• gaudino federsolidarietà

    Il Consiglio della Regione Campania, su iniziativa della Giunta, ha approvato l’istituzione dell’Albo regionale delle cooperative sociali. 

    Si tratta di un atto fondamentale per lo sviluppo delle imprese sociali campane, che potranno così operare nel senso di una maggiore trasparenza e di una più accentuata libera concorrenza.
    gaudino federsolidarietàL’approvazione dell’Albo copre un vuoto normativo decennale per la regione Campania, che ha finito per penalizzare diverse cooperative.
    Positivo il commento di Giovanpaolo Gaudino, Presidente di Federsolidarietà Confcooperative Campania, l’associazione di rappresentanza delle coop sociali campane: “Il regolamento per l’albo delle cooperative sociali in Campania – dichiara Gaudini – è un atto che attendavamo da tempo. La presenza di un albo per la cooperazione sociale è una garanzia e ci consentirà di lavorare con ordine e nel rispetto della chiarezza, regolando l’accesso alle gare. Le cooperative sociali campane vivevano da oltre due decenni una discriminazione rispetto a quello delle altre regioni. Il percorso per fornire alla cooperazione sociale i mezzi di cui necessita per lavorare è spesso tortuoso, ma stiamo facendo del nostro meglio per renderlo più agevole, cercando e trovando una buona interlocuzione con la Regione Campania. A tal proposito ringraziamo gli uffici che hanno lavorato per questo risultato”.
    Si tratta di un altro passo in avanti per il mondo delle cooperative sociali dopo la recente approvazione del nuovo Codice degli appalti pubblici e le linee guida dell’Anac, che intendono riformare il sistema delle gare pubbliche nel senso della semplificazione e della promozione della qualità.


  • cooperative di comunità

    L’assemblea regionale di Confcooperative Lombardia ha nominato Massimo Minelli come nuovo presidente dell’organizzazione di rappresentanza. 

    Minelli raccoglie il testimone di Maurizio Ottolini, rimasto in carica per dodici anni.
    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha voluto esprimere un ringraziamento personale e speciale per quanto fatto da Ottolini in questi anni. Un impegno cooperative di comunitàche lo ha portato anche ad essere eletto come vice-presidente nazionale di Confcooperative.
    La Lombardia è una delle regioni cardine dell’intero universo cooperativo, come dimostrano i numeri. Minelli guiderà, infatti, un’associazione da 2.700 imprese, più di 567mila soci e 81mila occupati, con un fatturato complessivo di 7,7 miliardi di euro.
    Le cooperative lombarde sono particolarmente attive nel comparto dell’agroalimentare. L’ultima ricerca dell’Osservatorio sulla cooperazione agricola riporta come il Veneto, la Lombardia, il Trentino Alto Adige e l’Emilia Romagna valgono il 75% del fatturato dell’agroalimentare cooperativo, con un ruolo significativo soprattutto nel settore lattiero caseario.
    A Massimo Minelli toccherà, dunque, un compito impegnativo e stimolante: “Sono emozionato per questo incarico che assumo con grande orgoglio – ha commentato il nuovo presidente di Confcooperative Lombardia –. Ringrazio il mio predecessore per la competenza, la dedizione e l’autorevolezza con cui ha guidato l’organizzazione in questi anni. Questo per noi è un momento di trasformazione importante, in cui auspico Confcooperative diventi un “cantiere aperto”, di cambiamento, per la crescita dell’intero territorio lombardo”.


  • gardini confcooperative

    La riforma delle Banche di credito cooperativo pare destinata ad una sostanziale modifica in Parlamento. 

    Come riportato nella serata del 14 marzo dall’Ansa, infatti, un vertice di maggioranza avrebbe portato ad un accordo sul cambiamento del decreto, che dovrebbe portare all’accoglimento dell’emendamento presentato dal deputato Pd Michele Pelillo.
    gardini confcooperativeLa nuova normativaridimensiona notevolmente il way-out e definisce in maniere rigida la data di verifica dei requisiti patrimoniali.
    Il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini, ha espresso la propria soddisfazione e quella dell’organizzazione di rappresentanza sulla discussione in atto in Parlamento e sui possibili cambiamenti del decreto: “Quella che si sta delineando – dichiara Gardini – è una riforma migliorata rispetto al DL di presentazione dello scorso 10 febbraio”.

