• olio giovani in vita

    Dopo aver analizzato le modalità di partecipazione, focalizziamo la nostra attenzione sui soggetti che possono richiedere i mutui a tasso zero finanziati dal Ministero  dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e gestiti da Ismea.

    I beneficiari sono i giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 40 anni. 
    L’intento del provvedimento è incentivare l’auto-imprenditorialità giovanile nel settore agricolo promuovendo il turnover generazionale all’interno delle aziende.
    olio giovani in vitaLa misura è rivolta, infatti, ai giovani che subentrano nella conduzione di un’impresa agricola. Possono partecipare le PMI amministrate o condotte da un giovane di età compresa tra i 18 ed i 40 anni (nel caso di una società la maggioranza dei soci deve essere di età compresa tra i 18 ed i 40 anni) che possiedono la qualifica di imprenditore agricolo professionale o di coltivatore diretto.
    L’impresa cedente deve essere inoltre iscritta alla Camera di Commercio, avere una partita Iva ed il legittimo possesso dell’azienda nei due anni precedenti alla presentazione della domanda.
    Per quanto riguarda, invece, i progetti finanziabili, questi non devono eccedere la somma di 1.500.000 euro e dovranno raggiungere uno dei seguenti obiettivi:

    • miglioramento del rendimento e della sostenibilità globale dell’azienda attraverso una riduzione dei costi di produzione o operazioni di riconversione produttiva;
    • miglioramento dell’ambiente naturale, dell’igiene e delle condizioni degli animali;
    • realizzazione e miglioramento delle infrastrutture connesse allo sviluppo, all’adeguamento e alla modernizzazione dell’agricoltura.

    La durata massima del finanziamento dovrà essere di dieci anni e verrà garantito un importo fino al 75% delle spese sostenute.


  • agricoltura fondi

    Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali mette a disposizione delle aziende agricole dei mutui agevolati rivolti ai giovani imprenditori agricoli per la realizzazione di investimenti nel settore primario. 
    I fondi sono gestiti da Ismea che ha stabilito i criteri di ammissione e le modalità di erogazione del finanziamento. 

    Nella domanda di partecipazione le aziende devono specificare:

    • il nome e la dimensione dell’impresa;
    • la descrizione e l’ubicazione del progetto;
    • l’elenco delle spese ammissibili;
    • l’importo del finanziamento necessario per realizzare il progetto.

    Spetterà poi ad Ismea valutare la sussistenza dei requisiti oggettivi e soggettivi dell’impresa richiedente. Ismea potrà inoltre chiedere ulteriori informazioni alle Camere di Commercio, alle pubbliche amministrazioni o ad altre organizzazioni che dispongono di dati sull’azienda che ha richiesto il finanziamento.
    agricoltura fondiUna volta approvata la richiesta saranno stabilite le spese ammissibili e quale sarà la durata del progetto e del mutuo erogato.
    L’impresa richiedente sarà chiamata a porre a garanzia l’intero importo ricevuto maggiorato del 20%, ipotecando i beni oggetto del finanziamento o altri beni di proprietà del richiedente o di terzi o in alternativa presentare una fideiussione bancaria del valore del 120% del mutuo erogato.
    In seguito alla firma del contratto di mutuo, l’azienda è chiamata a rendicontare ogni singola spesa per Sal, ovvero lo Stato di avanzamento dei lavori, in modo da ricevere le somme del finanziamento.
    Il primo Sal dovrà essere effettuato entro sei mesi dalla stipula del contratto ed essere di importo superiore al 10% del finanziamento ricevuto ed inferiore al 50%.
    L’ultimo Stato di avanzamento dei lavori non potrà essere, invece, superiore al 10% della somma ricevuta e dovrà attestare l’avvenuto pagamento delle fatture ai fornitori.


  • dopo di noi legge

    Si svolgerà a Roma il 24 ed il 25 febbraio Futuro.coop, l’assemblea nazionale di Legacoopsociali.
    All’iniziativa parteciperanno anche numerose figure istituzionali come il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ed il prefetto di Roma Franco Gabrielli.

