• mercuri fedagri

    Sarà Giorgio Mercuri, attuale presidente dell’Alleanza delle cooperative agroalimentari italiane, il nuovo coordinatore di Agrinsieme. 

    La sua nomina è arrivata stamattina nel corso della presentazione del programma di lavoro per l’anno 2017. Agrinsieme è una delle realtà più grandi dell’agroalimentare italiano, raggruppando al proprio interno Cia, Confagricoltura, Copagri e l’Alleanza delle cooperative agroalimentari italiani. Il nuovo presidente di Agrinsieme verrà direttamente dal mondo della cooperazione.
    Il foggiano Mercuri gestisce, infatti, da diversi anni la cooperativa agricola Giardinetto, impresa attiva nel campo della produzione degli ortaggi freschi (tra i quali spicca la coltivazione di asparagi) e che può contare su 150 soci produttivi, ai quali la cooperativa fornisce assistenza agronomica e logistica, mezzi tecnici, oltre ad occuparsi anche della commercializzazione dei prodotti orticoli. Nel 2007 Mercuri è stato eletto presidente di Confcooperative Foggia; dal 2013 invece è presidente di Fedagri e dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari, un universo da 5.000 cooperative, con 80.000 soci produttori e più di 35 miliardi di euro di fatturato.

    Mercuri succederà a Dino Scanavino, attuale presidente di Cia, che ha guidato Agrinsieme nell’ultimo anno e mezzo. Uno dei principali obiettivi del nuovo coordinamento sarà la lotta al caporalato. In merito verrà chiesto al Governo di rivedere tutte quelle norme che al momento penalizzano le imprese sane.
    Sarà fondamentale, inoltre, risollevare il settore agricolo dal punto di vista occupazionale “La strada per uscire dal tunnel nero di crisi profonda – dichiara Mercuri – è la specializzazione e l’innovazione. Solo così si possono abbassare i costi, ridurre gli sprechi, ad esempio dell’acqua, ottimizzare gli interventi e ridurre l’utilizzo anche di sostanze chimiche in difesa dell’ambiente”.
    In un momento così difficile per l’economia e l’agroalimentare italiano sarà fondamentale – secondo Mercuri – lavorare in maniera più stretta con i sindacati e l’industria alimentare, rendendo così la filiera agroalimentare un blocco unico in grado di valorizzare a pieno le produzioni italiane.

     



  • Nel mese di novembre aumentano le persone in cerca di lavoro e cresce in misura notevole il numero di disoccupati. 

    La nota mensile dell’Istat sugli occupati ed i disoccupati in Italia svela la vera identità del mercato del lavoro italiano. E non è un ritratto di bella fattura.
    Per mesi abbiamo invitato a guardare con cautela i dati sulla disoccupazione nel nostro Paese. La riduzione costante dei disoccupati ha avuto come motore principale gli sgravi contributivi. Ridotti gli incentivi si è spenta anche la spinta propulsiva del mercato del lavoro.
    Ma non finisce qui. I numeri positivi evidenziati nei mesi scorsi sono stati anche la diretta conseguenza dell’elevato tasso di inattività. Sempre più italiani, infatti, sono finiti nella bolla della sfiducia che li ha portati addirittura a smettere di cercare lavoro, causando in maniera indiretta la diminuzione del tasso di disoccupazione.

    L’inadeguatezza delle politiche attive è storicamente uno dei problemi più grandi del sistema Italia, una questione sottovalutata e rimasta irrisolta con il Jobs Act. Aumentare la flessibilità all’interno del singolo rapporto di lavoro senza inserire adeguati meccanismi di garanzia e di orientamento al lavoro rischia di portare a dei risultati negativi ed inattesi per l’esecutivo.
    La conferma viene proprio dagli ultimi dati. Non appena è aumentato il numero di persone in cerca di lavoro è aumentata in maniera esponenziale anche la quantità di disoccupati. Secondo l’Istat, nel mese di novembre, la stima degli inattivi è diminuita dello 0,7% (-93 mila unità) ed il tasso di inattività si attesta sul 34,8% (-0,2%).