    Il vertice della centrale di rappresentanza delle coop individua anche i cinque punti migliorativi: “Tra gli elementi a cui sta lavorando il Parlamento, che mi portano a dare una prima valutazione positiva, ce ne sono almeno cinque: il riconoscimento del principio dell’indivisibilità delle riserve che è uno dei capisaldi imprescindibili del movimento cooperativo, così come la definizione di una way-out che, con più stringenti parametri temporali ed economici, permette di salvaguardare il modello cooperativo.”
    “Altri tre elementi principali – conclude il presidente di Confcooperative – sono la conferma del gruppo bancario unico, l’autorizzazione al fondo provvisorio indispensabile nel periodo di attuazione della riforma e il fondamentale riconoscimento delle autonomie di Trento e Raiffeisen”. 


  • pin-unico-pa

    É attivo da ieri lo Spid, il Sistema pubblico di identità digitale, che fornisce ai cittadini un Pin unico per accedere ai servizi della pubblica amministrazione. 

    Per adesso siamo ancora in una fase di sperimentazione che dovrebbe concludersi nel 2017, quando tutte le Pa implementeranno il sistema e quando anche molti privati, tra i quali aziende, banche ed assicurazioni, si uniranno alla rivoluzione telematica.
    Dal 15 marzo, per l’appunto, è possibile richiedere il Pin unico. Vediamo nel dettaglio come funziona il sistema, quali sono i livelli di sicurezza ed i servizi disponibili e quali sono gli enti accreditati al rilascio.

    Sono tre i livelli di sicurezza dello Spid, solo due, però, saranno a disposizione fin da subito. Il primo prevede un semplice username con una password, il secondo aggiunge anche una password usa e getta, mentre il terzo, che verrà implementato nei prossimi mesi, rende necessario anche il possesso di una smart card con il chip. In generale questo ultimo livello interesserà solamente le aziende e quelle organizzazioni che dovranno effettuare operazioni più complesse come pin-unico-pail trasferimento di fondi.
    Quali sono, invece, gli enti accreditati al rilascio del Pin Unico? L’Agenzia per l’Italia digitale, per adesso, ha accredito solamente Tim, Poste italiane e Infocert.
    Per attivare lo Spid bisogna fornire nome, cognome, data e luogo di nascita, documento d’identità, telefono, indirizzo di posta elettronica e domicilio (codice fiscale o partita Iva, sede legale e ragione sociale nel caso il richiedente sia un’azienda).
    Dopo la fase di verifica, le credenziali verranno inviate via posta, sms o email. Come abbiamo detto qui, i soggetti che possono richiedere il Pin sono ancora pochi e le procedure di rilascio non sono certo delle più efficienti, quindi bisognerà ancora attendere diversi mesi per vedere i primi risultati dell’innovazione.
    C’è, però, ad esempio, la possibilità per chi già possiede di un Pin per i servizi di una Pa, come il Pin Inps, di richiedere agli enti certificati di riconoscerlo come Spid, il che dovrebbe aumentare la platea di persone che potranno disporre sin da subito dello Spid.

    Per quanto riguarda, infine, i servizi disponibili sono ancora piuttosto limitati: sono circa 300 alla data odierna e dovrebbero arrivare a 600 entro giugno.
    Allo stato attuale, le pubbliche amministrazioni che hanno attivato lo Spid sono solamente Inps, Inail, la Regione Toscana e la Regione Emilia Romagna.
    A breve, però, anche l’Agenzia delle Entrate, il Comune di Firenze, Comune di Venezia, Comune di Lecce, Regione Liguria, Regione Friuli Venezia e Giulia, Regione Lazio e Regione Piemonte “abbracceranno” il Pin Unico.
    Così, attraverso un unico nome utente e password, valido per tutte le Pa, sarà possibile pagare la Tasi, iscrivere in un asilo pubblico il proprio bambino, partecipare ai bandi, richiedere agevolazioni e cambiare la propria residenza.
    Ci vorrà ancora del tempo affinché il processo di semplificazione e digitalizzazione venga portato a termine, ma nel medio periodo i vantaggi in termini di velocità ed efficienza dovrebbero essere notevoli.


