Continua la crescita delle esportazioni italiane. I dati dell’Istat, relativi al mese di gennaio, evidenziano come il 2017 sia iniziato nel migliore dei modi per il commercio italiano.
A gennaio 2017, infatti, rispetto al mese precedente, l’export aumenta dello 0,5% e l’import diminuisce dello 0,2%. La crescita congiunturale delle esportazioni è da ascrivere principalmente all’incremento delle vendite verso il mercato extra Ue (+2,8%), mentre l’export verso la zona Ue fa registrare una variazione negativa dell’1,3%.
L’aspetto più incoraggiante della rilevazione Istat riguarda però la crescita tendenziale delle esportazioni. Nel confronto con un anno fa, infatti, la variazione positiva è addirittura del 13,3%. Una crescita che, aggiustata con gli effetti del calendario (nel mese di gennaio 2017 ci sono stati 21 giorni lavorativi contro i 19 del gennaio 2o16), è comunque rilevante e si attesta sul +10,1%.
Anche il questo caso l’incremento riguarda in misura maggiore i paesi extra Ue (19,7%), anche se c’è da registrare un ottimo rendimento anche per quanto riguarda le vendite verso l’Europa (+9%).
La maggiore dinamicità interessa i Paesi ASEAN (+57,0% su gennaio 2016), la Russia (+39,4%), la Cina (+36,5%), gli Stati Uniti (+35,8%), il Giappone (+28,8%) e la Germania (+9,6%).
Questo vuol dire che le imprese italiane stanno crescendo dal punto di vista dell’internazionalizzazione e dell’appeal nei confronti dei paesi esteri, conquistando mercati dalle enormi potenzialità come la Cina ed il Giappone.
Se analizziamo, infine, le singole categorie bene si nota che la crescita tendenziale dell’export è spiegata per due punti percentuali dall’aumento delle vendite di mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi, e di macchinari e apparecchi n.c.a verso gli Stati Uniti e di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, verso la Germania.
In generale tutti i raggruppamenti principali delle industrie fanno segnare una variazione positiva maggiore del 10%, con le vendite di beni energetici che crescono addirittura del 75,7% dopo il netto calo fatto registrare negli ultimi anni.


triennale modulato ogni anno attraverso il quale saranno stabiliti gli obiettivi e gli indirizzi generale del servizio civile, individuando le aree di intervento a seconda delle necessità.
addirittura del 30% rispetto al 2015.
basa sulla massimizzazione del profitto, perseguita attraverso la rapida crescita del valore dell’impresa e la conseguente vendita ad un attore privato. Parliamo di un sistema spesso incapace di produrre valore economico e sopratutto sociale sul territorio.
Lungo questa linea si muove anche il bando Startcoop. “Intendiamo stimolare creatività e ingegno al servizio dello sviluppo imprenditoriale del nostro territorio – dichiarano il presidente di Confcooperative Mauro Neri e il direttore Mirco Coriaci – favorendo la nascita di nuove imprese cooperative. In questo progetto abbiamo ancora una volta ottenuto il sostegno e la collaborazione di molti amici della cooperazione, mi riferisco agli istituti di credito, a Multifor e a tutti coloro che contribuiscono a vario titolo. A tutti va il nostro ringraziamento. Crediamo che aiutare nuove cooperative a nascere sul territorio significhi sostenere lo sviluppo stesso di quel territorio e le sue opportunità occupazionali”. 
La Fondazione, come specifica l’articolo 10 della
Attribuire una funzione pubblica ad un cooperatore significa svuotare di senso il concetto stesso di cooperatore sociale, ovvero una figura che ha il compito lavorare per l’integrazione del migrante attraverso un’operazione di mediazione tra le istituzioni locali, la società ospitante ed il migrante stesso.
Nell’avviso trovano spazio, dunque, tutte le forme imprenditoriali, da quella tradizionale passando per il modello dell’impresa sociale, paradigma che dovrebbe trovare nuovo lustro con la riforma del Terzo settore e con il conseguente decreto sull’impresa sociale prossimo alla pubblicazione.
Lavoro – Verso modifica legge sui voucher. Buoni lavoro solo per famiglie e imprese senza dipendenti, tetto a 5mila euro.
nelle posizioni apicali: il 26% contro il 16% degli altri modelli. Anche l’occupazione è a predominanza rosa: su 1,3 milioni di occupati delle cooperative italiane il 53,8% sono donne. Questo perché le cooperative favoriscono la conciliazione vita – lavoro“.