    Il mercato del lavoro italiano dimostra al momento di non essere pronto ad accogliere la grande quantità di giovani e meno giovani in cerca di lavoro. La stima dei disoccupati risulta infatti in grande aumento (+1,9%, pari a +57 mila), dopo il calo dello 0,6% registrato nel mese precedente. Il tasso di disoccupazione è pari all’11,9%, nettamente il più alto degli ultimi dodici mesi. Per trovare un livello di disoccupazione più alto dobbiamo tornare a giugno 2015 (12,2%).
    Se analizziamo i dati su base annua le tendenze sono simili. Rispetto a novembre 2015, infatti,  aumentano i disoccupati (+5,7%, pari a +165 mila) e calano gli inattivi (-3,4%, pari a -469 mila).
    Appare evidente, dunque, che l’Italia fatichi ad intraprendere la strada della ripresa: le aziende sono ancora convalescenti per via della crisi della domanda interna e dell’elevato carico fiscale. Sarà fondamentale individuare le reali criticità del mercato del lavoro ed intervenire in maniera sistemica rifiutando la logica degli incentivi occasionali che hanno mostrato di generare effetti positivi sono nel brevissimo periodo.


  • migranti-cooperative

    È in netta crescita l’incidenza dei richiedenti asilo sul numero di migranti arrivati in Italia. Secondo l’Istat, infatti, il peso relativo dei nuovi permessi di soggiorno rilasciati per asilo e protezione umanitaria è passato dal 3,7% nel 2007 al 28,2% nel 2015. 

    Il conflitto in Siria e l’irrisolta crisi interna in Nigeria ha fatto aumentare in maniera esponenziale le migrazioni verso il nostro Paese di cittadini siriani e nigeriani che chiedono il riconoscimento dello status di rifugiato. Un fenomeno, quest’ultimo, che riguarda ovviamente non solo l’Italia tutta l’Europa.
    Secondo i dati di Eurostat, nel 2015 il numero di richiedenti asilo è arrivato a quota 1.257.030, raddoppiando la cifra dell’anno precedente. Le politiche di accoglienza dei rifugiati portate avanti dalla Merkel hanno reso la Germania il paese con il più alto numero di richieste di asilo e protezione umanitaria (441.800), con un aumento quasi del 600% rispetto al 2014. Seguono a ruota Ungheria, Svezia, Austria ed Italia.
    Mentre, però, nella maggior parte dei paesi europei i richiedenti asilo vengono soprattutto dalla Siria, in Italia è la Nigeria ad avere questo primato.

    Nel nostro Paese c’è un’altra tendenza da analizzare. Ad un aumento cospicuo delle richieste di asilo (+384% rispetto al 2014) corrisponde una contemporanea migranti-cooperativeriduzione delle richieste di permesso di soggiorno per motivazioni di lavoro.
    Come riporta l’Istat, infatti, il peso relativo delle persone che arrivano in Italia per lavoro è passato dal 23% del 2014 al 9,1% del 2015. Al 31 ottobre 2016, inoltre, è stato calcolato che sono più 150mila i nuovi ingressi in Italia, di questi solo il 7,7% arriva in territorio italiano per ragioni di lavoro. La percentuale di richiedenti asilo, invece, supera il 35%.

    È evidente, dunque, come sia sempre più forte il peso della situazione internazionale sui flussi migratori. Sappiamo benissimo come le migrazioni siano spesso legate a fatti contingenti che ne modificano la natura e le motivazioni. E i recenti flussi sono la più grande dimostrazione della velocità con la quale si evolve questo fenomeno.
    Per quanto riguarda, invece, le singole province italiane, sono Crotone e Caltanissetta quelle con la più alta incidenza di richiedenti asilo (rispettivamente 65,5% e 55,5%). C’è da segnalare, infine, che con l’aumento delle richieste di asilo e protezione internazionale cresce anche il numero di migranti per i quali l’Italia è solo una tappa intermedia del loro viaggio verso un altro paese.