  • 730-precompilato

    Sono 62 milioni le certificazioni uniche inviate all’Agenzia delle Entrate dai sostituti d’imposta.
    Si tratta di un numero in aumento rispetto all’anno precedente, a testimonianza del fatto che le novità in materia introdotte nel 2015 stanno iniziando ad essere assimilate dai contribuenti.

    Il 7 marzo era il termine ultimo per gli enti previdenziali ed i datori di lavoro per presentare le certificazioni uniche contenti i redditi da lavoro dipendente ed assimilati ed i redditi da lavoro autonomo.
    In base a queste informazioni l’Agenzia delle Entrate elaborerà il 730 precompilato e l’Unico.
    730-precompilatoSecondo le prime stime effettuate negli ultimi giorni, saranno predisposte 30 milioni di precompilate per il 2016, di cui 20 milioni 730 e 10 milioni Unici.
    Il contribuente sarà facilitato nella scelta tra i due modelli grazie all’aiuto della stessa Agenzia delle Entrate. Una volta effettuato l’accesso nella propria area riservata, infatti, troverà un foglio informativo ed una serie di domande che serviranno ad identificare le sue caratteristiche e di conseguenza comprendere quale modello, tra 730 ed Unico, sia più adatto alle sue esigenze.

    Questo tipo di innovazione rientra all’interno del processo di semplificazione introdotto con il precompilato, con un fisco volutamente più vicino alle istante del contribuente.
    Nel frattempo abbiamo già i primi risultati della sperimentazione dello scorso anno. Uno degli obiettivi principali del nuovo 730 è limitare l’evasione fiscale.
    Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore nel 2015 sono stati recuperati 40 milioni di euro.
    Il tutto grazie alle lettere inviate dall’Agenzia a quei contribuenti che hanno “dimenticato” di inviare la propria dichiarazione dei redditi.
    Per evitare sanzioni, che in alcuni casi sono molto esose, il 48% dei contribuenti ha sanato la propria posizione, inviando successivamente il 730 o l’Unico e permettendo così all’erario di recuperare una cifra non indifferente.
    Ricordiamo, invece, che a partire dal 15 aprile sarà possibile scaricare la precompilata 2016 accedendo alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia delle Entrate.


  • startup errori

    Il Mise intende supportare l’ecosistema innovativo e lo fa anche attraverso una lettera diretta alle startup, nella quale comunica alle imprese gli incentivi di cui potranno disporre nel corso del 2016. 

    Un Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha confermato gli sgravi fiscali già presenti nell’anno appena trascorso.
    È prevista per le persone fisiche come i business angel, che investono in startup innovative, una detrazione Irpef del 19% per un investimento fino 500.000 euro; per le persone giuridiche come i venture capital c’è, invece, una deduzione dall’imponibile Ires del 20% dell’investimento fino a un massimo investito pari a 1,8 startup errorimilioni di euro.
    L’agevolazione aumenta se l’investimento riguarda una startup a vocazione sociale o ad alto contenuto tecnologico in ambito energetico, con una detrazione Irpef del 25% ed una deduzione dell’imponibile Ires del 27%.
    Il decreto approvato nei giorni scorsi presenta altre importanti novità per lo sviluppo delle startup in Italia.

    Il provvedimento innalza, ad esempio, da 2,5 milioni in 4 anni a 15 milioni in 5 anni la soglia di investimento ammissibile per ogni startup; gli investimenti dovranno, inoltre, durare per almeno 3 anni e non 2, pena la perdita delle agevolazioni.
    Forse la novità più importante riguarda, però, la razionalizzazione delle cause di decadenza dell’agevolazione. La nuova normativa stabilisce che le imprese non perderanno le agevolazioni attribuite alle startup a causa della semplice decorrenza dei cinque anni dalla costituzione dell’impresa o per aver raggiunto il tetto di 5 milioni di euro del valore della produzione annua o ancora per essere quotati su una piattaforma multilaterale di negoziazione.
    Le startup che avranno raggiunto soglie di età, dimensionali o di mercato differenti potranno continuare ad usufruire degli sgravi fiscali trasformandosi in Pmi innovative.


  • legge-commercio-equo

    La Camera dei Deputati ha approvato la prima normativa nazionale per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale. 

