• lavoro giovani

    Si svolgerà a Milano, alla Fabbrica del Vapore, Coop Reverse – I giovani imprenditori cooperativi hanno qualcosa da dire. 

    L’evento è organizzato dai giovani di Confcooperative Lombardia che per l’occasione presenteranno il proprio gruppo e le attività che intendono portare avanti in futuro.
    lavoro giovaniL’orizzonte è la formazione dell’Alleanza delle cooperative giovani, sia su base nazionale e regionale.
    Coop Reverse inizierà con una tavola rotonda aperta da Alberto Cozzulani, presidente di Confcooperative Milano Lodi Monza Brianza, nel corso della quale Mattia Affini, Angela Palleschi e Alberto Scaravaggi, referenti del Gruppo Giovani Cooperatori Lombardia, presenteranno il nuovo Gruppo dei Giovani Imprenditori Cooperatori.
    Seguirà una discussione su tematiche legate al mondo dell’impresa e della cooperazione con Marco Migliorini, Tommaso Pucci e Francesca Tenchini.
    Interverranno tra gli altri anche Tiziano Fusar Poli, presidente Latterie Soresina; Federico Ghidini, presidente Giovani Imprenditori Confindustria Lombardia, Rocco Dabraio, Vice presidente vicario giovani imprenditori Confartigianato Lombardia e Michele Bonelli, Rete nazionale giovani soci Bcc.

    Nel pomeriggio si svolgeranno una serie di workshop su tematiche quali il ricambio generazionale, le reti d’impresa, il ruolo del manager nelle cooperative agricole, la comunicazione innovativa e le startup ed i co-working cooperativi.
    La giornata sarà conclusa dall’intervento di Massimo Minelli, presidente di Confcooperative Lombardia.


  • workers buyout

    Cosa sono i workers buyout e soprattutto quali sono i meccanismi che consentono ai lavoratori di rilevare l’impresa per la quale lavorano?

    Il seminario “Quando i dipendenti salvano le imprese: i workers buyout, storie di successo e di cooperazione”, organizzato dall’Alleanza delle cooperative italiane e da Eurisce, prova a fare chiarezza su queste tematiche.
    workers buyoutL’evento si terrà martedì 22 marzo, a Roma, presso il Palazzo della Cooperazione, e vedrà tra i relatori una serie di dirigenti del mondo della cooperazione e di figure importanti della ricerca e dell’università.
    I lavori saranno introdotti dal co-presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Maurizio Gardini, cui seguiranno la relazione di Gianluca Salvatori, amministratore delegato di Euricse, e gli interventi di Andrès Ruggeri, Università di Buenos Aires; Marcelo Vieta, Università di Toronto; Camillo De Bernardinis, amministratore delegato di Cfi – Cooperazione Finanza Impresa; Luca Lurini, responsabile progetti Wbo Coopfond; Luca Bernareggi, vicepresidente Legacoop.
    Ci saranno, infine, le testimonianze delle cooperative Raviplast; Screensud; Centro Olimpo; Arbizzi. Concluderà il presidente dell’Alleanza delle Cooperative, Rosario Altieri.

    I workers buyout sono un istituto di origine anglosassone, balzato all’ordine delle cronache negli ultimi anni per effetto della crisi che ha colpito diverse aziende.
    In molti casi i lavoratori hanno deciso di sacrificare quote del proprio trattamento di fine rapporto o risorse private per rilevare l’azienda in liquidazione e realizzare una nuova impresa attraverso il “vestito” cooperativo.
    Con questo strumento sono stati salvati centinaia di posti di lavoro, mostrando come la cooperativa possa essere uno strumento di lavoro e sviluppo, particolarmente efficace durante la recessione.
    Una recente ricerca di Eurisce ha mostrato, per l’appunto, come la cooperazione sia particolarmente resistente alla crisi, mantenendo stabili i livelli occupazionali e pressoché invariato il reddito di soci e/o lavoratori. La stessa Eurisce presenterà, in occasione del seminario, uno studio sui workers buyout, che permetterà di analizzare le recenti evoluzioni del fenomeno che hanno portato alla formazione di oltre 250 cooperative di lavoro attraverso lo strumento dei Wbo.


