Categoria: News

  • bando isi agricoltura 2016

    Intesa San Paolo e Copagri hanno firmato ieri un accordo per il sostegno alle imprese agricole attraverso una serie di strumenti di natura finanziaria e non solo. 

    Nello specifico le due organizzazioni garantiranno:

    • strumenti di supporto specialistico;
    • investimenti destinati alla valorizzazione e allo sviluppo delle filiere produttive agricole e forestali del territorio;
    • accesso ai fondi Psr;
    • anticipazioni ai contributi Pac e acquisto dei terreni;
    • sostegno all’e-commerce e al matching tra imprese.

    L’accordo prevede l’erogazione di crediti specifici per le imprese agricole, agevolando così l’accesso al credito delle aziende attive in questo comparto.
    bando isi agricoltura 2016“Un credito specializzato, maggiore liquidità e semplicità nell’accesso al sistema bancario sono oggi strumenti indispensabili per permettere alle aziende agricole di essere competitive non solo sul mercato nazionale, ma soprattutto per vincere le sfide dell’export – ha dichiarato il presidente di Copagri Franco Verrascina – La convenzione siglata con Intesa Sanpaolo va esattamente in questa direzione. Vogliamo offrire ai nostri associati la possibilità di usufruire di finanziamenti dedicati in base alle singole esigenze produttive, consulenze esperte e mirate alle specificità del settore agricolo e soprattutto il supporto finanziario di un ente solido come Intesa Sanpaolo”.

    Non ci saranno, però, solo strumenti di natura finanziaria. Gli altri due pilastri dell’accordo sono la consulenza e la formazione.
    Intesa San Paolo e Copagri metteranno a disposizione delle aziende un team di consulenti che avrà il compito di seguire le imprese nel loro sviluppo, aiutandole ad intraprendere un percorso di internazionalizzazione.
    Per quanto riguarda, invece, la formazione, verrà lanciato il programma formativo “Think Green” che fornirà agli imprenditori agricoli una serie di conoscenze sulle evoluzioni recenti del mondo agricolo.


  • poletti legacoop

    Il Sostegno di inclusione attiva è una misura di lotta alla povertà adottata nel 2013 dal Enrico Giovannini, allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del Governo Letta.

    In questi anni è stata portata avanti la sperimentazione in undici grandi città italiane (Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, poletti legacoopTorino, Venezia e Verona), prima di entrare in vigore su larga scala a partire dallo scorso 2 settembre.
    Si tratta di uno strumento di sostegno al reddito rivolto alle famiglie con un Isee inferiore a 3mila euro e con la presenza all’interno del nucleo familiare di un minore, di un disabile o di una donna in stato di gravidanza.
    Non potranno avere accesso al Sostegno di inclusione attiva quelle famiglie che percepiscono indennità previdenziali superiori a 600 euro o indennità di disoccupazione.

    Ciascun membro del nucleo familiare riceverà 80 euro, ma la misura potrà riguardare fino a massimo 5 membri della famiglia. Le risorse verranno accreditate ogni due mesi su una carta di pagamento, ricaricabile solo dallo Stato, che i beneficiari potranno utilizzare nei negozi alimentari, nei supermercati, nelle farmacie e per pagare le bollette di luce e gas.
    Per poter accedere alla misura bisognerà recarsi nel Comune di appartenenza, il quale provvederà ad inoltrare tutta la documentazione all’Inps; i richiedenti potranno anche rivolgersi ad un Caf. Se la domanda viene presentata entro il 31 ottobre, c’è la possibilità di avere il primo accreditamento già entro la fine del 2016.

    Come ci tiene a sottolineare il ministro Poletti, il Sostegno di inclusione attiva non è una misura meramente assistenziale, ma si pone come obiettivo quello di far uscire dalla condizione di povertà assoluta i soggetti coinvolti. Questi ultimi, infatti, oltre a ricevere la somma pattuita, dovranno seguire dei percorsi personalizzati di inserimento lavorativo con l’aiuto dei Centri per l’impiego, pena la perdita del sussidio.
    Per l’anno 2016 sono stati stanziati 750 milioni di euro, risorse che aumenteranno fino ad 1 miliardo nel 2017. Le stime parlano del coinvolgimento di 180-200mila famiglie. Il periodo di sperimentazione nelle grandi città, però, non è stato particolarmente positivo, sia per il basso numero di soggetti coinvolti che per la debolezza dei percorsi di inclusione attiva.
    Tra i possibili beneficiari, ad esempio, mancano i giovani senza famiglia o gli immigrati. Questi ultimi, infatti, sono ammessi solo se in possesso di carta di soggiorno.


