Categoria: Lavoro


  • Gli effetti della crisi sono stati devastanti. Li respiriamo ogni giorno e li misuriamo con precisione attraverso le elaborazioni dei vari centri ricerca.
    L’ultima analisi in ordine di tempo è quella effettuata da Cerved e riportata da Il Sole 24 Ore.
    Il periodo preso in considerazione va dal 2008 al 2014, ovvero quello immediatamente successivo all’inizio della crisi economica negli Stati Uniti e alla sua conseguente propagazione negli stati europei.

    caschetto lavoroI numeri presentati da Cerved sono impressionanti.
    Negli ultimi sette anni l’economia italiana ha perso 980 mila addetti. Una cifra spropositata che racconta alla perfezione quale è stato l’impatto della crisi sul sistema produttivo italiano.
    Ma non è questa l’unica elaborazione inquietante. Ci sono anche i dati sui fallimenti delle imprese.
    Ogni anno migliaia di realtà imprenditoriali sono costretti a chiudere i battenti ed il 2014 è stato l’anno peggiore da questo punto di vista, con una percentuale di fallimenti in aumento del 10% rispetto all’anno precedente.
    La buona notizia, se così vogliamo chiamarla, è che si è trattato di aziende di piccole dimensioni.
    Dunque le ripercussioni sulla perdita di posti di lavoro non è stata eclatante: -0,5% nel confronto con il 2013.
    Si tratta di un dato parzialmente positivo, poiché frena l’impressionante emorragia di addetti disimpegnati da un anno all’altro.

    Se diamo uno sguardo al fatturato delle piccole e medie imprese la situazione non migliora certamente. Le Pmi in questi anni hanno perso 5,60% del loro fatturato; le piccole imprese sono state quelle più colpite dalla crisi con una variazione negativa attestata attorno al -8,70%.
    La zona maggiormente coinvolta è stata il Nord-Ovest, dove nel 2014 si è registrata la maggior quota di fallimenti ed una perdita complessiva di addetti stimabile attorno alle 56.000 unità lavorative.
    Regioni come il Piemonte contano di rilanciare la propria economia attraverso la ripresa del settore automobilistico, sfruttando il mercato americano ed il favorevole tasso di cambio euro/dollaro.
    Tra i settori più in crisi nell’ultimo anno vanno annoverati quello dei servizi e delle costruzioni. Quest’ultimo ha fatto segnare, nel 2014, una perdita del 22%.



  • Dopo le previsioni ed i dati sulla crescita del Pil e sulla produzione industriale, arrivano le elaborazioni più attese: quelle sul tasso di disoccupazione.
    L’Istat fornisce i dati relativi al mese di Dicembre e per la prima volta dopo parecchi mesi l’Italia può tornare a sorridere. Migliorano, infatti, sia i risultati sul numero di occupati, che quelli relativi al tasso di disoccupazione. Ma analizziamo i dati nel dettaglio.

    downloadSecondo l’Istituto di Statistica, gli occupati nel mese di Dicembre sono 22 milioni e 422 mila, in aumento dello 0,4% (+93mila occupati) rispetto al mese precedente.
    Negli ultimi due mesi il numero di persone occupate aveva fatto registrare una sensibile diminuzione.
    La situazione, adesso, sembra essersi normalizzata, anche rispetto a Dicembre dell’anno scorso.
    Il valore tendenziale, infatti, mostra una crescita dello 0,5%.
    Stesso andamento per il tasso di occupazione, che si attesta adesso al 55,7%, mostrando una crescita dello 0,2% rispetto a novembre e dello 0,3% nel raffronto con i dati di dodici mesi fa.