    L’assemblea affronterà diverse tematiche che riguardano il presente ed il futuro del mondo della cooperazione sociale. Nello specifico sono stati scelti i temi dell’innovazione, del lavoro e della comunità.
    dopo di noi leggeMa i veri protagonisti dell’evento saranno le stesse cooperative. Ci saranno, infatti, gli interventi di alcune coop molto attive sul territorio che racconteranno la propria esperienza innovativa.
    Verranno presentati i progetti Futuro.coop, Rete Come Te, CresceRete, Il ciclo dei rifiuti ed i servizi pubblici locali ed Il Poggio Polo Enogastronomico Napoli.

    L’assemblea verrà aperta da una relazione di Maurizio Franzini, docente all‘Università La Sapienza di Roma, dal titolo “Le diseguaglianze tra stato e mercato”.
    I lavori proseguiranno con il dibattito “Costruire un’economia inclusiva” che vedrà la partecipazione di Carlo Borzaga Università di Trento, Enrico Giovannini Advisory Board Statistico ONU per l’indice di Sviluppo Umano, Pierluigi Stefanini presidente del Gruppo Unipol, Carlo Borgomeo presidente Fondazione con il Sud, Giuliano Poletti Ministro del Lavoro e Politiche sociali.
    La giornata si concluderà con un incontro dal titolo “La Cooperazione sociale che innova: le buone prassi della cooperazione sociale illustrate dai protagonisti” nel corso del quale verranno presentatE le buone pratiche dalle cooperative sociali sopra elencate.
    Il 25 febbraio, invece, il focus sarà principalmente sul tema della legalità e sul futuro della cooperazione nell’ottica della costituzione dell’Alleanza delle Cooperative.
    Ci saranno tra gli altri l’intervento del prefetto di Roma Franco Gabrielli, del presidente di Legacoop Mauro Lusetti e dei presidenti di Legacoopsociali, Federsolidarietà e Agci Solidarietà (Paola Menetti, Giuseppe Guerini e Pina Colosimo).


  • MYllennium award

    Il MYllennium Award, organizzato dal Gruppo Barletta Spa in memoria del suo fondatore, Raffaele Barletta, è un premio rivolto ai cosiddetti Millennials, ovvero i giovani con meno di 30 anni. 

    Innovazione e creatività sono i due assi portanti del contest. I partecipanti dovranno, infatti, presentare progetti altamente creativi ed innovativi in una delle categorie scelte dagli organizzatori. I vincitori riceveranno riconoscimenti in denaro, oltre ad importanti opportunità di lavoro e di formazione professionale.
    MYllennium awardSono sei le sezioni del concorso:

    • Saggistica “MY Book”;
    • Startup “MY Startup”;
    • Giornalismo “MY Reportage“;
    • Nuove opportunità di lavoro “MY Job”;
    • Architettura “MY City”;
    • cinema “MY Frame”.

    All’interno della sezione “MY Book” saranno premiati nove saggi scritti da giovani ricercatori, professionisti, studiosi e laureati di età inferiore ai 30 anni su uno dei seguenti temi: Geopolitica e Integrazione, Innovazione e Futuro, Best practices – Storie di successo.
    Verranno scelte tre opere per ciascuna delle tematiche elencate; i vincitori riceveranno un premio di 1.000 euro e la pubblicazione con Gangemi Editore.

    La categoria “MY Startup” è rivolta, invece, ai giovani under 30 che presenteranno idee d’impresa ad alto contenuto tecnologico ed innovativo. La giuria selezionerà due progetti che otterranno ciascuno un premio di 10.000 euro e la possibilità di partecipare al Boston Innovation Gateway, ovvero un programma di accelerazione internazionale nel corso del quale potranno conoscere le migliori imprese nel loro settore di riferimento ed acquisire nuove conoscenze e competenze.
    “MY Reportage” premia i migliori tre reportage realizzati da ragazzi under 30 sul tema del turismo in Italia. Il primo classificato riceverà un premio di 3.000 euro, il secondo di 2.000 euro ed il terzo di 1.000 euro. Il miglior reportage verrà inoltre trasmesso sulle reti Mediaset all’interno del programma “Confessione Reporter”.

