• way-out-bcc

    La riforma delle banche di credito cooperativo sarà modificata profondamente in Parlamento, con un cambiamento rilevante della norma sul way-out. 

    A riportarlo è l’Ansa, secondo la quale nella serata di ieri sarebbe stato trovato un accordo all’interno del Partito Democratico, dopo che nei giorni scorsi una ventina di senatori Pd avevano presentato una lettera al Governo nella quale chiedevano una modifica del decreto.
    way-out-bccNel corso di una riunione di maggioranza, alla quale hanno partecipato tra gli altri anche il vice ministro dell’economia Enrico Morando, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri Luca Lotti ed il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, è stato trovato un accordo che salva le risorse indivisibili degli istituti di credito cooperato.
    Viene di fatti accolto l’emendamento presentato dal deputato Pd Michele Pelillo. Le Bcc che non vorranno aderire alla holding unica, rimarranno cooperative modificando la propria missione sociale e trasferendo l’attività bancaria ad una nuova Spa.
    Rimane il nodo dell’imposta da versare allo Stato che dovrebbe rimanere del 20%, nonostante l’emendamento in questione proponga di abbassare l’aliquota al 15%.

    Viene salvaguardato, dunque, il principio dell’indisponibilità delle riserve indivisibili accumulate attraverso l’accantonamento obbligatorio di almeno il 70% degli utenti netti. Creare una norma di questo tipo, avrebbe creato un pericoloso precedente per il mondo della cooperazione, consentendo di fatto ad altre forme cooperative di pretendere la trasformazione in Spa, portando con sé le riserve indivisibili.
    La modifica della norma sul way-out eviterà, inoltre, all’Italia una probabile procedura d’infrazione da parte dell’Ue per aiuti di Stato.
    Verrà stabilita, infine, una data a partire dalla quale verificare i requisiti patrimoniali della Bcc che non vuole aderire alla holding unica. Il decreto concede, infatti, la possibilità di non partecipare al nuovo sistema del credito cooperativo solamente alle Bcc con un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro.
    Dovrà essere certificato il possesso di requisiti patrimoniali entro 60-120 giorni dalla data di pubblicazione del decreto, per evitare aggregazioni di carattere opportunistico.



  • Si è tenuto oggi, a Bruxelles, il Consiglio straordinario dei ministri dell’agricoltura dell’Unione Europea sulla crisi del latte. 

    C’era molto attesa in merito alle decisioni del commissario Ue all’agricoltura Phil Hogan, chiamato a fornire a risposte ai migliaia di produttori lattiero caseari vittima di un crollo dei prezzi dai contorni drammatici.
    martina false cooperativeIl Consiglio ha annunciato l’aumento temporaneo degli aiuti di stato, fuori dal regime de minimis, che permetterà ai singoli paesi di erogare ai singoli agricoltori risorse fino a 15mila euro.
    Per rendere operativa questa misura, però, ha sottolineato Hogan, saranno necessari almeno 7 mesi per completare gli adempimenti formali.
    Tra gli altri interventi deliberati oggi c’è la riduzione volontaria della produzione di latte, che alcuni paesi realizzeranno attraverso accordi tra i produttori.
    Viene previsto, infine, il raddoppio del volume della polvere di latte e del burro che può usufruire del prezzo di intervento pubblico, rispettivamente a 218mila e 100mila tonnellate.

    Quest’ultima misura, in particolare, non è gradita al Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che commenta in questi termini: “Continuare – dichiara Martina – ad aiutare chi produce non per il mercato, aumentando le quote di ritiro di latte in polvere e burro, non fa che peggiorare la situazione. Si dà un pessimo segnale ai produttori come quelli italiani che invece lavorano per il mercato, producendo latte di qualità e affrontando i relativi costi”.
    Secondo Martina manca in Europa una visione di lungo periodo. Vengono portate avanti, ormai da diversi anni, politiche che penalizzano le produzioni di qualità, come quelle italiane, orientando la competizione sempre più verso il ribasso dei prezzi.
    “Qui si danno solo risposte parziali e di breve periodo. Abbiamo chiesto decisioni su etichettatura e Ocm Latte – conclude il ministro – non possiamo sentirci rispondere con la creazione dell’ennesimo gruppo di alto livello. Serve uno scatto in avanti per un lavoro comune che dia prospettive al settore, oggi non c’è stato. Immaginare di tornare a discutere di latte a giugno è semplicemente inammissibile, a nostro parere ad aprile serve una tabella di marcia degli interventi normativi ed economici su come la Commissione intende intervenire”.


