• Lusetti coopstartup

    Il palco della Biennale dell’Economia Cooperativa ha visto tanti protagonisti di spessore nazionale e internazionale.

    Romano Prodi, Joseph Stiglitz e Jean-Paul Fitoussi hanno parlato delle diseguaglianze crescenti e delle politiche economiche per ridurre la forbice tra le varie classe sociali. Non sono mancati gli spunti di riflessione sulla nuova economia collaborativa, sul lavoro e le politiche attive in Italia con il ministro Poletti e sul ruolo dell’agroalimentare con il ministro Martina. Ma il vero centro della celebrazione per i 130 anni di Legacoop non poteva che essere la cooperazione.
    Lusetti coopstartupLa Biennale dell’Economia cooperativa, come ha dichiarato il presidente Lusetti ai nostri microfoni, non voleva essere un momento nostalgico per ripercorrere la storia della centrale di rappresentanza, ma l’inizio di un percorso diverso, con la formazione di nuova organizzazione in grado di rispondere ai rinnovati bisogni delle imprese cooperative e di interpretare al meglio i mutamenti della società.

    Assume, dunque, una rilevanza doppia la presenza contemporanea sul palco di Bologna del presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, e di quello di Confcooperative, Maurizio Gardini. I vertici delle coop rosse e delle coop bianche credono fermamente nel progetto Alleanza delle Cooperative, nonostante negli ultimi mesi si siano dovuti scontrare con numerose difficoltà legate a secoli di storia differenti, ad un credo politico per certi aspetti anti-tetico e ad una fusione che comporta inevitabilmente visioni diverse sull’organizzazione interna e sul tipo di rappresentanza da adottare.
    Quello che, però, avranno sempre in comune Legacoop, Confcooperative e Agci, sarà lo spirito mutualistico ed il dovere di tutelarlo in tutte le realtà cooperative. “Il processo dell’Alleanza è per noi un processo irreversibile. Un processo – ha dichiarato Gardini – che ci ha consentito di raggiungere insieme risultati straordinari che da soli nessuno avrebbe potuto raggiungere. Vorrei che fosse però chiaro che questo processo che noi stiamo compiendo nessun altro è riuscito a raggiungerlo in questo paese”.

    Il viaggio verso la costituzione dell’Alleanza sarà ancora lungo e complesso. C’è da combattere la diffidenza dei tanti cittadini verso le cooperative e da disinnescare un fenomeno, quello della cooperazione spuria, che appare in crescita. Come ha sottolineato lo stesso Gardini dal palco della Biennale, negli ultimi 3 anni sono stati costituite più di 20.000 cooperative, di queste, però, solo 5mila hanno aderito alle centrali di rappresentanza. C’è, dunque, un grave problema di controllo e di rappresentanza.
    Sono migliaia le aziende che decidono di sfruttare il modello cooperativo solo per avere vantaggi fiscali, portando avanti pratiche degenerative. L’Alleanza dovrà, dunque, essere brava ad abbracciare le esperienze cooperative virtuose e ad allontanare in maniera brusca chi utilizza le coop per delinquere.
    Un’altra sfida che dovrà vincere la nuova organizzazione sarà quella dell’inclusione sociale. L’aumento della povertà e delle diseguaglianze è sotto gli occhi di tutti. Le coop hanno sempre funto da ascensore sociale per chi si trova in una situazione di difficoltà.
    Le imprese sociali sono il migliore strumento per consentire a chi non possiede abbastanza capitale, di avviare comunque un’attività d’impresa mettendosi insieme ad altri soggetti. La cooperazione ha bisogno di riscoprire le ragioni per le quali è nata e grazie alle quali è diventata un punto di riferimento imprescindibile per le comunità locali.



  • Il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, è stato tra gli ospiti della Biennale dell’economia cooperativa, l’evento organizzato da Legacoop per festeggiare i 130 anni dell’organizzazione di rappresentanza delle cooperative. 

