• bcc riforma

    Sarà Augusto dell’Erba il nuovo presidente di Federcasse, l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. 

    Dell’Erba, già presidente della Cassa Rurale di Castellana Grotte, della Federazione Puglia e Basilicata delle BCC, del Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo e del Fondo Temporaneo, succederà ad Alessandro Azzi che ha rassegnato oggi le proprie dimissioni.
    La decisione di fare un passo indietro era già maturata nel 2015, quando cioè è iniziato il percorso di auto-riforma delle BCC. Concluso l’iter normativo che ha portato al riordino di tutto il credito cooperativo italiano, Azzi ha presentato ha lasciato l’incarico dopo oltre 25 anni alla presidenza di Federcasse.
    “Lascio, come annunciato, alla fine di un percorso riformatore che ha l’obiettivo di traghettare in modo adeguato il Credito Cooperativo italiano nel nuovo, impegnativo scenario dell’Unione Bancaria” ha dichiarato Azzi.

    bcc riformaL’ex presidente di Federcasse si è detto soddisfatto per i contenuti della riforma negoziata con il Governo, un provvedimento che, nonostante i malumori iniziali, è riuscito alla fine a salvaguardare il principi cardine delle banche di credito cooperativo, come il voto capitario e soprattutto quello delle risorse indivisibili.
    La prima scrittura del decreto tradiva iquest’ultimo principio consentendo alle BCC con un patrimonio netto di almeno 200 milioni di euro di trasformarsi in SpA pagando un’imposta del 20%. La norma è stata modificata successivamente imponendo a quegli istituti finanziari che vogliono uscire dal sistema delle BCC di trasferire l’attività bancaria ad un’altra società.

    Superata la questione relativa al mantenimento delle risorse indivisibili, Federcasse non è riuscita al momento ad ottenere la costituzione di una holding unica a capo dell’intero sistema. Ad Iccrea, infatti, dovrebbe affiancarsi la Cassa Centrale Banca che rappresenterà molte banche del Nord Est e del Mezzogiorno. “Mi sono battuto con passione ed energia per una soluzione unitaria che i fatti hanno certificato, al momento, non possibile. E’ questo – conclude Azzi – certamente un rammarico personale, ma chi guiderà da domani il Credito Cooperativo non dovrà mai perdere di vista l’obiettivo di un’ auspicabile unità basata sul dna cooperativo di tutte le BCC italiane, che sono un incommensurabile patrimonio per il nostro Paese“.


  • granarolo

    Il Gruppo Granarolo potrebbe varare a breve un bond da 40-60 milioni di euro, con l’obiettivo di rafforzare la propria posizione finanziaria e di conseguenza espandere la presenza sui mercati esteri. 

    L’indiscrezione viene dal quotidiano Milano Finanza, secondo il quale il gruppo cooperativo guidato da Gianpiero Calzolari avrebbe deciso di ricorrere al mercato granarolofinanziario per ottimizzare la struttura dell’indebitamento finanziario e continuare i propri investimenti all’estero. Negli ultimi anni Granarolo ha portato avanti una strategia commerciale votate alla diversificazione produttiva e all’internazionalizzazione.
    Ci sono stati investimenti di peso in Australia, Nuova Zelanda, Cina, Brasile, ma anche in Europa. Nei mesi scorsi il gruppo cooperativo aveva annunciato l’acquisto di quote di partecipazione di due società di distruzione, Matric Italgross e Comarsa, aziende leader nel campo della distribuzione di prodotti alimentari italiani rispettivamente in Svezia e Svizzera.