    Con “MY Job”, il MYllennium Award mette a disposizione 8 stage retribuiti e 6 master in alcune delle aziende e delle università più prestigiose italiane.
    La giuria effettuerà la selezione in base al curriculum vitae, ad una lettera motivazionale e alla conoscenza della lingua inglese.
    La categoria “MY City” premia, invece, i migliori progetti di riqualificazione urbana (a breve verranno pubblicati i criteri di selezione). “MY Frame“, infine, premia con un contributo in denaro di 10.000 euro il miglior cortometraggio, che dovrà essere della durata di circa 10 minuti.
    Le domande di partecipazione dovranno essere inviate entro e non oltre il 30 aprile 2016.
    Per conoscere ulteriori dettagli sull’iniziativa potete consultare il sito ufficiale del premio.

     


  • vino italia

    Nel 2015 il valore delle esportazioni agroalimentari italiane ha raggiunto la quota record di 36,8 miliardi di euro. 
    Ma quali sono i settori che guidano l’export agroalimentare nostrano e che hanno avuto il maggiore incremento negli ultimi dieci anni?

    Un’indagine di Coldiretti ci aiuta a fare chiarezza a riguardo. Oltre alle tradizionali produzioni italiane, come vino e formaggio, abbiamo un’ascesa sempre più vino italiaevidente di prodotti quali la birra ed il caviale.
    L’esportazione della birra, ad esempio, ha fatto registrare una variazione positiva del 206% negli ultimi dieci anni raggiungendo mercati importanti come quello tedesco e britannico.
    In grande crescita anche il caviale, capace addirittura di passare da un valore pari a zero a 11,2 milioni di euro.

    La top 5 dei prodotti agroalimentari italiani esportati nel mondo abbraccia, però, ancora le specialità tipicamente nostrane.
    Al primo troviamo il vino. Secondo Coldiretti nel 2015 l’export del settore vitivinicolo ha raggiunto quota 5,4 miliardi di euro (+80% negli ultimi dieci anni). Al secondo posto troviamo, invece, l’ortofrutta fresca con un valore di 4,4 miliardi di euro ed una crescita del 55%.
    A completare il podio virtuale c’è la pasta con 2,4 miliardi ed una variazione positiva del 82% nel decennio. Bene anche i formaggi (2,3 miliardi) ed il pomodoro (1,5 miliardi).
    Le produzioni italiane sono soprattutto di qualità, come testimoniato dal fatto che il 20% delle esportazioni agroalimentari sia a Denominazione d’origine protetta (Dop).
    L’Italia – non lo scopriamo certo oggi – ha da questo punto di vista un potenziale enorme e in gran parte inespresso. Ecco perché la sfida dell’internazionalizzazione deve essere raccolta con coraggio e convinzione anche da parte delle imprese agricole di piccola dimensione e di matrice cooperativa.


  • istat prezzi

    L’inflazione non presenta la crescita sperata. Secondo i calcoli dell’Istat, a gennaio l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC) è diminuito dello 0,2% rispetto a dicembre ed è cresciuto solo dello 0,3% su base annua. 

    Non ha funzionato, evidentemente, il Quantitative Easing, ovvero la misura di politica monetaria espansiva portata avanti dalla Bce.
    L’intento della Banca Centrale Europea è portare il livello di inflazione vicino al +2%, obiettivo che al momento appare ancora lontano sia su scala nazionale che europea.
    istat prezziCome riporta l’istituto di statistica la diminuzione congiunturale più marcata interessa i prezzi della divisione di spesa Trasporti (-1,1%), mentre l’altra flessione congiunturale rilevante è quella dei prezzi di Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (-0,6%).
    Le altre divisioni di spesa mostrano delle variazioni positive piuttosto limitate con le Comunicazioni che fanno registrare la crescita congiunturale più elevata (+0,2%).
    Se analizziamo, invece, i dati su base annua, notiamo come il comparto che mostra la diminuzione dei prezzi più cospicua è ancora quello dei Trasporti (-1,1%), mentre va segnalato un aumento consistente dei prezzi di Bevande alcoliche e tabacchi (+2,8%). Altri aumenti significativi sono quelli del settore Ricreazione, spettacoli e cultura e dell’Istruzione (+1,3%, per entrambe) e dei Servizi ricettivi e di ristorazione (+1,0%).
    L’analisi territoriale, invece, evidenzia come i prezzi siano aumentati in quasi tutte le regioni rispetto a gennaio 2015. Al Centro-Nord, la crescita più sostenuta riguarda Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Marche (+0,6% per tutte e tre le regioni), nel Mezzogiorno invece sono Abruzzo (+0,7%), Sicilia e Campania (+0,4%) a mostrare le variazioni positive maggiori.
    L’unica regione, invece, su tutto il territorio nazionale che evidenzia un calo dell’indice dei prezzi al consumo su base annua è la Puglia con una variazione negativa del -0,3%.


