• pensioni-ape

    Nel corso dell’appuntamento settimanale con #MatteoRisponde, la diretta Facebook e Twitter nel corso della quale il Primo Ministro Matteo Renzi risponde alle domande degli utenti, il premier ha annunciato un intervento sulla flessibilità in uscita nella prossima Legge di Stabilità. 

    E si parla già del nome di un provvedimento che dovrebbe consentire agli over 63 di andare in pensione nonostante non abbiano ancora maturato i requisiti anagrafici previsti dalla Legge Fornero.
    pensioni-ape“Si chiamerà Ape (Anticipo Pensionistico): c’è già il simbolo e il logo – ha dichiarato il Primo Ministro -. Ci sta lavorando Nannicini: con la stabilità del 2017 si potrà anticipare, con una decurtazione economica, l’ingresso in pensione solo per un certo periodo di tempo“.
    Renzi ha parlato di un dialogo in corso con i sindacati, i datori di lavoro e l’Unione Europea per mettere a punto il meccanismo in vista della prossima finanziaria.

    La misura dovrebbe riguardare solamente i nati nel 1951, 1952 e 1953, ovvero quei lavoratori che stavano per andare in pensione prima che il ministro Fornero alzasse l’età pensionabile a 66 anni.
    Ma come funzionerà la flessibilità in uscita? Il lavoratore che decide di andare in pensione anticipatamente subirà un taglio dell’assegno pensionistico per ogni anno di anticipo.
    La percentuale di penalizzazione dipenderà dal reddito percepito e non peserà sulla quota contributiva, per la quale è già previsto un taglio per chi utilizza la flessibilità in uscita, ma sulla parte retributiva.

    Il costo dell’operazione dovrebbe essere di un miliardo di euro. Lo Stato si farà carico in via diretta solamente di quei lavoratori in stato di disoccupazione.
    Per gli altri il Governo sta studiando un sistema di finanziamento pubblico-privato. Il nuovo meccanismo di pre-pensionamento dovrebbe prevedere una sorta di finanziamento-ponte da parte degli istituti di credito, che recupererebbero in seguito la cifra prestata attraverso mini-rimborsi Inps con trattenute sulla pensione finale.
    Anche le aziende dovranno sostenere dei costi nei casi in cui vogliano adottare la flessibilità in uscita per effettuare delle ristrutturazioni o dare avvio al turnover generazionale. In quel caso, nelle intenzioni del Governo, il pensionamento anticipato sarebbe totalmente a carico dei datori di lavoro.
    Su questo punto saranno fondamentali i prossimi appuntamenti con le parti sociali. Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha ribadito a più riprese (l’ultima volta proprio ieri in occasione dell’assemblea nazionale) la disponibilità del mondo della cooperazione a farsi carico dei pre-pensionamenti per attivare un effettivo ricambio generazionale.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Venerdì 6 maggio alle ore 9:30 presso la sala conferenze di Palazzo Grandi Stazioni di Venezia si svolgerà il convegno “La gestione delle crisi aziendali: dalla difesa alla creazioni dei posti di lavoro” organizzato da Legacoop Veneto.

  • 500 euro

    Sono in pochi in realtà ad averla avuta nel proprio portafoglio, ma a breve la banconota da 500 euro dovrebbe sparire ufficialmente. 

    Nella riunione programmata per la giornata odierna la Banca centrale europea delibererà il suo ritiro dalla circolazione.
    500 euroLa motivazione è presto detta. Secondo il presidente della Bce, Mario Draghi, la banconota da 500 euro favorisce soprattutto le organizzazioni criminali, specie i narcotrafficanti e le associazioni a delinquere di stampo mafioso.
    Sono soprattutto questo tipo di organizzazioni, infatti, che utilizzano la banconota da 500 euro, in quanto permette loro di risparmiare una grande quantità di spazio durante gli scambi illeciti transnazionali.
    Non sono ancora note le modalità di ritiro della moneta, probabile che avvenga in via graduale. Come ha precisato lo stesso Draghi, non si tratta di una misura per limitare la circolazione monetaria, ma di un semplice intervento per combattere l’attività delle associazioni criminali.
    Non mancano, però, i pareri discordanti in merito alla decisione della Banca Centrale Europea. Jens Weidmann, ad esempio, presidente della Bundesbank, si è dichiarato contrario, sostenendo che un simile provvedimento rischia di minacciare la fiducia dei cittadini europei.