  • latte soresina

    L’acquisto di prodotti alimentari online è in forte crescita.
    Lo confermano i dati che raccontano come nel 2016 il 19,3% degli italiani compri cibo e bevande in rete contro il 6,1% del 2015. 

    Latterie Soresina, uno dei gruppi leader del settore lattiero-caseario italiano, ha deciso allora di puntare sull’e-commerce approdando su Amazon.
    Si inizierà con il burro e, qualora la sperimentazione dovesse andare bene, si proseguirà con altri prodotti. In ogni caso, si tratta di una scelta che potremmo latte soresinadefinire pionieristica e coraggiosa, perché riguarda un comparto, quello lattiero caseario, caratterizzato da prodotti altamente deperebili e dunque difficilmente adattabili alla logica dei tempi di consegna, tipica degli acquisti online.
    Il servizio che mette a disposizione Amazon prova, però, ad ovviare a questo problema. Si chiama Amazon Prime Now e consentirà ai consumatori di ricevere i prodotti ordinati entro un’ora.
    Per adesso il servizio sarà disponibile solo per la città di Milano ed i 34 comuni dell’hinterland milanese, ma l’obiettivo è estendere Prima Now anche ad altre realtà italiane.
    Latterie Soresina intende trovare nuove strategie commerciali, che siano in grado di sopperire alla crisi del comparto, per effetto del ribasso dei prezzi e della chiusura del mercato russo.
    Il 30% del fatturato di Soresina viene realizzato attraverso le vendite all’estero. Di qui la decisione di rafforzare la propria presenza in mercati come quello tedesco, svizzero, olandese e statunitense. “Anche l’alimentare ormai deve accettare la sfida della globalizzazione – ha dichiarato Tiziano Fusar Poli, presidente di Soresina, al quotidiano Italia Oggi – e competere sui mercato, tagliando l’erba sotto i piedi alle contraffazioni“.


  • ikea-italia

    Ikea sceglie di puntare forte sull’Italia, annunciando 350 assunzioni per il 2016 e 1000 per i prossimi tre anni. 

    Lo ha dichiarato ieri Belen Frau, amministratore delegato di Ikea Italia, commentando in maniera positiva i dati di fornitura e di vendita italiani.
    Allo stato attuale, l’Italia è terza, dietro solo a Cina e Polonia, come Paese fornitore di Ikea.
    In oltre vent’anni di presenza sul nostro territorio, il colosso svedese ha firmato decine di accordi di fornitura con aziende che rappresentano l’eccellenza nel settore dell’arredamento, come Elica, elettrodomestici Electrolux  e Whirlpool.

    Di qui la volontà di espandere la propria attività in Italia, effettuando nuove assunzioni ed aprendo altri punti vendita.
    ikea-italiaA breve verranno inaugurati due nuovi punti di ritiro, a Roma e a Cagliari, che consentiranno a chi ordina un prodotto online, di ritirarlo nell’apposito pick-up point, senza pagare così le spese di spedizione.
    Sono in programma, inoltre, altre aperture a Roma, dove si passerà da 2 a 3 negozi, Milano (da 3 a 4 negozi) e Verona.
    “I nostri dipendenti attuali qui in Italia sono 6.354 – ha commentato Belen Frau al Corriere della Sera – il 90% a tempo indeterminato, una piccola parte con contratti a tempo determinato o in somministrazione per gestire eventuali picchi“.
    Secondo l’amministratore delegato di Ikea Italia, il nuovo Jobs Act ha consentito all’azienda di avviare nuovi investimenti, ma saranno necessari ulteriori passi in avanti per ridurre il cuneo fiscale e semplificare le procedure burocratiche per l’apertura di nuovi store.
    Un problematica, quella della burocrazia, dai connotati quasi ancestrali, che da anni ormai tiene distante molti imprenditori esteri dall’investire in Italia.


  • pomodoro-cooperative

    Il comparto del pomodoro, così come gran parte del settore ortofrutticolo, sta attraverso un periodo di estrema difficoltà. 

    C’è innanzitutto un problema legato alla situazione internazionale, con l’embargo russo che ha tolto ai nostri produttori uno sbocco di mercato fondamentale.
    È aumentata, inoltre, la concorrenza con la presenza massiccia di prodotti provenienti dal Nord Africa, generando una dinamica dei prezzi tendente al ribasso.
    Le aziende ortofrutticole italiane, dunque, soprattutto quelle di piccole dimensioni, non riescono più a sostenere i costi di produzione e le pratiche di aggregazione sono ancora poco diffuse.