  • europa horizon 2020

    La Commissione Europea, nell’ambito del programma Horizon 2020,  ha selezionato 45 Pmi innovative provenienti da 19 Paesi europei diversi. 
    L’investimento complessivo sarà di 46,8 milioni di euro che serviranno a portare i progetti selezionati dalla fase pilota all’approdo sul mercato. 

    In tutto sono 30 i progetti scelti, ciascuno dei quali riceverà un finanziamento che va da 0,5 a 2,5 milioni di euro (5 milioni per le iniziative in materia di salute).
    Il paese che può vantare il maggior numero di imprese selezionate è la Gran Bretagna con 7 beneficiari che riceveranno un totale di 10 milioni di euro.
    europa horizon 2020Dietro la Gran Bretagna, però, c’è l’Italia che può contare su 6 PMI scelte ed un finanziamento complessivo di 4,3 milioni di euro.
    Tra le categorie di riferimento dei progetti selezionati troviamo: smart cities, efficienza energetica, smart grid, ICT, tecnologie aerospaziali, low carbon economy, sostenibilità ambientale, green economy, eco-innovazione, app economy, servizi per l’eGovernment (mobile government), trasporti intelligenti, infrastrutture critiche, blue growth.
    In tutto sono stati inviati alla Commissione ben 1.090 idee d’impresa.
    I finanziamenti ricevuti potranno essere utilizzati dalle aziende per implementare attività innovative come dimostrazioni, test, espansioni e miniaturizzazioni, oltre a sviluppare un dettagliato business plan per la vendita del proprio prodotto/servizio.
    Le PMI selezionate potranno inoltre seguire un programma di 12 giorni di business coaching che servirà loro per sviluppare al meglio la propria idea imprenditoriale.

     


  • e-commerce credito d'imposta

    L’Italia prova ad incentivare l’e-commerce agroalimentare e lo fa attraverso una misura speciale.
    Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali mette a disposizione un credito d’imposta fino 50.000 euro per il commercio elettronico di prodotti agroalimentari.

    Le risorse devono coprire il 40% degli investimenti realizzati per l’avvio e lo sviluppo del commercio elettronico.
    Il Mipaaf ha fatto sapere che ci sarà tempo dal 20 al 29 febbraio 2016 per presentare le domande. Possono partecipare all’iniziativa le imprese, anche costituite in e-commerce credito d'impostacooperative o riunite in consorzi, che producono prodotti agricoli, agroalimentari, della pesca e dell’acquacoltura.
    Tra le spese finanziabili ci sono quelle sostenute per la realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche finalizzate all’avvio e allo sviluppo del commercio elettronico. In particolare: dotazioni tecnologiche, software, progettazione e implementazione, sviluppo di database e sistemi di sicurezza.
    L’e-commerce rappresenta ormai una parte integrante degli strumenti di spesa dei consumatori italiani e non. Come dimostra una recente indagine Nielsen gli italiani sono dei consumatori sempre più digitali: utilizzano la rete per ricercare l’affare migliore e per guadagnare tempo.
    Anche l’agroalimentare deve investire in questo settore. Gli italiani, infatti, sono ancora diffidenti nell’acquistare prodotti freschi o in generale prodotti agricoli online.
    Preferiscono utilizzare la rete per comprare pacchetti di viaggi, libri o prodotti informatici.
    “Sfruttare al meglio il potenziale del web – ha dichiarato il Ministro Maurizio Martina – vuol dire essere sempre più competitivi e conquistare nuove importanti fette di mercato”.