    Incoraggianti anche i numeri sulla disoccupazione. La quota di disoccupati è di 3 milioni e 322mila e presenta una variazione negativa di -3,2% rispetto a novembre.
    Il paragone con dicembre 2013 è, invece, ancora impietoso perchè il numero di disoccupati è in questo caso aumentato del +2,9%.
    Sono evidentemente simili i dati sul tasso di disoccupazione. Anche qui ci sono dei miglioramenti rispetto a novembre. Il tasso di disoccupazione è del 12,9%, 0,4 punti percentuale in meno rispetto al mese scorso.
    Su base annua, però, la situazione rimane complessa, visto che riscontriamo un aumento dello 0,3%.

    tweet renziDai dati appena elencati, dunque, emerge una tendenza chiara. Il mese di dicembre ha portato un parziale rilancio in termini di occupazione, merito probabilmente di una ripresa dei livelli di produzione industriale e delle politiche attive del governo, su tutte Garanzia giovani.
    Lo dimostrano i numeri sul tasso di disoccupazione giovanile. “La quota di giovani disoccupati” riporta l’Istat “sul totale di quelli attivi (occupati o disoccupati), è pari al 42,0%, in calo di 1,0 punti percentuali rispetto al mese precedente e in aumento di 0,1 punti nei dodici mesi”.
    Eurostat precisa che la variazione congiunturale italiana, relativa al tasso di disoccupazione giovanile, è la migliore tra tutti i paesi europei. Numeri che lasciano ben sperare e che provocano la reazione positiva del premier Matteo Renzi, che attraverso il proprio profilo Twitter non ha voluto mancare di esprimere la propria soddisfazione per i dati pubblicati.



  • Il Jobs Act e la Legge di Stabilità sono due grandi impianti normativi che provano ad agire sul mercato del lavoro in maniera coordinata.
    La ratio dei due provvedimenti è la medesima: aumentare la flessibilità all’interno del rapporto di lavoro e favorire le forme contrattuali a tempo indeterminato.
    Il Jobs Act istituisce una nuova forma giuridica: il contratto a tutele crescenti. Si tratta di un rapporto a tempo indeterminato, più facile però da estinguere grazie alla modifica dell art.18 dello Statuto dei Lavoratori.

    caschetto lavoroCostituire un nuovo tipo di contratto non sarebbe stato, però, sufficiente. Bisognava incentivare le assunzioni attraverso questo nuovo meccanismo. E qui interviene la Legge di Stabilità.
    Il provvedimento, varato come al solito alla fine dell’anno, prevede una serie di agevolazioni fiscali per quei datori di lavoro che decidono di effettuare nuove assunzioni utilizzando il contratto a tutele crescenti,
    Sono necessarie, però, alcune precisazioni, utili a chiarire la nuova disciplina giuridica e a risolvere delle questioni problematiche.

    Una delle agevolazioni presenti nella Legge di Stabilità è il cosiddetto esonero contributivo triennale del contratto a tutele crescenti. A partire, infatti, dal 1 gennaio 2015 e fino al 31 dicembre 2017, i datori di lavoro riceveranno degli sgravi fiscali per tutte le nuove assunzioni a tempo indeterminato.
    L’obiettivo è rendere più vantaggioso questo tipo di contratto rispetto alle altre forme giuridiche.
    Il limite è fissato a 8.060 euro su base annua, ma ci si pone una serie di problemi sui destinatari delle misura.
    Innanzitutto il provvedimento parla di nuove assunzioni, ma c’è un discrimen importante.

    Le agevolazioni non sono valide se il lavoratore ha avuto un contratto a tempo indeterminato con qualsiasi altro datore di lavoro nei sei mesi precedenti alla stipula del nuovo rapporto.
    Stesso discorso se il lavoratore ha beneficiato di un contratto di apprendistato nei sei mesi precedenti, essendo quest’ultimo valutato come un rapporto a tempo indeterminato.
    Diversa, invece, la disciplina delle forme di lavoro a termine. In questo caso le agevolazioni sono ritenute valide, anche se non sono trascorsi i suddetti sei mesi.
    Il legislatore prevede il medesimo esonero contributivo per tutti i rapporti di lavoro a tempo determinato convertiti in altrettanti a tempo indeterminato all’interno della stessa azienda.

    L’intento, dunque, è chiaro: incentivare la costituzione di nuovi rapporti che abbiano come oggetto il nuovo contratto a tutele crescenti. Lo sgravio complessivo è valutabile attorno al 30%, dunque gli imprenditori hanno molto interesse ad utilizzarlo.
    Si tratta, comunque, di una misura generalizzata che non presenta criteri selettivi. È rivolta, infatti, a tutti i tipi di lavoratori, senza alcuna esclusione. Per questo motivo non creerà problemi di concorrenza e non potrà essere sottoposta ai vincoli comunitari, come alcuni invece paventavano.