    Per questo motivo l’Alleanza delle Cooperative agroalimentari italiane chiede degli interventi forti e duraturi da parte dell’Unione. Ne hanno parlato ieri Italia, Spagna e Francia nel corso del gruppo di contatto tenutosi presso il Ministero delle Politiche Agricole italiane.
    pomodoro-cooperativeI tre paesi hanno messo a punto delle strategie comuni da portare in sede europea per tutelare gli interessi dei produttori ortofrutticoli continentali.
    Il coordinatore  del settore ortofrutticolo dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, Davide Vernocchi, ha commentato in maniera positiva l’esito dell’incontro: “Siamo confortati dalla piena sintonia registrata oggi con la filiera spagnola e crediamo sia indispensabile presidiare insieme l’evoluzione dei lavori comunitari per arrivare in tempi rapidi alla definizione di una nuova proposta comunitaria di aumento dei prezzi di ritiro, differenziati per tipologia (tondo e ciliegino), così da far fronte nei prossimi mesi al permanere di una riduzione dei prezzi nel settore del pomodoro da mensa”.

    Nella giornata di lunedì, nel corso del consiglio straordinario dei ministri dell’agricoltura Ue, il commissario Phil Hogan ha confermato il prolungamento delle misure straordinarie di sostegno per il settore ortofrutticolo per far fronte all’embargo russo, oltre all’attivazione della clausola di salvaguardia e i nuovi meccanismi per rivedere il sistema di calcolo dei prezzi di entrata per arginare le importazioni dal Marocco.
    Provvedimenti che, secondo Vernocchi, devono estendersi anche ad altre filiere ortofrutticole, soprattutto quelle legata alla frutta estiva, dove le indennità per i produttori risultano ancora poco attraenti e lasciano il mercato in uno stato di estrema volatilità.


  • unicredit-coltivare-il-futuro

    “Coltivare il futuro” è il progetto di Unicredit e del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali a sostegno dell’agroalimentare italiano. 

    L’iniziativa, presentata oggi a Roma, mette a disposizione delle aziende agroalimentari 6 miliardi di euro in termini di finanziamenti più una serie di altre iniziative formative per accrescere il livello di conoscenza dei mercati internazionali e delle nuove tecnologie.
    unicredit-coltivare-il-futuroIl protocollo d’intesa è stato firmato oggi nella sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze alla presenza di Maurizio Martina, Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Pier Carlo Padoan, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giuseppe Vita, Presidente del Gruppo UniCredit, e Gabriele Piccini, Country Chairman Italy di UniCredit.
    Le scelta del Mef come sede di sottoscrizione dell’accordo ha un valore simbolico e conferma la volontà del Governo di rendere l’agroalimentare – settore che tra agricoltura, silvicoltura e pesca ed industria alimentare genera un fatturato di oltre 180 miliardi – uno dei volani dello sviluppo italiano.

    Sono tre, in particolare, i pilastri del progetto “Coltivare il futuro”:

    • Un plafond di 6 miliardi di euro per il triennio 2016-2018 attraverso finanziamenti specifici per gli imprenditori agricoli. L’agroalimentare è un mondo complesso e composto per lo più da piccole aziende, che hanno difficoltà di accesso al credito e nell’esportare i propri prodotti all’estero.
      L’intesa tra il Mipaaf e Unicredit ha come obiettivo proprio quello di creare un linea di credito specifica per il settore.
    • L’istituzione dell’Agri-Business School, una vera e propria scuola per la formazione degli agricoltori.
      Verranno approfonditi tre grandi temi: competenze di base in materia di finanza, export management per dare agli operatori le conoscenze essenziali in tema di internazionalizzazione ed innovazione tecnologica.
    • UniCredit, Cisco (azienda leader in tecnologia e apparati di networking) e Penelope (società specializzata nella tracciabilità degli alimenti e nel controllo e gestione della filiera produttiva) lanciano “Value for Food“, un’iniziativa per finanziare programmi di evoluzione tecnologica delle aziende agroalimentari, coniugando attività di comunicazione e marketing territoriali, digitalizzazione degli asset informatici ed efficientamento ed automazione dei processi di filiera.
      L’obiettivo di “Value for Italy” è per l’appunto valorizzare il Made in Italy, proteggendolo dalle contraffazioni ed implementando le nuove tecnologie nei processi produttivi.