  • limone bio

    Il mercato del biologico cresce ogni mese di più e con esso la disponibilità dei consumatori a pagare un prezzo maggiore per avere un prodotto non trattato ed in via definitiva più salutare. 

    limone bioLa conferma viene dal ThinkFresch, una monografia scritta in base ai dati del Monitor Ortofrutta di Agroter. Sono 13 milioni gli italiani che consumano un prodotto bio almeno una volta alla settimana e sono disposti anche a pagare il 15% in più rispetto ad un prodotto non bio.
    Segno evidente di un cambiamento prima di tutto culturale, che incide ovviamente sulla composizione degli acquisti. Oggi la sostenibilità, la sicurezza alimentare e la tutela della salute sono diventati tra i motori principali delle scelte degli italiani al supermercato.
    ThinkFresh esamina un altro aspetto interessante. Viene chiesto ai consumatori, a parità di condizioni tra prodotti bio e non bio, quale sarebbe il loro primo acquisto.

    Il 69% degli intervistati opterebbe per il limone. Quest’ultimo viene percepito, dunque, come il prodotto più trattato e potenzialmente più nocivo. Al secondo posto troviamo i mirtilli seguiti dalle fragole. Più indietro invece noci e frutta secca.
    Eppure, nonostante questa ed altre indagini mostrino come il consumatore sia disposto anche a pagare di più per l’ortofrutta biologica, nei grandi supermercati ci sono ancora pochi reparti dedicati alla frutta e alla verdura bio, soprattutto per carenza di spazi.
    Qualora il mercato del biologico dovesse continuare a crescere con questi ritmi (+20% le vendite nella Gdo nei primi cinque mesi del 2015), andranno ripensate alcune scelte strategiche delle grandi catene di distribuzione.


  • cooperative vino

    Anche il 2016 dovrebbe confermare l’Italia come leader mondiale nella produzione di vino. Dopo il sorpasso storico ai danni della Francia, fatto registrare l’anno scorso, secondo Coldiretti la vendemmia 2016 dovrebbe portare il nostro Paese a quota 48,5 milioni di ettolitri di vino prodotti.

    Le stime dell’organizzazione di rappresentanza sono state elaborato in base ai dati del ministero dell’agricoltura francese. Proprio la Francia fa registrare un fragoroso calo della produzione che rischia di mettere a repentaglio anche la seconda posizione nella classifica dei produttori vitivinicoli.
    cooperative vinoNel 2016 la vendemmia transalpino dovrebbe attestarsi sui 42,9 milioni di ettolitri, con una variazione negativa del 10% rispetto al 2015. A sostituire la Francia sul secondo gradino del podio potrebbe essere la Spagna, le cui stime parlano di una produzione annua di 45 milioni di ettolitri.
    Il crollo francese è stato causato soprattutto dalle particolari condizioni atmosferiche verificatesi in alcune zone della Francia. Nello specifico le aree dello Champagne, della Borgogna e la Valle della Loira sono state colpite da gelate primaverili, mentre altre zone del Mediterraneo hanno dovuto fare i conti con la siccità.

    Se da una parte la Francia paga dazio per quanto riguarda la quantità di vino prodotto, non possiamo dire lo stesso in materia di valore della produzione. Nel 2015 il valore della produzione del mercato del vino francese è stato infatti di 27.7 miliardi contro i 13.2 dell’Italia. Questo vuol dire che il vino francese, considerato in assoluto il più pregiato, rappresenta allo stato attuale il 21% del valore della produzione mondiale di vino, stimata sui 70 miliardi.
    L’Italia, dal canto suo, fa registrare dei risultati incoraggianti in materia di export, se pensiamo che nei primi cinque mesi del 2016 le esportazioni nostrane sono aumentate del 4%, grazia soprattutto al rendimento degli spumanti.



  • Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha annunciato dei sostanziali cambiamenti nelle regole che disciplinano gli incentivi alle imprese. 