     



  • Si è svolta nella giornata odierna la decima edizione del Forum Lavoro, un evento organizzato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro.
    Tanti gli argomenti sul tavolo relativi, tra i quali le principali novità normative contenute all’interno della Legge di Stabilità e del Jobs Act. Hanno partecipato all’evento numerosi esperti del settore e figure istituzionali.
    Una di questi è il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti.

    classe-banchiL’ex vertice di Legacoop ha approfondito alcune questioni problematiche della nuova riforma del lavoro.
    Uno dei temi più dibattuti è senza dubbio la modifica dell’art. 18 e la sua possibile estensione ai pubblici dipendenti. Sull’argomento la linea del ministro Poletti è la medesima dell’esecutivo. Il Jobs Act agisce nell’ambito di una discussione sul lavoro privato ed in quanto tale è circoscritto a questo settore.
    È esclusa, dunque, l’estensione delle norme del Jobs Act ai pubblici dipendenti e ai dirigenti dellla P.A in materia di licenziamenti individuali.
    Si verrebbe a creare, però, un trattamento differenziato che andrebbe comunque armonizzato. Per questo motivo Poletti prevede un intervento organico all’interno della riforma della Pubblica Amministrazione, già al vaglio del ministro Madia.
    Probabile che il provvedimento contenga anche norme regolative sui licenziamenti disciplinari negli enti pubblici, armonizzando in questo modo il quadro regolativo del lavoro pubblico e privato.

    Un altro tema all’ordine del giorno è il cosiddetto contratto a tutele crescenti. Sul punto Poletti è chiaro: il legislatore si è posto come obiettivo la semplificazione ed il riordino delle forme contrattuali, riducendo l’enorme quantità di contratti presenti nel nostro ordinamento giuridico.
    Chiara è anche la volontà di incentivare i rapporti di lavoro a tempo indeterminato attraverso delle agevolazioni fiscali ed un’implementazione della flessibilità all’interno del rapporto stesso.
    Ma un argomento altrettanto importante riguarda il contratto di apprendistato.
    Molti esperti del settore valutano le norme del Jobs Act come una bocciatura per l’apprendistato: i datori di lavoro, infatti, troverebbero adesso più conveniente assumere i giovani laureati attraverso il contratto a tutele crescenti.
    Secondo Poletti, invece, l’apprendistato non deve essere valutato solamente come un “contratto che costa poco“, al contrario deve mantenere il suo ruolo di formazione dei soggetti appena entrati nel mondo del lavoro.
    Le istituzioni hanno il compito di valorizzare l’alternanza scuola-lavoro attraverso uno scambio reciproco di know-how che renderebbe i giovani effettivamente occupabili.
    Da questo punto di vista sarà fondamentale la riforma costituzionale e la riallocazione delle competenze tra Stato e Regione. Al momento la materia delle politiche attive e della formazione è di competenza regionale; questo crea un’enorme differenziazione territoriale, che si può tradurre in forme contrattuali diverse da regione a regione.
    Risolto questo problema di governance, si potrà procedere ad un’effettiva valorizzazione della formazione in una logica dell’alternanza scuola-lavoro.



  • In attesa dei dati ufficiali sul bilancio 2014, Fiat Chrsyler può sorridere.
    Il gruppo imprenditoriale italo-americano vive questo periodo con grande fiducia. Merito di un titolo in forte rialzo e di vendite in crescita, soprattutto nel mercato statunitense.
    Una congiuntura favorevole che ha permesso all’amministratore delegato Marchionne di assumere più di mille nuovi lavoratori nel complesso di Melfi.

    caschetto lavoroLa notizia di questi giorni è il netto rialzo del proprio titolo in borsa, fino a sfiorare la soglia dei 12 euro (11,94 euro). Da inizio anno ha guadagnato addirittura un + 26,74% e le prospettive sono ancora migliori.
    Agire sul mercato americano, in questo periodo, è un grande vantaggio per un’azienda. Lo è per merito del rafforzamento del dollaro e della contemporanea svalutazione dell’Euro.
    Un’impresa come Fiat che conduce il proprio export dall’Italia verso il continente americano non può che guardare al futuro con fiducia.

