengono i soldi parcheggiati in conti deposito, pensando di aver risolto il problema, che invece è solo rinviato!

    Ma davvero non esiste una soluzione? Nel mondo esistono da nessuna parte investimenti sicuri e redditizi?

    Per rispondere efficacemente bisogna fare alcune brevi considerazioni.

    Rispetto al passato molte cose nel mondo dell’economia sono radicalmente cambiate. Fino a qualche lustro fa il mondo economico ruotava intorno a tre blocchi: USA, Europa, Giappone. I Paesi emergenti pesavano molto poco e non erano determinanti per le scelte strategiche.

    Oggi la situazione è mutata radicalmente. Sono emerse potenze economiche del calibro di Cina, India, Brasile, Russia, Sud Africa (da cui l’acronimo BRICS), Corea, Messico, ecc., che oggi fanno sentire il loro peso specifico nell’economia mondiale. Esse possono contare su una popolazione giovane che costituisce manodopera a basso costo per le produzioni industriali. Ecco allora assistere, prepotentemente, alla delocalizzazione degli impianti produttivi verso questi Paesi, con impoverimento di quelli tradizionalmente manifatturieri, come il nostro.

    Tutto ciò significa che i flussi di capitale oggi prendono la via dei Paesi emergenti. Produzioni a basso costo consentono di esportare grandi quantità di merci e perciò di avere una bilancia dei pagamenti attiva. Ciò spiega come mai i Paesi emergenti, considerati tradizionalmente come ad alto rischio, oggi abbiano i conti pubblici in attivo e molti di essi siano percepiti dai mercati come Paesi solidi e meritevoli di impieghi di capitale finanziario. E ciò spiega anche la tendenziale rivalutazione delle valute di tali Paesi verso il dollaro e l’euro.

    Quindi c’è un mondo a due facce: quello della crescita (paesi Emergenti e/o già emersi) ed il mondo della stagnazione e del declino(Europa/Giappone e paesi mediterranei ).

    Inoltre è importante porsi la domanda: ma qual è il soggetto che crea ricchezza nel mondo? La risposta è quasi banale: tale soggetto è l’impresa.

    Cosa se ne deduce da tutto ciò ai fini di una corretta asset allocation degli investimenti? Una corretta scelta degli investimenti non può prescindere dalle considerazioni precedenti. E allora, cosa fare concretamente?

    Rispondere a tale interrogativo sembra a prima vista semplice. Tenendo sempre presente le proprie esigenze ed il proprio profilo di rischio, il risparmiatore non può più pensare agli investimenti come se il panorama fosse l’Italia e/o l’Europa. Visto che la polpa della crescita è concentrata nei paesi emergenti e nelle grandi/medie imprese che competono a livello mondiale, bisogna cercare di partecipare a questa grande torta.

    Esistono tutta una serie di strumenti del risparmio gestito (SICAV) che permettono l’accesso al mercato obbligazionario mondiale ed è possibile costruire portafogli di tipo personalizzato per Rischio/Durate/Rendimenti.

    Come? Non certo con il sorpassato e pericoloso metodo del fai da te! Ma facendosi consigliare da un consulente esperto. Il consulente finanziario (Financial Advisor), se fa bene il suo mestiere, nel rispetto della normativa MIFID, ha a disposizione strumenti di analisi (simulatore) che gli permettono di selezionare gli investimenti adeguati al profilo del cliente e che abbiano la massima efficienza (ovvero il maggior rendimento possibile per ogni unità di rischio).



  • Mario Draghi - Banca Centrale EuropeaMario Draghi è l’uomo del momento in Europa ed il suo nome rimbalza prepotentemente su tutti i media mondiali.

    È stato capace di annunciare che la BCE procederà all’acquisto illimitato di titoli sovrani, di durata tra 1 e 3 anni, di Paesi in difficoltà, dietro loro richiesta esplicita al Fondo Salva Stati, che metterà a disposizione le risorse finanziarie. Anche il Fondo Monetario Internazionale ha dato una sua disponibilità a partecipare all’operazione di salvataggio. Gli attori sono molto credibili, e le munizioni illimitate.

    Per la speculazione si ribalta lo scenario, e allora via con gli acquisti, e di conseguenza, giù gli Spread. Il BTP/Bund scende a capofitto fino a 350 (a luglio era a 550) e la borsa mette a segno un recupero di oltre 6% in una settimana.

