• patrol-line

    Continua la crescita delle esportazioni italiane. I dati dell’Istat, relativi al mese di gennaio, evidenziano come il 2017 sia iniziato nel migliore dei modi per il commercio italiano. 

    A gennaio 2017, infatti, rispetto al mese precedente, l’export aumenta dello 0,5% e l’import diminuisce dello 0,2%. La crescita congiunturale delle esportazioni è da ascrivere principalmente all’incremento delle vendite verso il mercato extra Ue (+2,8%), mentre l’export verso la zona Ue fa registrare una variazione negativa dell’1,3%.
    patrol-lineL’aspetto più incoraggiante della rilevazione Istat riguarda però la crescita tendenziale delle esportazioni. Nel confronto con un anno fa, infatti, la variazione positiva è addirittura del 13,3%. Una crescita che, aggiustata con gli effetti del calendario (nel mese di gennaio 2017 ci sono stati 21 giorni lavorativi contro i 19 del gennaio 2o16), è comunque rilevante e si attesta sul +10,1%.

    Anche il questo caso l’incremento riguarda in misura maggiore i paesi extra Ue (19,7%), anche se c’è da registrare un ottimo rendimento anche per quanto riguarda le vendite verso l’Europa (+9%).
    La maggiore dinamicità interessa i Paesi ASEAN (+57,0% su gennaio 2016), la Russia (+39,4%), la Cina (+36,5%), gli Stati Uniti (+35,8%), il Giappone (+28,8%) e la Germania (+9,6%).

    Questo vuol dire che le imprese italiane stanno crescendo dal punto di vista dell’internazionalizzazione e dell’appeal nei confronti dei paesi esteri, conquistando mercati dalle enormi potenzialità come la Cina ed il Giappone.
    Se analizziamo, infine, le singole categorie bene si nota che la crescita tendenziale dell’export è spiegata per due punti percentuali dall’aumento delle vendite di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi, e di macchinari e apparecchi n.c.a verso gli Stati Uniti e di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, verso la Germania.
    In generale tutti i raggruppamenti principali delle industrie fanno segnare una variazione positiva maggiore del 10%, con le vendite di beni energetici che crescono addirittura del 75,7% dopo il netto calo fatto registrare negli ultimi anni.


  • sharing-economy-italia

    È stato pubblicato, oggi, in Gazzetta Ufficiale il decreto sul servizio civile universale. Sono diverse le novità introdotte dal nuovo istituto che, nell’intento dell’esecutivo, dovrebbe portare ad un ampliamento della platea dei giovani che effettuano attività di volontariato. 

    L’articolo 3 stabilisce gli ambiti di intervento del nuovo servizio civile:

    • assistenza
    • protezione civile
    • patrimonio ambientale e riqualificazione urbana
    • patrimonio storico, artistico e culturale
    • educazione e promozione culturale e allo sport
    • agricoltura in zona di montagna, agricoltura sociale e biodiversità
    • promozione della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata; promozione e tutela dei diritti umani; cooperazione allo sviluppo; promozione della cultura italiana all’estero e sostegno della comunità degli italiani all’estero.

    Una delle novità del provvedimento riguarda la ripartizione delle competenze ed il tipo di programmazione. Dovrà essere effettuato un Piano sharing-economy-italiatriennale modulato ogni anno attraverso il quale saranno stabiliti gli obiettivi e gli indirizzi generale del servizio civile, individuando le aree di intervento a seconda delle necessità.
    Sarà compito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sentita le amministrazioni competenti e le Regioni, predisporre il suddetto Piano. Lo Stato, oltre a svolgere attività di programmazione, dovrà anche provvedere all’organizzazione e all’attuazione dei servizio civile, nonché a realizzare l’accreditamento degli enti e ad effettuare i relativi controlli.

    Gli articoli 7, 8 e 9 stabiliscono poi le funzioni degli altri soggetti del servizio civile, ovvero le Regioni e le Province autonome, gli enti di servizio civile e gli operatori volontari.
    L’articolo 10 istituisce la Consulta nazionale per il servizio civile universale che sarà composta da non più di 15 membri, di cui sette scelti tra gli enti iscritti all’Albo e tra le reti degli enti maggiormente rappresentativi degli ambiti di intervento del servizio civile; due saranno scelti dal coordinamento degli enti; quattro dalla Rappresentanza nazionale; uno designato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e uno dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani.
    La Consulta sarà un organo di consultazione, riferimento e confronto sulle questioni inerenti il servizio civile.