    Si tratta di un provvedimento molto atteso dalle organizzazioni non profit, che disciplina un’attività che vede coinvolti oltre 5.000 esercizi commerciali e coinvolge cooperative, associazioni ed enti non profit in tutta Italia.
    Viene innanzitutto elaborata una definizione di commercio equo. L’articolo 2 lo definisce come “un’attività di cooperazione economica e sociale, svolta con legge-commercio-equoproduttori di beni o di servizi di aree economicamente svantaggiate dei Paesi in via di sviluppo organizzati in forma collettiva, allo scopo di consentire, accompagnare e migliorare il loro accesso al mercato mediante accordi di lunga durata“.
    L’obiettivo della legge è fornire ai consumatori una maggiore trasparenza circa le procedure del commercio equo e gli attori autorizzati a portare avanti tale attività commerciale.

    Per questo motivo viene istituito un Albo delle organizzazioni del commercio equo, al quale sono chiamati ad iscriversi “le società cooperative, i consorzi, le associazioni e gli enti, comunque costituiti senza scopo di lucro e con un ordinamento interno a base democratica” che stipulano accordi con i produttori di beni e servizi dei Paesi in via di sviluppo.
    I soggetti che vendono i propri prodotti sotto la dizione “equo e solidale” senza essere iscritti all’Albo saranno sottoposti alle sanzioni dell’Autorità, istituita presso il Mise, preposta a vigilare sull’attività delle organizzazioni e a valorizzare il loro operato.
    La legge istituisce anche un Fondo di un milione di euro per il primo anno che finanzierà progetti di promozione del commercio equo nelle scuole ed aiuterà gli operatori con una “copertura fino al 50 per cento degli oneri sociali relativi al personale, costituito da dipendenti, soci lavoratori o mediante altre forme di lavoro previste dalla legislazione vigente in materia, per un massimo di 1.500 euro all’anno per una bottega del commercio equo e solidale e per un periodo non superiore a cinque anni per addetto”.



  • In questi giorni è in corso il processo di rinnovamento di Confcooperative con varie assemblee regionali in tutta Italia, che tipo di esperienza avete vissuto viaggiando per le cooperative in giro per l’Italia e a che punto è lo stato di rinnovamento di Confcooperative?

    Intanto una bella esperienza. Stiamo viaggiando in tutta Italia, stiamo partecipando a tutte le assemblee delle unioni regionali e gran parte di quelle provinciali. Troviamo un grande entusiasmo e c’è un rinnovamento di classe dirigente, sia di tipo generazionale che di genere. C’è quindi un ingresso di donne, mi piace dirlo e sottolinearlo proprio oggi che è l’8 marzo, dento i consigli di presidenza delle unioni territoriali. Un entusiasmo e una partecipazione di cooperativa accompagnate non solo dal rinnovo degli organi questa stagione assembleare ma anche da un riordino territoriale che stiamo facendo  su tutto il territorio nazionale per rendere Confcooperative un’ organizzazione di rappresentanza che risponda ai tempi di oggi e alle esigenze delle nostre cooperative.

    Schermata 2016-03-15 alle 15.48.18Quali dovranno essere i prossimi passi di Confcooperative per essere veramente un’organizzazione moderna, efficiente e anche più vicina alle esigenze delle associate?

    Partiamo intanto da un obiettivo che ci è stato consegnato da una conferenza organizzativa che abbiamo realizzato nel 2013, rimettere al centro di tutta la nostra attività politico, sindacale e di rappresentanza le cooperative e i loro soci. Non dimentichiamo che le cooperative sono forme di impresa differenti perché al centro della loro attività mettono il socio, la persona, l’individuo e quindi da questo noi ricostruiamo e ripartiamo per la nostra azione di rappresentanza: la persona al centro, la coop al centro  di tutti i nostri interessi. La rappresentanza che stiamo già realizzando è una rappresentanza più vicina alle cooperative. Diciamo sempre che preferiamo avere meno sedi ma essere più vicini e più di prossimità alle nostre imprese . Questo significa anche garantire a tutta la base di cooperative associate uguali  modalità di gestire la rappresentanza e uguali opportunità di garantire dei servizi.

    Dopo i numerosi scandali che hanno colpito il mondo della cooperazione sicuramente l’immagine delle cooperative in tutta Italia non è positiva. Che ruolo può avere un’organizzazione di rappresentanza come Confcooperative per comunicare quali sono le esperienze positive del mondo della cooperazione?