  • reti d'impresa bando

    Qual è il contesto economico nel quale si trova ad operare l’agricoltura calabrese?
    Un ambiente non dei più facili, stando a quanto emerge dall’analisi effettuata dal Gruppo di Ricerca Economica e Sociale di Confcooperative Calabria. 

    L’agroalimentare può rappresentare una risorsa enorme per la Calabria, agendo da vero e proprio volano per lo sviluppo del territorio e la creazione di nuovi posti di lavoro.
    Ma i risultati delle politiche agricole degli ultimi sette anni sono stati fallimentari. L’inizio dell’era del Piani di Sviluppo Rurale, con conseguenti risorse derivanti dall’Unione Europea, non ha contribuito alla crescita del comparto, né dal punto di vista degli investimenti né da quello del valore aggiunto.
    reti d'impresa bandoConfcooperative Calabria mette a confronto i dati Istat dell’Italia e quelli del Calabria dell’anno 2007 ed il 2014, cercando di individuare le maggiori differenze.
    In italia, tra il 2007 ed il 2014, la produzione di beni e servizi dell’agricoltura è aumentata del 10%, mentre in Calabria è addirittura diminuita del 20%.
    Una dinamica simile la troviamo nell’analisi del valore aggiunto del settore agricolo, dove nello stesso periodo di riferimento l’Italia guadagna 6 punti percentuali mentre la regione calabrese perde ben 29 punti.
    Anche gli investimenti in agricoltura sono protagonisti di un vero e proprio crollo dal 2007 al 2014, con 56,5 punti percentuali persi in soli sette anni.

    È evidente come un simile quadro macroeconomico renda impossibile la crescita di un settore strategico per l’economia, perché l’agricoltura, con il 13,4% di occupati, rimane il secondo comparto in termini occupazionali della regione Calabria.
    Risulta, dunque, di difficile comprensione come e perché le istituzioni locali abbiano deciso di ridurre gli investimenti o di dirottare le risorse su progetti fallimentari, seguendo il modus operandi tipico italiano del “finanziamento a pioggia”.
    Ma l’aspetto più sorprendente dell’analisi di Confcooperative è che, nonostante la riduzione degli investimenti, l’agricoltura calabrese sia riuscita a mantenere pressoché inalterati i livelli occupazionali, adeguando persino il reddito dei lavoratori ed incentivando il lavoro regolare.

    In base al confronto tra i dati italiani e quelli calabresi, in Italia, dal 2007 al 2014, gli occupati in agricoltura sono diminuiti del 3,5% contro una variazione del 2,4% in Calabria. Il settore agricolo calabrese, dunque, in termini occupazionali si è dimostrato maggiormente resistente alla crisi rispetto quello nazionale. Un risultato confermato dalle elaborazioni sul reddito da lavoro dipendente in agricoltura, cresciuto del 12% in Italia e del 10% in Calabria.
    Il contesto calabrese ha dimostrato, infine, di compiere dei passi in avanti in termini di implementazione del lavoro regolare, in un quadro molto difficile, considerata la persistenza delle pratiche di caporalato e di lavoro nero.
    Mentre l’Italia, dal 2007 al 2013, vedeva aumentare il proprio tasso di irregolarità relativo al comparto agricolo del 9%, la Calabria nello stesso periodo faceva registrare una riduzione del lavoro irregolare del 6%.
    Tutti gli altri settore economici calabresi, invece, hanno visto un aumento anche abbastanza corposo del lavoro nero.
    Il mondo dell’imprenditoria agricola calabrese, dunque, sembra essersi distinto negli ultimi anni per comportamenti virtuosi, a dispetto di un contesto economico e politico dei più difficili.
    Confcooperative Calabria, nelle conclusioni dello studio svolto, si augura che l’analisi pubblicata dia un nuovo impulso alla discussione, innanzitutto, e poi all’attuazione quotidiana e concreta delle scelte politiche, per avviare una netta e repentina inversione di tendenza.