    Per quanto riguarda la realizzazione del servizio civile, c’è la possibilità di effettuarlo sia in Italia che all’estero. Il numero di volontari, specifica il decreto, non dipenderà dal numero di domande ricevute, ma dalla risorse assegnate annualmente al Fondo nazionale per il Servizio Civile.
    Possono partecipare tutti i giovani italiani e stranieri regolarmente soggiornanti in Italia di età compresa tra i 18 ed i 28 anni.
    L’articolo 16 conferma che il servizio civile non è assimilabile ad una forma di lavoro subordinata e non comporta la cancellazione e la sospensione dalle liste di collocamento.
    Per quanto riguarda, infine, la durata, quest’ultima può andare da minimo 8 mesi fino a massimo 12 mesi.


  • bando isi agricoltura 2016

    L’agricoltura è sempre stata uno strumento attraverso il quale le mafie hanno esercitato il controllo sul territorio. Un potere, tra le altre cose, particolarmente redditizio e che è diventato ancora più remunerativo negli ultimi anni. 

    Ce lo dice il Rapporto Agromafie 2017, realizzato da Coldiretti, Eurispes e dall’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. Il volume d’affari generato, l’anno scorso, dalle attività economiche agroalimentari controllate dalla criminalità organizzata ammonta a 21,8 miliardi di euro, in aumento bando isi agricoltura 2016addirittura del 30% rispetto al 2015.
    Le cosche sono attive in diversi comparti del mondo agroalimentare. Il più classico è quello della ristorazione: secondo il rapporto Agromafie, la criminalità organizzata possiede oltre 5.000 locali, controllando attività commerciali sia nelle grandi metropoli come Roma e Milano che nelle piccole città del Mezzogiorno.
    Il controllo dell’economia agricola si manifesta, però, anche attraverso pratiche come il caporalato e la gestione dei prezzi dei raccolti e della distribuzione.
    Il business dell’agromafia si allarga, inoltre, all’estero grazie alll’Italian Sounding e alla contraffazione dei prodotti italiani, due pratiche estremamente redditizie e sulle quali la mafia ha messo gli occhi e le mani da diversi anni.

    Il controllo dell’economia agricola da parte delle cosche è quindi capillare ed abbraccia tutto il territorio italiano. Non sono, infatti, solo le province del Mezzogiorno ad essere pervase dal potere mafioso, ma anche alcune realtà del Nord. In testa alla graduatoria, insieme a Reggio Calabria, troviamo infatti Genova e Verona. Nella top ten ci sono poi altre realtà del Sud come Catanzaro, Palermo, Caltanissetta, Catania, Caserta, Napoli e Bari.
    “Sulle agromafie non si può abbassare la guardia – ha dichiarato il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, intervenuto nel corso della presentazione del rapporto – . Il mio ministero nelle attività di controllo ha fatto un salto di qualità enorme negli ultimi anni penso ai 370mila controlli in tre anni che abbiamo realizzato autonomamente come ministero. E’ segno di un’attività molto capillare – ha concluso Martina -, bisogna andare avanti sapendo che alcune aree come quelle interne sono particolarmente riguardate dal fenomeno agromafie”.


  • coopstartup romagna

    Parte Coopstartup Romagna, il bando per la creazione di nuove cooperative lanciato da Legacoop Romagna e Coopfond in collaborazione con Alleanza 3.0 e Legacoop Emilia Romagna. 

    Il concorso si inserisce all’interno del più ampio progetto Coopstartup che dal 2013 ad oggi ha coinvolto diversi territori e contribuito alla nascita di 22 cooperative. L’obiettivo dell’iniziativa è far conoscere la forma cooperativa ai giovani che vogliono aprire una startup. Oggi il modello di business delle startup si coopstartup romagnabasa sulla massimizzazione del profitto, perseguita attraverso la rapida crescita del valore dell’impresa e la conseguente vendita ad un attore privato. Parliamo di un sistema spesso incapace di produrre valore economico e sopratutto sociale sul territorio.
    La startup cooperativa parte, invece, da altri presupposti, valutando il profitto sociale un principio cardine per intraprendere un’attività d’impresa. Coopstartup intende così coniugare l’alto potenziale innovativo del modello startup con i valori del sistema cooperativo.