    Intanto una precisazione: i fatti che hanno visto assurgere alla cronaca esperienze cooperative sono pochi esempi cattivi. Pessimi esempi di chi ha sfruttato lo strumento cooperativo per fare malaffare. Noi condanniamo questi episodi e vorrei sottolineare che quando a sbagliare è un’impresa di capitali non si condanna tutta l’industria e tutta l’imprenditoria italiana, quindi ci piacerebbe che non si accomunassero pochi sporadici casi con tutta la cooperazione che in Italia è presente ed è una fetta fondamentale dell’economia in tutti i settori economici e produttivi: dal sociale all’abitazione all’assistenza socio-sanitaria alla cooperazione agricola, molto forte anche in questa realtà della Calabria. Questa è una precazione doverosa. Noi abbiamo messo in atto dei meccanismi che aumentano le nostre capacità di far crescere gli anticorpi contro questi episodi, siamo intervenuti, in alcuni casi, ancor prima che arrivassero le indagini della magistratura. Abbiamo elevato la nostra capacità interna, come associazione, di monitorare e di vigilare nei confronti di cooperative che noi definiamo spurie o false cooperative. Abbiamo espulso dalla nostra base associativa molte cooperative, tutte quelle che, ad esempio, non si fanno revisionare. Abbiamo aumentato il nostro livello di autodifesa nei confronti di questi fenomeni. Non solo , abbiamo messo in atto assieme alle altre organizzazioni della cooperazione, con cui stiamo costituendo e abbiamo costituito l’alleanza delle cooperative in Italia, una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare che abbiamo depositato alla camera nel corso del 2015. Una legge che ci difende dalla falsa cooperazione. Vogliamo lavorare e abbiamo lavorato insieme alle istituzioni, insieme alla politica, insieme all’A.N.A.C. proprio perché vogliamo aumentare questa capacità di difenderci  da fenomeni che danneggiano la vera, autentica e reale cooperazione.


  • gardini confcooperative calabria

    Che prospettive vede per la cooperazione in Calabria e nel Mezzogiorno e che consigli darebbe ad un giovane cooperatore che decide di aprire una cooperativa al Sud?

    Non le nascondo che purtroppo oggi fare impresa nel mezzogiorno è difficile, la crisi ha reso tutto più difficile: ha reso più difficile l’accesso al credito, ha reso più difficile l’utilizzo delle risorse come i fondi strutturali che arriveranno, del P.S.R. che arriverà. Noi dovremo essere bravi e capaci di utilizzare al meglio queste risorse ma anche di stimolare l’imprenditoria affinchè ci sia un riscatto un protagonismo ed affinchè sia sempre più radicato. Non ci dobbiamo aspettare dal pubblico la spinta per fare iniziative imprenditoriali, deve venire da un protagonismo dei cittadini e delle imprese. C’è ancora tanto spazio per la cooperazione e c’è spazio per la valorizzazione dell’agroalimentare. Noi abbiamo in tutto il mezzogiorno, compreso in questa regione, delle eccellenze di prodotti agricoli che non vanno venduti come tali ma vanno venduti, valorizzati, trasformati e vanno portati in tutti i mercati del mondo. Bisogna inserirsi all’interno di reti efficienti, un rete agroalimentare, non solamente un rete agricola, e per questo c’è grande spazio per l’agroalimentare e c’è spazio per la cooperazione nel welfare. Noi abbiamo bisogno di scrivere una pagina nuova, un nuovo modello di welfare, che sappia dare delle risposte a un bisogno che nel frattempo è molto aumentato, non solo perché aumenta l’età media della popolazione, e quindi c’è un bisogno più diffuso, ma anche perché ci sono nuove povertà. Anche qui il pubblico non sarà in grado di dare risposte  a 360 gradi perché ha meno risorse e perché ha più debito pubblico. Ecco quindi la necessità di un protagonismo nuovo del privato sociale e della cooperazione ma anche in tutto il processo di valorizzazione turistico. Le nostre materie prime sono: i nostri prodotti agricoli, le nostre bellezze del territorio e le nostre bellezze culturali. Questa è una terra che ha sicuramente molto da fare per valorizzare il meglio di sè, anche dal punto di vista turistico, per la valorizzazione di tutte le nostre bellezze. La cooperazione può essere uno strumento privilegiato.
    Cosa indicare ad un giovane? A un giovane vorrei dire che insieme si può fare, da soli è più difficile. È difficile condividere un’idea, è difficile mettere a fuoco un progetto, costruire un piano industriale anche partendo dalle cose più semplici , avere l’accesso al credito anche per attuare le cose più semplici nella fase di startup. Penso che la cooperazione, ancora oggi, sia uno strumento ideale per costruire insieme un percorso, ed è questo che ad un giovane consiglierei: di non improvvisarsi, di venire a conoscenza dei circuiti e delle reti a sostegno e di valorizzazione dei progetti imprenditoriali, perché c’è un’organizzazione che tenta di dare una mano, di accompagnare in tutti quelli che sono i processi di base.