  • aleppo

    Ad Aleppo è calato il gelo. L’inverno non fa sconti, la guerra ha spazzato via ogni soffio di umanità. Il tutto tra l’indifferenza o quasi della comunità internazionale. 

    Forse ci siamo assuefatti al dolore, il trauma culturale è diventato esperienza quotidiana e le notizie provenienti dalla Siria generano solo umana compassione.
    Aleppo è al momento una città fantasma, sventrata dai bombardamenti, contesa dalle fazioni belligeranti, umiliata da chi ha deciso di sospendere la legalità ed i diritti umani. Stupisce che l’Onu non abbia deciso di intervenire in maniera risoluta.
    Migliaia di bambini sono rimasti intrappolati per giorni tra gli edifici crollati e quelli in bilico, senza cibo e acqua, né un posto dove dormire. I cittadini siriani sono state vittime delle esecuzioni sommarie delle truppe di Assad, una vendetta indiscriminata contro il suo stesso popolo.

    E oggi c’è un altro grave problema da affrontare, quello degli sfollati. In queste ore Save the aleppoChildren ha lanciato un appello accorato nei confronti delle Nazioni Unite. Nelle aree rurali di Aleppo ed Idlib ci sono oltre 26mila sfollati, persone che per giorni hanno dovuto bruciare mobili ed altri oggetti per scaldarsi.
    Lo testimoniano le loro mani, annerite dal carbone. Gli operatori umanitari raccontano scene incredibili: bambini che, appena scesi dal pullman che li porta da Aleppo est alla parte nord-occidentale della Siria, si fiondano sui pasti caldi e la frutta messa a disposizione dai volontari e nella confusione generale non trovano più i loro genitori. Sono decine i bambini che hanno perso i contatti con i propri cari pochi minuti dopo il loro arrivo in una zona “sicura”.

    La situazione è resa ancora più difficile dalla tempesta di neve che si è abbattuta sulla Siria, puntale ed infernale nel momento più nero. Gli operatori lavorano in situazioni di estremo disagio, con poche risorse a fronte di un’emergenza di enorme portata. Molti raccontano di non aver mai visto persone così alienate, affamate e traumatizzate.
    Per giorni hanno dovuto dormire sotto le macerie e sotto il pericolo incombente di una bomba che ponesse fine ad un’esistenza precaria.
    Save the Children chiede così “agli osservatori internazionali dell’Onu di entrare ad Aleppo est entro le prossime 24 ore e di monitorare l’evacuazione dei civili ancora intrappolati, assicurando che i più vulnerabili e più difficili da raggiungere – tra cui malati, anziani e bambini – siano in grado di abbandonare l’area in maniera dignitosa“.
    Sono ancora oltre 750.000, secondo Save the Children, le persone sotto assedio che vivono in condizioni estreme. Un allarme umanitario che non può passare inosservato e nascosto sotto il mantello dell’assuefazione.


  • edison-pulse-2017

    Il bando Edison Pulse è diventato ormai un appuntamento tradizionale per chi vuole fare innovazione in Italia. Dal 2013 ad oggi, infatti, attraverso questa iniziativa sono state finanziate 7 startup per un investimento complessivo di 700mila euro. 

    A partire dal 12 gennaio 2017 e fino al 28 marzo 2017 si aprirà ufficialmente l’edizione 2017. Quest’anno gli organizzatori hanno deciso di inserire una categoria speciale, ovvero un’area dedicata alle proposte per la ricostruzione post sisma. Potranno partecipare ai premi per quest’ultima categoria anche le imprese sociali.
    Nello specifico Edison Pulse si rivolge a startup, team informali composti da almeno 3 persone in possesso di diploma di maturità e per l’appunto imprese sociali, ma solo per la categoria “Ricostruzione sisma”.

