• Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:
    • Lunedì 16 gennaio e martedì 17 gennaio si svolgerà a Lecce l’evento “Seconda Borsa della Responsabilità sociale – Ri-generiamo la comunità. La Fondazione sfida il Salento” organizzato dalla Fondazione di Comunità del Salento.


  • Cara di Mineo e Cona sono espressioni di un modello di accoglienza che rifiuta nei fatti la dignità umana. Le inchieste giudiziarie sugli appalti, le condizioni igienico sanitarie precarie nelle quali sono costretti a vivere i migranti, la scarsa professionalità degli operatori, le proteste degli ospiti e l’assenza di percorsi di inclusione personalizzati hanno rivelato il fallimento totale del sistema italiano dei centri di accoglienza per i richiedenti asilo. 

    Ma c’è di più. All’interno dell’opinione pubblica, quando si parla di cooperative, la prima associazione mentale che viene effettuata è quella con tutti i Cara di Mineo ed i Cona di questo mondo. Le vicende giudiziarie sull’accoglienza dei migranti hanno coinvolto, infatti, tante cooperative e consorzi, gettando delle ombre pesanti tutto il mondo della cooperazione.
    Viviamo in una società dove lo stereotipo e la disinformazione viaggiano se è possibile ancora più velocemente che in altre epoche storiche. Come sappiamo bene, la tecnologia ha reso potenzialmente virale qualsiasi contenuto d’impatto, indipendentemente dalla sua veridicità o universalità.
    Lo scandalo Mafia Capitale si è inserito dentro un contesto di fiducia verso le istituzioni ai minimi storici, di rabbia per la corruzione dominante e di paura per l’aumento dei flussi migratori. Le vicende di Buzzi e Carminati non hanno fatto altro che acuire i timori e le percezioni dei cittadini, rafforzando il sentimento contro l’establishment e contro chi ha rapporti più o meno istituzionali con la politica: in questo caso le cooperative.

    Accade così che le coop diventino una massa indistinta di organizzazioni che effettua attività di volontariato e che riceve – in maniera più o meno lecita – soldi pubblici attraverso gli appalti. Parti di verità diventano, dunque, affermazioni assolutiste e ben radicate nell’immaginario collettivo.

    A differenza delle imprese tradizionali le cooperative godono di uno status giuridico e fiscale diverso. Agli occhi della “persona comune” sono spesso equiparate alle associazioni di volontariato, come se il fatto di dover ripartire gli utili con i soci le escluda de facto dall’essere considerate come un’impresa.
    Accade così che le coop diventino una massa indistinta di organizzazioni che effettua attività di volontariato e che riceve – in maniera più o meno lecita – soldi pubblici attraverso gli appalti. Parti di verità diventano dunque affermazioni assolutiste e ben radicate nell’immaginario collettivo.
    Se succede, quindi, che una cooperativa vinca un appalto in maniera irregolare, sfruttando le amicizie con il politico di turno e finanziando in maniera illecita quest’ultimo, allora tutte le cooperative, senza possibilità di distinzione alcuna, diventano il simbolo della corruzione italiana.

    Guardate bene, le colpe all’interno del mondo della cooperazione sono enormi e risiedono principalmente nel fatto di non essersi dotati degli anticorpi giusti contro questi fenomeni di devianza. I controlli sono stati troppo blandi o in alcuni casi addirittura assenti, per questo motivo le organizzazioni di rappresentanza devono recitare un mea culpa.
    Non a caso in questi mesi è in corso all’interno di Confcooperative, Legacoop e Agci un processo di riflessione e revisione interna che porterà alla formazione di una nuova e unica associazione di rappresentanza (Alleanza delle Cooperative italiane) e ha già portato ad una proposta di legge contro il fenomeno delle false cooperative.

    Il pregiudizio e lo stereotipo, però, come sappiamo, sono difficili da sradicare. Molti, ad esempio, non sapranno che nel settembre 2016 Confcooperative aveva sospeso la cooperativa Ecofficina Edeco che gestisce il famigerato campo di Cona, in provincia di Venezia, e che è oggetto di diverse inchieste giudiziarie. Lo scorso 2 gennaio moriva all’interno della struttura Sandrine Bakayoko, ragazza ivoriana di 25 anni, ospite di Cona in attesa di conoscere la risposta alla sua richiesta di asilo.
    Gli altri migranti presenti nel centro hanno denunciato i ritardi dei soccorsi, chiamati dagli operatori diverse ore dopo che Sandrine ha accusato il malore, provocando in maniera più o meno indiretta il decesso della ragazza. La morte di Sandrine Bakayoko ha scatenato la protesta dei migranti che per diverse ore hanno occupato il campo prima dell’intervento delle forze dell’ordine.
    Il centro di Cona ospita quasi 1.500 migranti, ricalcando di fatto il “modello dei grandi numeri” del Cara di Mineo. La scelta di Confcooperative di sospendere la coop Ecofficina veniva prima di tutto dalla non-condivisione del modello di accoglienza portato avanti dalla cooperativa.