  • gardini bcc

    La cooperazione è pronta al dialogo con il premier Matteo Renzi e a far valere la propria presenza sul territorio per modificare il decreto sulle Banche di Credito Cooperativo. 

    Lo ha ribadito ieri Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Negli ultimi giorni molti hanno espresso le proprie perplessità sulla riforma delle Bcc: membri del Governo, dirigenti cooperativi ed economisti hanno criticato, in particolare, la norma gardini bccsul way-out, che consente agli istituti di credito cooperativo con patrimonio netto superiore ai 200 milioni di euro di trasformarsi in Spa rendendo disponibili le risorse accantonate in questi anni.
    “È uno scippo generazionale – dichiara Gardini – Non chiediamo favori ma il rispetto della nostra natura. Nella cooperazione i fondi di riserva rappresentano gli utili accantonati in oltre un secolo di attività mutualistica. Vale specificare che sono utili sui quali non sono state pagate imposte a fronte di vincoli stringenti. Ecco pensare di affrancare queste risorse è un precedente preoccupante. Oggi potrebbe toccare alle banche, domani ad altri settori della cooperazione“.

    Confcooperative ha dichiarato a più riprese di condividere l’impianto generale della riforma, con la costituzione di un’unica holding a capo del sistema.
    Lo schema del decreto, volto a migliorare l’efficienza del credito cooperativo e a favorire i processi aggregativi, viene contraddetto, però, da una norma che invita le banche a scegliere la strada dell’autonomia e della fuoriuscita dal movimento cooperativo.
    Negli ultimi anni il mondo della cooperazione, ivi compreso quello delle Bcc, ha perso per strada alcuni valori fondamentali imboccando in alcuni casi la via dell’illegalità. Proprio per questo motivo è necessario rinnovare il patto costituzionale e rafforzare i principi della mutualità, della democrazia economica e del profitto sociale sanciti dalla Costituzione.
    La riforma delle Bcc rappresenta, al contrario, un’accettazione quasi rassegnata della crisi che sta vivendo la cooperazione che farà emergere nuove e maggiori problematiche in seno alle cooperative.
    Il presidente di Confcooperative intende, però, mobilitare tutte le risorse in capo alla cooperazione per modificare il decreto: “Siamo pronti a dialogare e a confrontarci anche con il premier in tutte le sedi possibili per lavorare ad una correzione della norma. Altrettanto certo è che per fare valere le nostre ragioni ricorreremo a tutta la nostra capacità di presenza sul territorio”.


  • il parere legale

    Il Presidente di Confcooperative Calabria, Camillo Nola, ha di recente denunciato gli enormi sprechi e le dilapidazioni del Consorzio Sibari-Crati, definendolo il “Mose calabrese” ed invocando l’intervento dell’autorità giudiziaria, squarciando di netto decenni di silenzio e di omissioni sulla gestione spesso scandalosa dei consorzi di bonifica calabresi.

    Al di la della specificità del caso “Sibari-Crati”, vi è da valutare quale sia oggi il reale e residuo scopo di enti nati per garantire sicurezza territoriale, ambientale ed alimentare del Paese, contribuendo in tal modo ad uno sviluppo economico sostenibile, e che con triste frequenza si sono rivelati – almeno per quanto attiene la realtà calabrese – inutili orpelli di una inefficace e sterile politica.

    In questa sede analizzeremo alcune specifiche incombenze in capo a tutti i Consorzi di bonifica, cercando di comprendere se e come nella realtà calabrese tali doveri siano rispettati: ci riferiamo agli obblighi discendenti dalla legge n. 190/12 in materia di anticorruzione e dal d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33 in materia di trasparenza, cui i Consorzi di bonifica, al pari delle pubbliche amministrazioni, sono sottoposti.