    Proprio il mercato europeo, secondo Milano Finanza, sarà l’oggetto dei prossimi interventi della cooperativa per rimediare alla crisi della domanda interna che ha causato ingenti perdite alle aziende agroalimentari italiane, specie quelle di piccola dimensione.
    Di qui la decisione di ricorrere al mercato finanziario tramite l’emessione di un bond. Nelle intenzioni di Granarolo c’è quella di varare un’obbligazione finanziaria a tasso fisso non superiore al 3,5% e della durata complessiva che va da 5 a 8 anni. L’operazione dovrebbe essere condotta da Bnp Paribas e Deutsche Bank e riguardare un numero limitato di investitori. Tra i soggetti interessati pare ci possa essere anche Cassa Depositi e Prestiti, disposta ad investire attraverso il fondo Sviluppo Export.
    Sempre secondo Milano Finanza in futuro Granarolo potrebbe decidere di effettuare un grosso investimento negli Stati Uniti (si parla di circa mezzo miliardo di euro), il tutto però è condizionato dai ricavi dell’emissione del bond.


  • bando-disabili-sport

    Fondazione Vodafone mette a disposizione 1,6 milioni di euro per le idee ed i progetti che favoriscono la diffusione della pratica sportiva tra persone con disabilità fisiche, sensoriali ed intellettivo-relazionali in Italia. 

    L’obiettivo della call è avvicinare sempre di più i disabili allo sport. Per raggiungere questo intento i partecipanti possono proporre iniziative che abbracciano diverse aree d’intervento, dalla “semplice” diffusione della cultura sportiva fra le persone disabili e le loro famiglie passando per lo sviluppo di programmi di inclusione nelle scuole e la creazione di ausili innovativi per favorire la pratica sportiva tra i disabili.
    Possono partecipare al bando i seguenti soggetti:

    • Società e Associazioni Sportive che non perseguono fini di lucro;
    • Federazioni Sportive Paralimpiche (FSP);
    • Federazioni sportive nazionali paralimpiche (FSNP);
    • Discipline sportive paralimpiche (DSP);
    • Discipline sportive associate paralimpiche (DSAP);
    • Centri avviamento sport paralimpico (CASP);
    • Enti di promozione sportiva paralimpica;
    • Organizzazioni di volontariato;
    • Cooperative sociali o consorzi di cooperative sociali;
    • Associazioni e fondazioni.
    • Imprese sociali

    bando-disabili-sportI partecipanti potranno realizzare due tipi di progetti. Uno di rilevanza sovra-locale o nazionale, ovvero capace di aumentare l’inclusione sportiva coinvolgendo grandi gruppi di persone (disabili, famiglie, allenatori o associazioni a livello nazionale). Per questo tipo di progetti Fondazione Vodafone ha stanziato 1,2 milioni di euro che verranno erogati attraverso finanziamenti a fondo perduto. Sarà la Fondazione stessa a decidere la somma da erogare per ciascun progetto indipendentemente dalla cifra richiesta.

    Possono essere inviati anche progetti locali con impatto e dimensione a carattere territoriale, portati avanti da associazioni o società particolarmente radicate sul territorio. In questo caso Fondazione Vodafone mette a disposizione 400mila a patto che il partecipante sia riuscito a raccogliere almeno il 50% necessario per la realizzazione del progetto attraverso operazioni di crowdfunding. Con il meccanismo del matching grant Fondazione Vodafone provvederà ad investire il resto del capitale.
    Nella valutazione delle proposte verranno considerati l’impatto sociale, l’esperienza professionale dei proponenti, la fattibilità e la sostenibilità economica del progetto, il grado di innovazione e di replicabilità dell’idea.
    C’è tempo fino al 31 gennaio 2017 per presentare la domanda. Per ulteriori informazioni potete leggere il regolamento  e consultare la FAQ messa a disposizione da Fondazione Vodafone.

     



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:
    • Venerdì 20 gennaio alle ore 11, presso la sala conferenza della Camera di Commercio di Ferrara si terrà l’incontro “La responsabilità sociale d’impresa come modello produttivo territoriale inclusivo e sostenibile” organizzato dalla cooperativa sociale Il Germoglio.


  • LINK 2007, la rete che unisce diverse organizzazioni non governative italiane, ha voluto dare il proprio contributo alla discussione sulle politiche di accoglienza redigendo un documento destinato al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Interno, al Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, alle Commissioni parlamentari competenti, ai Sindaci, ai Presidenti di regione e di provincia autonoma, alle associazioni, agli enti e agli operatori del settore.