    La misura di politica monetaria adottata dalla Bce, il Quantitative easing, non farà altro che svalutare maggiormente la moneta unica europea nel rapporto con il dollaro, avvantaggiando chi esporta dai paesi dell’Eurozona verso il mercato americano.
    E i prodotti Fiat sono molto richiesti negli Stati Uniti, soprattuto la nuova Jeep Renegade.
    Le vendite, dunque, continueranno a crescere, merito anche di un settore, quello automobilistico, tra i più in espansione; il titolo contemporaneamente raggiungerà livelli senza precedenti.
    Ecco spiegata la scelta di Marchionne di reinvestire in Italia. Il cosiddetto mini-euro farà le fortune di un’azienda che appariva in netta crisi prima di fondersi con Chrysler ed esplorare il mercato americano.
    Le scelte del gruppo Fca appaiono allo stato attuale lungimiranti. Vedremo quali saranno le scelte future di Marchionne, soprattutto in termini di investimenti tecnologici e capitale umano.
    La congiuntura favorevole lo consente: è arrivato il momento di guardare al futuro con una programmazione intelligente ed innovativa.



  • C’è grande attesa per il decreti attuativi del Jobs Act che disciplineranno nel dettaglio il nuovo art. 18 ed il contratto a tutele crescenti.
    È già tempo, però, di fare previsioni sull’impatto che avranno queste misure sul mercato del lavoro. I gestori del personale delle aziende devono cominciare a programmare l’attività produttiva e con essa valutare la possibilità di nuove assunzioni.
    La domanda che si fanno in molti è la seguente: il nuovo contratto a tutele crescenti favorirà l’impiego dei giovani laureati? Ci si chiede, inoltre, se questa forma contrattuale verrà preferita a quelle a tempo determinato.

    downloadHa provato a fare un punto della situazione la Gidp, ovvero il gruppo intersettoriale direttori del personale.
    L’indagine svolta all’interno degli aderenti all’associazione ha rivelato che il contratto a tutele crescenti sarà la forma giuridica più utilizzata per l’assunzione dei giovani laureati (30% del totale). Il 28%, invece, ricorrerà al contratto di apprendistato professionalizzante ed il 20% ai rapporti a tempo determinato.

    Come dichiarato dal presidente di Gidp Paolo Citterio al Corriere della Sera, il contratto a tutele crescenti consente di conoscere al meglio i neo-laureati, valutarli e poi decidere se proseguire o meno il rapporto lavorativo.
    Nonostante si tratti di una forma di lavoro a tempo indeterminato, consente una maggiore flessibilità contrattuale, dando così più ampio margine di manovra ai datori di lavoro.
    Sempre secondo Citterio, grazie al contratto a tutele crescenti, le assunzioni a tempo indeterminato di giovani laureati cresceranno dal 15% attuale al 40%.
    Un aumento, dunque, notevole che può dare qualche speranza a chi ha appena terminato il proprio ciclo di studi e si affaccia al mondo del lavoro.
    Quanto ai profili professionali, quelli maggiormente richiesti sono nelle aree commerciali, di progettazione, ricerca e sviluppo, marketing e gestione, mentre i laureati più appetiti sono quelli in ingegneria, seguiti a ruota da economia.



  • È partita la caccia alla false partite Iva, ma basterà?
    Come riportato dal Corriere Economia, il 31 Dicembre si è conclusa la fase transitoria dei controlli sulla mono-committenza, come previsto dalla riforma Fornero. Adesso partiranno i meccanismi automatici di sanzione per chi cerca di eludere il fisco.