    Napolitano è stato da sempre vicino ai valori e all’attività delle coop; la moglie Clio ha lavorato per molti anni nell’ufficio legislativo di Legacoop prima di napolitano fotodimettersi nel 1992, quando il marito Giorgio è stato eletto presidente della Camera dei Deputati. Nonostante, però, la vicinanza con la Lega delle cooperative, Napolitano non ha risparmiato parole dure nei confronti della centrale di rappresentanza in merito allo scandalo Mafia Capitale. “Si è reagito con molto e forse inspiegabile ritardo – ha dichiarato il presidente emerito della Repubblica – visto il clamore, soprattutto di alcuni gravi casi di devianza dall’autentica cooperazione: casi sconfinati nell’affarismo, nella corruzione come quello emerso nelle indagini sulla vicenda romana almeno fino a ieri, denominata Mafia Capitale“.

    I danni d’immagine, causati dai fatti di Roma, rischiano di lasciare strascichi negativi per molti anni. Per troppo tempo le centrali non hanno vigilato sulle cooperative spurie e oggi sono costrette a pagare il conto. Sarà necessaria un’operazione di pulizia interna e di rinnovamento dell’immagine verso l’opinione pubblica.
    Il presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, si è assunto le responsabilità dei ritardi di Legacoop, affermando, però, come fosse necessario “fare dei compiti in casa prima di reagire“. Così le Lega delle cooperative ha deciso di costituirsi parte civile nel processo su Mafia Capitale e ha portato avanti, insieme a Confcooperative e Agci, una proposta di legge contro le false cooperative che prevede, tra le altre cose, l’espulsione di quelle coop che non si sottopongono ai controlli periodici da parte delle centrali.
    Oggi, più che mai, il mondo della cooperative ha bisogno di riformarsi, allontanandosi dai partiti e dalla politica e avvicinandosi ad un modello di rappresentanza moderno ed unitario. Di qui nasce l’idea di costituire un’unica organizzazione di rappresentanza: l’Alleanza delle Cooperative. Un progetto, quello dell’Alleanza, che Napolitano abbraccia senza remore: “È un processo avviato – dice Napolitano – ma bisogna andare avanti con decisione verso una comunità concreta e una unificazione effettiva, senza orgogli e passioni di bandiera. Bisogna pensare in termini di movimento cooperativo unito, andare oltre ai vecchi confini. L’unità tra questi diversi filoni storici del movimento cooperativo può rappresentare una unità tra soggetti affini e questo vale in campo politico e sociale”. 



  • cooperative-emilia-romagna

    L’incubo è quello racchiuso nel rapporto Future of Jobs del World Economic Forum: cioè la scomparsa di oltre 5 milioni di posti di lavoro a causa del subentrare di nuove tecnologie e macchine con intelligenza artificiale. Forse proprio per questo dovremmo prepararci a nuovi lavori e a nuove forme di lavoro?

    Una tendenza che David Deming, professore associato della Harvard University, ha evidenziato nei suoi studi che mettono in risalto come il lavoro oggi si stia spostando sempre più verso delle frontiere che prevedono un’alta propensione al sociale (relazioni e welfare) e alle scienze matematiche (informatica e ingegneria in testa), una tendenza avviata agli inizi degli anni ’80 e oggi sempre più veloce nella crescita. Un fenomeno, dunque, che è possibile studiare e prevedere e per cui vanno prese le “doverose” contromisure: cioè prevedere dei percorsi di studio nuovi e una politica della formazione che già da oggi indirizzi i giovani verso i lavori che in futuro esisteranno ancora, anzi aumenteranno per numero e competenze richieste.

    workers-buyoutC’è dunque un bisogno globale di rimettere a fuoco quali siano gli obiettivi e il fine della scuola e delle università; analisi ancor più necessaria in Paesi come il nostro, dove da sempre l’artigianato e la manifattura hanno avuto un ruolo predominante sia a livello economico che occupazionale. Proprio per questo bisogna valutare bene come mettere a frutto “il genio italico” e il talento degli artigiani per sfruttare le nuove tecnologie e non esserne invece vittime inconsapevoli. C’è bisogno che le imprese siano riammodernate, che non abbiano paura dell’innovazione e che comprendono che un’azienda storica non è detto sia al contempo un’impresa “vecchia”, anzi molto spesso le imprese storiche nascono proprio da intuizioni innovative che hanno cambiato il processo produttivo o ne hanno sfruttato spazi ancora poco esplorati.