    L’associazione fornisce alcuni consigli programmatici al Governo volti a superare la fase emergenziale e a sviluppare un sistema basato sull’inclusione attiva degli ospiti. LINK 2007 intende nello specifico offrire un contributo propositivo “sulla base di approfondimenti e analisi fondati sulla propria esperienza di cooperazione internazionale e di aiuto umanitario e sulla conoscenza di molti dei paesi di provenienza, delle condizioni che favoriscono l’emigrazione, delle culture di tali paesi, delle aspirazioni degli immigrati, delle difficoltà che incontrano nell’inserimento e nell’integrazione, dei problemi che la loro presenza può talvolta generare nelle comunità non adeguatamente preparate ad accoglierli“.

    Il documento distingue le migrazioni per lavoro e quelle forzate, ovvero dettate da persecuzioni subite nei propri paesi d’origine, differenziando anche le link-2007-immigrazionescelte politiche da adottare in base alle diverse esperienze migratorie.
    Per quanto riguarda l’immigrazione strutturale o per ragioni di lavoro, la rete di organizzazioni non governative propone innanzitutto la regolarizzazione di chi studia o ha avuto occasioni di lavoro nell’ultimo biennio; si tratta di una regolarizzazione doverosa per chi ha già iniziato un percorso di inserimento effettivo nella società italiana.
    Fondamentali anche le politiche attive di integrazione. I migranti dovranno essere impegnati in attività lavorative insieme ai giovani senza lavoro ed attivare attraverso il lavoro forme di scambio culturale. Tali forme occupazionali dovranno essere integrate con un reddito di inclusione.

    LINK 2007 sottolinea inoltre quanto sia importante coinvolgere gli enti locali e le associazioni che operano sul territorio. La dimensione locale e partecipativa deve diventare, infatti, uno dei principi guida delle politiche di accoglienza.
    Per quanto riguarda, invece, l’immigrazione forzata, l’associazione rilancia gli stessi principi, sostenendo inoltre che sia necessario “seguire e potenziare con una più regolare programmazione la via, positivamente sperimentata, dei corridoi umanitari che garantiscono ingressi legali e assistiti assicurando dignità alle persone in estremo bisogno di protezione”.
    Uno dei più grandi problemi del sistema di accoglienza italiano è la lentezza burocratica nell’esaminare le pratiche di richiesta di asilo, provocando il sovraffollamento delle strutture di ospitalità. Per evitare questi ritardi ed impedire che alcuni migranti mentano sulle proprie storie di vita pur di ricevere la protezione internazionale, bisognerà prevedere dei canali di ingresso regolare per lavoro in modo da tracciare al meglio tutti i flussi.


  • rigenerazione-urbana

    Dieci storie di rigenerazione urbana raccontate all’interno di un’unica pubblicazione. 

    La collana editoriale Newfabric di Pacini Editore ha lanciato la call PRiNT, rivolta a operatori del settore pubblico, enti del terzo settore e della società civile o gruppi informali che hanno portato avanti progetti di rigenerazione territoriale.
    Il bando intende stimolare il discorso pubblico sull’innovazione sociale fornendo spunti teorici e pratici a chi vuole sviluppare progetti rigenerativi. L’intento della call rigenerazione-urbanaè fornire, dunque, un contributo attivo alle politiche di sviluppo delle comunità locali, soprattutto quelle incentrate sulla fiducia e le relazioni collaborative.
    Nella scelta dei progetti verranno selezionati quelli che hanno portato un significativo cambiamento sociale, culturale ed economico ai territori di riferimento. Si privilegerà quei racconti che daranno spazio non solo al progetto in sé ma anche al pensiero che ha ispirato l’azione di rigenerazione.