    Bisogna riconoscere che il governatore Draghi ha sfoderato un grande coraggio, se si pensa che ha assunto tale decisione con il parere contrario della Bundesbank (Buba). La maggioranza a favore di Draghi è numericamente schiacciante (22 voti favorevoli ed 1 contrario), ma bisogna tener presente che la banca centrale tedesca rappresenta un paese che apporta quasi il 90% al bilancio della BCE, per cui è abituata quasi a imporre il proprio punto di vista…

    Peraltro bisogna dire che non tutti in Germania sono sulla linea della Buba. Certo, gli industriali ed il mondo produttivo sono con la banca centrale, visto che traggono grandi benefici dallo squilibrio dei tassi di interesse; essi ottengo prestiti a tassi vicini allo zero, mentre in Italia il denaro costa 4/5 punti in più. E’ una manna anche per lo stato tedesco, il cui servizio del debito costa pochissimo, e così può liberare risorse per l’economia. Tutto ciò può ben spiegare le titubanze della Merkel ed il pensiero di  buona parte dei tedeschi che non vedono di buon occhio il salvataggio dei “paesi cicala” come Italia, Spagna ed altri ancora.

    Qualcuno ha letto la mossa di Draghi in chiave di politica interna italiana, come una fase preparatoria a candidarsi tra 8 anni, scadenza del mandato alla BCE, alla presidenza Presidenza della Repubblica. E sono spuntati, sempre in Germania, anche commenti critici sul pericolo di una possibile “italianizzazione” della BCE.   Personalmente, ritengo che Il Governatore Draghi stia agendo da vero “banchiere centrale”, che dall’alto della sua indipendenza dal potere politico e possedendo informazioni esclusive sul futuro dell’economia europea, guarda avanti e prende le decisioni più appropriate nell’interesse dell’Europa tutta.

    Anche la Germania è cosciente che da sola non ce la potrebbe mai fare. E’ troppo grande per l’Europa, ma troppo piccola per il mondo. Ormai la competizione economica è per blocchi continentali, nessun paese da solo potrebbe reggere. Peraltro da un eventuale sfascio dell’euro, con la creazione di un’area economica dell’Europa del centro-nord, avrebbe l’effetto di un marco fortissimo. Da tale situazione, per prima la Germania subirebbe un grave contraccolpo sulle esportazioni e ne uscirebbe fortemente indebolita. Un esempio illuminante è la Svizzera che dall’isolamento come punto di forza, oggi ha i suoi grossi problemi di competitività, tanto che la banca centrale svizzera ha dovuto mettere un tetto al tasso di cambio del Franco.

    Perciò, visto che il crollo dell’Euro sarebbe per tutti un problema, e la sua protezione è nell’interesse dell’Europa, tutti i Paesi dovranno fare la loro parte remando dalla stessa parte, prendendo le decisioni opportune per tenere sotto controllo il debito e fare politiche rivolte fortemente alla crescita economica.



  • mozziconi per terraPer ora si tratta di due proposte in esame presso la Commissione Ambiente della Camera che presto potrebbero diventare legge dello Stato. Un ricorso legislativo che si rende necessario a fronte del malcostume di tanti fumatori e incalliti masticatori di chewing gum (in Italia se ne consumano 23mila tonnellate l’anno), tale da rappresentare un problema ambientale rilevante, da affrontare urgentemente. Pena l’ulteriore, drammatico, inquinamento del suolo da parte di queste due “sostanze”.

    Due proposte di legge, entrambe “pidielle” ma sottoscritte da parlamentari di tutti gli schieramenti, degli onorevoli Simeone Di Cagno e Giulia Cosenza, proposte in un testo unificato dal relatore Agostino Ghiglia, che prevedono sanzioni amministrative da un minimo di 100 ad un massimo di 500 euro, per chi butta “indiscriminatamente” mozziconi e gomme da masticare in terra.

    Ben venga un’iniziativa simile, a fronte che poi i controlli e le multe abbiano luogo realmente, sia pure con il rammarico di esser ricorsi ad una legge per far fronte ad un problema di buona educazione prima ancora che di civiltà.

    Il testo legislativo in esame, la discussione avverrà nella prossima settimana, prevede anche norme relative allo smaltimento delle cicche e delle gomme. Per entrambi si tratta di rifiuti speciali bisognosi di apposito decreto ministeriale. Inoltre, viene istituita la raccolta differenziata prevedendo che i Comuni si adoperino con appositi raccoglitori da collocare in strade, parchi, e luoghi ad alta aggregazione sociale. Le risorse finanziarie necessarie arriveranno dall’aumento dell’iva sugli alcolici.

    Se, a legge varata, la macchina organizzativa funzionerà e non conoscerà intoppi di alcun genere, come spesso accade per tematiche come queste, a breve godremo tutti di un suolo più pulito ed un ambiente più sano.

    I cittadini, anticipatamente, ringraziano.