    Coopstartup Romagna abbraccia ovviamente la ratio del progetto lanciato da Legacoop e Coopfond. Possono partecipare al concorso:

    • gruppi composti da almeno 3 persone, in maggioranza di età inferiore ai 40 anni, che intendano costituire un’impresa cooperativa con sede legale e operativa nelle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna.
    • cooperative costituite a partire dal 1 giugno 2016, composte in maggioranza da soci di età inferiore ai 40 anni, con sede legale e operativa nelle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna.

    Gli ambiti di attività dei progetti imprenditoriali devono riguardare, invece, i seguenti settori:

    • salute, cambiamenti demografici e benessere;
    • sicurezza alimentare, agricoltura sostenibile, ricerca marina e marittima e bioeconomia;
    • energia sicura, pulita ed efficiente;
    • trasporti intelligenti, ecologici e integrati;
    • azione per il clima, efficienza delle risorse e materie prime;
    • società inclusive, innovative e sicure;
    • industrie culturali e creative (cultura, arte, spettacolo, valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico, artigianato digitale, informatica, design, moda);
    • promozione e valorizzazione turistica del territorio.

    Le domande di partecipazione, corredate da descrizione dell’idea imprenditoriale e curriculum dei membri del team, vanno presentate online sulla piattaforma di Coopstartup Romagna entro le ore 14:00 del 31 Maggio 2017. Tutti i partecipanti potranno seguire un corso di formazione a distanza svolto attraverso la modalità e-learning. Entro il 15 luglio 2017 le persone iscritte dovranno presentare il proprio progetto modificandolo in base alle indicazioni fornite durante il corso.
    Verranno poi selezionati i 20 gruppi migliori che avranno la possibilità di svolgere un corso di formazione di 3-5 giorni che consentirà loro di sviluppare al meglio l’idea d’impresa, grazie anche all’aiuto di un tutor.
    Entro il 15 dicembre, infine, i partecipanti dovranno predisporre il progetto imprenditoriale realizzando un business plan e un video, non professionale, di presentazione del progetto. Nella primavera del 2018 verranno proclamati i 4 vincitori che riceveranno un contributo a fondo perduto di 12mila euro. Avranno, inoltre, la possibilità di accedere ad altri prodotti finanziari messi a disposizione da Coopfond e di beneficiare di una fase di accompagnamento post-startup, nei 36 mesi successivi alla costituzione delle nuove cooperative o allo sviluppo per quelle già costituite, a prezzo convenzionato garantito da Legacoop Romagna e svolto in collaborazione con i partner del progetto.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il bando.

     


  • unicredit start lab 2016

    Da domani fino al 31 luglio 2017 potranno essere inviate le proposte progettuali per partecipare alla seconda edizione di Startcoop, il bando lanciato da Confcooperative per favorire lo sviluppo di nuove imprese cooperative che hanno sede legale o operativa nella provincia di Forlì Cesena. 

    Negli ultimi anni il mondo della cooperazione è molto attivo sul fronte dello sviluppo di nuove imprese cooperative. Più volte vi abbiamo parlato dei bandi di Coopstartup e CoopUp, lanciati rispettivamente da Legacoop e Confcooperative. Sono avvisi che guardano con interesse al mondo dell’innovazione e delle startup, promuovendo però un modello di sviluppo vicino ai valori cooperativi.
    unicredit start lab 2016Lungo questa linea si muove anche il bando Startcoop. “Intendiamo stimolare creatività e ingegno al servizio dello sviluppo imprenditoriale del nostro territorio – dichiarano il presidente di Confcooperative Mauro Neri e il direttore Mirco Coriaci   favorendo la nascita di nuove imprese cooperative. In questo progetto abbiamo ancora una volta ottenuto il sostegno e la collaborazione di molti amici della cooperazione, mi riferisco agli istituti di credito, a Multifor e a tutti coloro che contribuiscono a vario titolo. A tutti va il nostro ringraziamento. Crediamo che aiutare nuove cooperative a nascere sul territorio significhi sostenere lo sviluppo stesso di quel territorio e le sue opportunità occupazionali”. 