    L’obiettivo dell’avviso è prima di tutto quello di promuovere l’innovazione e di incentivare partnership e rapporti di collaborazione virtuosi fra i partecipanti edison-pulse-2017al bando e le migliori realtà imprenditoriali italiane. Per questo motivo Edison assegna un ruolo di primo piano alla piattaforma web www.edisonpulse.it.
    Quest’ultima non sarà solo lo strumento per presentare le domande di partecipazione ed avere tutte le informazioni relative al bando, sarà altresì un luogo di conoscenza di tutte le proposte progettuali, anche quelle che non saranno dichiarate vincitrici.
    In questo modo ci potrà essere un proficuo scambio con eventuali investitori a prescindere dal risultato del bando.

    Sono quattro le categorie nelle quali potranno concorrere i partecipanti: Energia, Smart Home, Consumer e Ricostruzione sisma. L’edizione 2017 di Edison Pulse propone, dunque, tantissimi ambiti dell’economia italiana. Le proposte progettuali potranno riguardare, infatti, soluzioni innovative in tema di rinnovabili e di risparmio energetico, smart city, comunicazione, internet of things, social, e-commerce e tanto altro.
    Merita un approfondimento la categoria sulla ricostruzione post sisma. In questo caso i progetti potranno muoversi lungo questi tre ambiti di intervento:

    • promozione della dimensione culturale e turistica delle zone colpite dal terremoto;
    • valorizzazione delle filiere produttive locali;
    • creazione di soluzioni innovative per la gestione degli eventi sismici.

    Accederanno alla fase finale i 20 migliori progetti; 16 (4 per categoria) saranno scelti da una giuria di esperti, gli altri 4 potranno essere selezionati dagli utenti online sul sito del bando.
    Il vincitore di ciascuna categoria riceverà un premio di 50.000 euro più la possibilità di effettuare quattro settimane di incubazione e di avere una campagna di comunicazione a livello nazionale realizzata e gestita da Edison.
    Per ulteriori informazioni potete consultare il bando.


  • innovazione sociale

    Human Foundation, in collaborazione con l’Università degli Studi di Tor Vergata, ha lanciato un master in Economia, Management ed Innovazione sociale. 

    Il corso si rivolge a chi vuole operare nell’ecosistema dell’economia sociale, innovando i processi organizzativi e fornendo risposte partecipate ai bisogni della collettività.
    In Italia il concetto di innovazione ha ancora un’accezione prettamente tecnologica. L’innovazione sociale abbraccia invece diversi settori (dal turismo alla sanità, passando per la cultura ed il sociale) ed è diventato nel corso degli anni un modello imprenditoriale valido non solo per il mondo del non profit, ma anche per le aziende for profit. Innovare non significa solo creare qualcosa di tecnologicamente avanzato, vuol dire anche dare risposte migliori a bisogni vecchi e nuovi dei cittadini, generando reddito e valore sociale sui territori.

    L’aspetto chiave dell’essere innovatori sociali è però la capacità di coinvolgere più soggetti ed agire secondo logiche partecipative. L’azione imprenditoriale si trasforma da azione individuale e competitiva in processo inclusivo e generativo.
    Per applicare il nuovo paradigma è però necessario formare una nuova classe di imprenditori che abbia contezza degli strumenti a disposizione, sia in termini di progettazione che di gestione dei programmi innovativi.

    Per questo motivo Human Foundation propone un master della durata di un anno nel corso del quale i partecipanti potranno confrontarsi con professori, innovazione socialeimprenditori ed esperti del mondo del social management, della venture philantropy, della finanza etica, del turismo responsabile, della cooperazione sociale e della cooperazione allo sviluppo, della pubblica amministrazione e del fundraising.
    Il master inizierà a marzo 2017 per concludersi esattamente un anno dopo. Sono previsti dieci moduli della durata di 20 ore ciascuno, nel corso dei quali verranno trattati i seguenti argomenti: Economia ed innovazione sociale; Management e creazione di valore; Governance delle imprese sociali; Finanza delle imprese sociali e Fundraising.

    Durante il periodo estivo è prevista una summer school su Sostenibilità e Social Impact; le attività proseguiranno a settembre con un approfondimento sugli strumenti di innovazione come il design thinking, il project management e l’euro-progettazione.
    Nel corso del master sono previsti infine dei laboratori che consentiranno ai partecipanti di mettere in pratica le conoscenze acquisite lavorando su progetti concreti con le organizzazioni partner del master.
    Il costo di partecipazione è di 4.000 euro; per avere accesso al corso è necessario possedere una Laurea Triennale, un Diploma Universitario, una Laurea Specialistica o Magistrale, una Laurea Quadriennale (vecchio ordinamento) o un altro titolo riconosciuto.