  • coopfond

    Il Consiglio di amministrazione di Coopfond, tenutosi lo scorso 21 aprile, ha deliberato i prossimi interventi a sostegno del mondo della cooperazione. 

    In questi mesi il fondo mutualistico di Legacoop ha intensificato la propria attività per lo sviluppo di nuove cooperative, soprattutto di stampo innovativo, e per la coopfondpromozione dei valori mutualistici.
    Il simbolo dello spirito cooperativo e della capacità della cooperazione di resistere all’impatto della crisi è rappresentato dai workers buyout, ovvero coop nate dalle ceneri di imprese fallite o in liquidazione sotto l’impulso degli stessi lavoratori.
    Coopfond è sempre stata vicina a queste realtà, offrendo loro un importante sostegno economico. Il Consiglio di amministrazione ha deliberato altri due interventi a favore di due workers buyout, la Berti di Tessera (Venezia) e la D’Esi di Ancona.
    Il primo, operante nel settore del vetrocamera e dei serramenti in vetro, è stato inaugurato qualche giorno fa e nasce dall’iniziativa di 22 lavoratori che hanno deciso di chiedere in anticipo la loro indennità di mobilità, capitalizzando la società con 338mila euro e fondando così una cooperativa. Coopfond ha partecipato attraverso un investimento di 200.000 euro e continuerà ad assistere i lavoratori.
    La D’Esi, invece, nasce sotto l’impulso di 15 dipendenti che hanno investito la propria mobilità per sopperire alla crisi di Mercatone Uno, il principale cliente della fabbrica di cucine fallita.

    Tra gli altri interventi deliberati da Coopfond c’è anche il sostegno ad una startup femminile fondata a Napoli da cinque ragazze, alcune delle quali vittime di violenza. La nuova impresa intende creare un laboratorio di pasticceria e panetteria ed altre attività ristorative, culturali e di assistenza.
    Coopfond sosterrà anche la realizzazione del film “Massimo ribasso” proposto dalla cooperativa Arcobaleno di Torino e della ricerca su “La Cooperazione di Abitanti e il Modello di impresa”. Non mancherà, inoltre, il sostegno all’Istituto Cooperativo per l’Innovazione (ICIE), un’organizzazione che lavora da oltre 40 anni nel campo della ricerca, della sperimentazione e del trasferimento tecnologico e della consulenza organizzativa.


  • Vincenzo Linarello

    Il Gruppo Cooperativo Goel è una realtà nata nel 2003 nella zona della Locride e della Piana di Gioia di Tauro.
    L’obiettivo del gruppo che raggruppa 9 cooperative sociali, 28 aziende agricole in Goel Bio, un’organizzazione di volontariato ed una fondazione è ripristinare la legalità in un territorio, come quello calabrese, vittima del potere mafioso.
    Goel è attiva in diversi ambiti: dall’agroalimentare biologico al turismo sostenibile, passando per la moda etica ed i servizi sanitari. La cooperativa agisce per lo sviluppo del territorio, cercando di valorizzarne le tradizioni ed il capitale umano.
    A tal proposito abbiamo sentito il presidente del Gruppo Cooperativo Goel, Vincenzo Linarello, che ci parla di cosa vuol dire fare impresa e fare cooperazione in Calabria e come è possibile creare una realtà virtuosa come quella della cooperativa calabrese.