  • arance caporalato

    La piaga del caporalato e del lavoro nero è più che mai viva nel nostro Paese, specie nel Mezzogiorno. 
    I controlli sono ancora piuttosto blandi e le scelte della grande distribuzione, che spesso e volentieri privilegiano prodotti a basso costo, concorrono ad alimentare questa piaga. 

    In questi giorni è in discussione in Parlamento una legge sul caporalato, ma l’intervento pubblico non può bastare. È necessario responsabilizzare gli attori, su tutti la grande distribuzione.
    arance caporalato E proprio Coop, la più grande catena di distribuzione italiana con 8 milioni di soci-consumatori e oltre 1.100 punti vendita in tutta Italia, prova a dare delle risposte con il progetto “Buoni e Giusti”.
    Si tratta di un’iniziativa contro il lavoro irregolare che vede coinvolti tutti gli 832 fornitori nazionali e locali di ortofrutta a marchio Coop e ben 13 filiere del settore ortofrutticolo.
    Proprio l’ortofrutta, infatti, è il comparto più a rischio con le sue esigenze legate alla stagionalità. Basti pensare al settore degli agrumi, dove ogni anno assistiamo ad un vero e proprio sfruttamento dei lavoratori, soprattutto di origine africana.

    Con “Buoni e Giusti” Coop obbliga i suoi fornitori a sottoscrivere un Codice Etico, con una serie di impegni da rispettare. I fornitori sono chiamati a stipulare regolari contratti di lavoro ai dipendenti e a sottoporsi a dei controlli periodici, pena l’esclusione dal circuito Coop.
    È stato chiesto, inoltre, alle imprese agricole di iscriversi alla Rete del Lavoro agricolo di Qualità, un sistema lanciato qualche mese fa dalle Politiche Agricole che prevede di accogliere solamente le aziende in regola.
    Il primo comparto che sarà interessato dal progetto “Buoni e Giusti” sarà quello degli agrumi, ovvero quello che può “vantare” la più alta percentuale di lavoro irregolare.
    Seguiranno, poi, quello delle fragole, del pomodoro, dei meloni, delle angurie, dell’uva, delle patate novelle ed altri ortaggi di stagione.


  • sprechi alimentari

    La Camera dei Deputati ha approvato, oggi, la legge sugli sprechi alimentari, un provvedimento che dovrebbe consentire all’Italia di recuperate 550mila tonnellate di eccedenza in tutta la filiera. 

    La palla passa adesso al Senato per l’approvazione definitiva, ma si tratta comunque di un primo passo verso il raggiungimento degli obiettivi posti con la firma della Carta sprechi alimentaridi Milano. L’Italia, insieme ad altri Paesi, istituzioni e ONG, si è impegnata portare avanti azioni di contrasto agli sprechi alimentari abbracciando la Sfida Fame Zero, lanciata di recente dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.
    La legge sugli sprechi renderà più facile per le imprese donare il cibo alle organizzazioni non profit anziché distruggere gli avanzi.

    Il valore degli sprechi arriva nel nostro Paese a quota 13 miliardi di euro; nel mondo è stato calcolato che un terzo del cibo prodotto viene sprecato, con una stima di 13 miliardi di tonnellate di cibo gettate via ogni anno.
    La nuova normativa semplifica le procedure di donazione, innalzando a 15mila euro la soglia che obbliga aziende e ristoratori ad effettuare una dichiarazione preventiva prima di donare gli avanzi. Quando la legge concluderà l’iter normativo basterà elaborare una rendicontazione a fine mese con le donazioni effettuate.
    “Il voto di oggi – commenta il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina – conferma l’Italia in prima linea nella lotta contro lo spreco alimentare. Ora bisogna arrivare presto all’approvazione definitiva. È un intervento necessario per contrastare un fenomeno che solo in Italia vale 12 miliardi di euro l’anno. Un Paese a spreco zero è un Paese con cittadini-consumatori consapevoli, un Paese che fa diventare le buone pratiche abitudini quotidiane e non eccezioni”.