    Nei mesi scorsi l’Alleanza delle Cooperative ha firmato con l’Anci ed il Ministero dell’Interno la Carta della Buona Accoglienza, un documento con il quale gli enti coinvolti si impegnano ad implementare un sistema di accoglienza basato sui piccoli numeri, su percorsi di inclusione personalizzati e sul miglioramento della professionalità degli operatori che gestiscono i centri. È ovvio che le cooperative non possano gestire da sole gli ospiti, ma necessitano di figure professionali adeguate, soprattutto dal punto di vista medico-sanitario. Agire con piccoli numeri di ospiti e potenziare percorsi di accoglienza che tengano conto delle esigenze diverse dei migranti è la soluzione ad un problema di civiltà e di ordine pubblico che affligge ormai da anni l’Italia. È quello che chiedono le cooperative, quelle vere.

    Vi invitiamo a tal proposito a leggere questo pezzo di Roberto Baldo, presidente di Federsolidarietà Veneto, e di ascoltare il suo stesso intervento a Radio Uno.
    Baldo spiega il rapporto tra Confcooperative e la coop Ecofficina e racconta alcune esperienze di accoglienza virtuose portate avanti da tante cooperative sociali, in Veneto come nel resto d’Italia. Parliamo, ad esempio, della cooperativa CSC Cadore che sta sviluppando un progetto di agricoltura sociale coinvolgendo i richiedenti asilo e le persone con disabilità nella coltura sperimentale del carciofo del Cadore (specialità che cresce solo in questa zona).
    Le coop non sono, quindi, una massa indistinta. Presentano, come tutte le imprese, delle differenze enormi tra di loro, poiché operano in campi profondamente diversi e soprattutto sono gestite da persone con sensibilità, spirito imprenditoriale e senso etico per forza di cose differenti.
    Sembra ovvio, ma la percezione collettiva racconta un’altra storia.



  • Le notizie del giorno di CoopTG:

    Gli appuntamenti:

    • Domani alle ore 14:30 presso la Casa della cooperazione, a Torino, si terrà il seminario “Accettare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un processo condiviso: il caso del governo del territorio”. organizzato dall’Istituto nazionale di urbanistica con il patrocinio di Confcooperative Piemonte.


  • Cucine, tablet, accessori, capi di abbigliamento e gadget. Sono tanti i beni mobili utilizzati durante Expo 2015 che necessitavano di una “nuova vita” dopo la fine dell’evento. 

    La società Expo 2015 Spa e Fondazione Triulza hanno scelto la strada della sostenibilità e del rifiuto dello spreco, due temi non a caso al centro dell’edizione italiana di Expo. Per questo motivo le due organizzazioni hanno firmato nel dicembre 2015 un Protocollo d’Intesa con il quale si impegnavano a riassegnare gratuitamente i beni mobili utilizzati durante la manifestazione.
    Sono stati indetti cinque bandi diversi per la cessione gratuita di:

    • attrezzature di cucina utilizzate nei cluster;
    • tablet in uso durante Expo 2015;
    • abbigliamento e accessori in dotazione ai FOP (Field Operator) ;
    • abbigliamento e accessori in dotazione ai volontari;
    • gadget di marca e brandizzati Expo Milano 2015.

    Alla fine sono arrivate più di 3.500 domande, la maggior parte delle quali provenienti da organizzazioni non profit, ma anche da scuole, comuni ed enti pubblici con sede non solo nella provincia di Milano, ma in tutta Italia. Il bando che ha visto maggiori richieste è stato quello per le attrezzature da cucina con addirittura 1.209 domande.
    Alla fine sono state scelte 194 organizzazioni assegnatarie tramite la procedura del sorteggio. Sul sito di Fondazione Triulza trovate l’elenco di tutti i beneficiari dei beni mobili.
    Solitamente quando l’Italia organizza una grande manifestazione si contraddistingue per l’inefficienza della gestione post-grande evento. In questo caso, invece, si è proceduto rapidamente all’assegnazione dei beni utilizzati. Un atto doveroso, ma non scontato nel momento in cui svanisce l’attenzione mediatica sull’evento.