     

    Goel è un insieme di imprese e realtà, ma soprattutto è un soggetto che promuove dei valori, un forte contrasto alla ‘ndrangheta e al caporalato. Quanto è importante tutto questo e quanto si ripercuote quotidianamente sul lavoro di ciascun soggetto coinvolto in Goel, sui soci e quanto tutto questo si trasforma anche in un sentimento di appartenenza alla cooperativa?

    È da un po’ di tempo che noi ci definiamo “una comunità di riscatto”, questa parola, quest’espressione che ci è molto cara ha, io dico di solito, un nome e un cognome: il nome è comunità e il cognome è riscatto. Comunità nel senso che Goel opera in settori molto diversi: sociale, sanitario, turismo, agroalimentare, tessile, moda e abbigliamento. Lo sforzo che stiamo facendo è fare in modo che ogni settore, ogni attività, ogni cooperativa, ogni società, si veda e si senta coinvolta all’interno di una comunità. Goel parte, si sviluppa e cresce sostanzialmente senza investimenti di privati e senza investimenti pubblici alle spalle, tranne rare eccezioni. Questo tipo di realtà non avrebbe potuto crescere se non dentro un forte mutualismo, intanto economico, perché questi settori si sono aiutati l’uno con l’altro nel momento in cui erano in difficoltà e dall’altro lato senza un senso di appartenenza forte che ha fatto in modo di fare quadrato quando ci sono state le aggressioni della ‘ndrangheta, delle massonerie deviate, quando ci sono stati mille ostacoli che in qualche modo intralciano il cammino di chi in Calabria vuole fare le cose per bene. Quindi la parte della comunità è sicuramente un aspetto importantissimo ma se ci si ferma la comunità può diventare anche una lobby. Il cognome, quindi è importantissimo, la comunità per che cosa? A quale fine? Solo per un mutuo aiuto reciproco? No. L’obiettivo è quello di creare percorsi di riscatto in Calabria. Percorsi di riscatto non solo per coloro che stanno dentro il sistema Goel, che ci lavorano, che hanno scommesso il loro futuro diretto ma anche per tutto il resto del territorio. Quindi creare una situazione di affrancamento dalla ‘ndrangheta, dalle massonerie deviate, dal clientelismo, dalla logica delle raccomandazioni, dall’iniquità di questo territorio. La finalizzazione è importante. Quindi, stiamo insieme, ci aiutiamo l’uno con l’altro, facciamo comunità perché siamo uniti in un progetto di riscatto unico.

    Questo progetto di riscatto passa però anche per una grande capacità imprenditoriale che oggi sta avendo un grosso riscontro anche a livello internazionale grazie al vostro marchio Cangiari. Cangiari nasce anche dalla voglia di riscoprire delle tecniche, dei materiali e si sta affermando sempre di più proprio perché parte da dei valori  territoriali e anche dal rispetto delle materie prime e anche delle persone che le utilizzano. Vorremmo capire qual è oggi lo stato dell’arte di Cangiari e quali novità ci aspettano da qui ai prossimi mesi?

    Cangiari sta continuando. Con grande fatica perché è un’iniziativa che richiederebbe, in via ordinaria, dei grossi capitali di investimento, che noi non abbiamo. Però, malgrado ciò, sta andando avanti e sta diventando significativa anche dal punto di vista della tendenza di quello che il mercato ci rappresenta. Noi siamo il primo marchio di moda etica di fascia alta in Italia. Gli obiettivi imminenti del nostro ramo di Cangiari sono quelli, da un lato, di diversificare, quindi oltre che l’abbigliamento donna, siamo appena partiti con il progetto della “sposa etica” di Cangiari e nello stesso tempo anche con la capacità di aggregare esperienze di confezionamento tessile in difficoltà nel territorio per far fare del lavoro conto terzi. Da un lato questo rafforza la filiera produttiva interna e dall’altro crea possibilità di lavoro ad aziende che altrimenti non avrebbero grandi possibilità. L’altro orizzonte, oltre la diversificazione, è quello dell’internazionalizzazione, noi abbiamo bisogno di andare all’estero, abbiamo bisogno di andare in quei mercati dove essere etici ed ecologici è un reale vantaggio competitivo. È difficilissimo perché, ripeto, non abbiamo capitali adeguati per poter fare questi passaggi. Tuttavia il nostro più grande capitale, che è il capitale fiduciario contiamo che possa presto, in qualche modo, aiutarci a raggiungere questi obiettivi. Abbiamo anche in mente di sperimentare forme nuove di capitalizzazione nei prossimi mesi che riguarderanno tutto il gruppo e, quindi, anche lo sviluppo di Cangiari.