  • latte-yogurt

    Ristorante Solidale è il primo progetto di food delivery solidale in Italia. Nasce a Milano grazie all’iniziativa di Just Eat, celebre azienda specializzata nei servizi di ordinazione di cibo a domicilio, e con la collaborazione della Caritas Ambrosiana e di PonyZero, società di servizi attiva nel campo della logistica dell’ultimo miglio e nella distribuzione urbana ecologica. 

    Il progetto, operativo da gennaio, si pone come obiettivo la lotta allo spreco alimentare e la diffusione della cultura del consumo responsabile. Alcuni ristoranti milanesi potranno così ri-utilizzare gli sprechi cucinando per i più bisognosi.
    latte-yogurtLo faranno attraverso la mediazione di Just Eat che metterà in contatto i ristoratori con la Caritas Ambrosiana.
    Verrà fissato un calendario con le cene da preparare: ciascun pasto sarà cucinato attraverso le eccedenze non utilizzate e i prodotti freschi non scaduti; PonyZero insieme a Just Eat provvederà poi al ritiro e alla consegna del cibo presso i luoghi indicati dalla Caritas.
    Sono già dodici i ristoranti milanesi che hanno aderito: il giapponese Kombu; i tre negozi di C’era una volta una Piada; Lapa Milano; Ristorante brasiliano Tram; Laboratorio del tramezzino Veneziano; i due ristoranti Il bue e la Patata e i quattro store della catena Panini Crocetta.

    A partire da gennaio il Ristorante Solidale sarà dunque operativo provando ad integrare la solidarietà con l’innovazione, la lotta agli sprechi con il risparmio economico.
    La nuova legge contro lo spreco alimentare, infatti, disciplina una serie di vantaggi fiscali per quei ristoratori e quelle catene di distribuzione che decidono di riutilizzare le eccedenze. Nel provvedimento è previsto, ad esempio, uno sconto sulla TARI (tassa sui rifiuti) in base alla quantità di cibo donato.
    Tra le altre novità della legge c’è anche la possibilità di donare alimenti fino ad un valore massimo di 15.000 euro senza dover compilare la dichiarazione preventiva cinque giorni prima della donazione.
    Anche l’Italia si muove, dunque, in maniera seria contro lo spreco alimentare e non potrebbe essere altrimenti dal momento che è stato calcolato che nel nostro paese si gettano via 300 milioni di tonnellate di cibo ancora commestibile, per un valore di 13 miliardi di euro.
    Nei prossimi mesi ci sarà la possibilità di ampliare la platea dei soggetti coinvolti nel Ristorante Solidale, non solo a Milano ma anche in altre città italiane.


  • professioni agricoltura

    Il Ministero delle Politiche Agricole, in accordo con il Ministero dello Sviluppo economico, ha inviato a Bruxelles lo schema di decreto sull’origine obbligatoria in etichetta per tutti i prodotti della filiera grano pasta in Italia. 

    Il nostro Paese sta portando avanti in sede europea diverse battaglie in materia di tracciabilità. Dopo il latte l’Italia sperimenterà l’etichetta obbligatoria anche per la pasta. Nelle confezioni di pasta secca il consumatore potrà trovare il nome del Paese o dell’area geografica di provenienza del grano ed il nome del luogo in cui è stato macinato.
    professioni agricolturaSe le fasi sopra citate vengono svolte in paesi differenti verranno adottate le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Se invece il grano viene coltivato per il 50% in un solo paese come la Spagna, sull’etichetta troverete la dizione “Spagna e altri Paesi Ue e/o Non Ue”.
    La scelta di sperimentare l’etichetta obbligatoria deriva innanzitutto dalla volontà di difendere i produttori italiani e la qualità della filiera grano pasta nostrana; c’è però anche l’intento di assecondare il volere dei consumatori.
    Secondo una consultazione pubblica online effettuata dal Ministero delle Politiche agricole, infatti, l’85% degli italiani chiede trasparenza nell’indicazione d’origine di grano e pasta.