    Non verranno più regolamentati attraverso bandi, ma tramite procedure automatiche. “Gli incentivi non vanno fatti a bando per tre motivi: è ridicolo che tre o incentivi-impresequattro dipendenti del ministero decidano le priorità del Paese e nel 90% delle volte la direzione è sbagliata; i bandi sono spesso surreali; il tempo di realizzazione è di almeno due anni. Tutto ciò, quindi, spesso si trasforma in un incentivo solo alle grandi imprese“.
    Queste le parole di Calenda alla Summer School di Confartigianato. L’obiettivo del Governo è innanzitutto favorire le piccole imprese, ampliando così il novero di soggetti che può beneficiare delle agevolazioni, e velocizzare le procedure burocratiche che troppo spesso scoraggiano le aziende ad effettuare nuovi investimenti.

    Nella Legge di Stabilità verranno, dunque, stabiliti i requisiti specifici che dovranno possedere le imprese per beneficiare in maniera automatica degli incentivi.
    La misura rientra in un piano più ampio per il sostegno dell’attività dell’imprenditoriale. Nella legge di bilancio saranno inseriti altri elementi.
    Si parla, ad esempio, di un nuovo piano “Industria 4.0“, che dovrebbe prevedere, tra le altre cose, anche un maxi ammortamento del 200% sui beni funzionali alla digitalizzazione delle imprese. Possibile anche la conferma del super ammortamento  del 140% per gli investimenti in beni strumentali per le imprese con sede nel Mezzogiorno e degli sgravi contributivi al 40% per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.


  • crisi-italia

    Come annunciato nei giorni scorsi dal Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il 15 settembre partirà il primo avviso per finanziare progetti di housing a favore dei senza tetto. 

    Il Governo ha investito in tutto 50 milioni di euro (25 milioni a valere sul PON Inclusione e 25 milioni a valere sul PO I FEAD) da destinare agli enti territoriali con la più alta concentrazione di homeless. Saranno direttamente le Città metropolitane, i Comuni e le Regioni a dovere presentare i progetti da crisi-italiafinanziare. Poletti ha parlato anche della possibilità di destinare una parte degli immobili sequestrati ogni anno alla criminalità organizzata proprio ai senza tetto.
    I bandi in questione rientrano all’interno di una strategia più ampia di lotta alla povertà che il Governo vuole attuare dopo anni di attesa.
    Il tema della diseguaglianza crescente, così come quello dell’aumento del numero di cittadini sotto la soglia di povertà assoluta, è stato a lungo sottovalutato dall’esecutivo. Alcune forze politiche hanno più volte proposto l’istituzione di un reddito minimo di cittadinanza, un’ipotesi che fin qui non ha trovato terreno fertile a Palazzo Chigi.
    L’idea, invece, è di investire 1 miliardo di euro per la lotta alla povertà attraverso una serie di bandi gestiti dalle Regioni e dagli Enti Locali.
    Le famiglie meno abbienti verranno inserite in un percorso personalizzato di orientamento al lavoro con l’obiettivo di aiutarli a trovare un’occupazione. Chi svolgerà questo programma potrà ricevere un assegno di circa 320 euro al mese (erogato ogni due mesi).
    Potranno accedere alla misura solamente le famiglie con un Isee massimo di 3mila euro e con almeno un minorenne all’interno del nucleo familiare.


  • impresa-sociale

    Il nuovo indice di attrattività, lanciato in questi giorni a Cernobbio da The European House-Ambrosetti, porta buone notizie per l’Italia. 

    Il Global attractiveness index, infatti, ci dice che il nostro Paese si trova al quattordicesimo posto nella classifica dei paesi più attrattivi su scala mondiale. Il risultato è positivo anche e soprattutto se rapportato alla 45° posizione dell’Italia nel Doing Business della Banca Mondiale, un indice, quest’ultimo, criticato da impresa-socialepiù parti per la scarsa rappresentatività del campione utilizzato e per le metodologie di ricerca scelte.
    Di qui nasce l’idea di elaborare una nuova classifica che tiene in considerazione diversi aspetti come il come il capitale fisico, umano, sociale e naturale di ben 144 paesi che rappresentano il 97,9% del Pil mondiale. Vengono analizzate nel dettaglio quattro grandi categorie che esprimono la attrattività dei diversi Paesi verso gli investitori: apertura, innovazione, dotazione ed efficienza.