    Sulla scia di questa voglia di ricerca e anche di innovare qualche mese fa avete presentato anche il progetto di “campus Goel”, un centro per la ricerca di eccellenze. Cosa è necessario per rendere questo centro sempre più forte e attrattivo e quali sono gli obiettivi che vi ponete di raggiungere nel breve periodo?

    Intanto abbiamo raccolto tante idee e selezionato un gruppo di idee veramente eccezionali, a dimostrazione di come i calabresi hanno una capacità di innovazione e genialità che non ha veramente nulla da invidiare. Queste idee le stiamo accompagnando, quasi tutti vogliono, in qualche modo, aggregarsi al gruppo Goel. Goel sempre di più si candida quindi ad essere quasi un hub di idee etiche ed innovative in Calabria. Dall’altro lato vediamo che l’intuizione era giusta, cioè da un lato raccogliere, dare fiducia a chi aveva delle idee etiche ed innovative e dall’altro dotarlo di strumenti che consentano di poter sviluppare la propria idea senza dover pensare ad altri mille problemi come quelli amministrativi, di sviluppo, finanza, mercato, che sono le cose contro cui una piccola iniziativa, seppur geniale, si scontra e si infrange. Stiamo proseguendo questo percorso, certo, questo progetto ha ancora bisogno di aiuto perché possa diventare sostenibile solo con le idee che con la cantiera. Stiamo già vedendo, però, che l’intuizione era veramente azzeccata. Proseguiremo in questo senso, continueremo ad essere un punto di riferimento e, possibilmente, anche un collettore per i calabresi etici ed innovativi.

    Parlando di prospettive, oggi abbiamo uno spaccato di Goel molto chiaro: abbiamo il successo di Cangiari nella moda, Goel Bio che sta iniziando ad essere una realtà sempre più importante sia per la trasformazione di alcuni prodotti, sia per la commercializzazione di altre specialità calabresi spesso sottovalutate. Possiamo sapere, in un’ottica di visione di questo gruppo, un sogno o un progetto su cui state già lavorando o che state immaginando adesso e sperate di veder realizzato da qui a cinque anni o a più lungo periodo?

    Il malaffare spesso si giustifica, nei nostri territori, col fatto che è una dolorosa e necessaria realtà, “loro” dicono: se non ci fossimo noi a muovere un po’ di economia qui non ci sarebbe nulla. Assolutamente no! Ci sarebbe tanto di più e l’esatto opposto della ‘ndrangheta, cioè l’etica, se diventa vincente dimostra che è un grande imbroglio quello che sta dietro questo tentativo di legittimarsi da parte della ‘ndrangheta.

    Noi attualmente miriamo a una crescita quantitativa, cioè dobbiamo rafforzare queste iniziative e farle diventare sempre più robuste, sia dal punto di vista dei risultati economici ma ancora di più dal punto di vista dei risultati occupazionali senza che questo faccia perdere minimamente la coerenza e la carica etica di queste iniziative. Questo ha un duplice valore: oltre, ovviamente, al fatto che crea economia, sviluppo e lavoro, vogliamo dimostrare, inequivocabilmente a tutti che l’etica, oltre che giusta, unita l’innovazione può diventare la chiave di volta della nostra terra. L’etica oggi ha bisogno di essere rilegittimata come un’alternativa seria e concreta per tutti. Non può essere solo un’alternativa per pochi eroi, che magari vengono applauditi, ammirati. Noi dobbiamo dimostrare che è una cosa su cui una regione come la Calabria, se ci punta, può veramente cambiare il suo futuro. Questo, capisci bene, che implica la delegittimazione del suo opposto. Il malaffare spesso si giustifica, nei nostri territori, col fatto che è una dolorosa e necessaria realtà, “loro” dicono: se non ci fossimo noi a muovere un po’ di economia qui non ci sarebbe nulla. Assolutamente no! Ci sarebbe tanto di più e l’esatto opposto della ‘ndrangheta, cioè l’etica, se diventa vincente, dimostra che è un grande imbroglio quello che sta dietro questo tentativo di legittimarsi da parte della ‘ndrangheta.

