• Anche Salah Abdeslam avrebbe dovuto partecipare agli attentati di Bruxelles. 
    A rivelarlo sono i media belgi che diffondono i dettagli del piano originario degli attentatori prima che la polizia portasse a compimento l’arresto di Salah. 

    Lo schema dell’attacco era grossomodo simile a quello della strage di Parigi. L’intento, infatti, era di realizzare una serie di attentati quasi in contemporanea per le strade di Bruxelles.
    abdeslam salahOltre agli attacchi all’aeroporto e alla metropolitana il piano prevedeva anche una serie di azioni a colpi di arma da fuoco per le strade del centro di Bruxelles, con Salah Abdeslam e altri due terroristi (Mohamed Belkaid e Amine Choukri) come protagonisti. La data fissata per l’attentato era il 28 marzo, giorno di Pasquetta.
    L’uccisione di Belkaid, però, in seguito alla retata avvenuta nel covo di Forest ha ritardato l’azione degli attentatori, facendola diventare inattuabile dopo l’arresto di Salah.
    In base alle indiscrezioni emerse in queste ore e confermate dalla polizia belga, dunque, Ibrahim e Khalid El Bakraoui e Najim Laachraoui avrebbero messo in atto solamente una parte dell’attacco previsto, che nelle intenzioni originarie sarebbe dovuto essere di proporzioni simili ai fatti di Parigi.
    Tra gli obiettivi degli attentatori c’erano anche le centrali nucleari belghe, come dimostra un filmato recuperato dalla polizia a a casa di di Mohamed Belkaid.

    Nel frattempo diversi blitz delle autorità belga, effettuati nel corso della notte, hanno portato all’arresto dei sei persone legate agli attentati di Parigi e Bruxelles. Nella capitale francese è stato arrestato un altro presunto attentatore, che secondo gli inquirenti aveva in programma un nuovo attacco.
    Non ci sono ancora notizie, invece, sugli altri protagonisti dell’attentato di martedì scorso, ovvero Najim Laachraoui ed un altro uomo, presente insieme Khalid El Bakraoui nella fermata di Maelbeek senza però entrare nel vagone esploso.


  • mulinum calabria

    Mercoledì i rappresentanti delle imprese e dei lavoratori hanno firmato il nuovo contratto nazionale della cooperazione alimentare. 

    L’accordo prevede, innanzitutto, un’estensione della durata contrattuale, che passa da 3 e 4 anni (la prossima scadenza sarà il 30 novembre 2019) e disciplina un aumento salariale di 105 euro da corrispondere in 5 tranche.
    mulinum calabriaSono inseriti poi alcuni elementi che incentivano la flessibilità del rapporto di lavoro, aumentando dal 14% al 25% il limite massimo di utilizzo dei contratti a termine e portando da 72 a 88 ore annue la flessibilità oraria; la durata media settimanale della prestazione lavorativa, invece, verrà calcolata con riferimento ad un periodo di 6 mesi in luogo dei 4 precedenti.
    Sono stati effettuati anche passi in avanti sul tema dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.  I quattro giorni di permesso retribuito per lutto, ad esempio, saranno per evento e non più per anno solare; I congedi per malattia del figlio di età non superiore ai tre anni sono portati da 9 a 10 giorni non retribuiti e fruibili anche a gruppi di 4 ore (come da normativa generale intervenuta). Inoltre, è stato disciplinato il congedo parentale fruibile anche ad ore a gruppi minimi di 4 ore e le aziende possono valutare richieste di congedo ad ore in misura inferiore alle 4 ore minime giornaliere.