  • lavoro

    C’era grande attesa per le elaborazioni dell’Osservatorio sul precariato dell’Inps per il mese di gennaio, in modo da valutare il rendimento del mercato del lavoro all’inizio del 2016. 

    I primi risultati non sono certamente positivi. Secondo l’Inps, infatti, a gennaio 2016 si registrano 12.378 contratti a tempo indeterminato in meno rispetto ad un anno fa. Se consideriamo anche le trasformazioni di rapporti di lavoro a termine in contratti a tempo indeterminato, abbiamo una variazione negativa del 64% lavoronel confronto con gennaio 2015 e del -60% rispetto al 2014.
    L’Inps identifica le cause di questo crollo nella riduzione degli sgravi fiscali sui contratti stabili. Il Governo ha investito su questa misura circa 13 miliardi di euro, assicurando una decontribuzione fino a 8.060 euro alle imprese che stipulano nuovi contratti permanenti.

    Gli sgravi, validi per tutto il 2015, hanno portato ad un’imponente crescita delle assunzioni, specie a tempo indeterminato, con un picco nei primi mesi del 2015 e a dicembre.
    Nel dettaglio sono addirittura 1,54 milioni i contratti che hanno beneficiato delle agevolazioni.
    Ma cosa succederà nel 2016, dal momento che il Governo ha deciso di ridurre fortemente gli sgravi? Il timore di molti è che gli effetti positivi possano svanire, portando ad un nuovo aumento del tasso di disoccupazione.
    I primi dati dell’Inps sembrano andare proprio in questa direzione: terminati o comunque ridotti in misura significativa gli incentivi, le imprese hanno diminuito anche il numero di nuovi dipendenti. Del resto, come rilevato da un sondaggio Istat, il 50% delle aziende manifatturiere ed il 60% di quelle dei servizi dichiara che gli sgravi hanno avuto “molta” o “abbastanza” nella scelta di assumere o meno un nuovo addetto.
    E in questo senso si spiega anche l’impennata di assunzioni verificatasi a dicembre, ovvero l’ultimo mese di operatività degli sgravi contributivi.


  • bcc riforma

    Come sarà composta la holding a capo del nuovo sistema delle Banche di Credito Cooperativo?
    Secondo Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, potrebbero esserci anche capitali provenienti da banche cooperative europee. 

    Un’opzione, quest’ultima, che sembra essere sempre più concreta, come ha rivelato il vertice della centrale di rappresentanza delle coop in un’intervista al bcc riformaquotidiano Avvenire.
    “Stiamo lavorando assieme a Federcasse affinché si realizzi una partecipazione consistente di pezzi importanti del credito cooperativo europeo nell’azionariato della capogruppo che nascerà sotto forma di Spa dalla riforma delle Bcc“.
    Gardini sottolinea come un’azione di questo tipo sarebbe un segnale molto forte all’Unione Bancaria “per far vedere che, oltre alle banche globali, esistono pure istituti radicati sul territorio che sostengono l’economia reale aprendo i rubinetti del credito alle famiglie e alle imprese“.

    Nel frattempo si stanno delineando i contenuti della riforma dopo il recente accordo di maggioranza che prevede una sostanziale modifica della norma sul way-out.
    Ci sarà la possibilità per alcune Bcc, con un patrimonio netto superiore a 200 milioni di euro, di non aderire alla capogruppo, ma queste rimarranno cooperative trasferendo l’attività bancaria ad una società per azioni.
    In questo modo rimarranno intatte le riserve indivisibili. Una modifica che convince Gardini: “Bisogna dare atto al Governo di aver tolto la possibilità ad una Banca cooperativa di trasformarsi in Spa affrancando una parte delle riserve, che sarebbe stata una modalità impossibile da accettare“.
    Nei prossimi giorni avremo modo di seguire la discussione in Parlamento e di valutare punto per punto una riforma destinata a rivoluzionare il mondo del credito cooperativo.


  • export italia

    Nel mese di gennaio 2016, secondo i dati Istat, diminuiscono sia le esportazioni che le importazioni.