    Il bando è rivolto a tutti, senza limiti di età per i singoli partecipanti. Saranno tre i progetti premiati che riceveranno un controvalore di 12.000, 8.000 e 5.000 euro, composti da un contributo economico, uno spazio co-working dove avviare e svolgere la propria attività nell’ambito dei CoopUp inaugurati lo scorso anno a Forlì e a Cesena, un programma di progettazione di immagine aziendale e una pagina su social network.
    Confcooperative mette a disposizione dei vincitori anche un tutor aziendale per aiutarli nello sviluppo del progetto. Ci sarà, infine, la possibilità di seguire un percorso di accompagnamento che si svolgerà nei mesi di settembre ed ottobre, e di partecipare agli eventi di formazione organizzati all’interno di CoopUp Forlì – Cesena.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il sito di Startcoop.


  • impresa-sociale

    Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo statuto della Fondazione Italia Sociale, il nuovo ente privato istituito con la riforma del Terzo settore che avrà il compito di finanziare progetti innovativi ad alto impatto sociale. 

    impresa-socialeLa Fondazione, come specifica l’articolo 10 della legge n.106 del 6 giugno 2016, avrà nel dettaglio lo scopo di “sostenere, mediante l’apporto di risorse finanziarie e di competenze gestionali, la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi da parte di enti del Terzo settore, caratterizzati dalla produzione di beni e servizi con un elevato impatto sociale e occupazionale e rivolti, in particolare, ai territori e ai soggetti maggiormente svantaggiati”.
    La stessa legge specifica che l’ente non sostituirà lo Stato nel sostegno agli enti non profit, ma al contrario svolgerà una funzione sussidiaria.
    In tanti hanno definito la Fondazione come l’ “Iri del sociale”, ovvero un ente che è stato per anni l’emblema dell’intervento dello Stato italiano nell’economia nazionale, prima di sprofondare sotto il peso dei debiti accumulati.

    L’intento del legislatore è, invece, di  aumentare gli investimenti privati nel sociale promuovendo la cultura del dono e dando la possibilità a quegli enti che hanno difficoltà nell’accesso al credito di reperire le risorse necessarie per portare avanti progetti dall’elevato impatto sociale.
    La dotazione iniziale della Fondazione Italia Sociale sarà di un milione di euro derivante da risorse pubbliche, come stabilito dalla Legge di Stabilità 2015. La maggior parte del patrimonio dell’ente sarà però rappresentato da donazioni di soggetti privati che hanno interesse nell’investire nel sociale e dai proventi derivati da campagne di crowdfunding.
    Il sistema di finanziamento, dunque, è di natura mista anche se viene applicato il principio di prevalenza dell’impiego di risorse provenienti da soggetti privati.



  • Legacoopsociali, ovvero l’organizzazione di rappresentanza delle cooperative sociali iscritte a Legacoop, esprime la propria contrarietà nei confronti di alcune delle novità del decreto immigrazione, prossimo alla discussione in Senato.

    Uno degli aspetti più problematici del provvedimento riguarda i cooperatori sociali che gestiscono le strutture di accoglienza. In merito il testo recita che “nello svolgimento delle operazioni di notificazione di cui al comma 3-ter, il responsabile del centro o della struttura è considerato pubblico ufficiale ad ogni effetto di legge”.
    Attribuire una funzione pubblica ad un cooperatore significa svuotare di senso il concetto stesso di cooperatore sociale, ovvero una figura che ha il compito lavorare per l’integrazione del migrante attraverso un’operazione di mediazione tra le istituzioni locali, la società ospitante ed il migrante stesso.
    Assegnargli il ruolo di pubblico ufficiale significa, secondo Legacoopsociali, effettuare “una sovrapposizione impropria in termini di opportunità poiché lesiva della relazione fiduciaria fondante l’efficacia dell’agire sociale che deve operare in un’ottica di sensibilizzazione bidirezionale migrante – società ospitante, assicurando al primo la necessaria equidistanza dalle istituzioni funzionale all’esercizio della propria cittadinanza attiva nella comunità locale”.

    L’aspetto, però, più reclamizzato del nuovo decreto immigrazione è l’aumento del numero dei cosiddetti Cie, (Centri di identificazione ed espulsione), strutture che si sono fatte conoscere quasi solo per le violazioni dei diritti umani e per i loro costi elevati.
    A causa della scarsa collaborazione dei paesi di provenienza in merito alle richieste di identificazione degli ospiti da parte dello Stato italiano, i migranti sono costretti a rimanere nei Cie vivendo tra l’altro in condizioni igienico sanitarie estremamente precarie.
    Il sovraffollamento delle strutture e la cattiva gestione da parte degli operatori privati trasformano così i Cie in vere e proprie prigioni per migranti.