    E’ bene ricordare che i Consorzi di bonifica sono enti pubblici economici a struttura associativa il cui ambito di operatività è prettamente locale: sino il parere legaleall’entrata in vigore dell’art. 24 bis del D.l. 90/14, introdotto dalla legge di conversione n. 114/14, vi erano forti incertezze circa l’applicabilità a detti enti della normativa in materia di trasparenza ed anticorruzione, ma successivamente alla citata novella l’incertezza è venuta del tutto meno. Ed invero grazie a tale ultima norma, contenente l’espressa indicazione degli enti locali non territoriali tra i soggetti a cui estendere l’ambito di applicazione della L. n. 190/12 e del D.lgs. n. 33/13, i residui dubbi sono stati del tutto diradati, poiché i consorzi in oggetto, vigilati dalla Regione, rientrano certamente nella categoria degli “enti di diritto pubblico non territoriali nazionali, regionali o locali, comunque denominati, istituiti, vigilati, finanziati dalla pubblica amministrazione” di cui al citato art. 24 bis.

    La tesi qui sostenuta è stata infine condivisa anche dall’A.N.B.I., ovvero l’Associazione nazionale che rappresenta e tutela gli interessi dei Consorzi di bonifica nel nostro Paese e, ancor più significativo, dalla stessa A.N.A.C. – Autorità Nazionale Anticorruzione, ovvero dall’Autorità oggi delegata alla prevenzione ed alla vigilanza in materia di anticorruzione e trasparenza, con il comunicato del proprio presidente, dott. Raffaele Cantone, del 22.04.2015. In conclusione è da ritenere con certezza che i Consorzi di bonifica sono soggetti alla medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni.

    Vediamo quindi di capire ed individuare quali sono i principali obblighi, o quantomeno quelli più significativi, cui ottemperare e da pubblicare sul sito istituzionale del singolo Consorzio:

    • sezione “Amministrazione trasparente” (art. 9 D.Lgs. 33/13), al cui interno devono essere contenuti “i dati, le informazioni e i documenti pubblicati ai sensi della normativa vigente”;
    • nomina del Responsabile per la trasparenza, il quale dovrà assicurare la completezza, la chiarezza e l’aggiornamento delle informazioni pubblicate (art. 43 D.Lgs. 33/13);
    • garanzia dell’Accesso civico, strumento grazie al quale chiunque può richiedere documenti, informazioni e dati nei casi in cui sia stata omessa la loro pubblicazione (art. 5 Lgs. 33/13);
    • obbligo di pubblicazione dei dati relativi ad enti pubblici, comunque  denominati,  istituiti, vigilati e finanziati dal consorzio medesimo (art. 22 D.Lgs. 33/13);
    • adozione del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità (PTTI) ex art 10 D.Lgs. 33/13, che di norma costituisce una sezione del Piano di prevenzione della Corruzione (PTPC);
    • pubblicazione del bilancio, preventivo e consuntivo, e del Piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio, nonché dei dati concernenti il monitoraggio degli obiettivi (art. 29 D.Lgs. 33/13);
    • pubblicazione dei dati concernenti i beni immobili e la gestione del patrimonio (art. 30 D.Lgs. 33/13), i canoni di locazione vantati o percepiti, i costi contabilizzati dei servizi erogati, evidenziando quelli effettivamente sostenuti e quelli imputati al personale.

    Sono previste, ovviamente, sanzioni per l’inadempimento degli obblighi di pubblicazione, che vanno dalla responsabilità dirigenziale al risarcimento dei danni.

    Così come emerge da una semplice ricerca on-line, sono già numerosi i Consorzi di bonifica che sul territorio nazionale hanno tempestivamente adempiuto agli obblighi di cui sopra: ma quale è la situazione in Calabria? Ad oggi i Consorzi calabresi solo in poche occasioni (e spesso in modo del tutto parziale) hanno rispettato gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni previsti dal D.Lgs. 33/13: sovente la sezione “amministrazione trasparente” si rivela essere quale un semplice guscio vuoto del tutto privo – salvo poche eccezioni – dei contenuti di merito richiesti; si sottolinea l’assenza quasi totale della pubblicazione degli annuali bilanci consortili, fondamentale ed indispensabile strumento per la verifica della situazione patrimoniale e finanziaria dell’impresa. A ciò si deve aggiungere un contestuale inadempimento degli obblighi di cui alla L. 190/12 in materia di prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione, con specifico riferimento all’adozione del Codice di comportamento e del Programma triennale per la trasparenza e l’integrità nonché alla nomina del Responsabile della prevenzione della corruzione ex art. 1, co. 7, L. 190/12.