    Il commento delle associazioni di categoria, sia delle imprese che dei lavoratori, è positivo.
    “Grazie alla nuova vigenza contrattuale, che rispetto al passato porta da tre a quattro anni la durata del contratto – ha commentato Giorgio Mercuri, presidente dell’Alleanza delle Cooperative agroalimentari – siamo in grado di dare alle imprese uno strumento per programmare al meglio la loro strategia imprenditoriale”.
    “Siamo soddisfatti –
    ha aggiunto Mercuri – di aver dato evidenza nel contratto al forte legame della filiera cooperativa con il territorio, perché le nostre cooperative non delocalizzano. Abbiamo registrato un’importante condivisione con le parti sindacali del valore strategico della normativa dell’orario di lavoro e dei relativi istituti: flessibilità oggi è un valore aggiunto per l’impresa e la difesa della buona occupazione”.
    Soddisfatti anche i sindacati dei lavoratori. Il segretario nazionale della Uila, Pietro Pellegrini, ha sottolineato “l’importanza di questo rinnovo, ricco di importanti contenuti sia economici che normativi per i lavoratori e che rilancia il ruolo stesso delle parti sociali e della contrattazione come strumento regolatore fondamentale per l’economia e lo sviluppo del paese“.
    Marco Bermani della Flai parla di un lavoro minuzioso per “la salvaguardia della specificità del lavoro cooperativo“.
    Secondo il commissario nazionale della Fai Cisl, Luigi Sbarra “vengono aggiornate le relazioni sindacali e introdotti più efficaci strumenti che garantiscono maggiore incisività dei lavoratori nella vita delle imprese. In questo modo diamo oggi una risposta di coesione che coinvolge i lavoratori del settore e la crescita di tutto il paese”.

     

     


  • olio italia

    Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali rende nota l’entrata in vigore del primo Piano olivicolo nazionale in seguito all’approvazione della Conferenza Stato Regioni. 

    È la prima volta che un Governo, di concerto con gli locali, decide di sostenere un settore, come quello olivicolo, investendo 32 milioni di euro, risorse che potranno essere alimentate dai Psr delle singole regioni.
    La scelta di sostenere il comparto arriva dopo la pessima campagna 2014-2015 a causa dell’epidemia Xylella e a pochi giorni dalla discussa decisione dell’Unione Europea di aumentare le importazioni di olio tunisino senza apportare dazi doganali.
    Il settore olivicolo, dunque, necessitava di misure urgenti per aumentare la competitività delle imprese italiane e rilanciare l’immagine di uno dei prodotti cardine della dieta mediterranea.
    Vediamo nel dettaglio le azioni inserite nel Piano olivicolo nazionale:

    • aumento della produzione di olive e di olio extravergine di oliva attraverso la razionalizzazione della coltivazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti e l’introduzione di nuovi sistemi colturali in grado di conciliare la sostenibilità ambientale con quella economica;
    • promozione e valorizzazione dei prodotti olivicoli italiani con attività di ricerca per migliorare l’efficienza dei metodi produttivi e l’organizzazione di iniziative per accrescere l’appeal del Made in Italy all’estero;
    • recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa in nuovi impianti olivicoli integralmente meccanizzabili;
    • riorganizzazione della filiera favorendo l’aggregazione e l’organizzazione economica degli operatori.

    “Con l’approvazione per la prima volta del Piano olivicolo nazionale – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – iniziamo a definire una strategia produttiva che mancava da troppi anni in Italia. L’obiettivo condiviso con tutta la filiera è migliorare sotto il profilo della qualità e della quantità. Abbiamo deciso di investire 32 milioni di euro per aiutare la riorganizzazione del settore olivicolo e oleario italiano, con un piano che potrà essere ulteriormente supportato con le risorse regionali dello sviluppo rurale. Il nostro lavoro non si ferma qui. Con l’accordo di filiera siglato poche settimane fa ci sono tutte le premesse per dare futuro al comparto, guardando anche alle opportunità e al lavoro da fare a livello internazionale”.


  • cooperative di comunità

    Si svolgerà in Quebec (Canada), dall’11 al 13 ottobre 2016, la terza edizione dell’International Summit of Cooperatives, l’appuntamento annuale organizzato dal Desjardins Group e dall’International Co-operative Alliance sul mondo della cooperazione e sul suo ruolo nella società contemporanea. 

    L’iniziativa vedrà la partecipazione di oltre 150 relatori, tra imprenditori, policy makers e dirigenti cooperativi che offriranno il loro contributo sulle sfide economiche e sociali emergenti, dando la possibilità ai partecipanti di riflettere sulla rinnovata funzione della cooperazione, soprattutto in una fase, come questa, di crisi cooperative di comunitàeconomica.
    Le imprese sociali, infatti, si sono dimostrate estremamente resistenti alla crisi, proponendo un modello di organizzazione d’impresa e dalla società diverso da quello capitalistico.
    Le cooperative sono, inoltre, degli strumenti ideali per portare avanti progetti di sostenibilità ambientale ed economica e per interpretare al meglio il fenomeno dell’economia collaborativa.