    Con il decreto immigrazione i Cie cambieranno nome diventando Cpr, Centri di permanenza per il rimpatrio, e soprattutto si moltiplicheranno, passando dai 6 attuali a 20, uno per regione. Dovrebbe aumentare anche il numero complessivo degli ospiti, che passerà dagli attuali 700 a circa 2.000.
    Alla luce di tutti questi elementi Legacoopsociali ritiene che il potenziamento dei centri di espulsione, così come “ogni tipo di azione o di provvedimento che determini l’incremento di provvedimenti amministrativi di espulsione caratterizzati da automatismo e da assenza di adeguata valutazione delle situazioni individuali”, sia una misura inefficace per la gestione dei flussi migratori, soprattutto se non accompagnata da un maggiore e migliore dialogo con i paesi di provenienza che di fatto ostacolano le procedure di rimpatrio.


  • miur-bandi

    Il Miur ha pubblicato l’avviso pubblico per il potenziamento dell’educazione all’imprenditorialità. L’obiettivo del bando, per il quale sono stati stanziati 50 milioni di euro, è sviluppare lo spirito di iniziativa e la cultura d’impresa delle giovani generazioni attraverso progetti innovativi nelle scuole. 

    Nello specifico le azioni dell’avviso devono riguardare le seguenti linee di intervento:

    • conoscenza delle opportunità e delle modalità del “fare impresa”, con attenzione a tutte le sue forme (es. classica, sociale, cooperativa e loro articolazioni);
    • promozione della cultura d’impresa, con particolare attenzione allo sviluppo dello spirito d’iniziativa, della propensione al rischio, dell’educazione al fallimento e al successo e alla consapevolezza della responsabilità sociale degli attori economici;
    • competenze per lo sviluppo di un’idea progettuale in opportunità d’impresa attraverso tutte le sue fasi;
    • sviluppo delle competenze organizzative e relazionali come la capacità di lavoro di squadra, di pianificazione e comunicazione.

    miur-bandiNell’avviso trovano spazio, dunque, tutte le forme imprenditoriali, da quella tradizionale passando per il modello dell’impresa sociale, paradigma che dovrebbe trovare nuovo lustro con la riforma del Terzo settore e con il conseguente decreto sull’impresa sociale prossimo alla pubblicazione.
    Uno degli aspetti fondamentali dell’avviso è la collaborazione tra scuola e territorio. Per educare al meglio i giovani alla cultura d’impresa è fondamentale far conoscere loro le migliori esperienze del territorio, attuando dei percorsi di alternanza scuola lavoro nelle migliori realtà locali.
    Il bando prevede, infatti, che i progetti, la cui dotazione massima sarà di 18.000 euro, debbano presentare le seguenti caratteristiche:

    • approcci innovativi: progetti che siano in grado di coinvolgere lo studente valorizzando il suo spirito d’iniziativa e superando la logica della didattica frontale;
    • rapporto con il territorio: coinvolgimento delle migliori realtà del territorio per rafforzare il rapporto tra scuola e tessuto economico locale;
    • contenuti: le proposte devono essere fortemente orientate alla pratica, oltre a sviluppare le competenze professionali dello studente;
    • programmazione delle attività: le iniziative previste devono svolgersi in orario diverso da quello delle attività curriculari e possono avere durata biennale.

    Possono partecipare al bando tutte le istituzioni scolastiche statali di secondo grado, con il coinvolgimento, attraverso partenariati e collaborazioni, di imprese, associazioni, amministrazioni centrali e locali, fondazioni, enti del terzo settore, università, centri di ricerca, operatori qualificati, reti già presenti a livello locale.
    Ciascun progetto sarà suddiviso in 3 moduli della durata minima di 30 ore. Ci sarà una prima fase, denominata “fase di ingresso”, nel corso della quale è previsto il più ampio coinvolgimento della comunità scolastica e dove, oltre ad effettuare percorsi di educazione all’imprenditorialità, dovranno essere implementate anche le competenze professionali e digitali degli studenti.
    Il secondo modulo, denominato “apertura territoriale”, vedrà il coinvolgimento degli altri attori territoriali (imprese, soggetti attivi nel campo dell’innovazione ed istituzioni) attraverso collaborazioni specifiche e veri propri hackaton tra studenti.
    L’ultimo modulo (“percorsi di accelerazione”) prevede programmi di accelerazione e di incubazione delle idee migliori emerse nelle prime due fasi.
    I progetti possono essere inviati online dalle ore 10.00 del 22 marzo 2017 alle ore 15.00 dell’11 maggio 2017.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    • Lavoro – Verso modifica legge sui voucher. Buoni lavoro solo per famiglie e imprese senza dipendenti, tetto a 5mila euro.
    • Terzo settore – Censimento non profit: scadenza il 10 aprile. Prorogata la data di scadenza dell’indagine Istat sul terzo settore.
    • Agroalimentare – Pesca: il libro blu dell’Aci. Necessaria semplificazione e regolamentazione quote pesce spada.
    • Bandi – 130 milioni per i contratti di filiera contributi per gli investimenti dalla Regione Emilia Romagna.
    Gli appuntamenti:
    • Dal 24 al 26 marzo, a Milano, si svolgerà la terza edizione del Book Pride, la fiera degli editori indipendenti promossa da ODEI.