    Il problema dell’invasione di prodotti stranieri di bassa qualità sta attraversando quasi tutti i comparti dell’agroalimentare ed è diventato di assoluta rilevanza nell’opinione pubblica italiana. Il consumatore presta sempre più attenzione alla qualità, alla sostenibilità e alla provenienza e si dichiara disposto a pagare di più per un prodotto buono, sicuro ed italiano.
    “La filiera della pasta è uno dei maggiori protagonisti del Made in Italy – ha dichiarato il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda –  perché testimonia la capacità dei nostri pastai di miscelare grani di origine diversa, così da raggiungere gli alti livelli qualità che caratterizzano la pasta italiana. Il provvedimento, che risponde ad una crescente esigenza di trasparenza e informazione verso il consumatore, consentirà di fare maggiore chiarezza sull’origine del grano e delle semole che caratterizzano la qualità della pasta Made in Italy nell’ottica di rafforzare la filiera produttiva e competere con la concorrenza straniera”.
    Il Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ha sottolineato invece la volontà del governo di chiedere a Bruxelles misure sempre più specifiche e avanzate in materia di tracciabilità, non solo per la filiera del grano pasto ma per tutti i settori di eccellenza dell’agroalimentare italiano.


  • swg-cooperative

    La Giunta della Regione Lombardia ha istituito un fondo da dieci milioni per il sostegno al credito delle imprese cooperative. L’iniziativa, presentata nella giornata di lunedì dall’Assessore allo sviluppo economico della Regione Lombardia, Mauro Parolini, offre diverse opportunità interessanti per il mondo cooperativo lombardo. 

    Il fondo, infatti, prevede degli aiuti per le imprese che investono in innovazione e soprattutto lancia dei contributi per la nascita di nuovi workers buyout, swg-cooperativeovvero società fallite che vengono rilevate dai lavoratori stessi attraverso la formula cooperativa.
    Potranno accedere ai finanziamenti quei progetti che prevedono investimenti minimi di 25.000 euro (20.000 euro per le coop costituite da non più di dodici mesi). Per quanto riguarda, invece, le spese ammissibili sono previsti: beni strumentali, licenze software, affitto locali, acquisto e ristrutturazione degli immobili, acquisto di ramo d’azienda o di asset aziendali di aziende sottoposte a procedure fallimentari, servizi di consulenza specialistica, spese di commissione per garanzie (nel limite massimo del 2% del programma di investimento ammissibile) e spese generali.

    La Regione Lombardia interverrà con un contributo a fondo perduto fino ad un massimo del 10% dell’investimento previsto dalla cooperativa e con un co-finanziamento agevolato o locazione finanziaria di beni strumentali, erogato fino ad un massimo del 60% delle spese ammesse a valere su risorse regionali (elevabile fino al 70%, per progetti presentati da cooperative sociali) e per la restante parte su risorse degli Intermediari Finanziari Convenzionati. L’investimento complessivo della giunta sarà di 10 milioni di euro.
    Si tratta, dunque, di risorse importanti per una regione che può vantare una grande tradizione cooperativa, specie nell’ambito del sociale e dell’agroalimentare.
    L’assessore Parolini ha spiegato la scelta di investire nella cooperazione sottolineando il ruolo svolto dalle coop in questi anni nella lotta alla disoccupazione, nel contrasto al disagio sociale e nella creazione di valore economico e sociale sul territorio.
    Non è un caso che proprio le cooperative abbiano dimostrato negli ultimi mesi una grande resilienza, mantenendo – a differenza delle altre forme di impresa – inalterati i livelli occupazionali e riuscendo a remunerare i propri soci.