    Dal Global attractiveness index ne viene fuori un’Italia che riesce ad avere buone relazioni commerciali e che migliora di anno in anno la propria economia digitale; male, invece, per quanto riguarda il grado di efficienza, fattore per il quale l’Italia si colloca al cinquantesimo posto a causa di tempi della giustizia eccessivamente lunghi e di un apparato burocratico farraginoso. Problemi di natura quasi ancestrale per il nostro Paese che continuano però a frenare la crescita economica e gli investimenti esteri.
    In generale, però, il nuovo indice descrive un’Italia dinamica e più vicina alle esigenze dei grandi investitori. Tanto ancora bisognerà fare per raggiungere i Paesi ai primi posti della classifica. Come prevedibile, i gradini del podio sono occupati da Stati Uniti, Germania e Giappone. Le altre nazioni europee che precedono l’Italia sono Francia, Olanda e Gran Bretagna.
    Non resta che augurarsi che il Global attractiveness index sia realmente affidabile e che nei prossimi anni possano concretizzarsi diversi e importanti investimenti nel nostro territorio, attivando così una scia virtuosa fin qui sconosciuta.



  • Dal 2010 al 2015 i volumi totali di vendita della frutta fresca in Italia sono scesi da 5.643mila tonnellate a 5.400mila tonnellate (-4,3%).

    A rivelarlo è uno studio dell’Ufficio Studi e Ricerche di Fondosviluppo – Confcooperative. L’ortofrutta rappresenta il principale comparto dell’agroalimentare italiano, con un valore dell’export di 8 miliardi.
    kiwi biologicoGli ultimi anni, però, non sono stati particolarmente positivi per il mercato ortofrutticolo italiano a causa soprattutto dell’embargo russo. Ad ogni modo nel 2015 registriamo un’inversione di tendenza: i volumi di vendita, infatti, sono aumentati del +0,4% rispetto al 2014.
    Le previsioni per il futuro non sono particolarmente positive. Secondo lo studio di Fondosviluppo – Confcooperative nei prossimi anni dovrebbe esserci un aumento delle vendite fino al 2017, prima di un nuovo calo che dovrebbe portare il volume delle vendite vicino ai livelli attuali.

    È particolarmente interessante analizzare la composizione del mercato italiano e le tendenze relative alle singole categorie ortofrutticole. Nel 2015 la quota di mercato più elevata è occupato dalle mele con il 16,8%, seguite a distanza ridottissima da arance, clementine e mandarini (16,7%); al terzo posto troviamo le pesche (13,1%) davanti a banane (9,1%) ed uva (7,2%). Negli ultimi cinque anni quasi tutte le tipologie di frutta hanno fatto registrare un rendimento negativo in termini di vendite.
    La categoria migliore è rappresentata dai kiwi che hanno incremento il proprio volume delle vendite del 13,7%; la ricerca stima inoltre che la quantità di kiwi venduti possa crescere di un ulteriore 2,7% nei prossimi cinque anni. Bene anche ananas, mirtilli e prugne, mentre la tipologia di prodotto che ha perso più punti percentuali è quella dei limoni (-13,9%), seguita da pere e cotogne (-13,5%) e arance, clementine e mandarini (-11,4%).
    Il canale retail (supermercati, ipermercati, ecc.) rimane il principale strumento di distribuzione della frutta in Italia (84,8%), mentre è da segnalare la riduzione dei volumi di vendita della frutta biologica che nel 2015 si attesta sul 5% del totale.


  • imu agricola

    Nel secondo trimestre del 2016 il Prodotto Interno Lordo italiano presenta una crescita zero rispetto al trimestre precedente, mentre aumenta dello 0,8% su base annua. 