  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    • Terzo settore – Approvata legge sulla povertà. Assegno da 480 euro per i più poveri, coinvolte 400mila famiglie.
    • Cooperative – Nasce l’app Legacoop news. Ogni giorno notizie e ricerche sul mondo della cooperazione.
    • Terzo settore – Fiaschi: tagli al sociale colpiscono Comuni. Tagliate prestazioni come assistenza domiciliare e case famiglia.
    • Cooperative – Anche l’Aci a Fa’ la cosa giusta. Portato un progetto per rilanciare le aree terremotate attraverso le coop di comunità.
    Gli appuntamenti:
    • Il 16 e il 17 marzo, dalle 9 alle 17,30, presso la Casa della Cooperazione a Torino, ci sarà la seconda edizione del corso di formazione “Empowerment Cooperativo”, organizzato da Irecoop Piemonte.


  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:
    • Sabato 18 marzo, presso il Palazzo dei Contratti e delle Manifestazioni di Bergamo, si terrà il convegno “Imprese cooperative tra presente e futuro” organizzato da Coesi e Confcooperative Bergamo.

  • 8-marzo

    La cooperativa è la forma d’impresa più amata dalle imprenditrici italiane. Lo afferma Maurizio Gardini, presidente dell’Alleanza delle Cooperative italiane, che attraverso i dati sull’occupazione femminile fa luce sulle capacità inclusive del mondo delle coop. 

    La cooperazione – dichiara Gardini – resta la formula imprenditoriale più amata dalle imprenditrici italiane. Registra, infatti, il maggior numero di donne 8-marzonelle posizioni apicali: il 26% contro il 16% degli altri modelli. Anche l’occupazione è a predominanza rosa: su 1,3 milioni di occupati delle cooperative italiane il 53,8% sono donne. Questo perché le cooperative favoriscono la conciliazione vita – lavoro“.
    Per aumentare il numero di occupati nell’universo femminile e di conseguenza la competitività delle imprese italiane è fondamentale sviluppare modelli contrattuali flessibili, contemplando le esigenze personali dei lavoratori. Ancora oggi le donne sono costrette a rimandare la maternità per paura di non vedere rinnovato il proprio contratto di lavoro e a subire in merito pressioni costanti in merito da parte del datore di lavoro.

    Lo stesso Gardini sottolinea come una donna su quattro non cerca o perde addirittura il lavoro proprio per l’impossibilità di conciliare la vita privata con le mansioni lavorative. È evidente, dunque, come le politiche di conciliazione siano ancora piuttosto deboli ed inefficaci.
    I problemi, purtroppo, non si fermano qui. La disuguaglianza riguarda, infatti, anche le differenze salariali e la presenza femminile nei ruoli apicali delle aziende e della PA.
    Come riporta Oxfam, una donna in media guadagna il 23% in meno di un uomo. Una differenza sostanziale che Oxfam prevede possa essere colmata tra (forse) 170 anni!

    Capiamo benissimo, dunque, quanto sia ancora distante la piena parità di genere sul luogo di lavoro, un valore nel quale il mondo della cooperazione crede fortemente e che proverà a perseguire anche a livello europeo: “Questa stessa sensibilità e cultura – ha dichiarato Gardini – la portiamo anche in Europa perché sia più coesa, più unita, tanto che stiamo lavorando attivamente per la costruzione di un network di donne cooperatrici all’interno di Cooperatives Europe, fortemente voluto dalla Commissione Donne e Parità dell’Alleanza Cooperative”.