  • Sono stati pubblicati i nomi degli otto vincitori di Never Alone, il bando promosso da Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione con il Sud, Enel Cuore, Fondazione CRT, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

    L’intento dell’iniziativa è potenziare e migliorare le modalità di presa in carico dei minori stranieri non accompagnati finanziando i progetti migliori con una cifra complessiva di 3,5 milioni di euro.
    In Italia, come raccontano i dati di UNHCR, solo nel 2015 sono arrivati oltre 12mila minori non accompagnati, corrispondenti a circa il 75% dei minori giunti nella nostra penisola. Il bando promuove interventi in ambiti come quello dell’accoglienza e della formazione, ma intende anche diffondere la pratica dell’affido e facilitare l’accompagnamento nel passaggio alla maggiore età.
    I progetti selezionati, che vedono come capofila un’organizzazione non profit, agiscono a livello multi-regionale.
    I vincitori abbracciano quasi tutta l’Italia essendo coinvolte 12 regioni: 4 del Nord, 4 del Centro e 4 del Sud, con la Sicilia che è la regione maggiormente rappresentata avendo, tra le altre cose, anche il più alto numero di minori non accompagnati.
    Vi proponiamo di seguito l’elenco degli otto progetti vincitori, con il nome della capofila ed il titolo del progetto:

    • Organizzazione capofila: Centro Italiano Aiuti all’Infanzia Onlus;
      Titolo del progetto: Ragazzi Harraga – Processi di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati nella città di Palermo.
    • Organizzazione capofila: CESVI Fondazione Onlus;
      Titolo del progetto: STRADA FACENDO – Sperimentazione di interventi in rete per il passaggio nell’età adulta di minori stranieri e neo-maggiorenni non accompagnati.
    • Organizzazione capofila: C.I.D.I.S. Onlus;
      Titolo del progetto: MAI PIU’ SOLI – pratiche di accoglienza a misura di ragazzo.
    • Organizzazione capofila: Cooperazione Internazionale Sud Sud;
      Titolo del progetto: M.A.P.NET – Miglioramento dei sistemi di Accoglienza e Protezione dei minori non accompagnati a rischio di tratta e sfruttamento.
    • Organizzazione capofila: Dedalus Cooperativa sociale;
      Titolo del progetto: Progetto Ragazzi sospesi – azioni di accompagnamento all’autonomia nel passaggio alla maggiore età dei minori stranieri non accompagnati.
    • Organizzazione capofila: Fondazione Museke Onlus;
      Titolo del progetto: MSNA – Minori: Seminare una Nuova Accoglienza.
    • Organizzazione capofila: Istituto Don Calabria – Direzione nazionale Area sociale e formativa;
      Titolo del progetto: M.S.N.A. Minori e giovani Stranieri Non accompagnati: Azioni di inclusione e autonomia.
    • Organizzazione capofila: Save the Children Italia Onlus;
      Titolo del progetto: TOGETHER. Costruiamo insieme il futuro.

  • sibec

    Sono aperte le iscrizioni al laboratorio di formazione itinerante “La gestione condivisa dei beni comuni” promosso da SIBEC, la Scuola Italiana Beni Comuni. 

    L’iniziativa toccherà quattro città diverse, Torino, Venezia, Siena e San Vito dei Normanni (Br), e si svolgerà da marzo a giugno 2017. Il laboratorio intende innanzitutto far emergere ed analizzare le esperienze migliori nella gestione dei beni comuni ed in secondo luogo sviluppare le competenze dei partecipanti ed elaborare progetti innovativi replicabili sui territori.
    Anche per questo motivo SIBEC ha scelto di dare vita ad un laboratorio itinerante: i partecipanti potranno così venire a contatto con territori diversi ed assorbire le specificità locali nella gestione dei beni comuni.
    Anche i temi e le attività proposte cambieranno in base alla città di riferimento. Il corso, infatti, sarà strutturato in quattro moduli:

    • 16-18 marzo – Torino: “Riconoscere e promuovere i Beni comuni (tra pubblico e privato)”;
    • 6-8 aprile – Venezia: “Organizzare e governare i Beni Comuni (tra impresa e comunità)” ;
    • 11-13 maggio – Siena: “Attivare e valorizzare le risorse (tra finanza e persone)”;
    • 9-11 Giugno – San Vito dei Normanni (B​R): “Progettare e presentare i beni comuni (tra teoria e pratica)” .