    Dunque, l’Italia ha nel suo DNA questa capacità di adattarsi e di sfruttare al meglio l’innovazione tecnologica, c’è bisogno soltanto di valorizzare questa qualità, metterla a sistema e fare in modo che l’Industria 4.0 non sia solo uno slogan, ma un modello di visione del futuro sempre più prossimo, capace di dare risposte ai tanti giovani che oggi cercano opportunità di lavoro e di crescita, riscoprendo anche il valore del fattore umano che oggi in molti ambiti della formazione e della scuola è un valore marginale.

     


  • Gardini Confcooperative

    Il Presidente Maurizio Gardini in un lungo editoriale su Huffington Post Italia lancia l’ennesimo allarme sulle opportunità negate al Sud e su come ci sia bisogno di ristabilire la capacità di competere del Mezzogiorno d’Italia.

    Gardini ConfcooperativeL’analisi del presidente di Confcooperative e di una delle cooperative più importanti del Paese, che proprio qualche giorno fa ha festeggiato i suoi 40 anni di attività, non lascia adito a dubbi, l’Italia per ripartire ha bisogno di fare in modo che innanzitutto il Mezzogiorno sia attrattivo per i propri giovani e anche per quelle di altre regione. Gardini evidenzia come il danno oltre che sociale, poiché si cancella la speranza e la capacità di incidere sulla realtà di intere generazioni, che lasciano le regioni del Sud al proprio destino a caccia di una migliore istruzione universitaria e di maggiori opportunità lavorative; sia economico poiché calcolando l’impatto della migrazione, le spese universitarie versate al Nord anziché al Sud, si può calcolare che in 10 anni ci siano stati 5 miliardi di euro in meno a disposizione delle regioni del Sud, cifre che ovviamente hanno un impatto devastante su un sistema dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione già fragile per motivi strutturali.

     



  • FederCultura, Federsolidarietà e ART.ED.O – Polo Mediterraneo delle Arti Terapie e delle Discipline Olistiche hanno firmato un protocollo d’intesa per la promozione e la nascita di nuove scuole di arti terapie e naturopatie anche grazie alle cooperative che già operano nei settori formativo, sociale, artistico, della comunicazione e della creatività.

    14522562_1284574204908019_265194200_oDopo un lungo lavoro di confronto e contaminazione è arrivato un accordo della durata di tre anni che coinvolge due federazioni di Confcooperative e Artedo, un insieme di scuole di arti-terapie che comprende già al suo interno diverse cooperative aderenti proprio a Confcooperative. L’accordo prevede una forte sinergia per promuovere queste nuove pratiche di insegnamento e miglioramento della vita dei bambini e non solo. Nuove tecniche che possono supportare le tante cooperative che operano nel campo della solidarietà e della cultura, così da sviluppare nuovi mercati o approcciare a quelli consolidati con una nuova proposta formativa.

    Grande soddisfazione per l’accordo è stato espresso anche dai presidenti delle Federazioni. Andrea Ferraris, presidente di FederCultura, che ha messo in evidenza come già tante cooperative guardassero a questo mondo e che: “L’intesa con ART.ED.O servirà a favorirne ulteriormente la diffusione e a creare nuovi posti di lavoro qualificati legati a nuove professioni”. Mentre Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà, ha messo l’accento sull’impatto che le arti-terapie possono avere sulla cura di persone con disabilità o problemi psico-fisici: “Ora grazie al protocollo con ART.ED.O, facciamo un passo avanti verso la configurazione di una struttura di riconoscimento e di validazione scientifica e metodologica di queste forme di cura”.