    Parlando proprio di comunità e di supporto all’economia locale, qualche anno fa, precursori anche in questo, avete cercato di creare un esperimento, chiamandolo Aiutamundi, che era una sorta di circuito del credito parallelo, a metà tra una Banca del Tempo e un vero e proprio circuito parallelo come oggi può essere Sardex o come alcune piattaforme di sharing-economy che si stanno affermando. Dopo questi anni, e dopo quel tentativo, secondo te è arrivato il momento per la Calabria di sviluppare un modello di economia che faccia anche breccia su nuovi circuiti e dia anche più flessibilità alle nostre realtà, compresse nei canoni bancari sempre più asfissianti?

    Se noi andiamo a vedere una zona come la Calabria vediamo uno dei più grandi paradossi dell’economia di mercato: da una parte c’è una marea di persone disoccupate e dall’altro c’è una marea di bisogni insoddisfatti. Teoricamente una grande domanda e una grande offerta. Tuttavia questa domanda e quest’offerta non si incontrano perché in mezzo non c’è la liquidità.

    Io credo che il modello che noi abbiamo sviluppato, quello di Aiutamundi, sia un modello di grandissima efficacia, benchè la sperimentazione che noi abbiamo potuto condurre era una piccola sperimentazione. La nostra era un’attività di sviluppo di un modello più che una vera e propria sperimentazione. Tuttavia noi siamo riusciti a creare qualcosa di unico: la possibilità di avere una moneta alternativa senza avere una moneta alternativa. Il sistema di Aiutamundi fa a meno del denaro contante e utilizza l’Euro, non è una “divisa” diversa dall’Euro. È perfettamente integrata nella normativa fiscale e giuslavoristica nazionale. Noi la stiamo proponendo ma abbiamo bisogno di qualcuno con le spalle molto più forti delle nostre perché la possa lanciare e possa creare un’adesione di una massa critica tale da rendere il sistema perfettamente usabile e sostenibile. Siamo convinti che questa sia la strada giusta perché oggi ci sono delle storture che il mercato crea. Se noi andiamo a vedere una zona come la Calabria vediamo uno dei più grandi paradossi dell’economia di mercato: da una parte c’è una marea di persone disoccupate e dall’altro c’è una marea di bisogni insoddisfatti. Teoricamente una grande domanda e una grande offerta. Tuttavia questa domanda e quest’offerta non si incontrano perché in mezzo non c’è la liquidità. Questa è una stortura evidente del mercato. In attesa di trovare delle soluzioni più strutturali un’iniziativa come quella di Aiutamundi diventa un correttore, un correttivo di grande efficacia di questa stortura.

    Vorrei chiudere con un’ultima domanda: un consiglio da un imprenditore come Vincenzo Linarello a chi oggi vuole fare cooperazione in Calabria e magari abita in zone rurali e vede poche opportunità. Un consiglio pratico ed uno per quanto riguarda la filosofia con cui si deve collaborare e cooperare per far crescere un territorio.