    22102014L’obiettivo del provvedimento è smascherare quei rapporti di lavoro subordinati formalmente registrati come partite Iva.
    Vengono stabiliti tre parametri attraverso i quali giudicare il tipo di rapporto lavorativo: durata, compenso e tipo di posto di lavoro.
    Per quanto riguarda il primo aspetto, non bisogna superare gli 8 mesi di collaborazione tra l’azienda ed il lavoratore.
    Quanto al compenso, invece, il limite stabilito è dell’80% del reddito lordo del soggetto detentore di una partita Iva.
    Infine, non ci deve essere un rapporto continuativo presso la sede del committente.
    Quest’ultimo è l’aspetto più controverso della normativa. Vengono fatte salve, infatti, le categorie professionali.
    Un avvocato o un architetto che lavorino in maniera continuativa presso uno studio verranno comunque configurati come partite Iva, nonostante il rapporto abbia tutte le caratteristiche del lavorato subordinato.

    Su questo punto è molto critica Anna Soru, presidente di Acta (Associazione Consulenti Terziario Avanzato). Secondo Soru sarebbe proprio questa la fattispecie più utilizzata all’interno delle aziende italiane.
    Uno dei pochi effetti della normativa contro le false partite Iva sarebbe stato solamente la riduzione della durata dei contratti di collaborazione da 11 a 8 mesi, penalizzando in questo modo i lavoratori.
    Nessuna lotta effettiva, dunque, contro chi decidere di eludere il fisco.
    Una categoria, quella delle partite Iva, oggetto di un imponente aumento del carico fiscale. L’innalzamento dell’aliquota sulla contribuzione previdenziale ed il cambiamento del regime dei minimi, quest’ultimo contenuto all’intero della Legge di Stabilità, finirà col diminuire il numero dei liberi professionisti, vittime di una diminuzione della domanda di lavoro al cospetto di un regime fiscale peggiorativo.



  • I lavoratori appartenenti alle “categorie protette” rappresentano una questione delicata per le imprese italiane. Un articolo pubblicato sull’edizione odierna del Corriere della Sera analizza la loro situazione, mostrando dati e tendenze in merito al loro impiego.
    Secondo un’indagine svolta da Gidp, circa l’80% delle “categorie protette” risulta disoccupato, un quota che colloca l’Italia sopra la media dei paesi industrializzati, dove la percentuale di disoccupazione varia dal 50% al 70%.

    downloadLa legge 68/1999 disciplina nel dettaglio cosa s’intende per “categoria protetta” e quali soggetti rientrano in questa fattispecie. Tra di essi la normativa annovera invalidi civili e del lavoro, non vedenti, non udenti, ma anche orfani e coniugi di coloro che sono deceduti per cause di lavoro.
    Per loro è prevista l’iscrizione in liste di collocamento obbligatorio ed agevolazioni fiscali per le imprese che decidono di assumerli. Le realtà produttive italiane potrebbero, dunque, trarre giovamento dal collocamento di tali soggetti, riducendo i costi e massimizzando i profitti, soprattutto in periodo di recessione. Nonostante ciò, il numero di lavoratori appartenenti alle categorie protette è ancora molto limitato.

    Le aziende ritengono siano ancora maggiori i costi rispetto ai benefici: secondo molti imprenditori rallenterebbero l’attività produttiva, impedendo all’impresa di aumentare fatturato e produttività.
    In realtà si tratta il più delle volte di semplici pregiudizi. Bisogna semplicemente sfruttare le risorse che le “categorie protette” possono dare ad un’azienda, senza pensare che il loro compito possa essere necessariamente limitato.
    La responsabilizzazione di un lavoratore porta sempre dei vantaggi, qualsiasi sia la categoria in questione.
    I dati forniti dall’Organizzazione Internazionale per il lavoro ci dicono che l’Italia può e deve fare di più anche in questo settore, visto che il mancato collocamento di questo tipo di lavoratori può comportare addirittura una perdita economica stimabile tra l’1 ed il 7% del Pil mondiale.