    Un contesto triste ma in lento movimento, certamente disomogeneo, con alcune realtà ben lontane anche dalla sola idea di prendere in considerazione gli obblighi in materia di trasparenza e anticorruzione, ed altre che – nonostante significativi passi avanti – sono ancora ben lungi dal pubblicare informazioni essenziali ed indispensabili non solo per rimanere entro i confini del lecito ma, ancor di più, per garantire un controllo diffuso e democratico delle proprie strutture e, in definitiva, dei propri costi.


  • startup notaio 2

    Non sarà più necessario recarsi dal notaio per costituire una startup innovativa. 
    Un decreto legge firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guida ridefinisce le modalità di costituzione delle imprese a carattere innovativo provando a semplificare le procedure burocratiche. 

    Per formare una startup basterà adesso compilare un modello standard tipizzato con firma digitale, ferma restando la possibilità di costituire la società per atto startup notaio 2pubblico.
    Un successivo decreto direttoriale, fa sapere il Mise, approverà il modello informatico e la modulistica per la trasmissione e iscrizione al Registro delle imprese, direttamente compilabile online.
    La documentazione dovrà essere sottoscritta da tutti i soci; spetterà poi all’Ufficio del Registro delle Imprese autenticare le firme e procedere in tempo reale all’iscrizione della società nell’apposito registro per le startup innovative.
    L’idea, dunque, è di velocizzare e di digitalizzare il processo di formazione delle startup, proseguendo sulla scia lasciata dal decreto Crescita 2.0 che ha previsto una serie di misure di natura fiscale ed amministrativa per facilitare la creazione di un ecosistema innovativo.
    Gli ultimi dati in merito hanno fornito delle risposte positive. Come riportato dal Mise, infatti, sono parlano 5.143 le startup iscritte nella sezione speciale Registro delle imprese a fine dicembre 2015, con una crescita costante sia su base congiunturale che tendenziale.


  • latte crisi

    Il mercato del latte rischia di essere proiettato indietro al mese di novembre, quando gli allevatori bloccarono per diversi giorni lo stabilimento della multinazionale Lactalis.
    Il motivo delle rimostranze era il basso prezzo di conferimento del latte, pagato all’epoca 34 centesimi al litro, ed il mancato rispetto dei contratti da parte delle industrie di trasformazione.

    Le parti riuscirono, poi, a trovare un accordo, portando il prezzo del latte a 37 centesimi al litro (due versati dall’industria ed uno recuperato attraverso i 25 latte crisimilioni di fondi europei) e stabilendo quattro parametri di indicizzazione per evitare un’eccessiva fluttuazione dei prezzi: prodotti a medio-bassa stagionatura (Provolone Val Padana fresco e maturo, Mozzarella, Gorgonzola, Italico); prodotti a elevata stagionatura (Parmigiano Reggiano e Grana Padano in vari gradi di stagionatura); prodotti esteri (Latte scremato in polvere Francia, Oceania e Germania, Edamer Germania, Latte intero in polvere Germania); input di produzione (mais, farina di soia, sorgo, crusche, farinacci).
    Esclusi i prodotti a lunga stagionatura, in questi giorni tutte le altre voci hanno un andamento al ribasso.
    In base agli ultimi calcoli, quando scadrà l’accordo tra industria e produttori (fine febbraio), il prezzo del latte dovrebbe essere addirittura sotto i 34 centesimi del mese di novembre.
    Molte industrie di trasformazione situate tra Brescia, Cremona e Lodi, come riportato da Il Sole 24 Ore, stanno pensando di contrattare il nuovo accordo con i singoli allevatori. L’idea sarebbe quella di aggiungere un “premio” per la qualità del prodotto conferito e per la durata del contratto.
    Qualora, invece, dovessero essere fatti valere i parametri di indicizzazione, il prezzi potrebbe attestarsi sotto il valore di novembre creando nuove tensioni nel comparto.