    Io riassumerei tutto in due cose. La prima è non stare da soli, stare insieme. In Calabria non si va da nessuna parte da soli. Quindi da un lato aggregarsi, dall’altro bisogna essere i migliori, in Calabria non ci sono vie di mezzo. In qualunque ambito uno vuole andare a cimentarsi se ci si accontenta di competenze mediocri non si va da nessuna parte, per qualunque professione, qualunque lavoro, qualunque cosa si voglia fare. Quindi aggregarsi ed essere i migliori ed ovviamente poi fare delle scelte chiare. Io dico che o si è veramente etici o essere un po’ etici, in questa terra, non è una scelta vincente.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • 4-5 maggio presso l’Auditorium Parco della Musica a Roma l’assemblea nazionale di Confcooperative.

     

     


  • 2-per-mille-cultura

    L’ultima Legge di Stabilità ha disciplinato la possibilità di destinare il 2 per mille dell’Irpef ad una specifica associazione culturale. 

    A partire dalla prossima dichiarazione dei redditi i contribuenti potranno così scegliere se dirottare le proprie risorse verso un partito politico o un’associazione culturale, con queste ultime che prima del recente cambiamento normativo potevano partecipare solamente alla ripartizione delle risorse del 5 per mille.
    2-per-mille-culturaSono più di 130.000 le associazioni che si sono accreditate presso il Ministero dei beni culturali che ieri ha pubblicato l’elenco dei soggetti che potranno essere scelte dai contribuenti nella dichiarazione dei redditi 2017.
    I criteri stabiliti dal Ministero per poter partecipare al riparto delle risorse del 2 per mille sono piuttosto ampi.
    Possono essere accreditate, infatti, le associazioni che presentano nel proprio statuto “la finalità di svolgere e/o promuovere attività culturali” e che siano attive da almeno cinque anni.
    L’ammontare complessivo della risorse da destinare alle associazioni non potrà comunque eccedere i 100 milioni di euro.
    Qui trovate la lista dei soggetti accreditati.
    Ricordiamo, invece, che sul sito dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps trovate il vostro 730 precompilato all’interno del quale è possibile, tra le altre cose, scegliere un ente di volontariato o un’associazione sportiva dilettantistica alla quale destinare il 5 per mille.
    Attraverso questo motore di ricerca fornito dall’Agenzia delle Entrate potete trovare l’elenco dei soggetti ammessi alle ripartizione del 5 per mille e selezionarne uno.



  • Cooperfidi promosso a pieni voti. Il consorzio cooperativo ottiene all’approvazione della Banca d’Italia per l’iscrizione all’Albo Unico degli Intermediari Finanziari Vigilati. 

    La richiesta, presentata lo scorso mese di novembre, è stata valutata in maniera estremamente positiva dall’ente preposto: “In settembre – ha dichiarato Mauro Frangi, presidente di Cooperfidi italia – il team ispettivo di Banca d’Italia aveva consegnato il verbale che concludeva l’ispezione della Vigilanza iniziata in agricoltura socialemaggio. Il giudizio positivo colloca Cooperfidi tra i migliori Consorzi di Garanzia Fidi italiani: nessuno ha, infatti, ottenuto un giudizio migliore dalla Vigilanza”.
    In questi mesi Cooperfidi ha fatto registrare dei risultati positivi, con un aumento del volume di attività.
    Rappresenta ormai uno strumento di garanzia fondamentale per le cooperative, soprattutto per le startup, in un periodo storico in cui l’accesso al credito è un problema per tutte le imprese.
    La previsione di strumenti finanziari specifici per le cooperative diventa essenziale e Cooperfidi, sostenuta dalle tre maggiori associazioni di rappresentanza delle coop, sta provando ad incrementare i propri servizi rivolti alle imprese sociali.
    “Cooperfidi, che è dotato di una solida struttura patrimoniale anche grazie all’intervento dei fondi mutualistici – dice il vice presidente del consorzio Aldo Soldi – si conferma come uno snodo molto importante nell’insieme della strumentazione finanziaria a disposizione delle cooperative. Forte di questo ruolo intende migliorare ulteriormente la sua attività, arricchendo i servizi ed avvicinandosi ancora di più alle imprese ed ai territori”



  • Il Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo di scambio commerciale tra Stati Uniti ed Unione Europea, la cui negoziazione è iniziata nel 2013. 