    Viene confermata, dunque, la stima preliminare diffusa lo scorso 12 agosto, almeno per quanto riguarda il dato congiunturale. L’Istat aveva previsto, al contrario, una variazione tendenziale del Pil del +0,7%, mentre i dati pubblicati oggi parlano di una crescita del imu agricola+0,8%.
    Il settore che mostra una crescita maggiore è quello agricolo, con una variazione congiunturale del +0,5%; bene anche i servizi (+0,2%), mentre il valore aggiunto dell’industria perde 0,6 punti percentuali. Ancora una volta si conferma, dunque, il rendimento positivo dell’agricoltura, vero e proprio volano dell’economia italiana negli ultimi mesi grazie soprattutto alla domanda estera di prodotti del Made in Italy.
    Anche nel secondo trimestre del 2016 le esportazioni mostrano un buon rendimento: +1,9% su base congiunturale e +0,8% su base annua.
    Per quanto riguarda, invece, la domanda interna i consumi nazionali sono stazionari in termini congiunturali, sintesi di un aumento dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di un calo dello 0,3% della spesa della PA, mentre gli investimenti fissi lordi hanno registrato una flessione dello 0,3%. Le importazioni sono aumentate dell’1,5% e le esportazioni dell’1,9%.


  • macfrut

    Dal 14 al 16 settembre a Cesena si svolgerà la 33° edizione di Macfrut, la fiera internazionale dell’ortofrutta. Centinaia di aziende provenienti da tutto il mondo arriveranno in Italia per esporre i propri prodotti. 

    Vediamo insieme tutti i numeri strabilianti di questo appuntamento che si preannuncia da record e che rappresenta ormai uno snodo cruciale per il settore agroalimentare e ortofrutticolo italiano:

    • 7 i padiglioni che ospiteranno gli espositori e che si estenderanno lungo 40mila metri quadrati (+20% rispetto alla superficie dell’anno scorso).
    • 8 miliardi il valore dell’export ortofrutticolo in Italia (prima voce dell’export agroalimentare italiano), con una crescita del 60% negli ultimi dieci anni e del 7,9% nel 2015.
    • macfrut1.000 gli espositori provenienti da tutto il mondo, 139 i nuovi espositori.
    • 16 le aziende del Peru, Paese Partner di Macfrut 2016, presenti all’esposizione. Nell’ultimo decennio il paese sudamericano ha fatto registrare una crescita del Pil del 6,1%.
    • 2 le serre presenti da 100 metri quadrati l’una; ci sarà anche un vero e proprio campo sul quale voleranno diversi droni che mostreranno le opportunità offerte da queste nuove tecnologie nel settore agroalimentare.
    • 35 le novità che verranno presentate e che riguarderanno tutti i comparti della filiera ortofrutticola.
    • 50 i workshop ed i meeting in programma.
    • 14 settembre la data di svolgimento del workshop sul ruolo dell’ortofrutta per lo sviluppo dell’Africa sub-sahariana.
    • 22% la percentuale di espositori che verrà dall’estero.
    • 1 la Regione partner, prima volta assoluta. Questa volta toccherà alla Sicilia, ovvero la regione leader nel campo ortofrutticolo grazie al 24,2% di ortive protette, al 46,9% di agrumi e al 24,4% di frutta a guscio.
    • 9:30-18:00 l’orario di apertura della fiera.

  • credito-d'imposta-mezzogiorno

    Nel mese di luglio, per la prima volta negli ultimi quattro mesi, cala la stima degli occupati, presentando una variazione negativa dello 0,3% rispetto a giugno (-63mila unità). 

    Ad incidere su tale andamento dell’occupazione è soprattutto il numero di lavoratori indipendenti, diminuito di 68mila unità rispetto al mese precedente. Più credito-d'imposta-mezzogiornoa volte abbiamo affrontato la questione delle partite Iva e dei freelance, due categorie fortemente penalizzate dal nuovo regime dei minimi.
    Non è un caso, dunque, che negli ultimi due anni sia letteralmente crollato il numero di lavoratori indipendenti, mentre sia cresciuto quello dei dipendenti, i quali hanno beneficiato delle decontribuzione sui contratti a tempo indeterminato.
    Nel mese di luglio vengono registrati oltre 17 milioni di lavoratori dipendenti, pressochè stabili nel confronto con giugno ed in aumento dell’1,7% su base annua. Un rendimento positivo che riguarda anche i nuovi contratti stabili, che aumentano 244mila unità rispetto all’anno precedente.