  • codice-appalti

    Il mondo dell’imprenditoria sociale è pronto ad accogliere una rivoluzione storica. 
    Dopo i ripetuti scandali giudiziari che hanno rivelato la permeabilità dell’ordinamento giuridico italiano in materia di appalti pubblici e concessioni, si è resa necessaria una modifica sostanziale della normativa nel senso di una maggiore semplificazione delle procedure e di una migliore qualità dei progetti.
    codice-appalti

    Il 20 gennaio l’Anac ha approvato la delibera numero 32 con le linee guida per l’affidamento di servizi agli enti del Terzo settore e alle cooperative sociali.
    Secondo il presidente di Federsolidarietà Confcooperative, Giuseppe Guerini, interpellato da Il Sole 24 Ore, la delibera dell’Anac stabilisce un “equilibrio tra concorrenza e responsabilità sociale, con maggiori possibilità di premiare il ricorso a clausole ambientali e sociali, che riportano al primato dell’interesse generale e del bene comune“.
    In base alle nuove linee guida la stipula di una convenzione con le coop sociali andrà sempre adeguatamente motivata, una novità che, secondo Guerini, dovrebbe favorire una più corretta valutazione dell’impatto sociale ed ambientale del progetto presentato dall’impresa sociale.

    Vengono inseriti, inoltre, alcuni elementi di soft law, che agiranno, quindi, nel segno della semplificazione e della trasparenza dei rapporti e delle procedure.
    Sulla stessa linea si muove il nuovo Codice degli Appalti pubblici, approvato in Consiglio dei Ministri ad inizio mese ed in vigore dal 18 aprile.
    Per promuovere la qualità delle stazioni appaltanti, dei progetti e delle imprese, viene superato il criterio del massimo ribasso nell’assegnazione delle gare in luogo dell’offerta economicamente più vantaggiosa, un metro di valutazione che bilancia il prezzo e la qualità.
    Guerini mette in evidenza un altro aspetto innovativo del nuovo Codice, ovvero la possibilità di effettuare delle gare riservate ad imprese che promuovono l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e disabili: “Questa innovazione potrebbe davvero rappresentare una spinta rilevante all’inclusione di lavoratori svantaggiati – aggiunge Guerini -. Gli appalti riservati per l’inserimento lavorativo di persone disabili sono una vera innovazione della direttiva Ue, che il Governo ha pienamente colto e che potrà dare buoni frutti in termini di opportunità per chi ha difficoltà di accesso al mercato del lavoro“.


  • latte prezzo

    Si svolgerà nella giornata odierna, a Bruxelles, il Consiglio straordinario dei ministri dell’agricoltura dei paesi Ue. 

    Sul tavolo ci saranno diverse questioni legate al mondo dell’agroalimentare. Una delle principali riguarda la crisi del lattiero caseario ad un anno di distanza dalla fine delle quote latte.
    In pochi mesi la produzione del comparto è aumentata in misura notevole, salendo di 8,5 milioni di tonnellate, e con una parallela riduzione dei prezzi che ha portato numerose stalle, specie in Italia, a chiudere i battenti.
    latte prezzoPer questo motivo il nostro Paese si presenterà alla riunione dei ministri dell’agricoltura, chiedendo misure efficaci per salvaguardare il settore.
    L’Italia chiederà il raddoppio immediato degli aiuti alle aziende in regime “de minimis”, fornendo così 80 mila euro ad ogni impresa agricola per contrastare il crollo dei prezzi. Fondamentale per l’Italia è anche una misura sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti lattiero caseari.

    L’obiettivo del Ministero delle Politiche agricole e delle organizzazioni di rappresentanza è valorizzare la qualità del latte italiano, contrastando l’importazione di materia prima e di prodotti finiti provenienti dai paesi esteri.
    I paesi membri, infine, discuteranno di una possibile riduzione volontaria della produzione, reinserendo delle misure di controllo del mercato, attive prima della fine delle quote latte.
    Come riporta il quotidiano La Stampa, gli stati Ue possiedono posizioni diverse a riguardo. L’Italia, attraverso Confagricoltura e l’Alleanza delle cooperative agroalimentari, chiede la fine immediata dell’embargo russo e la riduzione della produzione, da rendere, però, obbligatoria in tutti i paesi membri e da integrare con un sistema di aiuti Ue.
    La certezza è che domani sarà una giornata decisiva per un comparto che necessita di interventi urgenti per evitare il dilagare di forme di protesta su scala nazionale ed europea.