    Le due parti, però, sembrano ancora distanti dal trovare un accordo, ognuno fermo sulle proprie posizioni e pronto a difendere la propria sovranità. Eppure un trattato tra due pilastri contributi agricolturadell’economia mondiale porterebbe enormi vantaggi commerciali alle due aree. È stato stimato, ad esempio, che per l’Ue ci sarebbe un beneficio di circa 120 miliardi, corrispondenti a circa lo 0,5% del Pil.
    L’obiettivo del trattato è effettuare un’ampia liberalizzazione dei mercati ed un’uniformazione delle regole nei settori della salute, della finanza, dell’ambiente e della sicurezza.

    Nella giornata di ieri Greenpeace ha reso note 248 pagine di documenti riservati che svelano lo stato della trattativa tra le due parti. L’associazione per la tutela dell’ambiente ritiene che l’accordo favorirà soprattutto le grandi multinazionali, arrecando gravi danni all’ambiente.
    Nel negoziato, infatti, non ci sarebbe alcun riferimento a Cop21, l’accordo sul clima firmato qualche giorno fa Washington, e soprattutto c’è il rischio che vengano a mancare le protezioni su ogm e carne trattata con ormoni, facendo arrivare in Europa prodotti pericolosi per la salute dei consumatori.
    Il timore di Greenpeace e di molte associazioni ambientaliste è che nell’accordo prevalga il principio dell’evidenza scientifica, valido negli Stati Uniti, secondo il quale un prodotto può essere venduto fino a quando qualcuno non dimostri la sua nocività. Allo stato attuale, in Europa, questo onere spetta all’impresa che vende il prodotto che dovrà lei provare l’assenza di rischi per la salute del consumatore e certificare così la sua commerciabilità.

    Aldilà dei rischi sulla salute denunciati da più parti, permangono ancora alcune criticità che impediscono alle due parti di trovare un accordo.
    Come riportato nell’edizione odierna del quotidiano Repubblica, gli Stati Uniti pongono il proprio veto su tre questioni in particolare:

    • uniformazione della regole sui mercati finanziari; 
    • preferenza da parte delle aziende controllate con capitale pubblico nei confronti dei prodotti americani; 
    • rifiuto di porre la denominazione di origine sui prodotti provenienti dall’Europa.

    È chiaro come l’Europa non possa accettare questi veti, soprattutto quelli riguardanti l’etichetta dei prodotti, con paesi come l’Italia che spingono al contrario per l’etichetta obbligatoria per valorizzare le proprie specialità agroalimentari.
    Gli Stati Uniti, dal canto loro, cercano di tutelare l’agricoltura locale e agiscono con criteri fortemente protezionisti.
    Contrariamente a quanto riportato da Greenpeace, invece, manca ancora un accordo sulla tutela dei consumatori. L’Europa, considerate anche le pressioni delle organizzazioni non governative e delle associazioni ambientaliste, non vorrebbe accettare il principio dell’evidenza scientifica.
    La firma del Ttip, dunque, è tutt’altro che vicina come paventato in questi giorni.



  • Sono 5.439 le startup innovative iscritte nella sezione speciale del Registro delle imprese nel primo trimestre 2016. 

    I dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico certificano la costante crescita del numero delle startup. Nel confronto con il mese di dicembre 2015 c’è una startup-2016variazione positiva del 5,8%, che testimonia una tendenza in atto già da qualche anno.
    Cresce anche il capitale sociale che a fine marzo ammonta a circa 277 milioni di euro complessivi e a 51mila euro di media ad impresa, con un aumento del 7,3% rispetto al periodo ottobre-dicembre 2015.