    Oggi le città, anche e soprattutto nelle zone abbandonate, possono rappresentare luoghi di incontro e di creazione di valore. Non parliamo solo di ricchezza economica, ma di relazioni umane e sociali, anch’esse in grado di produrre valore misurabile.
    Diffondere, dunque, le esperienze migliori in tema di rigenerazione urbana significa promuovere un modello di sviluppo più inclusivo, partecipativo e radicato sul territorio, un sistema di co-produzione che è il presente ed il futuro delle comunità locali.

    I partecipanti (persone singole, associazioni, cooperative, consorzi, fondazioni, enti pubblici ed enti di ricerca) dovranno inviare una cartella di 2.000 battute spazi inclusi entro il 31/01/2017 all’indirizzo newfabric@pacinieditore.it. Insieme al contributo scritto i partecipanti potranno decidere di inviare massimo 10 foto ritenute significative per il racconto.
    I progetti verranno valutati in base alla loro originalità, alla coerenza tra i principi ispiratori e l’effettiva realizzazione del progetto, il livello di coinvolgimento dei portatori d’interesse del progetto ed il grado di rigenerazione e di impatto sociale nella comunità di riferimento.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:
    • Giovedì 26 gennaio, alle ore 18, presso l’Università Bocconi a Milano, ci sarà la presentazione del libro Imprese ibride, scritto da Paolo Venturi e Flaviano Zandonai.

  • startup-cooperative-1

    Sono 6.745 le startup innovative iscrive nel Registro speciale delle imprese alla fine di dicembre 2016. Unioncamere ha diffuso i dati relativi al quarto trimestre del 2016 evidenziando come il numero di startup innovative sia in crescita di 382 unità rispetto al trimestre precedente (+6% nel confronto con il mese di settembre). 

    Continua, dunque, la crescita delle nuove imprese ad alto contenuto innovativo nel nostro Paese grazie soprattutto all’impulso dei giovani. Come evidenzia il rapporto di Unioncamere, infatti, le startup innovative a prevalenza giovanile (under 35) sono 1.538, il 22,80% del totale contro una quota del 7% tra tutte le società di capitali.
    La startup innovativa è ormai la forma d’impresa che rappresenta i giovani e la loro voglia di sperimentare soluzioni nuove per rispondere ai bisogni dei cittadini. Lo fanno sia attraverso mezzi di tipo tecnologico che tramite progetti di innovazione sociale.

    Ma quanti sono i giovani ed in generale le persone che quando decidono di avviare una startup scelgono la forma cooperativa? Ancora troppo poche. Secondo i startup-cooperative-1dati di Unioncamere, infatti, nel 2016 le startup innovative con formula cooperativa sono solo 127 e rappresentano l’1,89% del totale delle startup iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese.
    La regione guida non è la Lombardia come avviene per le altre forme d’impresa (il 22,4% delle startup innovative ha sede in Lombardia ed il 15,4% a Milano), ma le Marche con 23 unità. Seguono l’Emilia Romagna con 15 e la Puglia con 12.
    La maggior parte (26) appartengono al settore produzione software e consulenza informatica, mentre 22 a quello di ricerca e sviluppo.
    Si tratta in via definitiva di numeri esigui che testimoniano la scarsa conoscenza del modello cooperativo tra chi vuole avviare un’attività d’impresa a contenuto innovativo. Le cooperative vengono percepite come uno strumento perfetto per aiutare soggetti svantaggiati o aggregare produttori agricoli, ma viene sottovalutato il ruolo che possono interpretare sia nell’universo dell’innovazione tecnologica che sociale.

    Ci sono, però, due dati moderatamente incoraggianti per il mondo della cooperazione. Il 31,5% delle startup cooperative sono a prevalenza giovanile contro il 22,8% di tutte le startup. I numeri sono ancora migliori se guardiamo alla componente femminile. Le startup innovative con una prevalenza femminile sono 921, il 13,65% del totale; nelle startup cooperative, invece, quelle con una componente prevalente femminile sono il 29%, in percentuale più del doppio rispetto alle altre forme d’impresa.
    Nonostante, dunque, i dati assoluti siano deludenti, la forma cooperativa rimane ancora uno strumento di auto-imprenditorialità, soprattutto per le donne e per i giovani, contribuendo a colmare i gap di genere ed inter-generazionali.