    Le elaborazioni delle istituto di statistica offrono un quadro poco incoraggiante per l’economia italiana. Il perdurare dell’embargo russo ed il rallentamento della export italiacrescita degli Stati Uniti e di alcuni paesi del Sud America, su tutti il Brasile, ha portato l’Italia a diminuire il numero di prodotti esportati all’estero.
    In particolare, rispetto al mese precedente, a gennaio 2016 l’export diminuisce del 2,2% e l’import dello 0,6%, con un saldo commerciale pari a +35 milioni.
    La variazione negativa su base mensile deriva da un calo dell’export verso l’area extra Ue (-6,3%), mentre le vendite di prodotti verso i paesi europei sono aumentate dell’1,1%.
    Il calo è imputabile soprattutto al crollo dell’export di prodotti energetici (-22,2%).

    In termini tendenziali a gennaio 2016 si rileva una flessione sia dell’export (-3,5%) sia dell’import (-3,2%), determinata principalmente dal marcato calo delle vendite (-8,0%) e degli acquisti (-6,6%) con l’area extra Ue.
    In questo caso, però, bisogna valutare gli effetti del calendario: a gennaio 2016, infatti, i giorni di lavoro sono stati 19 contro i 20 di un anno fa. Se consideriamo questa specificità, la flessione diventa solo del -0,3% per l’export e del -1,1% per l’import.
    La variazione negativa delle esportazioni dipende soprattutto dal crollo delle vendite verso la Russia  (-24,2%) e i paesi MERCOSUR (-18,8%), mentre crescono in maniera sostenuta le esportazioni verso i Paesi Bassi (+15,0%) e la Spagna (9,2%).
    Diminuiscono, inoltre, le importazioni di prodotti dalla Russia (-14,2%) e dai paesi OPEC (-12,6%).
    I dati, dunque, sono fortemente condizionati dalla crisi energetica e dall’embargo russo, legato alle vicende ucraine.
    Per quanto riguarda, infine, l’analisi dei singoli prodotti per paese, l’Istat rileva che le vendite di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti verso Svizzera, Stati Uniti e paesi OPEC, contribuiscono per oltre un punto percentuale alla flessione tendenziale dell’export. La diminuzione dell’export, invece, è attenuata dall’aumento delle vendite verso la Spagna di mezzi di trasporto (autoveicoli esclusi) e di autoveicoli verso il Regno Unito e la Germania.


  • unicredit start lab 2016

    Linea Innovazione è un progetto della regione Lombardia per il finanziamento di progetti innovativi delle imprese lombarde.

    In tutto vengono messi a disposizione 110 milioni di euro:

    • 100 milioni provengono da Finlombarda (mediante provvista BEI – Banca Europei degli Investimenti) e dagli intermediari finanziari aderenti per la concessione di finanziamenti a medio lungo termine;
    • 10 milioni sono stanziati attraverso l’Asse 1 del Por Fesr 2014-2020 e dovranno essere destinate per la valorizzazione dell’innovazione di prodotti e processi ed incentivare l’industrializzazione dei risultati della ricerca.

    L’iniziativa è rivolta a tutte le PMI, ma anche alle grandi imprese con meno di 3.000 dipendenti, che intendono lanciare un nuovo prodotto unicredit start lab 2016o che decidono di innovare la propria attività.
    La Lombardia si conferma, dunque, una regione all’avanguardia in materia di innovazione. Del resto i dati parlano chiaro: secondo l’ultimo rapporto del Mise, nel 2015 nello speciale Registro per le startup risultano iscritte ben 1090 imprese lombarde, corrispondenti ad un quinto del totale delle startup italiane.
    Esiste, dunque, una particolare sensibilità verso le tematiche dell’innovazione come spiegato dall’assessore all’Università, Ricerca e Open Innovation della Regione Lombardia, Luca Del Gobbo: “La Regione intende cogliere la sfida dell’innovazione in ottica sussidiaria: il nostro compito sarà quello di finalizzare tutte le risorse disponibili per la ricerca e lo sviluppo verso le imprese che creano valore aggiunto in questo settore, anche in collaborazione con le Università e i centri di ricerca. La Lombardia è in assoluto la capitale dell’innovazione con oltre 7 miliardi di euro annui investiti dalle imprese: una impresa su 4 che fa innovazione si trova in Lombardia”.