  • Una buona notizia per il settore industriale italiano. Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles, apre le porte a mille nuovi lavoratori. Nel corso di una conferenza stampa tenuta insieme al presidente John Elkann, Marchionne annuncia l’assunzione di mille operari all’interno dello stabilimento di Melfi, dove al momento vengono prodotte la Fiat 500X e la Jeep Renegade.

    caschetto lavoro«I lavoratori verranno inizialmente inseriti con contratto interinale e una volta stabilizzati i volumi produttivi in ragione dell’andamento della domanda, ad essi potrà essere proposto il nuovo contratto a tutele crescenti» queste le parole di Marchionne riportate da Il Sole 24 Ore.
    Melfi diventerà così il più grande stabilimento produttivo del settore automobilistico di tutta Italia. Grazie all’arrivo dei nuovo operai, secondo Marchionne, la sua capacità produttiva sarà di oltre 1.100 automobili al giorno.
    La domanda relativa ai prodotti Jeep arriva soprattutto dagli Stati Uniti d’America. Gli Usa presentano un mercato in forte espansione, soprattutto per quanto riguarda l’import dai paesi esteri.
    Una situazione che consentirà all’Europa e agli Stati Uniti di intraprendere a braccetto il percorso di crescita, secondo quel tradizionale binomio americano-europeo che ha sempre contraddistinto la storia di questi due continenti.

    Risulta quanto mai calzante, a questo punto, la scelta di Marchionne di rendere operativa Jeep in Italia. Le automobili prodotte a Melfi, soprattutto la Jeep Renegade, hanno, infatti, un ottimo mercato estero, di qui la decisione di ampliare la produzione e di assumere nuova forza lavoro.
    Marchionne ha annunciato contestualmente la fine della Cassa integrazione ed il ritorno al lavoro di oltre 5000 dipendenti dello stabilimento Sata.
    Finalmente, dunque, un motivo di speranza per Fiat e per tutto il settore industriale italiano.

     

     



  • Tardano ad arrivare i decreti attuativi del Jobs Act. Su di essi si gioca una partita importante.
    Dovranno essere determinati, infatti, i contorni del nuovo art. 18 e la disciplina del contratto a tutele crescenti, oltre ad essere definita la copertura degli ammortizzatori sociali.
    Il presidente del Consiglio Matteo Renzi auspicava l’entrata in vigore dei decreti già a partire dall’anno nuovo. Ma bisognerà aspettare ancora.

    Aspi anticipata per associarsi in cooperativaIl decreto attuativo sul contratto a tutele crescenti era atteso per ieri in Parlamento. Probabile che il ritardo sia dovuto ad una più attenta disamina delle fattispecie alle quali applicare la reintegra in caso di licenziamento illegittimo di tipo disciplinare. Sul punto la battaglia all’interno del Pd è stata ampia.
    Ci sarà da definire, ad esempio, la disciplina della fine del rapporto di lavoro per scarso rendimento. Una fattispecie complessa, sulla quale il Governo dovrà decidere se applicare la reintegrazione o il risarcimento economico qualora il giudice dovesse accertare l’illegittimità.

    Ancora più complessa la questione ammortizzatori sociali. In questo caso il ritardo potrebbe essere più corposo, nonostante alcuni esponenti del Partito Democratico vogliano la discussione simultanea in Parlamento di tutti i decreti attuativi.
    La questione più problematica riguarda la nuova Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego). Si tratta di un ammortizzatore sociale che si applicherà per tutti i disoccupati in ricerca attiva di lavoro e sarà della durata di 24 mesi.
    La Ragioneria generale dello Stato avrebbe posto dei dubbi in relazione alla copertura finanziaria dell’istituto. Le previsioni del Governo sui livelli di disoccupazione nei prossimi tre anni sono sembrati eccessivamente ottimistiche: un andamento decrescente che porterebbe la disoccupazione ad arrivare dal 13,4% attuale all’11,6% nel 2017.
    Le perplessità della Ragioneria nascono anche dagli scenari appena ipotizzati. Livelli più alti di disoccupazione creerebbero, infatti, molte difficoltà di copertura degli ammortizzatori sociali.



  • La nuova Legge di Stabilità, approvata il 23 Dicembre 2014, contiene una serie di agevolazioni sul lavoro.
    Si tratta di misure che agiscono nel senso della continuità con il Jobs Act e che mirano a diminuire il numero di disoccupati, incentivando le nuove assunzioni. Ma procediamo con ordine.

    notifica_postaDal comma 20 al 25 vengono disciplinati sconti e ad agevolazioni sulle aliquote Irap, ovvero l’imposta sulle attività produttive. A partire dal 1 gennaio 2015 è introdotta la piena deducibilità della base imponibile Irap del costo del lavoro per tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato.
    Il legislatore agisce, dunque, defiscalizzando i contratti a tempo indeterminato. Viene completato in questo modo il processo cominciato con il Jobs Act.
    La modifica dell’art.18, infatti, facilita lo scioglimento dei rapporti lavorativi, consentendo così ai datori di lavoro di assumere nuovi dipendenti con contratti a tempo indeterminato, senza temere eventuali crisi produttive, dovute alla congiuntura economica o allo scarso rendimento dei lavoratori.