    In questi giorni siete stati prima in Basilicata, poi in Campania, in tutte le regioni, per le assemblee di Confcooperative, qual è lo stato di avanzamento del rinnovamento di Confcooperative e l’avanzamento dei lavori dell’Alleanza delle cooperative?

    Lo stato di avanzamento è uno stato positivo. In Campania abbiamo fatto una giornata importante la settimana scorsa dove abbiamo fatto le assemblee provinciali, poi quella regionale e l’attuazione di un nuovo progetto organizzativo per essere più vicini alle cooperative e al fianco dei cooperatori. C’è stato anche un bel rinnovo generazionale: molti giovani e molte donne impegnati, che si lasciano attrarre, tentare  dal movimento cooperativo, dalla cooperazione, dall‘esperienza cooperativa e questo ci induce sicuramente a fare ancora di più e a fare meglio.

    Ultimamente sono state pubblicate molte ricerche che hanno evidenziato come la cooperazione sia molto resistente alla crisi, hanno anche mostrato come la cooperazione sia uno strumento che riesce a fornire alle donne maggiori posti di lavoro  e un migliore accesso ai ruoli apicali delle imprese. Nonostante questo l’immagine della cooperazione è ancora abbastanza negativa nel resto della società ed è legata a scandali come “Mafia Capitale”. Non crede che sia necessaria una migliore comunicazione rispetto ai valori della cooperazione e le esperienze virtuose delle cooperative?

    Noi abbiamo pagato un prezzo pesante soprattutto nell’ultimo anno. Le vicende di “Mafia Capitale” e le vicende delle false cooperative, ossia l’utilizzo strumentale per delinquere che alcuni banditi hanno fatto  dello strumento cooperativo, hanno fatto pagare un prezzo pesante sull’aspetto reputazionale delle cooperative. Noi abbiamo chiesto, proprio per questo, di serrare le fila e di fare pulizia nel caso vi fossero mele marce nel nostro cesto di frutta. Abbiamo chiesto anche alle nostre cooperative di comunicare e di raccontare le storie di ciò che oggi, sul territorio e nelle comunità, le nostre cooperative fanno. Storie di eccellenza che abbiamo voluto rappresentare anche in manifestazioni come EXPO dell’anno scorso. Abbiamo assolutamente bisogno di raccontare e di spiegare che la cooperazione in questo paese sta facendo delle cose eccellenti. Però le do ragione, siamo molto più bravi a fare che a comunicare.


  • italian taste

    È stato presentato oggi, alla Farnesina, il protocollo d’intesa tra il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il Ministero degli Affari Esteri ed il Miur per la valorizzazione della cucina italiana in tutto il mondo. 

    L’iniziativa, che ha visto anche il coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo Economico, l’Ice, il Coni, Unioncamere e Assocamerestero, è una delle azioni previste nel Food Act, il piano per la diffusione della cucina italiana all’estero realizzato con la collaborazione dei migliori chef nostrani.
    italian tasteIl Food Act prevede una serie di misure per la promozione della dieta mediterranea, il potenziamento della distribuzione del vero Made in Italy, un’implementazione del credito per i giovani chef italiani ed il rafforzamento del legame tra cucina e turismo.
    Il protocollo d’intesa presentato oggi prevede per i prossimi due anni iniziative di promozione della tradizione culinaria italiana negli Stati Uniti, Giappone, Cina, Russia, Emirati Arabi Uniti e Brasile.
    I migliori chef italiani fungeranno da veri e propri ambasciatori delll’Italian Taste. Nello specifico è prevista:

    • l’organizzazione della settimana della cucina italiana nell’ultima decade di novembre, con il coinvolgimento di ambasciate, consolati ed istituti di cultura;
    • lo svolgimento di un master class per gli chef stranieri sui valori della dieta mediterranea e per far conoscere loro le eccellenze alimentari e vitivinicole nostrane;
    • l’erogazione di borse di studio per giovani chef italiani under 30;
    • la realizzazione di giornate sulla cucina, in collaborazione con il Coni, durante importanti manifestazioni sportive, tra cui i Giochi Olimpici.