  • vino coop

    Ogni impresa vitivinicola dedica in media 100 giornate lavorative per adempiere alle pratiche burocratiche. Controlli sanitari, certificazioni e pratiche di vario genere portano allo sfinimento gli operatori del settore. 

    Il nuovo Testo unico del vino, entrato in vigore oggi, nasce proprio con l’obiettivo di ridurre la burocrazia per gli operatori del settore. Secondo Coldiretti con il nuovo provvedimento ci sarà un abbattimento del 50% dei tempi burocratici.
    Il Testo unico del vino effettua innanzitutto un’azione di razionalizzazione ricomprendendo in un’unica legge di 90 articoli tutte le disposizioni in materia di vino coopproduzione e commercializzazione del vino.
    Una delle principali novità riguarda i controlli. Sono circa 20 gli enti con i quali si devono confrontare quasi quotidianamente gli operatori vinicoli. Il Testo unico impone il coordinamento dei controlli e la condivisione delle informazioni per evitare che le aziende siano sottoposte a verifiche ripetute e ripetitive.
    Tutti i risultati dovranno confluire nel Registro unico dei controlli dove verrà riportata ogni informazione sugli operatori.
    Il principio della semplificazione viene adottato anche sul piano delle sanzioni. Viene introdotto, infatti, il cosiddetto “ravvedimento operoso” che trasforma in multe ridotte tutte le sanzioni amministrative comminate per irregolarità solo formali.

    Ma l’operazione effettuata dalle istituzioni italiane con il Testo unico non è solo di semplificazione burocratica, ma riguarda a 360 gradi tutto il comparto vinicolo. Si agisce, ad esempio, anche sul versante della tutela della tradizione dei vini italiani, con delle azioni per la salvaguardia dei vigneti eroici e storici. Sono previsti inoltre specifici interventi di ripristino, recupero e salvaguardia dei vigneti situati in aree a rischio idrogeologico o di particolare pregio paesaggistico.
    Migliorerà anche la tracciabilità: saranno introdotti, infatti, dei sistemi di informazione sull’etichetta che attraverso il Qr code aiuteranno il consumatore a capire la provenienza del vino.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:
    • Inizierà domani alle ore 9, presso la sede di Irecoop a Faenza, un ciclo di sei seminari organizzato da Irecoop e Confcooperative Ravenna.


  • La Corte Costituzionale boccia il quesito del referendum sull’articolo 18 richiesto dalla Cgil. 

    Al termine di due ore di udienza la Consulta ha emesso il proprio verdetto ritenendo inammissibile il quesito referendario che chiedeva la re-introduzione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Tra le tante modifiche apportate al mercato del lavoro dal Jobs Act, quella più discussa è sicuramente la norma sui licenziamenti illegittimi. Per aumentare la flessibilità all’interno del singolo rapporto di lavoro, il Governo ha sostituito la reintegra in caso di licenziamento senza giusta causa con un indennizzo economico.
    La Cgil ha raccolto in questi mesi oltre 3 milioni di firme per “l’abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi“, chiedendo l’ampliamento delle tutele per i lavoratori. Nello specifico il sindacato richiedeva l’estensione della reintegra a tutte le aziende con più di 5 dipendenti e non solo alle imprese con più di 15 lavoratori.

    La Corte Costituzionale ha dato invece parere positivo sui due quesiti riguardanti l’abolizione dei voucher e la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore. Negli ultimi mesi c’è stato un vero e proprio boom dei voucher, strumenti che sono nati per regolamentare prestazioni di lavoro occasionali, soprattutto nel settore agricolo e per determinate categorie di lavoratori (studenti e pensionati), salvo poi diventare di fatto un meccanismo per regolare veri e propri rapporti di lavoro subordinati.
    L’estensione dei settori di applicazione a comparti come l’edilizia ed i trasporti e l’aumento del tetto salariale dei voucher percebili da 5.000 a 7.000 euro, ha portato ad un aumento incredibile delle vendite (addirittura +27.000% nel 2016 rispetto al 2008).