  • istruzione-italia

    L’Italia fatica a crescere e quando lo fa non riesce ad includere la fasce più deboli della popolazione. Non a caso il nostro Paese si trova addirittura al 27° posto nella classifica sull’”Inclusive Development Index” nei 30 paesi più industrializzati, elaborata dal World Economic Forum.

    Negli ultimi giorni si parla tanto della crescita delle povertà e delle disuguaglianze, sia in Italia che su scala globale. Il Governo darà il via libera nei prossimi giorni al Reddito di Inclusione sociale, uno strumento di assistenza per i più poveri con l’obiettivo di contrastare la povertà ed aumentare il livello di inclusione di chi sta ai margini della società.
    La classifica del WEF è solo l’ennesima dimostrazione di come l’Italia abbia trascurato i problemi legati alla crescita inclusiva, sottovalutando le conseguenze della crisi sulla classe media. Uno degli effetti della recessione è stato proprio l’allargamento della fascia di persone a rischio povertà assoluta.
    Oggi i nuovi poveri sono i giovani e chi ha un lavoro ma non percepisce una retribuzione adeguata per poter beneficare dei servizi medici o per acquistare beni essenziali come quelli alimentari.

    istruzione-italiaMa quali sono gli aspetti che condannano l’Italia nelle retrovie della graduatoria sull’Inclusive Development Index? Sono cinque, nello specifico, gli indicatori per i quali l’Italia fa registrare il secondo peggiore risultato tra gli stati analizzati: infrastrutture digitali, inclusione finanziaria, occupazione produttiva, etica della politica e delle imprese e proprietà di case e asset finanziari.
    Preoccupa, però, anche la situazione di scuola e sanità. L’Italia, infatti, è solo 28esima per qualità dell’istruzione e per i servizi e le infrastrutture sanitarie.
    Ritornano, dunque, i soliti problemi strutturali del nostro Paese, ovvero la qualità dei servizi e la diffusione su tutto il territorio delle infrastrutture, non solo quelle legate ai trasporti ma anche quelle digitali.
    Secondo il rapporto vanno innanzitutto rivisti gli indicatori per misurare la crescita: da questo punto di vista sarebbe molto utile inserire degli strumenti che misurino l’impatto sociale dell’azione imprenditoriale.
    L’Italia fa meglio, invece, per quanto riguarda il livello delle retribuzioni (nono posto), l’accesso all’istruzione (14°) e le disposizioni fiscali (19°).
    Ai primi posti della graduatoria troviamo la Norvegia, davanti a Lussemburgo, Svizzera, Islanda, Danimarca e Svezia.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:
    • Mercoledì 18 gennaio, alle ore 9:30 a Base Milano, ci sarà la presentazione del primo anno di lavoro di Milano sei altro, il progetto di Welfare in azione e Fondazione Cariplo per la creazione di nuove soluzioni di welfare comunitario per la conciliazione vita/lavoro.

     


  • swg-cooperative

    Il 2016 porta con sé un rendimento ambivalente per le cooperative. Nel periodo post-crisi le coop hanno rappresentato un ottimo strumento di resilienza, mantenendo inalterati i livelli occupazionali e fornendo ai lavoratori un’alternativa alle imprese fallite grazie ai workers buyout. 