    Il 72% delle startup fornisce servizi alle imprese; in particolare la maggior parte si occupa di produzione software e consulenza informatica (30%) e attività di ricerca e sviluppo (15,1%). Dal punto di vista della distribuzione territoriale, domina ancora la Lombardia con 1.183 startup (21,8% del totale), seguita da Emilia-Romagna con 625 (11,5%), Lazio 548 (10,1%), Veneto 404 (7,4%) e Piemonte 365 (6,7%).
    La città con il maggior numero di imprese innovative è ancora una volta Milano con 802 (14,8% del totale), davanti a Roma con 475 (8,7%), Torino 273 (5%), Napoli 127 (3,2%) e Bologna 154 (2,8%).

    Per quanto riguarda, invece, la forma cooperativa, come testimonia una recente analisi di Coopstartup, al 18 aprile 2016 il numero delle startup cooperative ammonta a 114, corrispondenti al 2,1% del totale. Nonostante le startup che assumono la forma cooperativa presentino un ritmo di crescita simile, se non maggiore, rispetto alle altre forme d’impresa, si tratta ancora di numeri piuttosto esigui.
    La formula cooperativa non è ancora percepita come lo strumento per migliore per fare impresa e soprattutto per fare startup. Il mondo della cooperazione, in vista dell’imminente unione delle sigle, sarà chiamato ad effettuare un cambio di marcia, migliorando il numero e la qualità dei progetti a favore delle startup cooperative e implementando la comunicazione sui valori e sulle peculiarità della cooperazione.



  • I temi di questa edizione del Notiziario della Cooperazione:

    Gli appuntamenti:

    • Lunedì 16 maggio alle ore 14:30 presso l’Unipol Auditorium a Bologna, presentazione pubblica di Vicoo-Visioni Cooperative.
    • Domani la Giornata Internazionale della Libertà di Stampa.

  • gardini confcooperative

    Il 4-5 Maggio a Roma si svolgerà l’assemblea nazionale di Confcooperative, nel corso della quale ci sarà il rinnovo delle cariche e verrà tracciata la strada verso l’unione delle sigle delle centrali di rappresentanza delle coop che verrà portata a termine nel 2017. 

    Alla vigilia di un appuntamento importante per la propria organizzazione, il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, parla delle questioni fondamentali del gardini confcooperativenuovo corso della centrale cooperativa. Lo fa nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano Avvenire.
    Parità di genere, riordino territoriale e welfare sono, secondo Gardini, gli ambiti di intervento maggiormente rilevanti per il futuro della cooperazione e per la formazione di una società più democratica, uguale ed efficiente.
    Il rinnovo delle cariche di Confcooperative ha assegnato un ruolo di primo piano alle donne, come dimostrato dalla nomina di Fabiola Di Loreto come direttrice generale.
    “Oltre il 60% degli occupati delle nostre coop è donna. Ecco perché la presenza femminile – ha dichiarato Gardini – è in progressivo aumento nella governance, dove siamo arrivati ad una quota rosa del 23,6% che sale al 26% se consideriamo le posizioni apicali, rispetto al 16% degli altri modelli d’impresa“.

    Confcooperative si è resa protagonista anche di un progressivo riordino territoriale che ha portato all’accorpamento di diverse unioni regionali e provinciali (passate da 109 a 71), con un risparmio complessivo di 3 milioni di euro. “Queste risorse – ha aggiunto il vertice della centrale di rappresentanza delle coop – verranno reinvestite totalmente nei servizi alle imprese. Dare di più senza chiedere di meno alle stesse“.
    In questi mesi il movimento cooperativo è impegnato su più fronti. Chiusa la difficile partita della riforma delle Bcc, si apre quella sulle false cooperative, contro le quali l’Alleanza delle cooperative italiane ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare, e quella del welfare.
    Confcooperative chiede al Governo la promozione di un modello di assistenza maggiormente decentralizzato, capace di dare valore a quelle cooperative che offrono servizi assistenziali ad oltre 7 milioni di cittadini.
    “Bisogna passare da un sistema ‘ospedalocentrico’ – conclude Gardini – a un assetto che preveda più assistenza sul territorio, anche per non intasare il servizio sanitario nazionale“.