  • lusetti legacoop

    Il 2017 sarà un anno chiave per la cooperazione italiana. A gennaio, infatti, verrà completata l’unione sigle delle tre principali organizzazioni di rappresentanza con la costituzione dell’Alleanza delle Cooperative. 

    La conferma arriva direttamente dal presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, nel corso di un’intervista per il quotidiano La Stampa.
    “Si parte il primo gennaio e diventeremo un’organizzazione unica. È il primo pezzo di un’operazione complicata, non basta premere un bottone. Iniziamo con lusetti legacoople strutture nazionali e nel corso del 2017 completeremo il percorso. È l’esito di un percorso di autonomia dalla politica. Non è un rifiuto, ma il rapporto sarà più maturo“.
    L’Alleanza avrà un fatturato complessivo di 140 miliardi di euro, rappresentando l’8% del Prodotto Interno Lordo nazionale.
    Il mondo della cooperazione diventerà così un attore sempre più importante nell’economia italiana, puntando soprattutto sull’aggregazione . Le centrali cooperative, specie nel comparto dell’agroalimentare e della grande distribuzione, stanno promuovendo politiche di aggregazione per consentire anche alle piccole coop di competere sui mercati internazionali.

    Un passaggio decisivo dell’intervista di Lusetti tocca inevitabilmente gli scandali giudiziari che hanno colpito numerose cooperative, gettando discredito su tutto l’universo cooperativo.
    “Chi è stato coinvolto in vicende giudiziarie – dichiara il presidente di Legacoop – deve fare un passo indietro. Nella cooperativa 29 giugno e in Cpl Concordia c’è stato un ricambio totale dei vertici, siamo partiti con azioni di responsabilità e Legacoop ha chiesto di essere ammessa come parte lesa ai processi. Si tratta di atti concreti, pesanti”.

    Una delle proposte per rinnovare i quadri dirigenziali riguarda la possibilità di inserire un limite di mandati per i dirigenti cooperativi, una misura che consentirebbe un effettivo ricambio generazionale ed una maggiore autonomia della politica.
    L’Alleanza delle Cooperative dovrà essere un’organizzazione indipendente e moderna, capace di rappresentare gli interessi delle associate e di garantire i valori storici della cooperazione. Su questa linea si stanno muovendo in questi giorni le organizzazioni di rappresentanza, esprimendo, ad esempio, tutta la loro insoddisfazione in merito al decreto di riforma del credito cooperativo, provvedimento lesivo delle riserve indivisibili accumulate nel corso degli anni dalle piccole banche locali.
    I principi di mutualità e democrazia economica rimarranno dei pilastri del mondo della cooperazione, nonostante siano oggetto di numerosi e ripetuti attacchi anche all’interno dello stesso ecosistema cooperativo.
    L’Alleanza cercherà, al contrario, di rafforzare questi valori, promuovendo la nascita di nuove imprese cooperative di tipo innovativo: “Avremo molta attenzione all’innovazione – conclude Lusetti – con la promozione di nuove cooperative: penso alle start-up, abbiamo appena finanziato una cooperativa di piloti di droni. E poi puntiamo sui nuovi settori dell’edilizia”.


  • legge spreco alimentare

    Anche l’Italia avrà una legge sugli sprechi alimentari. 
    Comincia, oggi, alla Camera dei Deputati, la discussione del provvedimento che renderà più facile donare cibo e farmaci alle associazioni non profit ed diminuire così l’enorme quantità di cibo che ogni anno viene gettata via. 

    Secondo le ultime stime, ogni anno buttiamo 300 milioni di tonnellate di alimenti, una cifra impressionante che costringe istituzioni, imprese e consumatori ad effettuare delle riflessioni e ad adottare nuove strategie per ovviare a questo problema.
    Lo spreco alimentare diventa una questione ancora più annosa se pensiamo all’aumento costante del numero di poveri e all’acuirsi delle diseguaglianze.