    La prima giornata sarà dedicata all’analisi del contesto economico e sociale mondiale, con un focus su questioni come la crescita delle diseguaglianze, la disoccupazione, l’energia rinnovabile, l’innovazione e l’economia digitale, la sharing economy ed il welfare. Si cercherà di definire il ruolo delle cooperative nell’interpretazione di queste tematiche emergenti.
    Nel corso della seconda giornata verranno valutate le possibilità di adattamento delle coop alle nuove opportunità di business date dall’era digitale e dall’ascesa prepotente delle startup cooperative.
    Troveranno spazio, inoltre, esperti nei settori dell’agricoltura, dell’energia, dell’industria, del welfare e della finanza.
    L’ultima giornata sarà dedicata alla ricerca di soluzioni pratiche a questioni come la sicurezza alimentare, la disoccupazione, l’accesso ai servizi di cura della persona, la povertà e l’inclusione sociale, i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile.
    Potete consultare il programma dell’evento e registrarvi sul sito ufficiale dell’iniziativa.


  • crowdfunding-banca-etica

    Banca Etica lancia un nuovo bando rivolto alle imprese, organizzazioni e persone che si impegnano a scegliere la finanza etica per lo sviluppo dell’attività di crowdfunding.

    In tutto vengono messi a disposizione 37.500 euro in forma di donazioni. Nello specifico verranno selezionati 10 progetti che potranno essere inseriti nel crowdfunding-banca-eticanetwork di Banca Etica sulla piattaforma di Produzioni dal basso.
    Le idee di crowdfunding che, attraverso la modalità “raccogli tutto“, riusciranno a raccogliere il 75% delle risorse necessarie per completare il proprio progetto, riceveranno una donazione del restante 25% da parte di Banca Etica.
    Le risorse sono stanziate attraverso il Fondo per il Microcredito e il Crowdfunding, costituito attraverso l’accantonamento volontariato dello 0,1% del capitale sottoscritto da parte dei clienti di Banca Etica.

    I progetti partecipanti dovranno possedere le seguenti caratteristiche:

    • promuovere una nuova economia  civile, sociale e solidale;
    • avviare o rafforzare percorsi di rigenerazione urbana;
    • tutelare i beni comuni.

    Ecco di seguito la griglia di valutazione dei progetti:

    • qualità del business plan (da 0 a 15 punti)
    • qualità del piano di comunicazione (da 0 a 15 punti);
    • ampiezza del partenariato (da 0 a 15 punti);
    • previsione di impatto sociale e ambientale del progetto (da 0 a 20 punti);
    • durata, replicabilità e capacità di produrre effetti non occasionali (da 0 a 20 punti);
    • coerenza complessiva con i valori e gli obiettivi del sistema di Banca Etica (da 0 a 10 punti).

    La presentazione delle domande dovrà essere effettuata dal 23 marzo 2016 ed il 23 aprile 2016. Entro il 4 maggio Banca Etica comunicherà l’elenco dei dieci progetti selezionati; i finalisti, dunque, dovranno caricare i progetti sul network di Banca Etica su Produzioni dal Basso entro il 16 maggio.
    Il crowdfunding chiuderà il 30 giugno 2016 e solo i progetti che avranno raccolto almeno il 75% del budget necessario per avviare la propria attività potranno avere accesso al contributo messo a disposizione da Banca Etica.


  • industria alimentare dati

    Nella giornata di ieri le organizzazioni di rappresentanza delle cooperative (Confcooperative, Legacoop e Fedagri) ed i sindacati (Fai, Flai e Uila) hanno firmato il nuovo contratto nazionale della cooperazione alimentare.

    L’intesa prevede innanzitutto un aumento salariale per gli oltre 70mila addetti del settore. Un adeguamento che avverrà in cinque tranche: 20 euro dal 1 gennaio industria alimentare dati2016, 15 dall’1 ottobre 2016, 20 dall’1 ottobre 2017, 25 dall’1 ottobre 2018, 25 dall’1 settembre 2019.
    Viene così adeguato il salario al costo della vita, seguendo il modello del rinnovo contrattuale dell’industria alimentare.
    Si punterà, inoltre, sul concetto di flessibilità, aumentando le ore da 72 a 88 ed inserendo per la prima volta nel contratto nazionale alcuni concetti come quello del lavoro agile.
    Vengono effettuati, inoltre, dei passi importanti dal punto di vista del welfare, soprattutto per i lavoratori vicini alla pensione e per le donne.
    Gli addetti con contratto a tempo indeterminato che perdono il lavoro a meno di 24 mesi dal pensionamento, potranno ricevere un contributo di sostegno al reddito; stessa cosa per chi vede trasformato il proprio rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time per consentire il ricambio generazionale.
    Vengono tutelate, infine, anche le donne con una serie di norme sulla violenza di genere, le molestie ed il mobbing. La lavoratrice che subisce delle violenze, ad esempio, ha diritto ad ulteriori tre mesi retribuiti a carico dell’azienda oltre ai tre mesi già previsti dalla legge.