    Stefano Centonze, presidente nazionale di ART.ED.O, ha mostrato con soddisfazione il momento della firma del protocollo d’intesa sul proprio profilo Facebook, e ha messo a fuoco uno degli obiettivi primari di questo accordo: “Stiamo lavorando ad una evoluzione della figura professionale dell’Arti Terapeuta per portare la creatività al servizio dei bisogni della collettività, nei contesti d’aiuto come in azienda.”

    Una nuova e importante opportunità per la cooperazione sociale che vuole avere maggiore impatto e migliorare la vita delle persone. C’è inoltre da sottolineare che la collaborazione vedrà subito i propri frutti con il XIV congresso nazionale di Arti Terapia, che si terrà a Scalea (CS) con il patrocinio di Regione Calabria, Comune e Confcooperative Calabria. Oltre al supporto del consorzio Privatassistenza. Luogo non casuale, poiché proprio a Scalea ha sede la Cooperativa Idea 90 che ha messo in atto le tecniche di arti-terapia in collaborazione con Artedo e ha promosso la nascita di questo accordo e l’utilizzo di queste nuove tecniche soprattutto con i bambini.

     


  • venture-capital-italia

    Pierre Moscovici da Washington sembra sposare le tesi del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, in tema di flessibilità in Europa. Seppur con dei paletti ben precisi,  evidenzia come serva supportare i Paesi che vogliono investire per la crescita e il miglioramento infrastrutturale.

    La Flessibilità in Europa come tutti ricorderete è stata la causa della rottura tra l’Italia e Francia e Germania al vertice di Bratislava, con Renzi che aveva sbattuto la porta e parlato a muso duro contro le politiche europee troppo austere ed incapaci di dare risposte in questo momento di crisi migratoria, soprattutto, per un Paese di frontiera come l’Italia.

    Le parole del commissario Pierre Moscovici arrivano a margine di una riunione del Fondo Monetario Internazionale, un luogo simbolo delle politiche economiche globali e, dunque, non può essere casuale che queste parole arrivino proprio lì ed ora. Certo tutto dovrà come sempre passare al vaglio della Commissione Europea, ma forse l’Italia potrà beneficiare di maggiore flessibilità soprattutto per rispondere alle due emergenze più impellenti: la ricostruzione post-sisma del Centro Italia e l’accoglienza dei migranti, che sicuramente in questi ultimi giorni di mare buono tornerà a salire.

    Vedremo se quella che sembra un’apertura di fatto agli investimenti italiani, in alcuni settori strategici vista l’emergenzialità, si tramuterà poi in una risposta chiara della commissione europea, che da qui ad un mese dovrà vagliare ed approvare i piani di economia e finanza degli stati membri.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

    Gli appuntamenti
    • Da domani fino a domenica 9 ottobre, si svolgerà a Bologna, presso Palazzo Re Enzo, la Biennale dell’Economia Cooperativa per festeggiare i 130 anni di Legacoop.

  • poverta-caritas

    Sono 4,6 milioni gli italiani che nel 2015 hanno vissuto sotto la soglia di povertà. Un numero enorme, che diventa ancora più preoccupante se messo in relazione ai dati di qualche anno fa.