    L’Italia, con la legge presentata dalla deputata Pd Maria Chiara Gadda, segue la scia lanciata ad Expo, dove il tema dagli sprechi è stato centrale. La Carta di Milano, firmata dai principali Stati mondiali, prevede come obiettivo per il 2030 la Fame Zero.
    legge spreco alimentarePer raggiungere questo ambizioso traguardo è doveroso e fondamentale partire con provvedimenti che favoriscano una migliore distribuzione del cibo.
    La legge in discussione da oggi alla Camera si basa sul principio della semplificazione.
    Allo stato attuale risulta estremamente complesso per le aziende agricole ed i ristoratori donare il cibo in eccesso. È necessario, infatti, firmare una dichiarazione preventiva cinque giorni prima della donazione.
    La nuova normativa consentirà, invece, ai soggetti economici (imprese agricole, supermercati e ristoranti) di effettuare subito le donazioni alle organizzazioni non profit e di presentare una rendicontazione a fine mese che garantisca la trasparenza e la tracciabilità delle operazioni.
    Un’altra novità importante riguarda la possibilità di donare non solo cibo, ma anche farmaci agli indigenti seguendo le stesse procedure.

    Sono previste delle agevolazioni fiscali, con uno sconto sulla tassa sui rifiuti in base alla quantità di cibo donato.
    Si verrà a creare, inoltre, un rapporto di collaborazione tra il non profit e le aziende.
    Le associazioni di volontariato potranno, ad esempio, ricevere dalle imprese agricole i prodotti non raccolti e distribuirli agli indigenti.
    Ci sarà, infine, la possibilità di donare anche i beni alimentari confiscati, una pratica, quest’ultima, ancora poco diffusa.
    Per quanto riguarda le risorse impiegate, vengono stanziati in tutto 2 milioni di euro per il Fondo sul Tavolo indigenti, 1 milione di euro per la ricerca e lo sviluppo tecnologico nel settore del packaging anti-spreco ed 1 milione di euro per l’implementazione nei ristoranti di contenitori per consentire ai consumatori di portare a casa gli avanzi.
    Saranno proprio i consumatori i protagonisti della nuova legge. Sono presenti, infatti, anche dei veri e propri inviti alla responsabilizzazione dei cittadini, con dei programmi di sensibilizzazione ed educazione anti-spreco che andranno in onda nei prossimi mesi sulla Rai.



  • Domenica di sangue sulle spiagge della Costa d’Avorio, con un gruppo di terroristi che arrivato dal mare ha seminato il panico e causato diversi morti tra i turisti di alcuni resort sulle spiagge ivoriane di Grand-Bassam. Al momento l’attacco condotto da almeno due terroristi armati di granate e mitragliatori ha causato almeno 12 morti, tra cui 4 occidentali, anche se la zona è stata isolata da forze di polizia congiunte ivoriane e francesi e non è ancora chiaro se l’attacco sia tutt’ora in corso oppure se i terroristi sono stati fermati dalle forze di sicurezza.

    imageL’attacco ricorda quello che ha causato ben 38 morti a Sousse in Tunisia a giugno scorso. Le autorità itaiane stanno verificando se vi siano turisti italiani nella zona o direttamente coinvolti nell’attacco, che sembra chiaramente mirato a colpire, ancora una volta la Francia in uno dei paesi amici in Africa, spesso frequentato da turisti francesi e, comunque, simbolo degli interessi francesi in Africa.

     

    Aggiornamento ore 19.20 – Il video dell’attacco al resort

    Qui il video che sta facendo il giro del mondo e che al momento è l’unica testimonianza diretta che abbiamo di quanto accaduto sulle spiagge della Costa d’Avorio, da cui non arrivano altre informazioni.

    Aggiornamento ore 19.35 – 10 attentatori, di cui almeno 5 uccisi dalle forze di polizia

    Cominciano ad arrivare maggiori dettagli su questo attacco terroristico. Sembra che 10 uomini siano arrivati dal mare e abbiano cominciato a sparare all’impazzata. Dopo l’intervento delle forze di polizia almeno 5 uomini sono stati uccisi, mentre altri 5 sono fuggiti e sono tutt’ora ricercati. Questo è il primo attentato nella Costa d’Avorio, che ha una chiara matrice islamista.