  • sospettato bruxelles

    Le centrali nucleari del Belgio erano il primo obiettivo dei terroristi. 
    A rivelarlo è il portale belga Derniere Heure che racconta come la decisione di cambiare velocemente strategia sia legata all’arresto di Salah e alla volontà di vendicare la sua cattura. 

    C’è un video, in particolare, che svela i piani di Ibrahim e Khalid El Bakraoui, i kamikaze che si sono fatti esplodere all’aeroporto e nella metropolitana.
    Il 30 novembre la polizia belga ha sequestrato un video registrato dai due terroristi grazie ad una telecamera nascosta vicino alla casa del direttore del programma di ricerca e sviluppo nucleare belga.
    La durata del video è addirittura di 10 ore; i due fratelli volevano controllare i movimenti del direttore e trovare un modo per portare a compimento un attentato che avrebbe rappresentato un vero e proprio disastro per il Belgio intero.
    La polizia, però, è riuscita a sequestrare il materiale a casa di Mohamed Bakali e da lì in poi è stato piazzato l’esercito di fronte alla centrale nucleare, impedendo artificiere parigidi fatto qualsiasi tipo di attentato.
    L’arresto di Salah ha poi definitivamente fatto dirottamente i piani dei fratelli Ibrahim e Khalid El Bakraoui verso obiettivi più accessibili come l’aeroporto e la fermata della metro di Maelbeek.

    Non ci sono novità sulla caccia all’uomo in atto in queste ore. Najim Laachraoui, l’artificiere degli attentati di Parigi e Bruxelles, l’uomo che nell’immagine diffusa dalla polizia belga veste una giacca grigia ed un cappello nero, è ancora in fuga, mentre spunta l’ipotesi che nella metro insieme a Khalid El Bakraoui ci fosse un altro uomo, ripreso dalle telecamere di sorveglianza di Maelbeek.
    La polizia ha diffuso il suo identikit nella speranza che qualcuno possa venire in soccorso ad indagini che finora hanno portato a scarsi risultati.



  • La materia degli appalti pubblici è profondamente cambiata dopo la diramazione delle nuove linee guida da parte dell’Anac e l’approvazione del nuovo Codice degli appalti, che recepisce le direttive europee in materia. 

    La nuova normativa inserisce alcuni elementi di soft law volti a semplifica la procedure di assegnazione ed incentiva la qualità, valutando in maniera analitica l’impatto sociale e ambientale dei progetti presentati dalle imprese.
    raffaele cantone cooperativeConfcooperative intende analizzare nel dettaglio il nuovo impianto legislativo e lo farà il 31 marzo in occasione del seminario dal titolo “Appalti: trasparenza, responsabilità e sviluppo“.
    L’iniziativa si svolgerà a Roma alle ore 10:00 e sarà aperta dagli interventi di Sandro Gozi, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega agli Affari europei, e Massimo Stronati, presidente di Federlavoro e Servizi – Confcooperative.
    I relatori saranno: Raffaele Cantone, presidente dell’Anac; Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative; Giuseppe Guerini, presidente di Federsolidarietà – Confcooperative; Giuseppe Milanese, presidente di FederazioneSanità – Confcooperative; Andrea Ferraris, presidente di FederCultura Turismo Sport – Confcooperative.
    In attesa di conferma anche la presenza di Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.
    L’evento sarà concluso dal presidente di Confcooperative Maurizio Gardini.


  • venture-capital-italia

    Nel 2015 il venture capital italiano ha investito 74 milioni di euro in startup, effettuando in tutto 122 operazioni. 