    Secondo il Rapporto Caritas, nel 2007 i poveri, in Italia, erano 1,8 milioni. Questo vuol dire che durante la crisi si è quasi triplicato il numero di persone che non possiede un reddito adeguato. La povertà colpisce soprattutto le famiglie del Mezzogiorno, quelle con anziani e i nuclei familiari con almeno tre figli piccoli.
    poverta-caritasE non si tratta solo di un problema legato alla disoccupazione, dal momento che sono centinaia le famiglia sotto la soglia di povertà che hanno dei membri occupati.
    Di recente il Governo ha lanciato le misure di contrasto alla povertà, investendo per il 2017 un miliardo di euro. Dopo una fase di sperimentazione nelle grandi città, verrà esteso in tutta Italia il Sostegno di Inclusione Attiva, ovvero un assegno per le famiglie con un Isee fino a tremila euro.
    Ciascun membro del nucleo familiare (fino a massimo 5 membri) riceverà 80 euro da destinare al pagamento delle bollette di luce e gas e all’acquisto di beni alimentare e farmaci. Per mantenere il Sostegno di Inclusione Attiva, però, i cittadini dovranno seguire dei percorsi di orientamento al lavoro.

    Come detto, le risorse stanziate dal Governo ammontano ad un miliardo di euro. Una cifra che la Caritas ritiene insufficiente, in quanto dovrebbe coprire solo il 35% dei poveri. “Il Governo – fa sapere la Caritas – ha avuto l’indubbio merito di “scardinare” lo storico disinteresse della politica italiana nei confronti della povertà, ma ora è il tempo delle scelte concrete. Occorre affrontare la sfida di un progetto di welfare dedicato ai più deboli, del percorso per realizzarlo e di come ci immaginiamo le politiche sociali del nostro Paese ora e negli anni a venire”.
    La proposta dell’Alleanza contro la Povertà è di raddoppiare le risorse per il 2017, portandole a 2 miliardi di euro, per arrivare progressivamente a quota 7 miliardi nel 2020, ovvero la cifra necessaria per coprire l’enorme fetta di popolazione italiana sotto la soglia di povertà assoluta.


  • selfiemployment-garanzia-giovani

    Sono due milioni e mezzo i giovani italiani che non studiano e non lavorano. A riportarlo è lo studio biennale dell’Ocse sulla società, che quest’anno si concentra sul fenomeno dei Neet (Not in Employment, Education or Training). 

    L’Italia ha sempre avuto un’alta percentuale di giovani inattivi e disoccupati, accentuata negli anni della crisi. La percentuale di Neet sul totale della popolazione giovanile è cresciuta, infatti, dal 19,5% del 2007 al 26,9% del 2015 ed è di gran lunga superiore alla media Ocse (13,6%).
    selfiemployment-garanzia-giovaniIl nostro Paese si trova così al secondo posto, dietro solo alla Turchia, per la diffusione dei giovani che non studiano e non lavorano. A differenza della Turchia, però, dove la percentuale di Neet è diminuita negli ultimi 8 anni, passando dal 42,6% del 2007 al 29,8% del 2015, in Italia i Neet sono aumentati a ritmo sostenuto. Solo la Grecia è stata protagonista di aumento dei disoccupati e degli inattivi tra la popolazione giovanile maggiore rispetto all’Italia.
    L’Ocse identifica le cause dell’elevato numero di Neet nella debolezza delle politiche attive, in un’offerta formativa poco orientata al lavoro e nell’elevato tasso di abbandono scolastico. Esiste, infatti, una correlazione diretta tra l’inattività ed il livello di istruzione.

    Il 26% degli italiani di età compresa tra i 25 e i 34 anni, infatti, non ha un titolo di scuola secondaria superiore contro la media Ocse del 16,4%. Una persona con un basso livello di istruzione fa più fatica ad entrare nel mercato occupazionale, a maggior ragione in un Paese, come l’Italia, con una scarsa offerta formativa di tipo professionale.
    Un altro dato emblematico riguarda il numero di giovani che studiano e lavorano contemporaneamente, svolgendo magari piccole mansioni per iniziare a comprendere le logiche lavorative. In Italia solo il 2% dei giovani lavora mentre è coinvolto nel proprio percorso di studio, mentre la media Ocse è del 12% ed in Germania la quota arriva addirittura al 20%.
    Saranno necessari, dunque, dei cambiamenti sostanziali dell’offerta formativa, avvicinando due mondi, quello della scuola e del lavoro, che al momento sembrano anni luce distanti l’uno dall’altro.