    Aggiornamento ore 19.40 – 16 vittime, di cui 14 civili e 2 soldati

    Arriva da fonti ufficiali il bilancio delle vittime dell’assalto che ha coinvolto tre resort: i morti accertati al momento sono 16 e non 12, di cui 14 civili e 2 soldati intervenuti per fermare i terroristi. Non si comprende ancora se i membri rimasti in vita del commando siano in fuga o stiano continuando l’attacco.



  • Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione, risponde alle domande della giornalista di SkyTG24 Maria Latella e parte subito all’attacco sul tema della corruzione, partendo dalle indagini degli ultimi giorni: “C’è un problema di sensibilità anche dal punto di vista sociale, perché si sottovaluta a livello culturale del fenomeno della corruzione. Poiché sembra che quando si ruba alla Pubblica Amministrazione si ruba a pantalone e quindi non si ruba a nessuno.”

    imageGli fa eco Edmondo Bruti Liberati, Procuratore della Repubblica di Milano ed ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, che sottolinea come le commissioni tributarie andrebbero abolite e tutto dovrebbe essere ricondotto alla Magistratura ordinaria, con tempi certi. Servono nuovi togati che possano occuparsi prettamente di questioni tributarie. E con questi nello spazio di un anno o due si potrebbe permettere di chiudere un sistema costosissimo e diseducativo, anche secondo Cantone, poiché si può operare con pratiche manzoniane con cui si cerca sempre di trovare la strada per farla franca e non pagare le tasse.

    Arriva poi la domanda sull’ANAC lombarda, che sta cercando di creare Maroni, per scongiurare nuovi scandali in Regione Lombardia, ma Cantone sottolinea come alcune autorità e ruoli spettino allo Stato e abbiano una loro centralità e valore.

    Alla fine dell’intervista, ad una domanda sull’opportunità o meno del Ponte sullo Stretto di Messina, dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del ministro delle infrastrutture Graziano Del Rio, Cantone evidenzia che: “Uno Stato serio lavora per non far infiltrare la criminalità, non si può evitare di fare le opere pubbliche solo perché si teme l’infiltrazione mafiosa. Quindi, anche il Ponte sullo Stretto se necessario e strategico si potrebbe fare, è una scelta di tipo politico, che avrebbe poco senso senza un impianto infrastrutturale che funzioni come la A3 e l’alta velocità per i treni.“



  • Non si hanno ancora certezze, ma a vedere le immagini che cominciano ad arrivare su Twitter e le prime dichiarazioni della TV di stato turca parlano chiaramente di un’autobomba che ha generato fiamme altissime, e purtroppo, temiamo numerose vittime e feriti nel centro di Ankara alle porte di un parco cittadini molto popolato e frequentato.

    imageL’agenzia di stampa Dogan parla di almeno cinque morti, ma sono tante le ambulanze arrivate in zona e il numero di auto e persone sul luogo dell’esplosione fa temere un bilancio ben più grave e pesante. Non si hanno ancora rivendicazioni dell’attentato che arriva a poche ore di distanza dall’assalto al resort in Costa d’Avorio.

    Grande confusione al momento nella zona a cui è impossibile avvicinarsi anche per raccogliere testimonianze e immagini di quanto successo.

    Aggiornamento – 19.15 – Attacco alla Polizia turca?

    Sembra che l’ambasciata americana settimana scorsa abbia diffuso un allarme in merito a possibili attentati, dando persino dei numeri di targa. E alcune fonti dicono che l’autobomba di questa sera sia stata lanciata contro un pullman della polizia, mentre si apprende che il bilancio dei morti è salito ad oltre ventisette e il numero di feriti è di parecchie decine, si parla di almeno 70 feriti gravi.

    Aggiornamento – 19.25 – Bloccati Facebook e Twitter in tutta la Turchia

    Alcuni attivisti segnalano che ad Ankara, ma anche in altre zone della Turchia, i social media siano al momento bloccati. Non si capisci se il blackout dei media sia voluto dal governo o dovuto ad altri problemi. Ma di certo i social del Paese sono irraggiungibili da molti utenti, che in questo momento stanno cercando di informarsi o di raccontare quanto sta avvenendo. Fonti ufficiali hanno comunicato che è attiva la censura sui social media per evitare la diffusione di immagini relative la scena del crimine.