    Questi numeri sono stati elaborati dall’Aifi (Associazione italiana del private equity e venture capital) e raccontano un quadro abbastanza desolante per l’universo innovativo italiano.
    venture-capital-italiaDel resto, basta effettuare un confronto con i principali paesi europei per renderci conto di quanto l’Italia sia indietro in tema di finanziamenti privati alle imprese nascenti.
    Tra il 2012 e 2014 la Francia ha fornito alle startup 1,7 miliardi di euro, il Regno Unito 1,8 miliardi, la Germania quasi 2 miliardi.
    Sapete quanto ha impiegato il nostro Paese a raggiungere queste cifre? Più di 15 anni.
    Sempre secondo le elaborazioni dell’Aifi, l’Italia ha investito dal 2000 in avanti quasi 1,3 miliardi di euro, cioè meno di quanto abbiano fatto Francia, Germania e Gran Bretagna nel periodo tra il 2012-2014.

    Eppure sembra che il capitale non manchi. Come riporta il Sole 24 Ore, infatti, i cinque fondi di venture capital autorizzati dalla Banca d’Italia (Panakés, P101, United Ventures, Principia, Innogest) vantano un capitale complessivo di 493 milioni. Si tratta di una cifra considerevole
    L’Italia non possiede ancora un numero di venture capital paragonabile a quello di altre nazioni europee, ma ci sono comunque ingenti risorse che possono essere investite.
    Come abbiamo più volte sottolineato in questa sede, allo stato attuale, il capitale delle startup innovative è costituito principalmente da risorse personali degli imprenditori o da fondi provenienti da bandi pubblici.
    Manca ancora quel circuito di investimento venture capital/startup che è la base per lo sviluppo di una moderna economia digitale. Quando si comprenderà appieno la necessità di investire in tecnologia e ricerca, allora l’Italia potrà effettuare un passo decisivo in materia di innovazione.


  • lavoro-sud

    Ci sarà tempo fino alle ore 18:00 del 28 marzo per iscriversi al master in Export Management. 
    Il bando è stato lanciato dall’Ice –  Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – e si svolgerà in contemporanea sia a Bologna che a Napoli da maggio fino a dicembre 2016. 

    I destinatari dell’iniziativa sono sia i giovani laureati fino a 32 anni che professionisti/manager junior fino a 45 anni.
    lavoro-sudTra i requisiti per la partecipazione è richiesto il possesso di un diploma di laurea (vecchio ordinamento), laurea breve o laurea specialistica, un’ottima conoscenza della lingua inglese ed una buona conoscenza  dei principali software applicativi, in particolare dei fogli di calcolo elettronici.
    Per i professionisti/manager junior è richiesta anche un’esperienza (minimo triennale) di consulenza o collaborazione a progetti aziendali.

    Il master si articola in due parti: 3 mesi di formazione in aula e 2 mesi di formazione “on the job”.
    I giovani laureati seguiranno un percorso di lezioni frontali della durata complessiva di 300 ore, con lezioni dal lunedì al venerdì. I professionisti, al contrario, seguiranno delle lezioni solamente il venerdì ed il sabato per un totale di 100 ore complessive.
    Gli argomenti che saranno affrontati sono i seguenti: scenari economici internazionali, strategie di marketing internazionale, web-marketing, tecniche di commercio estero, contrattualistica internazionale, finanziamenti per l’export, business plan. La didattica si svolgerà in forma attiva e comprenderà esercitazioni pratiche, conferenze e casi simulati.
    La formazione “on the job”, invece, prevede un periodo di 2 mesi all’interno di una Pmi, un Consorzio o Rete di impresa italiana, con l’accompagnamento di un Tutor Senior.
    La durata della formazione sarà di 300 ore complessive nel corso delle quali dovrà essere elaborato un Progetto Export per conto delle stesse aziende.
    Per accedere al master sono previste delle prove di selezione, che ammetteranno 40 giovani laureati e 20 professionisti/manager junior.
    Per conoscere i dettagli potete consultare il bando per giovani laureati e quello per i professionisti/manager junior.

     


  • fiducia-bcc

    Con 351 favorevoli e 180 contrari la Camera dei Deputati ha votato la questione di fiducia sul Decreto banche, che vede al proprio interno anche il decreto legge n.18 del 2016 sul credito cooperativo. 