    L’ammissibilità del referendum sui voucher viene giudicata come un successo dalla Cgil che, nonostante il parere negativo sull’art.18, commenta in questi termini: “Siamo molto soddisfatti del risultato relativo ai referendum sui voucher e sulla responsabilità appaltante-appaltatore. Il primo in particolare – dichiara Vittorio Angiolini, avvocato che ha rappresentato la Cgil – è di estrema importanza e riguarda una vasta platea di persone. Sull’art. 18 prendiamo atto e rispettiamo la decisione della Corte Costituzionale, aspettando di conoscere le motivazioni nella sentenza, non appena sarà depositata”.


  • disoccupazione-italia

    Il Banco cooperativo emiliano si fonda con Emil Banca dando vita così alla seconda banca di credito cooperativo italiana per numero di sportelli e di impiegati (dietro solo alla BCC di Roma). 

    Sono infatti 84 filiali e oltre 700 i dipendenti del nuovo istituto di credito; sono invece 137 mila i clienti, 44 mila i soci e ben 6 le province di competenza: cinque in Emilia (Parma, Reggio, Modena, Bologna e Ferrara) e una in Lombardia (Mantova). Nasce così un gruppo cooperativo di grande dimensioni che abbraccia in pieno la ratio della recente riforma delle BCC, un provvedimento che spinge gli istituti di credito all’aggregazione e alla condivisione delle sofferenze bancarie.
    disoccupazione-italiaLa fusione dovrà essere ratificata dai soci delle due banche il 12 febbraio, ma ha già avuto l’ok della Banca d’Italia e del Fondo transitorio del credito cooperativo. L’operazione è resa possibile proprio grazie all’attività del Fondo che si è fatto carico delle sofferenze del Banco cooperativo emiliano acquistando 140 milioni di crediti ed erogando un prestito irredimibile di 30 milioni.
    Il patrimonio della nuova banca sarà di 300 milioni di euro, con una raccolta totale di 4,7 miliardi ed un capitale sociale di 97 milioni.

    L’incorporazione del Banco cooperativo emiliano in Emil Banca arriva dopo due anni di perdite dell’istituto reggiano, per cui la scelta di confluire in Emil Banca era pressoché obbligata, anche alla luce delle direttive del Governo.
    La maggior parte della governance della Bcc sarà in capo ai vertici di Emil Banca.
    “Queste banche si fondono perché dietro c’è un progetto industriale che vede una grande opportunità di mettere insieme due realtà su un territorio omogeneo, molto ricco e con molte potenzialità” ha dichiarato Giulio Magagni presidente di Emil Banca. “In più abbiamo pensato di mettere in piedi questo percorso di aggregazione per mettere in sicurezza il Banco Emiliano che dopo la fusione con Cavola ha avuto problemi di stabilità interna, soprattutto dal punto di vista patrimoniale”



  • È attiva dal 2013 ma, fatta eccezione per gli operatori del settore, pochi la conoscono. Il Ministero dello Sviluppo economico ha elaborato una piattaforma dove è possibile controllare tutti i prezzi della benzina.

    Si chiama Osservaprezzi carburante e nasce per attuare l’articolo 51 della legge 23 luglio 2009 n. 99, recante Misure per la conoscibilità dei prezzi dei carburanti. In una prima fase l’obbligo di comunicazione riguardava solo gli impianti autostradali, dal 16 settembre 2013, invece, la norma interessa tutte le stazioni di benzina. Ciascun impianto dovrà comunicare i seguenti dati:

    • i prezzi praticati per tutte le tipologie di carburanti erogati.
    • con esclusivo riferimento ad una sola forma di vendita per ciascuna tipologia di carburante commercializzato e, se tale forma di vendita è presente presso l’impianto interessato durante l’intero orario di apertura e per la relativa tipologia di carburante, è riferito alla sola vendita effettuata mediante sistemi self service e senza avvalersi dell’operatore.