    I partecipanti avranno un ruolo attivo. Il corso, infatti, non sarà caratterizzato solo dalla presenza di relatori esperti nel campo dei beni comuni, ma anche da laboratori, esercitazioni e lavori di gruppo.
    sibecDurante il corso, inoltre, ciascuno potrà lavorare al proprio project work con l’assistenza di un tutor online. Nella tappa conclusiva del laboratorio itinerante verranno presentati i singoli progetti che riceveranno un giudizio di fattibilità e sostenibilità da parte di esperti del settore.
    L’intento principale del corso è la costituzione di una sorta di “comunità di pratica”: i partecipanti potranno infatti scambiare conoscenze e competenze tra di loro, confrontarsi con territori differenti ed applicare durante il corso stesso il know-how acquisito.

    Possono partecipare all’iniziativa amministratori pubblici, professionisti, imprenditori (sia del settore profit che non profit) e soggetti appartenenti alla società civile, nello specifico associazioni, organizzazioni non profit, comitati e gruppi di cittadini.
    Sono ammessi 25 partecipanti: verrà data precedenza a chi ha già esperienza nel campo dei beni comuni e sta portando avanti un progetto di gestione. Le domande di partecipazione vanno inoltrate entro e non oltre il 20 febbraio 2017, mentre il costo del corso è di 1.500 euro + IVA.
    Per ulteriori informazioni potete consultare la brochure del laboratorio.

     


  • migranti lampedusa

    Il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione ha indetto un bando per progetti transazionali di integrazione dei migranti. 

    Vengono messi a disposizione 17 milioni di euro che andranno a coprire fino al 90% dei costi dei progetti presentati (la soglia massima di spesa è di 750.000 euro).
    Le iniziative proposte dovranno essere realizzate sotto forma di partnership coinvolgendo almeno 3 organizzazioni provenienti da due paesi diversi dell’Unione Europea (tranne la Danimarca che non partecipa al fondo). I soggetti coinvolti possono essere enti pubblici, organizzazioni non profit e organizzazioni internazionali. migranti lampedusaSono ammessi anche enti for profit solo in qualità di co-applicant e in ogni caso la loro partecipazione non dovrà avere fine di lucro.
    Sono due gli obiettivi del bando: promuovere la partecipazione attiva dei migranti nelle società di accoglienza e sostenere attività preparatorie all’arrivo e all’accoglienza di migranti ricollocati o reinsediati.
    Per quanto riguarda la promozione della partecipazione attiva dei migranti nelle società di accoglienza, i progetti presentati dovranno prevedere iniziative concrete per l’inclusione dei migranti attraverso ad esempio programmi di formazione e di gestione delle diversità; i beneficiari saranno chiamati inoltre a diffondere esperienze positive in termini di inclusione dei migranti già sperimentate in altri contesti.

    Il secondo obiettivo del bando, quello inerente le attività preparatorie all’arrivo e all’accoglienza di migranti ricollocati o reinsediati, necessita di azioni più complesse. Per consentire l’effettiva integrazione dei migranti nella società di arrivo sono fondamentali attività sia prima che dopo l’approdo del migrante.
    I soggetti beneficiari dovranno proporre corsi di lingua prima della partenza e predisporre iniziative di formazione sull’ordinamento giuridico del paese di arrivo e su come accedere ai servizi.
    Le attività per facilitare l’inclusione sociale dovranno ovviamente proseguire dopo l’arrivo del migrante attraverso l’apprendimento della lingua e lo studio delle caratteristiche socio-culturali del paese d’accoglienza, la conoscenza dei diritti e dei doveri. Il migrante dovrà avere anche la possibilità di migliorare le proprie competenze per trovare più facilmente un’occupazione ed effettuare attività di volontariato nella comunità locale per aumentare così gradualmente il proprio livello di integrazione.
    Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro il 28 febbraio 2017.