    In questo video vediamo che molto probabilmente le fonti che parlano di un attacco ad un bus di poliziotti che stava passando nella zona hanno ragione, poiché si vede chiaramente un bus colpito e piegato su un lato, sicuramente coinvolto nell’esplosione.


  • lavoro-sud

    Nella giornata di ieri l’Istat ha pubblicato i dati sul mercato del lavoro italiano nel 2015. 
    Per la prima volta da sette anni a questa parte, il tasso di disoccupazione annuo è diminuito, passando dal 12,7% del 2014 all’11,9% del 2015. 

    Insieme agli indicatori nazionali, l’istituto di statistica ha elaborato anche i risultati delle singole province. Si tratta di dati particolarmente interessanti, che ci aiutano a valutare in maniera più analitica la situazione del mercato del lavoro provincia per provincia.
    Se è vero, infatti, che i miglioramenti più cospicui sono avvenuti nel Mezzogiorno, con un tasso di occupazione 15-64 anni cresciuto di 0,8 punti ed un tasso di lavoro-suddisoccupazione diminuito di 1,3 punti percentuali, le realtà con la disoccupazione più alta continuano ad essere quelle meridionali.
    L’ultimo posto per l’anno 2015 spetta a Crotone, dove nell’anno appena trascorso il tasso di disoccupazione si è attestato al 31,4%.
    Seguono Agrigento (26,2%), Siracusa (25,7%), Palermo (23,9%) e Cosenza (22,5%). Agli ultimi dieci posti della classifica sull’occupazione troviamo 5 province siciliane (Agrigento, Siracusa, Palermo, Messina e Caltanissetta), 4 calabresi (Crotone, Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria) ed una campana (Napoli).

    Al primo posto, invece, troviamo la provincia di Bolzano che presenta un tasso di disoccupazione del 3,8% (quasi trenta punti percentuali inferiore rispetto a Crotone), seguita da Vicenza (4,8%), Cuneo (5,3%), Reggio Emilia (5,8) e Verbano-Cusio-Ossola (5,8%).
    Se analizziamo il tasso di inattività, anche in questo caso i livelli più alti riguardano province del Mezzogiorno. Il più elevato è quello di Vibo Valentia (56,1%); seguono Caserta (54,5%), Caltanissetta (53,6%), Catania (53%) e Benevento (51,8%).
    Bologna, Ferrara e Siena sono, invece, le province con il tasso di inattività più basso, con cifre vicine al 25%.
    Vibo Valentina presenta anche il tasso di occupazione più basso d’Italia (35,7%), distante anni luce dal 71,4% di Bolzano, prima provincia italiana in questa speciale graduatoria.


  • produzione industriale istat

    A gennaio 2016 cresce in maniera sensibile la produzione industriale. 
    Secondo le elaborazioni pubblicate oggi sul sito dell’Istat, l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenta, rispetto a dicembre 2015, dell’1,9%.

    Su base tendenziale la crescita è ancora più cospicua: rispetto a gennaio 2015, infatti, la produzione industriale aumenta del 3,9%.
    produzione industriale istatIl settore dell’industria, dunque, mostra dei segnali positivi che abbracciano tutti i comparti. Nel confronto con dicembre 2015 aumentano, infatti, i beni strumentali (+5,7%), i beni intermedi (+2,5%), l’energia (+1,8%) e i beni di consumo (+0,5%).
    Su base annua i beni strumentali presentano una variazione positiva maggiore (+9,5%); stessa dinamica per l’energia (+2,8%), settore in ripresa dopo la crisi dell’anno appena trascorso.
    Se analizziamo i singoli settori di attività economica, i comparti che registrano i maggiori aumenti tendenziali sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto (+10,9%), della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+10,3%) e della fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, altri prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi (+7,9%). Le diminuzioni maggiori si registrano, invece, nei comparti dell’attività estrattiva (-3,9%), delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-1,6%) e delle industrie alimentari, bevande e tabacco (-0,6%).