    Si tratta, dunque, di risultati ambivalenti. Desta qualche preoccupazione la diminuzione del numero degli occupati ed il contemporaneo aumento del numero di inattivi. Negli ultimi quattro mesi è diminuita costantemente la quantità di “scoraggiati”, prima dell’inversione di tendenza avvenuta a luglio, quando in un solo mese la stima degli inattivi è aumentata di ben 53mila unità.
    Sono, quindi, dati su cui riflettere, sebbene siano da collocare in un contesto di miglioramento del mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione, ad esempio, si attesta sull’11,4%, con una variazione negativa dello 0,1% su base mensile e dell’1,2% su base annua.
    Sarà fondamentale valutare le scelte del Governo nella prossima Legge di Stabilità. Tanti saranno i nodi da sciogliere: su tutti quelli sugli sgravi contributivi per i nuovi contratti a tempo indeterminato e sulla tassazione alle imprese. Sarà necessario un intervento di tipo strutturale per evitare che le variazioni degli indicatori sul mercato del lavoro siano eccessivamente legati a fattori congiunturali.


  • agricoltura fondi

    Il 2015 ha visto una crescita dell’1% del Pil del Mezzogiorno contro il +0,7% della media nazionale. È questo uno dei dati più importanti delle anticipazioni sul rapporto Svimez. 

    Stupisce, dunque, che per una volta il Sud abbia fatto registrare una crescita più sostenuta rispetto al resto d’Italia. Lo Svimez, però, ci mette in guardia.
    agricoltura fondiIl risultato particolarmente positivo potrebbe derivare da fattori contingenti e non è un caso che le previsioni per il 2016 e per il 2017 diano il Prodotto Interno Lordo delle regioni meridionali in aumento, ma sotto le medie nazionali.
    Bisognerà, dunque, essere bravi a sfruttare l’ondata favorevole per rendere il Sud il vero e proprio volano dell’economia nazionale.

    Uno dei principali fattori positivi dell’anno 2015 è stato il rendimento dell’agricoltura che mostra una variazione positiva del 5,5%. A beneficiare del rinnovato splendore dell’economia agricola sono soprattutto Calabria e Sicilia, il cui Pil aumenta rispettivamente di 1,1 e 1,5 punti percentuali.
    E pensare che ci sono ancora enormi margini di miglioramento per l’agricoltura meridionale, soprattutto a causa delle piccole dimensioni delle aziende agricole che impediscono il più delle volte alle realtà meridionali di soddisfare le numerose richieste provenienti dall’estero (export comunque in aumento del 4% nel 2015).
    Accedere a nuovi mercati rappresenterebbe un’enorme conquista commerciale, soprattutto in un momento di grave crisi della domanda interna. Ci sono, dunque, i margini per migliorare ancora il rendimento dell’economia agricola meridionale, a patto che vengano effettuate scelte lungimiranti in materia di internazionalizzazione e aggregazione.

    Particolarmente positivo, secondo lo Svimez, è anche il rendimento del settore turistico. È proprio in questo comparto che il Sud mostra la crescita maggiore, con una variazione positiva dell’8,6%. Lo Svimez spiega anche come questo dato dipenda in parte dalla crisi nord-africana e dall’allarme terrorismo, fattori che hanno portato diversi turisti sulle coste e nei luoghi culturali meridionali.
    Un altro elemento contingente che avrebbe contribuito alla crescita del Mezzogiorno è l’avvento dell’ultimo anno della programmazione europea che ha spinto le regioni meridionali a velocizzare il processo di spesa dei fondi strutturali continentali per evitare che le risorse tornassero a Bruxelles.

    Se analizziamo, infine, gli altri indicatori macroeconomici, notiamo come il numero di occupati sia cresciuto dell’1,6%, corrispondente a +94mila unità contro il +91mila del Centro-Nord. Nonostante gli sgravi fiscali inseriti nella Legge di Stabilità cercassero di favorire le assunzioni a tempo indeterminato, al Sud prevalgono ancora le forme contrattuali a termine. Sono aumentati, infatti, di 56mila unità i contratti a tempo determinato, mentre i rapporti stabili sono cresciuti di 37 mila unità.
    Per quanto riguarda, invece, le singole realtà territoriali, la regione che presenta la crescita più sostenuta è la Basilicata (+5,5%), mentre Campania, Puglia e Sardegna crescono solo dello 0,2%, a causa soprattutto dello scarso rendimento del settore manifatturiero (-1,6%).
    Il Sud, dunque, dimostra di essere un territorio estremamente dipendente dal comparto agricolo: la debolezza delle industria rimane un problema strutturale non di poco conto che neanche il 2015 particolarmente positivo è riuscito a lenire.