    L’obiettivo è valorizzare l’agroalimentare italiano all’estero, arrivando, come dichiarato a più riprese dal ministro Martina e dal premier Renzi, ad un valore di 50 italian tastemiliardi di esportazioni nel 2020.
    Già nell’ultimo anno l’export agroalimentare è aumentato del 7,4%, attestandosi come uno dei settori più dinamici del sistema Italia.
    Il Food Act agisce in un’ottica diversa rispetto al passato, ponendo questo comparto al centro delle politiche di sviluppo del Paese, con una campagna di comunicazione chiara e definita da un logo ed uno slogan distintivo “The extraordinary Italian Taste”.


  • false cooperative legge

    A febbraio 2016, in base ai dati Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annua. 

    Si tratta della variazione negativa più grande da più di un anno (gennaio 2015), a testimonianza del perdurare del fenomeno deflazionistico che sta colpendo tutta l’Europa.
    false cooperative leggeC’è da dire che, in questo caso, il confronto diretto è con il mese di febbraio 2015, quando tutte le tipologie di prodotto fecero segnare un aumento dei prezzi.
    Questa volta, invece, tutte le componenti merceologiche mostrano un forte calo: i Beni energetici non regolamentati passano dal -5,9% di gennaio al -8,5% di febbraio, gli Alimentari non lavorati dal +0,6% di gennaio al -1,2% attuale ed i Servizi relativi ai trasporti dal +0,5% del mese precedente al -0,7%.

    Per quanto riguarda i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,1% rispetto a gennaio e dello 0,4% su base annua (a gennaio era +0,3%); mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,8% su base annua (era +0,1% a gennaio).
    Si conferma, dunque, la deflazione dilagante in tutta Europa, che ha costretto la Bce a rafforzare il Quantitative Easing, aumentando la quota di risorse da destinare all’acquisto di titoli di Stato da 60 a 80 milioni di euro mensili e abbassando in misura notevole i tassi d’interesse.


  • granarolo

    Il gruppo Granarolo fa registrare nel 2015 un aumento dei ricavi del 3,9%, raggiungendo quota 1,078 miliardi di euro. 

    La cooperativa lattiero casearia ha saputo resistere all’impatto della crisi del comparto dopo la fine delle quote latte. Una situazione che ha avuto delle gravi ripercussioni in tutta Italia, con molte stalle, specie di piccola dimensione, costrette a chiudere o a subire perdite cospicue.
    granaroloGranarolo ha scelto la strada dell’aggregazione e dell’internazionalizzazione. Nell’ultimo anno è stata rafforzata la società Granarolo International, con un aumento di capitale di 14 milioni che ha portato il capitale sociale ad attestarsi a quota 50 milioni di euro.
    Il rafforzamento finanziario della società ha consentito al gruppo di portare a termine tre importanti operazioni. La prima riguarda l’acquisizione di Yema, una società brasiliana specializzata nella produzione di derivati lattiero caseari, controllata, adesso, per il 60% da Granarolo.

    È stata acquisito anche il 51% della neozelandese European Food, società che commercializza prodotti alimentari europei; recentemente, infine, c’è stata l’acquisizione di Vinaio OÜ, società estone specializzata nella commercializzazione di prodotti lattiero caseari italiani di qualità.
    L’obiettivo di Granarolo è incentivare le vendite all’estero, sopperendo così alla crisi della domanda interna.
    I primi risultati di questa strategia sono stati positivi: nel 2015 la vendite all’estero nell’area Ue sono aumentate del 15,3%, mentre quelle extra-europee sono cresciute addirittura del 170%.
    Merito soprattutto della divisione derivati, che fa registrare una crescita del 12,2%, a fronte di una perdita del 5,9% della business unit latte e bevande.
    Nel prossimo futuro, dunque, Granarolo sarà sempre più impegnata in operazioni commerciali e finanziarie all’estero, incentivando la produzione di derivati e battendosi per una maggiore tutela del latte italiano di qualità.