    Le misure di defiscalizzazione dell’Irap riguardano, però, anche i dipendenti a tempo determinato e le imprese senza dipendenti. Per la prima categoria è prevista la piena deducibilità dell’imposta sulle attività produttive, solo ed esclusivamente se i lavoratori sono impiegati con un contratto di almeno 3 anni e se abbiano all’attivo almeno 150 giornate lavorative.
    Per le imprese senza dipendenti, invece, la deducibilità è pari al 10% dell’Irap lorda.

    La Legge di Stabilità prevede ulteriori agevolazioni per chi decide di effettuare assunzioni con contratti a tempo indeterminato. Questa volte la defiscalizzazione riguarda i contributi da versare all’Inps.
    I commi 118-124 disciplinano l’esenzione contributiva, valida 3 anni, per tutti i contratti a tempo indeterminato stipulati a partire dall’1 gennaio 2015. La quota massima di esenzione corrisponde a 8.060 euro.
    Affinché si applichi tale misura, è necessario che il lavoratore non abbia avuto un contratto a tempo indeterminato con un’altra impresa nei sei mesi precedenti e che non abbia lavorato con un contratto a tempo indeterminato per la stessa impresa che lo sta assumendo nei tre mesi precedenti.
    Non è da escludere che le agevolazioni riguardino anche la conversione dei rapporti a termine già esistenti. Sul punto la legge non interviene in maniera puntuale.
    Sono esclusi da questa agevolazione contributiva i lavoratori che hanno usufruito di altri incentivi per un precedente contratto a tempo indeterminato.



  • Non è incoraggiante la nota dell’Istat sui livelli di disoccupazione nel mese di Novembre 2014. In base a quanto riportato dall’istituto di statistica, l’Italia ha raggiunto un livello negativo record.
    I numeri parlano chiaro: a novembre il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 13,4%, una cifra mai toccata nella storia del nostro paese. In termini comparati c’è stato un aumento dello 0,2% rispetto al mese precedente e dello 0,9% nel confronto con novembre 2013.
    Anche il numero degli occupati mostra segnali negativi: in questo mese sono 22 milioni e 310 mila, in diminuzione dello 0,2% rispetto ad ottobre.

    Cooperative decorrenza del termine per l'opposizione alla delibera di esclusione del socioLe cifre evidenziate esprimono una tendenza di lungo periodo, che colloca l’Itaia sopra la media europea. Il livello medio di disoccupazione dei paesi dell’Eurozona è infatti di poco superiore all’11%, mentre il nostro paese si attesta ormai ben sopra il 13%.
    Le previsioni per il 2015 non sono migliori, visto che il livello di disoccupazione dovrebbe rimanere più o meno inalterato.
    Non presenta dei dati migliori la disoccupazione giovanile. La quota dei disoccupati tra i 15-24 anni sul totale degli occupati o in cerca di lavoro, è del 43,9%, in aumento dello 0,6 % su base mensile e del 2,4% su base annua. Per quanto riguarda, invece, le differenze di genere diminuisce l’occupazione in misura maggiore per le donne (-0,4%) rispetto agli uomini (-0,1%).

    Tali dati trovano una parziale spiegazione nella diminuzione del numero degli inattivi. Crescono, infatti, le persone che cercano attivamente un lavoro: +0,1% rispetto ad ottobre e +2,2% rispetto ad un anno fa.
    Più persone cercano lavoro, maggiore, ovviamente, è il livello di disoccupazione. Resta comunque un trend estremamente negativo, che colloca l’Italia da troppo tempo nelle retrovie tra i paesi dell’Unione Europea.
    Urgono delle politiche attive di sviluppo economico e di inserimento degli italiani all’interno del mercato del lavoro.