    Nel 2016, però, secondo i dati di Unioncamere, sono aumentate le cooperative che hanno aperto delle procedure fallimentari, andando in controtendenza rispetto alle altre forme d’impresa. In generale, infatti, nei primi undici mesi del 2016 sono diminuiti i fallimenti rispetto all’anno precedente, passati da 12.583 a 11.655 (-7,4%).
    Le cooperative ed i consorzi, invece, classificati nella categoria “altre forme”, hanno visto aumentare il numero di procedimenti fallimentari del 13,2%.
    Per quanto riguarda le singole regioni, tutte presentano un minor numero di fallimenti, fatta eccezione per Sardegna (+19,3%), Basilicata (+14,3%) e Sicilia (8,8%).

    swg-cooperativeIl mondo della cooperazione mostra però un buon rendimento in termini di nascita di nuove imprese, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo gli ultimi dati del Centro studi di Confcooperative, nel 2016 sono nate circa 6mila cooperative, di queste il 47% è operativo al Sud.
    Oggi la forma cooperativa rappresenta una risorsa fondamentale per chi possiede pochi capitali da investire, ma vuole avviare un’attività d’impresa. Per essere competitivi diventa essenziale aggregarsi e condividere il rischio imprenditoriale con altri soggetti. Ecco perché la cooperativa è uno degli strumenti migliori per chi vuole fare impresa al Sud.
    I settori più dinamici sono quelli dell’agroalimentare e della cooperazione sociale. Secondo Confcooperative, infatti, il 70% delle nuove coop agroalimentari nasce nel Mezzogiorno, una percentuale che diventa del 60% per le cooperative sociali.
    Il mondo del sociale nel Meridione mostra una buona vivacità anche dal punto di vista del valore della produzione, dato in aumento del 45,6%; mentre, sempre al Sud, il comparto agricolo, vittima della crisi della domanda interna e dell’embargo russo, vede crescere il valore della produzione “solo” del 23,3%.


  • welfare-aziendale

    Fino a qualche anno fa era una figura quasi mitologica, oggi si avvicina sempre più alla realtà. Secondo l’organizzazione non governativa Oxfam, infatti, nei prossimi 25 anni potrebbe nascere il primo trilionario nella storia dell’umanità. 

    La nascita di una figura di questo tipo sarebbe la diretta ed inevitabile conseguenza delle diseguaglianze della società contemporanea. Il progresso economico e sociale sta attraversando una fase di involuzione piuttosto evidente: il reddito non riesce a reggere il ritmo dell’innovazione tecnologica, la politica sembra aver perso la via della redistribuzione welfare-aziendaleammiccando alla rappresentanza degli interessi forti.
    Non è un caso, dunque, che sempre meno persone gestiscano la maggior parte della ricchezza mondiale. Secondo Oxfam, le otto persone più ricche della Terra hanno messo insieme nel 2016 la stessa ricchezza di metà della popolazione globale, ovvero 3,6 miliardi di persone.
    Basterebbe solo questo dato per rendere l’idea di quanto sia forte la concentrazione del potere economico nelle mani di poche persone.

    Nella storia dell’umanità sono sempre esistite delle oligarchie economiche che influenzano le decisioni politiche. Oggi, secondo Oxfam, questo fenomeno è più evidente: i grandi ricchi riescono ad ottenere leggi su misura per mantenere e/o aumentare il proprio patrimonio. Lo chiamano capitalismo clientelare e rischia di scatenare fenomeni di disagio sociale in tutto il mondo.
    L’Italia non è un’eccezione. Nel nostro Paese il 20% più ricco possiede quasi il 70% della ricchezza disponibile. In Italia la crescita delle diseguaglianze è testimoniata dall’andamento dei redditi. Il miglioramento delle retribuzioni, infatti, non corrisponde ad una vita migliore per le classi meno agiate.
    Il 45% del miglioramento del livello dei redditi ha interessato solo il 20% più ricco degli italiani. Questo vuol dire che quando aumenta la ricchezza non avviene una distribuzione più equa della risorse e che il benessere collettivo non è più direttamente proporzionale alla crescita. Questo è un problema che il capitalismo e la società democratica sono chiamati ad affrontare con urgenza per evitare l’implosione di tutto il sistema.
    Per questo condividiamo e rilanciamo l’appello di Oxfam ai potenti del mondo che si riuniranno domani a Davos in occasione del World Economic Forum. Ridurre le diseguaglianze è una missione etica che non può lasciarci indifferenti.