  • Le notizie del giorno di CoopTG: 

     Gli appuntamenti:
    • Mercoledì 12 ottobre, dalle 9,30 alle 14,00, a Roma, presso la sede di Legacoop, si terrà il seminario “Co-progettazione per un nuovo welfare”. 

  • riforma-editoria

    Nella giornata di ieri la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la riforma dell’editoria. 

    Il provvedimento istituisce, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, destinato al sostegno dell’editoria e dell’emittenza radiofonica e televisiva locale.
    L’intento della legge è aiutare un comparto che negli ultimi otto anni ha dimezzato i propri ricavi, con un crollo del fatturato pubblicitario del 60%. L’investimento riguarda soprattutto i piccoli editori e nello specifico le seguenti categorie:

    • cooperative giornalistiche;
    • enti senza fini di lucro o imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale sia da essi interamente detenuto;
    • limitatamente a cinque anni dalla data di entrata in vigore della legge, imprese editrici di quotidiani e periodici il cui capitale di maggioranza è detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali senza fini di lucro.

    I soggetti appena elencati dovranno esercitare in via esclusiva un’attività informativa autonoma e indipendente.
    Per quanto riguarda le modalità di finanziamento, il Fondo per l’editoria e l’innovazione dell’informazione sarà finanziato da:

    a)   le risorse statali destinate al sostegno dell’editoria quotidiana e periodica;

    b)   le risorse statali destinate all’emittenza radiofonica e televisiva in ambito locale;

    c)   quota parte – fino a 100 milioni di euro annui per il periodo 2016-2018 – delle eventuali maggiori entrate derivanti dal canone RAI;

    d)   le somme derivanti dal gettito annuo di un contributo di solidarietà, pari allo 0,1% del reddito complessivo dei: concessionari della raccolta riforma-editoriapubblicitaria sulla stampa quotidiana e periodica, sui mezzi di comunicazione radiotelevisivi e digitali; società operanti nel settore dell’informazione e della comunicazione che svolgano raccolta pubblicitaria diretta; altri soggetti che esercitano l’attività di intermediazione nel mercato della pubblicità attraverso la ricerca e l’acquisto, per conto terzi, di spazi sui mezzi di informazione e di comunicazione, con riferimento a tutti i tipi di piattaforme trasmissive, compresa la rete internet.
    La legge prevede, inoltre, che una parte delle risorse del Fondo possano essere destinate al finanziamento di progetti che incentivano l’innovazione dell’offerta informativa.
    Un’altra delle novità contenute nel provvedimento è l’introduzione di un tetto di 240mila euro per gli stipendi di amministratori, dipendenti e consulenti della Rai, oltre ad una serie di norme sui prepensionamenti dei giornalisti e sul Consiglio dell’Ordine dei giornalisti.

    Nei prossimi sei mesi il Governo sarà chiamato ad emanare i decreti attuativi che serviranno soprattutto a stabilire l’ammontare delle risorse per l’intero settore. L’Alleanza delle Cooperative, impegnata nei mesi scorsi nella campagna #menogiornalimenoliberi, si è dichiarato soddisfatta dei contenuti della legge.
    Il nuovo Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione garantirà, secondo l’Aci, un “sostegno certo, trasparente e selettivo alle testate locali e nazionali cooperative e non profit”. Il mondo della cooperazione denuncia, però, la mancata risposta del Governo sulla definizione dei fondi per l’editoria relativi al 2015.
    L’assenza di risorse ha portato tante cooperative a chiudere i battenti. Nello specifico, sottolinea l’Alleanza, sono 48 le testate che negli ultimi due anni hanno smesso di pubblicare per difficoltà di natura economica. Sarà necessario, dunque, approvare rapidamente i decreti attuativi e definire quanto prima le risorse a sostegno del comparto.