    La comunicazione dei prezzi dovrà essere effettuata con cadenza settimanale ed è obbligatoria anche per gli aumenti infrasettimanali. In caso contrario verranno applicate delle sanzioni ai danni dei responsabili degli impianti di distribuzione.
    La piattaforma permette anche di cercare il prezzo della benzina per zona e tipo di carburante. Le tante persone che viaggiano sulle autostrade italiane possono inoltre indicare il proprio percorso e consultare i prezzi delle diverse stazioni che incontreranno durante il tragitto.
    Si tratta, dunque, di un servizio molto utile perché consente ai cittadini e alle tante cooperative di trasporto di essere costantemente aggiornati sulle variazioni dei costi e sulla convenienza economica di una stazione rispetto ad un’altra. È disponibile anche l’App sia per i dispositivi Android che iOS (le valutazioni dell’App da parte degli utenti sono molto negative).
    Per comunicare i prezzi i responsabili degli impianti di distribuzione dovranno effettuare l’accreditamento sulla piattaforma e compilare l’applicativo fornito dal Mise.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    • Cooperative – Federcasse: modificare norma su imposte differite. Le Bcc chiedono di essere equiparate alle altre banche.
    • Non profit – Adozioni in diminuzione in Italia. Cina primo paese di provenienza dei bambini adottati
    • Agroalimentare – Emergenza maltempo: distrutti 30mila ettari. Chiuso stabilimento Granarolo a Gioia del Colle, ortofrutta al collasso
    • Bandi – Un master su Economia, Management e Innovazione sociale. Il corso organizzato dall’Università Tor Vergata e Human Foundation.
    Appuntamenti:
    • Venerdì 13 gennaio, alle ore 17:00, presso la Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, in Piazza Maggiore a Bologna, ci sarà “Le nostre radici del futuro”, l’evento per celebrare i 70 anni di Confcooperative Bologna.

  • reddito-di-inclusione

    L’Italia è al momento l’unico Paese europeo a non avere uno strumento a sostegno dei più poveri. E le famiglie in condizioni di povertà assoluta non sono certamente poche. 

    Secondo i dati Istat nel 2015 sono 1.582.000 le famiglie che non riescono a sostenere i costi di bollette, medicinali, servizi di trasporto e beni alimentari. Il numero di poveri ammonta invece a 4.518.000, presentandosi in netta crescita rispetto al periodo pre-crisi. Basti pensare che nel 2006 erano 1.660.000 gli italiani in stato di povertà assoluta: oggi sono quasi triplicati.
    La lotta contro la povertà deve diventare, dunque, una priorità assoluta del Governo. Nei giorni scorsi l’Alleanza contro la povertà, ovvero un insieme di 35 soggetti, tra i quali Cgil, Cisl e Uil,  l’Anci, la Caritas e l’Acli, ha lanciato un appello per l’approvazione della legge delega di introduzione del reddito di inclusione.
    Il Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha sposato l’appello dichiarando nel corso di un’intervista a Repubblica che il Governo è pronto a trasformare la legge delega in un decreto legge per accelerare il processo di approvazione.

    Con la Legge di Stabilità 2016 è stato istituito un Fondo da un miliardo di euro per il contrasto alla povertà, mentre nella finanziaria 2017 sono stati aggiunti reddito-di-inclusioneulteriori 150 milioni per fornire ai più poveri assistenza economica. Al momento però l’unico strumento disponibile è il Sostegno di inclusione attiva, una misura sperimentata nei grandi comuni e che si rivolge ai nuclei familiari con un Isee inferiore a 3.000 euro.
    Il Reddito di inclusione dovrebbe riguardare grossomodo gli stessi soggetti. Secondo le parole di Martina, infatti, in un primo momento dovrebbero beneficiare del sostegno solo le famiglie con un Isee inferiore a 3.000 euro. Verrà data priorità a famiglie con figli minori o con disabilità gravi o con donne in stato di gravidanza, oppure ancora con persone disoccupate di età superiore ai 55 anni.

    Sarà compito dell’Inps verificare l’esistenza di questi requisiti nelle persone che richiederanno il sussidio. L’esecutivo intende in un secondo momento aumentare le risorse e ampliare la platea dei beneficiari.
    Allo stato attuale il Reddito di inclusione prevede un assegno da 400 euro mensili per le famiglie più povere in modo da consentire a queste ultime di poter acquistare i beni essenziali per una vita dignitosa.
    Oltre al sostegno economico-finanziario, la misura dovrebbe prevedere anche un percorso di orientamento al lavoro e servizi alla persona, erogati attraverso la collaborazione con gli enti locali e le associazioni presenti sul territorio.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti:

    • Mercoledì 11 gennaio, alle ore 17:00 a Roma, la presentazione del libro “CON IL SUD – Visioni e storie di un’Italia che può cambiare” a cura di Andrea Di Consoli e Yari Selvetella, organizzato da Fondazione Con Il Sud.