    La fiducia è stata posta, a nome del Governo, dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Il decreto, oltre alla riforma delle Bcc, contiene anche la garanzia sulla cartolarizzazione delle sofferenze, il regime fiscale relativo alle procedure di crisi e la gestione collettiva del risparmio.
    In questo momento l’aula ha avviato la discussione degli ordini del giorno sul provvedimento, mentre non è ancora chiaro quando avverrà il voto definitivo.
    fiducia-bccIl testo sul quale è stata posta la questione di fiducia si presenta molto diverso rispetto a quello approvata circa un mese fa in Consiglio dei Ministri.
    I principali cambiamenti riguardano proprio il credito cooperativo dopo le modifiche apportate dalla Commissione Finanze della Camera.
    La novità più importante, come riportato nei giorni scorsi, riguarda il meccanismo della way-out.
    Le oltre 350 Bcc presenti sul territorio italiano confluiranno in un’unica capogruppo, che avrà la forma giuridica della società per azioni, con un patrimonio minimo di 1 miliardo di euro. Viene data, però, la possibilità agli istituti di credito cooperativo che non vogliono far parte della holding unica di uscire (way-out o opting-out) dal sistema delle Bcc.

    Nella formulazione originaria, potevano effettuare questa operazione solamente le banche con un patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro, pagando allo Stato un’imposta del 20% e portando con sé le riserve indivisibili, accumulate in anni di fiscalità speciale.
    Dopo le numerose proteste del mondo della cooperazione ed i dubbi di Bankitalia, che ha paventato, tra l’altro, il rischio di una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea per aiuti di Stato, il Governo ha deciso di porre rimedio a questa situazione, modificando la norma sul way-out.
    Rimane la possibilità per le Bcc che non vogliono far parte della holding, di uscire dal sistema, ma dovranno trasferire l’attività bancaria ad un’altra società, che prenderà l’abito giuridico di Spa. Gli istituti di credito cooperativo fuori dalla capogruppo diventeranno così delle semplici cooperative con la possibilità di partecipare al capitale della nuova società per azioni.
    Lo Stato riceverà comunque l’imposta del 20% in caso di “scissione” dalla holding unica.
    Potranno trasformarsi in Spa quelle Bcc che il 31 dicembre 2015 possedevano un patrimonio netto di almeno 200 milioni di euro.
    Un’altra modifica sostanziale riguarda le banche di credito cooperativo delle province autonome di Trento e di Bolzano, che avranno la possibilità di costituire autonomi gruppi bancari cooperativi composti solo da banche aventi sede e operanti esclusivamente nella medesima provincia autonoma.
    Viene istituito, infine, anche un Fondo temporaneo delle banche di credito cooperativo, di natura transitoria, per supportare la finalità della Bcc nel periodo di transizione, destinato a terminare con la formazione del gruppo bancario cooperativo.



  • Questa mattina l’Europa ed il Mondo si sono svegliati con l’ennesima tragedia da raccontare e ricordare. 

    Si percepisce una certa rassegnazione tra la gente, vista l’amara puntualità con la quale questi eventi appaiono nella nostra quotidianità.
    Rassegnazione che si mescola ovviamente alla paura. Oggi, più che ieri, prendere la metro per andare a lavoro o presentarsi in aeroporto non è più un’operazione di routine. Non esiste più nulla di scontato quando la tua vita quotidiana subisce un trauma.
    Non si tratta di una ferita individuale, ma di una rottura che abbraccia l’intera comunità europea in un processo di dolore collettivo unico nel recente passato continentale.

    Oggi i giornali di tutto il mondo hanno provato a dare forma al dolore, un’operazione sempre estremamente complessa, che diventa ai limiti dell’impossibile quando il racconto riguarda stragi come quella di Bruxelles, Ankara o Parigi e quando all’orizzonte c’è un conflitto che ha i contorni quasi delineati della guerra civile.
    Vi proponiamo, dunque, alcune delle prime pagine dei principali quotidiani internazionali, dove prevale il silenzio ed il timore di essere davanti ad una situazione che porterà ad altro sangue in Europa e nel Mondo.
    Particolarmente incisiva l’immagine dei binari della metro, scelta dal britannico The Independent e dal francese Liberation. Il nero è il colore predominante anche della prima pagina dello spagnolo Abc, dove il protagonista è proprio il buio. Il quotidiano belga De Tijd sceglie, invece, una lacrima con i colori della bandiera belga, che esprime alla perfezione il lutto che sta vivendo una nazione, storicamente divisa, ma per un giorno unita nel dolore e nel ricordo.