Intesa San Paolo e Copagri hanno firmato ieri un accordo per il sostegno alle imprese agricole attraverso una serie di strumenti di natura finanziaria e non solo.
Nello specifico le due organizzazioni garantiranno:
- strumenti di supporto specialistico;
- investimenti destinati alla valorizzazione e allo sviluppo delle filiere produttive agricole e forestali del territorio;
- accesso ai fondi Psr;
- anticipazioni ai contributi Pac e acquisto dei terreni;
- sostegno all’e-commerce e al matching tra imprese.
L’accordo prevede l’erogazione di crediti specifici per le imprese agricole, agevolando così l’accesso al credito delle aziende attive in questo comparto.
“Un credito specializzato, maggiore liquidità e semplicità nell’accesso al sistema bancario sono oggi strumenti indispensabili per permettere alle aziende agricole di essere competitive non solo sul mercato nazionale, ma soprattutto per vincere le sfide dell’export – ha dichiarato il presidente di Copagri Franco Verrascina – La convenzione siglata con Intesa Sanpaolo va esattamente in questa direzione. Vogliamo offrire ai nostri associati la possibilità di usufruire di finanziamenti dedicati in base alle singole esigenze produttive, consulenze esperte e mirate alle specificità del settore agricolo e soprattutto il supporto finanziario di un ente solido come Intesa Sanpaolo”.
Non ci saranno, però, solo strumenti di natura finanziaria. Gli altri due pilastri dell’accordo sono la consulenza e la formazione.
Intesa San Paolo e Copagri metteranno a disposizione delle aziende un team di consulenti che avrà il compito di seguire le imprese nel loro sviluppo, aiutandole ad intraprendere un percorso di internazionalizzazione.
Per quanto riguarda, invece, la formazione, verrà lanciato il programma formativo “Think Green” che fornirà agli imprenditori agricoli una serie di conoscenze sulle evoluzioni recenti del mondo agricolo.


Torino, Venezia e Verona), prima di entrare in vigore su larga scala a partire dallo scorso 2 settembre.
La conferma viene dal ThinkFresch, una monografia scritta in base ai dati del Monitor Ortofrutta di Agroter. Sono 13 milioni gli italiani che consumano un prodotto bio almeno una volta alla settimana e sono disposti anche a pagare il 15% in più rispetto ad un prodotto non bio.
Nel 2016 la vendemmia transalpino dovrebbe attestarsi sui 42,9 milioni di ettolitri, con una variazione negativa del 10% rispetto al 2015. A sostituire la Francia sul secondo gradino del podio potrebbe essere la Spagna, le cui stime parlano di una produzione annua di 45 milioni di ettolitri.
quattro dipendenti del ministero decidano le priorità del Paese e nel 90% delle volte la direzione è sbagliata; i bandi sono spesso surreali; il tempo di realizzazione è di almeno due anni. Tutto ciò, quindi, spesso si trasforma in un incentivo solo alle grandi imprese“.
finanziare. Poletti ha parlato anche della possibilità di destinare una parte degli immobili sequestrati ogni anno alla criminalità organizzata proprio ai senza tetto.
più parti per la scarsa rappresentatività del campione utilizzato e per le metodologie di ricerca scelte.
Gli ultimi anni, però, non sono stati particolarmente positivi per il mercato ortofrutticolo italiano a causa soprattutto dell’embargo russo. Ad ogni modo nel 2015 registriamo un’inversione di tendenza: i volumi di vendita, infatti, sono aumentati del +0,4% rispetto al 2014.
+0,8%.
1.000 gli espositori provenienti da tutto il mondo, 139 i nuovi espositori.
a volte abbiamo affrontato la questione delle partite Iva e dei freelance, due categorie fortemente penalizzate dal nuovo regime dei minimi.
Il risultato particolarmente positivo potrebbe derivare da fattori contingenti e non è un caso che le previsioni per il 2016 e per il 2017 diano il Prodotto Interno Lordo delle regioni meridionali in aumento, ma sotto le medie nazionali.